Diario di viaggio di una “flâneur” metropolitana. Imma Tuccillo Castaldo

Imma Tuccillo Castaldo, una laurea in Filosofia, una seconda in Scienze geologiche in corso, un master Universitario in Politiche dell’Incontro e Mediazione Culturale; molta passione e  talento  per l’immagine e la fotografia, che intende come strumento  da mettere al servizio della conoscenza scientifica, posta a sua volta al servizio dell’arte fotografica.

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L’interesse per la mineralogia e la geomorfologia, così come gli anni di perfezionamento nell’ambito dei Diritti Umani, svolto prevalentemente  come human rights advocacy consultant  ed educatore, sono esperienze che porta  nel  suo lavoro fotografico che vanta pubblicazioni prestigiose e riconoscimenti internazionali.
Roma caput mundi e Babelyulin è un diario di viaggio che fa parte del  progetto più ampio Flâneur nel XXI° secolo, in cui  Tuccillo Castaldo è lei stessa una  “ Flâneur” metropolitana, prendendo a prestito il termine introdotto per la prima volta da Baudelaire,  che successivamente Walter Benjamin adottò per definire – da un’ottica marxista – la figura moderna dell’osservatore urbano. In questo lavoro, infatti, Tuccillo Castaldo, osservatrice analitica del tessuto urbano, mette insieme  le descrizioni sociali ed estetiche della città che sintetizza attraverso una visione altra, dell’architettura. Costruisce una realtà simultanea attorno alla necessità di prevedere rivelazioni sorprendenti, sequenze spaziali inedite, come una delle modalità per avvicinarsi ed interpretare la costruzione e gli edifici.

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Usa la  tecnica della multi esposizione in numero variabile, da un minimo di tre a un massimo di dieci immagini, senza mai ricorrere al fotomontaggio in post processing  per arrivare a realizzare immagini prossime all’ icomena: scardina identità e riconoscibilità iconica dei luoghi e delle architetture, che  tornano ad essere tali solo dopo un  processo di ricomposizione,  che avviene nella memoria dell’osservatore.

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Il viaggio inizia dalla storia, dalla tensione tra poteri secolari e temporali: tra naturalità e artificialità,  la monumentalità e la stratificazione storica di  Roma si confrontano con quelle standardizzate di ispirazione comunista di Lyulin, sobborgo residenziale di Sofia, quartiere operaio costruito dai regimi comunisti  negli anni Settanta. Il risultato, interessantissimo, mostra un immaginario della realtà sublime e di  grande intensità espressiva .

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21 Commenti a “Diario di viaggio di una “flâneur” metropolitana. Imma Tuccillo Castaldo”

  1. embrice scrive:

    Brava Imma e brava Eleonora.
    Pensavo che lei fosse sparita e che comunque tu avessi perso ogni contatto.
    Bene, invece…
    Queste immagini viene voglia di riguardarle. C.S.

  2. Grazia de nunzio nobili scrive:

    ….non sono foto…..ma quadri .
    Io dico sempre che l arte non e’ cosa da donne……ma tu sei l eccezione che mi conferma la regola.
    Quadri di un impressionismo del 2000,
    Belli …a tal punto di desiderare di possederli…..

  3. Bene,
    ogni tanto ‘amate l’architettura’ esce fuori dai borbottamenti.
    Brava Eleonora.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  4. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Hai ragione Salvatore, lo dovremmo fare più spesso, d’altra parte la gravissima condizione del fare architettura ci toglie lo spazio da dedicare a ciò che è bello.

  5. Giulio Pascali scrive:

    @salvatore
    cosa definisci per “borbottamenti”?

  6. Giulio al quadrato,
    copio incollo una considerazione sul vostro blog di quattro anni fa (qui per capirci):

    Amate L’architettura,
    Sin dall’inizio seguo il vostro lavoro, se mi permettete vorrei farvi una critica. Come sapete, per ovvie ragioni, non ci sono critici dei blog, tutto è lasciato alla discrezionalità dell’editore/blogger. Come diceva Fabio Metititeri:«[…] in Italia ci sono blog con notizie e riflessioni originali, pochissimi ma ci sono, e anche negli Usa il 99,9% dei blog sono del tutto trascurabili, o meglio sono strumenti che hanno un valore solo per i propri autori e per i loro pochi amici. La questione e’: tolti i blog professionali, nei circuiti amatoriali ma tra chi ricerca un pubblico piu’ ampio, che cosa c’e’ di veramente utile? E utile in che senso? Sono fonti di informazione? Creano dibattito? Sono un network sociale? Stanno trasformando i lettori in un pubblico piu’ attivo e capace di produrre contenuti? A me interessa riflettere anche su questi interrogativi.»
    Link:
    http://www.morbin.it/enrico-maria-milic/interviste/intervista-a-fabio-metitieri-blog-e-altri-nuovi-ordegni/

    Ho letto alcuni vostri articoli:
    Ogni occasione è buona per attaccare l’Ara Pacis;
    L’Aquila com’era dov’era?;
    Il vero problema è la chiesa di Foligno di Fuksas?
    che mi sembrano ricalcare il peggio dei blog ovvero la pratica dell’opinionismo per facilitare il linkaggio, una sorta di archiwatch dell’architettura moderna.

