“non c’è più un convincente motivo per obbligare gli architetti ad iscriversi all’Ordine” di E.Milone e A.Schiattarella

Il titolo di questo post è preso da una frase di un articolo di Enrico Milone e Amedeo Schiattarella, pubblicato alcuni giorni fa sul sito dell’Ordine degli Architetti di Roma.

Finalmente, il Presidente del più grande Ordine degli Architetti d’Europa, si è accorto che gli Ordini, così come sono diventati oggi in seguito alle manovre del Governo, non servono più a niente!!

Noi di amate l’architettura lo denunciamo da tempo e ora ci aspettiamo una presa di posizione forte, per esempio le dimissioni di tutto il Consiglio dell’Ordine di Roma, per far capire al Governo che questa riforma (Dpr 137/2012) è una buffonata!!!

Bisogna far capire a tutti che stanno smantellando le libere professioni, bisogna farlo capire soprattutto al nostro Presidente Nazionale Leopoldo Freyrie che continua a dire che tutto va bene e che siamo contenti di questa riforma, vedi comunicato stampa: “Il Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri dà attuazione ad una Riforma, nel suo complesso, sostanzialmente utile; che, nel suo insieme, adegua finalmente – come da tempo richiedevamo – le nuove regole professionali a quelle europee, confermando la peculiarità  del ruolo delle professioni, nella società italiana, nei confronti dei cittadini. E’ attenta, per il tramite del tirocinio e della formazione permanente, ad un innalzamento degli standard professionali: questo si traduce – per quanto riguarda gli architetti italiani – in maggiori livelli di sicurezza dei cittadini e dell’abitat“.

Come si fa a parlare a nome di tutti gli architetti italiani, dicendo esattamente il contrario di quello che pensano tutti?

Chi gli da l’autorizzazione a parlare a nome nostro?

Ci avevano detto che bisognava fare una riforma degli Ordini professionali e tutti eravamo contenti, perché il nostro Ordine è regolamentato da una legge che ha quasi 100 anni!!

Alla fine si sono inventati un Decreto  che:

  1. non chiarisce il ruolo degli Ordini professionali;
  2. sottrae i compiti più importanti agli Ordini attuali riducendone il potere;
  3. inventa nuovi oneri per gli architetti;
  4. elimina di fatto il motivo che rende oggi obbligatoria l’iscrizione all’Ordine;
  5. conferisce maggior potere ad un organismo “abusivo” come il CNA che, secondo la legge che lo ha istituito, doveva scomparire dopo 5 anni;
  6. crea confusione in merito al tirocinio;
  7. non risolve il problema della deontologia, con una norma “gattopardesca”, hanno cambiato tutto per non cambiare nulla;
  8. istituisce una formazione obbligatoria continua che è un assurdità per il mestiere di architetto, e come obbligare un regista ad aggiornarsi per poter fare un film, (per la parte tecnica ovvero sicurezza cantieri, antincendio, sicurezza nel lavoro etc esiste già un obbligo di aggiornamento);
  9. non chiarisce cosa succederà con la riduzione delle province;
  10. non risolve il problema delle parcelle degli incarichi pubblici;
  11. liberalizza la pubblicità da parte di un professionista e impedisce il controllo agli Ordini, tutto si capisce per favorire il cittadino, (farsi truffare con una finta certificazione energetica a 39 euro è utile alla collettività;
  12. insomma una vera porcheria che hanno avuto il coraggio di chiamare: ” Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali“;

Ma dove sta questa benedetta riforma degli Ordini?

E’ soltanto una legge ammazzaarchiettto!!!!

Dovremmo avere il coraggio di scendere tutti in piazza e far sentire una volta per tutte le nostre ragioni.

Chiediamo a tutti i Presidenti degli Ordini degli Architetti di Italia e ai Consiglieri di dimettersi tutti in massa e di destituire il Presidente Nazionale che continua a sorprenderci con le sue dichiarazioni, fate, per una volta nella vostra vita, una cosa buona: lasciate le vostre poltrone!!

Il Presidente dell’Ordine di Roma, avrebbe fatto bene ad accogliere la nostra richiesta di Assemblea straordinaria dell’Ordine, inviata il 17 giugno, a cui non ha voluto neanche degnarci di una risposta, il momento è troppo drammatico, bisogna smetterla di pensare che le nostre azioni abbiano secondi fini, qui o ci diamo una mossa o ci dobbiamo trovare tutti un altro lavoro!!!

Se non succede nulla, saremo costretti a non pagare più la quota di un Ordine che riteniamo, come del resto ha dichiarato il suo più alto rappresentante che riveste il ruolo di Presidente da ben 14 anni, completamente inutile e dannoso!!!


89 Commenti a ““non c’è più un convincente motivo per obbligare gli architetti ad iscriversi all’Ordine” di E.Milone e A.Schiattarella”

  1. Alessandro Marcobelli scrive:

    Vedo con piacere che la mia proposta (assolutamente in embrione) ha provocato un salutare confronto di opinioni.
    L’intervento di Gianluca Adami, nel punto dove elenca cosa vorrebbe da un Ordine professionale, rappresenta anche il mio pensiero e dimostra quanto sarebbe utile e a quante funzioni potrebbe assolvere, un Ordine riorganizzato.
    Io non ho mai partecipato attivamente alla vita del mio Ordine provinciale, mi dichiaro poco edotto sul suo funzionamento e quindi non sono titolato alla critica. Ma ora sento il bisogno di invitare tutti i colleghi ad attivarsi per tentare di cambiare le cose.
    Quali strumenti abbiamo noi avverso alla deriva in cui stiamo andando se non i ns. Organi di rappresentanza?
    A Pietro Pagliardini voglio dire che quello di cui parlo io è tutt’altro che “aspettarsi troppo dallo stato e dalle organizzazioni in genere”. Io parlo di una “nostra Organizzazione”. Di Ordini provinciali e CNA autogestiti in forma democratica e, oserei dire, referendaria.
    “Amate l’Architettura” se già non l’ha fatto, dovrebbe impostare una base di programma da porre in discussione per le prossime elezioni degli Ordini provinciali.
    Per quanto mi riguarda vorrei vedere in quella bozza anche i punti già elencati da Gianluca Adami.
    Grazie per l’ascolto.
    Un saluto per tutti.
    Alessandro Marcobelli.

  2. Davide scrive:

    sottoscrivo quanto scritto da Adami ed aggiungo,
    vorrei un ordine che, visto che gestisce 4milioni di euro, pubblichi i rimborsi del presidente e degli amministratori delle società partecipate, gli estratti delle spese fatte con la carta di credito dell’ordine, vogliamo vedere le fatture delle consulenze e quelle dei viaggi fatti durante tutto il mandato del presidente. credo che dopo gli scandali delle regioni, noi tutti dovremmo chiedere trasparenza massima da chi gestisce i nostri soldi. poi certo, ci piacerebbe un sindacato vero, non di questi finti che ti mandano la news del nuovo corso a pagamento che sta per iniziare, e stanno a braccetto con l’ordine e non li sentì mai uscire fuori dal coro.
    saluti

    Davide D.

  3. Lucio Tellarini scrive:

    Cari
    Gianluca Adami
    e
    Alessandro Marcobelli,
    qualche Ordine “diverso”, qualcosa di simile a quello che vorreste voi, esiste già. E avete tutte le sante ragioni di pretendere che anche i vostri Ordini siano qualcosa di diverso da quello che sono oggi.
    Siamo d’accordo, la Legge 1395/’23 e il Regio Decreto 2537/’25 stabiliscono gli obblighi degli Ordini, il “minimo sindacale”, ma non impediscono altre attività e oggi gli Ordini DEVONO fare molto di più. Concordo perfettamente con voi. E posso garantire che si possono cambiare tante cose, dentro e fuori gli Ordini.

    Non sto a riscrivere la storia del mio Ordine di Bologna (la trovate nel post del 20 sett.), ma da quando – nel 2005 – sono vice presidente, sono cambiate molte cose. Qualche esempio?
    1- L’unico iscritto che si è permesso di pubblicare un inserto su Groupon per certificazioni energetiche a 49 €. è stato convocato in Consiglio, sottoposto a procedimento disciplinare e sospeso.
    2 – Quando abbiamo avuto notizia di concorsi svolti con alcune anomalie, abbiamo fatto ricorso al TAR. Il ricorso è stato respinto ma i Comuni oggi ci chiamano a far parte delle commissioni per vigilare sulla correttezza delle gare.
    3 – Quando abbiamo scoperto che un collega (non un ingegnere o un geometra, ma un nostro iscritto) ha vinto un affidamento d’incarico con l’80% di sconto, abbiamo trasmesso un esposto all’Autorità di Vigilanza la quale ha respinto la richiesta di invalidare l’incarico, ma il Capo Settore del Comune è stato licenziato. E il collega è stato convocato in Consiglio. Purtroppo le attuali norme sulle liberalizzazioni ci hanno impedito di procedere con un provvedimento disciplinare.
    4 – Prima dell’elezione dell’attuale Consiglio, gli iscritti non potevano accedere all’Ordine senza il benestare del Presidente, oggi hanno libero accesso tutti gli iscritti che suonano alla porta.
    5 – Da noi basta una sola richiesta (non 600 e nemmeno 6 richieste), per essere ascoltati in Consiglio, o per chiedere di riunirsi dentro la sede dell’Ordine. All’interno della nostra sede, abbiamo allestito una saletta per incontri di lavoro, dotata di tavoli, 8 sedie e 1 computer, a disposizione – gratuita – di tutti quelli che ne fanno richiesta. Se la saletta non è sufficiente, mettiamo a disposizione la sala del Consiglio (25/30 posti), e se non fosse sufficiente, c’è la sala conferenze/mostre (150 posti).
    6 – Stiamo pensando di allestire uno spazio di 200 mq. con postazioni di lavoro (15-20 postazioni), da mettere a disposizione di giovani iscritti che non hanno la disponibilità per aprire uno studio loro, o per consentire di lavorare in gruppi temporaneamente costituiti per partecipare a concorsi o altre iniziative.
    7 – Quando il Comune di Bologna ha emanato il Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE), che in alcuni punti è inapplicabile o sbagliato, lo abbiamo emendato e consegnato nelle mani dell’Assessore con preghiera di porre rimedio, Se non lo farà, garbatamente abbiamo fatto notare che saremo costretti a presentare ricorso al TAR. Da due mesi ci sta lavorando sopra!
    8 – Quando il Comune di Bologna ha ridotto gli orari per le consulenze ai professionisti, abbiamo fatto notare al Capo Settore che stava togliendo un servizio indispensabile e utile a tutti, cittadini, progettisti e ufficio tecnico compreso. Ha fatto spallucce e un bel sorriso, ribadendo che non poteva fare diversamente. Dopo alcuni giorni, ci siamo rivolti al Difensore Civico il quale ha chiesto chiarimenti al Comune e al Capo Settore. Da qualche tempo non fa più spallucce né sorrisi ironici, è molto seccato con l’Ordine, ma ha riattivato un servizio di consulenza decente.
    9 – Il Commissario straordinario per il terremoto, nonché Governatore dell’Emilia Romagna, si è lodato e imbrodato più volte sui giornali, ma quando ha commesso qualche errore, siamo stati ricevuti da una commissione parlamentare sull’ambiente e non è stato molto felice delle nostre dichiarazioni. Ha dichiarato che ci siamo compotati come una corporazione ma ha incassato il colpo, sta lavorando a testa bassa e non partecipa più alla trasmissione di Vespa.

    Non so se siamo “corporativi” o se siamo un Ordine libero, auto gestito, democratico o conservatore. Siamo un Ordine aperto a tutti e a tutte le idee degli iscritti. Quindi, vi ripeto: cambiare si può. E quando Alessandro si chiede “quali strumenti abbiamo”, gli rispondo che il primo strumento, il più efficace, è la volontà di ogni singolo iscritto. Se tutti vogliono cambiare, cambiare si può.

    Caro Davide D.,
    devo darti la stessa risposta: se vuoi, puoi farlo, puoi cambiare lo stato attuale. Se vuoi, puoi anche andare a vedere il bilancio dell’Ordine, è un ddocumento pubblico e il Presidente o meglio, il Tesoriere è obbligato a mostrartelo. Magari non lo pubblica sul sito ma DEVE essere visibile a chi ne fa richiesta.

