Archive del 2013

PERSONAGGI DA CANTIERE – IL PIERINO

7 dicembre 2013

Alla realizzazione di un edificio si sa, concorrono molte figure professionali:
serve innanzitutto un committente, qualcuno che abbia un desiderio o la necessità di dare forma solida e spazio a delle esigenze;
serve un architetto che deve interpretare queste esigenze e trasformarle in disegni, idee e progetti;
serve lo strutturista che dimensiona lo scheletro dell’edificio e gli conferisce sotegno;
servono gli impiantisti, di varia natura, che automatizzano, elettrificano, climatizzano l’edificio;
serve ahimè il funzionario pubblico (serve, serve), che controlla che tutto sia pensato nel rispetto delle norme;
serve l’impresa che realizza e mette in pratica le indicazioni dei progettisti;
serve il collaudatore che verifica alla fine che tutto il processo di costruzione si sia svolto con regolarità e coerentemente con le richieste iniziali;
serve infine l’utilizzatore finale, che se è stato fortunato ha potuto esprimere la sua opinione sin dall’inizio del processo, in alternativa dovrà accontentarsi di qualche adeguamento postumo.

La lista è lunga e potrebbe continuare in funzione della complessità del progetto da realizzare. In mezzo a tutte queste figure professionali ve ne è una immancabile la cui reale utilità potrebbe essere frutto di una ricerca antropologica da premio Nobel.

IL PIERINO

Il pierino è sempre presente. Lo trovi nelle fasi di progetto, durante il cantiere e dopo i lavori.
Il pierino ha un sacco di tempo da perdere e lo dedica alla ricerca sistematica dell’errore.
Il pierino trova quindi sempre e sistematicamente errori nei progetti altrui. Nella stragrande maggioranza dei casi però si tratta di errori marginali, dettagli poco significativi; ma ai suoi occhi questi errori assumono sempre una importanza spropositata.
Avendo veramente molto tempo da perdere, il pierino può dedicare larga parte del suo tempo a studiare le motivazioni e i cavilli (tecnici, legali o burocratici) per dimostrare inoppugnabilmente la validità dell’errore da lui evidenziato.
Nonostante sia sempre presente in cantiere, la sua osservazione arriva sempre sistematicamente dopo che l’errore si è verificato, quando ormai è troppo tardi e non è più possibile rimediare senza enormi costi aggiuntivi.
Il pierino ha memoria breve, paragonabile a quella di un pesce. Quando esprime il suo parere non tiene conto dell’evoluzione del progetto o della realizzazione, il pierino fotografa la situazione così com’è e si concentra su quella. A lui non interessa quante discussioni hai affrontato, quanti compromessi hai accettato, quanta fatica c’è dietro una serie di soluzioni che sembrano a prima vista sbagliate, per lui conta solo che ora quella cosa è sbagliata e farà di tutto per farlo notare in tutte le sedi possibili. Il pierino non sa cosa sia il contesto, le condizioni in cui nascono determinate scelte.
Il pierino sa tutto di tutto ma non si occupa direttamente di niente. In generale non si assume nessuna responsabilità su nulla.
Contrastare i pierini sul loro stesso campo è praticamente inutile; il loro habitat naturale è la cavillosità tecnico normativa e siccome non sono coinvolti direttamente nella realizzazione dell’opera hanno tutto il tempo di approfondire e aggiustare il tiro se per caso si riesce a metterli in difficoltà.
Il pierino, avendo memoria corta, anche se per una volta si riesce a confutare efficacemente le sue osservazioni, è capace di ritornare sullo stesso argomento a distanza di tempo costringendoti a ripercorrere tutta la trafila di spiegazioni già fatta.
Il pierino ritorna sulle sue posizioni a distanza di tempo finché non cedi.
Il pierino sceglie la sua vittima con cura, selezionandola pazientemente tra i soggetti più deboli del processo costruttivo; quelli che si danno più da fare, che facendo sbagliano e che sono spesso in tale affanno da non avere nemmeno il tempo di prepararsi a controbattere.
L’architetto è la preda naturale del pierino.
Il pierino più subdolo è capace di tirare fuori un problema a distanza di anni; in genere si prepara meticolosamente per questo; tiene archivi aggiornatissimi di cui solo lui conosce i segreti; redige verbali minuziosi di ogni cosa; tutto materiale che tira fuori sempre nel momento meno opportuno rinfacciandoti impegni presi 3 anni prima e non rispettati; tu sai perfettamente di aver già fornito la risposta adeguata al problema, spesso il problema è già stato risolto, ma non hai tenuto un archivio altrettanto aggiornato.
Nel tempo che perdi a ricostruire la vicenda il pierino ha già diffuso e divulgato a tutti il problema; quindi, anche se hai ragione, sei destinato a soccombere comunque perché tutti gli stanno già dando ragione.
Spesso il pierino, non sapendo bene a cosa appigliarsi, agisce per ipotesi assurde adottando la tecnica della esclusione di probabilità. La tecnica consiste nel ricercare certezze assolute su materie che sono per definizione probabilistiche o che sono dipendenti da fattori esterni e non controllabili (dalle previsioni meteo alle pratiche burocratiche): “bello questo bagno, ma che succede se qualcuno fa la pipì fuori? eh? ci avete pensato? non sapete che l’ultima Circolare Ministeriale esplicativa 234/13 ha circostanziato con chiarezza le responsabilità del datore di lavoro nei confronti dell’utenza definita dall’allegato C come altamente schizzinosa?”
Il pierino in genere non agisce direttamente, ma mette ed insinua il dubbio nella testa delle persone, lasciando che altri si prendano la briga di chiedere i dovuti chiarimenti.
Difficilmente si troverà un pierino seduto ad un tavolo per capire o risolvere un problema; infatti nella maggior parte dei casi non si tratta di un problema suo; ciononostante non si esime mai dal fornire buoni consigli a chi li interpella. Nei rari casi in cui si riesce a farlo sedere per un confronto la sua posizione sarà sempre legata ad una interpretazione restrittiva della norma o ad una richiesta di certezze assolute: per il pierino le cose sono o bianche o nere.
Il pierino adora le procedure. Spesso gran parte del suo lavoro consiste nell’inventarsene di nuove.

