L’Ordine che vorrei secondo Tellarini

16 novembre 2012

Può sembrare paradossale, ma l’Ordine che vorrei … esiste già.

Mi correggo, non esiste realmente ma potrebbe esistere se solo le energie e le capacità delle migliaia di architetti che vi sono iscritti, confluissero in una sola direzione, filtrata e autogestita dagli iscritti stessi e “controllata” dall’Ordine articolato e organizzato per Commissioni, Comitati e Gruppi di lavoro.

Tutto questo sarebbe già possibile, anche se non regolamentato e imposto per legge. Me veniamo alle proposte dettagliate.

Occorre premettere che contrariamente a quanto si legge sulla stampa e a quanto divulgato erroneamente da taluni, dal 2005 in poi le cariche elettive di consiglieri e presidenti degli Ordini, hanno durata limitata nel tempo. Ogni mandato dura 4 anni e un consigliere può essere eletto solo per 3 mandati (max. 12 anni), e può essere nominato presidente solo 2 mandati (max. 8 anni). Quindi le “occupazioni” infinite degli anni trascorsi sono sul punto di cessare. Ultimo mandato possibile per gli “intoccabili” è il prossimo 2013-2017, dopo di ché necessariamente dovrà subentrare una nuova generazione, ed è proprio questo il punto su cui è incentrata la mia proposta: le nuove generazioni e il ricambio generazionale dei Consigli.

Altra premessa indispensabile è che la nuova riforma sulle libere professioni (DPR 137/2012), non è una legge specifica per gli architetti o per le professioni dell’area tecnica, ma riguarda tutte le libere professioni e ha necessariamente comportato misure di lunga gittata con norme che a volte, per noi architetti, sembrano incomprensibili ma che per altre professioni erano pertinenti.

Ultima novità introdotta dalla riforma, è rappresentata dalla creazione dei Consigli di Disciplina. Quindi la gestione dei nuovi Ordini si scompone in due “anime”: il Consiglio dell’Ordine che amministra tutte le attività ordinarie e ordinistiche, e il Consiglio di Disciplina che vigila, controlla e amministra la deontologia. Entrambe le anime convivono e appartengono allo stesso “corpo” costituito dall’Ordine. Tutto questo significa che fino ad oggi occorrevano 9, 11 o 15 consiglieri architetti, da domani invece, per la formazione dei due Consigli ne serviranno almeno il doppio.

La riforma quindi, già comporta e contempla l’apporto di molti più iscritti e tutti hanno durate di carica relativamente brevi. Per questa ragione è indispensabile che gli Ordini siano in grado di garantire e auto gestire un ricambio generazionale continuo, qualitativamente sempre più elevato e formato-informato.

Per attuare un vero rinnovo degli Ordini però, credo siano necessarie anche alcune norme e regolamenti che dovrebbero inevitabilmente riguardare tutta l’area tecnica (geometri, periti, ingegneri, ecc..), e che dovrebbero riguardare sia le definizione delle competenze, sia il livello di formazione professionale (leggi riforma dell’Università).

Tralasciando queste problematiche che comunque hanno e avranno grande rilevanza per il futuro della nostra professione, proverò ora a formulare qualche proposta concreta.

