Expo 2015, un concorso senza coraggio per il Padiglione Italia

8 gennaio 2013

La pubblicazione, tanto attesa, del bando per il concorso del Padiglione Italia all’Expo del 2015 sembra lasciare tutti insoddisfatti.

Le motivazioni di ordine squisitamente tecnico per cui il bando viene definito deludente sono argomentate chiaramente dal CNAPPC in una recente nota, con cui si può a grandi linee essere d’accordo. Ma il bando delude anche sul piano deontologico, poiché per almeno due ragioni non perviene all’obiettivo di preservare la dignità professionale:

primo, è stato enfaticamente annunciato come un concorso per giovani architetti e invece per la partecipazione il bando richiede da subito il possesso di imponenti requisiti tecnico-organizzativi oltre che economico-finanziari, benché si possa ricorre allo strumento dell’avvalimento;

secondo, s’è parlato tanto di padiglione emblema del “Made in Italy” e poi non c’è stato, probabilmente perché prigionieri di una mentalità provinciale, il coraggio di procedere con un concorso riservato a professionisti italiani.

Certo è, che un concorso così rilevante, in un momento storico di particolare crisi per il paese, poteva costituire il giusto mezzo di riscatto per l’Architettura Italiana.

Esaminando il bando si ravvisano sia responsabilità dirette di Expo spa che difficoltà suscitate dal Codice degli Appalti.

In effetti, rispetto alle seconde responsabilità, quelle indotte, è proprio il Codice degli Appalti che non è mai riuscito a fornire una guida decisa, un format di bando chiaro e inequivocabile, vincolante per tutti, onde evitare libere interpretazioni degli enti banditori, specie se chi programma non ha l’esperienza adeguata o non ha a cuore l’architettura. È urgente la riscrittura del Codice.

Una soluzione ci sarebbe, incaricare Perelà di redigere un nuovo Codice (si cita il romanzo futurista di Aldo Palazzeschi), che finalmente risolva ed appiani tutti i problemi lasciati insoluti dalle leggi «decrepite e grinzose» oggi in vigore e dalla ininfluenza dei rappresentanti degli Ordini professionali sempre meno autorevoli nel tutelare la professione, incapaci di conquistarsi la giusta considerazione degli enti banditori.

Non c’è da fidarsi più di nessuno, ogni desiderata dei vertici di “Expo” è stato immediatamente contraddetto dai fatti: “faremo un concorso per giovani talenti”, “stiamo costruendo un bando aperto”, “i criteri premieranno la qualità”. Solo annunci sconfessati da una stesura di bando che ha interpretato nella maniera peggiore e inutilmente restrittiva il Codice, declinata dalla filosofia delle gare per engineering. Niente a che vedere con i concorsi di architettura: giuria a sorpresa, che non aiuta l’ampia partecipazione; criteri molto impegnativi, che possono essere adempiuti solo da società affermate; incertezza nel numero e nel tipo di elaborati, che, per incomparabilità delle proposte, non tutelano i concorrenti di equo giudizio, oltre che, avendo introdotto una approssimativa procedura online, non si chiariscono le modalità con cui la giuria valuterà i progetti (a monitor, proiettati, stampati… tutto insieme).

Di fronte a tanta incertezza milanese ma soprattutto registrando l’ennesima diversa interpretazione procedurale dimostrata con il terzo bando di concorso in breve tempo, dopo Architetture di Servizio e Velodromo Vigorelli, non ci resta che attendere che dal camino scenda il nostro Perelà – eroe di fumo – a riscrivere il Codice.

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Prima dell’uscita del bando di Concorso era stato scritto:

Milano 1906-2015: tutto è cambiato, niente è cambiato.

Milano, 17 novembre 2012, dopo più di un secolo la Città ospiterà nuovamente l’Expo, cosa è cambiato dalla prima volta?

La prima Esposizione Internazionale di Milano si svolse nel 1906 in padiglioni ed edifici appositamente costruiti alle spalle del Castello Sforzesco (l’attuale Parco Sempione) e nell’area dove dal 1923 sorgerà la Fiera di Milano. Per l’occasione le nuove costruzioni furono 225, tra gli interventi più rappresentativi si ricordano quelli dell’architetto Sebastiano Locati, tra cui l’Acquario Civico risultato di particolare pregio in stile liberty. Le nazioni partecipanti furono 40, gli espositori 35.000, i visitatori furono oltre 5 milioni, una cifra record per l’epoca. Il tema fu quello dei trasporti.

L’immagine simbolo dell’esposizione fu realizzata dall’artista triestino Leopoldo Metlicovitz che vinse il concorso per il manifesto, celebrava l’apertura del traforo transalpino del Sempione completato proprio nel 1906 (e da cui il parco prende il nome) rendendo possibile la prima linea ferroviaria diretta tra Milano e Parigi. Il 3 agosto, nella galleria d’Arte decorativa italiana e ungherese scoppiò un incendio che distrusse diversi edifici tra cui il Padiglione dell’Architettura. In quaranta giorni i locali andati distrutti furono ricostruiti e nuovamente inaugurati alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Il 1 ottobre fu anche inaugurata la sezione d’arte decorativa ungherese alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri Giovanni Giolitti.

La nuova Esposizione Internazionale di Milano si svolgerà tra pochi mesi, nel 2015, su un’area del sito espositivo di 1,1 milioni di mq, a nord-ovest della Città, adiacente al nuovo complesso Fieristico di Rho. Per l’occasione nuove costruzioni, padiglioni ed edifici, saranno appositamente costruiti, tra cui le architetture di servizio. Le nazioni partecipanti al momento sono 108 su 130 stimati, con 21 milioni di visitatori attesi. Il tema è quello dell’alimentazione.

L’immagine simbolo dell’esposizione sarà affidata al Padiglione Italiano, da realizzare sulla base di un primo concept che sarà sviluppato dal regista di spettacoli Marco Balich  su investitura diretta, creativo italiano di fama mondiale per aver curato le cerimonie olimpiche di Torino 2006 e Londra 2012, e già aggiudicatario di Rio 2016. Inoltre, secondo le prime notizie che si apprendono, il Padiglione Italiano, del valore di circa 35 milioni, sarà frutto di un concorso internazionale realizzato in collaborazione con il CNA, aperto anche ai giovani e sarà lanciato entro novembre, per ottenere il preliminare entro il 30 marzo.

Pertanto, esprimiamo piena soddisfazione per la strada finalmente intrapresa dal Commissario Diana Bracco verso l’espletamento dell’atteso concorso internazionale di architettura però allo stesso modo desideriamo che sia un concorso vero, con giuria qualificata, bando esemplare, incarico al Vincitore.


2 Commenti a “Expo 2015, un concorso senza coraggio per il Padiglione Italia”

  1. Signori, siamo di fronte ad uno sbarrramento senza precedenti per i giovani Architetti Italiani (per inciso mi chiedo giovani fino a 40 anni?):
    come si può aprire le porte alle nuove leve se il concorso in questione pretende che i partecipanti debbano avere requisiti (capacità tecnico economica) equivalenti a quanto posto a base di gara?
    Potrà mai esserci un ricambio generazionale?
    Potrà mai esserci per un giovane architetto la possibilità di un serio incipit?

  2. Antonio Marco Alcaro scrive:

    E’ inutile invocare i Concorsi se non cambia radicalmente tutto il sistema dei Concorsi, se dobbiamo essere presi in giro è meglio l’incarico diretto, almeno risparmia la collettività.

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