Notizie da inarcassa n.9

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cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Insieme a Babbo Natale è arrivata l’approvazione definitiva da parte dei Ministeri della nostra riforma previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti,  che entrerà in vigore a partire dal 01 gennaio 2013.

Nel comunicato di presentazione inviato agli iscritti e pubblicato sul sito inarcassa (vedi link), si cerca di indorare la pillola, ma la realtà, soprattutto per le giovani generazioni, è molto più amara di ciò che viene descritto:

La Riforma, garantendo agli iscritti previdenza e assistenza nel nome dell’equità tra le generazioni, salvaguarda le aspettative solidaristiche del sistema previdenziale: dal mantenimento della pensione minima per gli iscritti meno abbienti“.

Non credo che si possa parlare di equità tra le generazioni quando:

– un iscritto di 35/40 anni di oggi, andrà in pensione non prima dei 70 anni e, a parità di contributi versati con un pensionato di oggi, avrà una pensione ridotta del 60%;

– un iscritto di 62 anni di oggi, potrà andare in pensione a 63 anni con una riduzione minima del 5,8 %.

Inoltre la pensione minima sarà mantenuta, ma non per i meno abbienti, come si dice nel comunicato, ma  soltanto per coloro che avranno avuto negli ultini 20 anni di attività un reddito medio superiore a 10.500 euro, tutti gli altri (attualmente quasi 1/3 degli architetti iscritti) non avranno diritto alla pensione minima.

Colpisce la differenza dei termini usati nel Regolamento:

prima: “la pensione minima non potrà essere inferiore a ……..”

oggi: “la pensione minima non potrà essere superiore a ………”.

La verità è che la solidarietà non è sostenibile con un rapporto di 1/3 di non abbienti, se non cambia la situazione lavorativa degli architetti italiani, fra 30 anni avremo più di 30.000 colleghi con una pensione “sociale”.

Qualche volta bisognerebbe avere il coraggio di raccontare la realtà  nuda e cruda, senza per questo creare allarmismi.

Se volete conoscere nel dettaglio la riforma andate su questo link.

Se non vi siete scoraggiati abbastanza, vi ricordo che il 31 dicembre 2012 scade il pagamento del saldo 2011, non vi verrà inviato il MAV, ma dovete stamparvelo su inarcassa on line, in alternativa si può pagare entro il 30 aprile 2012 con un interesse dilatorio del 2% fisso.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di ottobre e novembre può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di ottobre, il Presidente di inarcassa ci ha informato dell’inserimento delle Casse private negli indici Istat, ciò perché lo Stato può così contabilizzare un saldo attivo di 50 miliardi nel bilancio, la cosa assurda è che in virtù di tale inserimento siamo obbligati al contenimento della finanza pubblica (Spending Review), e i risparmi che siamo tenuti ad ottenere devono essere versati allo Stato!!!

E’ una vera ingiustizia contro la quale le Casse private faranno ricorso.

Esiste un serio rischio di far confluire le Casse private nell’INPS, che per noi non sarebbe per niente un affare.

1) Poi si è passati alla trattazione dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio degli investimenti.

Ci sono stati gli interventi degli esperti che ci hanno spiegato il contesto economico che ci obbliga a essere più prudenti negli investimenti anche a costo di un minor rendimento, bisogna diminuire il rischio cambio, che nel 2011 ci ha fatto perdere molti soldi, inoltre viene evidenziata la difficoltà della gestione e del rendimento del patrimonio immobiliare dovuta all’aumento della tassazione (IMU), calo del mercato e crisi dell’edilizia.

Tutto ciò porta alla seguente proposta di modifica dell’Asset Allocation:

Monetario  2% invariato

Obbligazionario  aumentato dal 41,5% al 48,5%

Azionario  diminuito dal 20% al 15,5%

Alternartivi  11,5% invariato

Immobiliare  diminuito dal 25% al 22,5%

Dopo una breve discussione in cui sono state espresse alcune perplessità, in particolare sulla diminuzione degli investimenti immobiliari in questo periodo, dove il mercato permetterebbe di fare buoni affari, si è passati alla votazione che è passata a maggioranza.

Non è facile capire cosa sia più giusto fare in questo momento nel campo immobiliare, sono convinto che si potrebbero acquisire immobili ad ottimi prezzi e che nel lungo periodo acquisterebbero un grande valore, ma se nel frattempo abbiamo difficoltà a gestirli e a mantenerli rischiamo di rimetterci.

Per quanto riguarda l’aumento dell’obbligazionario e la riduzione dell’azionario sono sicuramente favorevole, bisogna capire se l’obbligazionario è davvero più sicuro e meno rischioso dell’azionario.

2) Si è passati poi alla votazione in merito ai contributi da destinare alla promozione della professione (da statuto sono lo 0,34 del contributo integrativo), per il 2013 l’importo a disposizione è pari a 640.000 euro, si decide di destinarli: alla Fondazione Inarcassa, ai prestiti d’onore ai giovani iscritti con età inferiore ai 35 anni, alle professioniste madri con figli in età prescolare o scolare, ai finanziamenti agevolati.

3) Si è passati poi alla votazione del Comitato di Coordinamento del CND che dovrà migliorare la gestione dei Comitati e facilitare il rapporto tra i delegati e il Consiglio di Amministrazione.

Sono stati eletti i seguenti delegati:

Architetto Salvatore Gugliara

Architetto Stefano Navone

Architetto Fulvio Nasso

4) Si è passati poi alla discussione in merito alla revisione dello Statuto, dove si è affrontato il tema di un’eventuale gestione separata inarcassa richiesta da molti, la maggior parte dei delegati, come il sottoscritto, hanno espresso la loro contrarietà a un’ipotesi del genere, ma non abbiamo chiuso la questione rimandando la decisione.

Poi si è discusso del tema della riduzione dei delegati e delle nuove regole elettorali, esiste una necessità di riduzione del numero dei componenti del CND, esiste anche una forte discrepanza tra delegati che rappresentano più di 2500 iscritti e delegati che rappresentano, in alcuni casi, anche poche decine di iscritti.

Non sarà facile arrivare a una soluzione condivisa perché esiste una forte resistenza da parte dei delegati delle piccole province che non vogliono perdere il loro ruolo.

– Nel CND di Novembre è stato approvato il bilancio preventivo 2012.

1) Il Presidente ci ha informati sull’esito del ricorso al Tar e al Consiglio di Stato sull’inserimento nel paniere ISTAT, è stato bocciato, si è deciso quindi di riccorrere in sede Europea. A ciò si aggiunge la propsta shock del Ministro Riccardi che vorrebbe obbligarci a vendere il nostro patrimonio immobiliare agli inquilini ad 1/3 del prezzo di mercato, siamo sotto ricatto del Governo e doppiamente tassati, la cosa assurda è che da un lato ci obbligano alla sostenibilità a 50 anni dall’altro se ne inventano di ogni per toglierci soldi.

Spero che l’ADEP che rappresenta le Casse private, faccia sentire in maniera forte e decisa la propria voce.

2) Prima del CND si è svolto un convegno al MAXXI di Roma, organizzato dalla neo Fondazione di Inarcassa, primo evento concreto della stessa, il Presidente della Fondazione Architetto Andrea Tomasi ha denunciato la grave situazione in cui si trovano oggi i professionisti in Italia: la scomparsa delle tariffe, la concorrenza sleale e illegale dei dipendenti pubblici, la mancanza di una legge per l’Architettura e molto altro.

I politici che hanno partecipato hanno fatto la loro solita passerella pontificando su tutto e il contrario di tutto, ma fondamentalmete lontani anni luce dalle nostre esigenze. Il Senatore Grillo ha poi esaltato il Project financing, che a mio avviso è la più grande truffa di questi decenni.

La Fondazione di Inarcassa potrebbe dare un contributo importante al sostegno della nostra professione, ma bisogna cominciare a fare azioni concrete, non è più il tempo delle chiacchiere.

3)  Per quanto riguarda l’approvazione del Bilancio preventivo 2013 emergono i seguenti dati: i redditi dei professionisti sono in calo anche per il prossimo anno (il CNA ha calcolato una perdita del 26% negli ultimi 5 anni), ma l’effetto della riforma, con l’aumento notevole dei contributi minimi, farà aumentare le entrate complessive, inoltre i nuovi iscritti porteranno quote “fresche”, il risultato sarà un avanzo economico di circa 700 milioni di euro con il patrimonio che supererà i 7 miliardi di euro.

Nel mio intervento ho fatto notare al CDA che il bilancio di previsione non tiene conto del grande numero di iscritti che saranno costretti a cancellarsi da inarcassa perché non saranno in grado di pagare i contributi minimi, questo fenomeno, sebbene, parzalmente ammortizzato dalle nuove iscrizioni, avrà sicuramente un impatto notevole nei conti di inarcassa.

Il Presidente, nella sua risposta, mi ha confermato una sensazione che avevo da tempo, esiste una volontà di “entità superiori” di fare una sorta di selezione naturale, ovvero un professionista che ha un reddito e un fatturato sotto un certo livello (10.000/15.000 reddito  25.000/30.000 fatturato) non potrà più essere iscritto alla Cassa e all’Albo e si dovrà trovare un altro lavoro, naturalmente nessuno gli impedirà di mantenere la propria iscrizione, se non il fatto di non riuscire più a pagare i contributi previdenziali, l’Assicurazione professionale, la Formazione continua e molto altro.

Ho l’impressione che la cosa non preoccupi più di tanto la maggior parte dei delegati inarcassa.

Inoltre ho chiesto che venga fatto un progetto serio e strutturato sul sistema informatico di gestione di inarcassa che è ormai diventato l’unico strumento con cui gli iscritti si confrontano: dichiarazioni on line obbligatorie, gestione MAV, richiesta DURC, accertamento con adesione, ravvedimento operoso e molto altro.