    Io non mi aspetto molto dallo Stato, ma dalla mia organizzazione, si! mi aspetto molto. Dall’Ordine e dal CNA vorrei sempre il massimo impegno. Mi piacerebbe che anche gli iscritti mettessero il loro impegno a disposizione dell’Ordine. In altre parole, mi piacerebbe che gli iscritti si sentissero “Ordine” loro stessi. I consiglieri sono 15 architetti che rappresentano tutti gli iscritti. Fate attenzione però: non ricoprono quel ruolo per difendere il singolo professionista, ma per difendere la professione in senso esteso, nei suoi valori costitutivi, culturali, etici, professionali e deontologici. Chi non rispetta questi valori, deve essere sottoposto a controllo da parte di un organo di vigilanza, qualunque nome gli si voglia dare.
    Un saluto a tutti
    lucio tellarini

  4. Tellarini, una domanda semplice, semplice: avete fatto tutte queste cose per i liberi professionisti ma cosa avete fatto per i non liberi professionisti? Cioè per i dipendenti pubblici o i professori o i dipendenti di aziende private? Nel fare tutte quelle cose per i professionisti, siete sicuri di non essere entati in conflitto con gli interessi di altri iscritti, per esempio qualche funzionario del comune di Bologna?
    Ciao
    Pietro

  5. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Noto con piacere, che adesso che parliamo tutti dalla stessa altezza, si sta sviluppando un interessante e costruttivo dibattito.
    caro Lucio, se è vero quello che dici sull’ordine di bologna, mi vengo a iscrivere da voi immediatamente!!!!
    Da noi ci sono delinquenti incalliti che continuano normalmente a essere iscritti all’ordine e a fare la professione, amministrazioni pubbliche che continuano a dare incarichi fuori legge senza che nessuno intervenga, geometri che continuano a firmare progetti che non potrebbero firmare nel silenzio generale, il presidente dell’ordine di roma è stato per anni nella commissione edilizia del comune di roma, ma non mi risulta che l’ordine abbia mai fatto una denuncia contro un incarico illeggittimo di un geometra.
    Tu dici che avete agito contro chi fa gli sconti su Groupon o chi fa i ribassi dell’80%, in realtà le nuove norme degli ultimi governi berlusconi e monti, hanno liberalizzato tutto e reso possibile anche ciò, Su groupon l’ordine di roma si è fatto fare un parere da un legale che ha confermato che gli ordini non possono fare più nulla.
    Io se fossi Presidente di un ordine, condannerei tutti i colleghi che si comportano in questo modo anche se la legge lo permette, sarebbe una battaglia di principio, ma non si può andare avanti con i buoni principi e per questo motivo che noi stiamo cercando di far capire che gli ordini sono diventati delle scatole vuote che non servono più a niente, bisogna avere il coraggio di dire che così non si può andare avanti, o si fa una seria riforma degli ordini, azzerando tutto e ripartendo da capo, (vi ricordo che la legge che regolamenta attualmente gli ordini è stata fatta sotto il ventennio fascista), o si continuano a tenere in vita dei carrozzoni che non hanno più alcuna utilità né per la collettività né per gli architetti.

  6. Ceccarelli scrive:

    Tellarini vieni a Roma a dare lezioni al nostro presidente. non ho mai conosciuto delle persone piu spocchiose dei consiglieri dell’ordine di Roma , se la menano e se la credono, siamo arrivati al punto che sono gli iscritti ad essere al servizio dell’ordine e non il contrario. personalmente spero che alle prossime elezioni se ne vadano tutti fuori dalle balle.

    e complimenti a tellarini, finalmente un vicepresidente (o presidente?) di un ordine, degno di questo nome.
    saluti

  7. Gianluca Adami scrive:

    Non sono d’accordo che gli ordini non servano più a nulla. Anzi sono convinto che i professionisti abbiano assoluto bisogno di un organo che li rappresenti nelle sedi opportune e che combatta delle battaglie a nome di tutti.

    Non voglio cadere nella retorica, ma io sono stanco di vedere la categoria degli architetti umiliata negli uffici pubblici. Vedo colleghi che aspettano fuori dalle stanze dei più beceri funzionari del IX dipartimento, giovanotti coperti di tatuaggi che nei mesi estivi ci accolgono in canottiera, con l’aria umile, con lo sguardo basso, che non hanno il coraggio di protestare perché il funzionario nel giorno di ricevimento si presenta con due ore di ritardo, oppure semplicemente non c’è. Vedo colleghi che sono rassegnati a seguire la loro pratica come segugi, sapendo che non basta che la pratica sia completa, è necessario perdere una mattinata di lavoro per sollecitarla in ogni passaggio da un ufficio all’altro. Ho degli amici che mettono una banconota da 500€ dentro un CD per velocizzare l’iter di una autorizzazione paesaggistica, e quando me lo raccontano capisco che sono loro stessi schifati di averlo fatto. Non proseguo perché temo che il semplice racconto degli episodi a cui assisto ogni giorno possa avere un sapore retorico.

    Spesso, quando nel corso della mia attività professionale mi capita di assistere ad episodi indegni, mi immagino come potrebbe cambiare la situazione. Mi immagino un Ordine con un ufficio legale serio e agguerrito. In cui sono tutti sul piede di guerra.

    Rispetto al funzionario del IX Dipartimento che non fa il proprio dovere. Non dovrebbe essere il singolo professionista, ma il suo ordine di appartenenza ad intervenire. Presso il direttore dell’ufficio, a cui si chiede di fare un richiamo formale, o presso l’assessore di riferimento, al quale viene spiegato come funziona il suo ufficio. Stessa cosa per l’ufficio che non svolge la pratica nei tempi previsti. Segnalazione all’Ordine e automatica azione legale. Di sicuro è un po’ più complicato intervenire nei casi di corruzione. Ma con un po’ di organizzazione è fattibile.

    Voglio precisare che io tendo ad intervenire anche da solo. Ogni tanto scrivo ai giornali per segnalare le cose che mi danno più fastidio, e una volta ogni tanto riesco ad attirare la loro attenzione su qualcosa, anche se rimango poi di solito deluso dal fatto che i giornalisti individuano ciò che “fa notizia” sempre in qualcosa di diverso dal vero senso delle cose. Mi è capitato spesso di chiamare al telefono il nostro Presidente, il quale sempre mi promette di fare e, mi spiace dirlo, ma mai fa. Quest’anno riguardo alle difficoltà di applicazione del Piano Casa ho scritto una mail accorata all’assessore Corsini, che mi ha risposto con toni partecipi e gentili, senza che tutto questo avesse però la minima incidenza sullo stato delle cose. Nei vari uffici che frequento diverse volte ho chiesto di parlare con i direttori per segnalare mancanze, e in questi casi ho avuto modo di capire che la protesta del singolo è letta come il caso isolato dello scocciatore di turno, che si sopporta con sufficienza per il breve tempo che gli si dedica (perché non si dica che l’utenza non ha i sui diritti) e che poi si liquida sempre senza la benché minima conseguenza. Altre volte, come in questo settembre, ho perso varie mattine fra Dipartimenti e Regione per ottenere l’applicazione di una legge che, per consuetudine mi è stato detto, non viene applicata. Minaccio ricorsi al TAR che economicamente non riuscirei a portare avanti, a volte basta la minaccia della richiesta di responsabilità erariale in caso di colpa grave dimostrabile da parte del funzionario, per ottenere quello che dovrebbe essere dovuto. Molto più spesso i funzionari “vedono” il mio bluff, e io perdo. Perdo tempo. Perdo la pazienza. A volte, nei casi peggiori, perdo l’incarico.

    Dove voglio arrivare? Mi piacerebbe avere indietro per intero la dignità che giorno dopo giorno stiamo perdendo. Vorrei recuperare la sana capacità di indignarsi di fronte all’ingiustizia. Tutti e sempre.

    Mi piacciono molto le cose descritte da Luciano Tellarini sull’operato dell’Ordine di Bologna. Anche lì non sarà il paradiso, mi immagino, e quindi oltre ai pregi che ci ha raccontato ci saranno anche i difetti. Però anche per una questione culturale, oltre che di dimensione urbana, sono convinto che la situazione sia molto migliore che a Roma. Qui servono contromisure ancora più energiche, però la direzione è quella che ci è stata descritta.
    Anche qui mi riaggancio alla proposta che faceva Marcobelli nel suo ultimo intervento, ovvero che “Amate l’Architettura” se già non l’ha fatto, dovrebbe impostare una base di programma da porre in discussione per le prossime elezioni degli Ordini provinciali. E molte delle cose descritte da Tellarini ne dovrebbero fare parte, in più aggiungerei alcuni interventi specifici sulla situazione Romana, che è più complessa.

    Invece l’intervento di Pietro Pagliardini, con il quale cordialmente dissento, pone un problema che è giusto porsi. L’Ordine deve fare gli interessi di tutti i suoi iscritti, il che è già difficile quando essi convergono, diventerebbe impossibile quando fra di essi vi fosse un conflitto. Io non penso mai al fatto che fra le fila dei funzionari del comune ci possa essere qualche architetto iscritto all’Ordine (non pensavo ci fossero). In ogni caso delle regole chiare credo siano a vantaggio di tutti. Anche il richiamo al rispetto di orari di ricevimento, regole di rispetto dei ruoli, tempi di evasione di una pratica e in generale di efficienza della macchina burocratica non credo che possano generare conflitto. Così come l’intervento deciso nei caso di corruzione. Anche per quanto riguarda i professori, universitari o di liceo, iscritti all’ordine, mi immagino che essi lo siano per ciò che riguarda la loro attività professionale, e che quindi vada tutelata quella componente, magari secondaria, della loro attività lavorativa. Quindi non vedo conflitti. E così per i dipendenti di società private, che se iscritti all’Ordine, evidentemente esercitano la professione per un unico cliente, ma sempre sarebbero agevolati da una tutela da parte dell’Ordine che garantisca maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione.
    Però temo che Pagliardini si riferisse ad altro e che forse non ho colto bene il senso della sua critica.
    Se così non fosse la risposta alla sua domanda sarebbe che un eventuale Ordine futuro, più attivo e interventista, dovrebbe occuparsi di tutelare l’attività professionale dei suoi iscritti.

    Propongo che visto che la discussione si è protratta a lungo (diventando difficile per chi si aggiunge ora) sulla scia del post di Antonio Marco Alcaro ““non c’è più un convincente motivo per obbligare gli architetti ad iscriversi all’Ordine” di E.Milone e A.Schiattarella”, ci si sposti su un nuovo argomento che nel titolo sia esplicitamente la raccolta dei contenuti di un programma per un futuro Ordine professionale. Non so bene come hanno fatto nel caso del Movimento 5 Stelle ad elaborare un programma sul web, però il meccanismo partecipativo, levando i Grillo e i Casaleggio su cui ognuno la pensa come vuole, penso che potrebbe essere un modello da riprendere.

    Chi si vuole prendere l’onore, ma soprattutto l’onere, di far partire nella giusta sede questa raccolta di proposte?

