Il bilancio di Romolo Augustolo

Lunedì 4 Marzo 2013 è stato approvato il bilancio preventivo per il 2013 dell’Ordine degli Architetti di Roma (OAPPC) con la modica cifra di € 5.039.358,12 !
Amate l’architettura ha fatto inserire nell’ordine del giorno la mozione della Spending review, sostenendo il fatto che in tempi di crisi e in osservazione alle disposizioni di legge era opportuno ridurre la spesa generale di bilancio preventivo, tagliando tutte o molte delle spese non necessarie, al fine di ridurre la quota associativa annuale di 199€, lasciando la possibilità a chi volesse di contribuire liberamente per le attività non strettamente necessarie.
Si è proceduto alla votazione ma soltanto, noi e pochi altri giovani architetti, hanno votato a favore di questa mozione! Gli altri 80 circa hanno votato contro, approvando in seconda battuta anche il bilancio preventivo.
Per chi va alle riunioni di bilancio è ormai abituato, che lo 0,5% circa degli iscritti decida e deliberi una cifra di 5ML di Euro per gli altri 18.000 iscritti circa, ma questa è la democrazia bellezza! Si dirà, chi non partecipa o si disinteressa ha delegato irresponsabilmente altri a farlo.
Niente da dire sulle procedure di votazione e sulla gestione della riunione, a parte le inconsistenti e aleatorie repliche del presidente F.F. a i vari interventi critici, sul fatto della mancanza di trasparenza e turnazione delle cariche e delle società legate alla gestione delle attività dell’ordine, all’ opacità del bilancio, che neanche il mio commercialista ha saputo decifrare, perché molte cose sono omesse.
Ma la cosa che lascia la bocca amara e che ha il sapore di un esproprio della propria casa è che non sia prevalso il buon senso o come si dice, non abbia prevalso il richiamo ad una gestione da “ Buon padre di famiglia”.
Come alla fine dell’impero romano, mentre i barbari facevano terra bruciata e si spingevano alle porte di Roma e nei palazzi imperiali si allestivano feste e banchetti, segni, di un potere in decadenza, che si rifiuta alla realtà di devastazione e di rovina, cosi, ieri abbiamo assistito alla edulcorazione (per niente disinteressata) della realtà nella quale versa la nostra professione che ci vede soggiacere, colpevolmente, in modo inerme.
Vorrei sapere da tutti quelli che hanno votato a favore, o che hanno dato delega in bianco, che cosa chiederebbero dei figli indigenti ad un padre ricco;
portare in giro progetti di provincia, fare delle feste, stampare libri e riviste che nessuno legge perché possano dare prestigio e promesse di lavoro alla casa che brucia?
Oppure gli chiederebbero di aiutarli ad esigere i propri crediti, di essere maggiormente tutelati per poter continuare a investire nella propria professione in modo che la loro opera possa dare veramente prestigio alla casa comune?


36 Commenti a “Il bilancio di Romolo Augustolo”

  1. Barbara Maroni scrive:

    Forse farò parte del gruppo dei “comprati per due soldi”, come un nostro collega ha definito chi ha votato per l’approvazione del bilancio, in ossequio alle regole democratiche che vogliono che in una assemblea sia la maggioranza dei presenti a decidere (i sospetti di compravendita dei voti francamente li lascerei da parte, chè assomigliano tanto a quelli di “complottismo” della magistratura di berlusconiana memoria…), ma vorrei commentare questo articolo, con tutto il rispetto che è naturalmente dovuto a chi ha una opinione diversa dalla mia. Nella quota associativa dell’Ordine è compresa, e credo tutti lo sappiano, PEC e firma digitale gratuita, che da sole valgono circa 50-60 €. Abbiamo sul portale diversi servizi messi a nostra disposizione, tra i quali personalmente apprezzo molto quello della normativa e giurisprudenza on line, che da sola vale un contratto di qualche centinaio di euro l’anno. PEC e firma digitale sono obbligatorie e quindi diciamo che all’Ordine vanno circa 130-140 euro, in cui sono compresi tutti i servizi on line. Naturalmente sono d’accordo sul fatto che sia opportuno, in un momento di crisi, spendere con oculatezza e trasparenza i soldi degli iscritti… Sarebbe però altrettanto opportuno concordare prima tra noi (tra chi ha interesse a partecipare, dunque) quali siano i servizi STRETTAMENTE necessari, come una collega opportunamente faceva rilevare durante l’assemblea: dopo averne parlato ed aver compilato una graduatoria di preferenze, si potrebbe dunque chiedere al prossimo Consiglio, di attivare un bilancio partecipato, in cui agli iscritti sia consentito dare le proprie priorità. Inoltre, e sempre con tutto il rispetto dovuto per chi ritiene sia importante anche un risparmio di 20 € l’anno, vorrei dire che mi preoccupa assai di più della quota associativa, l’entità del contributo INARCASSA, per esempio. Ultima considerazione: proprio in un momento di svilimento generale della nostra professione, ad opera del mero soggiacere alle “logiche di mercato” da parte di chi è stato a più riprese chiamato, o ha ritenuto di essere chiamato a regolamentare il senso della nostra professione e del nostro ruolo sociale ed economico, o ad opera della devastante crisi economica ma anche di valori a cui siamo soggetti da anni, ormai, non desidero affatto un Ordine dimissionario rispetto al ruolo di promotore a tutto campo e con ogni mezzo della cultura che condividiamo. La reputo la sola strada da continuare a percorrere. La casa dell’Architettura è la mia casa, l’appartenenza ad un Ordine (perfettibile in tutto, certo) la sola cosa che oggi ancora mi dà la sensazione di non essere completamente sola ad affrontare qui, nel mio studio, la lotta quotidiana per la sopravvivenza mia e della professione che esercito.

  2. Giulio Pascali scrive:

    @Barbara
    grazie per il tuo contributo
    tu esprimi una obiezione molto comune tra i colleghi.
    Una opinione rispettabile, come tutte.

    Però sei abbastanza fuori strada.
    Noi ci stiamo riferendo a un obbligo normativo non a dei servizi.
    Quali siano i compiti dell’Ordine lo stabilisce già la norma: io posso anche non essere d’accordo con la norma. Non lo sono, però finché c’è la norma, credo che sia giusto almeno provare a rispettarla.

    E se la norma ha già deciso quali siano i compiti assegnati a un Ordine, non è che io e te possiamo riunirci per decidere in maniera diversa, non vale nemmeno che si faccia il bilancio partecipato.

    Per trovare una metafora è un po’ come voler pagare la tassa dei rifiuti a qualcuno che nel frattempo ha smesso di fare le pulizie per strada; ora siccome nel frattempo ha iniziato a fornire anche luce acqua e gas allora (massì!) continuiamo a pagare come prima, in fondo l’acqua è buona, il gas arriva e l’energia è pulita.
    Ora però mentre la tassa per i rifiuti è una tassa pubblica (con un unico fornitore), l’acqua, la luce e il gas sono servizi che possono essere forniti da più di un fornitore: magari anche tu preferiresti poter scegliere tra il servizio migliore.

    Quindi in questo momento ci sono 17.000 persone a roma che sono obbligate a pagare una tassa per i rifiuti che potrebbe costare di meno ma tocca continuare a pagare come prima perchè al posto dei rifiuti ci sono tanti servizi aggiuntivi che per qualcun altro sono essenziali.
    Questo va bene finchè si è soddisfatti di questi servizi.
    Chi non è soddisfatto invece non ha alternative.

    Così abbiamo la spiacevole situazione che veniamo tutti costretti a pagare una tassa (obbligatoria), che serve per pagare un servizio (opzionale) che in teoria (come tu stessa ci ricordi) potremmo anche richiedere ad altri.

    Non solo, non abbiamo nemmeno la possibilità di verificare che il servizio offerto sia effettivamente il più economico (a parità di qualità si intende): tu hai notizia di una gara fatta per il servizio PEC?