Il Presidente mi ha risposto che è in previsione un progetto, non a breve temine, ma nei prossimi anni, come si dice meglio tardi che mai.

Per la parte che riguarda gli investimenti, il bilancio preventivo si basa sui dati disponibili per il 2012 dove c’è stata un’inversione di tendenza tra i rendimenti degli investimenti immobiliari che sono crollati e i rendimenti degli investimenti mobiliari che sono in ripresa.

Mi auguro che il rendimento gestionale lordo annuo previsto dell’intero patrimonio sia corrispondente alle stime fatte, ma ho qualche dubbio.

Dopo un breve dibattito il bilancio preventivo 2013 è stato approvato con una larga maggioranza, ho paura che sarà uno degli ultimi bilanci così positivi perché, passato l’effetto della riforma, i redditi non saliranno nel breve periodo e i nuovi iscritti serviranno appena a bilanciare l’aumento del costo delle pensioni.

Notizie utili:

–  Il Parlamento ha respinto la possibilità per i professionisti, (a differenza delle imprese a cui è stata concessa), di poter compensare i debiti previdenziali e fiscali con i crediti con le Stazioni Appaltanti;

–  A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.


84 Commenti a “Notizie da inarcassa n.9”

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Caro Antonio Marco, grazie per questo servizio informativo che alcuni delegati svolgono nelle singole province ma questa forma di larga diffusione è importante.
    Una notazione sola vorrei fare: tu dici, e lo dice la legge, che le tariffe sono state abolite. Però a me sembra che quello che è uscito dalla porta rientra dalla finestra. Infatti i parametri per il giudiziale sono, in qualche misura, un punto di riferimento imprescindibile per non trovarsi domani nei guai. Mi spiego meglio. E’ evidente che non possiamo dire ai clienti (quando ci sono) che abbiamo tariffe da rispettare e sotto le quali non è possibile andare, però, basandosi sul fatto che in caso di contenzioso l’organo giudicante ha facoltà di aumentare o diminuire i compensi del 60%, questo significa che entro quella fascia è possibile ricavare uno spazio per la trattativa. Insomma, c’è un appiglio, un ancora per discutere.
    Inoltre, escludendo improbabili aumenti, vista l’entità dei parametri che non sono affatto bassi, anche una trattativa fatta con una riduzione del 40% in certi casi può essere una cifra onorevole.
    In fondo se leggi la circolare del CNAPPC, tra le righe traspare la medesima cosa.
    A me sembra, insomma, che il problema di oggi sia la mancanza di lavoro e il fatto che nessuno paga, piuttosto che l’entità dei compensi che rischiano di diventare virtuali proprio per l’abitudine ormai consolidata di non voler pagare anche a contratti firmati.
    Vorrei chiudere l’anno con questa modesta speranza, o forse illusione: le tariffe non ci sono ma è quasi come se ci fossero.
    Pietro

  2. contributi_addio ha detto:

    La finanziaria appena approvata, ha approvato un emendamento molto temuto dal presidente Camporese. I ricorsi avverso l’inserimento negli elenchi ISTAT dovranno essere indirizzati alla Corte dei Conti.
    Si profila il definitivo chiarimento in merito alle casse di previdenza dei professionisti, e cioè che
    sono pubbliche amministrazioni a tutti gli effetti.
    Ciò è molto positivo per gli iscritti, perchè gli venti anni di gestione, hanno evidenziato che
    non vi è nessuna volontà di equa gestione tra gli iscritti, ma solo la corsa a spolpare gli ultimi.
    Dire che la riforma determina una diminuzione dei trattamenti, è totalmente sbagliato e dimostra che non si è ancora compreso il sistema di finanziamento di Inarcassa.
    In precedenza, prima del 2010, la cassa non era più stabile dal punto di vista finanziario, dopo 15 anni e quindi dopo tale periodo, la pensione sarebbe azzerata.
    Significa che le ricche pensioni erano solo una promessa che sarebbe svanita nel 2025.
    Con la riforma del 2010, che sostanzialmente comporta un aumento dei contributi del 50%,
    la stabilità finanziaria era fissata a 30 anni anche se la crisi in realtà non ha mai garantito tale traguardo.
    Quindi le pensioni dopo il 2035 sarebbero state azzerata.
    Con la riforma attuale le pensioni future sono state aumentate (prima erano zero), iniziando a diminuire di poco poco quelle attuali, con diminuzioni a crescere nel tempo.
    Il fine è quello di arrivare ad una piccola INPS, quindi se ci arriviamo prima c’è tutto da guadagnare.
    Se non si consulta il bilancio tecnico, come si può apprezzare una riforma previdenziale di un ente con la gestione finanziaria a ripartizione?
    Tra l’altro, ci sarà da intervenire presto con un’altra riforma proprio per i rivolgimenti che saranno causati dagli aumenti.

  3. contributi_addio ha detto:

    Ricordo l’intervento di Pietro Pagliardini, molto critico sulla presentazione della riforma nell’incontro di Arezzo dello scorso anno.
    A riforma approvata, non una parola sui nuovi parametri di pensionamento, sull’equità intergenerazionale, sugli aumenti dei contributi.
    Riforma perfetta? E se non fosse affatto sostenibile che si fa?

  4. Pietro Pagliardini ha detto:

    contributi_addio, io ricordo di essere stato molto critico nella fondazione della Fondazione e in una gestione della Cassa molto verticistica, nella presenza di un consiglio dei delegati di cassa che è inutilmente affollato quasi quanto il Senato della Repubblica e che costa circa 4 milioni l’anno. Sulle pensioni in senso stretto non essendo un esperto ed essendomene colpevolmente disinteressato da giovane, tanto da fare la stupidaggine di non riscattare gli anni di laurea quando mi sarebbe costato pochissimo, non credo di avere detto molto, se non, questo lo ricordo, invitare i giovani a pensare, se ne hanno la possibilità economica, a farsi una pensione integrativa.
    Quanto al fatto che la Cassa possa essere “pubblica”, credo proprio che non sia conveniente proprio per i più giovani, dato che la tendenza è chiarissima: depredarla dei soldi che ha per sanare bilanci di altri oppure per fare cassa da parte dello stato. Se a te questo piace, pazienza. A me, che ho il privilegio dell’età avanzata, salvo disastri, cambierà poco, se non che andrò in pensione prima possibile, come stanno facendo tutti quelli che sono sulla soglia come me.
    Ne conosco una valanga solo nella mia città. E pensa che alcuni andranno in pensione di anzianità dovendo rinunciare al timbro, regola che è di una stupidità illimitata, visto che chi ci va diventerà solo un costo per la cassa, senza percepire nessun contributo, nemmeno quello integrativo. Il giorno prima sei architetto, il giorno dopo non lo sei più. Follia pura di cui immagino dobbiamo ringraziare l’esistenza dell’Ordine.
    Con la nuova legge questo sistema è abolito: chi ci va prima avrà una penalizzazione economica ma conserverà la sua dignità e continuerà a versare contributi, se fa reddito.

  5. contributi_addio ha detto:

    Tutti dicono di non essere esperti di previdenza, ma al contempo non vedono l’ora di andare in pensione il prima possibile.
    Anche se, giustamente, per loro cambierà poco.
    Quindi, pur ignoranti della materia, si apprezza il presto e il poco.
    Encomiabile è poi il suggerimento di cosa convenga ai giovani.
    Eccezionale infine l’analisi: depredarla dei soldi che ha per sanare i bilanci di altri.
    A mio avviso, se veramente si ritiene di non essere esperti, ci si dovrebbe astenere di dare consigli che possono solo aumentare la confusione e produrre danni.

  6. Pietro Pagliardini ha detto:

    Senti contributi_addio, se tu credi che io sia un missionario ti sbagli di grosso. Immagino invece che tu lo sia e sia disposto a sacrificarti (inutilmente) per i tuoi colleghi e per l’universo mondo. Hai anche il dono della modestia perchè hai intenzioni benefiche anonime, visto che non ti firmi. Apprezzabile!
    E’ chiaro, evidente e lapalissiano che cercherò di approfittare prima possibile della pensione, e della migliore condizione possibile con cui andarci, facendomi fare tutti i conti possibili e immaginabili, cosa che farebbe qualsiasi persona di normale intelligenza.
    Il tuo sfogo serve a niente ma di sicuro non serve a farmi sentire in colpa, su questo ci puoi giurare.
    Questo vuoto moralismo mi infastidisce e basta per la sua inutilità e la pochezza di chi lo pratica. Potrei dirti che ho versato un sacco di soldi in contributi, potrei dirti un sacco di altre cose ma non esiste motivo alcuno per dirtelo, visto che nemmeno so chi sei e non cambierebbe comunque nè la tua nè la mia situazione.
    Ma se credi di risolvere il tuo problema attaccando una persona di sicuro ti fai solo il sangue amaro. Io non me lo faccio, stanne certo. Anzi, se avessi la tua mail, appena ricevessi il primo assegno di pensione te lo comunicherei con vero piacere.
    Rilassati con l’ultimo dell’anno
    Pietro

    PS: UNA PERSONA DI COMUNE INTELLIGENZA CAPISCE QUALE SIA IL SIGNIFICATO DELLE CASSE AUTONOME ASSIMILATE AD ENTI PUBBLICI. NON A CASO LE CASSE FARANNO RICORSO A NON SO QUALE CORTE EUROPEA

  7. contributi_addio ha detto:

    A titolo informativo,
    -per l’ISTAT, seguendo i parametri europei, sono pubbliche amministrazioni,
    -per il Governo che le ha inserite nella spending review, sono pubbliche amministrazioni,
    -per il Consiglio di Stato, nella sentenza di novembre 2012, sono pubbliche amministrazioni,
    -il codice dei contratti, assimila le casse a pubbliche amministrazioni,
    -nella spending review si prevede:
    “altre spese: è previsto che per le forniture di energia elettrica, gas, carburanti rete e carburanti
    extra-rete, combustibili per riscaldamento, telefonia fissa e mobile, l’approvvigionamento
    avvenga mediante le convenzioni CONSIP, fatta salva la possibilità di procedere in modo
    diverso a condizione che i costi siano inferiori.”
    La volontà politica bipartisan dell’attuale governo, ha votato per stoppare qualsiasi tipo di ricorso.
    Fino ad ora abbiamo sentito che la magistratura non deve fare politica.
    Per una volta che la politica si esprime, vogliamo che sia la magistratura a governare?
    Se poi il prossimo governo cambia strada, non sarà la fine del mondo.
    Il problema previdenziale, non è un problema di intelligenza comune o fuori dal comune,
    è semplicemente un problema di soldi e di informazione.
    L’unica impresa che ho fatto (ed è stata veramente una impresa) è stata quella di documentarmi.
    Il mio intervento è solo perchè non posso più accettare la diffusione di consigli dati alla buona, ancorchè in buona fede.
    Soprattutto in uno spazio frequentato da giovani che sono totalmente all’oscuro della materia.
    Pensare che lo Stato possa “depredare una cassa previdenziale”, è ridicolo al pari di consigliare i
    giovani “se ne hanno la possibilità economica, a farsi una pensione integrativa”, soprattutto dopo
    l’aumento del 50% dei contributi e la diminuzione del 20% dei redditi.
    Sarebbe utile, se Amate l’Architettura, anche in vista delle elezioni dei delegati del 2015, iniziasse a creare una piattaforma di idee, su quale possa essere la riforma da fare per tutelare anche il neoiscritto del 2013, ora che conosciamo le intenzioni degli anziani (vedi riforma approvata).

  8. Christian Rocchi ha detto:

    Pietro è giusto farsi i conti in casa, ma il problema dell’Italia è proprio questo. Lo è sempre stato. “Cicero pro domo sua” su questa volontà si è impostata tutta la politica dell’Italia.

    Ma la politica dovrebbe avere una visuale meno ristretta, si dovrebbe poter guardare al bene comune e non a quello di fazione. E con questo non voglio certamente dire che dovresti rinunciare alla pensione, ma che forse la riforma avrebbe dovuto mettere sul lo stesso piano, o quasi, il tuo trattamento pensionistico con quello di coloro che iniziano ora a contribuire. Sarebbe stata una riforma più equa. Invece si è deciso di scaricare il peso della riforma solo (prevalentemente) sui giovani.

    Alcune volte bisogna, per onestà intellettuale, bisognerebbe discutere anche se le decisioni più corrette vanno contro i propri interessi. Questo non significa essere monaci, ma contribuire a “perfezionare” (far funzionare meglio) la nostra società. E invece questa riforma non lo è affatto, tanto è vero che i danni che provocherà richiederanno altri interventi duri. Questo significa essere poco lungimiranti.

    Sui giovani dovrebbe essere impostata la sostenibilità delle pensioni, invece si è deciso di alzare l’asticella dell’accesso alla professione, oggi veramente difficoltoso. Speriamo che le vostre pensioni si possano pagare nel futuro…

  9. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Caro Contributi addio
    il problema di inarcassa pubblica o privata è che, se il Governo ha deciso che le casse debbano tornare a essere pubbliche, lo devono essere in tutto e non soltanto quando c’è da prendere. Non è possibile che noi di inarcassa siamo privati soltanto quando c’è da pagare le tasse, (vedi IMU, doppia tassazione sui contributi, tassazione sui fondi investiti e molto altro), e siamo pubblici soltanto per pagare la spending review, per complicare la gestione degli immobili (lunghe procedure per appalti), e siamo ancora privati quando c’è da fare la sostenibilità a 50 anni, quando l’INPS è sostenuta dalle tasse di tutti.
    Lo Stato non vuole depredare le casse previdenziali, ma fa di tutto per spremerci fino all’osso.
    Sul fatto di consigliare ai giovani di farsi una pensione integrativa, è chiaro che, fino a quando sarà obbligatoria l’iscrizione a inarcassa, non avrebbe senso, del resto il nuovo sistema contributivo di inarcassa funziona come una pensione inegrativa con la differenza che nelle pensioni integrative non ci sono tutte le garanzie assistenziali che ci sono in inarcassa.
    Se un giovane ha altri soldi da spendere, oltre al contributo minimo, può versarli nella contribuzione facoltativa introdotta dalla riforma che permette di aumentare il proprio montante contributivo.
    Il grande problema è la gestione del patrimonio, (sia immobiliare che mobiliare) che, negli ultimi anni, ha avuto un rendimento davvero misero.
    Concordo sulla grande ignoranza sui temi previdenziali dei giovani iscritti, io nel mio piccolo cerco di fare informazione e di avvicinare i giovani a questi temi per preparare e stimolare una nuova generazione di futuri delegati inarcassa.
    Quanto alla riforma, sappiamo tutti, o quasi, che senza la riforma del 2008 e quella di oggi, tra pochi anni non ci sarebbero stati in cassa più i soldi per pagare le pensioni di tutti, ma quello che contesto che sia ieri che oggi si è caricato tutto il peso del nostro debito previdenziale (attualmente quasi 25 miliardi di euro), sulle nuove generazioni e ciò è profondamente ingiusto!!!!
    Poi dobbiamo anche leggerci questi comunicati: “…… garantendo agli iscritti previdenza e assistenza nel nome dell’equità tra le generazioni …”

  10. contributi_addio ha detto:

    Se stiamo sul blog l’ultimo dell’anno, penso sia solo per una sana volontà di confronto su un tema importante per molte persone.
    I tuoi aggiornamenti dall’interno di Inarcassa, misurano la temperatura del malato, ma sulla diagnosi e sulle cure non sono d’accordo.
    -Non sono d’accordo sul fatto che “inarcassa funziona come una pensione integrativa” se intendi un fondo pensione a capitalizzazione, e non ci funzionerà neanche tra 40 anni.
    Infatti il sistema di finanziamento di Inarcassa è a ripartizione, ossia i contributi versati nel 2013 serviranno per creare la riserva matematica di chi andrà in pensione nel 2013 a prescindere se hanno versato tanto o poco e la stessa cosa sarà tra 40 anni.
    Lo squilibrio nasce dal fatto che per garantire una generosa pensione oggi, 4 iscritti si devono sacrificare per tutta la vita, quando basterebbe fare 5 pensioni equivalenti per chiudere tutti i discorsi e festeggiare il capodanno.
    I metodi di calcolo delle pensioni (retributivo o contributivo), sono solo artifici matematici, per garantire lo status quo.
    Gli aumenti recenti, non sono neanche sufficienti per garantire la fuga degli ultimi pensionati, infatti nel bilancio di previsione del 2013 si evidenzia la diminuzione rapida del rapporto patrimonio prestazioni previdenziali, da 18,6 del 2010 a 16,9 del 2013 quando sarebbe dovuto crescere.
    -Non sono d’accordo sul consigliare ad un giovane di investire l’ipotetico surplus di reddito in Inarcassa.
    Basta vedere i rendimenti medi gestionale di Inarcassa e confrontarli con quelli dei fondi pensione privati.
    Sono rendimenti che, non coprendo neanche l’inflazione, costringono ad attingere su contributi dei giovani per mantenere il potere d’acquisto delle pensioni in essere.
    -Non sono d’accordo che la cassa una volta è pubblica ed una volta è privata. Inarcassa è una pubblica amministrazione che opera con la persona giuridica privata. Il passaggio a questa forma, è stato deciso dalla maggioranza dei delegati nel ’94 o ’95 e non ce l’ha ordinato il medico. Se la scelta è stata valida o meno non lo so dire, ma non sono d’accordo a dare la colpa ad altri.
    -Non sono d’accordo quando dici che l’INPS è sostenuta dalle tasse di tutti, quando i contributi integrativi sono destinati a coprire più di un terzo delle entrate di INARCASSA.
    -In quanto ad assistenza, le pensioni di inabilità e invalidità assommano nel 2011 a 13 milioni su 318 di pensioni totali (3,7%) corrispondente ad un 1% di contributo soggettivo, con altre provvidenze. Una assicurazione utile, obbligatoria, da mettere nel conto.

    Ho scoperto il debito previdenziale di 25 miliardi leggendo il tuo blog, ma approfondendo, è l’ultima cosa che interessa a questa gestione.
    C’è forse un bilancio tecnico, un bilancio consuntivo o di previsione che lo evidenzia? No, non esiste proprio perché il sistema è a ripartizione e non a capitalizzazione come erroneamente si fa credere dal sito ufficiale.
    Se mettessero a bilancio 25 miliardi di debiti, destinati ad aumentare, con 6 di patrimonio, e fossero un ente privato, verrebbe dichiarato fallito dopo 5 minuti.
    Essendo una pubblica amministrazione, con facoltà di cambiare le regole del gioco (fare una riforma previdenziale aumentando l’età di pensionamento e diminuendo i ratei) quando le cose vanno male, si va avanti bruciando i soldi di chi viene ogni giorno di più.
    Quando vedremo il Bilancio Tecnico 2011 non ancora pubblicato e conosceremo il primo tasso di capitalizzazione ufficiale, potremo valutare la riforma dal punto di vista della sostenibilità.
    Intanto, vedendo i grafici di patrimonio, iscritti, contributi ecc. con saliscendi di tutti i tipi, prevedere a 50 anni dove ci porteranno questi cambiamenti, è come sparare alla luna mentre si è impegnati sulle montagne russe, nel secondo giro della morte (il primo è per la crisi e il secondo per la riforma).

