L’Ordine che vorrei…. (Alcaro)

In questi ultimi anni ci sono stati grandi cambiamenti, tutti negativi purtroppo, in merito alla professione di architetto, si è parlato molto della riforma degli Ordini, ma, come ci aspettavamo, il Decreto del Governo di questa estate, (Dpr 137/2012), non si è occupato minimamente di riformare delle Istituzioni che sono state create durante il ventennio fascista.

Tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006), che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche e addirittura favorire i giovani, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e ci ritroviamo oggi in una condizione drammatica per gli architetti che rischiano di scomparire nel giro di pochi anni.

Proviamo a capire perché ci troviamo in questa condizione, esiste un disegno mondiale che spinge a far scomparire la libera professione perché essendo “libera” professione intellettuale, non si presta alle volontà dei poteri forti e crea problemi a chi ha come unico obiettivo il profitto a danno della collettività, (se si realizzano interi quartieri, come è successo a Roma, con nessuna qualità architettonica, con nessuna qualità energetica, con nessuna qualità costruttiva, senza servizi e urbanizzazione primaria e secondaria, chi ci guadagna è uno solo, chi ci rimette è la collettività).

Gli architetti non hanno potuto reagire minimamente a questa tendenza che li vuole vedere “morti”, perché non hanno nessun organo che li rappresenta.

Gli imprenditori si difendono con la Confindustria che sa fare molto bene il proprio mestiere, i commercianti hanno la Confesercenti che li tutela, gli artigiani hanno la Confartigianato, i dipendenti hanno i Sindacati, i costruttori hanno l’ANCE, i tassisti hanno le loro organizzazioni di categoria, come del resto tutti, dagli spazzini ai becchini, persino i pensionati hanno le loro organizzazioni di categoria che li tutelano.

Tra i professionisti, gli avvocati hanno un esercito in Parlamento, i geometri sono organizzatissimi e i loro Collegi e Consiglio Nazionale fanno di tutto per tutelarli, i medici sono molto potenti i loro presidenti degli ordini sono spesso alti esponenti massonici, i farmacisti sono una corazzata, i notai è inutile citarli, rimaniamo soltanto noi architetti, la categoria con il più basso reddito medio tra i professionisti e forse non è un caso, a non avere organi di rappresentanza.

Arriviamo quindi ai nostri ordini professionali, quando sono stati creati avevano dei compiti ben precisi, in Italia esistevano poche migliaia di architetti e non avevano certo bisogno di essere tutelati.

Nel corso degli anni, la maggior parte degli ordini soprattutto nelle grandi città, si sono trasformati in luoghi di potere dove coltivare il proprio orticello, dimenticandosi i compiti principali per cui sono stati istituiti dalla Legge 1395 del 1923 e successivo Regio Decreto n.2537 del 1925.

I compiti che gli sono stati attribuiti sono i seguenti:

1) vigilare sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza.

2) prendere i provvedimenti disciplinari.

3) curare che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria.

4) determinare il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine, ed eventualmente per il funzionamento del Consiglio Nazionale, nonché le modalità del pagamento del contributo.

5) compilare ogni triennio la tariffa professionale, la quale, in mancanza di speciali accordi, s’intende accettata dalle parti e ha valore per tutte le prestazioni degli iscritti nell’Ordine.

6) dare i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

I punti 1 e 2 sono stato fortemente ridimensionati dai recenti decreti governativi, la deontologia di fatto non esiste quasi più poiché sono stati liberalizzati: pubblicità, tariffe, incompatibilità ed altri aspetti importanti della professione. In realtà, se guardiamo alle statistiche degli ultimi 20 anni, la deontologia non è mai esistita, in tutta Italia operano e continuano ad operare architetti che non garantiscono una specchiata condotta morale, come previsto dalla Legge n° 897 del 1938, (il caso Zampolini lo dimostra). Nessuno si ricorda in Italia di un architetto radiato dall’albo.

