Lettera a una giovane Collega

6 Marzo 2013

Cara ***, rimettiamo il problema sulle sue gambe:
non è che voi giovani non riuscite a inserirvi, è che l’assetto economico che questo paese ha in questi anni vi mette ai margini, è molto diverso.
Il ragionamento da fare non è né semplice, né breve, ma va svolto e ti chiedo un poca della tua pazienza per ascoltarlo.
Proviamo a imbastirlo:
1.
È la struttura di questa nostra professione che sta mostrando la corda: sulla tua pelle, sulla mia e su quella della quasi totalità di noi Architetti.
E’ una struttura plasmata nel 1923 e rimasta rigidamente e tragicamente identica a sè stessa. Le sue caratteristiche, ancora oggi le medesime, sono state fabbricate da un regime autoritario per le sue esigenze di controllo sul settore dei professionisti, come alle sue esigenze di controllo sul settore degli operai provvedeva il sindacato fascista, che non era libero, ma l’unico al quale ci si doveva (non poteva) iscrivere.
Anche i professionisti furono, nel 1938, inquadrati nel sistema delle Corporazioni (cioè i sindacati fascisti); tu oggi ti sei DOVUTA iscrivere all’Ordine: vedi che la differenza con allora non esiste.
Chi scrisse la Costituzione aveva in parte colto questi aspetti quando inserì nelle Norme Transitorie l’eliminazione dei Consigli Nazionali degli Ordini, fra i quali quello degli Architetti, da attuarsi entro il 1953 (eravamo nel 1946), Consigli giustamente visti come Tribunali Speciali (come erano e sono). Queste prescrizioni non sono mai state attuate da chi, da allora, ha governato questo paese.
Queste sono caratteristiche che marcano una differenza profonda con paesi più civili di noi nell’ambito delle professioni (ad esempio USA, Inghilterra, Francia, la stessa Spagna che pure viene da un’esperienza molto più lunga di regime autoritario).
Ti rendi conto che l’impossibilità di esprimere liberamente sé stessi nella propria professione porta alla sclerotizzazione di tutta la professione, mentre ad es. negli Stati Uniti questa è estremamente viva e in via di continuo rinnovamento (e quindi anche di tutela- anzi di autotutela- degli Iscritti al Registro Nazionale NCARB).
Questa sclerotizzazione ha la caratteristica di esprimere, non il governo, ma l’autoritarismo dei pochi (i Consigli degli Ordini e il CNA) sui molti (tutti gli Iscritti); è un dato intrinseco alla struttura e non ha niente a che vedere con la buona o la malafede, dei Consiglieri che vi si trovano.
L’elezione dei Consigli degli Architetti si svolge esattamente come 90 anni fa, chi è lì non ti rappresenta, ma amministra un Ente di Stato: per Legge.
Cioè per legge non ti rappresenta e quindi non agisce per te, ma per difendere il cittadino da te: vai a leggerti le disposizioni vigenti e tocca con mano questa enormità unica in Europa (non so in Cina). Sicuramente i paesi africani e mediorientali, sotto questo aspetto, sono più avanzati di noi in quanto adottano il sistema anglosassone.
Le stesse leggi, cosiddette di riforma della professione, non hanno modificato niente della sostanza di questo assetto, anzi, hanno avuto la conseguenza di volgere in peggio la nostra situazione: pensa a tutti gli obblighi che ci hanno ulteriormente gettati sulle spalle, e se non assolviamo i quali ci troviamo deferiti ai Consigli di Disciplina. La tanto conclamata liberalizzazione si è conclusa in un ulteriore inasprimento di norme se possibile più “stataliste” e quindi più sclerotizzanti di quelle di prima.
Pensa alla Formazione Permanente, cui i nostri Ordini e il nostro CNA “dimenticano” regolarmente di aggiungere l’aggettivo Obbligatoria (termine che evocherebbe conseguenze che non si vuole diventino di coscienza comune). Obbligatorietà che non trova riscontro in altri Paesi Europei (es.: la Francia, o l’Inghilterra) ma che da noi è stato sbandierato, da CNA e Ordini, come caratteristica Europea.
In questo Paese si assiste all’introduzione di norme sempre più vessatorie a fronte di un’impossibilità sostanziale al libero esercizio della Professione.
A che serve infatti tutta la congerie di obblighi se sostanzialmente, fattualmente, non ho la possibilità di esercitarla a causa di un assetto ormai decrepito della Professione stessa?
Pensa alle competenze, alle tue competenze di Architetto: siamo l’unico Paese Europeo a condividere la competenza del Progetto con i Diplomati, è come se il Chirurgo condividesse le sue competenze con quelle dell’Infermiere.
Sarebbe tragico.
Nell’intervento chirurgico ogni operatore ha la medesima dignità ed indispensabilità e oggi si comprende molto più profondamente l’importanza di una sapiente, preparata, allenata equipe di lavoro: fatto sta che l’intervento funziona nella misura in cui ogni operatore svolge consapevolmente e con professionalità il suo ruolo, ruolo che ha un’ambito preciso dal quale non traborda pena il fallimento dell’intervento (che può fallire solo per imperizia o dolo e di cui si può ricostruire, grazie agli ambiti rispettivi, la responsabilità).
Identicamente dovrebbe essere nel processo edilizio: ogni operatore interviene nel suo ambito, ognuno con le sue responsabilità.
Mi spieghi a te cosa ti serve la formazione permanente obbligatoria nel momento in cui non la puoi esercitare perchè altri eseguono le tue mansioni (senza averne il medesimo percorso accademico)?
Buona parte delle tue difficoltà sono dunque dovute, come si vede, alla nostra struttura professionale, così come concepita da leggi di parte, e così sostenuta dagli Ordini e dal CNA, che letteralmente uccidono non solo la nostra professionalità, ma la nostra stessa possibilità di esercitarla.