    Lo spazio e le notizie dall’interno che ci metti a disposizione hanno un valore civile non indifferente.
    Se alle prossime elezioni dovesse continuare questo sistema, si sarà trasferito per i prossimi 5 anni un altro paio di miliardi di euro sulle tasche dei nostri poveri pensionati.
    Non finisce il mondo. Come dicevo, il problema previdenziale è una questione di soldi e di informazione.

    Almeno a non farsi prendere anche per i fondelli.

    PS. Nelle ultime righe dell’allegato 5 del bilancio 2011 c’è l’acquisto (2010) di 140 milioni di titoli alternativi che ad una prima lettura fanno pensare ad una perdita secca di 40-50 milioni di euro, molto più di tutti gli affitti e delle tasse messe insieme.
    Se potessi darci delle notizie in proposito …..
    Buon Anno

  11. G.luca ha detto:

    Meritoria è la comunicazione delle ultime notizie da Inarcassa di Alcaro, ma se non si forniscono notizie e soprattutto numeri più dettagliati e inconfutabili, si rischia di avere l’effetto contrario, declinato in 2 modalità opposte; la prima è quella dell’allontanamento, tanto desiderato da chi governa e decide, in quanto non capendo sono portato al disinteresse e condannato all’ignoranza. La seconda è quella della rivolta che capisce, di solito in ritardo, solo chi è stato fregato. Come potrebbe avvenire? In realtà pare che la rivoluzione l’abbia fatta la stessa Muratorio a sentire lei! Ma forse, semplicemente non iscrivendosi più a Inarcassa, come si lavorerebbe? Forse si farebbe una società di professionisti oppure si cambierebbe lavoro o stato ma quelli che sarebbero fregati sarebbero i famosi baby boomer, ossia quelli che oggi si preoccupano ma assistono inermi, come me. Vi do una notizie desunta per logica, Inarcassa è un ente previdenziale statale non de iure ma di fatto perché , la possibilità di fare a proprio piacimento una riforma delle regole significa che l’ente non ha nessun obbligo nei confronti degli iscritti e dei loro versamenti (che infatti sono tasse) e, per salvaguardare la propria esistenza, aggiusta le regole come e quando vuole. E l’associato è obbligato di accettarle.
    Per cui mi piacerebbe capire meglio i numeri di cui stiamo parlando!
    Su questo link ho trovato maggiori notizie http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=355526#p355526
    Pare che la migliore riforma l’abbiano fatta i commercialisti.
    Inoltre, penso che se il sistema previdenziale è contributivo, se io verso tanto devo avere tanto per cui da subito bisognerebbe ridurre quelle pensioni che non rispettano il rapporto relativo ai soldi nella cassa versati e gestiti male aggiungo io perché tempo fa( prima del 2008) avevo letto in qualche forum che il nostro investimento azionario o per meglio dire in derivati era di molto superiore a quello immobiliare e sappiamo come è andata a finire! Per cui questi fantomatici esperti che gestiscono i nostri soldi chi sarebbero?
    Penso che tutte le riforme previdenziali abbaino origine per porre rimedi alla rapina dei derivati o subprime!
    Tempo pensavo e ne sono ancor più convinto ora che Inarcassa dovrebbe costituirsi un fondo immobiliare e avviare una serie operazioni immobiliari importanti investendo anche il 70% del suo patrimonio perché credo che ci siano le capacità di farlo invece che farlo fare alle banche o altri istituti previdenziali nascosti dietro la cassa depositi e prestiti.
    saluti

  12. Pietro Pagliardini ha detto:

    Christian, se le nostre pensioni non si potranno pagare per il futuro, vorrà dire che ce ne saranno più per i giovani di oggi. A parità di entrate, se diminuiscono le uscite per i pensionati di oggi, ce ne saranno più per quelli di domani, a occhio e croce.
    Non saprei cos’altro risponderti. Sfido chiunque di voi a capire per davvero i famosi calcoli attuariali che portano a determinati risultati.
    Io ho capito solo questo: fino ad oggi siamo andati come tutto il paese, con il retributivo, in cui non c’è una relazione direttamente proporzionale tra quanto uno versa e quanto uno riscuoterà e l’eventuale debito che si crea si scarica sui giovani. Cioè chi viene dopo, in sostanza, paga anche per chi è andato in pensione. Oggi è cambiato: ognuno riscuoterà in base a quanto ha versato con una quota di interessi, esattamente come mettere i soldi in un deposito bancario o assicurativo. E’ sicuramente un principio di equità, con correttivi di riequilibrio, immagino.
    Chi ha la possibilità come me di andare in pensione oggi o nei prossimi tempi, ci andrà con il retributivo maturato e con quel po’ di contributivo che scatta da oggi. Penso, immagino e anche spero che la verifica della sostenibilità a 50 anni approvata abbia previsto che, a meno di non campare parecchio di più delle previsioni, i soldi per pagare tutta questa fascia d’età ci siano senza gravare ancora sui giovani, altrimenti che cavolo avrebbe approvato il Ministero? Anche perchè una sostenibilità a 50 anni, con una durata media della vita pensionistica (e anche della vita vera, sigh) di circa 20 anni, ne libera 30 di riserva per chi andrà in pensione tra venti anni. I miei sono calcoli a spanne e puramente qualitativi, ma credo che siano “intorno” alla verità
    Pietro

  13. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Caro Pietro
    non capisco la tua prima frase in cui dici se diminuiscono le uscite ………, non è così:
    le entrate potrebbero diminuire, mentre le uscite aumenteranno sicuramente ogni anno (poiché il numero dei pensionati aumenta ogni anno), quindi i giovani avranno sempre meno.
    Quando dici poi: oggi è cambiato, ti ricordo che il sistema nuovo del contributivo andrà a regime vero, soltanto quando verrà annullato l’attuale debito previdenziale di circa 25 miliardi di euro, quindi per il momento i giovani continueranno a pagare le pensioni ai meno giovani sperando che rimanga qualcosa quando andranno anche loro in pensione.
    La sostenibilità a 50 anni, (non c’entra nulla il 50-20= 30), si basa su calcoli ipotetici che nascono da previsioni del tutto assimilabili agli oroscopi, quindi prive di alcun fondamento scientifico, pertanto se le previsioni non vengono azzeccate, come è accaduto nel 90% dei casi fino ad oggi, la sostenibilità se ne va a gambe per l’aria e quindi saremo costretti a fare altre riforme a scapito sempre dei più giovani, mentre gli attuali pensionati continueranno a prendere la loro bella pensione in tranquillità.

    Caro G.luca
    spesso fornendo numeri e notizie dettagliate si ha proprio l’effetto che tu dicevi ovvero l’allontanamento, comunque cercherò di fornirti alcuni dati.
    Le riforme delle regole sono fatte dai delegati che sono eletti dagli iscritti, quindi, indirettamente, sono gli iscritti che fanno le riforme, il problema è che vanno a votare mediamente soltanto il 20/25% degli iscritti.
    I pensionati di oggi percepiscono una pensione media di circa 30.000 euro, questa pensione è pagata soltanto al 40% dai contributi versati, il restante 60% è pagato con i nostri contributi, sarebbe stato bello poter dire da domani la vostra pensione si riduce del 60%, ma in Italia esiste un principio Costituzionale dei diritti acquisiti sul quale, pare, che non si possa derogare, pertanto loro continueranno a prendere la loro pensione e noi continueremo a pagare.
    Quanto agli investimenti ti garantisco che la riforma non c’entra nulla con i derivati, la gestione del patrimonio ha avuto alti e bassi negli ultimi anni, ma influisce ben poco sui conti inarcassa, meno del 10%.
    Il nostro patrimonio è composto al 20% da investimenti immobiliari e al 80% da investimenti mobiliari che si suddividono in: azionario, monetario, obbligazionario e alternativo.
    Nel 2011 il risultato degli investimenti è stato molto deludente, per non dire scadente, ha influito sicuramente la situazione internazionale, le crisi araba, il terremoto in giappone, la crisi economica, etc, ma io penso che si poteva e si doveva fare meglio.
    Il rendimento gestionale netto del comparto mobiliare è stato -2,81%, quello immobiliare + 3,98, quello dei fondi immobiliari -1,88%, in pratica il valore del nostro portafoglio al 31/12/2011, al netto delle spese, ha subito un lieve deprezzamento rispetto allo stesso valore del 31/12/2010, in ciò ha influito anche il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro.
    Se si vuole vedere gli investimenti mobiliari nel dettaglio:
    la classe alternativa ha perso il 10,1 %
    la classe azionaria ha perso il 7,8%
    la classe obbligazionaria ha guadagnato il 2,1%
    la classe monetaria ha guadagnato lo 0,9%
    Si comprende come il risultato negativo è dovuto alla parte azionaria (circa il 20% del totale) e alla parte alternativa (circa il 10% del totale). La parte alternativa è costituita in gran parte dagli hedge funds: che sono i fondi speculativi che hanno l’obiettivo di produrre rendimenti costanti nel tempo, con una bassa correlazione rispetto ai mercati di riferimento, tramite investimenti singolarmente ad alto rischio finanziario, ma con possibilità di ritorni molto fruttuosi.
    Io credo che non si possa troppo giocare in borsa con le nostre pensioni, pertanto mi accontenterei di rendimenti più bassi ma sicuri e abbandonerei i fondi speculativi.
    Quanto ai fondi immobiliari, ormai inarcassa ha deciso di fare gli investimenti immobiliari soltanto attraverso i fondi immobiliari, ciò ci fornisce un risparmio fiscale del 20%, ma ci toglie qualsiasi controllo sui nostri investimenti che vengono gestiti da società SGR. Non sono molto favorevole a questo tipo di gestione.
    Quanto al fatto che tu dicevi di investire tutti i nostri risparmi in immobili, ti informo che la gestioni degli immobili sta diventando sempre più difficile, IMU, crisi del mercato immobiliare, crisi economica fanno diminuire gli affitti, aumentare gli immobili sfitti, diminuire il loro valore, insomma si rischia che diventino un peso piuttosto che altro.
    Anche io ero dell’opinione che, in questo momento di forte crisi del mercato immobiliare, si potessero fare degli ottimi affari comprando immobili a buon prezzo, ma se poi non si riescono a gestire o non si è capaci, allora forse è meglio non rischiare.