L’Ordine che vorrei …

  • Deve ricoprire una nuova funzione istituzionale, più estesa e ricettiva verso le esigenze della libera professione, con una visione ampia e aperta a tutti gli iscritti. La sede dell’Ordine deve essere un luogo cui tutti gli iscritti possono accedere e usufruire degli spazi e delle attrezzature, compresi i servizi di segreteria, compatibilmente con la gestione ordinaria. All’interno dell’Ordine deve essere possibile costituire gruppi di iscritti che intendono promuovere e divulgare la figura dell’architetto e l’architettura, attraverso l’organizzazione di attività di qualsiasi genere, purché compatibili con l’istituzione ordinistica e con l’immagine della professione.
  • All’interno dell’Ordine deve essere possibile organizzare e gestire gruppi autonomi, favorire incontri tra vari liberi professionisti e consentire esperienze lavorative di gruppo, con laboratori “aperti” a tutti gli iscritti che intendono sperimentare forme di aggregazione e di collaborazione professionale con altri colleghi.
  • La gestione culturale e organizzativa dell’Ordine deve essere demandata ad una serie di Commissioni composte dagli iscritti – che vi hanno libero accesso – e che vigilano, controllano e stimolano l’attività del Consiglio dell’Ordine e verificano l’attività del Consiglio di Disciplina.
  • Le Commissioni devono essere coordinate da un referente del Consiglio (consigliere di riferimento) che deve fungere da collegamento con l’organo centrale, e devono avere mandato anche per curare eventuali rapporti con istituzioni ed enti esterni.
  • L’Ordine deve nominare e organizzare Commissioni di controllo inerenti materie normative, regolamenti edilizi e urbanistica, con mandato a trattare con Comuni, Provincie e Regioni che ne facciano richiesta. Le Commissioni devono anche svolgere attività di ricerca, di analisi e critica sulle materie di competenza.
  • L’Ordine deve essere in grado di fornire consulenze sui parametri di valutazione dei compensi, sui criteri di stima dei costi della progettazione e sulla costituzione delle STP (Società Tra Professionisti), favorendo la formazione e l’aggregazione di studi multidisciplinari.
  • L’Ordine deve f0rmare e organizzare appositi Comitati di consulenza e di ricerca sui “mercati” esteri in grado di fornire informazioni agli iscritti interessati a rivolgersi oltre i confini nazionali, per favorire e sostenere lo svolgimento della libera professione all’estero.
  • Il Consiglio dell’Ordine deve intrattenere rapporti con il CNA e la Conferenza degli Ordini, promuovere le Federazioni regionali degli Ordini e attraverso un’apposita Commissione, deve elaborare e trasmettere proposte di riforma e modifiche alle leggi che complicano con processi burocratici avulsi, lo svolgimento della libera professione e la progettazione.
  • L’Ordine deve tutelare la “professione” nel suo significato più esteso, garantendo il rispetto delle norme vigenti e intraprendendo tutte le azioni possibili per la tutela e la dignità professionale, compresa una stretta sorveglianza verso le violazioni di competenza.
  • L’Ordine – purtroppo – deve gestire con cura e con efficienza, la formazione continua degli iscritti, intraprendendo tutte le iniziative volte a facilitare l’accesso ai corsi, ridurre o ad azzerare i costi per la formazione.

La domanda che nasce da questa sorta di decalogo sull’Ordine che vorrei .., dovrebbe essere la seguente: ma quante persone servono per assolvere a tutti questi compiti?

È una domanda che ci riporta immediatamente all’argomento iniziale: la riforma prevede l’apporto di molti più iscritti rispetto ad oggi, e quindi l’ordinamento dovrebbe adeguarsi, adattarsi e cogliere l’occasione. Per questa ragione ritengo che l’Ordine debba prevedere e consentire l’accesso a tutti gli iscritti, e quanti più iscritti aderiranno alla gestione dell’Ordine, quanto meglio l’Ordine stesso assolverà alle sue funzioni. Con una differenza sostanziale rispetto allo stato attuale: se l’Ordine non dovesse funzionare, la colpa non potrà più essere imputata al Consiglio o al Presidente di turno, ma ricadrà sugli iscritti, tutti. Noi tutti, tutti gli iscritti sono l’Ordine ed è compito e obbligo morale di tutti gli iscritti, occuparci dell’Ordine.

Questa si, sarebbe una vera grande riforma auto determinata, e qui torno alla prima affermazione introduttiva: può sembrare paradossale, ma questo genere di Ordine sarebbe già possibile, se solo i Consigli degli Ordini lo volessero, se solo gli iscritti lo chiedessero, ove fossero ascoltati e accolti. L’attuale legislazione non impedirebbe alcuna delle attività e funzioni sopra elencate e dunque, cari colleghi, non dimenticatevi mai che l’Ordine siamo noi tutti insieme.

Ultima nota: se questo fosse un modello proponibile, perseguibile e attuabile da tutti gli Ordini, anche senza riforme e stravolgimenti, oggi sarebbe possibile dimostrare che gli architetti italiani sanno rinnovarsi, sanno auto rigenerarsi e sanno “leggere” e risolvere gli attuali problemi, anche tra mille incognite e difficoltà economiche.

