Amare le arti dalla Biennale all’Accademia

di Massimo Mazzone

Le arti, quanto più si confrontano tanto più si influenzano, e talvolta nell’incontro, le differenti discipline vanno a costruire un orizzonte estetico, culturale e politico, connotato dal superamento di ogni visione decorativa dell’arte che può condurre verso una onestà dei linguaggi; le emozioni in questi casi, materializzano il desiderio di conseguire una apertura al mondo, una verità che si rivela. Questa stessa apertura al mondo, non prescinde dall’analisi della complessità dello spazio sia individuale che sociale, indipendentemente da quale disciplina affronti il tema, che si tratti di arti visive, cinema o teatro, di urbanistica, architettura o danza, cambiano le forme non il senso dell’approccio.

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Parte della critica ha definito questi processi come <contaminazioni> quasi fosse una malattia, io preferisco parlare di affinità elettive. Dunque, sempre più spesso gli autori hanno cercato un confronto fisico oltre che mentale, tra la loro opera e il pubblico. La Biennale di Venezia, laboratorio di sperimentazioni linguistiche da oltre un secolo, nell’ultimo decennio ci ha mostrato tante volte quanto queste reciproche influenze siano pregnanti, basti pensare a Less aesthetics more ethics di Fuksas, del 2000, o a Metaville padiglione Francia e alla ciudad de los otros del Venezuela Bolivariano del 2006, curate rispettivamente da exyzt! e Juan Pedro Posani, o all’installazione spazi sensibili del collettivo sos workshop alla 54. Biennale Arti Visive, oppure a Cristiana Morganti nella Biennale Danza 2012. Il 6 Maggio, la Morganti ha tenuto all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, una lezione aperta proprio sulle interazioni tra le arti che ha inaugurato un laboratorio settimanale sul corpo e lo spazio coordinato da altri performer come Luigi Guaineri, Loredana Putignani e Nicoletta Braga.

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