150K – l’intervento di Gianluca Adami

21 aprile 2013

Recentemente il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ha deciso di elaborare congiuntamente una proposta di Legge Regionale in materia di valorizzazione della qualità architettonica. La redazione della proposta è stata affidata all’arch. Valentina Piscitelli, in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro, e all’Avv. Pietro Ilardi, che ne è stato materialmente l’estensore.

L’idea è quella di poter trovare una sponda sensibile all’idea della qualità architettonica nella nuova giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti. La nostra opinione generale però è che questa legge nella sua attuale stesura non risulterebbe abbastanza incisiva.

Non è infatti, e non può essere, una vera legge sull’architettura, perché è regionale. I confini entro cui può operare sono per forza limitati dalla divisione attuale delle competenze fra Stato e Regione. Quindi non può derogare dalla normativa nazionale e in particolare dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 162/06) al quale più volte si richiama.

Secondo il nostro punto di vista l’elaborazione di una proposta di legge dovrebbe sempre avvenire in maniera partecipata e questa è una delle principali battaglie che, come rete 150k, abbiamo intenzione di portare avanti. Quindi consideriamo questo, un testo dal quale partire per trovare una condivisione ampia, che pure è necessaria.

A livello nazionale, come è già stato illustrato dai colleghi che hanno preceduto il mio intervento, riteniamo necessario intervenire con una legge per l’Architettura. Il punto di riferimento, o meglio uno dei punti di riferimento, è la proposta di legge redatta dal Sole24ore.

In particolare per quanto riguarda il rispetto delle competenze Regionali in materia di urbanistica è utile citare l’art. 5 relativo agli incentivi ai privati. Il testo integrale di questo articolo è:

Le Regioni possono prevedere normative incentivanti per i soggetti privati che ricorrono ai concorsi di progettazione per selezionare i progetti di realizzazione delle opere di nuova costruzione. Tra gli incentivi possono figurare bonus volumetrici, sconti sugli oneri urbanizzazione e procedure semplificate per l’ottenimento dei titoli abilitativi.

Come si può notare è un testo breve e chiaro. Ovvero ha le caratteristiche che dovrebbe sempre avere il testo di una legge per risultare efficace. Altrettanto evidentemente demanda una successiva precisazione alle singole normative regionali. E questo mi permette di soffermarmi su un altro dei punti che considero fondamentali: il fatto che qualunque normativa regionale debba per forza discendere da una più ampia normativa nazionale.

Questa considerazione, che può apparire ovvia, in realtà non è così condivisa come si può pensare. Tanto è vero che negli ultimi anni sono nate alcune leggi Regionali, e altre ne sono state proposte, che avevano come obiettivo la Qualità Architettonica e che però non sono andate ad inserirsi in un quadro normativo in grado di accoglierle. Il risultato è stato che hanno inciso poco o nulla sulla pratica edilizia e hanno invece contribuito a creare un tessuto normativo sempre più complesso e contraddittorio.

Quindi, benché sia uno sforzo titanico, l’operazione da portare avanti è quella di ristrutturare l’intero quadro normativo del settore, a tutti i livelli.

NazionaleRegionale e quando necessario perfino di regolamenti comunali.

Questo è il senso principale che, a mio avviso, dovrebbe avere la rete 150k.

Il nostro principale compito è quello di predisporre gli strumenti operativi con cui possano essere elaborate proposte normative con la partecipazione di tutti gli iscritti. Leggi che finalmente smettano di portare i nomi dei loro autori per diventare dei beni comuni.

Mi piace citare uno scritto recente di Gustavo Zagrebelsky, che personalmente mi auguro possa diventare il nostro prossimo Presidente della Repubblica, il quale ci ricorda qual è il ruolo della cultura e di conseguenza delle leggi:

La società non è la mera somma di molti rapporti bilaterali concreti, di persone che si conoscono reciprocamente. È un insieme di rapporti astratti di persone che si riconoscono come facenti parte d’una medesima cerchia umana, senza che gli uni nemmeno sappiano chi gli altri siano. Come può esserci vita comune, cioè società, tra perfetti sconosciuti? Qui entra in gioco la cultura. Consideriamo l’espressione: io mi riconosco in… Quando sono numerosi coloro che non si conoscono reciprocamente, ma si riconoscono nella stessa cosa, quale che sia, ecco formata una società. Questo “qualche cosa” di comune è “un terzo” che sta al di sopra di ogni uno e di ogni altro e questo “terzo” è condizione sine_qua_non d’ogni tipo di società, non necessariamente società politica. Il terzo è ciò che consente una “triangolazione”: tutti e ciascuno si riconoscono in un punto che li sovrasta e, da questo riconoscimento, discende il senso di un’appartenenza e di un’esistenza che va al di là della semplice vita biologica individuale e dei rapporti interindividuali. Quando parliamo di fraternità (nella tradizione illuminista) o di solidarietà (nella tradizione cattolica e socialista) implicitamente ci riferiamo a qualcosa che “sta più su” dei singoli fratelli o sodali: fratelli o sodali in qualcosa, in una comunanza, in una missione, in un destino comune. Noi siamo immersi in una visione orizzontale dei rapporti sociali. Ma, ciò significa forse che non abbiamo più bisogno di un “terzo unificatore”, nel senso sopra detto? Per niente. Anzi, il bisogno si pone con impellenza, precisamente a causa dei suoi presupposti costituzionali: la libertà e l’uguaglianza, i due pilastri delle concezioni politiche del nostro tempo, che se lasciati liberi di operare fuori di un contesto societario, mettono in moto forze egoistiche produttive di effetti distruttivi della con-vivenza.

La legge. L’insieme delle leggi che ci governa rappresenta il terzo unificatore che sta al di sopra di ogni uno e di ogni altro.

In questo insieme di leggi io vorrei riconoscermi. Vorrei finalmente iniziare a riconoscermi. Per questo penso che il quadro normativo del nostro settore vada riscritto senza mezze misure. Perché sono convinto che nessuno dei presenti in questa sala vi si riconosce ed è questo quello che vorremmo iniziare a fare.

Vorrei essere breve e concludere il mio intervento con una proposta concreta. Quindi mi riaggancio alla proposta di Legge Regionale portata avanti dall’Ordine degli Architetti e degli Avvocati di Roma.

L’art. 9 è relativo ai Concorsi di progettazione banditi da soggetti privati.

Premesso che l’unico modo per introdurre una qualità diffusa nei quartieri di nuova costruzione sia il ricorso ai concorsi anche da parte dei privati.

Premesso anche che si sia capaci e si abbia la volontà di scrivere regole chiare e uniformi che regolano i concorsi, sia pubblici che privati, e che si inizi ad esercitare un’attività di verifica della loro applicazione.

In tal caso modificando il solo articolo 9, questa proposta di Legge, pur rimanendo nel limitato perimetro delle competenze regionali, potrebbe diventare non solo importante ma determinante per cambiare l’aspetto della città e causare un accesso meritocratico alla produzione edilizia di rilievo.

Se si garantisse ai costruttori un beneficio concreto in termini di cubatura edificabile in caso di assegnazione del progetto attraverso concorso si smuoverebbe il mercato in senso meritocratico.

Questo articolo da solo potrebbe valere tutta la legge. Il resto a quel punto potrebbe essere solo la cornice.

Una modifica di questo tipo è sicuramente all’interno del perimetro delle competenze della Regione, tanto è vero che nella Legge Regionale n°10 del 2011, ovvero la seconda versione del Piano Casa del Lazio l’Art. 4 Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici al comma 7 recita:

Al fine di promuovere la qualità edilizia ed architettonica degli edifici di cui al presente articolo e dell’ambiente urbano, nel caso in cui il soggetto proponente l’intervento di sostituzione edilizia provveda mediante la procedura del concorso di progettazione, con l’assistenza degli ordini professionali competenti, l’ampliamento di cui al comma 1 è aumentato del 10 per cento, purché l’intervento sia realizzato sulla base del progetto vincitore del concorso.

Questa norma ha avuto una incidenza molto ridotta perché è limitata alla casistica di per sé esigua della sostituzione edilizia, e anche perché un incentivo del 10% è evidentemente troppo basso per rinunciare a scegliersi da solo il progettista e andrebbe aumentato.

Però questo precedente, apre una strada percorribile e interessante.