Il punto 3 dovrebbe riguardare coloro che svolgono la professione abusivamente che dovrebbero essere perseguiti dall’ordine con denunce presso l’autorità giudiziaria. Tra questi ci sono anche i professori universitari a tempo pieno che fanno la libera professione e i geometri che progettano edifici che non potrebbero progettare. Noi di amate l’architettura abbiamo più volte denunciato casi del genere all’ordine di Roma, ma non è mai stato preso alcun provvedimento per motivi che abbiamo spiegato più volte, non credo che la maggior parte degli altri ordini provinciali abbia agito diversamente, pertanto il punto 3 non è stato abolito dai decreti del governo, ma è stato di fatto abolito dagli ordini per convenienza.

Il punto 4 è stato svolto sempre meglio, aumentando sempre più la quota dell’ordine per pagare una serie di attività che la legge che ha istituito gli ordini non ha prescritto di fare, pertanto il punto 4 è stato eseguito per convenienza.

Il punto 5 è stato abolito dai decreti governativi, quindi non esiste più.

Il punto 6 negli, ultimi 20 anni, non è mai stato applicato poiché le pubbliche Amministrazioni non ci pensano minimamente a consultare gli ordini, non ci consultano nemmeno quando promulgano leggi che ci riguardano direttamente.

Ricapitolando su 6 compiti assegnati agli ordini professionali ne sono rimasti 1 e mezzo, pertanto la domanda viene spontanea:

c’è ancora qualcuno che è convinto che gli ordini, oggi in Italia, vadano bene così?

Io credo di no e allora è arrivato il momento di fare delle proposte concrete.

Quello che più mi dispiace è che, in questi ultimi mesi prima dell’approvazione del Dpr 137/2012, quasi nessun ordine ha prodotto delle proposte di riforma credibili coinvolgendo nel dibattito gli iscritti. L’unico ordine che si è adoperato in questa direzione, producendo una proposta seria e innovativa, è stato l’ordine di Firenze che, non a caso, nasce da un’esperienza importante di un gruppo di giovani colleghi (firmiamolalettera) che hanno rinnovato completamente il vecchio consiglio dell’ordine.

Tutti noi non possiamo negare che la maggior parte dei Presidenti e dei Consiglieri degli ordini svolge il proprio ruolo da decenni e non ha nessuna intenzione di mollare l’osso, basta vedere la poco edificante questione dei due mandati risolta con il milleproroghe.

Ciò dimostra che la principale preoccupazione degli Ordini e del Consiglio Nazionale nei confronti del decreto del governo, era soltanto quella di conservare la poltrona per se e per i propri discendenti, non ci dimentichiamo che nella maggior parte degli ordini il ricambio avviene per investitura e non per un reale ricambio, in questo la colpa è degli iscritti che non partecipano alle elezioni.

I messaggi di approvazione e consenso del nostro Presidente Nazionale al Dpr 137/2012 sono una prova delle mie considerazioni, lo scollamento tra gli ordini e gli iscritti è fortissimo, qualsiasi architetto medio avrebbe disapprovato e criticato fortemente questo decreto.

Se gli ordini e il Consiglio Nazionale non fanno delle proposte serie sulla loro riforma proviamo a farle noi e a far sentire la nostra voce, vi butto giù una bozza, ma vorrei che ognuno di voi dia il suo contributo con delle idee.

PROPOSTA:

Gli ordini sono degli enti pubblici che fanno capo al Ministero di Giustizia, l’iscrizione è obbligatoria in quanto non si può esercitare la professione senza essere iscritti, qui già esiste, da pochi anni, un’anomalia poiché  l’art. 90 del comma 3 del d.lgs. n.163/2006 (cd. Codice dei contratti pubblici), prevede che i dipendenti pubblici non debbano essere iscritti obbligatoriamente all’ordine, tutto nasce per motivi economici in quanto le amministrazioni pubbliche non avevano i soldi per pagare la quota di iscrizione dei loro architetti dipendenti che ne facevano richiesta. Quindi esistono dei nostri colleghi che possono progettare, seppur esclusivamente nell’ambito del proprio lavoro di dipendente, senza dover rispondere a deontologia, controlli di qualsiasi tipo, formazione continua e quant’altro. Ciò è evidentemente un paradosso.