    Io non metto in dubbio l’utilità della luce, del gas e dell’acqua; nemmeno dell’acquario.
    Diciamo che mi piacerebbe sapere bene cosa sto pagando e poi essere messo in condizione di valutare e decidere.

    Se hai seguito il mio intervento sai che ho proposto di dividere in due la tassa di iscrizione.
    – una con la parte obbligatoria
    – una facoltativa con la parte relativa ai “servizi aggiuntivi”
    Sono sicuro che se ti si presentassero due bollette tu non avresti problemi a pagarle entrambe,
    io lo farei.
    Dico sul serio, ho detto (e ripeto) che la Casa dell’Architettura è una istituzione prestigiosa e unificante.

    Forse il sospetto è che se si lasciasse la possibilità di decidere, molti colleghi non esprimerebbero lo stesso entusiasmo?
    C’è veramente questo dubbio sulla qualità di questi servizi offerti?
    C’è veramente la paura (o la convinzione) che se si lasciasse la libertà di decidere, gli architetti romani in massa deciderebbero di non contribuire al sostegno della nostra comune casa?
    Ma se questo fosse vero, non vorrebbe dire in maniera inequivocabile che gli architetti romani non vogliono questi servizi? Non sarebbe proprio quel sistema di verifica partecipata che chiedi?

    Io sono un po’ più fiducioso.
    e non intendo ora mettere in discussione la qualità delle attività e dei servizi dell’Ordine (per i quali non ho termini di confronto e paragone)

    Anche se da una rapida ricerca in internet si trovano questi due link
    PEC gratis
    http://www.url.org/?l=it&a=1&r=posta+certificata+costi&s=go_q3ok_500&c=001&t=001&d=41340&q=posta+certificata+gratis&gclid=CO_Dl-zd67UCFUkd3godrVQAIg

    PEC delle poste italiane (36€)
    http://postecert.poste.it/pec/index.shtml

    Saluti

  3. Daniele Perti R. scrive:

    Barbara@
    Innanzitutto la PEC costa 15€ e non 50-60€.
    Poi, disarmante l’affermazione “che sia opportuno, in un momento di crisi, spendere con oculatezza e trasparenza i soldi degli iscritti” i soldi degli iscritti vanno spesi in regime di trasparenza SEMPRE e non “in un momento di crisi” . Quanto al fatto che un ordine ti fa sentire di appartenere a qualcosa, mi dispiace per te, fa tanto bandiera allo stadio e squadra del cuore …che tristezza.

  4. antonio marco alcaro scrive:

    Peccato che se fosse passata la mozione, l’Ordine avrebbe potuto tenere soltanto l’albo e poco più e non sarebbe più stato in grado di fare ciò che tutti chiediamo e vogliamo, ovvero: “aiutarli ad esigere i propri crediti, di essere maggiormente tutelati per poter continuare a investire nella propria professione in modo che la loro opera possa dare veramente prestigio alla casa comune”.

  5. Gianluca Andreoletti scrive:

    @ Marco
    e pensare che la prima volta che ho sentito parlare di riduzione della quota, l’ho sentito proprio da te e da pochi altri!
    Come si cambia! Ma sei in buona compagnia.
    Salutami gli scilipoti.

  6. Alberto Giampaoli scrive:

    Gent.mo Daniele Perti,
    premesso che:
    penso di conoscere la tua attività di scrittore di libri dedicati agli architetti, la tua conoscenza dell’architettura spagnola, nonché i tuoi scritti su FB;
    non condivido la tua posizione,
    in quanto, non capisco come chiudendo gli Ordini, si possa migliorare la posizione degli architetti;
    piuttosto, il tuo pensiero sembrerebbe che sia espressione di un progetto più complesso, non condivisibile perchè non utile alla categoria degli architetti, ……………
    Saluti
    Alberto Giampaoli

  7. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Peccato che io non avevo proposto alcuna mozione, ma una protesta provocatoria contro un presidente padre padrone che governava l’Ordine come se fosse casa sua e che non si degnava di rispondere nemmeno a 600 iscritti che chiedevano un’Assemblea.
    In quella situazione l’unica battaglia che si poteva fare era lo sciopero della quota di iscrizione all’albo per obbligarlo ad ascoltarci, peccato che nel frattempo il padre padrone è scappato e voi non ve ne siete accorti visto che continuate ad accanirvi contro qualcosa che non c’è più.
    Proporre una mozione che uccide un ordine che in questo momento non esiste perché non ha una guida è follia pura!!!!!

  8. massimo cardone scrive:

    Trovo la precisazione di Giulio perfetta e non mi sembra necessario aggiungere altro nel merito del post.
    Invece in merito alla fuga di Schiattarella, volevo aggiungere una cosa: non so se questo porterà ad un miglioramento della gestione dell’Ordine o, più importante, della situazione della professione romana, è condizione tutta da dimostrare. Sono sicuro invece che le guerre personali, ed evidentemente la tua lo era, ci distolgano evidentemente da tali obiettivi e che in tal senso sia necessaria una nuova fase di condivisione e di trasparenza.

  9. contributi_addio scrive:

    Se riuscite a scalfire anche di 30€ la linea maginot della quota di iscrizione all’ordine, allora si può andare a vedere cosa c’è dietro la diga di Inarcassa.

  10. contributi_addio scrive:

    Il bello dell’Italia è che
    chi più si riempie la bocca di capitalismo, concorrenza e competitività,
    più gode di privilegi borbonici-statalistici a scapito della collettività.
    In sintesi sono capital-comunisti.

  11. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Allora, Marco Alcaro, le battaglie si fanno contro le persone e non per le regole?
    Andato via l’ex presidente Schiattarella non c’è più bisogno di stabilire procedure trasparenti?
    Un iscritto non deve avere la possibilità di scegliere se richiedere solo i servizi minimi o vedere se c’è convenienza nell’offerta di servizi aggiuntivi?
    Questa tua mentalità mi ricorda molto un condominio dove era la casa di una mia parente che faceva una gestione unica delle spese condominiali e di quelle di riscaldamento, con la conseguenza che spendevano cifre colossali e non sapevano perché.
    Quando finalmente mi imposi per avere due gestioni separate, si scoprì che spendevano cifre astronomiche per il riscaldamento, mentre la gestione condominiale era corretta.
    In una ulteriore mia indagine ho scoperto che l’edificio aveva grandi problemi di coibentazione delle tamponature esterne perché era stato costruito male.
    Individuato questi si è potuti intervenire con ottimi risultati.
    Ecco, io vorrei sapere se posso spendere meglio i miei soldi. Tu no?

  12. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Continuate a non capire:
    -1 Le battaglie si fanno sui principi, la battaglia non era contro la persona Amedeo Schiattarella, ma contro la figura del Presidente dell’Ordine più grande di Italia che aveva il comando di un Ente pubblico, che ha commesso diversi errori strategici nella gestione “politica” (vedi elezione CNA), e che si era chiuso in un fortino non rispondendo alle richieste degli iscritti, tra cui le questioni che abbiamo sollevato come: incarichi illegittimi del Comune di Roma, competenze dei geometri, docenti universitari, trasparenza nella gestione delle società dell’Ordine, richiesta di Assemblea straordinaria dell’Ordine etc.

    – 2 Il fatto che Schiattarella sia scappato, non vuol dire che non bisogna fare più le battaglie per i principi, ma per fare una battaglia devi avere qualcuno da combattere, mi spiegate in questo momento chi combattete, visto che non c’è alcuna guida all’Ordine ?
    Un iscritto può fare tutto quello che vuole e può pretendere anche la luna, ma se non è schizofrenico non chiede, nello stesso tempo, di abolire gli ordini e di avere un ordine che li tuteli come architetti.