    Caro Contributi addio
    quando ho detto che, inarcassa funziona come una pensione integrativa, intendevo dire che il meccanismo è simile nel senso che, a differenza di prima con il retributivo, il pensionato di domani prenderà più o meno quello che ha versato, la formula è: Pensione = Montante contributivo (rivalutato) * Coefficiente di trasformazione (dipende dalla speranza di vita attesa al momento del pensionamento).
    La differenza sta nel rendimento e nella rivalutazione, inarcassa ha un sistema a ripartizione con una quota minima di capitalizzazione, in sostanza il nostro montante contributivo verrà rivalutato soltanto in minima parte in base al rendimento del nostro patrimonio, ma in gran parte in base alla percentuale di variazione del montante contributivo totale. C’è il forte rischio che se diminuiscono i redditi e gli iscritti, il rendimento si va a farsi benedire.
    Non credo che le cose vadano meglio nei fondi di pensione privati, io personalmente ho sottoscritto una pensione integrativa 13 anni fa versando 800 euro all’anno, oggi mi ritrovo con un capitale ridotto del 20%, insomma i rendimenti di inarcassa non sono il massimo, ma si possono prendere grandi fregature con i fondi pensione privati.
    Sul fatto di inarcassa pubblica o privata, non ho detto se sia giusto o sbagliato, ho soltanto fatto notare una palese disparità di trattamento da parte dello Stato ai nostri danni.
    I debiti dell’INPS sono pagati dalla fiscalità generale, ovvero da tutti i cittadini italiani, mentre il contributo integrativo è pagato soltanto dagli iscritti a inarcassa e dalle società di ingegneria.
    L’assistenza non è formata soltanto da inabilità e invalidità, c’è anche la pensione di reversibilità, la pensione indiretta, l’assistenza sanitaria, l’inabilità temporanea, i sussidi, i finanziamenti agevolati, i prestiti d’onore, forse è qualcosa in più di una semplice assicurazione.

  14. contributi_addio ha detto:

    “ma in Italia esiste un principio Costituzionale dei diritti acquisiti sul quale, pare, che non si possa derogare, pertanto loro continueranno a prendere la loro pensione e noi continueremo a pagare.”

    I dottori commercialisti hanno introdotto il contributo di solidarietà fino all’8% già dal 2004 ed ora è stabilmente inserito nella gestione.
    I diritti acquisiti sono salvaguardati, ma con il contributo di solidarietà vengono in parte attenuati.
    Ora che è stato inserito sia nella riforma Monti che nel nuovo regolamento di previdenza, si potrebbe rivedere la percentuale dell’1% per due anni previsto attualmente e renderla permanente con aliquote adeguate a ristabilire un minimo di equità.

  15. Giulio Pascali ha detto:

    Forse bisognerebbe rivedere un poco questo principio dei diritti acquisiti.
    Ovvero i diritti possono considerarsi acquisiti se non si basano su un soppruso o una iniquità.
    Nel caso specifico delle pensioni (è una considerazione ampliata a tutto il sistema, non solo a Inarcassa), è evidente che c’è una diseguaglianza generazionale dove le generazioni precedenti hanno contratto un debito per mantenere un livello pensionistico insostenibile il cui carico sarà pagato da altri.

  16. contributi_addio ha detto:

    @ Giulio Pascali scrive:
    2 gennaio 2013 alle 10:31
    “Forse bisognerebbe rivedere un poco questo principio dei diritti acquisiti.
    Ovvero i diritti possono considerarsi acquisiti se non si basano su un soppruso o una iniquità.”

    Sarebbe sufficiente vedere se rispettano le leggi esistenti.
    Se si fanno due conti, si vede che i contributi versati in passato, vengono ripagati a tassi superiori al tasso di usura.
    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=359225#p359225
    Dal 2000 al 2012 si va dall’8% all’85% reali, senza inflazione.

  17. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Io ho provato a proporre un contributo di solidarietà del 10%, ma mi hanno preso per pazzo, del resto la maggior parte dei delegati o è pensionato o è prossimo alla pensione.

  18. G.luca ha detto:

    Caro Marco,
    ti ringrazio dell’approfondimento e tu hai sicuramente ragione nel dire che bisognerebbe andare a votare per poi criticare, hai inoltre ragione nel dire che i numeri e le notizie tecniche dal mondo economico sono poco interessanti ma penso che un architetto che fa libera professione debba saper calcolare i costi di un progetto per cui non sia cosi alternativo ai numeri e alle cifre, quindi lascia alla libera decisione di ognuno quello che è noioso e quello che è utile alla comprensione di un problema tanto complicato quanto sconosciuto ( e aggiungo io volutamente tenuto in sordina), ovviamente non è una critica personale, dal momento che ti sei fatto promotore di una comunicazione libera e in buona fede.
    Alcuni dei tuoi dati non mi convincono perchè non ho la controprova alle mie informazioni che mi dicono che la borsa italiana ha perso dal 2007 ad oggi circa il 20% di media e non credo che gli esperti di Inarcassa siano i più bravi del mondo, ( ho cercato qualche dato in rete ma non lo trovo, strano eh! ) Comunque mi riprometto di fornirvelo.
    La storia dei diritti acquisiti è una gran presa in giro, soprattutto se crea iniquità che anche questo mi pare collida con la legge è uguale per tutti, scritto sempre nella costituzione! (ma non tutti siamo uguali!)
    Per quanto riguarda i fondi immobiliari intendevo un’altra cosa, un pò più articolata, e cioè quella di farsi promotori di una nuova concezione d’intervento.
    Visti i recenti bandi di concorso sul social housing per esempio di Milano http://www.fhs.it/scheda-progetto.php?cat=1&id_progetto=1
    la concezione sarebbe quella, vista la crisi attuale, di costituire un fondo immobiliare mirato alla realizzazione di housing per gli iscritti e non, sia giovani che anziani con redditi minimi per es., istituendo concorsi a inviti e/o internazionali, per non essere succubi sempre nel processo decisionale e realizzativo, portare nuove risorse economiche ed intellettuali per la nostra categoria, visto che c’è una guerra non dichiarata contro di noi. Ovviamente è una proposta che ha tutti i limiti del caso e va presa con il beneficio dell’inventario, ma ci si può lavorare, (magari anche con 150K) I rendimenti sicuramente non sarebbe speculativi ma apporterebbero risultati concreti sia a chi è in difficoltà economiche che alla professione tutta, istituendo, forse anche un modello virtuoso.
    In ultimo , caro Marco, mi lascia veramente basito l’affermazione che tu riporti circa l’ Entità superiori che vogliono creare una selezione naturale per scrollarsi dal mercato molti architetti e pochi ingegneri , (presumo visti i numeri), non perché non abbia la tua stessa “sensazione” ma per il fatto che se si fa selezione naturale la base della piramide che paga i contributi pensionistici, che già si sta invertendo con il vertice in basso, a causa della bassa natalità, decreterà un sicuro default! E’ cosi che dicono gli esperti, quelli che sbagliano solo in un campo molto ristretto no?!
    Ecco questa è un’ulteriore prova che bisogna rinnovare chi è nelle stanze dove si decide, questo modo egoista, miope e cinico è assolutamente da combattere.
    http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/eb_special_379_360_en.htm
    saluti

  19. contributi_addio ha detto:

    Ottima proposta, eventualmente da ricordare.
    E dell’innalzamento immediato a 68 anni che ne pensavano ….

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=356515#p356515

    Tutte cose già fatte da altri ….

  20. contributi_addio ha detto:

    G.luca scrive:
    2 gennaio 2013 alle 15:36
    “Alcuni dei tuoi dati non mi convincono perchè non ho la controprova alle mie informazioni che mi dicono che la borsa italiana ha perso dal 2007 ad oggi circa il 20% di media e non credo che gli esperti di Inarcassa siano i più bravi del mondo, ( ho cercato qualche dato in rete ma non lo trovo, strano eh! ) Comunque mi riprometto di fornirvelo.”

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=356511#p356511

  21. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Caro G.luca
    la borsa italiana ha effettivamente perso circa il 20% negli ultimi 5 anni, ma inarcassa investe in tutto il mondo e poi soltanto il comparto azionario (che costituisce soltanto il 20% del totale investito) subisce forti flessioni, inoltre non tutti i titoli hanno perso, guarda la apple che ha guadagnato negli ultimi 5 anni il 700%.
    Inarcassa ha un portafoglio molto vario e differenziato non avrebbe potuto perdere più di tanto, in ogni caso il rendimento del nostro patrimonio negli ultimi anni è stato davvero scarso, considerando che il totale del portafoglio è di circa 5 miliardi di euro, un qualsiasi libretto di risparmio avrebbe reso forse di più.
    Sulla questione dell’housing sociale concordo con te, ho anche fatto una proposta simile, ma quando si muovono soldi ci sono sempre grossi interessi dietro che comandano.
    Sulla selezione naturale è proprio quello che sto cercando di far capire, ovvero che se saltala base della piramide saltano tutti, ma mi continuano a dire che se un professionista dichiara 8.000/10.000 euro di reddito o è un evasore fiscale o è uno che vive di rendita o fa un altro lavoro.

    caro contributi addio
    io ho fatto una proposta di innalzare subito l’età pensionabile a 70 anni, ma naturalmente si sono ben guardati dall’ascoltarmi.