    Invece ho apprezzato:
    Quando si dice l’arroganza dei baroni;
    Lettera aperta ai presidenti degli Ordini degli Architetti.
    Perché sono articoli che non si trovano nella stampa ufficiale e che osservano la realtà cercando di trovare le strategie ideali per migliorarla.
    Articoli non lagnosi/legnosi ma attenti/propositivi.

    Amate l’architettura come la maggior parte dei blog (compreso Wilfing Architettura), a mio parere, si deve porre le domande di Fabio Metitieri. Non credete?

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  7. paolo scrive:

    interessantissimo e bellissimo articolo!
    grazie

  8. Giulio al quadrato,
    copio incollo un commento del 2009, che resta ancora valido, a proposito del vostro blogging (qui —> http://wilfingarchitettura.blogspot.it/2009/07/0006-oltre-il-senso-del-luogo-amate.html#.UZIgN6KeOcw per ricordare):

    Amate L’architettura,
    Sin dall’inizio seguo il vostro lavoro, se mi permettete vorrei farvi una critica. Come sapete, per ovvie ragioni, non ci sono critici dei blog, tutto è lasciato alla discrezionalità dell’editore/blogger. Come diceva Fabio Metititeri:

    «[…] in Italia ci sono blog con notizie e riflessioni originali, pochissimi ma ci sono, e anche negli Usa il 99,9% dei blog sono del tutto trascurabili, o meglio sono strumenti che hanno un valore solo per i propri autori e per i loro pochi amici. La questione e’: tolti i blog professionali, nei circuiti amatoriali ma tra chi ricerca un pubblico piu’ ampio, che cosa c’e’ di veramente utile? E utile in che senso? Sono fonti di informazione? Creano dibattito? Sono un network sociale? Stanno trasformando i lettori in un pubblico piu’ attivo e capace di produrre contenuti? A me interessa riflettere anche su questi interrogativi.»

    Link: http://www.morbin.it/enrico-maria-milic/interviste/intervista-a-fabio-metitieri-blog-e-altri-nuovi-ordegni/

    Ho letto alcuni vostri articoli:
    Ogni occasione è buona per attaccare l’Ara Pacis;
    L’Aquila com’era dov’era?;
    Il vero problema è la chiesa di Foligno di Fuksas?
    che mi sembrano ricalcare il peggio dei blog ovvero la pratica dell’opinionismo per facilitare il linkaggio, una sorta di archiwatch dell’architettura moderna.

    Invece ho apprezzato:
    Quando si dice l’arroganza dei baroni;
    Lettera aperta ai presidenti degli Ordini degli Architetti.
    Perché sono articoli che non si trovano nella stampa ufficiale e che osservano la realtà cercando di trovare le strategie ideali per migliorarla.
    Articoli non lagnosi/legnosi ma attenti/propositivi.

    Amate l’architettura come la maggior parte dei blog (compreso Wilfing Architettura), a mio parere, si deve porre le domande di Fabio Metitieri. Non credete?

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  9. Giulio Pascali scrive:

    @salvatore
    la tua osservazione assomiglia molto alle lamentele di Mentana e Boldrini di questi giorni sulla libertà di espressione in rete. Lamentele di chi una volta entrato a far parte di una realtà vorrebbe adattare quella realtà alle sue aspettative.
    A me personalmente non disturba l’esistenza di quel 99% e mi guraderei bene dall’auspicarne la scomparsa a favore di pochi eletti portatori di verità e contenuti originali. Sai che tristezza….
    La rete per me è come una festa pubblica aperta a tutti dove tutti contriubuiscono allo spettacolo generale; la festa è aperta a tutti, non è che a un certo punto quelli che sono già dentro (magari perchè sono arrivati per primi) possono mettersi alla porta e decidere chi entra e chi no; la festa è bella proprio perchè c’è tanta gente.
    Henry Jenkins durante una conferenza a Roma ha paragonato la cultura convergente al Carnevale di Rio, dove la forza dello spettacolo è il risultato di una commistione di competenze e diversi livelli di partecipazione. I professionisti del samba inventano i nuovi passi (i contributi orginali) i ballerini amatoriali li ripetono e li insegnano alle persone meno esperte (i blogger “minori” che rilanciano le informazioni mainstream), la grande massa (il 99%) partecipa travestendosi o anche semplicemente stando a guardare.
    Lo spettacolo, la bellezza del carnevale, è la massa, la scenografia nel suo complesso; i contenuti originali sono importanti ma non quanto la partecipazione collettiva.
    Se da quella massa togli la massa e lasci i soli professionisti cosa resta?