  8. salute ..sono un architetto che pratica questa professione da oltre 33 anni.Non capisco come solo adesso ci si accorge che ..tristemente che la nostra funzione in una società di questo tipo e con certi personaggi al potere ..va morendo.Questi sono gli ultimi colpi di grazia che il qualunquismo dilagante ha consentito.Ma per me e la mia esperienza ,sono stato anche autore di lavori di un certo peso…, il male viene da lontano…Incolpare l’ordine a questo punto non ritengo sia utile e produttivo ma ribadisco che questo organismo a cui siamo iscritti ..dovrebbe fare molto di più per difendere EFFETTIVAMENTE una professione ,la cui sorte SI STA CHIARAMENTE DELINEANDO.Il tecnicismo e la tecnicizzazione ,con tutte queste nuove ma anche esagerate normative STA ACCELERANDO IL PROCESSO. bruno migliari ancora architetto

  9. Giulio Pasclai scrive:

    Grazie Lucio
    in fondo è una gestione simile a quella da te descritta che auspichiamo per tutte le istituzioni che ci dovrebbero rappresentare.
    Il nodo di fondo è che gli ordini non hanno nella loro ragione sociale nessuna delle attività che descrivi.
    Di fatto il mandato di rappresentanza che ricevono gli ordini è un mandato morale che gli iscritti gli riconoscono.
    Quando però fa comodo gli ordini sono i primi a trincerarsi dentro i vincoli della normativa.
    Anche se occorrerebbe sgombrare il campo dall’illusione che gli ordini e il CNA siano degli organismi onnipotenti in grado di risolvere magicamente ogni problema della professione questo non dovrebbe impedire di mettere in campo azioni concrete di denuncia e di monitoraggio.
    Azioni che possono rivelarsi molto più efficaci se c’è una ampia partecipazione di tutti gli iscritti che devono volere fortemente un cambio di percorso; altrimenti gli ordini stessi finiscono con l’essere dei soggetti isolati privi di reale peso.
    Che credibilità può avere un ordine che è il risultato della votazione del 25% dei propri iscritti?
    A giudicare dalla frequentaizone di molti blog sembrerebbe che di colleghi incazzati ce ne siano molti; eppure poi quando si tratta di mobilitarsi direttamente, la partecipazione è sempre scarsa. Il che è leggittimo, ma contraddittorio con il malumore che si percepisce in giro.

    Chiedo quindi ai colleghi architetti, soprattutto a quelli che sollecitano una “discesa in campo” di AlA, di farsi parte attiva, di manifestare il vostro interesse.
    Lo chiedo soprattutto a quelli più critici nei nostri confronti; queli che ritengono che si potrebbe fare meglio, li invito a darci una mano portando il loro contributo, aiutandoci a migliorare.
    Lo chiedo a quelli che ci attribuiscono secondi fini, in modo da verificare con mano diretta quali sono i nostri reali obiettivi.
    Lo chiedo a quelli che ci rinfacciano connivenze con le istituzioni con cui ora discutiamo; possono venire a misurare quanto e in che misura questa connivenza è esistente.
    Lo chiedono a quelli perennemente alla ricerca di qualcosa o qualcuno che li salvi; in modo che possano capire che non esiste nessuna bacchetta magica a questo mondo.
    Lo chiedo a quelli scettici, per cui tanto è tutto inutile e non cambierà nulla; in maniera da provare per una volta a mettere in discussione questo assunto tragicamente distruttivo.
    Lo chiedo ovviamente a tutti quelli che ci sostengono, senza bisogno di spiegare perchè

  10. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Pagliardini,
    a te l’equazione “Ordine=risultati positivi”, non va proprio giù, vero?! Non è contemplata nel tuo DNA. Qualsiasi sia l’azione intrapresa da un Ordine, ci sarà sempre un rovescio della medaglia negativo. Nemmeno ci fosse un solo Ordine in Italia, unica eccezione che conferma la regola, tu il risvolto negativo lo vedi ad ogni piè sospinto.

    Me ne farò una ragione e ti darò ancora una “delusione”: ti rispondo che SI, abbiamo pensato ai nostri colleghi, tanto che nella commissione normative che ha emendato il RUE, ci sono anche architetti dipendenti del comune, della provincia e della regione. All’interno del nostro Consiglio ci sono consiglieri che sono ex dipendenti del Comune di Bologna, professori universitari, insegnanti delle medie superiori, e nello scorso mandato c’era pure un consigliere dipendente della Soprintendenza. E tutto questo è stato voluto, ponderato e ritenuto positivo. Il confronto e le valutazioni da più punti di vista, crediamo siano un valore aggiunto.
    Non vorrei dare l’impressione di sostenere che a Bologna siamo tutti fenomeni e anzi, tutt’altro! Normalissimi architetti come voi. Il presidente Giorgio Giannelli è di Roma (Balduina, per la precisione), vive a Bologna da 15 anni. Io sono romagnolo di Cervia, poi ci sono consiglieri di origini ferraresi, una consigliera nata e cresciuta a Lecce, e via discorrendo. Ma siamo un gruppo coeso di 15 consiglieri e con noi, all’interno dell’Ordine lavorano almeno altri 40-50 colleghi le cui origini, credo che rappresentino l’intera nazione.

    Il RUE di Bologna è nato con estese lacune per una ragione molto semplice: il settore urbanistica voleva interferire col settore edilizia, il quale voleva sovrapporsi al settore viabilità, il quale riteneva di avere voce in capitolo sul settore parchi e giardini, che a sua volta voleva controllare l’urbanistica.
    Quando abbiamo presentato i nostri emendamenti, i primi a congratularsi con noi per avere rimesso ordine e relegato le rispettive competenze nell’alveo del loro settore, sono stati proprio i nostri colleghi dipendenti, compresi geometri e ingegneri. Purtroppo non abbiamo mai filmato le strizzate d’occhio e gli ammiccamenti d’intesa. Non posso negare che un paio di capi settore si sono sentiti offesi, ma i loro collaboratori, che ogni giorno dovevano dare interpretazioni convulse alle norme, erano tutt’altro che offesi e anzi, direi che erano … ironicamente sorridenti.
    Tranquillo Pagliardini, ora non penssare che tutto questo lavoro abbia comportato aumenti di costi per gli iscritti o staordinari per le nostre segretarie. Tutto gratuito, partecipazioni volontarie e niente straodinari per le segratarie. Le 2 fotocopie del RUE emendato sono state fatte nello studio di un collega, il resto è circolato via mail.

    Caro Ceccarelli,
    sono vicepresidente, ma poco importa, nel nostro Ordine non ci sono ruoli così rigidi e gerarchici (vedi i filmati su You-Tube, dal link dell’Ordine). Ad esempio, ieri ero a Roma in Commissione Deontologia, sono io il responsabile e rappresento io l’Ordine per quasta materia, così come c’è un consigliere che ci rappresenta in Regione, un altro che si occupa dell’ambiente e pensate, il responsabile della cultura, Arch. Daniele Vincenzi, non fa nemmeno parte del Consiglio, ma ci rappresenta in tutto e per tutto. Ora sta curando una mostra su Giulio Ulisse Arata con l’Ordine di Piacenza, mentre un’altra parte della commissione cultura si sta occupando dello stand dell’Ordine al SAIE di Bologna. Credimi, non sono io che cambierei Roma, siete voi che dovete farlo. Serve un gruppo intero, affiatato, con idee chiare e condivise, con gente in gamba che ha voglia di spendersi per il proprio Ordine.
    E a Roma di gente in gamba ce n’è molta. Pistolesi ad esempio, mi risulta che sia un consigliere (vice presidente anche lui), non proprio allineato con Schiattarella. Contattatelo, provate a sondare il terreno.

    Caro Antonio Marco,
    anch’io ho notato un notevole miglioramento nel dibattito ma … non mi è parsa tanto una questione di “stessa altezza”, quanto di abbandono di una linea di accusa incentrata su invenzioni e interpretazioni normative. Appena ci siamo lasciati alle spalle l’abusività del CNA e l’inutilità degli Ordini, la sintonia è nettamente migliorata.
    Sarei lieto di averti tra gli iscritti di Bologna e sarei lieto di lasciarti il mio posto in Consiglio come responsabile dell’Ordinamento, della Commissione Parcelle e della Deontologia. La colla sulla mia poltrona non ha avuto alcun effetto.
    Così potresti renderti conto di persona di quanto di positivo può fare un Ordine. Ma puoi guardare anche sul nostro sito, nella home-page trovi il link “Una stanza in Ordine” e avrai riscontro della postazione di lavoro; trovi il link “Libera Professione: domande e risposte” aperto a tutte le domande degli iscritti; trovi il concorso di Santa Lucia (senza contare gli altri concorsi e premi che abbiamo organizzato in passato, RuralCity, LaBellArchitettura, Com’è andata a finire, eccetera); trovi “Ricostruire l’identità” dedicato alle iniziative legate alle zone terremotate.
    Troverai anche la tendina AGENDA in cui inseriamo tutte le iniziative e le attività che svolgiamo. Ogni 15 giorni inviamo una newsletter a tutti gli iscritti, per controllare le nostre attività. Troverai anche il link della nostra rivista DESIG+, gestita direttamente dal nostro Consiglio, a costo zero, solo sponsor e inserzionisti. Dal link piccolo di “You-Tube” potrai risalire anche all’intervista che il nostro presidente ha rilasciato a proposito di sospette infiltrazioni mafiose negli appalti della ricostruzione delle aree terremotate, e potrai vedere anche altri bei filmati sulle nostre attività, compreso il presidente che monta lo stand dell’Ordine al SAIE 2011, in bilico su una scala.

    A proposito di Groupon, noi non abbiamo chiesto una consulenza al nostro avvocato per sospendere il collega inserzionista, ma ho scritto io personalmente il provvedimento disciplinare e poi gliel’ho trasmesso per avere il suo parere, comunicandogli che in ogni caso, avremmo proceduto. Si è limitato ad una sola osservazione e ad assisterci nel procedimento. Parcella totale del nostro legale 500 euro, che se fosse dipeso da me, avrei chiesto rimborso a carico dell’incolpato. Purtroppo i procedimenti deontologici ricalcano i procedimenti penali e non quelli civili, quindi non è possibile chiedere il rimborso.

    Ora mi rivolgo a tutti.
    Gli Ordini non sono scatole vuote, gli Ordini sono scatole che hanno lo stesso contenuto della mente di chi li gestisce. Sono scatole che possono essere riempite con qualsiasi contenuto. Non occorre una riforma degli Ordini per cambiare veste e anzi, sposo la tesi di Pargliardini: se c’è qualcuno che impone delle regole, esiste la certezza che peggiorino l’attuale sistema. Non lasciamo che la politica si occupi delle nostre regole. Oggi possiamo agire come vogliamo, con qualsiasi attività di promozione della figura dell’architetto. Oltre ai “doveri” istituzionali, gli Ordini possono intraprendere qualsiasi azione culturale e promozionale. Perché mai dovremmo rinunciare alla nostra piena autonomia e libertà? Non nascondiamoci dietro un dito: l’Ordinamento è una cosa seria e va normata, ma tutti i restanti servizi che un Ordine può fornire, sono a totale discrezione di chi gestisce l’Ordine, e dalle vostre parole emerge che l’Ordine di Roma non vive una situazione idiliaca. Non conosco il livello di arroganza del Consiglio di Roma, ma se fosse come lo descrivete voi, non dovrebbe essere difficile cambiare le cose.
    E cambiare si può, senza abolire o rivoluzionare l’Ordinamento.
    Un saluto a tutti
    lucio tellarini

  11. Carissimo Tellarini
    ti scrivo come se fosse una lettera per dare più importanza alle cose che scrivi e per cercare di farmi capire meglio. E’ colpa mia di sicuro, non ne dubito, se non mi hai capito.
    In questi lunghissimi e numerosissimi nostri scambi credo di averti già detto che sono stato consigliere dell’Ordine per qualche lustro. Quello che credo di non averti detto è che nel 2002, ho dato le dimissioni da consigliere dell’Ordine (durante il mandato, intendo), perchè avevo già visto cosa fossero gli ordini – e sono ancora – INEVITABILMENTE, a prescindere dalla qualità delle persone.
    Tu, vantandoti di avere professori e dipendenti pubblici in consiglio dell’Ordine, non riesci a cogliere l’assurdità e la contraddizione della cosa rispetto ai criteri della rappresentanza che ogni categoria dovrebbe poter avere, scegliendola liberamente. L’ordine con “tutti dentro” è la concretizzazione dell’idea di una società organica, armonica, ordinata, cioè guidata dall’alto, a cui tutte le categorie, non in conflitto tra loro aderiscono “spontaneamente” per il bene collettivo, in genere per il bene collettivo di un regime. In Cina andrebbero benissimo gli Ordini. Immagino anche in Corea, come andavano benissimo in Italia nel ventennio, quando sono stati fondati.
    In una società libera non può esistere un organismo cui è obbligatorio essere iscritti per poter esercitare una professione, che rappresenti tutte le categorie. E liberi professionisti e dipendenti sono due categorie diverse, molto diverse, spesso con interessi contrastanti, anche se sono tutti architetti.
    Adesso spero di essermi spiegato bene e che tu lo abbia capito. Se l’hai capito e lo approvi, va benissimo per me, lo ritengo un pensiero legittimo, però vorrei che tu fossi consapevole di ciò che difendi. Perchè, altrimenti, diventa un dialogo tra sordi, una perdita di tempo per entrambi. Se ne capisci le implicazioni e le difendi, allora si parla di principi, si discute, ci si accapiglia, ma poi si va a bere un bicchiere di vino insieme, ma non si sta a dire al mio ordine abbiamo fatto questo, oh quanto siamo stati bravi! Mi verrebbe da rispondere: machissenefrega! Sai che novità! Tutti gli ordini, più o meno, meglio o peggio, fanno esattamente le stesse cose che fate voi. Ed è proprio questo che non va bene, anche se lo fate bene. Chiaro?
    Se non lo capisci, mi spiace, meglio di così non riesco ad esprimermi.
    Cari Saluti
    Pietro

  12. candido scrive:

    l’erba del vicino è sempre più verde!
    Una volta capito che nessuno ruba la poltrona a nessuno è salita l’armonia e la serenità, che belle scenette…

    Poi mi piace che qualcuno cominci timidamente a dire che si dovrebbe procedere con un programma ed arrivare a candidarsi. BUONGIORNO!!
    Questo è un disegno già avviato da tempo e quindi si possono meglio capire gli attacchi non al sistema degli ordini ma solo ad alcuni. Cosa legittima ma forse richiedeva più onestà intellettuale, quando lo dicevo io tutti ad attaccarmi dicendo che ero servo di questo e di quello.