Nota dell’amministrazione – qui trovate i precedenti contributi di

Marco Alcaro

Gianluca Adami


12 Commenti a “L’Ordine che vorrei secondo Tellarini”

  1. L’Ordine che Tellarini vuole è esattamente l’Ordine che c’è adesso, con le differenze stabilite dalla recente legge. In sostanza prevede le commissioni, che ci sono anche adesso, tutte, ma proprio tutte, quelle che lui indica. La possibilità per gli iscritti di riunirsi e confrontarsi esiste già, basta chiederlo. Se poi c’è qualche ordine che resiste non so, ma in linea di principio qualsiasi consiglio non può che essere soddisfatto di avere una sede piena di colleghi.
    Sembra quasi che sia io a fare la difesa dell’Ordine, ma di fatto è davvero già così.
    Io non ho capito la novità se non nel possibile rinnovamento…dal 2017 e nell’attribuire la responsabilità del non funzionamento agli iscritti invece che al consiglio. E questo è davvero singolare.
    Questa responsabilità, se proprio vogliamo impostare il discorso in questo modo, esiste anche oggi, perchè se gli iscritti frequentassero, si organizzassero, chiedessero lo potrebbero fare da domani mattina come avrebbero potuto fare un anno fa. Ma non lo fanno. Perchè? Questo può dipendere anche da situazioni locali, ma è noto a tutti che la partecipazione è scarsa nella nostra società e tra i professionisti a maggior ragione, i quali tendono a mobilitarsi e ad impegnarsi su emergenze che li riguardano direttamente.
    Vediamo se avessi equivocato e se riesco a capire meglio da altri commenti.
    Saluti
    Pietro

  2. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Caro Lucio
    Il decreto milleproroghe ha modificato l’articolo 2 comma 4 del DPR 169 del 2005,
    ( “4-septies.Le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 169, si applicano per i componenti degli organi in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con il ltre mandati consecutivi ” ), portando da 2 a 3 il limite dei mandati consecutivi dei consiglieri degli ordini provinciali.
    Il decreto milleproroghe non ha modificato l’articolo 5 comma due che impone il limite di due mandati consecutivi per i consiglieri nazionali, che quindi rimane.
    (“2. I consiglieri del consiglio nazionale rappresentano tutti i professionisti iscritti negli albi tenuti dagli ordini territoriali, sono eletti senza distinzione riguardo alle sezioni o settori di appartenenza e, a far data dall’entrata in vigore del presente regolamento, non possono essere eletti per piu’ di due volte consecutive.”).
    Non ho trovato alcuna norma che impone al Presidente di un Ordine provinciale di non svolgere quel ruolo per più di due anni.
    Aspetto tue delucidazioni.

  3. Saverio scrive:

    noo!!! vuol dire che c’è il rischio che quelle salme di Roma votino di nuovo il bollito Schiattarella! Tellarini dacci subito chiarimenti in merito per favore, che questo è un film dell’orrore. ma dico, si è riusciti quasi a rottamare d’Alema, (dico D’Alema!) e non riusciamo a toglierci di torno il pensionato Schiattarella, quella sorta di yes-men e le orrende festicciole, e basta!

  4. Federica precaria dell'architettura scrive:

    Tellarini, sai che scoperta: è tale e quale a come è adesso. comunque forse è un problema generazionale, noi giovani l’ordine non lo vogliamo, siete voi della vecchia guardia che lo difendete. a noi non serve, non ne abbiamo nessun vantaggio, ci fanno solo spendere soldi e li intorno girano sempre le stesse facce da anni, gli stessi amici che prendono incarichi e ricevono favori.