Allora proviamo a immaginare una situazione diversa, se deve continuare ad esserci un obbligo di iscrizione per esercitare la professione, (personalmente sono d’accordo), creiamo degli Enti pubblici a livello regionale o Nazionale che si occupino della tenuta dell’albo e della deontologia, (fatta seriamente questa volta), dove tutti gli architetti: liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati, siano obbligati ad iscriversi per lavorare, pagando una quota che non potrà essere superiore a 30 euro (ciò che paghiamo oggi per il Consiglio Nazionale).

Gli Enti regionali o l’Ente Nazionale dovrà continuare a dipendere dal Ministero di Giustizia che nominerà anche i membri che ne faranno parte.

Gli attuali ordini provinciali si dovranno trasformare in Associazioni di categoria di carattere privato dove non sarà più obbligatorio iscriversi.

Queste Associazioni avranno compiti e ruoli completamente diversi dagli attuali ordini, dovranno essere al passo con i tempi e tutelare gli interessi degli architetti e dell’architettura.

Oggi il mercato della progettazione si è globalizzato, bisogna competere con studi stranieri che sono molto più competitivi di noi, pertanto il compito delle Associazioni sarà anche quello di creare dei professionisti che possano concorrere in un mercato sempre più difficile.

Ogni architetto sarà libero di iscriversi o meno alle Associazioni di categoria, ma è chiaro che l’Associazione farà gli interessi dei liberi professionisti e quindi gli iscritti saranno in maggior parte liberi professionisti.

I compiti di queste Associazioni di categoria saranno i seguenti:

  • rappresentare e tutelare gli architetti nei confronti delle amministrazioni pubbliche e della società;
  • vigilare e denunciare i casi di esercizio abusivo della professione (tra cui geometri, docenti universitari);
  • vigilare e denunciare i casi di incarichi illegittimi, concorsi fuori legge, incompatibilità;
  • curare la formazione e l’aggiornamento professionale;
  • offrire servizi agli iscritti, (consulenze, recupero crediti, informazioni, etc)
  • dotarsi di un codice etico e professionale a cui gli iscritti si dovranno attenere;
  • dialogare con le istituzioni pubbliche e private che interessano agli architetti per agevolarli nella burocrazia (Comuni, Regioni, Università etc);
  • incentivare l’unione e la collaborazione tra professionisti;

Far parte di queste Associazioni non sarà un obbligo, ma con il passare del tempo, sarà indispensabile per lavorare, oggi non c’è alcuna selezione all’Università, chiunque si può laureare e iscriversi all’albo, ciò ha causato un sovraffollamento degli iscritti all’ordine senza alcuna garanzia di qualità per i cittadini.

Le Associazioni dovranno di fatto operare una selezione naturale dove chi non si aggiorna, chi fa sconti dell’80%, chi vende i progetti su groupon, chi fa certificazioni energetiche a 39 euro, chi non garantisce una specchiata condotta morale, chi non svolge il proprio compito in maniera professionale ….., non potrà essere iscritto e avrà qualche difficoltà in più a trovare un cliente.

I cittadini dovranno sapere che, se si rivolgono a un architetto iscritto a un’Associazione di categoria, pagheranno qualcosa in più, ma saranno garantiti da un servizio professionale di qualità, più è seria e importante l’Associazione è più si avrà garanzia di qualità.

Coloro che si troveranno in una situazione di incompatibilità come i docenti universitari, non potranno iscriversi.