Il pierino si annida sotto varie forme e in molteplici ruoli.
Lo trovi vicino a chi comanda, in ruoli di secondo ordine ma decisivi per il processo decisionale (tipo consigliere riservato del Dirigente o uditore in un consiglio di amministrazione); in genere ha costruito la sua carriera proprio attraverso la demolizione sistematica delle attività svolte dagli altri. Interviene soprattutto nelle fasi di progetto e in tutte le situazioni in cui occorre fare una scelta fondamentale per il processo edilizio. In genere solleva un problema in prima persona solo se ha una soluzione a portata di mano.
La soluzione è sistematicamente quella che complicherà di più la vita a tutti quanti.
Successivamente scompare, non firma e non si impegna su nulla. Riappare dopo per criticare le conseguenze delle scelte da lui stesso determinate.

Il pierino lo trovi per le strade, sotto forma di anziano pensionato, che si aggira intorno al cantiere. Predilige opere idrauliche e stradali, purché con molti scavi e trincee. La sua preda preferita è l’operaio generico al quale si affianca con finto disinteresse chiedendo informazioni sulle opere in corso. L’equivalente femminile attira le sue prede offrendo tazze di thé o di caffè. La strategia di caccia si conclude con la richiesta di spostamento di un palo della luce o di una panchina; opere relativamente innocue che l’impresa finisce con l’eseguire pur di levarselo dai coglioni. Le vittime più sfortunate si vedono costrette a realizzare un intero impianto di depurazione al servizio del quartiere. Il conto sarà puntualmente addebitato al Direttore dei Lavori.