2.
La crisi economica attuale costringe a riflettere ancora di più sul nostro assetto professionale e ci costringe a prendere atto che non è più possibile affrontare singolarmente il “mercato”, il rapporto con la committenza, ma è necessario evolversi, cambiare, e volgersi verso forme organizzative molto diverse: comunitarie, di tipo cooperativo (coworking) e soprattutto organizzarsi in forme di espressione POLITICA delle nostre esigenze, come le libere Associazioni di Professionisti.
Libere associazioni sull’idea dell’AIA che negli Stati Uniti esiste dal 1857 e che realmente promuove Professionisti e Professione!
Dicono che siamo troppi e poi questo Paese è il giacimento di beni culturali (Architettura compresa) più rilevante a livello mondiale: ci sarà lavoro in quest’ambito secondo te?
Ma anche qui, e nel colpevole silenzio di Ordini e CNA, i diplomati (con la complicità di leggi apposite) hanno invaso competenze e campo d’azione fino ad oggi di nostra esclusiva competenza (restauro).
La responsabilità è nostra, perchè l’emancipazione non la si compra al supermarket, ma ci si dà assieme all’assunzione di responsabilità che comporta.

Un caro saluto

Beppe Rinaldi


18 Commenti a “Lettera a una giovane Collega”

  1. Gianluca Andreoletti scrive:

    E’ giusto, bisogna fare abolire gli enti inutili come il CNA, aboliamo il CNA degli architetti.
    Noi iscritti dell’ordine di Roma finanziamo un ente inutile per la modica cifra di 592.309,08€
    Si potrebbe fare una petizione!

  2. contributi_addio scrive:

    Infatti, nel solco della difesa autoritaria dei professionisti, Inarcassa ha pensato di costituire la Fondazione che dovrebbe tutelare gli interessi dei singoli. E’ interessante leggerne lo Statuto che, nella definizione dei componenti del Consiglio di amministrazione, fa invidia a qualsiasi nostalgico di Lui, le cui leggi sugli ordini, lo fanno passare, al confronto, per democratico.
    https://fondazionearching.it/site/lo-statuto/1/
    ” dà impulso ed esercita le attività rappresentative delle categorie degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti”.
    Da non dimenticare che Inarcassa è una pubblica amministrazione, ente gestore di forme di previdenza obbligatoria.

