Notizie da inarcassa n.8

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cari amici e colleghi

La “fatidica” riforma della sostenibilità a 50 anni, imposta dal Governo Monti, è stata approvata!!

Siamo passati al sistema contributivo, cercherò di essere breve, ma vi devo raccontare come è andata.

Tutto si è svolto come da copione, i delegati “anziani“, che sono la maggior parte, si sono messi sulle barricate per far passare emendamenti a loro favore e non far passare emendamenti a loro sfavore.

Alla fine è stato approvato il testo predisposto dal Consiglio di Amministrazione con alcune modifiche emendate che non hanno stravolto la bozza iniziale presentata.

Prima di passare alla votazione della bozza presentata dal cda, dopo numerose richieste al Presidente di Inarcassa, è stato discusso il punto 2 dell’ordine del giorno , in cui è stata presentata una proposta alternativa di riforma a 50 anni elaborata da alcuni delegati.

La proposta era a un livello embrionale e difficilmente valutabile, l’inserimento di questo punto all’ordine del giorno si è rivelato, come avevo previsto nella precedente newsletter, un inutile contentino che non ha portato ad alcun risultato.

E’ un peccato che il CND abbia potuto contribuire così poco alla redazione della bozza di riforma, sarebbe stato più giusto un maggiore confronto e dibattito.

Dopo un breve dibattito, si è passati subito alla votazione degli emendamenti presentati.

Abbiamo dovuto assistere, nostro malgrado, ad una poco edificante difesa di privilegi da parte di coloro che sono già in pensione o ci andranno nei prossimi 5/6 anni e che non subiranno quasi nulla da questa riforma, di fronte alla stragrande maggioranza di iscritti che, tra le tante penalizzazioni, si vedrà ridurre la propria pensione del 40/50%.

La maggior parte dei Delegati di inarcassa ha più di 30 anni di contribuzione o è già in pensione, e quando è stata votata la riforma, molti hanno pensato esclusivamente ai loro interessi personali, questo non fa bene alla democrazia di inarcassa, ma la colpa di tutto ciò è principalmente di voi iscritti, che non vi impegnate direttamente, non partecipate alle votazioni dei delegati e non seguite le attività del vostro ente di previdenza che gestisce i vostri soldi.

Ciò permette che ci siano sempre le stesse persone da 20/30 anni a gestire il vostro futuro.

Vorrei essere chiaro sul fatto che la riforma doveva essere fatta, non si poteva non fare o rimandare, ma si potevano bilanciare i pesi in maniera diversa tra le generazioni di iscritti, si potevano introdurre elementi nuovi.

La cosa che mi ha fatto arrabiare maggiormante è stata quella di non aver potuto presentare una mia proposta sui contributi minimi che, dal prossimo anno, aumenteranno del 30% circa.

Il nostro “ottuso” regolamento dei CND prevede che, in caso di più emendamenti sullo stesso articolo, si debba procedere votando quello più lontano dal testo presentato dal cda, se viene approvato l’emendamento, tutti gli altri decadono e non possono essere nemmeno discussi, anche se trattano argomenti diversi e non in contrasto fra loro.

In merito all’articolo sui contributi minimi, erano stati presentati vari emendamenti, tutti per cercare di eliminare o diminuire il contributo minimo per i pensionati, introdotto dalla bozza del cda, soltanto il sottoscritto aveva presentato un emendamento per cercare di ridurre l’impatto del forte aumento improvviso dei contributi minimi, la mancanza di altri emendamenti su questo tema la dice lunga sulla percezione della realtà che hanno la maggior parte dei delegati.

Alla fine abbiamo trascorso quasi mezza giornata per discutere sul contributo minimo dei pensionati, che riguarda meno di 15.000 persone con un importo medio di pensione annua di 30.000, e non ho potuto , nemmeno per un minuto, esporre la mia proposta che riguarda 160.000 iscritti, di cui tra gli architetti nel 2011 il 50% ha guadagnato meno di 15.000 euro, poiché è stato votato un emendamento che riduce del 50% il contributo minimo dei pensionati.

E’ triste non poter esercitare la propria funzione di delegato per colpa di un regolamento assurdo ed è ancora più triste constatare che la quasi totalità dei delegati non si è posta il problema dell’aumento dei contributi minimi.