    Adesso la cosa stà passando “liscia, liscia”; ben giocata. Sono gli altri a chiederlo e quindi diventa quasi un obbligo, che fico.

    Ricordo strali su questo blog sui poveri architetti di Groupon, adesso è tutto ok. Le idee possono cambiare, per fortuna, ma certamente non a seconda della convenienza; è meno “carino”

    il disilluso candido

  13. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Pagliardini,
    capisco bene il tuo punto di vista, gli Ordini sono inutili, punto e basta. Anche se fanno le cose per bene, sono sbagliate comunque, ed è proprio questo che non va bene. Deduzione logica perfetta, non fa una piega (?).
    Abbastanza elementare, abbastanza semplice da capire, non credo occorra una elaborazione intellettuale più evoluta del normale, per cogliere un siffatto ragionamento.
    Quello di cui non sono sicuro è se tu capisci quello che scrivo io. Perché vedi, forse non hai colto, ma non mi vanto affatto di nulla e non ho mai detto “oh, quanto siamo bravi noi”. In ogni post ribadisco esattamente il contrario e volendo, potrei farti esempi di altri Ordini molto più virtuosi del mio. Prato, Rimini, La Spezia, Bergamo, Salerno e altri ancora, tutti Ordini molto efficienti, più di Bologna.
    Detto questo però, mi permetto di farti notare che tu hai visto che cos’era l’Ordine di Roma, ma non hai la ben che minima idea di cosa siano gli Ordini nel resto dell’Italia. Immagino che le tue dimissioni siano state traumatiche ma se l’Ordine di Roma non funziona, non significa che nessun Ordine funzioni e che l’istituzione Ordine, sia sbagliata a prescindere. Ma tu sei libero di pensarla come credi, ovviamente.
    Del resto mi pare che la confusione regni sovrana. Machissenefrega vorrei dirlo io, se i dipendenti sono diversi dai liberi professionisti. E chi li ha mai obbligati ad iscriversi! E anzi, se gli Ordini non gli vanno bene, che si creino il loro organo o facciano senza rappresentanti. Sono gli unici che possono farlo, chi li costringe? E cosa centra poi, un regime fascista, con un regime comunista, con un organo di auto governo? Se c’è una nazione in cui gli Ordini non possono esistere – gli Ordini auto gestiti, intendo dire- quella è proprio la Cina.
    Altro punto, l’ultimo: non difendo affatto gli Ordini, ho già detto e scritto più volte che sarei il primo a volerli cambiare in associazioni spontanee. Ho già detto che cosa dovrebbero essere e cosa dovrebbero fare, non so se ti è chiaro ma spero di essermi spiegato anch’io.
    Al contrario, tu non hai ancora detto dopo l’abolizione degli Ordini, chi e cosa dovrebbe rappresentare gli architetti italiani, posto che nel resto d’Europa (ad eccezione del RIBA), gli Ordini esistono ovunque.
    Chiarisci il tuo pensiero e poi parliamo di principi, oppure lasciamo spazio a tarallucci e vino.
    Chiarisci anche un’ultima cosa: se sei contro gli Ordini, il tuo alleato più fedele dovrebbe essere Schiattarella. Se si ascoltasse il suo volere, gli Ordini avrebbero già chiuso dal 2005, forse anche prima, dal 2002 quando ti sei dimesso. Se invece sei contro Schiattarella, bèh allora l’istituzione Ordine dovrebbe essere la tua bandiera, contro di lui e a favore degli Ordini. Si, c’è una terza via, contro tutto e contro tutti.
    Non è la mia.
    Cari saluti
    lucio tellarini

  14. Comunicazione di servizio a Tellarini: mi dispiace dell’equivoco, ma io non faccio parte dell’ordine di Roma, vivendo e lavorando ad Arezzo. E Schiattarella per me è solo un nome che leggo nei giornali o internet. Questo non lo potevi sapere ovviamente.
    Altra comunicazione di servizio: i dipendenti ce l’hanno già la rappresentanza e si chiamano sindacati di categoria. Questo avresti dovuto saperlo. Perchè si iscrivono: perchè gli Ordini lo vogliono e credo sia obbligatorio, per certi ruoli. E poi, visto che con l’autorizzazione dell’ente possono esercitare qualche attività professionale, perchè non dovrebbero? Adesso però noi avremo la formazione obbligatoria che ci costerà tempo e denaro, invece ai dipendenti la paga l’ente e lo faranno nell’orario di ufficio. Differenza non da ridere.
    Cosa voglio io? Un Ordine nazionale (che tra l’altro mi sembar sia stato istituito con la nuova legge) che faccia una sola cosa: tenuta dell’Albo. E poi libere associazioni, tipo RIBA. Anche in Gran Bretagna esiste l’ordine, che però fa solo quello vorrei io e poco più.
    Infatti faccio parte di INARSIND, sindacato ingegneri e architetti. Ma, fino a quando ci saranno gli ordini che svolgono tutte le funzioni, ben oltre ciò che dice la legge istitutiva (e se non la conosci, leggila), i sindacati o meglio le associazioni libere non potranno mai decollare. Tanto più che quelle che esistono vengono boicattate dagli ordini. Almeno dal mio.
    Vedo però che non hai capito il mio ragionamento sulle corporazioni. Adesso è un problema tuo, non mio. A me piace vedere le cose con uno sguardo appena più largo di quello del consigliere che vede quanto è efficiente il suo ordine. A me interessa più la società che l’Ordine, che ne è solo uno dei tanti frutti. Se non si riflette su questo ma di che stiamo a discutere? Io, come tutti, vivo con o senza l’Ordine, alla fin fine.
    Tanto che ci sono, e qui la finisco, ti riporto una frase dell’Ing. Amadeo Bordiga, uno dei fondatori molti anni fa del sindacato ingegneri liberi professionisti (che poi è il mio con l’aggiunta degli architetti). Bordiga “Chiamava ironicamente «un minestrone fatto con acidi torsi di cavolo» l’attuale ordine aperto a tutti”. Chi era Bordiga? Proprio quello famoso, uno dei fondatori (ancora) del Partito Comunista Italiano dopo la scissione di Livorno. Nemmeno a lui piaceva un ordine composto da tutti. Comunista sì, ma sulla libera professione non si discute.
    Saluti
    Pietro

  15. Tonino scrive:

    Candido e’ preoccupato di un eventuale cambio della guardia dell’attuale ordine di Roma,
    è cosciente del fatto che chiunque succederà a Schiattarella non lo vorrà come scendiletto, e a lui poverino, cosa rimarrà da fare? tornare per caso in quel covo di sfigati che è il suo sindacato?
    del resto Schiattarella sono appena dodici anni che è presidente, ha appena settant’anni ..

    sul corpo a corpo Tellarini/Pagliardini faccio il tifo per quest’ultimo, tellarini si è sbrodolato per metri e metri di tastiera su quanto è bravo lui è il suo consiglio, e’ evidente che non conosce la realtà romana e sarebbe bene che approfondisse il malcontento degli iscritti.

  16. Margherita Prenleloup scrive:

    Quanto scrivono gli architetti e quanti problemi !
    pienamente consapevole che le nuove manovre sono dannose o quanto meno inconsistenti , ma di chi la responsabilità?
    Noi che da sempre abbiamo tollerato che un dipendente pubblico (tecnico comunale,regionale,insegnate o universitario etc.) abbia uno studio professionale dove confluiscono i committenti provenienti dalle relazioni connesse all’incarico pubblico?
    Noi che da sempre non riusciamo ad associarsi in studi che coordino i vari livelli di professionalità necessari per trasmettere esperienza e competenza unitamente a tecnici diplomati , a giovani laureati , per raggiungere un livello di offerta di qualità che possa essere rispettata e sopratutto riconosciuta dalla società? magari anche competitiva sul mercato ?
    Tutti a zappare il proprio orticello più o meno collusi con i centri del potere o con le altre lobby per poter sopravvivere in una società in cui non ci siamo dati la possibilità di appartenere ad una categoria professionale che si possa riconoscere per la sua competenza.
    Per presunzione sappiamo tutti e tutto ma pochi di noi hanno il coraggio di dire che dobbiamo pretendere che i nostri Ordini Professionali diano un taglio politico e democraticamente rappresentativo delle esigenze degli Iscritti che pagano la quota sia dipendenti pubblici che lavoratori autonomi .
    In 32 anni ho visto ” tanta acqua passar sotto i ponti” ma francamente quella attuale credo sia la più torbida proprio perchè è agitata da chi vorrebbe far qualcosa per cambiare e chi insabbia tutte le buone volontà per riuscire a non cambiare nulla e mantenere il caos dove possono prosperare i furbi ed i corrotti.
    Vivo e lavoro a Firenze e con gran dolore vi dico che una bella alluvione che spazza tutto sarebbe auspicabile io però nel frattempo medito come trovare il modo di non appartenere più a questa categoria o Ordine Professionale , in cui non mi riconosco.
    buona giornata a tutti
    Margherita

  17. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Pietro,
    ne prendo atto, sei iscritto al sindacato. Ora capisco ancora meglio il tuo “contro tutto e contro tutti”.
    Non so cosa possa fare Paola Gigli di tanto feroce verso il sindacato e dunque, non aggiungo commenti. Aggiungo invece, che non c’è niente e nessuno che obblighi i dipendenti di Comuni e Province ad essere iscritti agli Ordini, se non la loro libera scelta o ambizione. C’è chi si iscrive al golf club, chi al circolo nautico, chi al sindacato e chi all’Ordine. Tutti liberi e contenti, almeno credo, visto che nessuno li tira per la giacchetta. E se sei stato nel Consiglio di un Ordine, dovresti saperlo, in caso contrario non sono io che devo andare a rileggermi l’Ordinamento. Il vero problema semmai, è esattamente il contrario e lo dice bene Margherita: i dipendenti, gli insegnanti, i docenti, che a tempo perso svolgono la libera professione e forti di uno stipendio alle spalle, inquinano il mercato con prezzi stracciati, non dovrebbero essere posti sullo stesso livello dei liberi professionisti. La diversificazione dei livelli, è questo che fa il RIBA. In Inghilterra l’Ordine non esiste, esiste un Albo nazionale a cui si può anche non essere iscritti. Al contrario, il RIBA che esiste dal 1834, attribuisce competenze sui vari livelli professionali e di specializzazione. Un sistema completamente diverso dal nostro. Un altro mondo.

