Il Presidente dell’Ordine di Roma si dimette, e il Consiglio?

Rimaniamo sconcertati e perplessi di fronte alle dimissioni annunciate da Amedeo Schiattarella lo scorso lunedì.

Dimissioni espresse sotto forma di una lettera contraddittoria, corriva e non istituzionale, nella quale il quasi ex Presidente vorrebbe farci capire che, dopo 14 anni vissuti combattendo contro tutto e tutti, si dimette a causa “un piccolo gruppo di componenti della nostra comunità” la cui colpa sembra essere stata semplicemente quella di sollevare delle obbiezioni su dei temi che lui stesso ci ricorda.

Sono mesi infatti che al nostro Ordine viene chiesto di aprire un confronto libero e aperto “sulla formazione permanente, sulla Fondazione, sulle quote di iscrizione, sui bilanci dell’Ordine, sulle priorità che l’Ordine si è dato, sulle forme ed i modi della sua organizzazione”; invano.

Questa ridicola resa preventiva appare un po’ come l’azione del bambino che si porta via la palla in mezzo a una partita dopo che gli hanno fischiato il fallo.

In genere le dimissioni si rassegnano quando non ci sono più le condizioni per portare avanti il proprio ruolo, per il fallimento del proprio programma o perché non si hanno più i necessari requisiti morali per rivestire una carica istituzionale.

Una lettera di dimissioni dovrebbe spiegare questo.

Nulla di tutto ciò compare nella lettera di Amedeo Schiattarella. In assenza di motivazioni credibili queste dimissioni non possono che apparire come un riposizionamento strategico.

Quali che siano le motivazioni resta il fatto che le questioni sollevate costituiscono aspetti cruciali che sono nella completa responsabilità del Consiglio dell’Ordine e che interessano direttamente e in prima persona la comunità degli architetti romani; questioni sulle quali è stata negata qualsiasi forma di libero confronto.

Eppure sin dal lontano 1999, Schiattarella veniva eletto presidente con un programma che prometteva: “apertura agli iscritti delle sedute del Consiglio, pubblicazione dell’ordine del giorno, pubblicazione delle delibere ed Assemblee periodiche per la verifica del programma”.

Solo il mancato rispetto di queste promesse elettorali sarebbe stato sufficiente, per noi, a dare sostanza alle dimissioni del Presidente. Non c’era bisogno di tante giustificazioni.

A questo punto la logica e l’etica richiederebbero che l’architetto Amedeo Schiattarella rassegnasse le dimissioni anche da tutti gli incarichi che riveste in virtù della sua carica, prima tra tutte la Presidenza della Fondazione. Noi ci aspettiamo questo gesto.

Ci aspettiamo inoltre le dimissioni dell’intero Consiglio dell’Ordine che, avallando tutte le scelte politiche di questa presidenza, è stato corresponsabile della gestione di questi anni.

L’opacità della gestione economica del bilancio dell’Ordine e soprattutto delle società a responsabilità limitata che fanno capo all’Ordine, la mancanza di procedure degne di una amministrazione pubblica nell’affidamento degli incarichi, senza una selezione per merito e per titoli, sono responsabilità che ricadono pienamente sui consiglieri che hanno votato a favore di questi provvedimenti.

La difficoltà di accesso alle informazioni sulla gestione interna dell’Ordine, che abbiamo riscontrato direttamente in questi anni e che abbiamo verbalizzato nelle assemblee di bilancio, è inammissibile.

Forse non è un caso che queste dimissioni arrivino a poca distanza dall’accesso agli atti, che abbiamo effettuato alla fine dello scorso anno, relativo al compenso delle spese legali per il ricorso sulla mancata elezione del presidente Schiattarella al CNA. Ricorso pagato con il denaro di tutti gli iscritti ma che, come dice la motivazione del respingimento del ricorso da parte del TAR, relativo all’interesse di un singolo.

Un fatto gravissimo al quale daremo seguito nelle sedi opportune.

Una iniziativa condotta con l’avallo del Consiglio.

E’ per questo motivo riteniamo doveroso che, a seguito delle dimissioni del presidente Schiattarella, seguano le immediate dimissione anche da parte di tutto il Consiglio in carica e venga commissariato l’Ordine.


31 Commenti a “Il Presidente dell’Ordine di Roma si dimette, e il Consiglio?”

  1. Sergio scrive:

    Finalmente fuori dalle balle !!! Corro ad aprire una buona bottiglia per festeggiare Schiattarella ai giardinetti .

  2. gianluca adami scrive:

    Mentre in tutta Roma la reazione più diffusa è il brindisi alle dimissioni di Schiattarella, il sito dell’Ordine, pubblica alcune “delle numerosissime e-mail che sono pervenute in risposta alla Lettera aperta”.

    La cosa buffa è che sembra di stare in Romania ai tempi di Ceauşescu.

    Sono tutti solidali con l’ex presidente.

    Non c’è una critica, solo lodi.