  22. Christian Rocchi ha detto:

    Bisognerebbe capire se la riforma cosícome approvata possa avere gli estremi per una azione di classe. Nello specifico capire se i diritti acquisiti di alcuni possano essere supportati e garantiti vessando la maggioranza degli iscritti.

    Una class action potrebbe essere promossa per impugnare la riforma, sempre che ce ne siano gli estremi.
    Un parere di un paio di bravi avvocati?

  23. contributi_addio ha detto:

    Ottime proposte.
    Ma il bilancio tecnico 2011, per verificare la sostenibilità a 50 anni, dove si può consultare?
    O è già stato cestinato?

  24. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    C’è un delegato di Modena che ha chiesto al CDA di avere il bilancio tecnico 2011, che non ci era stato fornito.
    Abbiamo ricevuto recentemente la risposta del CDA che ci ha inviato il bilancio tecnico a gruppo chiuso, ma non lo possiamo diffondere.

  25. contributi_addio ha detto:

    Quindi, se non c’era il delegato di Modena, non vi avrebbero neanche dato il bilancio tecnico
    che è la bibbia per una cassa con il sistema a ripartizione?
    Se i delegati che ci costano 4 milioni, non possono valutare liberamente neanche
    il bilancio tecnico, che ci stanno a fare?
    Nella illustrazione della riforma, dovrebbero spiegarci cosa intendono fare con i futuri
    contributi, e non di pensioni promesse che non saranno mantenute.
    La riforma epocale che l’Europa ci invidia, resterà un segreto per pochi eletti?

    Il divieto di diffusione è limitato ad un periodo di tempo o per sempre?
    Perchè i commercialisti lo hanno già pubblicato da un mese?

    Ci sono scostamenti con i bilanci di previsione 2012 e 2013?
    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=359465#p359465

    Ossia, la riforma è già da rifare?

  26. contributi_addio ha detto:

    Aggiungo: non volendoti creare problemi al divieto di diffusione, tra di voi ne potete parlare o è vietato anche questo? Cioè, se ad esempio, un parametro merita un commento, se ne può discutere?

  27. G.luca ha detto:

    Caro Marco e che ci dici sul fondo infrastrutture? http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-773869/immobiliare-inarcassa-aggiudica/
    oppure Dall’ottobre 2010, dopo un iter tecnico – amministrativo e l’espletamento di una gara, vinta dalla Società Fabrica Immobiliare S.G.R. S.p.A., è stato istituito un Fondo Immobiliare denominato “Inarcassa RE”, la cui gestione è stata affidata alla Società aggiudicataria della gara.
    e magari parliamo pure di questo patrimonio orribile immagino che non ci sia una valutazione sulla qualità architettonica! http://www.inarcassa.it/site/Home/PatrimonioImmobiliare/cardCatLocalizzazioneimmobili.2222.1.20.1.all.html
    Comunque per chi volesse approfondire può iscriversi anche c’è un discussione in merito anche si Inarccomunity
    E sul restauro dei monumenti o sulla cultura si potrebbe investire?!
    saluti

  28. Mi inserisco in una discussione che si esplicita per me in termini complessi… Data la nuova riforma e l’attuale periodo storico italiano, devo assolutamente prendere delle decisioni per il mio lavoro e per il mio futuro. Ho già posto le medesime problematiche al delegato della mia città, mi sono sentita rispondere che, in parole povere, non ho capito bene, non mi devo far prendere dalle discussioni del web, e dulcis in fundo…questo lo scriverò dopo.
    “pensione minima solo per coloro che avranno ottenuto negli ultimi 20 anni della loro attività almeno un reddito medio di 20.000 euro” …Io vivo una condizione (MIO MALGRADO E SENZA VIA D’USCITA) di dipendente/libero professionista con partita IVA, fatturo, mi pago i contributi (ho diversi arretrati…), lavoro 8/10 ore al gg, non ho ferie, non ho 13°, non ho 14°, non ho niente…ma supero i 20.000 di fatturato in media con un contratto di consulenza. In precedenza avevo un contratto metalmeccanici ed inps ma dal 2005 sono stata messa di fronte a questa IMPOSIZIONE, per cui avrei anche ben 12 anni INPS da ricongiungere. Invece il mio collega e marito Arch. Alecci, libero professionista vero, non raggiunge MAI, e da un bel pò di tempo, i 20.000 euro (e non sollevo il problema del lavoro a RC) e ciò vuol dire che avendo versato contributi dal 1997 non avrà mai una pensione ? Qual’è la via d’uscita ? Continuare a versare…per cosa ? Potremmo lavorare con una sola partita IVA e tutto ciò che fino ad ora abbiamo versato ? Ci verrà mai restituito ?
    “Come fai a catalogare “libero professionista” un soggetto che, per cinque anni di seguito, fattura meno di 10.500,00 euro all’anno? Evidentemente ci si trova davanti a soggetti che liberi professionisti non sono e svolgono altri lavori per vivere.” RISPOSTA DELEGATO.
    RISPOSTA MIA : non credo assolutamente che chi non fattura tale cifra sia meno “libero professionista” di altri che avendo appoggi, essendo figli di…, avendo accettato compromessi ( e gli ultimi accadimenti in calabria e a RC mi danno solo ragione), lavorano e riescono a fatturare quanto serve !!! Anzi, sono certa che sia più LIBERO professionista lui degli altri.
    Sono molto amareggiata, poichè c’è chi ha scelto questa professione sognando e si è ritrovato a lasciare chiusi i sogni in un cassetto…
    Chiedo scusa per lo sfogo…Spero di trovare una soluzione. Voglio combattere per la mia professione. Per la mia LIBERTA’.
    Grazie. Cordiali saluti e grande stima ad Alcaro.

  29. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Cara Maria Grazia
    la prima versione della riforma prevedeva una pensione minima soltanto per coloro avrebbero avuto almeno 20.000 euro di reddito medio negli ultimi 20 anni di attività, poi si sono accorti che la stavano facendo troppo grossa e hanno corretto il tiro.
    Oggi con la riforma entrata in vigore, la pensione minima non potrà essere superiore alla media dei redditi avuti negli ultimi 20 anni, ovvero se uno ha negli ultimi 20 anni un reddito medio di 8.000 euro avrà una pensione minima di 8.000 euro e non di 10.500 euro lordi all’anno.
    Tale cifra non potrà comunque scendere sotto una certa soglia, circa 6.000 euro, poiché anche chi ha un reddito pari a zero deve comunque versare i contributi minimi, che attualmente con 2250 di soggettivo + 330 (50% integrativo), garantiscono, con l’attuale sistema di calcolo contributivo, una pensione tra i 6.000 e gli 8.000 euro lordi all’anno.
    Pertanto:
    – chi avrà un reddito medio negli ultimi 20 anni inferiore a 6.000 euro avrà comunque una pensione di almeno 6.000 euro;
    – chi avrà un reddito medio negli ultimi 20 anni tra 6.000 e 10.500 euro avrà una pensione equivalente al proprio reddito medio degli ultimi 20 anni;
    – chi avrà un reddito medio negli ultimi 20 anni tra 10.500 e 15.000 euro avrà una pensione di 10.500 euro.
    Superata la soglia dei 15.000 euro di reddito si comincerà a prendere una pensione superiore alla pensione minima, attualmente quasi il 50% degli architetti iscritti a inarcassa ha un reddito da pensione minima.
    Naturalmente le cifre sono un ordine di grandezza e sono approssimative, perché dipendono dal numero degli anni di contribuzione, dalla dinamica dei redditi (ascendente, discendente o costante) e dalla rivalutazione.
    La risposta del tuo delegato ti conferma quello che vado dicendo da tempo, ovvero non ci si rende conto, all’interno del CND di inarcassa, che il mondo fuori sta crollando e nella burrone finirà anche inarcassa.

  30. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    caro contributi addio
    il Bilancio tecnico è di competenza del Consiglio di Amministrazione che lo redige con i tecnici incaricati (gli attuari, c’è persino un ordine http://www.ordineattuari.it/), nel Comitato dei Delegati viene presentato il Bilancio tecnico, ma non viene messo ai voti dal CND, i delegati possono intervenire e dire la loro in merito, ma rimane un pro forma, tanto il bilancio rimane quello fatto dal CDA.
    Periodicamente il bilancio tecnico è pubblicato sul sito inarcassa, quello al 31/12/2009 è scaricabile, presto lo sarà, mi auguro, anche quello al 31/12/2011.
    Quello a cui mi riferivo con la richiesta del delegato di modena, è il bilancio tecnico a parco chiuso, ovvero fatto come se da oggi non si potesse iscrivere più nessuno alla cassa, di cui noi delegati non avevamo avuto alcuna documentazione.
    In ogni caso, quando sono diventato delegato nel 2010, mi sono imbattuto subito con questo tipo di bilancio, di cui ignoravo l’esistenza, ho avuto subito l’impressione che fosse una presa per i fondelli e i dati mi dicono che non mi sbagliavo.
    Provate a consultare il bilancio tecnico al 31/12/2009, vi cito solo un dato per farvi capire:
    nel bilancio tecnico al 31/12/2009 si prevedeva un saldo totale del bilancio 2011 di 794 milioni di euro,
    sapete quanto è stato effettivamente? 357 milioni di euro
    Questo per farvi capire che in realtà gli attuari sono in realtà soltanto degli illusionisti.
    Il bello che non ci hanno azzeccato, non solo sulle previsioni di entrate che può essere complicato, ma nemmeno sulle previsioni di uscite, ovvero pensioni, che dovrebbe essere semplice, visto che si dovrebbe conoscere chi sta per andare in pensione e con quali importi.