    E già che parliamo di un altro mondo, vorrei dare un consiglio a Tonino: prova a rileggerti il post di Giulio Pasclai del 11 ottobre, quando scrive che gli Ordini non hanno credibilità perché alle elezioni vi partecipano non più del 25% degli iscritti, e ha perfettamente ragione. Ma leggi anche quello che segue, sui colleghi incazzati e sulle contraddizioni. In 4 righe ha tracciato la fotografia dell’architetto italiano medio e ti invito a meditarci sopra, perché purtroppo ha detto una grande verità. Forse io non conosco la realtà di Roma, o forse la conosco meglio di te, da Pistolesi a Tommaso Empler a Schiattarella, potrei raccontarti molte cose simpatiche. Ma visto che non sono sicuro di saperne più di te, vorrei farti notare che Roma caput mundi non regge le redini dell’intero ordinamento italiano e tanto meno è l’Odine simbolo del nostro paese. Non vorrei correre il rischio di “sbrodolarmi addosso” ancora una volta, ma credo di poter dire di conoscere circa 60-70 presidenti di Ordini italiani e di avere un polso della situazione un po’ più preciso del tuo. E lascia perdere il mal contento degli iscritti, soprattutto di quelli che stanno davanti alla tastiera e sui blog e non riescono a scrivere più di 3 righe sullo stesso argomento. Se solo avessi letto la metà di quello che ho scritto (ma forse ho scritto davvero troppo, per te), avresti capito che non ho mai difeso né il mio Ordine, né Schiattarella, né l’Ordine di Roma e anzi, è notizia di oggi che l’Ordine di Roma ha perso il Ricorso presentato al TAR del Lazio contro le elezioni del CNA.
    Ancora pochi minuti e andrò a brindare.
    Che altro dire: ti auguro un … buon Ordine. Probabilmente ti meriti di meglio, soprattutto se avessi voglia e coraggio di impegnarti e scendere nel fango delle elezioni e farti eleggere in Consiglio.

    In attesa di una legge sull’abolizione degli Ordini, vi consiglio un ottimo vino, prodotto da Farnese (Abruzzo). Si chiama “Edizione” perché tutti gli anni cambia. Il produttore chiama due enologi di fama (di solito un italiano e uno straniero), e gli schiede di mescolare 3-4 vitigni e creare un uvaggio unico. La versione del 2009 è composta da 5 vitigni, un risultato eccellente.
    Quando si dice che l’unione fa la forza!
    Brinderò con questo vino stasera, augurando a Roma per il 2013, il miglior Ordine possibile. E per i non credenti, augurerò la scomparsa di ogni tipo di Ordine e ordinamento, tanto a che servono?
    Cin cin.
    lucio tellarini

  18. Antonio Marco Alcaro scrive:

    caro Lucio
    mi dispiace contraddirti, ma non è vero che i dipendenti di Comuni e Province non devono necessariamente essere iscritti all’ordine. Ti ricordo che la maggior parte di loro svolgono la professione firmando progetti, facendo la sicurezza e svolgendo molti altri compiti che non potrebbero assolutamente fare se non fossero iscritti all’ordine. Ti assicuro, io ne conosco molti, che farebbero molto volentieri a meno di pagare 200/250 euro all’anno, ma con l’attuale ordinamento non possono.
    La discussione si è fatta molto interessante, vi invito a pensare delle proposte sul futuro degli ordini e a commentarle nel prossimo post che farò dal titolo l’ordine che vorrei.
    a presto.

  19. Margherita Prenleloup scrive:

    Caro Antonio e Lucio
    è vero che alcuni dipendenti devono essere iscritti all’Ordine per svolgere le loro Funzioni MA è proprio questo che va cambiato! I Comuni , Province etc. potrebbero ( se vogliamo cambiare le cose ) fare come le Società di Ingegneria in Francia ovvero la firma e la responsabilità viene assolta dalla “Società”
    La cosa va organizzata con una normativa adeguata ma si può fare ! forse troppo rivoluzionaria bhè si potrebbe fare un diverso elenco di iscritti svolgenti funzioni pubbliche che li escludono da esercitare la libera professione per altri committenti che non siano l’Amministrazione di cui sono dipendenti o altrimenti non devono avere un rapporto di dipendenza ma di collaborazione sottoposta a concorso ed alla libera concorrenza, insomma se si vuole qualcosa potremmo fare.
    MA intendiamo io non ritengo che la posizione dei dipendenti che “firmano” nello svolgimento della loro attività per le Amministrazioni pubbliche sia facile , anzi!
    Quindi sarebbe auspicabile che le istanze ed esigenze di tutti siano difese ma in una totale trasparenza.
    Mi ricordo la grande disperazione di un sindacalista che lavorava in Catasto e non riusciva mai ad muovere la massa silenziosa degli impiegati per rivendicare giustizia per i loro stipendi da fame…perchè tanto ognuno si arrangiava con mance, tangenti e doppi lavori e così sono rimasti agli stipendi da fame per cui è certo che poi ti devi arrangiare in qualche modo!
    Questo per dire che se un sistema danneggia una categoria non necessariamente se ne avvantaggia un altra e quindi i tecnici dipendenti rimarranno soli e indifesi con i loro problemi.
    a presto
    margherita

  20. Mi spiace Tellarini, ma tu hai strane interpretazioni delle leggi. Le pieghi alle tue argomentazioni.
    Appena incontrerò un collega del Comune gli dirò che è roso dall’ambizione perchè è iscritto all’Ordine, ma glielo dirò da lontano per non prendermi un calcio su uno stinco.
    E poi, sei proprio una contraddizione continua: riconosci che alcuni dipendenti fanno anche la professione ma difendi il fatto che possano essere iscritti. Boh!
    Una precisazione a cui tengo: io non ho mai nominato persone, e nemmeno la Presidente Gigli. Quando ho dato le dimissioni non era lei Presidente, tanto per dirne una. Cerchiamo di tenere separato l’aspetto personale dalle diverse idee. Anche in questo caso, Tellarini, dimostri una atteggiamento tipico di chi vuole difendere ad ogni costo il proprio ruolo e tutti coloro che ne fanno parte.
    E visto che anche te ce l’hai con il sindacato, e ne comprendo sempre più le ragioni, leggiti questo, fresco di giornata, almeno al momento in cui scrivo:
    http://www.informarezzo.com/permalink/14018.html
    Saluti
    Pietro

  21. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Pietro,
    accidenti, qui si rasenta il teatrino dell’assurdo.
    Posso capire che nella tua foga del “contro tutto e contro tutti”, tu non legga quello che scrivo io, ma nemmeno ricordare quello che scrivi tu, da un giorno all’altro, mi sembra davvero inconcepibile.
    Quindi ti rammento che tu hai scritto – TU, non io – nel post del 15 ottobre, parlando a proposito di sindacati e libere associazioni:
    “Tanto più che quelle che esistono vengono boicattate dagli ordini. Almeno dal mio.”
    Siccome parli al presente e attualmente l’Ordine di Arezzo è rappresentato legalmente e giuridicamente da Paola Gigli, la quale mi risulta che abbia la maggioranza in Consiglio, se il tuo Ordine “boicotta” il sindacato, immagino che Paola sia connivente o almeno, al corrente del boicottaggio. Ora, stai tranquillo, anche se il 16 novembre incontrerò Paola a Roma, non le chiederò certo del suo rapporto con il sindacato o con Pagliardini, non farò nomi. Tu però, il coraggio delle tue opinioni, dovresti dimostrarlo. Intanto inizio io.
    Mi spiace ma hai frainteso ancora una volta, come sempre. Non sono affatto contro le libere associazioni e non ce l’ho con i sindacati, non l’ho mai detto e ti prego, non tirare conclusioni tue al posto mio. Anzi, ripeterò fino alla noia che se mai aboliranno gli Ordini, sarò il primo ad aderire ad una libera associazione (credo di averlo scritto almeno 5 volte!). Non capisco come tu non riesca a capire che questa mia opinione, non ha niente a che fare con la difesa della mia posizione. Si tratta di una mia opinione, tutto qui.
    Sostengo solo che fino a quando ci saranno gli Ordini, sarebbe bene che tutti gli iscritti usassero questo “strumento” per essere uniti e compatti. Se tu ritieni che invece sia meglio il contrario – come hai già più volte espresso – cioè meglio essere divisi e contro tutti, è una tua opinione che non condivido ma che rispetto. E qui finisce il dialogo sull’argomento. A che serve dire che io difendo la mia posizione o non capisco o che interpreto le leggi a mio piacimento? Serve ad alimentare la polemica? Non mi appassiona, grazie comunque.

    Altro argomento; ribadisco: i dipendenti pubblici non sono obbligati ad essere iscritti agli Ordini.
    Precisazione dovuta: mi sono spiegato male. Chiedo scusa e riparto da capo. Non c’è nessuna legge nazionale che obblighi i dipendenti pubblici ad essere iscritti ai rispettivi Ordini, salvo che alcuni – o molti – Comuni e Province chiedono che il proprio Capo Settore sia iscritto. Ma sono norme contenute nei bandi per accedere alle graduatorie e l’iscrizione all’Albo o l’esperianza di libero professionista, fanno punteggio al pari dell’avere scritto un libro o avere conseguito un master. Ovviamente, questi tecnici ricevono in cambio, incarichi prorprio dai Comuni che li hanno assunti, e qui sta il problema.
    Ma forse mi sono perso qualche legge. Qualcuno può aiutarmi e ricordarmela?
    A me risulta che siano norme forse regionali, ma non sono Legge nazionale. I dipendenti del Catasto ad esempio, molti o quasi tutti, non sono iscritti; i dipendenti del Comune di Bologna sono iscritti ai rispettivi Albi in una percentuale che sta intorno al 60%. Al Settore Difesa del Suolo della Regione Emilia Romagna (Area Sismica), di 7 ingegneri, solo 4 sono iscritti. Non mi vorrete dire che gli altri 3 sono assunti “abusivi”! E quanti geometri ad esempio, si sono laureati architetti, mentre erano dipendenti pubblici? Vi posso riferire di un caso limite: il Capo Settore Urbanistica del Comune di Medicina (BO), è una Geometra che si è laureata in Giurisprudenza!
    Anche questi casi fanno parte del nostro sgangherato sistema amministrativo e spero che ora qualcuno non punti il dito contro gli Ordini. Tornando ai dipendenti, so bene che molti di loro svolgono anche la libera professione ed è prorpio questo il punto: oggi possono farlo, e non si discute. Ma noi dovremmo discutere – in questo blog – se è giusto o sbagliato che possano farlo, e non stare a dire che io sono una “contraddizione continua”, senza accorgersi che il tema sollevato è un altro.
    Non sono gli Ordini o l’Ordinamento a prevedere l’iscrizione dei dipendenti pubblici, ma sono i Comuni o le Province a richiederlo come titolo personale, cosa ben diversa dall’essere un obbligo di legge. Ma mi viene da chiedere: il sindacato è d’accordo o contrario? Amadeo Bordiga cosa ne penserebbe, se fosse in vita? E il nostro “amico” di Bettola – che ha fatto di tutto perchè tutti i liberi professionisti fossero ridotti alla condizione di dipendenti – se verrà eletto, cosa farà?
    Questi dovrebbero essere temi su cui discutere. Oltre ad altre decine di problemi che in parte, ho già sollevato in varie occasioni, possibile che ci si debba perdere in polemiche personali? Che devo dire, alla lunga, stanno diventando noiose.
    Saluti a tutti
    lucio tellarini

  22. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Devo dire che, questa volta sui dipendenti pubblici, ha ragione il caro Lucio.
    Mi sono studiato la normativa, c’è in proposito un’interessante sentenza della Corte dei Conti che da ragione a un Sindaco che si rifiutava di pagare la quota dell’Ordine di un suo dipendente architetto:

    l’art.5 del R.D. n. 2537/1925 (Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto modificato dalla legge 109/94), dice che per svolgere la professione di ingegnere o architetto “..è necessario avere superato
    l’esame di stato..”, mentre lo specifico requisito dell’iscrizione all’albo era richiesto dalla legge n.1395/1923, art.4 II comma, solo per i liberi professionisti (“Le pubbliche amministrazioni, quando debbano valersi dell’opera di Ingegneri o di Architetti esercenti la professione libera, affideranno gli incarichi agli iscritti nell’Albo”), risultando l’iscrizione all’Albo dunque requisito indispensabile solo quando la PA “debba valersi dell’opera di ingegneri o architetti esercenti la professione libera”, ed implicitamente escludendosi tale obbligatorietà nei casi di opera svolta da propri dipendenti.
    La distinzione tra abilitazione all’esercizio della professione, che si consegue mediante il superamento dell’esame di stato, ed iscrizione all’albo professionale, necessaria per lo svolgimento di determinati
    incarichi da parte dei professionisti abilitati, ha invero nel tempo perduto rilevanza da quando l’art.1 della legge n.897/1938, ha imposto l’iscrizione all’albo quale requisito-base per lo svolgimento di alcune professioni, tra cui quelle di ingegnere o architetto;
    La differenziazione tra professionisti abilitati e professionisti iscritti all’Albo è peraltro stata invece recentemente ripresa dal legislatore all’art.90, comma 3 del d.lgs. n.163/2006 (cd. Codice dei contratti
    pubblici) in cui, in relazione all’attività di progettazione interna e esterna di opere pubbliche, si dispone che solo con riguardo ai liberi professionisti che ricevono incarichi dalle PA l’attività debba essere espletata “da
    professionisti iscritti negli appositi albi”, mentre – con riferimento ai dipendenti da PA – è sufficiente che i progetti siano firmati da soggetti semplicemente “abilitati all’esercizio della professione”,.