  13. Gianluca Andreoletti scrive:

    @ Marco
    Ma come mai tutti hanno capito e tu no?
    Eppure dici che gli altri non capiscono, se sei solo a sostenere una tesi o sei un genio o sei poco intelligente!
    La spending review è un dovere per tutti gli enti pubblici oltre che il relazione con i propri iscritti

    http://www.funzionepubblica.gov.it/media/989736/spendingreview_lavoropubblico.pdf

  14. Daniele Perti R. scrive:

    Quod nullum est, nullum producit effectum.
    Qui gladio ferit, gladio perit!!

  15. Giorgio Mirabelli scrive:

    AUDITE, AUDITE!!!
    il nostro ex Presidente di Amate l’Architettura Marco Alcaro, ora che finalmente è ritornato nel suo “habitat naturale”, parla di principi e già “sento tremar le vene e i polsi” direbbe il Sommo poeta, e si prende anche la “licenza poetica”, naturalmente, di rimproverarci per non avere capito niente. Invece noi, modestamente, qualcosa l’avevamo capita già da un bel po’ di tempo e per questo, qualche mese fa, abbiamo cambiato il Presidente di Amate l’Architettura che continuava a ripetere come un “mantra” che l’ex Presidente Schiattarella era il “male assoluto” da combattere. Ora non saremo certo noi a difendere i 14 anni di “regno” della “gestione Schiattarella”, ci sono atti e testimonianze che parlano e parleranno presto per noi. Ma la “sindrome” da figliol prodigo ripudiato non ci appartiene, così come la soluzione del rapporto “odio-amore” con il padre putativo non era e non è nei programmi di Amate l’Architettura, a tal proposito forse qualche seduta psico-analitica aiuterebbe. Ecco perché abbiamo sempre parlato di “gestione Schiattarella”, imputando al “capo” riconosciuto e riverito, dal quale tutti oggi prendono le distanze, le responsabilità maggiori per essere stato, a nostro avviso, la “guida” di un processo di “degrado” istituzionale e “politico” che ha portato l’ Ordine degli architetti più numeroso d’Europa ad essere gestito come una cosa privata e personale. Ma la teoria “dell’uomo solo al comando”, pur in presenza di una personalità forte ed egocentrica come quella di Schiattarella, è semplicemente ridicola ed offende la nostra intelligenza alla quale teniamo molto, visti i tempi che corrono, ma soprattutto offende quella di tutti gli altri Consiglieri che fino a ieri hanno sostenuto l’ex Presidente. Perché questo vorrebbe dire che gli Architetti Campo e Pistolesi (Vice Presidenti), Olivo (Segretario), Ridolfi (Tesoriere), Colletta, Mutti, Orofino, Rossini e Sacchi (Consiglieri), che da ben “8 ANNI” (2 mandati) siedono nel Consiglio con, più o meno, le stesse cariche e funzioni, o non hanno avuto il coraggio e la forza per contrastare le scelte del Presidente che non condividevano, oppure, come noi pensiamo siano andate le cose, le hanno quasi sempre condivise. TERTIUS NON DATUR. Nell’uno o nell’altro caso come direbbe Beppe Grillo “TUTTI A CASA”. Il giochino trasformista, molto italiano per la verità, di cambiare casacca in corsa e/o rifarsi una “verginità” per ripresentarsi alle prossime elezioni, di cui si sentono già i rumori dei “lavori in corso”, non troverà “seguaci” all’interno del gruppo di Amate l’Architettura come oggi composto (abbiamo già dato). Siamo anche consapevoli di non avere la forza per poter determinare il cambiamento che vorremmo, ma noi andremo avanti per la nostra strada che pian piano “lastricheremo” con le nostre idee ed i nostri “principi” (contenuto rimosso dall’amministratore). E se qualcuno si illude, per tenerci buoni, che abboccheremo all’amo delle promesse di qualche consulenza o di qualche incarico credo che rimarrà molto deluso. Il motto tutto italiano del “Tengo famiglia” almeno per il momento non “abita” qui da noi.

  16. candido scrive:

    A volte le cose sono semplici.
    Non ci sono complotti, non c’è dietrologia che tenga; semplicemente le persone hanno le loro idee e decidono liberamente.

    Leggo – io non c’ero, cercavo di lavorare, e mi dispiace di non essere stato presente – che la mozione proposta è rimasta al palo, è stata votata da pochi mentre la maggioranza votava diversamente. Gianluca Andreoletti parla di altri “… 80 circa hanno votato contro, approvando in seconda battuta anche il bilancio preventivo”.
    Ma quello che più non mi piace è che se 80 persone decidono diversamente, allora si deve parlare di esproprio e subito via dicendo.
    Io personalmente credo che la gestione di un Ordine non abbia nulla a che vedere con il concetto del “ Buon padre di famiglia”. Condivido molto la posizione di Barbara, anch’io voglio un Ordine che dia servizi, che mi supporti nella mia attività e certamente non ho bisogno dell’ennesimo orpello burocratico (sarebbe stato il risultato della mozione). Probabilmente anche gli altri la pensano così e vanno rispettati.

    Ma questo è chiedere troppo; in ogni occasione si preferisce offendere gli altri, gridare all’inciucio ma non accettare che la democrazia prevede anche sconfitte.

    Devo chiudere con una nota preoccupata; è la seconda volta che mi trovo in accordo con Don Alcaro della Mancia, non sò che pensare. Rimango sorpreso poi che subito, appena il Don esprime una qualsiasi diffomità rispetto al pensiero unico del gruppo, si inserisce nel libro nero dei cattivi, giungendo subito a dire: “… o sei un genio o sei poco intelligente!”
    Bravi, le discussioni basate sul rispetto dell’altro sono sempre una cosa piacevole da leggere…

    lo sconcertato candido

    Si è proceduto alla votazione ma soltanto, noi e pochi altri giovani architetti, hanno votato a favore di questa mozione! Gli altri 80 circa hanno votato contro, approvando in seconda battuta anche il bilancio preventivo.
    Per chi va alle riunioni di bilancio è ormai abituato, che lo 0,5% circa degli iscritti decida e deliberi una cifra di 5ML di Euro per gli altri 18.000 iscritti circa, ma questa è la democrazia bellezza! Si dirà, chi non partecipa o si disinteressa ha delegato irresponsabilmente altri a farlo.
    Niente da dire sulle procedure di votazione e sulla gestione della riunione, a parte le inconsistenti e aleatorie repliche del presidente F.F. a i vari interventi critici, sul fatto della mancanza di trasparenza e turnazione delle cariche e delle società legate alla gestione delle attività dell’ordine, all’ opacità del bilancio, che neanche il mio commercialista ha saputo decifrare, perché molte cose sono omesse.
    Ma la cosa che lascia la bocca amara e che ha il sapore di un esproprio della propria casa è che non sia prevalso il buon senso o come si dice, non abbia prevalso il richiamo ad una gestione da “ Buon padre di famiglia”.
    Come alla fine dell’impero romano, mentre i barbari facevano terra bruciata e si spingevano alle porte di Roma e nei palazzi imperiali si allestivano feste e banchetti, segni, di un potere in decadenza, che si rifiuta alla realtà di devastazione e di rovina, cosi, ieri abbiamo assistito alla edulcorazione (per niente disinteressata) della realtà nella quale versa la nostra professione che ci vede soggiacere, colpevolmente, in modo inerme.
    Vorrei sapere da tutti quelli che hanno votato a favore, o che hanno dato delega in bianco, che cosa chiederebbero dei figli indigenti ad un padre ricco;
    portare in giro progetti di provincia, fare delle feste, stampare libri e riviste che nessuno legge perché possano dare prestigio e promesse di lavoro alla casa che brucia?
    Oppure gli chiederebbero di aiutarli ad esigere i propri crediti, di essere maggiormente tutelati per poter continuare a investire nella propria professione in modo che la loro opera possa dare veramente prestigio alla casa comune?