Una variante del pensionato è costituita dal condomino tuttologo. Ogni condominio che si rispetti ha un condomino tuttologo e tuttofare. Si tratta generalmente di un pensionato, ma potrebbe anche essere un temporaneo disoccupato; anche se non viene pagato per quello che fa, tende a prendersi carico dell’organizzazione del condominio: tiene i conti, chiama il giardiniere, fa riempire la cisterna di gasolio. Conosce a menadito il fabbricato e si aggira tra le impalcature impartendo raccomandazioni all’impresa e alla Direzione dei Lavori. Sulle prime fa comodo averlo come supporto per risolvere alcune questioni di organizzazione (da dove si prende l’acqua, quanta energia si può utilizzare, ecc.). La situazione degenera quando il tuttologo tuttofare comincia a molestare gli operai pretendendo che adottino la specifica tecnica di rinzaffo detta “a volo di colibrì”. L’operaio, in genere un rumeno di novanta chili che conosce il mestiere da più di 20 anni, per un poco abbozza; quando smette di parlare in italiano imprecando parole intraducibili è il momento di intervenire distraendo il condomino con altre questioni.

Vi è poi il committente autonomo. Ha chiamato l’architetto perché lo hanno costretto, o perché dicono che faccia figo. Ma in realtà vorrebbe fare tutto da solo, se potesse eviterebbe di chiamare persino l’impresa. Avrebbe voluto studiare architettura ma gli sono mancate le palle e si è iscritto ad economia e commercio. In genere lo riconosci perché al primo incontro ti si presenta con un progetto già fatto, solitamente disegnato con “The Sims” o altri software giocattolo, tentando di scopiazzare una villa di AD. Si divide in due categorie. L’indeciso: cambierà idea molte volte e alla fine sarà sempre colpa tua se quel lampadario è finito appeso al pavimento. Il decisionista, per il quale tu sarai sempre un incapace: anzi ti ha assunto apposta per dimostrartelo. Con questa categoria potete fare poco, sono loro che pagano, anzi, questo aspetto fa propendere molti studiosi a considerare il committente autonomo una forma ibrida di pierino a causa del suo interesse diretto nel progetto.

Tutti i pierini sono pericolosi ma vi è categoria che viene unanimemente considerata la più insidiosa di tutti: il collega architetto.Il collega architetto è in effetti il più subdolo e velenoso. Il collega architetto agisce attraverso l’utilizzo feroce della seguente assunzione: “lui l’avrebbe saputa fare meglio”. La strategia del collega architetto si basa sullo spostamento laterale dell’obbiettivo e sull’attesa. Il suo obbiettivo è sempre l’architetto già incaricato (o al limite l’impresa sconosciuta) ma la sua strategia si indirizza principalmente sul committente. Il collega architetto predilige una particolare specie di committente: il malfidato. Non è ancora chiaro come faccia ad esistere questa categoria di committente che tende ad incaricare professionisti dei quali non si fida per nulla e che mette sistematicamente in discussione chiamando altri professionisti per verificare la validità di ogni loro scelta; si ipotizza che tale sfiducia sia originata dal basso compenso che riceve l’architetto stesso. Il collega architetto sfrutta la naturale sospettosità del committente, attende paziente una sua telefonata per un parere su un cantiere in corso (anche un invito a cena può essere utile): a quel punto basta un passaggio solo in cantiere, una sbirciata agli elaborati di progetto, anche solo una alzata di sopracciglio al perlinato del sottotetto fatta tra un pollo con patate e un tiramisù, e il professionista incaricato è spacciato.

il Forum “Corviale 2020”

20 novembre 2013

Amate l’Architettura sostiene da anni il recupero di strutture e di quartieri che sia dal punto di vista architettonico ed urbanistico che da quello sociale ed economico, mostrano di possedere potenzialità fuori dal comune, grazie anche a persone ed associazioni impegnate da anni a promuovere soluzioni volte alla loro completa riqualificazione.
E’ il caso di Corviale, edificio residenziale popolare, realizzato negli anni ‘70 da una equipe di architetti romani (Federico Gorio, Piero Maria Lugli, Giulio Sterbini, Michele Valori) coordinati da Mario Fiorentino, da anni divenuto un laboratorio di studio per la sua riqualificazione. Il Forum, giunto alla seconda edizione, è il fulcro dell’attività e del confronto tra i suoi protagonisti e i cittadini.

Promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dal Dipartimento Architettura e Progetto dell’Università di Roma La Sapienza e da Roma Capitale con la collaborazione dell’Associazione Corviale Domani, Corviale 2020 si snoderà in una serie di appuntamenti ed eventi tra giovedì 21 novembre 2013 e sabato 23 novembre 2013.

Amate l’Architettura, presente anche alla prima edizione del Forum, nel 2012, parteciperà con un contributo di Giorgio Mirabelli nei cosiddetti “Cantieri”, due confronti pubblici, che si terranno rispettivamente alla Sala Consiliare del Municipio XI (venerdì dalle 9.00) e al Mitreo – Arte Contemporanea, sui seguenti temi:

Un piano strategico condiviso per lo sviluppo locale di conoscenze, formazione, ricerca e innovazione, basato su economia verde e reti, in un contesto di rinnovata qualità urbana e paesaggistica. Verso le linee guida per un concorso internazionale.” e

Benessere Equo e Sostenibile (BES) la prevenzione, la coesione sociale e territoriale, l’occupazione, il recupero del disagio, i beni comuni e relazionali, arte, cultura, sport, tempo libero, gli orti urbani, il valore dei rifiuti del riuso e dello spazio pubblico, l’economia civile e partecipata. Profitti sociali per la qualità della vita.”

Invitiamo i nostri lettori romani ad intervenire o semplicemente a lasciare un loro contributo personale su Corviale in questo blog.

Qui il programma del Forum Corviale 2020: programma_forum_corviale

Qui uno straordinario contributo di Salvatore D’Agostino e Isidoro Pennisi sul blog Wilfing Architettura, che ripropone la videoregistrazione e la trascrizione di un’intervista nella quale Mario Fiorentino espone il progetto di Corviale, mostrata presso la Galleria di Arte Moderna di Roma e la Triennale di Milano nel 1981: link

Qui il link all’Associazione “Corviale Domani”

E qui, proprio per chi non sapesse nulla riguardo a quest’opera emblematica, la voce di Wikipedia su Corviale.

Biennale di Venezia di Architettura.Cercasi curatore (per merito) del padiglione Italia

18 novembre 2013

Come per la passata edizione, a sette mesi dalla quattordicesima Biennale di Architettura del direttore Rem Koolhaas, il Padiglione Italia non ha ancora un curatore. Si dirà che è colpa della disorganizzazione ministeriale, del governo che non si appassiona a sufficienza al dibattito architettonico. Ma, forse, è anche il segnale dello scarso credito di cui godono, nella percezione diffusa, l’architettura italiana e i suoi artefici. Per capirne le cause ..
Eleonora Carrano su:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/18/biennale-di-venezia-cercasi-curatore-per-merito-del-padiglione-architettura/781190/#disqus_thread

Piediperterra a Morena DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013

16 novembre 2013

(con preghiera di diffusione)

Piediperterra a Morena DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013

Carteinregola con Comitato di Quartiere MorenaComunità Territoriale del VII Municipio

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA Piediperterra Morena comunicato 12 NOV

Un anno fa nasceva Carteinregola  e veniva lanciato il primo “Piediperterra”, un’esplorazione urbana attraverso  un percorso a piedi,  per parlare delle criticità di tre quartieri di Roma, da Ponte Milvio al Pantheon. In un anno tante cose sono successe: a partire dal presidio di quattro mesi promosso da Carteinregola con  altre reti romane contro le delibere urbanistiche, e dalle elezioni che hanno portato al governo della città una nuova maggioranza e   e un nuovo Sindaco, che si è impegnato davanti ai cittadini a “cambiare tutto”…