    Quindi in definitiva da pochi anni non c’è più l’obbligo per i dipendenti pubblici di essere iscritti all’albo ma basta l’abilitazione, ciò dimostra ancora una volta un grave controsenso della normativa italiana, poiché per una mera ragione economica, le amministrazioni non hanno i soldi per pagare la quota dell’ordine dei propri dipendenti, esistono colleghi che possono firmare progetti senza essere iscritti all’albo e senza essere quindi soggetti a controlli come per esempio la deontologia.
    Siamo nel paese di pulcinella, perché in un paese serio si sarebbe fatta una legge semplice semplice:

    ART.1 I DIPENDENTI PUBBLICI NON POSSONO PROGETTARE. fine della legge

    ciao
    corro ad avvisare tutti i dipendenti pubblici che conosco (infatti non lo sa nessuno), che possono non pagare la quota dell’ordine, magari rimedio qualche cena.

  23. “Sostengo solo che fino a quando ci saranno gli Ordini, sarebbe bene che tutti gli iscritti usassero questo “strumento” per essere uniti e compatti”.
    Ma se nessuno contesta gli Ordini (che se ne voglia l’abolizione o una profonda riforma, quale ad esempio la separazione tra liberi professionisti e dipendenti) come potrebbero cambiare o sparire gli Ordini? Sarebbe come se Renzi dovesse aspettare senza dire e fare niente che i vari D’Alema andassero in pensione di loro spontanea volontà.
    Strana concezione della società. Una concezione che definirei ordinistica.
    Tellarini, salutami la Paola Gigli quando la vedi. Io ci ho parlato ieri. Domandale, tanto che ci sei, se sono uno che ha paura delle proprie idee e se ha paura a firmare quello che pensa e scrive. Solo che mi piace, nei limiti del possibile, tenere separati gli aspetti personali dalla scontro di idee. Purtroppo, molto spesso, altri li fanno coincidere, dimostrando così di non avere ancora assimilato quali siano le ragioni fondanti un sistema democratico, dove la lotta tra idee diverse viene prima degli scontri personali.
    Preciso che la Paola non ha la maggioranza in consiglio perchè in realtà non esiste la minoranza.
    Adesso

  24. Lucio Tellarini scrive:

    Proprio così.
    Nessun obbligo di iscrizione se l’incarico è interno e conferito dalla PA al proprio dipendente. Però mi meraviglio molto che nessuno sapesse di questa distinzione, tra professionista o Capo Settore abilitato e professionista iscritto. E soprattutto dovrebbe essere il sindacato a saperlo meglio di altri.
    Aggiungo che, mi verrebbe da dire – ma non ci giurerei – se il Decreto Luogotenziale del 1942 ha abolito la legge n.897/1938, la possibilità di non essere iscritti, è sempre stata attiva, dal dopo guerra ad oggi, salvo appunto, regolamenti locali. Ma lasciamo perdere e veniamo ad argomenti più divertenti.

    Condivido l’Art. 1 della “proposta di legge” di Antonio Marco Alcaro, ma non mi fermerei lì e mi permetto di aggiungere anche l’Art. 2:

    ART-2. I DOCENTI universitari a tempo pieno, non possono svolgere la libera professione. I docenti universitari PART-TIME, possono svolgere la libera professione SOLO in collaborazione con altri liberi professionisti.

    E già che ci sono, ne aggiungo un terzo:

    ART-3. È FATTO DIVIETO di costituire qualsiasi società di progettazione interna agli atenei. All’interno delle facoltà è consentita la sola attività di ricerca, cui hanno libero accesso anche i liberi professionisti.

    Ovviamente, questi criteri dovrebbero essere – a mio avviso – applicati indipendentemente dal periodo di crisi e di scarso lavoro che stiamo attraversando tutti. Sono criteri che prescindono dall’aspetto puramente economico e che invece, attengono alla concorrenza sleale e alla correttezza tra liberi professionisti.
    C’è qualcuno che ha da aggiungere altro?
    Potrebbe essere interessante, sviluppare l’idea di una proporsta di legge.
    Un saluto a tutti
    lucio tellarini

  25. Giulio Pascali scrive:

    ART – 4

    a) TUTTI LE NUOVE REALIZZAZIONI O TRASFORMAZIONI DI QUALSIASI FABBRICATO O MANUFATO EDILIZIO, SENZA DISTINZIONE DI CUBATURA FORMA O TIPOLOGIA DEVONO ESSERE PROGETTATE DA UN ARCHITETTO.

    b) TUTTI GLI IMPIANTI ELETTRICI E LE LORO MODIFICHE DEVONO ESSERE PROGETTATI DA INGEGNERI ELETTRONICI

    c) TUTTI GLI IMPIANTI MECCANICA E LE LORO MODIFICHE DEVONO ESSERE PROGETTATI DA INGEGNERI MECCANICI

    d) TUTTE LE STRUTTURE E LE LORO MODIFICHE DEVONO ESSERE PROGETTATI DA INGEGNERI STRUTTURISTI

    e) i progetti privi della firma del progettista competente indicato ai precedenti commi non sono autorizzabili, non sono previste deroghe

  26. Gianluca Adami scrive:

    A proposito dell’iscrizione all’Ordine da parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

    Grazie alla domanda posta da L. Tellarini ed al successivo approfondimento normativo di A.M. Alcaro risulta chiara la distinzione tra abilitazione all’esercizio della professione, che si consegue mediante il superamento dell’esame di stato, ed iscrizione all’albo professionale, necessaria per lo svolgimento della libera professione.

    In relazione a questa distinzione e per conseguenza del D.Lgs. n.163/2006 (art.90, comma 3), citato da A.M. Alcaro, non sussiste l’obbligo per i tecnici dipendenti pubblici di essere iscritti all’albo per svolgere attività progettuali interne all’ufficio tecnico di pertinenza per le quali basta il requisito dell’abilitazione all’esercizio della professione.

    Il che, a mio giudizio, vuol dire che i pubblici dipendenti che si iscrivono all’Ordine lo fanno in qualità di liberi professionisti. Evidentemente perché hanno una doppia attività. Questo risolve alcuni problemi e altri ne fa nascere.

    In primo luogo torniamo al sorgere della questione, sollevata in origine in questo blog da Pietro Pagliardini nel suo post dell’8 ott. quando poneva a Tellarini la domanda:

    “…avete fatto tutte queste cose per i liberi professionisti ma cosa avete fatto per i non liberi professionisti? Cioè per i dipendenti pubblici o i professori o i dipendenti di aziende private? Nel fare tutte quelle cose per i professionisti, siete sicuri di non essere entrati in conflitto con gli interessi di altri iscritti, per esempio qualche funzionario del comune di Bologna?”

    Sono convinto in proposito che non possa esserci conflitto di interessi. I dipendenti pubblici, di qualsiasi tipo, che siano iscritti all’Ordine lo sono in qualità di liberi professionisti, e l’Ordine tutela lo svolgimento della libera professione.

    Un eventuale problema di conflitto di interessi, che pure si pone, non riguarda quindi l’attività dell’Ordine, che può procedere, a mio parere, dritta per la propria strada senza incertezze.

    Il conflitto di interessi riguarda i singoli dipendenti pubblici che svolgono una doppia attività, nella misura in cui si avvantaggiano dei rapporti personali e delle informazioni che gli provengono dal loro incarico pubblico. Perché in questo modo falsano un principio di concorrenza leale e, questo sì, andrebbe dall’Ordine duramente sanzionato.

    Il Consiglio Nazionale, sarebbe auspicabile che si ponesse come interlocutore nei confronti del governo per il varo di norme che impediscano i conflitti di interesse dei tecnici della pubblica amministrazione.

    Allo stesso tempo non credo si possa essere categorici, come suggerisce Antonio Marco Alcaro nel suo post del 19 ott. con la sua provocatoria (ma non troppo) proposta di legge, fatta da un unico semplice articolo: “i dipendenti pubblici non possono progettare.”

    Dopo che in questi anni mi sono assuefatto a leggere norme spesso scritte da persone prive di formazione giuridica, motivazioni etiche e conoscenza specifica della materia, mi piace improvvisamente l’idea di una legge semplice. Chiara. Che non si possa interpretare. E nello stesso tempo una legge così non credo che risolverebbe il problema degli incarichi che i pubblici dipendenti degli uffici tecnici ci sottraggono in maniera scorretta e sleale.

    Perché di solito i tecnici comunali, e mi riferisco a ciò che conosco meglio, ovvero il Comune di Roma e i vari Municipi in cui si articola, sono organizzati con degli studi di appoggio che gli fanno da prestanome.

    Il sistema di concorrenza sleale, penso che sia ormai evidente a tutti, si basa sui tempi appositamente lunghi per ottenere qualunque permesso, e sulla incertezza delle norme, che possono essere interpretate più o meno favorevolmente. Per cui il messaggio che arriva chiaro all’operatore economico è che se ci si rivolge ad un tecnico “introdotto” si può ottenere di più in minor tempo. I tecnici comunali fanno la cosiddetta “pesca all’aspetto”. Bloccano il progetto il più possibile e aspettano. Aspettano che il committente o il costruttore gli vadano sotto e gli chiedano “cosa si può fare?” e loro un consiglio ce l’hanno sempre, il nome di un tecnico bravo gli viene in mente. E’ il pesce pilota, che in linea di massima fa un progetto privo di qualità edilizia, perché non è stato scelto per la qualità e sa già che la parcella che incasserà dovrà poi con discrezione condividerla con il suo mentore. Quindi fa un progetto veloce, tirato via, senza aspirazioni. E incassa. I grossi interventi fanno questa strada. Mentre chi non appartiene a questo sistema deve farsi largo in spazi ristretti.

    Per questo sono convinto che una eventuale legge che reciti “i dipendenti pubblici non possono progettare” non riuscirebbe più di tanto a risolvere il problema. Però sarebbe un segnale forte.

    Una legge su questo tema dovrebbe entrare più in profondità nel territorio oscuro in cui razzolano tecnici piccoli e grandi, dai Municipi di Roma agli appalti della protezione civile.
    E riuscire puntualmente ad individuare e sanzionare il conflitto di interessi delle persone, e soprattutto dei gruppi di persone, che sono in parte dentro e in parte fuori dalla pubblica amministrazione, nelle molteplici forme in cui tale conflitto può concretizzarsi.

    Nello stesso tempo non dovrebbe limitare l’attività di coloro che fanno la doppia attività in maniera pulita, senza che questo conflitto ci sia, cosa che è possibile, magari perché l’attività di dipendente è part-time, o è legata ad un contratto temporaneo.

    Si dovrebbe quindi intervenire con attenzione come ben suggeriva anche Margherita Prenleloup nel suo post del 18 ott., ma sempre e comunque a tutela della libera professione, non di altro.