  5. Lucio Tellarini scrive:

    Risposta per Antonio Marco e Saverio.
    Si, avete ragione, chiedo scusa. Dopo una prima lettura del Milleproroghe sembrava che la carica dei Presidenti territoriali e quella del Presidente del Consiglio Nazionale, avessero la stessa durata (2 soli mandati), ma è stato chiarito anche dal Ministero che non c’è distinzione tra Consiglieri e Presidenti, i 3 mandati valgono per entrambe le cariche. In ogni caso, Schiattarella ha presentato le dimissioni anche se ovviamente, il Consiglio le ha respinte, ma non credo che Amedeo voglia perseguire in questa farsa. Mirerà alla carica di Presidente della Fondazione o forse mirerà più in alto, staremo a vedere, ma è molto difficie che resti dentro l’Ordine. Non so se sono le solite voci di corridoio … ma l’opposizione è molto forte.

    Risposta per Federica e Pietro Pagliardini
    Ma è meraviglioso!!
    Azzero la mia proposta, cancellata, fate finta di non averla mai letta.
    Non sapevo esistessero già Ordini in cui sono gli iscritti a gestire tutta l’attività e non più il Consiglio.
    Quali? Mi dite per favore, di quali Ordini state parlando?
    Perché vorrei congratularmi con il Presidente di quegli Ordini.
    Vorrei chiedere anche, come riescono ad avere incarichi e fare favori ai soliti amici.
    In ogni caso, la mia proposta riguardava “L’Ordine che Vorrei …”, non l’Ordine che non vorrei più. Capisco che i giovani non vogliano gli Ordini, quello che non è chiaro è chi dovrebbe tutelare i loro interessi. Forse si sentono più tutelati dal Decreto Bersani o già tutelati dal Ministro Severino?
    Béh, se così fosse, dove sta il problema? L’attuale Governo ha già tentato di cancellare gli Ordini in vari modi e in varie occasioni. Le elezioni sono vicine, basterà rivotare il “caro” Monti e Catricalà al seguito, nemici giurati degli Ordini, ed ecco che vi ritroverete senza Ordini.
    In bocca al lupo, e speriamo che … non stringa le fauci.

    Un saluto a tutti
    lucio tellarini

  6. Carissimo Tellarini, mi sei simpatico anche perchè mi hai messo tra i giovani, però bisogna che tu rilegga quello che hai scritto.
    Tu descrivi l’ordine che vorresti, e fino a qui l’ho capito. Ma non dici il ruolo che dovrebbe avere oppure come si dovrebbe porre rispetto alla società, oppure nuove regole elettorali, insomma, non fai una proposta, anche immaginifica, ma che possa distinguere l’ordine di oggi dall’ordine di domani. Tu lasci tutto uguale ad oggi e speri, auspichi, desideri che, senza che nulla cambi al contorno, come per incanto, l’ordine, grazie ad un grande entusiasmo degli iscritti, diventi il cuore pulsante della professione. Per quale motivo oscuro dovrebbe o potrebbe accadere domani qualcosa che avrebbe già potuto accadere ieri o potrebbe accadere oggi e invece non è accaduto e non accade? Tu in sostanza ti affidi al volontarismo di una entusiastica partecipazione degli architetti. E’ come dire: speriamo che domani gli italiani diventino tutti buoni, e con questo pensi di avere una proposta politica per l’Italia. Prova a fare un partito con questo programma e stiamo a vedere, tanto, uno più o uno meno a questo punto cambia poco.
    Forse è il titolo che ci ha ingannato, è possibile, ma qualcosina di più me lo aspettavo. La tua speranza, che io non condanno sia chiaro, pecca però di ingenuità o meglio manca di realismo perchè rimette tutto agli iscritti. Sembra addirittura che tu riesca ad immaginare una specie di ordine autogestito. Lodevole speranza, ma come può un ordine che è una Istituzione essere autogestito? Guarda, è davvero troppo anche per me immaginarlo, perchè tu lo sai che un ordine ha comunque procedure da rispettare, regole da seguire e tu immagini una specie di “centro sociale giovanile” che manda avanti la baracca a prescindere dal risultato delle elezioni. Che ti devo dire, mi fai sentire un conservatore dell’ordine a questo punto rispetto al tuo movimentismo
    Cordiali saluti
    Pietro

  7. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Pietro,
    voglio riconoscerti molto di più di una semplice mescolanza tra i giovani, perché credo che di diritto tutte le persone che hanno voglia e passione per confrontarsi su questi temi, che riguardano il nostro futuro, siano da considerarsi “giovani” a pieno titolo, e tu con tutti. Mi piace pensare che sentirsi giovani ed essere architetti, siano due condizioni esistenziali sovrapponibili, quasi coincidenti. E lo dico anche a Federica: non ci sono architetti di “vecchia guardia” e architetti di nuova generazione, esistono architetti che voglio tutelare e tenere unita una categoria professionale e di contro esistono colleghi che non credono negli Ordini e preferiscono agire da solisti. Ma essere architetti, spesso ci fa sentire giovani anche a 50 o 60 anni e oltre.