Così  abbiamo pensato di organizzare il secondo  “Piediperterra” in una realtà diversa, oltre il raccordo anulare, in un quartiere che dagli anni ’70 a oggi  è passato da 10.000 a 30.000 abitanti, con un passato  di battaglie dei cittadini per rendere gli spazi  più vivibili, con un presente in cui ci sono ancora molte criticità da risolvere ma anche molte risorse da valorizzare, e con la prospettiva di un progetto per la riorganizzazione degli spazi pubblici e privati che dovrebbe finalmente cominciare a prendere forma, promosso da Comune e Municipio.

ore 10.00 appuntamento via Casale Agostinelli 143 – fine camminata foto di gruppo ore 13.00 circa

> vai alla pagina con il racconto del percorso e le istruzioni https://carteinregola.wordpress.com/piediperterra-project/piediperterra-a-morena/

Dodici – se la periferia viene raccontata da un fumetto

11 novembre 2013

dodici“Mi pare che la carta dell’ONU reciti tipo: <un quartiere ha diritto di essere chiamato tale quando ha una popolazione disposta a scrivere ‘NOMEDELQUARTIERE + REGNA’ in ogni angolo della città”

Così Zerocalcare (fumettista italiano) nell’ultima sua opera (DODICI) ci propone la sua definizione di quartiere.

“Rimango convinto che dopo ‘Forza Roma’ e ‘Viva la fica’ la scritta di senso compiuto più diffusa a Roma negli anni novanta fosse ‘REBIBBIA REGNA’. “

Rebibbia, per chi non lo sapesse è un quartiere romano, addossato alla Tiburtina, che prende il nome dalla presenza ingombrante dell’omonimo carcere.

Rebibbia è un quartiere dove non si arriva per caso, ci devi volere andare, ed è anche un quartiere, come tanti a Roma, frutto di evoluzione urbana caotica e incontrollata, privo di riferimenti forti; in bilico tra l’abusivismo anni ’70 e i quartieri modello INA-Casa. Qui vicino è stato realizzato il quartiere modello di Ridolfi e Quaroni, ma nemmeno questi pregevoli interventi hanno saputo dare al quartiere una identità urbana.

Rebibbia non è più neanche periferia: il centro si è allargato inglobando i suoi confini ma tenendoli debitamente fuori da sé. La Periferia è oggi molto più lontana. Il confine della città si misura ormai con il Raccordo (il GRA del Leone d’Oro). In mezzo però ancora molte zone faticano a trovare un senso o una identità. E quando cominciano a trovarlo, la sensazione di chi ci ha vissuto è che qualcosa si perda per strada. Ciò che prima era margine, territorio di emarginati ed esclusi, oggi comincia a essere luogo di “conquista” da parte di estranei: gli zombies immaginati dalla storia sono infatti, non a caso morti-viventi, figure ibride adatte ad un quartiere sospeso a metà tra il centro e gli estremi, incapace di sapere se vivere o morire. A contrastare l’imminente gentrification restano la presenza ingombrante del carcere e i suoi abitanti più fedeli; personaggi al limite tra il reale e il mitologico, che nel tempo hanno costruito l’identità stessa del quartiere. Nascono così nell’immaginario popolare personaggi come “er Paturnia”, bullo del quartiere, a cui viene accreditata niente di meno che la diffusione dell’aviaria in europa, deciso a salvare quel che resta dei superstiti perché Rebibbia “è il suo quartiere” e dopo anni di vessazioni, sente di portare il peso della “educazione” dei suoi abitanti: “nessuno pensa mai alla responsabilità sociale del bullo”. Oppure Ermete che difende eroicamente la sua casa dall’invasione preveggendo il complotto che sta dietro l’arrivo degli zombies: “questa non sarà mai una terra di fottute apericene. Quantevveroiddio Rebibbia non sarà il nuovo Pigneto!”