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Un Commento a “150K – l’intervento di Gianluca Adami”

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    La visione di Zagrebelsky, che per fortuna non è diventato Presidente della Repubblica, dico io, è peggio che illuminista, è da stato etico. C’è intanto un richiamo vagamente massonico, rispettabile per carità, ma di sicuro non da molti condivisibile. Sia chiaro però che il richiamo all’illuminismo e alla “triangolazione” lo ritengo rivelatore di un pensiero e di una cultura, non certo di una appartenenza che comunque non mi interesserebbe. Questa la citazione che sono andato a pescare nel sito di una loggia: “[Il triangolo]nella tradizione pitagorica simboleggia l’ascesa del molteplice all’Uno”. Torna perfettamente con l’impostazione di Zagrebelsky che individua una società fortemente omogenea ed unitaria, che si muove come un soggetto unico e in cui il molteplice trova la sua unità in un elemento terzo unificatore. A me pare che in Zagrebelsky questo elemento terzo non possa che essere lo stato, il quale impedisce che si “mettano in moto forze egoistiche produttive di effetti distruttivi della con-vivenza”. Ora, che la forma societaria, cioè lo stato, debba essere garante dei “due pilastri”, cioè la libertà e l’uguaglianza, non credo si possano nutrire dubbi, ma quel richiamo alle “forze egoistiche” è davvero da stato etico perchè presuppone uno stato che entra nei sentimenti più che nei comportamenti, gli unici questi che debbano interessare lo stato, per non superare il confine tra la sanzione del reato e quella del peccato, che non rientra certo nella sfera statuale. D’altra parte tutta la storia politica di Zagrebelsky di questi ultimi anni ha questa impostazione fortemente moralistica e azionista, quindi non credo di avere aggiunto niente di nuovo a quanto già si sapeva.
    Questa digressione non l’avrei fatta se non fosse che è il dato da cui è partito e a cui è arrivato Adami, cioè non sono stato io a citare Zagrebelsky, tanto meno ad auspicarne l’elezione alla più alta carica dello stato.
    Ma passando dalla digressione teorica alla proposta, convengo sul fatto che, per favorire e incentivare il ricorso ai concorsi anche da parte dei privati, quello della premialità possa essere uno strumento utile. Con una aggiunta non secondaria: che chiunque partecipa ad un concorso ha diritto ad un rimborso spese non simbolico. Quindi andrà trovata la formula più adeguata, che sia ad inviti oppure alla francese, vale a dire presentazione libera di curriculum e di due paginette in cui sia rappresentata l’idea guida, di metodo o anche progettuale, con selezione successiva di una rosa di nomi, da tre a cinque immagino, che parteciperanno al vero concorso. E’ solo una ipotesi questa mia per far comprendere cosa si dovrebbe intendere. Ritengo infatti incivile qualsiasi forma di concorso che impegni centinaia di colleghi gratuitamente.
    Mi permetto però di fare osservare una contraddizione che c’è al fondo di questa proposta sui concorsi privati: mi pare si metta al centro del processo edilizio, ma direi della società, l’architetto più che il committente e il territorio. Infatti gli incentivi volumetrici, che vengono in genere (non da me) criminalizzati e bollati come speculazione edilizia, per incanto, grazie al fatto che sono finalizzati ai concorsi per gli architetti, diventano accettabili e utilissimi. Poiché esistono a monte altri incentivi, che riguardano la proprietà, quali la premialità volumetrica per demolizione di edifici fatiscenti o comunque non a norma (sostituzione), che attengono alla proprietà del bene in sé e quindi che non debbono essere eliminati, anzi sono prioritari per spingere al rinnovamento del patrimonio edilizio, mi viene da pensare che quel 10% della legge regionale del Lazio nel caso di sostituzione non sia poi così bassa a fronte di un concorso. Ma anche per le nuove costruzioni, quindi per aree che godono già di una possibilità edificatoria intrinseca, non esagererei con gli incentivi, per non dare l’impressione, che tanto impressione non è, di essere disposti a tutto pur di fare i concorsi. Insomma per non passare da biechi speculatori. Probabilmente la percentuale dovrebbe essere inversamente proporzionale alle dimensioni dell’intervento: a intervento più piccolo, percentuale maggiore e viceversa. Ma ora è inutile entrare in dettagli.
    Saluti
    Pietro

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