    In ogni caso, rispetto entrambe le posizioni, ognuno sia libero di pensare e di agire come crede, di volere o non volere l’Ordine. Quello che trovo difficoltoso è collegare in successione logica, gli argomenti con cui si contesta una proposta di rinnovamento come la mia.
    In sintesi, ispirandomi alle democrazie del nord Europa e alla responsabilità civica e sociale che esiste in questi paesi, dico che la gestione degli Ordini deve essere ribaltata, non più in mano a 15 consiglieri, ma trasferita agli iscritti.
    Ora, se leggo frasi come queste: “L’Ordine che Tellarini vuole è esattamente l’Ordine che c’è adesso” (Pietro), oppure: “Tellarini, sai che scoperta: è tale e quale a come è adesso.” (Francesca), mi viene da chiedere: di quale Ordine stiamo parlando? Ditemi una città, una provincia, un nome di un qualsiasi Ordine italiano in cui è già applicato il modello che ho proposto, e chiederò lumi, se davvero esiste.
    Poi però, leggo: “La tua speranza, che io non condanno sia chiaro, pecca però di ingenuità o meglio manca di realismo perchè rimette tutto agli iscritti. Sembra addirittura che tu riesca ad immaginare una specie di ordine autogestito.”. Ma allora, se manco di realismo, l’Ordine che vorrei, non esiste, se immagino una specie di Ordine autogestito, significa che oggi non c’è.
    Insomma, cari amici, c’è o non c’è?

    Vi tolgo dall’imbarazzo della risposta: no, non esiste e non esiste nessuna norma che obblighi un Presidente ad aprire le porte dell’Ordine a tutti gli iscritti. Quindi, per favore, se vogliamo essere costruttivi, usiamo argomentazioni plausibili e non solo pretesti polemici. Ci sono mille ragioni per non essere d’accordo con me, è inutile inventarne di inesistenti. Argomenti molto interessanti invece, sono come cambiare il sistema elettorale, come regolare l’autogestione, come disciplinare il rapporto tra commissioni e Consiglio, come aprire gli Ordini alla partecipazione dei cittadini, come fornire consulenze e supporto professionale, e tanti altri argomenti. Sono questi gli argomenti su cui dovremmo spostare il confronto, sui meccanismi e i punti critici del sistema, sulla libera iscrizione agli Ordini da parte di giovani disoccupati o dei dipendenti, e via discorrendo.

    La mia proposta però, ha anche un altro obbiettivo – mal celato – che è quello di “stanare” i soliti spiriti critici. Da quando sono dentro l’Ordine, troppe volte mi sono sentito dire: “L’Ordine non serve a niente perché non fa questo, perché non fa quello”. E quando ribatto che l’Ordine questo o quello lo ha già fatto, il riscontro è sempre il solito: “Ma io non ne sapevo niente!”. No, tu non hai letto niente! Che è molto diverso, perché ti abbiamo inviato mail e comunicazioni di ogni tipo, ma trovando più comodo startene seduto nel tuo studio ad occuparti dei tuoi progetti, ora è più facile criticare che non ammettere la propria pigrizia. Qualcuno la chiama la sindrome del criceto, corre e corre sulla ruota credendo di essere libero, ma in realtà resta chiuso nella sua gabbia. Ecco, vorrei che i criceti uscissero dallo loro gabbia, dai loro studi e venissero dentro l’Ordine per capire cosa possiamo fare insieme, TUTTI insieme. È dentro l’Ordine che gli iscritti devono sentirsi liberi di esprimere le loro opinioni, non dentro i loro studi, senza che l’Ordine per questo, perda la sua anima istituzionale o si trrasformi in un centro giovanile. Il Consiglio servirà proprio a questo, a mantenere l’anima istituzionale, mentre gli iscritti si occuperanno di tutto quello che riterranno debba espletare un Ordine al loro servizio.