  3. contributi_addio scrive:

    Intendevo il Consiglio Direttivo art. 15 dello Statuto

  4. Margherita Prenleloup scrive:

    Il collega Beppe Rinaldi ci ha chiaramente detto quale potrebbe essere un punto di partenza per affrontare il problemi della nostra professioni e forse anche di altre , ma com’è che il dibattito sugli Ordini e CNA è così poco “attivo” ?

    eppure dovremmo sapere che la struttura organizzativa sociale e politica degli Ordini è fondamentale per noi obbligatia a farne parte

    com’è che si passa dalla soluzione dell’abolizione degli Ordini a quella del silenzio propositivo ?

    ma nessuna ha voglia di cambiare le cose ?

  5. contributi_addio scrive:

    @ Margherita
    E’ il sistema che non funziona. Se l’iscrizione ad un partito fosse obbligatoria, penso che non tutti si sentirebbero a proprio agio a sostenere la propria causa.
    In più se il partito è anche il palazzo di giustizia, come lo è stato fino ad ora ….
    80 anni di assurdità istituzionale, non si cancellano in un blog con pochi messaggi.
    Se poi i candidati si presentano nella lista un mese prima e nessuno li conosce, come si fa a promuovere la partecipazione?
    Siamo all’anno zero della democrazia, e nessuno la vuole, anche perchè si ha paura di quello che non si conosce.

  6. Comunque non dobbiamo fare cadere i principi di cui parla Rinaldi. Dobbiamo discuterne, ben sapendo che quand’anche avvenisse il miracolo dell’eliminazione degli ordini, questo non avverrà in un orizzonte temporale ravvicinato.
    Ma immaginare un modo diverso e migliore di concepire la professione è un obbligo per chiunque. Non è facile effettivamente trasferire in Italia modelli stranieri consolidati dal tempo e da una cultura liberale che da noi è faticoso affermare. Siamo tutti abituati a chiedere e a dipendere dalla grande mamma, lo stato o il pubblico in genere, e non riusciamo a immaginare una società libera dove vi sia competizione sul merito. Non a caso si dice sempre: tutti gli architetti sono uguali, i professionisti e i dipendenti. Non è così ovviamente, perchè c’è una enorme differenza tra chi il 27, comunque vada, passa a riscuotere l’assegno, e chi invece non riesce nemmeno a riscuotere per il lavoro svolto, tra chi il lavoro deve inventarselo giorno dopo giorno e chi invece controlla il lavoro altrui. Non è un problema di diversa dignità, è un problema di diversi ruoli.
    Una società libera e aperta non prevede uguali traguardi per tutti, prevede uguale possibilità ai blocchi di partenza, dopo ognuno faccia la sua corsa. Questo è rifiutato dai più ma di questo è necessario tenere conto nell’immaginare una riforma delle professione che non preveda l’obbligo di iscrizione all’ordine ma che sia adatta alla nostra cultura, che è corporativa da sempre. E qui occorre davvero lo sforzo di molti, molta fantasia e molto buon senso.
    Pietro

  7. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Gentile contributi_addio. Noto con vivo piacere che sei un nostro lettore e commentatore assiduo e ti seguo con attenzione nei tuoi interventi.
    In questi giorni stiamo preparando la nuova assemblea della RETE150K che avverrà in aprile. In qualità di presidente di Amate l’Architettura avrei piacere, se non hai nulla in contrario, a coinvolgerti nella manifestazione che terremo, magari con un tuo contributo.
    Qualora fossi interessato alla proposta ti prego di scrivermi al mio indirizzo personale di posta elettronica:
    giulio.calcaprina@libero.it
    Un saluto. GPC

  8. Nunzio scrive:

    All’epoca (qualche mese fà) Inarcassa valutava una possibile Gestione Separata, ma che comunque avesse il proprio riferimento nel Consiglio di Amministrazione di Inarcassa. Attualmente, credo, che dopo aver ignorato le 70 delibere degli Ordini Provinciali di Ingegneri ed Architetti (su complessivi 210 Ordini), INARCASSA ed Consiglio Nazionale Delegati NON E’ PIU’ RAPPRESENTATIVO DI TUTTA LA CATEGORIA.
    DI QUI, A MIO AVVISO, E’ D’OBBLIGO ISTITUIRE UNA CASSA DEL TUTTO AUTONOMA. INARCASSA NON E’ ASSOLUTAMENTE OBBLIGATA A FARCI ENTRARE. E’ POSSIBILE ISTITUIRE UNA NUOVA CASSA DEL TUTTO DISTINTA DALL’ATTUALE INARCASSA (ma dovranno caricarsi completamente di tutti i risvolti e le implicite responsabilità per la separazione). N. Di C.