  17. Antonio Marco Alcaro scrive:

    E’ veramente desolante assistere a questo spettacolo di chi è entrato in un Movimento con interessi ben diversi dalle finalità con cui era stato creato (basta vedere il link: http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/02/19/news/cos_si_ferisce_il_tridente_pronti_a_scendere_in_piazza-52937693/, non riesco a capire cosa ci faccia in un movimento per la difesa dell’architettura contemporanea un passatista reazionario), e vuole pontificare sul programma di un Movimento fondato e ideato dal sottoscritto.
    Secondo Giorgio, io avrei creato il Movimento per fare la lotta a Schiattarella e invece loro vogliono fare la lotta al “sistema”, allora mi dovrebbero spiegare perché, ora che Schiattarella non c’è più, continuano ad accanirsi con richieste di accesso agli atti della carta di credito di Schiattarella, denuncia contro il ricorso al Tar e altro nei confronti della persona Schiattarella (testo rimosso dall’amministratore).
    Divertente la frase: “qualcosa l’avevamo capita già da un bel po’ di tempo e per questo, qualche mese fa, abbiamo cambiato il Presidente di Amate l’Architettura”, chi legge, per fortuna, capisce bene la realtà dei fatti, mi aspetterei anche da parte dei componenti di amate l’architettura una presa di distanza da chi non ha alcun rispetto per quello che ho fatto in questi 4 anni di lavoro e non si rende conto che, se oggi lui può parlare attraverso questo blog, lo deve forse al sottoscritto.
    Comunque, se volete fare come Grillo, presentatevi alle prossime elezioni e buona fortuna, magari tra un anno governerete l’Ordine e potete rinfacciarmi questa mia affermazione come hanno fatto a Fassino.

    p.s. tranquilli nessuno vi proporrà una consulenza.

  18. Antonio Marco Alcaro scrive:

    “noi andremo avanti per la nostra strada che pian piano “lastricheremo” con le nostre idee ed i nostri “principi” che sono un po’ diversi da quelli di Marco Alcaro e dei suoi “compagni di merende”.
    Quindi è meglio censurare fatti reali che potrebbero inquinare i sani principi!!!
    COMPLIMENTI PER LA PRIMA VOLTA SI CENSURA UN COMMENTO CHE POTREBBE DARE FASTIDIO.

  19. Giulio Pascali scrive:

    Marco
    potrei rivolgere verso di te la stessa osservazione:
    è la prima volta che un commentatore scrive cose talmente offensive nei confronti di altre persone, tali da costringerci a rimuoverne il contenuto.
    La parte del tuo commento è stata rimossa su richiesta della persona direttamente interessata, che lo ha ritenuto offensivo nei suoi confronti.
    Non ci sono altri motivi.

    In ogni caso è sufficiente scorrere la lista dei post pubblicati a nome di Amate l’Architettura, e a nome di Marco Alcaro, per verificare che:
    – l’inasprimento dei rapporti con il Presidente risale ad almeno 2 anni fa
    – tale inasprimento ha avuto come principale attore Marco Alcaro;
    si veda ad esempio questo articolo:
    http://www.amatelarchitettura.com/2011/02/vergogna-non-piu-due-ma-tre-mandati-peri-i-consiglieri-dellordine/

    Sostenere che la linea di Al’A sia stata dettata da “forze esterne” e interessate da altri scopi è quindi come minimo sbagliato.

    Personalmente sono sempre stato in prima linea per difendere Te e il movimento da quanti (non pochi, sia sul blog che nelle conversazioni) accusavano questa associazione di “predicare bene e razzolare male”; puoi immaginare il mio dispiacere nel sentirti utilizzare la stessa identica dietrologia nei nostri confronti.

  20. Gianluca Andreoletti scrive:

    l’offesa più grande è chi mente sapendo di mentire, sostenendo ragionamenti inconsistenti confutati da prove di realtà come sono state confutate le tesi di Barbara e di Marco. Mi sembra ovvio che chi ha la faccia tosta di dire evidenti sconsideratezze che cercano di sviare il punto di vista su critiche che se accolte andrebbero a beneficio di tutti gli iscritti fa un operazione strumentale o per dirla semplice cerca di buttarla in caciara, ma ahi me funziona solo con gli estremi difensori dell’indifendibile. Ma pensate veramente che siamo degli scemi? E’ evidente che chiunque stia sul mercato e non goda di posizioni privilegiate non ancora toccate dalla crisi economica e politica abbia, oramai da alcuni anni, iniziato a tagliare le proprie spese, ma l’ordine no, non si è accorto o fa finta di non vedere, ma perchè fa finta? Forse ci vuole l’oracolo per capirlo? o forse basterebbe andare all’ordine e capire che la macchina messa su che consuma come un 3000 ma cammina come una minicar è un pò difficile da modificare e chi è a bordo non ne vuol sapere di cambiare, malgrado ci siano state le dimissioni del Presidente che platealmente ha voluto, a suo dire, rendere evidente che l’ordine non serve più!
    Ma il consiglio e il nuovo presidente continuano indifferenti per la stessa strada.
    La definizione del Buon padre di famiglia è una definizione che in giurisprudenza sta a significare che chiunque e in qualunque amministrazione, dovrebbe attenersi a dei principi sani di buon senso e quindi di buona amministrazione sia economica sia diciamo cosi politica.
    E questo in realtà è la cosa che mi sta più a cuore e cioè il fatto che non mi sento più rappresentato da questo ordine, anzi me ne sia allontanato poco a poco come molti altri perchè sempre più emarginato dalla suo fare ristretto a architetti poco rappresentativi dell’architettura contemporanea romana. Sebbene all’inizio del suo mandato Schiattarella e il consiglio abbiano ottenuto dei risultati, importanti come la nuova sede dell’acquario, (e poco altro di veramente efficace) poi pian piano si sono chiusi nel forte escludendo la maggior parte degli altri iscritti sopratutto di quelli che gli davano anche prestigio. La prova? L’approvazione di bilancio, c’erano solo quelli che avevano interesse diretto ad approvarlo e pochissimi altri a votargli contro! Quando le persone non partecipano più significa che non credono più nelle loro istituzioni!
    Ma il vento è cambiato!

  21. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Giulio
    quindi il sottoscritto può essere offeso liberamente (Compagno di merende, scillipoti, venduto …….. ) e nessuno si scandalizza, se poi viene offeso qualcun altro, allora diventa lesa maestà e deve essere rimosso.
    Mi fa piacere constatare due pesi e due misure quando viene offesa una persona.
    Le mie critiche nei confronti di Schiattarella, come nei confronti del CNA, dei Geiometri dell’Università e di molti altri, non sono certo un mistero ma un motivo di orgoglio, l’accanimento che oggi Amate l’Architettura ha nei confronti di Schiattarella non può certo essere addebitato al sottoscritto.

  22. Giulio Pascali scrive:

    Intendendo la tua come una richiesta specifica è stato rimosso il termine “compagno di merende”.
    Mi sono sfuggiti gli altri termini da te ritenuti offensivi. Se ce li indichi provvederemo a rimuoverli.

  23. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    >Candido. Il termine esproprio di Andreoletti va interpretato in questo senso: il DPR n°37/2012 del 07/08/2012, che riforma le professioni, ha esautorato gli Ordini di quasi tutte le funzioni che avevano. Di conseguenza, gli iscritti, a termini di legge, hanno diritto che il proprio Ordine adegui la propria tassa d’iscrizione (obbligatoria per esercitare la professione!) alle poche funzioni rimaste di competenza all’Ordine. Tutto il resto può essere offerto ma in via opzionale, perché nel libero mercato, nel quale si dovrebbero essere offerti i servizi agli architetti, l’iscritto ha diritto a scegliere la società o l’Ente al quale chiedere questi servizi.
    Includendo questi servizi nella tassa d’iscrizione obbligatoria, si costringono gli iscritti, che non li desiderano ricevere dal proprio Ordine, a pagare per ciò che non desiderano, espropriandoli – di fatto – della loro libertà decisionale.