    Già solo questo modo di gestire l’informazione nel sito sarebbe stato un buon motivo per dimettersi.

    http://ordine.architettiroma.it/notizie/14883.aspx?utm_source=NL599&utm_medium=textADS&utm_campaign=OARMProposer

  3. G.Luca scrive:

    E adesso che Il presidente più politico (nel giudizio che si ha oggi della politica) che l’ordine abbai mai avuto, tutte chiacchiere e distintivo, e nella speranza che anche il consiglio segua l’esempio dello scaltro maestro della retorica da bassa lega, ci prepariamo per una fase nuova che ponga fine a una politica fatta di distribuzione di piccoli favori, di briciole a quei molti pochi o poveri molti che in cambio di poche briciole hanno venduto un intero capitale di professionalità e idee per zapparsi il proprio orticello.
    E’ ora di restituire quelle piccole e misere briciole e riconquistarsi un Ordine unitario e sano, vero da condividere con tutti quelli che hanno a cuore e che hanno le capacità di riaffermare con orgoglio e intelligenza la figura del libero professionista quale portatore di diritti e tecniche a difesa della comunità nella quale opera con etica, onestà e coraggio, in grado di produrre beni, immateriali, di importanza primaria in rapporto alla protezione dei diritti e al soddisfacimento di rilevanti interessi collettivi.

  4. M. Crisanti scrive:

    anche io sono senza parole per la pubblicazione sul sito dell’Ordine dei soli commenti favorevoli.
    Atto degno del miglior Minzolini.
    Oltre tutto sono anche poco furbi; così non fanno altro che avvalorare le tesi di chi ha sempre sostenuto che l’Ordine in mano a Schiattarella sia diventato più simile ad un regno, dove oramai gli umili devoti tentano di reggere il crollo finale.
    Mi chiedo anche io cosa ci sia dietro a tutto questo, quattro critiche non giustificano certo un tale comportamento. Chissà cosa stanno architettando….
    Ma ora che succede, si rivota subito?

  5. Lucio Tellarini scrive:

    Salve a tutti, ragazzi.
    Eccoci finalmente all’epilogo del Presidente.
    Vi risparmio i “ve l’avevo detto” che sarebbe scoppiata una bomba, ma non vi risparmio un “su le maniche e datevi da fare”. Uscite allo scoperto e fatevi sotto. Il sistema nazionale ha bisogno di forze nuove e di nuove energie ma dovete entrare e cambiare il sistema da dentro, non da fuori. Dall’esterno si distrugge e in questo momento non abbiamo bisogno di rivoluzioni, abbiamo bisogno di rinnovamento e di un fronte comune.
    Ultima osservazione: lasciate perdere, non chiedete le dimissioni dell’intero Consiglio perché significherebbe il commissariamento, il ché comporterebbe il blocco della gestione dell’Ordine per almeno 1 anno, e a 6 mesi dalle elezioni, sarebbe una sciocchezza che allungherebbe solo i tempi del cambiamento. Tenetevi Pistolesi e tra giugno e luglio, organizzativi per le elezioni. Al più tardi, si terranno entro il 10-12 settembre.
    Un saluto a tutti.
    Lucio Tellarini

  6. G.luca scrive:

    il re è nudo!
    e con lui anche i suoi giullari,
    e se non se ne vanno
    Occupy Acquario!

  7. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Tellarini, è sensato quello che dici e forse Pistolesi me lo terrei anche. Ma la richiesta di dimissioni è un gesto coerente con le critiche che stiamo muovendo da anni a questo Consiglio (e al suo Presidente).
    Forse è la via meno produttiva ma è la più chiara e noi vogliamo chiarezza, finalmente!
    Un saluto.

  8. Scopro con questo articolo, senza conoscerne e comprendere le motivazioni, che i consigli in carica possono ripresentarsi nonostante vi sia una legge, che evidentemente non conta un bel niente, che limita a due i mandati elettorali. Questo è l’Ordine della prorogatio.
    Mi diverte quando gli ordini si riempiono la bocca con la parola legalità e poi chiedono continuamente le deroghe alle leggi che li riguardano.
    Una cosa però Schiattarella, che non è certo uno sciocco, l’ha capita bene: agli Ordini con la riforma che toglie loro la funzione primaria di magistratura non resta che amministrare se stessi, oltre che decidere sulla formazione e indicare a loro piacimento i nomi per la disciplinare.
    Io credo che una riforma peggiore di questa sarebbe stato davvero difficile immaginarla. Stiamo messi male e io non mi preoccupo tanto del rinnovamento dei consiglieri quanto del sistema in sè che è veramente sgangherato e privo di qualsiasi costrutto.
    Pietro

  9. Lucio Tellarini scrive:

    Ciao Calcaprina,
    si, capisco perfettamente e concordo con te, era ovvio e coerente chiedete le dimissioni dell’intero Consiglio. Con quel “lasciate perdere ” intendevo dire di non insistere perché non conviene prima di tutto a voi. Rischiate di trovarvi sottoposti alla gestione del presidente dell’Ordine viciniore, che nel vostro caso credo sia Remigio Coco di Latina (?). Amico fidato di Amedeo. E non credo che sarebbe il risultato che vi aspettate. E a proposito di aspettative, in quale Consiglio vi aspettate che si candidi per le prossime elezioni, Amedeo Schiattarella? Al Consiglio Comunale di Roma o al Consiglio Regionale del Lazio?
    Vabbè, cambiamo argomento, non vi voglio mettere di cattivo umore.