    Nel chiudere vorrei chiedere una cortesia a Lucio Tellarini, i cui interventi leggo sempre con grande interesse e che per questo stimo. Credo che sia più corretto, come dice Pietro Pagliardini “tenere separati gli aspetti personali dalla scontro di idee” e, se posso permettermi, ti inviterei da questo punto di vista ad una maggiore attenzione nei tuoi scritti.

    Peraltro ti proporrei anche di non citare in maniera ironica nessun“amico” di Bettola, né nessun altro protagonista della scena politica, benché di politica sono convinto che in questa sede si possa e si debba parlare, ma sempre e comunque, come hai già fatto, nel merito, delle azioni di governo, delle proposte di legge, dei programmi, e quant’altro, ma senza correre il rischio di riprodurre su questo blog la contrapposizione partigiana degli opposti schieramenti. Per questo ho letto a suo tempo con grande interesse le tue considerazioni su Monti e Catricalà, le ho approfondite da quello spunto iniziale e le ho fatte mie. Per queste cose mi fa piacere leggere i tuoi interventi. Apprezzo sicuramente meno la vena polemica e le notazioni personali.

    In attesa del nuovo forum che Antonio Marco Alcaro ha annunciato di voler aprire L’ORDINE CHE VORREI sto mettendo da parte tutta una lista di richieste / suggerimenti / possibili cose da fare.

    Sarebbe bello poi che sulle pagine di Amate l’Architettura ci fosse spazio e modo anche di suggerire modifiche condivise alla normativa nazionale di settore, magari come spunti per un Consiglio Nazionale che voglia raccogliere eventuali suggerimenti validi e porsi come interlocutore nei confronti del governo.
    Ma forse questa è un aspirazione eccessiva?

  27. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Gianluca Adami,
    ti ringrazio per l’analisi e la lucida sintesi e sottoscrivo il tuo intervento in ogni riga, anche quando mi critichi e te ne riconosco le ragioni. Perdonami ma cerca di capire, quando una persona ci mette tutto il suo entusiasmo e dedica – gratuitamente – parte del suo tempo (e del suo fatturato) ad una causa in cui crede, e si sente attaccato e accusato di essere appiccicato alla poltrona e al ruolo istituzionale, la cosa mi inrita profondamente, soprattutto quando le critiche, al contrario delle tue, sono distruttive e si pongono nell’ottica del … “tanto peggio, tanto meglio”. No, io al peggio non mi adeguo, perché sono certo che si possa fare molto meglio senza distruggere nulla. Quando cito il mio Ordine, non è per vanto regionale o per vanità personale, ma è solo per dimostrare che si può fare di più e meglio. E poi, c’è anche un’altra riflessione da aggiungere, che attiene al rispetto delle persone. Prima di attaccare e offendere, sarebbe bene conoscere cosa fanno, da dove arrivano e perché lo fanno e altro ancora. Di solito, per usare un’espressione a noi cara, le demolizioni senza ricostruzioni, lasciano solo dei “vuoti” pericolosi da assorbire, sia per le città, sia per la società. Vuoti che spesso sono occupati da politici o altre associazioni che non sempre si occupano di pubblico interesse.
    In ogni caso, cercherò di seguire il tuo consiglio: niente più citazioni personali, ad eccezione di un’ultima doverosa spiegazione.

    A proposito dell’amico di Bettola (leggasi On. Bersani), credo di poterlo citare a giusto titolo. Mi spiego meglio. Nel 1993 e nel 1997 l’ho votato quando è stato eletto Governatore della mia regione, e nel 2001 l’ho rivotato quando è stato eletto in parlamento, e nel 2006 l’ho rivotato per la 4° volta quando è stato rieletto in parlamento e nominato Ministro dell’Economia. Siccome credo che gli Onorevoli deputati debbano rendere conto ai propri elettori, l’On. Bersani mi deve rendere conto di alcune cose. Ad esempio, se nel suo programma aveva scritto di potenziamento delle infrastrutture, di riforme strutturali, di riforme sulle libere professioni e sul futuro dei giovani, e poi emana il noto “Decreto Bersani” togliendo ogni prospettiva sul futuro dei giovani, credo di poterlo ironicamente e non solo ironicamente, criticare e sperare che si auto “rottami” e lasci spazio ad altri politici. Quando nel 2006 i giovani iscritti mi chiedevano: “E ora cosa dobbiamo fare? Senza tariffe minime, come possiamo lavorare?”, ti assicuro che rispondere “Non lo so” era molto frustrante e imbarazzante, soprattutto perché quell’Onorevole l’avevo votato anch’io.
    Fine delle citazioni personali.
    Quindi ora passo ad altri esempi e permettimi – permettetemi tutti – di citare un altro esempio molto interessante e significativo, a proposito dell’ORDINE CHE VORREI.

    Siamo a Prato, il Presidente degli Architetti Luigi Scrima e il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri, chiedono al Comune in affitto un intero palazzo, credo sia il Palazzo dei Mestieri, splendido esempio rinascimentale. Lo ristrutturano (come solo gli architetti sanno fare) in parte a loro spese, con il contributo di alcuni sponsor e in parte con finanziamenti pubblici. Giusto per essere masochisti: il progetto è stato realizzato gratis! Poi si aggregano con altri Ordini della città, commercialisti, avvocati, notai, geometri, agronomi, medici, insomma tutti o quasi gli Ordini trovano sede dentro lo stesso palazzo, con una grande sala condeferenze comune a tutti gli Ordini. In seguito formano una sorta di associazione multi-specialistica e chiedono al Ministero di essere accreditati quale organo di formazione.
    Immagino la riflessione dei diffidenti: “Ecco il business della formazione che avanza!”.
    Niente di più lontano dal vero. Il vero motivo è che solo attraverso questa associazione, potranno accedere ai finanziamenti che la Regione Toscana ha stanziato per la formazione dei liberi professionisti. Per il 2013 chiederanno e otterranno – sperano – un finanziamento di 150.000 euro che serviranno a pagare la sala conferenze, i consumi, le pulizie e i rimborsi spese che chiedono i conferenzieri, abbattendo del 50-60% i costi dei corsi a carico degli iscritti.
    Ecco, questa sarebbe una delle tante cose che gli Ordini potrebbero fare. Ammesso che tutte le Regioni seguano l’esempio della Toscana e stanzino finanziamenti per la formazione.

    Ora capite che prima di buttare l’acqua sporca (leggasi gli Ordini), si dovrebbe essere certi che dentro alla tinozza non ci sia anche qualche bambino bello pulito.

    E per concludere, un’indiscrezione per gli amici di Roma: pare – da voci di corridoio – che sia imminente una bella notizia che sconvolgerà il futuro prossimo degli architetti romani. Non posso dire di più fino a quando non ci saranno conferme almeno ufficiose. Posso solo aggiungere che terrei a portata di mano una bottiglia per brindare.

    Ad esempio, una bottiglia di Kairos (del produttore veronese Zymè), un vino composto da 11 uve rosse e 4 bianche, selezionate una a una. Quando si dice che l’unione fa la forza. Da non trascurare: Kairos in greco ha vari significati “opportunità, conveniente, momento giusto”.
    Allerta, amici romani.
    Un caro saluto a tutti
    lucio tellarini

  28. L’ultimo commento che ho lasciato si è interrotto bruscamente a causa di un return battuto per sbaglio. Al momento non ci ho fatto caso ma rileggendolo ora mi rendo conto che può essere letto in un modo del tutto diverso. Quell'”Adesso” a fine discorso sembra significare che “per adesso la Presidente dell’Ordine di Arezzo non ha una minoranza”, come a dire che in futuro non ce l’avrà più.
    In vero “Adesso” era il preludio di “Adesso la finisco qui” o qualcosa del genere.
    Immagino che se la Paola l’avesse letto avrebbe potuto pensare a qualche iniziativa elettorale. Non c’era proprio questa intenzione.
    Però a questo punto mi diverte troppo dire davvero: “Per adesso”.
    Saluti
    Pietro

  29. Lucio Tellarini scrive:

    Ciao Fabrizio,
    “lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate” posso capire se fossimo davanti alle porte dell’Inferno, ma visto che si parla dell’Ordine di Roma, non sarei così pessimista. Non so se la notizia è questa, per il momento non ti confermo nulla, staremo a vedere. Le elezioni sono vicine, già da giugno-luglio 2013 ci si deve organizzare, è presto per abbandonare ogni speranza.

    Nel post di ieri, ho dimenticato di aggiungere una nota molto importante, per Gialuca Adami e per tutti.
    Mi riferisco ai suggerimenti che dovrebbero arrivare al CNA. Ebbene, forse non molti iscritti sanno che parallelamente al CNA, nel 2007 è stata creata la Conferenza Nazionale degli Ordini. Non sto a dire come e perché (altrimenti salterebbe fuori qualcuno a dire che mi sparlo addosso …), ma sta di fatto che gli Ordini hanno ottenuto dal CNA stesso, la creazione della Conferenza. Lo statuto di questo organo prevede che l’Ufficio di Presidenza (composto da 3 colleghi in rappresentanza del nord, del centro e del sud), controlli l’attività e stimoli le azioni del CNA, tramite apposite commissioni di lavoro (10-15 colleghi provenienti da tutti gli Ordini), che di volta in volta, vedono coinvolti esperti di questa o quella materia. I lavori di queste commissioni di norma si concludono in assemblee nazionali (3-4 all’anno), in cui si discutono, si modificano o si approvano le azioni o l’operato del CNA.
    Ho detto che gli Ordini “hanno ottenuto dal CNA” la creazione della Conferenza, perché questo organo di controllo è a totale spese del CNA. Sempre soldi nostri ovviamente, ma in questo caso sono spesi bene e sono comunque compresi nel bilancio delle quote annuali (27 euro per ogni iscritto), che gli Ordini versano al CNA, senza alcun aggravio per gli iscritti. L’aspetto importante è che per la prima volta esiste una forma di controllo sul CNA che prima non esisteva, ed è stata innescata una via di comunicazione diretta tra la base degli Ordini e il vertice.
    Come vedete, cambiare si può.

    Infine, il 16 novembre a Roma si terrà la 3° assemblea del 2012 in cui è previsto anche il rinnovo delle cariche. Saranno rieletti i 3 componenti dell’Ufficio di presidenza (restano in carica solo 2 anni e non possono essere nominati per più di 3 mandati). Mi è stato chiesto di candidarmi ma ho rifiutato, ho una certa allergia per le “poltrone” in genere, soprattutto per quelle “scomode”, ma se da questo blog uscissero proposte interessanti da sottoporre alla Conferenza degli Ordini e poi al CNA, posso farmi portavoce e veicolo di queste idee.
    Quindi, cari amici, al lavoro.
    Buon week-end
    lucio tellarini

  30. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Fabrizio,
    la “grande notizia” ce l’hai data tu!
    Non so se la mia notizia coincide con la tua, ma certamente sapere da te che Schiattarella intende mettersi da parte e lasciare la sedia di Presidente dell’Ordine, già mi sembra un’ottima notizia. Però a me risulta che i 2 Vice Presidenti siano Pistolesi e Campo, Orofino è un consigliere, a meno ché non sia cambiato qualcosa negli ultimi mesi, ma direi che non cambia nulla. Ovviamente non è escluso che Orofino sia il candidato di Schiattarella e anzi, mi risulta che i 2 Vice Presidenti non siano affatto allineati all’attuale presidenza, quindi nei programmi di Amedeo non dovrebbe essere Pistolesi a succedergli, ma anche lui dovrà rimettersi al voto degli architetti della Provincia di Roma e capire la maggioranza delle preferenze a chi andrà.