  24. candido scrive:

    Trincerarsi dietro un articolo di legge è poca cosa.
    Io ed altri crediamo in una visione dell’ordine che prescinde evidentemente da questo o quell’articolo. Sorprende che alcuni siano così miopi da non vedere oltre…
    Ripeto, non abbiamo bisogno del piccolo e grigio ufficio in cui una zelante impegata controlla se sei iscritto all’albo. Abbiamo bisogno di ben altro e se la mozione a questo conduce, è evidente e sereno che molti la liquidino come una iniziativa sbagliata. Semplice

    Certo poi che leggendo Alcaro, scopro addirittura degli accessi agli atti. Mi sembra che l’accanimento ci sia tutto ed un movimento che era nato per riflettere sull’architettura si stia trasformando in una clava in mano ad alcuni che hanno altri interessi.
    Sfugge il nesso tra la tutela dell’architettura e certe iniziative e posizioni di Amate ma, contenti voi…

    lo sbigottito candido

  25. Giulio Pascali scrive:

    @candido
    credo che la tua risposta definisca con molta chiarezza una linea tra due filosofie di pensiero.
    Tu sembri appartenere alla scuola del “Fine che giustifica i mezzi”
    Ovvero, non ha importanza se si soprassiede a qualche noiosa regola, o se ci sono delle norme che prevedono di assegnare uno specifico compito ad una istituzione; se posso ottenere qualcosa che mi piace e che ritengo utile l’importante è il risultato.

    è un po’ il ragionamento che fanno migliaia di amministrazioni pubbliche quando operano senza concorsi o con nomine dirette: in fondo l’importante è il nuovo impianto sportivo, o la nuova piazza.
    è il ragionamento che fanno centinaia di professionisti che operano senza la necessaria qualifica: in fondo l’importante che il progetto sia fattibile
    è il pensiero che fanno praticamente tutti gli italiani quando costruiscono abusivamente, l’importante è avere la veranda in cucina o l’ampliamento della casa in campagna

    devo continuare, o c’è veramente bisogno di esempi per ricordare a tutti che l’Italia è il paese della violazione arbitraria e superficiale di ogni norma ritenuta fastidiosa e polverosa?

    Ormai così fanno tutti, è cosi che vanno le cose, mica ci vogliamo mettere ora, proprio ora a rispettare le regole?
    Proprio ora che il cattivone se ne è andato?
    Proprio ora che ci sono io al potere ci mettiamo a cavillare?
    proprio ora che stavo per cominciare a fare le cose correttamente?
    oh, che coincidenza, stavo appunto per cambiare registro, l’ho scritto pure nell’agenda, guarda…

    In altre parole, il nostro Ordine è tanto figo, chissenefrega se nel suo mandato istitutivo non c’è scritto che deve fare il fico; anzi, nel suo mandato c’è scritto che deve svolgere funzioni tanto tanto noiose, di quelle da svolgere negli uffici polverosi che non vuole nessuno.

    Un Ordine così non lo vuole nessuno: appunto.
    Oh qui c’è il rischio che chiudono l’istituzione….

    Allora che si fa? si inventano le cose fighe, quelle che in effetti vogliono tutti. Solo che per farle tocca imporre di far pagare tutti, anche quelli che le cose fighe proprio non le vogliono (sti cretini, e noi che ci sbattiamo per fare i fighi, e loro che proprio non ci capiscono, manco vengono alle elezioni per votarci).

    Quello che non capisco è: ma se queste cose sono così fighe, ma così fighe che tutti gli architetti di roma proprio non possono farne a meno, che problema c’è a chiedere un pagamento facoltativo?

    la mia natura piccolo borghese mi ha insegnato che se qualcuno vuole conferire realmente importanza a una cosa, la maniera migliore è sempre il buon vecchio denaro.
    Volete capire quanto le attività collaterali sono veramente sentite e importanti per gli architetti romani?

    mettete una quota facoltativa!

    siete convinti che così facendo nessuno contribuirebbe “spontaneamente” al mantenimento della casa dell’architettura?
    avete paura che con questo metodo si condannerebbe a casa alla rovina e al degrado?
    mi sa che i primi che non sono convinti della validità di tutti questi servizi siete proprio voi…

    Io invece, che apprezzo la Casa nel suo complesso, per il prestigio e per le innumerevoli iniziative che vi si svolgono, sarei ben contento di dare anche qualcosa di più, spontaneamente, per sostenere l’istituzione collaterale: in cambio ovviamente pretenderei ancora di più che mi venisse spiegato bene come vengono impiegati i miei soldi.

    Oh pare incredibile, ma queste assurde pretese le richiedo a chiunque siede o siederà sulla poltrona del presidente: è una questione di principio.

    Stai a vedere che alla fine gli architetti finiscono per disiscriversi dall’Ordine e cominciano a pagare in massa la quota facoltativa.

  26. Gianluca Adami scrive:

    Io sono fra quelli convinti, come la collega Barbara Maroni, della necessità di un Ordine che svolga un “ruolo di promotore a tutto campo e con ogni mezzo della cultura che condividiamo”.

    Personalmente ne sento il bisogno e colgo tutte le occasioni per sostenerlo.

    Come pure vorrei che la casa dell’Architettura fosse la mia casa, ancora di più di quanto non lo è adesso.

    Per questo penso che sia stato utile intervenire nell’unica assemblea pubblica che l’Ordine ha indetto quest’anno e far sentire la propria voce.

    Che la gestione dell’Ordine sia perfettibile è un eufemismo.
    Sarebbe più corretto dire che andrebbe nettamente migliorata, a partire dalla ricerca di maggior dialogo con gli iscritti.

    Durante l’assemblea abbiamo sentito il Presidente facente funzione impegnarsi in tal senso.
    Adesso ci aspettiamo che dia concretamente corso a questa intenzione e non faccia le solite operazioni di facciata.

    Sul ruolo che gli iscritti attribuiscono all’Ordine, al di là delle norme che a mio parere stabiliscono le funzioni essenziali dalle quali non può prescindere, mi piacerebbe che ci fosse una discussione pubblica on-line.

    Più che un referendum la riscrittura di uno statuto.

    Il principio generale da cui partire è quello che richiama Giulio Pascali, ovvero che le funzioni che non sono strettamente necessarie devono essere scelte dagli iscritti, ad esse va attribuito un costo, e di conseguenza, se vengono richieste dalla maggioranza, un valore.

    Come diceva nel suo bell’intervento Enrico Milone, il bilancio preventivo dell’Ordine è il suo programma, rappresenta il suo progetto, il piano d’azione dell’anno che verrà.

    Ecco, io vorrei votarlo, magari avendo modo di leggerlo con calma via internet, senza perdere per questo un giorno di lavoro, voce per voce.

    Vorrei che la stesura stessa del programma fosse partecipata e non qualcosa da accettare o rigettare in blocco, dopo un’analisi per forza di cose superficiale.

    E sono convinto che da questa basilare discussione sulle priorità discenderebbe poi in ognuno di noi iscritti una diversa consapevolezza della spesa e un diverso grado di esigenza nei confronti di chi poi questi punti programmatici li trasforma in servizi.

    Sono invece molto triste per questa sorta di lite in famiglia, che è scaturita ufficialmente proprio con il voto compatto contro l’approvazione del bilancio da tutti i membri presenti di Al’A e con il voto favorevole da parte del solo Marco Alcaro.

    Io sono più o meno l’ultimo arrivato, però penso che nel momento in cui Marco dovesse veramente uscire dalla nostra associazione dovremmo tutti ringraziarlo per averla creata e portata avanti a lungo con grande impegno e dedizione, sottraendo tempo prezioso alla sua vita privata e al suo lavoro. Grazie a lui esiste questo blog e varie persone stanno ritrovando la voglia di conferire una parte del proprio tempo ad una passione civile.