Un quartiere che, se privo di elementi e icone architettonici, non manca di crearseli. C’è il carcere che caratterizza il quartiere con la sua granitica lentezza, il suo ritmo lento, dovuto da chi sa di dover aspettare. Ci sono però anche luoghi e miti che nascono totalmente dalla fantasia popolare; luoghi come la piazza del Mammuth, dovuto ad una storiella inventata per rimorchiare, o come il Cristo di Hokuto, nato dalla ibridazione vandalica di una edicola sacra con il Manga di Ken il Guerriero.

Miti e luoghi che per resistere, hanno bisogno che qualcuno continui a raccontarli o a tramandarli, almeno finché qualche architetto/urbanista non decida di rappresentarli o di scoprirne il mistero radendoli al suolo.

I ragazzi protagonisti della storia alla fine fuggono via disillusi ma il racconto del quartiere resta, nascosto tra le pieghe di una storia di fantasia.

Amate l’Architettura REGNA!

Il diritto alla città e le praxeis dell’Arte

8 novembre 2013

Nell’ambito del Festival ExPolis 2013, diretto da Marco Maria Linzi e Massimo Mazzone,
al Teatro Bene Comune, VENEZIA LIDO,
i giorni 07 e 08 Novembre 2013 a partire dalle ore 19.00 è di scena:

“El derecho a la ciudad y las praxeis del Arte”
Il diritto alla città e le praxeis dell’Arte

Rassegna video, performances, installazioni e dibattito.
Il progetto nasce nella continuità ideale con le operazioni realizzate dai collettivi:
GLAC e Com. Plot S.Y.S. tem nelle Biennali Architettura 2006 e 2008 dirette da Juan Pedro Posani del Padiglione Bolivariano del Venezuela
, operazioni che hanno visto un ricco cartello istituzionale allora composto dalle Rappresentanze Diplomatiche di Venezuela e Argentina, da La Biennale di Venezia, dalla Direzione Generale DARC/PARC, dal Padiglione italiano, da molte Università Italiane e celebri associazioni culturali.

Le rassegne video, le tavole rotonde, le esposizioni allora realizzate, hanno generato molte molte altre attività, quali Festival Internazionali (di cui ExPolis forma parte), seminari, anche in altre sedi come la Triennale di Milano, al Teatro della Contraddizione e in molti altri luoghi in Italia e Europa avviando un ragionamento mai interrotto sulla relazione Arte/Architettura.

A partire dagli anni ’90 moltissimi gruppi e singoli, sia artisti che architetti, sociologi urbani e attivisti, hanno promosso quel fenomeno che oggi si chiama ,
una coniugazione di ricerca sia estetica che sociale e politica fortemente critica nei confronti del Capitalismo finanziario
, processi che la stessa Biennale ha esposto soprattutto a partire dall’edizione 2000 curata da Fuksas ma anche con l’edizione 2008 di Betsky.

In questo ambito culturale di analisi della , e del proponiamo la proiezione del video di GLAC, visibile su youtube, proprio al Teatro Marinoni e a partire da questo filmato, sviluppare un incontro internazionale indipendente e autofinanziato, delle installazioni temporanee, delle performances, delle discussioni tematiche invitando molti collettivi da ogni luogo che da anni lavorano a questi temi: GLAC, Caracas, Com. Plot S.Y.S. Tem, Roma, ON/Stalker, Roma (Skype da Santiago del Cile), Teddy Cruz, U.S.A., Giulia Mazzorin Andrea Curtoni, Venezia, Nicola Di Croce, Venezia, Circolo Berneri, Arezzo, Escuela Moderna/Ateneo Libertario, Barcelona, Collectiu Acciones Urbanes, Barcelona, Rural Boxx, Venezia, Ctrl+Z, Davide De Merra, Alberto Abruzzese (Skype da Sao Paulo Brazil), Enzo Comin, Pordenone, Anche tu sei collina, Vittorio Veneto, s.o.s. Workshop, Milano, BreRaum, Milano, OZU-Officina Zone Umane, Rieti, Santiago Cirugeda, TXP y la Red española de Arquitecturas Colectivas, Cantieri d’Arte, Viterbo, Metalocus, Madrid, Giorgio Byron-Davos, Atene, Antonio Arevalo, Roma, Massimo Mattioli, Artribune, Torino, Botto e Bruno, Torino, Domingo Mestre, Valencia, Rosanna Antoli, London, Alain Urrutia, Bilbao, etc.