    Ricordate il decreto 1000-proroghe? Era il 2008 o il 2009; o mi sbaglio? Non importa, quello che importa è che fu quel decreto a spostare da 2 a 3 i mandati elettivi. Attenzione, si parla di Mandato Elettivo, non di una carica perpetuata per 3 mandati. Vale a dire che, ci si può presentare alle elezioni, ma candidarsi non significa essere eletti. Anzi, mi risulta che quasi SEMPRE, ci sia una lista vincente e una perdente. E anche chi vince, dopo il primo mandato, può serenamente non essere rieletto e si torna a casa.
    Si chiama sistema elettivo di maggioranza, l’unico sistema che io conosca, quando vige la democrazia, ovviamente.
    Ma se qualcuno ne conosce altri, si faccia avanti e ci illustri la novità.

    Dimenticavo, buon 2013 a tutti.
    Lucio Tellarini

  10. Christian Rocchi scrive:

    La sciocchezza del “Muoia Sansone con tutti i Filistei”.
    
Non partecipo più ai consigli dell’ordine, se non ricordo male, dalla metà di ottobre. Premetto che la mia candidatura in questa consiliatura è stata alquanto anomala: sono stato chiamato a sostituire in corsa un candidato che si era ritirato. Insomma ho turato un buco e sono stato chiamato non per “meriti” politici, ma per le attivita’ portate avanti e per i risultati ottenuti soprattutto in campo di richiesta di finanziamenti pubblici.
 L’ordine di Roma è riconosciuto a livello nazionale come uno dei modelli a cui tendere. Le attività realizzate sono state molteplici e di differente tipologia, alcune piu’ condivisibili di altre, certamente, ma l’ordine è in effetti diventato, durante la gestione Schiattarella, un ordine che offre un’ ampia gamma di servizi ed opportunità.
 Non condivido affatto quindi la logica di buttare tutto questo bagaglio di esperienza alle ortiche, perchè significherebbe fare un salto indietro all’era della pietra e forse è proprio quello che si vuole in questo momento. Invocare le dimissioni in blocco, a cui ho pensato anch’io in un primo momento, non è la cosa piu’ logica da fare. Almeno non prima di aver verificato la volontà del consiglio a far si che le cose buone create nell’ordine diventino sistema strutturale, sostenibile e non gestito in modo monocratico. 
Questo il senso del mio ritorno in consiglio, ritorno per capire se ci sia una convergenza di intenti per:
    
- riportare il consiglio ad assumere il ruolo decisionale, e non di mera ratifica, ruolo che gli spetta per legge;
    -consolidare le attivita’ piu’ importanti messe in piedi finora. Per consolidamento intendo far passare le competenze gestionali delle attività ritenute strategiche direttamente agli uffici, togliendole dalle mani dei singoli. Un esempio tra tutti è una delle attività che il sottoscritto ha seguito per tanti anni, il progetto leonardo, e che oggi viene gestito in tutto il suo percorso dagli uffici dell’ordine. Tale attività oggi sopravvive anche senza il bisogno del mio apporto;
    -apertura al contributo intellettuale di chiunque voglia e, come primo segnale di cambiamento, una assemblea straordinaria sui temi importanti della professione e dell’ordine;

    -apertura dei consigli ai colleghi in occasione di temi strategici riguardanti la professione (così come descritto nel regolamento interno), discussioni riportate in real time anche su account facebook e possibilita’ di interazione sui punti all’ordine del giorno;

    -nuovo sistema operativo telematico per i consigli dell’ordine con ordine del giorno e documentazione relativa allegata e con sistema box a commenti per i singoli punti all’ordine del giorno.

    In sintesi un ordine piu’ collegiale e meno monocratico, meno esclusivo e più inclusivo. 
Questa è la base per poter poi muovere velocemente su questioni di vitale importanza che non hanno avuto, purtroppo, la dovuta attenzione:

    -riforma, a mio avviso iniqua, inarcassa;

    -riforma professionale;
    -azioni possibili per cercare di modificare i primi due punti.
    Ritengo il “Muoia Sansone con tutti i Filistei”, una sciocchezza che non ci possiamo permettere a cuor leggero, va tentata la strada, in quel che rimane della sua consiliatura, per attuare una riforma strutturale che riallinei tutte le attività dell’ordine in chiave democratica: l’unico modo per salvarlo da un collasso altrimenti inevitabile.