    Quando una storia finisce a ben guardare c’è sempre un perché.
    E non sempre è un tradimento.
    Non sempre c’è bisogno di lasciarsi male.
    In questo caso io i motivi li leggo fra le righe dei post precedenti.
    Marco dice “… io non avevo proposto alcuna mozione, ma una protesta provocatoria contro un presidente padre padrone che governava l’Ordine come se fosse casa sua…”.
    È vero. Lui combatteva la gestione fortemente privatistica del presidente padre-padrone.
    Ma come giustamente dice Giorgio “la soluzione del rapporto “odio-amore” con il padre putativo non era e non è nei programmi di Amate l’Architettura”.
    E anche le domande che gli pone Giulio Paolo Calcaprina sono drastiche: “le battaglie si fanno contro le persone e non per le regole? Andato via l’ex presidente Schiattarella non c’è più bisogno di stabilire procedure trasparenti?”

    In quest’ultimo anno evidentemente, pur collaborando tutti nelle medesime azioni eravamo forse animati da intenzioni differenti.
    La maggior parte di noi non è mai stata contro Schiattarella, ma contro una gestione clientelare dell’Ordine e di conseguenza considera l’azione di controllo e di pungolo indipendente da chi è il presidente.
    Marco evidentemente non la pensa così, era specificamente critico nei confronti della persona.
    Le dimissioni di Schiattarella, che tutti abbiamo salutato con gioia, hanno fatto emergere il contrasto.

    Chiederei comunque a tutti maggior rispetto delle opinioni degli altri.

  27. Quanto alla pec, il costo è di € 5,00, la firma digitale di € 36,00
    http://www.pec.it/
    Ma non mi sembra questo il problema.
    Non voglio entrare in questioni dell’Ordine di Roma che ovviamente non conosco direttamente e a cui guardo con un certo distacco.
    La cosa che capisco poco e/o che non condivido è come si possa immaginare che l’Ordine aiuti la professione. Ma lo dico mettendo da parte lo spirito polemico verso il sistema ordinistico in genere, che pure io coltivo. Lo dico perchè mi sembra che ci si aspetti chissà quali interventi da chissà quali organismi che, con la situazione attuale, non hanno alcuna possibilità di incidere nella realtà.
    Non so a Roma, ma mi sa che non è tanto diversa, ma qui da noi gli studi chiudono, quelli piccoli e quelli grandi, i giovani cominciano a non riscriversi, chi può va in pensione, molti si ingegnano a cercare altre attività.
    Quel poco che c’è da fare trova mille, ma l’iperbole giusta sarebbe un milione, assurdi ostacoli burocratici messi insieme da una cultura politica ma anche da una nostra cultura urbanistica che vuole controllare tutto, che ha perso completamente il senso della realtà.
    Se vuoi riscuotere devi fare causa, ma fare cause costa cifre assurde tra visti notule, avvocati, spese legali. Non c’è mai la certezza del diritto, i testimoni possono mentire impunemente, le cause possono durare anni. Adesso mi dicono che perfino i CTU del tribunale hanno difficoltà a riscuotere. Mi fermo qui con le lamentazioni.
    In tutto questo, se è vero che gli ordini continuano imperterriti ad essere arroccati nella difesa del loro ruolo che ritengono di chissà quale importanza, è altrettanto vero che poco potrebbero fare. Mi sembra una situazione in tutto analoga a quella generale del paese: i politici sono una casta di privilegiati e non c’è dubbio che debbano essere loro i primi (ma ormai i primi non sarebbero perchè noi abbiamo già dato da tempo) a dare l’esempio e a fare sacrifici e autoriformarsi, ma di certo non è questa la soluzione definitiva. Se lo vogliamo credere crediamolo.
    Per cui la diatriba si risolve in questioni di metodo, e anche il metodo conta, ma il merito sta altrove e non sarà affatto facile da risolvere, dati i numeri in gioco che sarebbero troppo alti anche in situazione di bolla edilizia.
    Io credo che, da parte nostra, dobbiamo chiedere al paese, alla classe politica ad ogni livello, centrale e locale, SEMPLIFICAZIONE, e semplificazione significa ridurre drasticamente leggi e procedure. Ma significa anche dimenticarsi dell’assurda urbanistica che richiede centinaia di carte, decine di false e inutili verifiche ambientali e controlli da parte di mille enti, riequilibrare l’analisi esasperata con il momento della sintesi, che dovrebbe essere la nostra cifra distintiva. Viceversa moriremo come architetti ma anche come cittadini, perchè con noi moriranno le aziende, gli artigiani, gli autonomi, in sostanza il mondo del lavoro.
    Vi auguro di risolvere i vostri problemi e di rasserenare gli animi troppo esasperati rispetto all’importanza reale dell’Ordine. Le energie che avete è forse meglio concentrarle verso obiettivi più concreti e fuori dal nostro mondo. Ormai la riforma l’hanno fatta, fa schifo, ma questa ci dovremo tenere per chissà quanto tempo.
    Risparmiate i soldi per gli agognati (dagli ordini) corsi di formazione.
    Saluti
    Pietro

  28. contributi_addio scrive:

    Se con le economie di scala, pagate 270€, un piccolo ordine quanto deve chiedere’ 1000 €?

  29. Antonio Marco Alcaro scrive:

    caro Gianluca
    vorrei chiarire la mia posizione nei confronti dell’Ordine una volta per tutti:
    Amate l’Architettura è un Movimento che è nato per promuovere l’architettura contemporanea e per combattere il passatismo e la mummificazione delle nostre città, questo post ne esprime bene il concetto ( http://www.amatelarchitettura.com/2009/02/un-fiume-e-fedele-alla-propria-identita-quando-va-verso-il-mare-e-non-se-ritorna-alla-sorgente/ ).
    Il rapporto con l’Ordine di Roma non è stato subito negativo, tanto è vero che Schiattarella è stato l’unico presidente che ha risposto ( http://www.amatelarchitettura.com/2009/04/lordine-degli-architetti-di-roma-ha-risposto-alla-nostra-lettera-ai-presidenti/ ) alla nostra prima azione come movimento, una lettera aperta a tutti i presidenti degli ordini degli architetti di Italia ed è stato sostenuto da gran parte di noi nella campagna elettorale del 2009 ( http://www.amatelarchitettura.com/2009/03/lettera-aperta-ai-presidenti-degli-ordini-degli-architetti/ ).
    I rapporti con Schiattarella hanno cominciato a incrinarsi, quando, noi con il Movimento, abbiamo iniziato a criticare: il Comune di Roma, i geometri, i Costruttori, i baroni universitari, il CNA, i mass media etc., che sono i principali nemici dell’Architettura e del ruolo dell’Architetto nella società, la nostra era quindi un’azione che si inseriva perfettamente nei nostri scopi definiti nel manifesto: ( http://www.amatelarchitettura.com/2009/02/manifesto/ ).
    Tutte queste azioni creavano grossi problemi a Schiattarella che aveva costruito negli anni un sistema di equilibri e di alleanze che erano fondamentali per la sua candidatura a Presidente del CNA.
    Schiattarella mi ha chiesto più volte di non fare azioni incontrollate che potevano creare dei problemi, ma di lasciar fare a lui la politica per la difesa della professione di architetto.
    La cronaca degli ultimi anni ci dimostra che non ho seguito i suoi consigli, ma sono andato avanti per la mia strada cercando di fare con il Movimento azioni concrete in difesa dell’architettura, da qui nascono i miei contrasti con Schiattarella che non sono di carattere personale, ma derivano da visioni diverse su come difendere la figura dell’architetto.
    Per quanto riguarda le vicende dell’Ordine non sono stato certo io, ma altri all’interno del Movimento, a voler andare a scavare nella gestione delle società dell’ordine o delle consulenze o degli incarichi e così via, non sono stato io il promotore di queste azioni, non perché non ne fossi d’accordo, ma perché ritenevo che fossero argomenti riguardanti esclusivamente gli iscritti all’Ordine di Roma e non un gruppo di architetti che aveva fondato un Movimento per la difesa dell’Architettura in senso lato e senza confini territoriali.
    Ho cercato quindi di portare avanti delle battaglie nei confronti del Presidente dell’Ordine più grande d’Italia perché non rispondeva alle nostre richieste di intervento nei confronti di Amministrazioni pubbliche che distribuivano incarichi illegittimi, Università che operavano contro legge, docenti Universitari a tempo pieno che facevano la libera professione, Architetti condannati dalla magistratura che continuavano a essere iscritti all’Ordine, etc ……., ma non ho mai avuto un interesse particolare a nel fare le pulci nei bilanci dell’Ordine o in quello delle società, perché non lo ritenevo una delle finalità del Movimento amate l’Architettura, ma un’azione importante e doverosa che ogni iscritto all’ordine dovrebbe fare autonomamente.
    La crisi economica e i decreti del governo, hanno aggravato in maniera drammatica la situazione degli Architetti e hanno contribuito ad alimentare il malessere nei confronti degli ordini e anche all’interno di Amate l’Architettura, la battaglia contro l’Ordine è diventato il primo e quasi unico obiettivo, dopo le dimissioni di Schiattarella non si è voluto attendere una nuova guida dell’ordine, ma si è voluto continuare a combattere contro un nemico di cui, al momento, non si conosce l’identità, per questo motivo non ho più condiviso la linea di Amate l’Architettura e ho ritenuto di allontanarmi dal Movimento che avevo Fondato e ideato 5/6 anni fa con altri obiettivi.