La verità è che la media dell’età, ma soprattutto la media dei redditi dei delegati è molto più alta della media dell’età e dei redditi degli iscritti a inarcassa.

La mia proposta prevedeva, come nel sistema francese, la possibilità di non pagare per alcuni anni il contributo minimo, ma soltanto in percentuale al proprio reddito e di poter recuperare in seguito la cifra mancante o di dover aspettare 2/3 anni in più per andare in pensione.

In questo momento di fortissima crisi per gli architetti, che a settembre dovranno pagarsi anche l’assicurazione obbligatoria e la formazione obbligatoria, non era proprio il caso di aumentare così i contributi minimi.

Ho paura che molti colleghi non saranno in grado di pagare, l’anno prossimo,  3.000,00 euro di contributo minimo, ma questo non sembra un problema per molti delegati che pensano che un professionista che abbia un reddito di 10.000/15.000 euro, non sia un vero professionista, ma uno che fa l’architetto per hobby essendo mantenuto dal marito/moglie, o che abbia un’altra attività e che sia iscritto a inarcassa soltanto per ricevere la pensione, o che sia un evasore fiscale.

Nessuno si è posto il problema che, con questa riforma, gli iscritti che guadagnano poco saranno costretti a cancellarsi da inarcassa e quelli che guadagnano molto si faranno le loro società professionali che sono esenti dal contributo soggettivo, con il risultato che rimarranno ben pochi a pagare le pensioni agli attuali e prossimi pensionati.

Non è stato possibile presentare anche un altro mio emndamento, in cui chiedevo di differenziare per classi di reddito l’importo del contributo di maternità, come mi era stato richiesto da molti iscritti.

Anche qui il regolamento ha fatto la sua parte, emendamento non ricevibile perché non avevo indicato le cifre, che solitamente vengono stabilite dal Cda che è in possesso dei dati. (Il Ministero mi ha poi dato ragione facendo togliere dalla riforma la tabella con le cifre del contributo di maternità).

Tutto ciò mi fa sentire inutile, ma continuerò a portare avanti le mie battaglie nell’interesse di tutti gli iscritti.

Per spiegarvi in breve la riforma, vi indico i punti essenziali:

– passaggio al sistema contributivo pro rata, ovvero a partire dal 1 gennaio 2013;

– aumento immediato dei contributi minimi a 3.000,00 euro (soggettivo+integrativo+ maternità);

– introduzione di un contributo soggettivo facoltativo fino al’8%

– aumento del massimale del reddito su cui si paga l’aliquota piena del 14,5% a 120.000 euro di reddito, oltre non si paga più il 3%;

– contributi minimi anche per i pensionati, ma in forma ridotta del 50%;

– contributo di solidarietà per due anni ai pensionati del 1% e in alcuni casi del 2%;

– riconoscimento agli iscritti agevolati della contribuzione piena ai fini del montante;

– aliquota di retrocessione sull’integrativo: 50% del contributo integrativo con alcuni tetti di massimale;

– sparizione graduale della pensione di anzianità;

– aumento graduale età pensione di vecchiaia, 70 anni a regime con possibili aumenti in base alle aspettative di vita;

– aumento graduale dell’anzianità minima da 30 a 35 anni;

– mantenimento per 5 anni PPC poi uscita a 70 anni senza vincoli di anzianità contributiva;

– pensione minima solo per coloro che avranno ottenuto negli ultimi 20 anni della loro attività almeno un reddito medio di 10.500 euro circa.

Avrei voluto fortemente approvare la riforma, era necessario farlo  perché non possiamo continuare ad accumulare un debito sulle future generazioni, la bozza del cda conteneva anche molti aspetti positivi, come il riconoscimento della contribuzione piena ai giovani sotto i 35 anni che usufruiscono dell’agevolazione sui contributi minimi; ma non potuto dare il mio voto, soprattutto dopo quello che è successo in CND e anche perché si poteva e si doveva:

1) contrattare con il governo e non subirne passivamente le richieste;

2) equilibrare meglio il peso della riforma, penalizzando in misura  minore coloro che hanno meno di 15 anni di contributi e aumentando il coinvolgimento di coloro che hanno più di 20 anni di contribuzione;

3) coinvolgere maggiormente i pensionati nella riforma;

4) non aumentare in maniera così forte e improvvisa i contributi minimi;

5) aumentare maggiormente l’età pensionabile a fronte di importi maggiori delle pensioni;

6) ridurre più drasticamente i privilegi a coloro che andranno in pensione nei prossimi 3/4 anni;

7) utilizzare meglio il rendimento del patrimonio nel calcolo della sostenibilità;

Adesso aspettiamo l’approvazione del Ministero e poi la riforma sarà applicata.