  11. Luciano Bracciani scrive:

    Cari colleghi non allineati, apprendo con doglio le dimissioni del caro Schiattarella(dopo un lungo regno di 14 anni!!), dimissioni fulminanti. Dopo tale regno incontrastato debbo dire che in questo lungo esercizio di potere ritengo siano rimasti aperti alcuni punti dolenti. Il controllo sui concorsi cercando di evitare il giochino che per partecipare ad un concorso di idee o similare il concorrente negli ultimi anni deve avere avuto un attività professionale degne di Sir Norman Foster, Mario Botta o gli S.O.M. garantendo l’accesso a tali occasioni professionali ai soliti noti. Un bel modo per aggirare l’anonimato e la discrezione.Ebbene su tale tematica il ns Roi soleil(è giusta la dicitura o deve essere posta al femminile?) non ha mai dato segni sensibili di interesse.Vogliamo parlare della gestione INPS sostitutiva, un silenzio assordante e senza tentativi di miglioramento.Non piangete o pardi il ns illustre collega sicuramente, dopo avere consolidato in questo interregno la sua figura professionale(leggere presso internet l’attività professionale frenetica), lo troveremo sicuramente all’interno di qualche struttura pubblica o semi -tale, rinfrancandosi per l’amarezza di lasciare la cadrega. Intanto molti colleghi come il sottoscritto in tutto questo tempo non sono mai stati segnalati(sfiga forse?)ma neanche per le terne di verifica strutturale.Infine le simonie o magheggi che tutt’oggi il sottoscritto come altri colleghi subiscono per l’attività di CTU, prima di essere incaricato da qualche Consigliere devi perlomeno aspettare decenni per anche uno solo di essi.Insomma l’attività del ns simpatico Schiattarella in questi 14 anni è stata frenetica professionalmente, latitante per i tanti mali che la ns professione ancora soffre e via denunciando.Posso solo dire che prima di lui il sottoscritto partecipava attivamente presso la sede(viale Pilsudsky dove sei!), dalla sua elezione e quella di tutti suoi consiglieri ed ancora la scelta della sede nell’Acquario(segno del destino forse)rispetto il villino delle rose in villa Borghese più prestigiosa ed adeguata ad un Ordine degli Architetti degno di tale titolo.Cari colleghi la strada che ci si apre adesso è un drammatico bivio ovvero: prendere la strada della determinazione “sterminando” tutte le camarille oppure continuare nella direzione della discrezionalità e delle amicizie che contano.

  12. Davide scrive:

    Mi sembra di capire che sia inevitabile accettare che i Filistei sopravvivano a Sansone.

    Peraltro i Filistei non sono passati alla storia come delle brave persone (pensiamo a Golia per esempio), anzi, questa cosa che finissero sepolti sotto un mucchio di macerie era una cosa tutto sommato positiva, (a parte la solidarietà umana elementare) anche se ovviamente non è che i Filistei fossero tutti malvagi dal primo all’ultimo.

    Forse c’erano anche dei Filistei quasi brave persone, però, quando stai lì che butti giù un tempio, non è che puoi stare a chiederti se là in mezzo ci sono pure un pugno di brave persone. Devi fare le cose un po’ grossolanamente: “tu, ad esempio, quanto tempo è che sei Filisteo?” “beh, da sempre” ti risponde quello, “e allora vieni qui vicino, mettiti sotto quel capitello di marmo un attimo.” e poi dai uno strattone bello forte e si va avanti, o no?

  13. Giulio Pascali scrive:

    mi sembra di capire che tocca aspettare il prossimo consiglio e lasciar che gli eventi facciano il loro corso
    http://ordine.architettiroma.it/notizie/14892.aspx
    in evidenza
    “Negli ultimi tempi, non sono mancate incomprensioni con alcuni architetti del nostro Ordine e anche tra alcuni Consiglieri. (…) Ma riteniamo, in particolare per ciò che è avvenuto all’interno del Consiglio, che si sia sostanzialmente trattato di normale, seppur talvolta accesa, dialettica democratica, ineliminabile all’interno di un Consiglio variegato nelle opinioni come variegato è l’esteso gruppo di architetti che rappresentiamo: se così non fosse, il Consiglio perderebbe gran parte del suo significato.”

  14. Sergio T. scrive:

    Il “variegato ” all’amarena? Scritta de pena sta’ lettera.. E tra questi consiglieri pare ci siano professori dell’università !!! Se questo e’ il livello.. Ma dove stava la “normale dialettica democratica” ??cari consiglieri, non facevate parlare nessuno in assemblea, con la scusa che non era all’ordine del giorno, andateve e a casa con Schiattarella vostro, voi consiglieri siete peggio: al presidente gli avete tenuto la coda della giacca, che ci state ancora a fare in consiglio?