  9. Lucia scrive:

    @ Nunzio
    Se i dipendenti-libero professionisti pensano di entrare in Inarcassa per pagare meno di quanto pagano con Gestione separata è bene che se lo scordino!
    I dipendenti-libero professionisti entreranno in Inarcassa SOLO se il CdA troverà il modo di poter ricavare da questa categoria un cospicuo guadagno, senza assegnare a questi soggetti rappresentanza nel CND ( e tantomeno nel CdA).
    Perché sia ben chiaro: NON AVRETE RAPPRESENTANZA!
    Io mi arrangerei diversamente…

  10. Nunzio scrive:

    1) Da tempo tutti gli amici legati a questa pagina sollecitano l’istituzione di una GS INARCASSA, risolvendo in questo modo anche la frustante problematica delle cartelle esattoriali messe a ruolo da INPS. Oltre 70 Ordini Provinciali di Ingegneri ed Architetti hanno richiesto, oramai da qualche mese, invano, un’apertura nella direzione degli Ingegneri/Architetti dipendenti. A questo punto, traendo le ovvie conclusioni, personalmente ritengo, che non necessariamente “a tutti i costi”, si è obbligati ad entrare nella “matrigna” Inarcassa. Qualora non fossimo ben accetti, come abbiamo già avuto modo di palesare al Dr. Fabrizio Fiore in occasione del 53° CNI, è possibile individuare soluzioni alternative, come ad esempio, l’istituzione di una Cassa Previdenziale obbligatoria del tutto nuova, intercettando l’adesione minima di 5.000 iscritti (vedasi Cassa Notai).

    2) I giovani ed i meno giovani, non protranno mai accedere effettivamente ad una pensione (servono solo per garantire la corresponsione delle contribuzioni previdenziali ai colleghi prossimi alla quiescenza). Inoltre è facile intravedere la prossima modifica dello Statuto: chi non ha raggiunto il minimo di 20 – 25 anni di contribuzione vedrà persi i rispettivi contributi previdenziali corrisposti ad Inarcassa.

    3) Le aliquote del contributo soggettivo ed integrativo utilizzate in passato, nonchè le nuove aliquote previste dalla recente riforma. Come si legge dal sito wikipedia: “In sede di approvazione dei bilanci consuntivi e di previsione, nel caso di scostamento con le previsioni del bilancio tecnico vigente, debbono essere effettuate le necessarie modifiche della gestione previdenziale (aumento dei contributi e/o dell’età pensionabile e/o diminuzione dei trattamenti pensionistici). La stabilità della gestione finanziaria dovrebbe essere valutata su bilanci tecnici sviluppati per 90 anni. Il bilancio tecnico 2006 prevedeva la stabilità della gestione finanziaria in termini di saldo totale per 15 anni. Il bilancio tecnico 2009 prevedeva la stabilità della gestione finanziaria in termini di saldo totale, per 30 anni, ma a causa della crisi economica iniziata nel 2007, non è stata mai garantita”.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Cassa_Nazionale_di_Previdenza_ed_Assistenza_per_gli_Ingegneri_ed_Architetti_Liberi_Professionisti

  11. Nunzio scrive:

    Inoltre sempre dallo stesso sito di wikipedia potrai leggere:

    Cause
    La necessità di cambiare le regole previdenziali, non nasce tanto dal decreto “Salva Italia”, ma erano già evidenti dalla errata riforma del 2010, che era intervenuta solo dal lato delle entrate prevedendo nel Bilancio Tecnico 2009 il saldo totale positivo per 30 anni. Il sistema di gestione a ripartizione, con il mantenimento quasi inalterato del generosissimo sistema di calcolo della pensione retributivo, non è stato riequilibrato dai forti aumenti contributivi, soprattutto a causa della crisi economica iniziata nel 2008 che ha portato ad un crollo dei redditi di oltre il 20%. La riforma 2012 ha riguardato essenzialmente le regole sul lungo periodo con l’introduzione del metodo di calcolo della pensione contributivo per gli anni di contribuzione maturati dal 2013.
    Quindi Lucia puoi essere serena, che non abbiamo alcuna tentazione di entrare in Inarcassa, salvo che la stessa INARCASSA ci impedisca di istituire una Cassa del tutto distinta ed autonoma da quella esistente.
    Nunzio Di Castelnuovo

  12. Lucia scrive:

    Non hai idea di quanto io sia serena!!!
    …lasciami però osservare che le battaglie non si vincono né consultando wikipedia né tantomeno esternando al dott. Fiore.
    Fatevi una vostra cassa se l’INPS, e non Inarcassa, ve lo consentirà.

  13. Gianluca Andreoletti scrive:

    @ Contributi Addio , Nunzio e Lucia
    Saremmo lieti di ospitarvi per approfondire la discussioni su Inarcassa il giorno 18 aprile presso la città dell’altra economia a Testaccio, vedi manifesto
    Stiamo organizzando gruppi di lavoro su http://www.150k.it
    Vi aspettiamo
    Saluti
    G.

  14. Nunzio scrive:

    Preg.mo Gianluca,
    davvero grato per il cortese e gradito invito. In linea di massima, credo di riuscire a poter partecipare all’incontro del 18/04/2013. Se possibile, gradirei conoscere, con maggior dettaglio l’organizzazione dei lavori e le modalità (che non conosco) utilizzate nei gruppi di lavoro.
    Con l’occasione, spero di poter conoscere Contributi Addio, di cui ho avuto in passato, il piacere di apprezzare le lucide ed equilibrate analisi nonchè le mai ovvie considerazioni sul bilancio di Inarcassa.
    Di seguito riporto i miei recapiti: nunzio.dicastelnuovo@gmail.com e cel. 338 8829774.
    Grato per l’invito. Nunzio Di Castelnuovo

  15. Lucia scrive:

    Grazie per l’invito! Spero di avere la possibilità di partecipare.
    Saluti

  16. N. Di C. scrive:

    Bilancio consuntivo 2011, pag. 161: idennità, gettoni di presenza e rimborsi spesa:
    Un piccolo spunto per contenere le spese correnti: sedute del Consiglio Nazionale dei Delegati on-line tramite web-cam (stralciamo €. 1.516.129 + 249.885= €. 1.776.014).
    Propongo di devolvere €. 1.776.014, per la costruzione di una piccola opera pubblica. N. Di C.

  17. N. Di C. scrive:

    Oltre 70 Ordini Provinciali di Architetti ed Ingegneri (su di un totale di 210) hanno già richiesto invano l’istituzione di una GS INARCASSA. A questo punto (dopo aver atteso inutilmente per mesi) non rimane che costituire una nuova Cassa del tutto autonoma rispetto ad Inarcassa. Attualmente, la categoria è gia divisa previdenzialmente (150.000 iscritti ad Inarcassa e non meno di 50.000 iscritti a GS INPS). NOI NON CI STIAMO, cioè ad essere iscritti a GS INPS ed a versare il contributo integrativo 4% ad Inarcassa (a fondo perduto). Inoltre, chiediamo e pretendiamo che, sia il CNI che il CNAPPC, ci diano il necessario supporto, per costituire una nuova Cassa del tutto autonoma da Inarcassa (e ovviamente da GS INPS) e soprattutto (nuova e senza le perdite/errori di Inarcassa) basata su di un sistema contributivo a capitalizzazione. N. Di C.
    https://www.facebook.com/previdenza

  18. Nunzio scrive:

    INAREDIS
    Sindacato degli ingegneri e architetti italiani liberi professionisti-dipendenti
    https://inaredis.wordpress.com/

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