    Per farla breve la sostenibilità a 50 anni potrebbe essere un grande bluff perché si basa su previsioni che ipotizzano un aumento costante dei redditi e degli iscritti, cosa che potrebbe non essere.
    inoltre mi colpisce un dato come è possibile che la popolazione prevista degli iscritti a inarcassa sia più o meno costante tra il 2040 e il 2060 e i redditi invece crescano da 2.033.957 (soggettivo del 2040)a 4.741.093 (soggettivo del 2061) ? dati bilancio tecnico al 31/12/2011

    vedi link

  31. contributi_addio ha detto:

    Chi ha studiato il regolamento di calcolo della pensione del 2008 senza leggere il bilancio tecnico 2006, ha perso tempo;
    Chi ha studiato il regolamento di calcolo della pensione del 2010 senza leggere il bilancio tecnico 2009, ha perso tempo;
    Chi studierà il regolamento di calcolo della pensione del 2013 senza leggere il bilancio tecnico 2011, perderà tempo.
    Partendo dalla assoluta buona fede di chi redige tali bilanci, essendo vincolati a parametri di legge, se poi la realtà è completamente diversa, bisogna prenderne atto e rivedere gli importi della pensione e dei contributi, con nuove riforme, perchè il sistema non sarà mai a capitalizzazione (come pensa Pietro) ma sempre a ripartizione ancorchè con nuovi metodi di calcolo (contributivo).
    Infatti, il tasso di capitalizzazione è legato al famoso PIL Inarcassa.
    Ma se il PIL Inarcassa diminuisce del 20%, per restare sostenibile il sistema, si devono dimezzare anche le pensioni del 20%.
    Capisco che il concetto è astruso, ma purtroppo il sistema di finanziamento a ripartizione è così e lo stesso metodo usa l’INPS con la media quinquennale mobile del PIL.

  32. G.luca ha detto:

    bravo contributi addio!

  33. Antonio ha detto:

    Mi permetto di inserirmi nella discussione, anche se non sono abbastanza addentro alle tematiche previdenziali che molti di voi conoscono molte bene.
    Mi scuso quindi fin d’ora se le mie proposte possano sembrarvi ovvie o impercorrribili.
    Visto che le dinamiche di reddito e di lavoro degli ingegneri ed architetti in Italia non cambieranno certo in meglio nei prossimi decenni, l’unico modo per rendere credibile la sostenibilità di Inarcassa è mettere in discussione i diritti acquisiti di chi è già in pensione o sta per andare in pensione oggi.
    Si tratta di colleghi che solo perchè nati in un periodo storico più favorevole a fronte di versamenti irrisori e anzianità minima godono o godranno di pensioni di “Lusso” rispetto ai loro colleghi più giovani.

    Le miei proposte riequilibrare questa situazione sono le seguenti:

    – porre un tetto massimo alle pensioni erogabili oggi, proporzionato con la pensione minima (3 volte?);
    – porre oggi un contributo di solidarietà (sopra una soglia di pensione erogata che permetta una vita dignitosa) sugli attuali pensionati (che evidentemente godono di una pensione sproporzionata rispetto quanto versato);
    – ritirare oggi il timbro a tutti i pensionati inarcassa (sopra una soglia di pensione erogata che permetta una vita dignitosa) per favorire un ricambio generazionale nelle professioni favorendo “i giovani” che così potranno incrementare i loro redditi e di conseguenza la futura pensione.

    Si tratta di proposte drastiche dettatte da una situazione non più tollerabile.
    Chiedo a tutti voi una opinione in merito
    Grazie

  34. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    caro antonio
    sono tutte proposte condivisibili, ma difficilmente attuabili.
    -Il tetto massimo esisteva, era di circa 7 volte la pensione minima, ora è stato innalzato il tetto e il meccanismo è diverso;
    – il contributo attuale del 1% fa ridere, sarebbe stato equo almeno il 10%;
    con l’abolizione della pensione di anzianità (che prevedeva l’obbligo di cancellarsi dall’ordine) ci sarà un effetto opposto, tutti continueranno a lavorare e a prendere la pensione, del resto con le pensioni che prenderemo, non si potrà non continuare a lavorare.
    In ogni caso, finché il Comitato nazionale dei Delegati inarcassa sarà costituito da colleghi con un’età e un reddito medio di gran lunga superiore all’età e al reddito medio degli iscritti a inarcassa, le tue proposte sono improponibili.

  35. contributi_addio ha detto:

    Sul fatto che si debbano ridimensionare le pensioni in essere o prossime, per ristabilire un poco di equità, penso che siano tutti d’accordo, eccetto i delegati, volevo segnalare il secondo tema sulla sostenibilità.
    Il rendimento gestionale del patrimonio, è stato dal 2005 in poi appena in linea con l’inflazione, e per il 2012 è previsto un rendimento del 2%.
    Visto che per l’anno passato, l’inflazione è al 3,5% e che le pensioni dovranno essere così rivalutate, significa che una parte cospicua dei contributi versati, dovranno andare a coprire la svalutazione per inflazione del patrimonio, per mantenere il potere d’acquisto delle pensioni in essere.
    Se si consulta la tab. 7 a pag. 23
    http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/016bis/002/INTERO.pdf
    si nota che Inarcassa è in una fascia bassa per quanto riguarda i rendimenti e
    in base alla tab. 9 pag. 27, in una fascia alta per i costi.
    Una parte significativa delle pensioni è legata quindi ai risultati gestionali.
    Concetti ribaditi nelle conclusioni della commissione a pag. 27.

  36. CHRISTIANROCCHI ha detto:

    Qui di equo nella riforma approvata non c’e’ niente. Questo si configura come uno scontro tra generazioni. E stanno vincendo i colleghi piu’ anziani. No si puo’ stare a guardare. Dobbiamo agire. Verificare le possibilita’ di impugnare la riforma cosi’ come e’ formulata. Cercare di coinvolgere anche gli ingegneri.

  37. contributi_addio ha detto:

    “”CHRISTIANROCCHI scrive:
    7 gennaio 2013 alle 12:52
    Qui di equo nella riforma approvata non c’e’ niente. Questo si configura come uno scontro tra generazioni””

    Per sancire ufficialmente che la riforma non è equa, bisogna leggere il bilancio tecnico 2011.
    Infatti dovrebbe esservi indicato il tasso di sostituzione per le varie generazioni con le regole variabili nel tempo.
    Il vero scandalo della riforma, è che mentre prima si sapeva che si sarebbe andati al fallimento, ma con pensioni calcolate per tutti allo stesso modo, ora si cerca di far sopravvivere la cassa distinguendo figli e figliastri a seconda dell’epoca di iscrizione.
    La cassa è diventata il pozzo sociale in luogo dell’ascensore sociale.
    Il lavoro professionale svolto dai giovani, serve per elevare i pensionati, mentre gli ultimi sprofondano economicamente.
    Forse bisogna dirgli che hanno sbagliato a fare i conti.

    Nel bilancio tecnico a gruppo chiuso, quanto è il debito previdenziale che dovrebbero accollarsi i nuovi iscritti?
    Non è il caso di farglielo sapere, oltre a comunicargli le agevolazioni per i primi 5 anni?

  38. antonio ha detto:

    Mi sembra di capire, dalle vostre risposte, che le proposte che ho scritto siano condivisibili ma di fatto non attuabili solo perchè i delegati attuali di inarcassa hanno una età media intorno ai 60 – 65 anni e perciò o sono già pensionati o prossimi alla pensione.
    Quindi non voterebbero mai interventi a favore di un riequilibrio previdenziale tra generazioni ormai indispensabile.
    Di fatto considerando che l’età media degli iscritti di inarcassa è di circa 40-45 anni, vuol dire che i delegati non rappresentano affatto chi li a votati ma solo una minoranza privilegiata.

    Quando propongo di ritirare il timbro ha chi è gia pensionato ho specificato sopra un livello di pensione dignitosa perchè, è ovvio, che non si deve impedire a chi riceve una pensione sociale (10500 euro lordi annui) di poter integrare le proprie entrate continuando a lavorare.

    Conosco però attualmente colleghi di 70 anni ed oltre (addirittura di 90 anni) con pensioni di Lusso (euro 50000 lordi annui) che continuano imperterriti a gestire gli studi.

    Nella realtà questi colleghi, visto anche l’età, non sono più in grado di lavorare in prima persona ma subappaltano il lavoro ai “collaboratori” di studio (altri colleghi più giovani) conservando per se il rapporto con i clienti e soprattutto la gestione dei compensi con il risultati di incrimentare il loro fatturato a scapito del colleghi più giovani che vengono sottopagati.
    Credo che conosciate bene questo prassi diffusissima.

    Penso che(in particolare voi che ben conoscete la materia) dovremmo divulgare e chiarire a tutti i colleghi iscritti ad inarcassa che esiste un chiaro conflitto generazionale e fare di questi temi il cavallo di battaglia per le prossime elezioni inarcassa del 2015 votando candidati meno anziani (sotto i 50 anni) che meglio possano rappresentare la categoria.