  15. Giorgio Mirabelli scrive:

    REPETITA IUVANT
    Bisogna ammetterlo che certe volte, di fronte ad alcuni accadimenti, si resta veramente perplessi e sconcertati, come per esempio è successo a noi davanti alle dimissioni annunciate dal Presidente Amedeo Schiattarella la scorsa settimana. Nella sua lettera aperta agli iscritti, ha cercato di spiegare che, dopo 14 anni (sic!) vissuti combattendo contro tutto e contro tutti, cosa di cui purtroppo solo pochi si sono accorti, si è dimesso anche per il duro dissenso che da tempo esprime “un piccolo gruppo di componenti della nostra comunità”. Senza nessuna presunzione ammettiamo che, la sola idea che potesse riferirsi a noi di “amate l’architettura” ci riempie di orgoglio, perché sono almeno tre anni infatti che il nostro Movimento chiede invano a lui ed al Consiglio dell’Ordine di aprire un confronto leale ed aperto: “sulla formazione permanente degli architetti;
    sulle quote annuali di iscrizione, sproporzionate rispetto ai soli servizi dovuti dall’Ordine;
    sulla trasparenza dei bilanci dell’Ordine;
    sulle problematiche della nostra professione che un Ordine così gestito non è capace più di rappresentare ”.
    Quindi abbiamo scoperto, con soddisfazione, che a fianco alle ”nobili motivazioni” addotte con toni autoreferenziali, per giustificare le sue dimissioni, ci saremmo anche noi. Ma in una lettera di dimissioni dovrebbero trovare posto, per onestà intellettuale e rispetto del ruolo istituzionale ricoperto, anche ammissioni di responsabilità per programmi e riforme non realizzate, per promesse non mantenute, per una gestione privatistica di un ente pubblico. I presupposti in questo caso c’erano tutti, ma nulla di tutto ciò compare nella lettera del Presidente Schiattarella. E queste dimissioni appaiono solo come un “comodo” riposizionamento strategico, visto che siamo oramai in piena campagna elettorale, in un anno ricco di appuntamenti specialmente a Roma: Elezioni Politiche, Regionali, Comunali e per chiudere in bellezza quelle del Nuovo Consiglio dell’Ordine. In ogni caso, aldilà delle motivazioni, resta il fatto che le questioni che abbiamo sollevato, in un momento così drammatico per la nostra professione, costituiscono un “vulnus” la cui responsabilità addebitiamo al Presidente ed all’intero Consiglio dell’Ordine. Questioni che interessano circa18.000 architetti di Roma e Provincia, che hanno reso questo Ordine il più grande d’Europa per numero d’iscritti, ai quali però è stata sempre negata qualsiasi forma di libero confronto e di ascolto. Eppure, nel lontano 1999, al suo primo mandato da Presidente, Schiattarella nel suo programma elettorale prometteva:
    “Apertura agli iscritti delle sedute del Consiglio,
    Pubblicazione dell’ordine del giorno delle sedute,
    Pubblicazione delle delibere,
    Assemblee periodiche per la verifica del programma”.
    Ecco, a noi basta solo il mancato rispetto, per 14 lunghissimi anni, di queste promesse elettorali, per ritenere più che sufficienti e per dare sostanza a queste “salutari” dimissioni del Presidente. Per questo troviamo risibile, visto il momento che viviamo, addossare tutte le colpe alle scelte “scellerate”, che sicuramente ci sono state, di una classe politica oramai squalificata ed impresentabile verso la quale però non si è avuto il coraggio di “battagliare” per la nostra dignità di architetti liberi professionisti, preferendo un atteggiamento di “quieto vivere” volto a soddisfare solo discutibili ambizioni personali.
    A questo punto, per l’architetto Amedeo Schiattarella dovrebbe essere conseguenziale, soprattutto per senso di responsabilità e di etica, rassegnare le dimissioni anche da tutti gli incarichi che ancora riveste. Ma non basta. Perché in qualità di “gruppo di facinorosi demagoghi e populisti” come ci ha “elegantemente” definito il nostro ex Presidente, ci aspettiamo anche le dimissioni dell’intero Consiglio dell’Ordine che, avallando tutte le scelte della “Presidenza Schiattarella”, si è reso corresponsabile della gestione di questi anni.
    Una gestione economica di un bilancio annuale di circa 4.000.000 (Quattromilioni) di euro che abbiamo sempre definito non trasparente come e quanto dovrebbe invece essere, trattandosi di soldi pubblici, soprattutto per quanto riguarda le società a responsabilità limitata che fanno capo all’Ordine.
    Una mancanza di procedure, anche in questo caso poco trasparenti, nell’affidamento e nella turnazione degli incarichi, dove la selezione per merito e/o per titoli è stata solo una chimera.
    Una difficoltà di accesso alle informazioni sulla gestione interna dell’Ordine inammissibile in qualsiasi paese civile, ma del tutto in linea con gli indicatori europei che ci collocano sempre più in basso per quanto riguarda l’informazione e la trasparenza negli enti pubblici.
    Un incremento di assunzioni di impiegati pubblici, pagati dagli iscritti, slegato dalle reali esigenze delle funzioni che l’Ordine compie.
    Queste sono le responsabilità maggiori che ricadono “a pieno titolo” non solo sul Presidente, ma su tutti i Consiglieri che lo hanno sostenuto. Senza attribuirci meriti che probabilmente non abbiamo, forse non è un caso però, che queste dimissioni arrivino a poca distanza dall’accesso agli atti, che “amate l’architettura” ha richiesto a Dicembre 2012, relativo al compenso delle spese legali sostenute per il ricorso proposto sulla mancata elezione del Presidente Schiattarella al CNA. Ricorso pagato con il denaro di tutti gli iscritti e che, come dice la motivazione del TAR, era inammissibile. Un fatto gravissimo al quale daremo seguito con un esposto presso le sedi opportune. Anche questa iniziativa del Presidente, ritenuta dal Tar del tutto personale, è stata condivisa dalla maggioranza del Consiglio al quale ora chiediamo di seguirne le sorti rassegnando le doverose dimissioni affinchè si possa procedere al commissariamento dell’Ordine.
    Questa, può piacere o no, è al momento la linea ufficiale di “amate l’architettura”.
    Perché non ne possiamo più di una classe dirigente e/o politica autoreferenziale che, dopo aver gestito e governato in modo a dir poco “fallimentare”, fa finta di dimettersi e senza un minimo di autocritica ed assunzione di responsabilità, si autoassolve e si ripropone “sfacciatamente” ed anche con arroganza come se non fosse successo nulla.