Ci saranno sicuramente Associazioni più esclusive e altre meno esclusive, ma bisognerà studiare un meccanismo che garantisca una presenza uniforme sul territorio nazionale e che impedisca sovraffollamenti di Associazioni in alcune grandi città.

Le Associazioni avranno una quota di iscrizione importante, minimo 500 euro, ma garantiranno servizi di qualità, inoltre dovranno raccogliere finanziamenti privati per incrementare il proprio budget.

I componenti dell’Associazione saranno eletti dagli iscritti, che dovranno essere fieri di essere iscritti all’Associazione che li rappresenta e parteciperanno attivamente alla vita dell’Associazione, non potranno fare più di due mandati di tre anni ciascuno e ci saranno dei meccanismi di controllo e trasparenza.

Le Associazioni dovranno eleggere ogni tre anni i componenti di un Organismo centrale fondamentale, di carattere privato ma con alcuni obblighi di carattere pubblico, che sostituirà di fatto il CNA e si occuperà di rappresentare e tutelare gli architetti, in particolare liberi professionisti, presso le Istituzioni governative, Parlamento, Governo, Ministeri.

Tale organismo dovrà sedersi al tavolo di concertazione in tutto ciò che riguarda la professione dell’architetto: leggi, normative, regolamenti su: architetti, architettura, urbanistica, formazione, competenze, territorio, restauro e tutto ciò che riguarda la nostra professione.

Dovrà avere inoltre un Centro Studi (sulla scia della CGIA di Mestre) che fornirà ai mass media i dati sulla nostra professione e sul mercato dell’edilizia e un importante ufficio stampa che dovrà lavorare molto per farsi ascoltare.

La proposta è soltanto una bozza, ora tocca a voi, fate le vostre considerazioni e mandateci i vostri contributi.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Gianluca Adami

Lucio Tellarini


13 Commenti a “L’Ordine che vorrei…. (Alcaro)”

  1. Annalisa ha detto:

    Gentile Antonio,
    mi chiamo Annalisa ho 29 anni e da due anni risulto iscritta all’ Ordine degli architetti della provincia di Napoli.
    Concordo perfettamente con la tua nota critica sull’ attuale struttura degli ordini professionali.
    Io personalmente non mi sento affatto rappresentata, nè tutelata come giovane professionista “precaria”.
    A tal proposito desidero porti una domanda: nella tua proposta di riforma degli ordini che posto occupiamo secondo te, noi giovani architetti precari?
    Queste associazioni di categoria a carattere privato, a tuo avviso potrebbero svolgere un’ azione di orientamento per i giovani laureati e nello stesso tempo porre fine allo sfruttamento orami diventato prassi all’ interno degli studi di architettura?
    Grazie per l’ attenzione.
    Cordiali saluti