    Quello che importa è che dopo 20 anni, Schiattarella potrebbe uscire dal Consiglio e questo scenario apre nuove prospettive, soprattutto se si tiene conto di un aspetto formale e di procedura. La presidenza della Fondazione è designata dal Consiglio stesso (il Consiglio di norma, ha sempre la maggioranza al’interno del Comitato scientifico e di gestione della Fondazione), quindi oggi Schiattarella potrebbe dimettersi da Presidente dell’Ordine e ottenere la nomina di Presidente della Fondazione, ma alla scadenza del primo mandato, se il Consiglio dell’Ordine non è d’accordo sulla sua rielezione, potrebbe concludersi la sua lunga storia istituzionale.
    E questa sarebbe una grande notizia.
    In bocca al lupo agli amici di Roma.
    Un saluto a tutti
    lucio tellarini

  31. Giulio Pascali scrive:

    @Lucio
    credo che Fabrizio intendesse riferirsi alle prossime elezioni dell’Ordine, che se non ricordo male dovrebbero avvenire l’anno prossimo.
    Lo scenario è cmq quello che descrivi.
    Io in realtà mi sono fatto l’idea che sia in atto una strategia di posizionamento in previsione del definitivo azzeramento degli ordini.
    Mi domando ad esempio, qualora dovessero abolirsi gli ordini, tutti gli enti che vi fanno capo, che fine farebbero?
    Probabilmente, per non rischiare di perdere questo patrimonio, mantenere in vita enti come la casa dell’Architettura, case editrici, e Fondazioni varie, l’Ordine dimissionario si troverebbe costretto a deliberare in materia decidendo se:
    – chiudere queste istituzioni
    – mantenerle in vita “privatizzandole” e ponendole formalmente fuori dalla sfera di influenza dell’Ordine stesso (o quel che ne resterà)

    In questo scenario chi occupa già certi incarichi potrebbe tranquillamente continuare ad occuparli, con in più una meravigliosa pole position in caso di trasformazione del sistema verso il modello anglosassone (libero associazionismo…)

  32. Lucio Tellarini scrive:

    Ok Fabrizio,
    se ti riferivi al fine mandato di Schiattarella non manca poi molto. Ci sono pareri contrastanti, ballano 30 giorni prima o dopo, ma tra l’inizio e la fine di luglio saranno indette le elezioni per il mandato 2013-2017. Dopo di ché entro 60 giorni ogni Ordine deve programmare le elezioni e 15 giorni prima della data programmata, devono essere presentate le candidature. In ogni caso si tratta di 9-10 mesi, non di più.

    Ancora per Fabrizio.
    Vorresti sapere chi ha pagato il ricorso TAR?
    Semplice. Facciamo una riflessione tutti insieme, ad alta voce, e una considerazione conclusiva.
    Anzi, no. Prima un dato MOLTO importante. Il Collegio di legali (Avvocati Scoca, Faletti, Romano e Gigli), che ha presentato ricorso per conto dei 17 Presidenti e dei 18 Ordini che si sono costituiti, hanno chiesto e incassato – voci molto attendibili – 100.000 Euro più imposte di legge! (Si, centomila!)
    E ora la riflessione e scusate la citazione personale.
    Ogni volta che mi sposto da Bologna per partecipare ad un convegno o un congresso, in nome, in rappresentanza e in difesa del mio Ordine, non percepisco un solo euro per il tempo perso ma sono spesato di tutto punto. Viaggio andata e ritorno, taxi, albergo più eventuali pranzi e cene. Quindi se agisco a TUTELA degli iscritti che rappresento, paga l’Ordine. Ovviamente, così fan tutti.
    Ora la considerazione conclusiva.
    Considerato che i 17 presidenti nel Ricorso hanno affermato di essersi costituiti nell’interesse e a TUTELA dei propri iscritti, secondo voi chi ha pagato?
    Non ci voglio mettere la mano sul fuoco per tutti, ma so che almeno 12-13 presidenti hanno messo la spesa in capo al bilancio dell’Ordine.

    Per scoprirlo con esattezza basta controllare il bilancio dell’Ordine riferito all’anno 2011 (già approvato e pubblicato nel 2012). Ci sarà sicuramente la voce “Spese Legali” cui corrisponderanno varie prestazioni, quali “consulenze”, “pareri”, “ricorsi”, “cause”, eccetera. Ecco: chiedete di avere copia delle specifiche inerenti i ricorsi e le cause. Il bilancio è un atto pubblico e DEVE essere visibile a tutti gli iscritti, anche nella versione dettagliata e non solo quella riassuntiva.

    Caro Giulio,
    se gli Ordini fossero azzerati, si aprirebbero certamente nuovi scenari. Innanzi tutto, è certo che la quota riscosa dagli Ordini, andrebbe a finire – raddoppiata o triplicata – in qualche altra tasta. Ad esempio, mi verrebbe da pensare che una parte finirebbe nelle casse dei Comuni o delle Regioni e il rimanente allo Stato. Le organizzazioni sarebbero costituite solo su adesione volontaria e quindi eventuali patrimoni economici degli Ordini, andrebbero ripartiti per il numero degli iscritti che risultano alla data di abolizione. Ad esempio, alcuni Ordini hanno acquistato l’ufficio in cui hanno sede. L’immobile dovrebbe essere alienato e il ricavato, tolte le spese andrebbe restituito agli iscritti. Le Fondazioni molto probabilmente sarebbero destinate ad estinguersi insieme agli Ordini, visto che la maggiore fonte di finanziuamento arriva proprio dalle quote di iscrizione. Altro esempio: dei 200 euro di quota annuale, circa 60-70 euro per ogni iscritto, finiscono nelle casse della Fondazione. Se l’Ordine venisse abolito, alla Fondazione improvvisamente mancherebbe il 70-80% dei finanziamenti e non sarebbe in grado di sopravvivere.
    La cosa più pericolosa però, è che a mio avviso in questo scenario si verrebbero a creare “vuoti istituzionali” e di riferimento, molto pericolosi. Non sarebbe la “privatizzazione” delle Case dell’Architettura o delle fondazioni a preoccuparmi, ma sarebbe l’infiltrazione di associazioni apparentemente “libere” ma in realtà controllate dalla politica, cioè dai partiti o dai sindacati.
    A mio avviso, l’architettura e l’urbanistica, una casa o una piazza, una città o un quartiere, un ospedale o un teatro, non sono né di destra né di sinistra. Più semplicemente, come sosteneva un economista, quando l’interesse del singolo coincide con l’interesse di tutti e del pubblico, solo in quel caso possiamo parlare di sviluppo e di progresso. E di questo dovrebbero occuparsi l’architettura e gli architetti. Ma ad oggi, fatico ad intravedere politici che incarnano questo pensiero.

    Infine, un’ultima consideraszione sui sindacati.
    Personalmente non sono così drastico come Fabrizio, perché ritengo che come sempre, non sono le regole, le leggi o le istituzioni (sindacati e Ordini compresi), che non funzionano, ma solo gli uomini che fanno la differenza, sono quelli che ci stanno dentro, che applicano le norme e agiscono per conto di quell’istituzione.
    Non mi è parso che Candido difendesse l’Ordine di Roma, ma più verosimilmente difendeva l’Ordine come istituzione. E se devo essere onesto, anch’io referisco l’Ordine al sindacato, anche nello stato di fatto in cui oggi sopravvivono certi Ordini. I sindacati hanno altri scopi e possono serenamente convivere a fianco degli Ordini, senza negare l’uno o l’altro. Ad ogn’uno il suo.
    Su 105 Ordini italiani, forse 15-20 non funzioneranno a dovere, ma … anche Gesù ne sbagliò 1 su 12. Non per questo gli Apostoli sono da abolire.
    Un caro saluto a tutti
    lucio tellarini

  33. Giovanni scrive:

    grande Tellarini! ne stiamo scoprendo delle belle. forza Lucio, avanti così contro la casta, aiutaci a vedere le cose come stanno. 100.000euro ? ma come hanno fatto a farlo comparire come “negli interessi degli iscritti? ” e’ leggittimo quello che hanno fatto? ma ti pare che adesso qualsiasi prurito personale lo caricano opportunisticamente come fosse per iscritti? se ci rivolgessimo alla corte dei conti come dice Fabrizio..Lucio pensi si possa fare?ma qui non è qualsiasi cavolata glie passi per la testa a questi la paghiamo noi, mi sta venendo voglia di chiedere gli le fatture delle srl..altro che TAR

  34. Lucio Tellarini scrive:

    Caro Giovanni,
    non so se sia legittimo o meno, ma a mio avviso quello che appare ancora più grave è che non lo è eticamente. Di questo ne sono certo. Come sono certo che i 100mila euro (+4%+21%), sono divenuti circa 126mila, che suddivisi per 18 Ordini sono poco meno di 7.000 euro per ciascun Ordine. E una cifra del genere è molto semplice da mascherare e infilare tra le consulenze o altri capitoli di spesa meno decifrabili.
    Cosa si può fare?
    Innanzi tutto chiedere conto – per iscritto – ai vari Presidenti, inviando la richiesta di chiarimento al Consiglio dell’Ordine e alla Procura della Repubblica della provincia di riferimento. Se il Presidente non risponde agli iscritti, non può esimersi dal farlo nei confronti del Procuratore, che è il diretto “sorvegliante” degli Ordini. Al di là della legittimità, chi crede di farla franca, in seguito alla richiesta di documentare come sono stati pagati quei 7.000 euro, se salterà fuori che sono stati addebitati al bilancio dell’Ordine, ne uscirà con le ossa indolenzite, se non rotte. E a 10 mesi dalle elezioni, sarà un brutto colpo da assorbire e difficile da dimenticare.

    Però, come al solito, ti prego – e vi prego tutti – di non confondere e mischiare cose diverse. Io non sono contro la “casta” perché a mio avviso la casta degli Ordini non è affatto tale. Le caste godono di privilegi che noi manco ci sognamo, altroché rimborsi e diarie di partito!
    Noi ci rimettiamo del nostro e proprio per questo, io sono contro quei pochi che ne approfittano danneggiando l’immagine e l’impegno di tutti quei consiglieri, presidenti e vice presidenti, che si battono in nome dei propri iscritti e magari si vedono screditati dai comportamenti di pochi arrampicatori di potere.
    Per quanto possibile, teniamo distinti i comportamenti degli onesti e cerchiamo di espellere dal sistema, chi danneggia il sistema stesso.
    Un caro saluto a tutti.
    lucio tellarini

  35. TRILLO scrive:

    MI PIACE CHE TUTTI SI AGITANO MA LE COSE CONTINUANO AD ANDARE SEMPRE NELLO STESSO MODO E PER LE STESSE PERSONE!

  36. […] sulle quote di iscrizione, sui bilanci dell’Ordine, sulle priorità che l’Ordine si è dato, sulle forme ed i modi della sua organizzazione”; […]

  37. Stefano Senese scrive:

    Tutti sanno che gli Ordini degli architetti servono SOLO a quei professionisti che gli ronzano intorno. Andrebbero aboliti subito. Sono 20 anni che pago un ordine che in cambio non mi da nulla. Neanche una consulenza se non a pagamento. BASTA. ABOLIAMO L’ORDINE DEGLI ARCHITETTI.

  38. Giancarlo scrive:

    Concordo in toto con l’ultimo post di Stefano Senese.
    Prima degli sciagurati interventi di Bersani e compagnia, potevano avere un senso, gli Ordini. E mi spiego con un esempio: quante volte avete lavorato a tariffa? Io, ben poche. Però, in caso di inadempienza da parte del Committente, eri bene o male tutelato. E ora? Non servono più a niente: neanche ti danno più retta e si guardano bene dall’intervenire. Prendiamo il caso degli Ordini della regione Lazio: hanno accettato supinamente (e bovinamente, aggiungo io) quel meccanismo di trasmissione telematica bestiale e involuto che è il SITAS; è farraginoso, funziona a singhiozzo e male; se cerchi assistenza al call center, ti consumi le dita sulla tastiera del telefono. E SE ti rispondono non sanno che pesci pigliare; e non mi risulta che nella regione Calabria, le cose vadano meglio.
    Le due uniche regioni d’Italia, per quanto ne so, ad avere imposto questo imperium. Io ci sento puzza di bruciato; e non solo di bruciato.
    A questo punto dovrei parlare di quella grassazione legalizzata ribattezzata pomposamente “credito formativo”; non lo farò: non scrivo parolacce, le penso soltanto!
    Giancarlo De Peppo, RM 6582

  39. Dario scrive:

    Perfettamente d\’accordo.
    Aboliamo però anche quello degli ingegneri.
    Ancora più inutile.
    Attendo con impazienza una \”NO ORDINE ing. e arch.\” a cui iscrivermi.
    Saluti

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