  16. Christian Rocchi scrive:

    Una cieca ed ottusa furia distruttiva che oggi non serve a niente. Anzi a qualcosa serve. A perdere una qualsiasi speranza di poter fare qualche passo importante.
    Repetita iuvant sed os stulti contritio eius!

  17. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Se le parole di Giorgio sono la linea ufficiale di amate l’architettura, devo prenderne subito le distanze perché sono in completo disaccordo.
    Ritengo che, in un momento così difficile, bisognerebbe fare esattamente il contrario, ad un atto irresponsabile del nostro Presidente Schiattarella, (volutamente programmato in questo momento per far saltare il banco e nascondere le proprie colpe di una gestione fallimentare), bisognerebbe rispondere con un atto di responsabilità, dimostrando che l’Ordine può andare avanti senza di lui, ma in maniera completamente diversa, con più democrazia, più trasparenza, più attenzione alle richieste degli iscritti e soprattutto restituendo al Consiglio dell’Ordine il suo ruolo di organo democratico che rappresenta gli iscritti, (in quanto votato dagli stessi), unico luogo dove si prendono le decisioni, a differenza di ciò che è avvenuto negli ultimi anni.
    E’ un momento molto delicato per la vita degli architetti, se si ha come obiettivo il bene di tutti, non bisogna lasciarsi andare a facili opposizioni, ma bisogna costruire un futuro migliore.
    Bisogna saper capire quando è il momento di demolire e quando è il momento di costruire.

  18. Luca S. scrive:

    “se son d’umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo!” Francesco Guccini

  19. Daniele scrive:

    Quale sarebbe la furia ottusa, chiedere le vostre dimissioni Rocchi? A me l’unico comportamento ottuso sembra quello dei consiglieri che non hanno tenuto la schiena dritta quando dovevano e si sono piegati ai voleri di Schiattarella. Infatti, nella lettera agli iscritti ci dite che ora darete la trasparenza e la democrazia che ci dovevate e non ci avete dato . una clamorosa quanto inconsapevole ammissione di colpa, ci state dicendo: quando c’era Schiattarella non si poteva fare, ora che se n’è andato lo,faremo. ma voi siete peggiori di lui, perché lo avete assecondato, vi siete piegati, sapevate che si doveva percorrere un’altra strada e non l’avete fatto..e vi mettete pure in cattedra? Volete pure dare lezioni di intelligenza politica? Gli iscritti dell’ordine di Roma sono distratti, forse colpevolmente assenti e poco partecipativi, ma non cretini, le vostre responsabilità le conosciamo tutte e di Voi ne abbiamo le scatole piene.

  20. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Daniele, è bene fare chiarezza su alcune cose.
    Christian Rocchi in questi anni di mandato ha tenuto sempre una posizione critica nei confronti della presidenza. Se alcuni passi sono stati fatti (pubblicazione degli abstract delle delibere di Consiglio, report – anche se per macrovoci – dei bilanci delle società partecipate dell’Ordine nelle assemblee di bilancio) è stato grazie alla durissima critica esterna di Amate l’Architettura e non da meno del suo lavoro (altrettanto duro se non di più) all’interno del Consiglio. Tanto è vero che aveva smesso di partecipare alle riunioni del Consiglio, per protesta, dallo scorso ottobre.
    Perciò Rocchi è uno al di sopra di ogni sospetto.
    Tuttavia dissentiamo su quello che si può fare ora: mentre noi di Amate l’Architettura – per coerenza – chiediamo le dimissioni del Consiglio, Rocchi crede di potere ottenere tutta la trasparenza e le buone regole di amministrazione che ha invocato finora ponendo un’ipoteca numerica sul Consiglio: “se volete avere la maggioranza (e il mio voto conta) si cambia musica”.
    E’ un’altra strada, più pragmatica, meno chiara, ma comunque rispettabile.
    Vedremo i risultati a settembre, alle elezioni. E’ certo che su alcuni punti chiave si dovrà giocare tutta la credibilità di questo nuovo assetto del Consiglio. Primo tra tutti: fuori tutte le attuali cariche dalla Fondazione, Schiattarella compreso; secondo, assemblea aperta con gli iscritti per la riscrittura delle regole della Fondazione.

