Agli Ordini paghiamo solo il dovuto

Dopo due anni di attese, dopo mesi di contrattazione tra governo e Ordini Professionali per le auspicate riforme del sistema ordinistico che noi tutti attendevamo – visto lo stato di crisi professionale vigente- il governo ha partorito il DPR 137/2012 : nessuna riforma, conferma dell’attuale status quo degli Ordini senza chiarirne il ruolo, nuovi obblighi onerosi per gli architetti.

Ad oggi, nonostante la spending review del Governo precedente, non abbiamo ancora notizia, da parte degli Ordini degli Architetti territoriali, della  riduzione delle spese – così come previsto dal  DPR 137/2012 – che vada di pari passo con il ridimensionamento delle loro funzioni ormai circoscritte al mantenimento dell’Albo e alla formazione continua, con una conseguente e significativa riduzione della quota annuale degli iscritti .

Abbiamo notizia, invece, di un’ assurda corsa, da parte degli stessi Ordini, alla costituzione di “Fondazioni” private che dovrebbero fornire corsi a pagamento per la formazione degli architetti. Tali fondazioni, avviate con risorse economiche provenienti dalle quote degli iscritti, sono state costituite – in molti casi – senza neppure la consultazione dei diretti interessati.

La maggior parte degli Ordini, non solo ha aderito senza alcuna opposizione significativa ad un provvedimento che comporta un incremento della spesa per l’architetto-iscritto, ma si è prontamente adoperata per riscuotere l’ulteriore onere per la  formazione, senza comunicare – di contro – quali e quanti saranno i tagli delle spese e della eventuale riduzione della quota annuale degli iscritti.

Da anni assistiamo ad una progressiva metamorfosi degli Ordini che si sono di molto discostati dalla loro vocazione originaria (Deontologia e Albo) dotandosi di società private, canali televisivi, riviste patinate e case editrici, finanziate con le quote annuali degli iscritti, con conseguente aggravio di spese per questi ultimi. Ufficialmente tali attività servono a rilanciare l’architettura e la figura dell’architetto. Nei fatti, spesso, hanno finalità autoreferenziali e sono utilizzate da un numero esiguo di iscritti, per lo più da chi gravita  attorno  allo stesso Consiglio dell’Ordine.

A chi serve un ordine strutturato in questo modo?
perchè dovremmo continuare a foraggiare, con quote significative, un ordine professionale svuotato dalle sue funzioni e i cui servizi o servigi sono funzionali a pochissimi architetti?

Vogliamo attenerci letteralmente all’art. 7 del dl. n.382 del 1944* e pagare esclusivamente quanto strettamente necessario al funzionamento dell’ordine.
Alla luce della recente riforma e verificando la media dei bilanci consuntivi degli ordini, abbiamo calcolato che la quota media annuale degli iscritti potrebbe oscillare tra 50 e i 100 euro .

Se gli Ordini non lo fanno “ FACCIAMOLO NOI”!

Noi di Amate l’Architettura coglieremo quindi l’occasione dell’assemblea di bilancio di lunedì prossimo (4 marzo, h 15.30) per presentare una mozione d’ordine che chieda la ridefinizione della tassa di iscrizione annuale in mnaiera che sia “entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine”.

* DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 23. NOVEMBRE. 1944, N. 382.
art. 7: “Il consiglio provvede all’amministrazione dei beni spettanti all’Ordine o Collegio e propone all’approvazione dell’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo. Il consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine o Collegio, stabilire una tassa annuale, una tassa per l’iscrizione nel registro dei praticanti e per l’iscrizione nell’albo, nonché una tassa per il rilascio di certificati e dei pareri per la liquidazione degli onorari.  Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre quelli previsti da questo decreto, può essere imposto o riscosso per l’esercizio della professione acarico degli iscritti nell’albo1”.


6 Commenti a “Agli Ordini paghiamo solo il dovuto”

  1. contributi_addio scrive:

    Avete capito il nocciolo della situazione. Siamo dissanguati da tante piccole tasse che messe insieme fanno una enormità.
    50 euro sembra che non facciano la differenza, ma 50 euro a settimana (bollette, assicurazioni, tasse di registro, marche da bollo ecc.) fanno 2500€ che sono paragonabili ai contributi minimi.
    E’ ora di azzerare tutto, come hanno detto che hanno fatto in Belgio con il “bilancio zero” ove si riassegnano i fondi in base a quello che c’è da fare di indispensabile.
    Non si risana tagliando del 10% o 50%, ma analizzando le spese una ad una.
    Tempo fa ho sentito che avevano progettato un network per mettere in rete tutte le cartelle cliniche dei malati di cuore in modo che il paziente si potesse muovere tra tutti i centri italiani senza difficoltà. La spesa era di appena 500.000 euro.
    Per tenere tutti gli albi d’Italia, di tutti gli ordini, penso che basta un software da 10.000 euro e l’abbonamento ad un server sulla nuvola per poche centinaia di euro.
    I due milioni di professionisti, pagano almeno 200 milioni di euro l’anno, per un servizio da poche migliaia di euro.
    Basta pensare al servizio che offre il Catasto per 30 euro l’anno.

  2. G.luca scrive:

    Noi lo abbiamo capito ma eravamo in 10 persone a votare contro e gli altri 17000?
    Dormono o hanno paura di far valere i propri diritti o sono comprati con 2 briciole!
    Desolante!

  3. contributi_addio scrive:

    Ho paura che ancora lo siete e lo sarete. Per svegliarci tutti quanti, deve passare lo tsunami. Ma sta arrivando. A presto.

  4. […] MOZIONE D’ORDINE PER L’ASSEMBLEA DI BILANCIO PREVISIONALE DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETI P.P.C. DI ROMA DEL 4 MARZO 2013 […]

  5. Daniele Perti R. scrive:

    Quando gli architetti staranno alla fame vera (a breve) scenderanno dal pero e forse andranno in piazza. Fino ad allora faranno finta di avere un lavoro.

  6. Bravi, una giusta e lodevole iniziativa
    Pietro

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