    Sono utopie? Le mie, sono pie illusioni? Troppo lontane le coscienze democratiche svedesi o norvegesi?
    Può essere, accetto la critica, però non ditemi che voglio cambiare tutto per non cambiare nulla, il “gattopardismo” non mi appartiene.

    Un saluto a tutti
    lucio tellarini

  8. Potremmo continuare a scriverci all’infinito senza arrivare a capo di niente Tellarini. Sono due visioni non dell’ordine ma della società diverse e inconciliabili. Tu forse non te ne rendi conto ma vuoi “cambiare” la testa della gente. Forse anche per legge costringendo l’ordine a coinvolgere tutti. Non mi piace questo metodo “per legge”. E d’altronde è illusorio sperare in una massiccia partecipazione attiva (e volontaria, per legge no, ti prego).
    Rispondendo alla tua domanda è ovvio che quell’ordine non c’è (è esattamnete quello che ho detto anch’io) solo che tu credi che possa esserci e io no. La mia critica alla tua proposta non è polemica o distruttiva, nelle mie intenzioni almeno, io dico solo che analizzi la realtà (su quella ti devi confrontare) ti dico che essendo assolutamente possibile che un consiglio cerchi di coinvolgere gli iscritti in varie attività (in buona parte ad Arezzo tutti ci hanno provato e immagino in moltissimi altri), visto che non è vietato, non comprendo come domani si potrebbe verificare il contrario, se non cambiando la testa degli iscritti.
    Quanto agli esempi nordici che tu porti come esempi virtuosi, mi dispiace ma questi confronti tra popoli e abitudini diverse sono terribilmente sbagliate, perchè appunto non considerano la realtà nel loro complesso. Quando si comincia a voler cambiare la testa della gente per farla assomigliare ad altro si finisce sempre parecchio male, in genere ad una società autoritaria. E poi, le democrazie del nord Europa, prima di diventare democrazie, ne hanno commesse di cotte e di crude, che le confusionarie democrazie mediterranee neanche se le sono sognate. Ricordi qual è la giustificazione per i crimini nazisti: ho obbedito agli ordini!!!! Da noi si disobbedisce, ma non si fanno stragi così scientifiche. Quindi, lascia perdere questo tasto che è parecchio meglio e lavora sulla materia che hai e non su quella che vorresti.
    Ciao
    Pietro

  9. Lucio Tellarini scrive:

    No, questa volta proprio no!
    Caro Pagliardini, questa volta non hai centrato un solo argomento. Mi dispiace ma il tuo post – oltre ad essere offensivo – mi ricorda le “bombe intelligenti” degli americani quando mancavano completamente l’obbiettivo. Vedo che anche a te, le arrampicate sugli specchi creano qualche problema e molti scivoloni.
    Ho scritto di partecipazione, di coscienza sociale, di democrazia, e tu ribatti dicendo che voglio autoritarismo, che dovrei ricordarmi dei crimini nazisti, e parli di stragi scientifiche. Ho citato Svezia e Norvegia e tu fai parallelismi oscuri con la Germania nazista. E magari, perché no, parliamo pure degli italiani in Albania o in Grecia o delle stragi in Abissinia?
    Ma di che parli? Che post hai letto?
    Non mi è nemmeno chiaro se devo prenderla come un’offesa o se non ti sei reso conto della confusione in cui sei precipitato. Opterei per la buona fede e preferisco pensare alla 2° ipotesi.
    Capisco di averti messo in difficoltà, evidenziando la contraddizione in cui sei caduto, tra l’Ordine che c’è (nel tuo 1° post), e che poi non c’è più (nel 2° post), però accusarmi autoritarismo, nazismo o di volere una parteciopazione “per legge” degli iscritti, significa stravolgere e capovolgere il senso della mia idea.