  21. G.luca scrive:

    Allora vediamo subito all’opera il nuovo consiglio con nuovo presidente sul caso Zampolini!
    Aspettiamo pazienti, sul greto del fiume.
    saluti

  22. Maurizio scrive:

    E allora vediamo cosa cambierà da qui a settembre: bilanci trasparenti? Concorso per le cariche invece che incarico diretto nelle srl dell’ordine? Procedimento deontologico per gli architetti eccellenti che lavorano gratis per il pubblico e per chi svolge la docenza universitaria a tempo pieno ma fa la libera professione? Vedremo.. Ma mi chiedo, se non ne hanno avuto il coraggio fino ad ora, perché dovrebbero cominciare adesso? Come diceva Don Abbondio “se il coraggio non ce l’hai non te lo puoi dare”

  23. candido scrive:

    Non vorrei essere proprio io quello che dà le brutte notizie a Don Alcaro della Mancia ma la linea ufficiale di Amate l’architettura è proprio quella che lui avversa: chiedere le dimissioni dell’intero consiglio (lo dice l'”editoriale” da cui è partito questo florilegìo di ragionamenti). Giorgio ha solo ribadito quello già scritto. Strano che se ne sia accorto solo dopo diversi giorni…

    Scopro con piacere che alcuni hanno, improvvisamente, sostituito la clava con il fioretto. Quando ero io ad invocare un approccio meno manicheo sono stato subissato di critiche ed insulti, ora invece scopriamo anime più sensibili che cominciano a non agire con la rigidità del biancoenero ma con la ricchezza del grigio, così pieno di sfumature. Tanti distinguo e chiarimenti a giustificare posizioni non così nette come quella di Amate. Un clima più armonioso in cui tutti, carinamente, rispettano le posizioni degli altri, che bel clima!!

    Calcaprina, poi, ci spiega addirittura che Christian Rocchi ha svolto un lavoro durissimo (se lo dice lui…). Trovo “simpatico” poi che ci chiarisca che il consigliere, per protesta, non ha più partecipato alle riunioni del consiglio… Se non era daccordo poteva dimettersi come l’ex presidente. Scusate ma da fuori mi sembra la posizione più semplice e chiara (ma ecco ancora le famose sfumature…). Sarebbe stato un passo in più verso quello che chiede Amate a gran voce, da tempo. Quindi, con un sillogismo bislacco ci spiega che Rocchi è uno al di sopra di ogni sospetto, bo! Non vedo il nesso.

    Poi si torna ad una delle ossessioni di alcuni, la fondazione.
    Avevamo già discusso di questo tema ma sembra un nervo scoperto che toglie il sonno a qualcuno. Il problema non mi sembra molto urgente rispetto a scelte più impellenti per tutti noi: lavoro, lavoro, lavoro!!!

    il fiorettista candido

  24. Giulio Pascali scrive:

    @Candido
    mentre lavori di fioretto a individuare la pagliuzza negli occhi di Al’A
    ci dici qualcosa sulla trave che hai alle spalle?
    Insomma,
    il presidente si è dimesso a causa di alcuni facinorosi: sai per caso chi è questa potentissima minoranza in grado di mettere in difficoltà il nostro diciottennario presidente?
    adesso si apre il dopo Schiattarella: pensi che chi ne raccoglierà l’eredità debba operare in continuità con la precedente gestione? o pensi che si debba provare a cambiare registro? in cosa?
    Inoltre, che giudizio dai TU su questo consiglio (nel suo complesso): pensi che debba essere azzerato? o pensi che debba tentare di ricompattarsi per finire il mandato?
    In ogni caso cosa chiedi TU dal prossimo consiglio?

    Infine, visto che la carica di presidente della Fondazione è una carica conseguente al ruolo di Presidenza dell’Ordine, non credi che sarebbe corretto che Schiattarella si dimettesse anche da questo incarico?

    Noi abbiamo espresso una posizione chiara di non fiducia verso chi rappresenta oggi un’istituzione che per anni è stata appiattita sulle posizioni di Schiattarella.
    Non abbiamo altro potere se non quello di opinione (men che meno quello di determinare la caduta di un consiglio).
    Rocchi è stata l’unica voce coerentemente in dissenso dentro a questo consiglio, non da ieri.
    Questo gli da la credibilità per proporre alternative al commissariamento.
    Quindi se il consiglio troverà un equilibrio e nominerà un nuovo presidente, non potremo fare altro che prenderne atto e continuare a chiedere che vengano fatte le cose che da sempre chiediamo.

  25. Flavio Ceccarelli scrive:

    Mi e’ stato suggerito questo sito da colleghi e lo seguo da poco tempo, forse e’ per questo che non ho capito alcune cose sugli Ordini (territoriali in genere che io ritengo abbiano molte responsabilita’). Scusate ma da quanto ho letto voi avete promosso una serie di azioni negli anni contro l’ordine, ora il presidente si è (finalmente!) dimesso e allora non capisco la difesa d’ufficio dell’ex presidente Alcaro e quella dell’attuale Calcaprina in favore del Consiglio. Anche voi tutti amici che fate finta di essere “contro” ma in realtà “inciuciate? ” Non c’è speranza..