  30. Gianluca Andreoletti scrive:

    @ Pagliardini
    Beh messa cosi mi viene da dire: più realista del Re!
    Non La conosco per cui non so esattamente come campa, da quel che vedo nel web , fa il professionista per cui la professione è quella con la quale campa, come me, del resto, però questa affermazione che teniamoci la legge anche se brutta cosi com’è, teniamoci l’ordine, anche se inutile cosi com’è, proprio non la capisco e non mi va giù.
    Un cosa tra le tante per cui mi sono deciso a manifestare apertamente e in maniera condivisa il mio dissenso, per molte cose che non vanno nella nostra professione è proprio questo messaggio che ci proviene dalla quasi totalità dei colleghi che dice: inutile lamentarsi, questa è la realtà, impossibile nuotare contro corrente!
    E’ vero tutti noi lo pensiamo anche se ancora non ci siamo dati per vinti, perchè fondamentalmente vige in noi un’ultimo baluardo che ci fa dire: Non è giusto!
    Quando anche poter dire apertamente non è giusto sarà considerato unanimemente inutile, ecco allora avremo perso tutti anche quelli che non lo sanno.
    Personalmente, invece, sono convinto che alla nostra professione cosi come all’Italia, serva una maggiore consapevolezza, una maggiore maturità di pensiero e di azioni con relative responsabilità e soprattutto diventi una irrevocabile richiesta quella per un maggiore equità a tutti i livelli, tra tutti i componenti al processo amministrativo, progettuale, realizzativo e gestionale, senza eccezioni e pietismi pseudo cristiani.
    Bisogna riscrivere delle regole chiare, semplici, efficaci e condivise da cui ripartire, perché società più eque funzionano meglio per tutti.
    http://www.equalitytrust.org.uk

  31. Caro Andreoletti, lei non ha alcun dovere di conoscermi e per questo le dico che io da 10 anni sono contrario all’esistenza dell’Ordine, come invece sanno alcuni amici di amatelarchitettura. Questo per chiarire. Se c’è una cosa, una sola, che mi è piaciuta del Presidente Monti, è stata la denuncia di un sistema corporativo radicato in ogni ganglo della società italiana: sindacati, associazioni di categoria, ordini, che Monti chiama la vera conservazione.
    Per cui, mi creda, non è affatto facile scardinare questo sistema. Ma lei, forse più che farlo saltare, per avviarsi verso una società più libera, vuole solo renderlo migliore. Opinione rispettabile senz’altro, e proprio per questa mi sono messo nei panni di coloro che la pensano come lei, semplicemente per osservare che sarebbe comunque davvero difficile che un ordine, o qualunque altra organizzazione, potesse cambiare l’attuale situazione sperandolo di fare con iniziative al proprio interno, cioè guardandosi il proprio ombellico. Troppo grave è il momento.
    L’unica speranza è quella di scordarsi per un po’ di essere architetti e di ricordarsi di essere cittadini e fare un’azione forte nei confronti della classe politica tutta perchè renda più semplice, per tutti, l’approccio al lavoro. Le leggi stanno uccidendo il tessuto produttivo di questo paese, e tra i produttori ci siamo anche noi. Solo questo intendevo dire. Nè più nè meno.
    Saluti
    Pietro

  32. Gianluca Andreoletti scrive:

    Caro Pagliardini,
    Non capisco, con tutto il rispetto, neanche questa difesa di Monti. In fondo ha continuato un opera già iniziata dal nostro buon giaguaro, che, a mio parere, con un certo piglio di uomo di partito che lotta contro le caste, per partito preso, appunto, ha fatto più danni che benefici. Le sue lenzuola se le poteva cambiare nel suo partito, tutto è aumentato, le assicurazioni, i costi bancari, ecc.. Mi sa che solo gli architetti e ingegneri hanno dovuto tagliare le proprie parcelle perchè i medici non possono perchè tutelano la salute pubblica, mentre noi no, gli avvocati pure non si sono piegati, ma il vero obiettivo, forse, erano i notai e farmacisti! Certo le aspirine sono diminuite, essendo noi una delle categorie che fa più uso di analgesici sicuramente abbiamo guadagnato anche noi!
    Tempo fà è stato pubblicato un grafico nel quale si evinceva come le prestazioni professionali di architetti e ingegneri ammontassero a circa il 5% (vado a memoria) del totale di spesa economica per le opere pubbliche, da cui, la facile affermazione che se si taglia il 50% e più di quella fetta poco o niente cambia nella torta dell’edilizia e opere pubbliche mentre tantissimo cambia nella qualità realizzativa, nei consumi energetici e nella manutenzione successiva che genera una spesa esponenziale. Non parliamo del caos delle tariffe! Ma chi gliele va a spiegare queste cose a Bersani, Monti e tutti quelli che sono per le liberalizzazioni con figli e figliastri, come la riforma Fornero palesa disparità di trattamento tra impiegati pubblici e privati. Queste sono le vere liberalizzazioni?
    Poi vorrei capire come si fa ad essere una casta con redditi medi di 20.000€ annui.
    I liberi professionisti non sono caste, a prescindere, ma un pezzo di società che nell’applicazione delle loro funzioni nel rispetto della legge tutelano tutti gli altri dal predominio del più forte, che a volte è anche lo Stato, come forse Le sarà capitato, quando La paga (?) ma esige l’iva su entrate non riscosse.
    Ecco si l’iva che Monti dice di aver posticipato per cassa, ma che poi se si scruta nella sua legge, è , si per cassa, ma non oltre l’anno solare proprio come era prima, che bella presa in giro, e l’altra sua bella trovata, la conosce? Quella che se un privato vuole detrarsi il 55% delle spese per la ristrutturazione della propria casa deve fare i pagamenti tramite bonifico, per cui all’impresa che emette la fattura gli viene trattenuta dalla banca un 4% (vado a memoria) come anticipo sulle tasse che forse si potrà compensare dopo 6 mesi! Troppo facile la critica a Monti e la classe politica, lasciamo perdere.
    Il problema vero è che ognuno si è ritirato a zappare il proprio orticello proprio come il Candido volterriano che scrive sul blog. Pochissimi, all’atto pratico, riescono a valutare e prendere posizioni per quello che sono veramente, liberamente senza aver paura di confliggere o disturbare l’amico che potrebbe tornarci utile. Il sistema corporativo non è niente altro che questo, l’essere ricattabili perchè non esiste l’equità, il diritto e ricorrere alla giustizia è cosa imponderabile.
    Ma siamo qui a parlarne, e questo è già un inizio!
    Ovviamente ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale!