Buone vacanze a chi se le può permettere e anche a chi non se le può permettere.



108 Commenti a “Notizie da inarcassa n.8”

  1. contributi_addio ha detto:

    Caro Andrea, nessuna volontà di attaccare chi ha vissuto del proprio lavoro.
    Hai provato a fare la simulazione della tua pensione sul sito Inarcassa?
    Grazie alla nuova riforma, sarà facile valutare la ridistribuzione dei contributi
    tra le varie generazioni.
    Se siamo tutta una famiglia, non mi pare giusto che i fratelli minori
    paghino il pranzo ai maggiori, lasciandosi gli spicci per il panino.
    Non è colpa di nessuno se Monti ci ha fatto capire che il treno andava a sbattere.
    Se però c’è da spingere, forse bisogna che scendano tutti.

  2. paolo ha detto:

    allora? a quando le prime iniziative di protesta contro questo infame sistema? Marco, quando sono i prossimi incontri dei vari organi direttivi? Architetti, rechiamoci tutti in via Salaria a confrontarci sul tema. ci sarà un atrio spazioso in cui schierarci tuttie mille, diecimila, 100mila o no? attendo risposte..

  3. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Caro Paolo
    purtroppo ogni volta che c’è stato a Roma un incontro tra i vertici di inarcassa e gli iscritti, ho chiesto a tutti di partecipare numerosi, il risultato è stato sempre che si sono presentati in 4 gatti.
    Non è facile coinvolgere gli architetti, nemmeno quando si tratta di parlare dei loro soldi.
    l’unica cosa che si può fare è partecipare alle prossime elezioni sia come votanti che come possibili delegati.
    Un saluto.

  4. contributi_addio ha detto:

    Il problema nasce dal fatto che sul sito è prevista la simulazione della pensione per i contributi versati e ognuno pensa che la otterrà.
    In realtà i contributi nel sistema a ripartizione servono per pagare le pensioni correnti e il saldo positivo dei bilanci annuali, cioè quello che si accantona per la pensione è meno della metà di quanto si versa.
    Ora, con il METODO di calcolo contributivo, (che comunque non contempla l’accantonamento dei contributi) ognuno capirà che la pacchia della pensione gonfiata vale solo per chi ci va nei prossimi dieci anni e poi la bolla scoppierà perchè gli oneri a carico di chi paga si vedrà che sono assurdi in rapporto alle prestazioni.
    La unica riforma da fare è per tagliare queste pensioni prossime venture.
    Se non si fa nel 2015, si dovrà fare nel 2020.
    A mio avviso, i punti da toccare sono:
    1) Innalzamento dell’età pensionabile a 68 anni (chi prende 30.000 euro l’anno, rinuncia a tre annualità)
    2) Riduzione dei coefficienti per il calcolo della pensione retributiva a come erano prima del 1990 (riduzione di un 14% delle pensioni) riforma definita disastrosa nel rapporto AdEPP.
    3) Per garantire l’equità generazionale, rivedere il tasso di capitalizzazione basato sul monte redditi complessivo visto che la corte dei conti lo ha stimato che va dal 6% all’1% tra trenta anni.
    La questione è meramente economica.
    Bisogna solo quantificare quale deve essere il limite del debito da lasciare in futuro.

    Da rilevare, che con la nuova riforma, gran parte dei costi ricadranno sui professionisti con redditi elevati, che hanno i contributi raddoppiati (da 9.300 a 17.400 di soggettivo per un reddito di 120.000) l’aliquota non cambia, ma lo scaglione si.
    Questa volta, chi ha i redditi elevati pagherà molto, ma se si continua ad accumulare il debito, si ritroveranno una nuova bella riforma con nuovi parametri, al posto della pensione.