  39. contributi_addio ha detto:

    Le proposte più che condivisibili, saranno imposte dai fatti. E’ necessaria un’opera di divulgazione dei temi relativi alla cassa:
    -Inarcassa come pubblica amministrazione;
    -Finalità che deve garantire: pensione adeguata a tutti;
    -Tipo di finanziamento per imposte;
    -Distribuzione delle pensioni con il sistema a ripartizione;
    -Autogestione tramite elezione dei delegati;
    -Studio dei bilanci per capire il trasferimento di risorse tra generazioni e come riequilibrarli.
    Quando questi temi saranno sviscerati, si potranno fare proposte più articolate che non
    il semplice aumento dell’età pensionabile o del contributo di solidarietà o dei coefficienti della pensione retributiva che hanno un decisivo effetto immediato, ma non sono risolutivi.
    La sostenibilità a 50 anni, non è sufficiente, chi paga oggi deve sapere quale sarà il suo futuro.
    Il problema non è l’età dei candidati, ma il programma che dovranno attuare.
    Se hanno 30 anni, ma non sanno cosa devono fare, cambierà poco.

  40. antonio ha detto:

    contributi_addio sono daccordo con te sui temi da divulgare anche se il linguaggio per comunicarli deve essere semplice ed incisivo come quello di Alcaro.
    Non possiamo pretende che tutti gli iscritti ad inarcassa si leggano il bilancio tecnico (che comunque dovrebbe essere a disposizione di tutti).
    Permettimi di ribadire però che il requisito dell’età (sotto i 50 anni) per votare i prossimi delegati è una condizione necessaria perchè cambi qualcosa.
    Un collega di 60 o 70 anni, prossimo alla pensione o già pensionato, per quanto capace e competente non ammetterà mai che quelli che lui chiama diritti acquisiti sono suoi privilegi (a scapito dei più giovani che non avranno forse mai una pensione) a meno che oltre che capace e competente non sia anche un santo.

  41. contributi_addio ha detto:

    Cominciamo dal primo tema:
    Inarcassa è una pubblica amministrazione?

  42. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Secondo il Consiglio di Stato Inarcassa è di fatto una pubblica amministrazione perché svolge compiti pubblici, lo dice la sentenza del 30 ottobre 2012 contro il ricorso delle Casse:
    “…La trasformazione operata dal d.lgs.509/1994 ha lasciato, quindi,immutato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale di previdenza ed assistenza svolta dagli Enti in esame, che conservano una funzione strettamente correlata all’interesse pubblico, costituendo la privatizzazione una innovazione di carattere essenzialmente organizzativo…”

  43. contributi_addio ha detto:

    Sono della stessa idea, anche perchè il ricorso è nato sulla classificazione voluta dal governo,
    fatta dall’ISTAT in base a dei regolamenti europei.

    Inoltre un emendamento bipartisan della finanziaria 2013 ha cercato di mettere la parola fine ai ricorsi delle casse.

    Quindi, chi gestirà Inarcassa, deve sapere che guiderà una Pubblica Amministrazione che ha come scopo quello di garantire pensioni eque e adeguate.

    Secondo tema:
    I contributi versati sono imposte?

  44. antonio ha detto:

    Ho letto di recente l’intervista di Alcaro pubblicata dal blog IVA SEI PARTITA.
    L’opera di divulgazione di Alcaro è meritevole e non posso che fargli i miei complimenti.

    Assodato però che la riforma appena passata è chiaramente un furto verso i “giovani” iscritti ad inarcassa che pagheranno le “ricche” pensioni dei colleghi più anziani per ricevere, forse, una pensione sociale, quale azione possiamo intraprendere oltre la sterile lamentela?

    Un delegato inarcassa prossimo alla pensione, mi ha risposto che e compito dei giovani essere solidali verso gli anziani; io dico che questa non è solidarietà ma sfruttamento.

    Per non fare dell’utopia, ho già proposto di lavorare per un ricambio dei delegati alle prossime elezioni di Inarcassa del 2015 (votare colleghi con meno di 50 anni).

    Ma se volessimo agire oggi?

    Pensavo che si potrebbe lavorare per una protesta collettiva.
    Ovviamente la cosa ha senso solo se ci sarà una mobilitazione su questi temi, che potrebbe essere attuata nel seguente modo:

    – inviare per email una lettera aperta a tutti gli iscritti ad Inarcassa (i delegati dovrebbero avere gli indirizzi) invitandoli a non pagare entro la scadenza di giugno il contributo minimo spiegando che il passaggio al contributivo non può pesare solo sui “giovani” iscritti ma deve essere pagato da tutti (compreso gli attuali pensionati) oggi.

    – chiedere nella email di aderire con un loro “voto” ad una pre-adesione alla protesta (in modo di contarci e capire in quanti la pensiamo così);

    – inviare, prima della scadenza di giugno, una lettera al presidente di inarcassa, al ministero, agli organi di informazione, ecc, spiegando di aver raccolto tot. adesioni per questa protesta);

    – chiedere a tutti gli aderenti di inviare una email uguale a supporto dell’iniziativa;

    – non pagare la rata entro giugno;

    – ovviamente, pagarla dopo con la multa per il ritardo;

    Mi pare che sia possibile ottenere un qualche risultato (se non altro di far conoscere il problema a tutti gli iscritti) con un costo personale minimo.

    Chiedo a voi tutti una opinione, grazie.

  45. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    caro Nunzio
    il tuo link riguarda soltanto i periti industriali.

  46. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    caro contributi addio
    con lo stesso ragionamento di prima, i contributi sono imposte, in quanto obbligatori e non volontari.
    Lo Stato ci obbliga al pagamento dei contributi perché non si può far carico del nostro mantenimento quando non saremo più in grado di lavorare.
    caro antonio
    le tue proposte sono condivisibili, ma difficilmente attuabili conoscendo i colleghi. Non è facile coinvolgere gli iscritti in maniera importante, ci si lamenta molto, ma quando c’è da rimboccarsi le maniche ci si trova spesso da soli. Si può provare comunque a fare qualcosa, quando due anni fa scoppiò il caso della abolizione dell’agevolazione ad alcuni giovani iscritti, ci fu una sollevazione popolare che contribuì a risolvere la questione (vedi link: http://www.amatelarchitettura.com/2011/11/inarcassa-vinta-la-battaglia-per-i-giovani-iscritti/ ).
    In questo caso la situazione è più complessa, ma tentare è doveroso.
    Quanto alle mail degli iscritti noi delegati non ne siamo in possesso, ma non ne è in possesso nemmeno Inarcassa, che non ha mai richiesto agli ordini le pec, con Inarcassa on line si è obbligati a comunicare la pec, ma so che ancora molti iscritti non ne sono in possesso o non hanno comunicato a inarcassa la propria pec.

  47. contributi_addio ha detto:

    Non sono d’accordo su “Lo Stato ci obbliga al pagamento dei contributi perché non si può far carico del nostro mantenimento quando non saremo più in grado di lavorare.”
    L’art. 38 della Costituzione recita:

    Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari
    per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
    I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi
    adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia,
    invalidita’ e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
    Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e
    all’avviamento professionale.
    Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed
    istituti predisposti o integrati dallo Stato.
    L’assistenza privata e’ libera.

    Quindi, al pari della scuola, della sanità ecc. lo Stato vuole garantire un servizio e per tale servizio ha creato un Ente Pubblico di nome Inarcassa, che incassa le tasse degli iscritti ai quali deve garantire un servizio sociale in maniera equa ed adeguata.

    Io penso che se, recadoci al pronto soccorso, dovessimo essere messi da parte per far passare, a norma di legge, i più calvi o chi ha gli occhi azzurri, ci arrabbieremmo.
    Stessa cosa se a scuola, alcuni avessero la maestra per 24 ore ed altri per 6 ore a settimana.

    In Inarcassa, la riforma prevede che chi è nato prima, ha diritto ad un trattamento speciale, prelevando il doppio di tasse, dalla cassa comune, per pagarsi la pensioncina d’oro.

    ____________________________
    Riguardo alle modalità di organizzazione, per raccogliere adesioni, suggerirei ad Amate l’Architettura di farsi carico di raccogliere gli indirizzi PEC di chi vorrà ricevere una NEWSLETTER ove si possa realmente diffondere un quadro realistico della situazione.

  48. contributi_addio ha detto:

    A questo punto, c’è da superare lo scoglio più difficile per la comprensione del sistema a ripartizione.
    Che cosa è la “riserva matematica”?

  49. antonio ha detto:

    Per Alcaro,
    Capisco la prudenza ma, come dici anche tu, è doverosa agire e lavorare per una azione di protesta collettiva.

    Non avere gli indirizzi mi sembra un ostacolo risolvibile.

    Inarcassa forse non avrà tutte le email ma sicuramente ne ha un numero consistente.
    Come delegato inarcassa puoi richiederle agli ordini provinciali.
    (La delegata della mia provincia già ora invia a tutti gli iscritti un aggiornamento per email.)
    Si può coinvolgere l’associazione IVA sei partita che ha almeno 1400 contatti ed anche Amate l’architettura ne avrà parecchi, poi ci sono i sindacati (inarsind, ecc.).
    Si può chiedere a ciascun aderente di girare la lettera a colleghi che conosce (ciascuno di noi ha almeno 10 contatti o più).
    Vedi, non è un problema irrisolvibile basta lavorarci.

    Contributi_addio ha ragione a voler approfondire i temi previdenziali ma oltre a trovare la definizione condivisa di riserva matematica (ovvero l’importo che deve essere accantonato per far fronte agli obblighi futuri assunti verso gli assicurati visto lo sfasamento temporale esistente fra il momento in cui paghiamo il contributo ed il momento in cui ci viene erogata la pensione) dovremo pur fare qualcosa per fermare/corregere il furto lampante che la riforma approvata fa verso gli iscritti più giovani (i soli a pagare il passaggio al contributivo).
    Quindi va bene discutere ma bisogna anche agire e subito perchè dopo sarà tardi.

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