    Annalisa Rinaldi

  2. Anna Paola ha detto:

    Sono d’accordo con i presupposti ma non con le conclusioni.Mi sembra che il proposito finale sia quello non di creare un sindacato di rappresentanza ma una corporazione inquisitoria alla quale sicuramente per iscriversi bisognerà versare molti soldi ed elargire molti favori (vi ricordo che siamo in Italia).
    Il risultato sarebbe un organismo di controllo che ha il potere di decidere con leggi proprie su chi potrà lavorare.Vedo la proposta molto rischiosa anche se nei suoi intenti è sicuramente condivisibile. Bisognerà lavorare ancora molto.
    Per prima cosa se avessi il potere riformerei le facoltà di architettura. Riformerei programmi, corsi di studio e preparazione effettiva dei docenti. La facoltà di architettura dovrebbe essere più selettiva anche se già da anni solo il 50% degli iscritti prosegue il corso di studi. Forse i docenti insieme con le forze di governo e tutti i rappresentanti del mondo dell’edilizia (tranne i mafiosi ed i camorristi) dovrebbero chiedersi cosa si vuole da un ingegnere ed un architetto. Quali competenze dovrebbero assolutamente avere.
    Bisognerebbe cercare di controllare l’offerta formativa anche dei corsi post laurea e di quelli di aggiornamento professionale, per garantirne la qualità ed il libero accesso anche per i più giovani ed i meno fortunati. Bisognerebbe cercare dei finanziamenti.
    Bisognerebbe rivalutare la professione dell’architetto INFORMANDO e convincendo la possibile committenza su quello che dovrà e potrà aspettarsi dal professionista.
    Esercitare una azione di controllo su quei professionisti (tutti: compresi ingegneri e geometri ) che violano le leggi urbanistiche e falsano il regime di libera concorrenza pagando i favori di funzionari pubblici disonesti, corrompendo politici ed assessori, prendendo mazzette dai fornitori in aperto conflitto d’interesse con la loro funzione di direttore dei lavori e a danno del committente.
    Bisognerebbe riorganizzare le strutture di controllo pubblico. Le pratiche edilizie devono tutte viaggiare sugli stessi binari e non secondo le simpatie dei vari funzionari. Controllare ogni tre mesi l’efficienze dei vari uffici comunali. disporre regolamenti edilizi e procedure edilizie comuni nell’abito dello stesso territorio. Non si possono cambiare regole e leggi nell’ambito di 30 KM.
    IL PROBLEMA DELL’ARCHITETTURA NON RIGUARDA SOLO GLI ARCHITETTI!
    Il mercato è controllato per lo più da speculatori, dai capitali di denaro sporco della mafia per i grandi progetti, è sottoposto al controllo dei politici e non della politica. NON E’ MAI INSERITA IN UN CONTESTO DI DIBATTITO PUBBLICO. LA CITTADINANZA NON VIENE MAI INFORMATA E NON HA POTERE DI CRITICA.
    Storicamente è la prima fonte di speculazione finanziaria da parte di soggetti poco preparati culturalmente perché si pensa (erroneamente) che tutti possono fare gli Architetti e che la progettazione urbanistica ed architettonica sia solo soggetta a regole estetiche e soggettive. Spesso si pensa anche che tutto possa stare in piedi senza rispettare le regole impose dalla statica.
    Dettare regole certe nella valutazione degli immobili. Restituire il giusto prezzo agli immobili. Incentivare le demolizioni degli edifici fatiscenti.
    Riformare le regole per le licenze delle agenzie immobiliari, e non permettere loro di fare il mercato: quello dei professionisti e quello delle costruzioni.

  3. Natalia ha detto:

    Non posso dire di condividere in toto quanto riportato da Antonio Marco….condivido lo spaccato che delinea sulla figura degli Ordini professionali, come di fatto abbiam giá parlato, peró , e non accusatemi di voler portare l acqua al proprio mulino, perché cosí non é, mi domando come mai, tutti i colleghi che hanno preso consapevolezza della situazione non riescano a dar forza ad esempio, al sindacato …..qualcuno potrebbe farmelo capire? La presenza di un gran numero di iscritti darebbe ad esso, che ha il ruolo ed il compito di tutelare e rappresentare ingegneri ed architetti , la forza di dire la sua ai tavoli preposti….poi mi domando una altra cosa…. Ma perché mai i dipendenti dovrebbero essere iscritti all ordine? Lancio questa provocazione….

  4. Anna Paola ha detto:

    Rispondo a Natalia
    Io sono iscritta alla Federarchitetti. Siamo poco amati dall’ordine degli architetti anche se in realtà non abbiamo mai preso nessuna iniziativa contro di esso, anzi abbiamo sempre cercato collaborazione per poter avere un ruolo rappresentativo e di tutela della libera professione cosa che l’ordine per proprio statuto al contrario non può fare. Ciò evidentemente infastidisce. E’ una guerra tra poveri. E poveretti noi architetti rimarremo se non riusciremo ad organizzarci un po’ e a far sentire la nostra voce. Comunque è colpa di chi manda in televisione come rappresentante della categoria personaggi snob e poco comunicativi che sono lontanissimi dal mondo comune dell’edilizia e certo non possono esprimere il nostro disagio.