  26. candido scrive:

    @Giulio Pascali
    veramente io non cerco la pagliuzza negli occhi di Al’A ma evidenziavo solo che imporovvisamente si lavora di fino, visto che fino a ieri si tagliava tutto con l’accetta, mi sembrava chiaro il ragionamento… Al’A fa quello che vuole e non sono certo io a fare le pulci.

    Un caro saluto a Fabrizio che almeno, questa volta, non mi ha sparato a pallettoni. E’ proprio tutta un’altra aria!

    Per quanto riguarda i facinorosi dovete chiederlo all’ex presidente, non credi? Sembra un esercizio inutile chiederlo a me.

    Anche per la Fondazione si risponde con altre domande… io non parlavo della carica di presidente (anche tutta questa attenzione alle cariche mi sembra una discussione di “palazzo”, scusami! Sicuramente non sarà così ma ne ha tutto l’aspetto) ma della necessità di parlare di cose più importanti. Mi sembrava di aver richiamato un problemino da nulla: il LAVORO!!!!!

    Mi chiedi cosa penso del consiglio; ma quando scade precisamente? Questo non è un aspetto marginale. Anche la vostra richiesta di azzeramento è solo politica. Cosa dicono le leggi? Se si dimette un presidente si deve tornare alle elezioni? Non credo, altrimenti già sarebbe stata avviata la procedura quindi è del tutto discrezionale…

    Se poi il dopo schiattarella è solo rivedere la fondazione mi sembra un pò poco e marginale. Io non ho idee così nette e affilate come le vostre sull’ordine; a me interessa solo che il lavoro sia al centro dei ragionamenti di chiunque; mi sembra sufficiente, no?

    il monotematico candido

  27. Giulio Pascali scrive:

    @candido
    sono già delle risposte politiche e programmatiche: il Lavoro prima di tutto
    una base importante da cui partire

    @flavio
    non capisco la tua perplessità sulla difesa “d’ufficio”, immagino di Christian Rocchi, un consigliere che è sempre stato contiguo a noi che ora propone di ricercare nuovi equilibri dentro all’attuale consiglio
    in questa ricerca noi non c’entriamo e non abbiamo alcuna voce in capitolo
    non vedo perchè se in un commento gli si attribuisce l’onore della credibilità, questo debba essere letto come un inciucio

  28. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Gentile Flavio Ceccarelli evidentemente non sono riuscito a dare un senso compiuto a quanto ho scritto. Non ho fatto una difesa di ufficio del Consiglio attuale, anzi ho ribadito che la linea di Amate l’Architettura (e perciò mia perché sono il presidente) è la richiesta di dimissioni del Consiglio (e quindi con conseguente commissariamento) per una naturale coerenza con quanto abbiamo rilevato e contestato in questi anni.
    Detto questo, dato che Daniele criticava aspramente Rocchi per il suo intervento mettendolo alla stregua degli altri consiglieri, ho cercato di fare presente che Rocchi in questi anni è stato relegato spessissimo al ruolo di opposizione e che ha cercato di promuovere delibere in favore della trasparenza delle procedure. Tutto ciò è verificabile anche dagli abstract delle sedute del Consiglio.
    La mia perciò era una difesa della persona e non del Consiglio. Ho altresì scritto che, pur rispettando la persona, sono in contrasto con la linea politica che sta tenendo: utilizzare la fine del mandato per fare le riforme non fatte finora. Rispetto la persona, rispetto anche la linea politica ma non la condivido, come il resto del Movimento.
    Marco Alcaro (il nostro ex presidente) è in dissidio, lui crede in un’altra visione politica. Ma noi abbiamo votato all’interno del Consiglio di Amate l’Architettura e si è presa un’altra linea.
    Quale è il problema? In democrazia la differenza è il sale. E noi ci permettiamo il lusso di essere anche trasparenti nelle differenti visioni che abbiamo.
    Peccato che non sei stato presente alle riunioni di bilancio degli anni precedenti, dove le abbiamo cantate sonoramente ai nostri “amici” (come tu li definisci) del Consiglio.
    Ti consiglio la lettura di questo articolo che ho scritto l’anno scorso. Credo che possa fare chiarezza sul nostro “fare finta” di essere in opposizione.
    http://www.amatelarchitettura.com/2012/04/come-si-difende-la-dignita-della-professione/
    Se vuoi conoscerci di persona e capire chi siamo ti posso invitare ad una delle nostre riunioni.
    Ti saluto cordialmente.

  29. Giovanni scrive:

    Io non credo a chi dice di fare il bene dell’Ordine stando gomito a gomito con chi non condivide niente. Rocchi mi avrebbe convinto di più se si fosse dimesso.

    buon lavoro a Amate l’Architettura

  30. Tommaso C. scrive:

    Sulla pagina dell’Ordine solo una 40ina di messaggi di solidarietà al presidente Schiattarella dopo 14anni di governo su 18.000 iscritti, qualcosa vorrà dire…un fallimento vero, che tutti abbiano tirato un sospiro di sollievo alla sua dipartita?

  31. […] l’Architettura nel gennaio scorso aveva chiesto le dimissioni dell’intero Consiglio, forse, con meno arroganza e maggiore senso della misura, ci sarebbe stato risparmiato lo […]

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