    Quindi ti ribalto la riflessione, se i blog fossero davvero tutti così elitariamente intelligenti come auspicato da Metitieri, sarebbero poi davvero così utili?
    Non è poi vero il contrario, che il successo dei blogger è dovuto proprio all’essere espressione di cultura popolare, di luogo aperto e non accademico?

    Ma se è così, lamentarsi dell’eccesso di lagnosità/legnosità dei contenuti dei blog non equivale a criticare la natura stessa della loro esistenza? non è un po’ come volersi fare una nuotata e poi lamentarsi di non riuscire a trovare un luogo asciutto?

  10. Giulio,
    mi dispiace ma non censuro nessuno né tantomeno ipotizzo una blogosfera ‘portatrice di verità o contenuti originali’ (per carità).
    Per me il blog è un tavolo di disegno, un guazzabuglio di cose spesso senza senso, ben distanti da qualsiasi verità.
    Vi pizzicavo, da avventore storico di questo blog, su possibili nuove prospettive, niente di più.
    Buon lavoro,
    Salvatore D’Agostino

    PS: condivido il pensiero di Henry Jenkins un po’ meno la tua interpretazione perché un passo di danza può essere inventato con tanta semplicità, divertimento e modestia anche da un blogger (ad esempio vedi il blogging disincantato di Lebbeus Woods) e ripreso, ripeto ripreso, con tanta semplicità, divertimento e modestia da altri blogger (vedi la cultura fandom). In tutte e due casi stiamo parlando di gente che danza, che si diverte, che elabora continuamente passi di danza insomma che CREA CULTURA (senza distinzione balzana di alta o bassa). Ecco io parlavo di fare un tuffo http://www.youtube.com/watch?v=OShP5m12rvM segue —> faccina ridens
    All I wanted to be was a beautiful diver
    All I wanted to be was a beautiful diver
    Bound to believe there’s nothing like being seen
    In reveiling swimming tronks
    Volevo essere un tuffatore
    Con l’altezza sotto il naso ed il gonfio del costume
    Volevo essere un tuffatore
    Che si aggiusta e si prepara di bellezza non comune
    E ora voglio essere un tuffatore
    Per rinascere ogni volta dall’acqua all’aria
    Voglio essere un tuffatore
    Per rinascere ogni volta dall’acqua all’aria
    Voglio essere un tuffatore
    Per rinascere ogni volta dall’acqua all’aria
    Voglio essere un tuffatore
    Per rinascere ogni volta dall’acqua all’aria all’aria.

  11. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Salvatore, con la citazione della canzone di Flavio Giurato mi hai fatto fare un vero tuffo nel passato.
    Oltre ciò tu e Giulio mi avete dato occasione per riflettere.
    Comprendo e condivido in parte il tuo punto di vista. Nel tuo lavoro traspare l’amore per lo “strumento” blog e perciò ci suggerisci un modo efficace per fare un salto di qualità, che senz’altro condivido, soprattutto se provo a calarmi nella tua forma mentis.
    D’altra parte credo di potere interpretare ciò che dice Giulio. Questi “borbottii”, come li chiami tu (e ti ringrazio per la forma delicata), li interpreto come un “grido” (lo preferisco a sfogo) degli architetti che non hanno voce.
    Detto onestamente, credo che in giro quasi nessuno, nel campo dell’architettura, abbia una taratura così al proprio blog. Simile al nostro blog è Architettura Catania, che da quando è stato ristrutturato e si è allargato nelle tematiche (e nella grafica) ha un seguito molto più ampio.
    Come avrai visto dalle nostre iniziative, stiamo trasformando progressivamente la nostra azione cercando di essere più inclusivi (rete), che portatori di nostre verità.
    Tuttavia la linea che abbiamo tenuto finora ha contribuito a fare selezionare Eleonora Carrano tra i blogger del Fatto Quotidiano: oltre ad apprezzare le indiscusse qualità dei suoi articoli, il Fatto si è identificato con la linea del blog complessivamente. Oltre ciò c’è la platea dei nostri lettori.
    Fa riflettere che alcuni tra gli articoli più seguiti siano tra quelli che affrontano tematiche più specifiche, per esempio quelli con il tema Inarcassa.
    Questo è un segno evidente della necessità di un luogo di confronto non allineato con chi ci rappresenta.
    Per il nostro gruppo anche i borbottii, e le ovvietà perciò hanno un valore perché inducono i colleghi architetti ad uscire dalla propria tana e ad agire, perché infatti la nostra opera scritta è sempre stata accompagnata dall’azione “fisica”, sul campo.
    Forse dovresti valutare anche questa peculiarità nel giudicare la nostra “linea editoriale” (se così la possiamo chiamare).