  5. contributi_addio ha detto:

    Se si vedono le statistiche sui redditi
    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=356514#p356514
    si vede che chi ha dichiarato più di 41651 euro è meno del 20% degli iscritti ad Inarcassa (30.000).
    Forse tra questi c’è chi si confronta con gli stranieri, ma di certo non ha bisogno dell’Ordine.
    Gli altri hanno solo bisogno di uno Stato normale, che fa leggi applicabili, sia per il pubblico che per il privato.
    Purtroppo non è così e anche se faremo il migliore Ordine del Mondo, finchè non cambia l’Italia, la vedo dura.
    Mi ricordo che una volta, per curiosità ho cercato le leggi sui ponteggi negli USA. Ho capito di più leggendo sul sito americano che sulle norme italiane.
    Il problema di scadimento della professione, è (purtroppo) nell’offerta di professionisti.
    I notai sono 4000, i farmacisti 20000, ingegneri e architetti 160.000.
    Di cui 60.000 con reddito minore a 12.400 euro.
    Non esiste un minimo di omogeneità degli interessi in gioco tra chi dovrebbe essere rappresentato dagli ordini.
    Sono daccordo che ci dovrebbe essere una azione dei nostri rappresentanti a livello nazionale o regionale e comunale, ma gli ordini, per potersi seriamente confrontare con queste istituzioni dovrebbero essere almeno di livello regionale in modo da avere un ufficio studi di un certo livello.
    Visto il numero esiguo di provvedimenti disciplinari, farei un solo tribunale interregionale.
    Forse non è un caso che Inarcassa abbia promosso la Fondazione. Che si sovrapporrà a Ordini, Consigli, Sindacati ecc.

  6. Giulio Pascali ha detto:

    tendenzialmente daccordo,
    con una osservazione di fondo sulle premesse
    sarebbe l’ora di abbandonare le teorie complottiste sui massimi sistemi o sui poteri occulti che sembra non stiano facendo altro che complottare segretamente ai danni degli architetti.
    Inoltre sarebbe ora di portare avanti una seria riflessione sul fatto che proprio il nanismo degli studi di progettazione è una delle maggiori cause della nostra debolezza nei confronti dei “poteri forti”;
    solo in Grecia si rileva una simile polverizzazione della professione, non è proprio una best practice.
    Al contrario nel mondo anglosassone, che non mi pare che dia pessimi risultati in materia di architettura, le società di progettazione sono la norma.

    La sensazione è che troppi colleghi coltivino il mito dell’architetto artigiano; un uomo solo onnisciente, bastante a se stesso per ogni campo della progettazione; mille piccoli Leonardo da Vinci tuttologi e onniscienti in un’epoca caratterizzata dalla condivisione dei saperi.

    Vogliamo continuare a insistere per promuovere quindi una figura professionale anacronistica, obsoleta, palesemente in difficoltà o vogliamo provare nuove processi di elaboraizone del progetto?

    Le società di progettazione di per se non sono il male assoluto, anzi, proprio in una società complessa come la nostra dove le risposte di progettazione devono pescare da professionalità complesse e integrate, la forma associativa appare come la più idonea.

    Volendo si potrebbe tentare un salto di qualità ulteriore, sperimentando forme di progettazione “connettive”, che salvaguardino le sensibilità individuali promuovendo sistemi di progettazione più fluidi o dinamici.
    Ma questo sarebbe un discorso ben più complesso.

    Mi limiterei a mettere in seria discussione la figura dello studio di progettazione monocomponente.