Quando un grande quotidiano diffama gratuitamente una categoria

Questa mattina, 8 novembre 2013, Amate l’Architettura ha inviato una lettera via P.E.C. al Presidente dell’Ordine degli architetti p.p.c. di Roma, invocando un suo intervento contro un articolo gravemente diffamatorio per la categoria degli Architetti, dal titolo:” le follie degli architetti, quando il progetto è ridicolo”. Vi riportiamo il testo della lettera:

c.a. Presidente Livio Sacchi: richiesta di azione in difesa del decoro professionale contro il quotidiano La Repubblica

Egregio presidente, ti scrivo per segnalarti un articolo apparso sul sito online del quotidiano “La Repubblica”, link altamente lesivo dell’immagine e del decoro degli architetti.
Il servizio, a cura di Pier Luigi Pisa, mostra 28 immagini di realizzazioni ridicole nel campo delle costruzioni con questo commento:
“ci sono porte sospese a cui nessuno può arrivare perché non è stata prevista una scala. E scale che non servono a nulla perché si scontrano con muri senza aperture. Il web ride dei progetti più ridicoli fotografati dai navigatori o raccolti – in questo caso – dal sito Buzzfeed. Nella maggior parte dei casi è colpa dell’architetto, in altri c’è la complicità di chi ha ristrutturato, in altri ancora potrebbe esserci lo zampino di Photoshop. Il risultato è comunque disarmante.”
Lo sconcerto e l’indignazione sale dalla affermazione “nella maggior parte dei casi la colpa è dell’architetto”.
Se avrai cura di osservare la galleria fotografica, potrai notare come la maggior parte delle foto mostra realizzazioni ridicole non strettamente attinenti alla competenza degli architetti (serve un architetto per progettare uno scivolo di un parco giochi per bambini?) se non addirittura prodotte da realizzazioni spontanee o da trasformazioni incontrollate di edifici esistenti (tamponamenti di portoni di accesso, di scale e finestre lasciando segni di elementi accessori). Alcune foto mostrano invece realizzazioni in campi di competenza completamente estranei a quelli degli architetti (sedi ferroviarie, ponti e viadotti di grande campata).
Pur sapendo che immagini del genere sono presenti da anni sul web nei siti amatoriali, mi aspetto invece, da un grande giornale, la professionalità nel presentare nel modo giusto la notizia, anche con l’intento di creare “colore”, senza ledere la dignità di una intera categoria professionale.
Mi chiedo anche come mai questo giornalista si accanisca con i soli architetti e non con altre figure professionali che condividono le competenze, se addirittura non le hanno in esclusiva, sulle opere mostrate.
Ti prego quindi, a nome della Associazione che presiedo e come iscritto, di intervenire energicamente e tempestivamente presso codesto quotidiano, con tutti i mezzi che riterrai opportuni, chiedendo in primis, un risarcimento in termini di immagine.
Ti saluto con stima.
Giulio Paolo Calcaprina, presidente di Amate l’Architettura, Movimento per l’Architettura Contemporanea e architetto.”

Invitiamo tutti gli iscritti ai vari Ordini degli Architetti di Italia di fare pressione sui presidenti dei propri Ordini di appartenenza, affinché si muovano contro il quotidiano per chiedere un giusto risarcimento d’immagine.