  12. Giulio Pascali scrive:

    @salvatore
    ovviamente non intendevo darti del censuratore, non è certo il tuo caso.
    per il resto condivido

  13. Giulio al quadrato,
    due piccole cose voi non dite ‘ovvietà’ e io non volevo giudicarvi. Sicuramente pizzicarvi da semplice avventore del vostro blog.

    Metto su una piccola fiaba cantata da Nico (che ne dite?) —> http://www.youtube.com/watch?v=5SPhkxppOjM&list=FLFsp4qrLZpL72r1eEzXRB0g&index=14

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    PS: in bocca al lupo ad Eleonora Carrano (anche se, detto tra noi, il fatto quotidiano nutre con sofisticata e perniciosa intelligenza la pancia dei suoi lettori. Ovvio resta un mio stupido pensiero per carità.)

  14. Giulio al quadrato,
    l’ultimo articolo della vostra Eleonora Carrano mi ha fatto esclamare: DIO MIO! Una distorsione dell’architettura senza nessuna idea sull’architettura.

    Ribadisco il fatto quotidiano nutre con sofisticata e perniciosa intelligenza la pancia dei suoi lettori.

    Mi dispiace Giulio al quadrato preferisco i borbottii reali del mio bar di periferia a quelli velleitari della ‘stampa’ (ovvio anche questo resta un mio problema).

    Buona domenica,
    S

  15. Giulio Pascali scrive:

    @salvatore
    i tuoi pizzicorii sono i benvenuti, come sempre
    la mia osservazione critica si riferiva unicamente al virgolettato di Metitieri
    ritengo che in fondo nemmeno tu ci creda poi così tanto al principio per cui solo lo 0,1% di ciò che circola in rete sia da salvare

  16. Giovanni scrive:

    ma come lo trattate con i guanti bianchi il D’Agostino!
    eppure per vedere tutto cio’ che architettura non e’, basta surfare
    su http://wilfingarchitettura.blogspot.it/
    un blog quasi inquietante per il livello di delirio…

  17. Grazie Giovanni,
    adoro il delirio.

    Buona giornata,
    Salvatore D’Agostino

  18. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Giovanni, ho due buone ragioni per trattare con i guanti Salvatore D’Agostino:
    1) lui definisce Wilfing “un blog in transito, una scialuppa di salvataggio in navigazione precaria”. Finora non si è mai scostato da questa definizione del suo blog e per questo lo apprezzo.
    2) E’ sempre stato attento a ciò che facciamo ed io sono grato a chi ci presta attenzione, anche criticandoci.
    Siamo molto distanti dal lavoro che fa lui, tuttavia alcuni degli argomenti che ha affrontato mi sono rimasti assai impressi (ed abbiamo avviato su di essi alcune belle discussioni).
    Te ne linko uno tra tutti:
    http://wilfingarchitettura.blogspot.it/2012/03/0008-squola-mario-fiorentino-corviale.html#.UZqIG-Ayzb0
    Ciao. GPC

  19. alberto f. scrive:

    visto Wilfing che non conoscevo e concordo con Giovanni,
    delirio puro, altro che “un blog in transito, una scialuppa di salvataggio in navigazione precaria”
    quello e’ una Costaconcordia, l’architettura non si sa neppure cosa c’entri.
    nemmeno potevo lontanamente immaginare che ci fossero architetti
    che pensano di fare architettura in questo modo.
    sono allarmato…mah!!!

  20. Giulio Paolo Calcaprina,
    penso che sia importare avere punti di vista diversi. Sarebbe triste una vita ‘regolata’ da idee ‘identiche’ non credi?

    Alberto f.,
    stia sereno non si allarmi per così poco. Dorma tranquillo, navigo su un canotto —> https://www.youtube.com/watch?v=ddKJQlDq9_g non su una nave crociera.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  21. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Si, credo che sia importante avere punti di vista diversi, altrimenti non c’è scambio e non si cresce. Era questo il senso del mio ultimo commento. Forse non mi sono espresso bene.

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