  7. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Cara Annalisa
    i giovani che intendono fare la libera professione potrebbero sicuramente essere aiutati dalle Associazioni di categoria, con aiuti, finanziamenti agevolati e incentivi a mettersi insieme con altri colleghi per creare studi più competitivi.
    Per coloro che vogliono fare i dipendenti degli studi, il discorso è diverso, le Associazioni si occuperebbero principalmente dei liberi professionisti, sicuramente possono intervenire nei confronti di coloro che sfruttano i giovani negli studi, se non possono assumere non devono trattare i colleghi come dipendenti, ma le Associazioni dovranno aiutare principalmente coloro che vogliono fare la professione libera non coloro che vogliono fare i dipendenti.

  8. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    cara Anna Paola
    L’Università è tutta da rifare, bisognerebbe cancellare tutto e ripartire da zero.
    Per quanto riguarda la mia proposta, per evitare che le Associazioni di categoria diventino corporazioni inquisitorie, bisogna creare dei sistemi di controllo e gestione che garantiscano trasparenza, ricambio, (non è possibile come avviene oggi in Italia che un Consigliere dell’Ordine rimanga in carica per 20/30 anni) e efficienza.
    Tutto il resto che tu dici, rivalutare la professione di architetto, controllo sui professionisti, burocrazia, speculazione etc. sono proprio i temi su cui dovrebbero lavorare le Associazioni.

  9. […] Ordine vorrebbero. E’ chiaro che in campo ci sono due tesi contrapposte. Chi, come l’autore del primo post, vuole la tassa di iscrizione a 30€, e quindi zero servizi e zero carrozzone, e parallelamente la […]

  10. […] si iscrive chiaramente nella discussione avviata con gli articoli di Marco Alcaro, Gianluca Adami e Lucio Tellarini che si sono occupati più specificamente della questione […]

  11. Claudio Renato Fantone ha detto:

    concordo con l’analisi e alcune conclusioni di Marco Alcaro: un Ordine che non mette ordine, non è un Ordine. Esiste da sempre un rapporto stretto fra demografia, risorse, economia. E’ irresponsabile girarci attorno: gli architetti sono troppi. Se già Zevi decenni passati affermava che l’università è un esameificio, oggi è un creditificio. Non è possibile che a Roma ci possa essere professionalità e lavoro con rapporti di 1 architetto ogni 180 persone circa di popolazione che suddivisa per nuclei familiari diverrebbe 1 architetto ogni 60-70 famiglie. Nei commenti precedenti leggo di chi ha ancora fede negli ordini, eppure è evidente che i risultati di cui sopra derivano proprio dall’assenza di risposta alle Istituzioni di competenza operata da chi ha gestito l’Ordine negli ultimi 50 anni. Dunque l’Ordine ha mostrato di non servire realmente all’inevitabile degrado professionale. La strada vecchia sappiamo dove ci ha portato, esploriamo strade nuove. 1) intervenire demograficamente con proposte drastiche: chiusura delle facoltà di architettura per un certo numero di anni; 2) Interventi legislativi che obblighino la Committenza a passare attraverso le Associazioni per ritirare i titoli edilizi abilitativi concessi dalle Amministrazioni Comunali, a garanzia della professionalità del lavoro svolto, del pagamento delle parcelle, della lotta all’evasione fiscale; 3) Controllo da parte delle Associazioni sull’effettiva scelta a rotazione per il conferimento di incarichi dei professionisti iscritti negli albi Istituzionali (incluso i Tribunali). 4) Controllo della regolarità delle retribuzioni e delle condizioni lavorative dei giovani e meno giovani architetti che lavorano negli studi dei colleghi e delle società di ingegneria. Nel punto 2 si intende che la professionalità dell’architetto dovrà essere misurata sulla qualità degli elaborati presentata al Committente e sulla certificazione degli aggiornamenti professionali svolti tramite la medesima Associazione (costo incluso nell’iscrizione).

  12. […] quote di iscrizione, sui bilanci dell’Ordine, sulle priorità che l’Ordine si è dato, sulle forme ed i modi della sua organizzazione”; […]

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