  33. Concordo su tutto con lei Andreoletti e mi creda, non sono montiano in niente. Fuorchè sulle corporazioni. E’ vero, noi siamo una corporazione con le pezze sul sedere, ma non è questo che conta. E’ la mentalità da casta che conta, cioè quel gruppo di persone che crede che il mondo cominci e finisca entro se stessa.
    Il mondo ci casca addosso e noi ci accapigliamo sull’ordine. Sarei in prima fila a tirare i pomodori, ma quando la situazione è a questo punto, beh, è energia sprecata perchè male indirizzata.
    Non vi meravigliate se i colleghi non frequentano e accade così che pochi decidono per molti. Evidentemente capiscono che qualunque cosa venga decisa ben poco cambierà.
    Comunque il sistema corporativo non è quello che lei descrive e ricatti ed equità c’entrano ben poco. C’entra invece una visione della società bloccata, statica, inerte, che fa, anche non volendo, danni insieme allo stato, nel senso di complesso delle varie istituzioni, assecondando e spesso chiedendo altre leggi oltre alle troppe che già ci sono e che ci soffocano.
    Ma lei quando esercita la sua professione trova sempre le porte spalancate e non incontra mai ostacoli assurdi e inutili creati per scoraggiare ogni iniziativa?
    Cordialità
    Pietro

  34. Barbara Maroni scrive:

    Daniele Perti R. scrive:
    8 marzo 2013 alle 03:20
    Barbara@
    Innanzitutto la PEC costa 15€ e non 50-60€.
    Poi, disarmante l’affermazione “che sia opportuno, in un momento di crisi, spendere con oculatezza e trasparenza i soldi degli iscritti” i soldi degli iscritti vanno spesi in regime di trasparenza SEMPRE e non “in un momento di crisi” . Quanto al fatto che un ordine ti fa sentire di appartenere a qualcosa, mi dispiace per te, fa tanto bandiera allo stadio e squadra del cuore …che tristezza.

    Daniele@
    Beh, ognuno si tenga le sue tristezze ed i suoi “disarmamenti”, come si dice. E’ talmente ovvio che l’esercizio della trasparenza sia un dovere istituzionale SEMPRE. Quello che forse non ho spiegato bene è che intendo che in questo momento così difficile, per noi e per tutte le categorie produttive, si debba fare uno sforzo in più. Naturalmente è una mia opinione, ma è soprattutto una questione non di mera riduzione delle spese, ma di eliminazione degli sprechi e delle spese inutili, che è tutt’altra cosa. La questione su cosa sia strettamente necessario, poi mi lascia perplessa: la norma, dici? Forse non conosco la norma, ma non mi pare che sia così esaustiva, nel definire cosa sia strettamente necessario…
    Linko (tanto per fare la precisina, ma non è una cosa sulla quale vale la pena di soffermarsi ulteriormente), i costi di una PEC (posta elettronica certificata) dal sito di ARUBA, che mi pare sia il nostro fornitore; come si vede le offerte variano in funzione del tipo di PEC che si richiede, così come avviene per la FIRMA DIGITALE (che è altra cosa rispetto alla PEC):
    http://www.pec.it/MailBoxRequest.aspx?id_link=1f1eb4a584d67b009baafab075af0f2d
    https://www.pec.it/FirmaDigitale.aspx
    Tornando alla questione, mi meraviglio che questa “ansia di partecipazione” non si traduca nella massiccia presenza degli iscritti ad ogni assemblea di bilancio, che in ogni caso rappresenta una opportunità di conoscenza, di critica, di contestazione, e trovo assai riduttivo l’assioma che se pochi iscritti partecipano la colpa sia dell’Ordine che ha perso credibilità. Non credo sia così, ed invece sono convinta che ci piaccia molto assumere la posizione dei censori, molto meno di impegnarci personalmente….. ma comunque, dell’Ordine non voglio fare una difesa d’ufficio, avendo, tristezza o no, già espresso la mia opinione. Mi secca sentirmi definire “parte di una CASTA”, detesto questo termine e trovo che nel nome di questo abominio linguistico si sia fatta carne da porco della professionalità nostra e dei nostri colleghi, che costa ad ognuno di noi anni di sacrifici, di impegno, di fatica. Mi pare strano che sfugga ai più che la “liberalizzazione” della professione, fatta come è stata fatta da noi, non solo non sia servita affatto (siamo liberalizzati dal 2008!) a garantire l’accesso alla professione dei giovani, ma di più, ha cercato di spingerci ai margini del processo produttivo, all’interno del quale si vuole che noi si diventi meri prestatori di servizi stipendiati dalle imprese, che non brillano sempre e tutte per la qualità del loro lavoro (liberalizzato pure quello in nome dell’adesione selvaggia al modello liberista che ha definitivamente assassinato la nostra imprenditoria d’eccellenza). A me questo panorama non sta bene, perchè non credo affatto che in questo possa essere riassunto il nostro ruolo, del cui alto (alto, si) valore intellettuale voglio continuare ad essere difensore, in cantiere, con i clienti, e soprattutto nel mio quotidiano interfacciarmi con le pubbliche amministrazioni, delle quali pure siamo ridotti ad essere i factotum, senza stipendio a fine mese, però. Vero, la crisi assume contorni talmente importanti da essere divenuta un fatto transnazionale, ma la situazione delle professioni in europa non è assimilabile a quella italiana, per vari motivi, che conosciamo tutti. In effetti (ma mioddio, non strappatevi i capelli) temo che alla liberalizzazione bisognerebbe opporre una strenua “protezione e difesa” della professione, ma forse sono troppo triste e vecchia io…. Prima di tutto è un problema che va affrontato a livello politico, con una netta inversione di rotta rispetto ai percorsi produttivi che fino ad ora ci hanno garantito il pane quotidiano: privilegiare il RECUPERO a tutto tondo, dei territori e del costruito, attraverso le forme di incentivazione che già ci sono ed altre che possono essere pensate e rimodulate, che garantiscono l’emersione dal nero, la selezione e specializzazione delle ditte edili e mettono in movimento un lavoro UTILE (doppiamente ultile, intendo). In secondo luogo: la pubblica amministrazione deve essere costretta alla massima efficienza, semplificazione normativa, informatizzazione e digitalizzazione delle procedure, con scomparsa totale della carta, delle lungaggini burocratiche, di ogni discrezionalità interpretativa, della necessità dello spostamento fisico per ogni incombenza o passaggio burocratico: spostarsi fisicamente comporta una levitazione esponenziale dei costi, che poi debbono essere pagati dai nostri clienti. Su questo argomento i professionisti POSSONO e DEBBONO esercitare una forma di pressione costante, di natura politica sulle istituzioni, e più sono tante le voci, meno sarà possibile che il peso di quest voci in termini di consenso politico possa essere ignorato. Ancora, chiarezza nelle competenze, una volta per tutte, ancora, azioni che portino alla massima trasparenza nelle procedure di affidamento degli incarichi (Tribunali, Pubbliche Amministrazioni ecc.), con introduzione di criteri di scelta in base alle specifiche competenze professionali unite ad adeguati criteri di rotazione. In questo i professionisti possono, insieme, far valere il loro peso. Ancora, va rimessa in discussione l’intera filiera formativa, a partire dall’Università, che non prepara alla professione e che non è sufficientemente selettiva: la selezione non può essere semplicemente affidata al numero chiuso, perchè il diritto d’accesso allo studio è un diritto per tutti, ma va operata DURANTE il periodo formativo. Su questo non abbiamo nulla da dire? Tutti temi da sottoporre a coloro che si candideranno a guidare il nuovo Consiglio dell’Ordine.. Un saluto.

  35. Giulio Pascali scrive:

    cara Barbara
    sei pronta per unirti a noi

  36. Barbara Maroni scrive:

    @Giulio
    siamo già NOI. Il fatto è che non lo ricordiamo abbastanza.
    Resto speranzosa che dalla crisi, che in greco vuole dire anche “opportunità” la nostra categoria professionale, insieme agli ingegneri, ai geometri ed al mondo imprenditoriale tutto sappia portare il proprio contributo intellettuale e fattivo per un deciso cambio di orizzonte.

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