    Premetto che non sussiste nessun obbligo nemmeno per quanto riguarda “arrivare in capo a niente”, non è il tuo consenso che cerco, ho semplicemente lanciato una proposta, se a qualcuno interessa bene, altrimenti … pace a tutti gli uomini di buona volontà.

    A cambiare la testa della gente non ci penso nemmeno lontanamente, e tantomeno quella degli iscritti. Io ho parlato di una norma che OBBLIGHI IL PRESIDENTE ad aprire le porte dell’Ordine e non che obblighi gli iscritti ad entrare per forza. Vorrei cambiare la testa a quei 10-20 o 30 Presidenti alla Schiattarella, che si sentono padri e padroni dell’Ordine, e non la testa degli iscritti. Gli iscritti sono liberi di partecipare e se non vogliono partecipare, che restino dentro le loro gabbiette a correre sulla ruota. Quello che vorrei (e mi perdonerai l’ennesima citazione), come accade a Bologna, se un iscritto viene all’Ordine a chiedere: “Perché l’Ordine non si adopera per il movimento degli architetti con il papillon?”, oppure: “Perché l’Ordine non appoggia una campagna per gli alberi «sempre-verde»?”, è che tutti i Presidenti e i Consigli, rispondessero: “Ecco le chiavi dell’Ordine, puoi costituire il tuo comitato pro-papillon o il movimento «sempreverde», accomodati”. Solo questo vorrei. E se, come accade 9 volte su 10, l’iscritto risponde: “No, ma io non ho tempo”, vorrei sentirmi libero di dirgli che nemmeno io ho tempo e che prenda il suo papillon e vada a rompre le scatole da un’altra parte.
    Se gli iscritti VOGLIONO partecipare SPONTANEAMENTE, DEVONO poterlo fare per legge, questo si, è quello che vorrei. I Consigli e i Presidenti devono consentire a tutti, di entrare e uscire LIBERAMENTE dall’Ordine. Questo è quello che vorrei! Il nazismo è un’altra cosa, caro Pietro, non mi risulta che i Tedeschi chiedessero agli Ebrei se volevano o meno, entrare o uscire liberamente dai lager, o mi sono perso qualcosa?
    E siccome si tratta di una delle pagine più nere della storia moderna (della quale ancora oggi, molti se ne dovrebbero vergognare!), sono sbalordito che venga evocata una tale idiozia umana solo perché si parla di riformare o semplicemente cambiare, la gestione degli Ordini professionali.

    Se l’idea di capovolgere gli attuali equilibri tra Consiglio dell’Ordine e iscritti, e creare le condizioni per cui siano gli iscritti stessi a decidere del loro Ordine, spaventa così tanto da equivocare e suscitare fantasmi di autoritarismo e non trova consensi tra gli iscritti, pazienza. Non è affatto un problema. La penso così e mi tengo la mia idea, ma ancora una volta di più, ho la sensazione di essere davanti ad una schiera di criceti che preferiscono la loro gabbietta dorata del loro studio, perché quando provano ad uscire si accorgono che fare girare la ruota della realtà, è molto, ma molto più difficile di quanto non credessero.
    Penso anche che sia arrivato il momento giusto per dimostrare di essere una categoria moderna, evoluta, capace di auto gestirsi, di confrontarsi con altre realtà, tedesche (questa volta sì), svedesi o norvegesi, olandesi o danesi, francesi o inglesi, comprese la realtà spagnola o portoghese.
    Anche queste sono utopie? Altre pie illusioni?
    Bèh, allora fatevi sotto, sentiamo le vostre proposte, perchè di chiacchiere e di polemiche, se ne sentono fin troppe.

    Un saluto a tutti
    lucio tellarini

  10. Tellarini, questa volta chiudo in via definitiva perchè, mi spiace ma bisogna che te lo dica, ti avevo sopravvalutato.
    Ciao
    Pietro

  11. Lucio Tellarini scrive:

    Pagliardini … anch’io bisogna che te lo dica: no, io proprio non ti ho mai sopravvalutato!
    Ciao
    Lucio Tellarini

  12. […] si iscrive chiaramente nella discussione avviata con gli articoli di Marco Alcaro, Gianluca Adami e Lucio Tellarini che si sono occupati più specificamente della questione dell’Ordine e della sua […]

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