  5. paolo cannata ha detto:

    ciao marco.
    da par mio ti assicuro che potrei portare a via salaria almeno una decina di architetti (e volendo un paio di rumorosi tassisti…). se tutti gli indignati dei commenti del mese di agosto facessero un eguale tam-tam potremmo arrivare ad un numero decente.
    dacci comunque aggiornamenti sui prossimi incontri.
    grazie, a nome di molti architetti pecoroni tra cui il sottoscritto, per il lavoro prezioso che porti avanti.
    saluti
    paolo

  6. contributi_addio ha detto:

    Rispondo a
    paolo cannata che scrive:
    18 settembre 2012 alle 10:41
    “ciao marco.
    da par mio ti assicuro che potrei portare a via salaria almeno una decina di architetti (e volendo un paio di rumorosi tassisti…). se tutti gli indignati dei commenti del mese di agosto facessero un eguale tam-tam potremmo arrivare ad un numero decente.
    dacci comunque aggiornamenti sui prossimi incontri.
    grazie, a nome di molti architetti pecoroni tra cui il sottoscritto, per il lavoro prezioso che porti avanti.
    saluti
    paolo”

    Ma le tue proposte quali sarebbero?
    Meno contributi e più pensioni?

  7. contributi_addio ha detto:

    Più e più volte ho provato a fare delle proposte su quale dovrebbero essere i punti da rivedere della Riforma di Inarcassa ma nessun collega ha saputo nè criticarmi, nè fare proposte, nè appoggiare le mie.
    Prima di andare a protestare in via Salaria, penso che tutti quanti dobbiamo fare un corso di aggiornamento di un anno per capire quale è la situazione finanziaria-previdenziale di Inarcassa.
    Solo allora, si potrà iniziare a discutere di iniziative.
    Il meccanismo micidiale di disinformazione della nostra Cassa, bisogna riconoscerlo, è riuscito ad imbambolarci tutti.
    Speriamo che quando ci risveglieremo, non sia troppo tardi.

  8. Garibaldi ha detto:

    Per Nunzio, con le tue proposte vorresti “friggere” tutti gli ing. e arch. liberi professionisti che dal 1958 ad oggi con grandi sacrifici hanno fatto si che inarcassa diventasse quello che oggi è, una cassa di porevidenza privata sana e solida

  9. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Hai ragione garibaldi, è meglio che friggano soltanto le nuove generazioni.

  10. Garibaldi ha detto:

    Ma quali nuove generazioni, stiamo parlando di altro, di dipendenti pubblici che fanno gli insegnati che vogliono una gestione separata in inarcassa quando già hanno una stessa gestione all’interno dell’inps e hanno comunque un’altra pensione, se non lo hai capito lui vuole friggere tutti quelli che fanno solo la L. P.

  11. Garibaldi ha detto:

    Una precisazione doverosa, le simulazioni delle pensioni che sono sul sito non sono aggiornate alla riforma di luglio 2012.

  12. Ivaldo ha detto:

    La prospettiva è tremenda per chi non potrà pagare 3000 €, dovrà rinunciare alla libera professione, quando nessuno degli eroi del ’58 di Garibaldi, ha mai pensato minimamente di ASSUMERE un architetto che lavora nel loro studio? Quindi:
    Cosa possiamo fare per uscire da Inarcassa e continuare ad essere Architetti dotati di p.iva e timbro?

  13. Garibaldi ha detto:

    Bravo Ivaldo, a qualunquismo andiamo alla grande, quanti architetti hai assunto Tu o pensi di assumere?

  14. Nunzio ha detto:

    Preg.mo Collega Garibaldi,
    In premessa, vorrei evidenziarti il pensiero del Presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua, che in più occasioni ha avuto modo di affermare che: “l’equità resta un tema che dovrebbe essere preso in considerazione, c’è una disparità tra chi percepisce le pensioni e chi invece dovrà contare su un puro sistema contributivo. Una parte dei lavoratori oggi riceve nella pensione un’integrazione da parte dello Stato rispetto a quanto ha versato, circa il 30 – 40% in più di quanto avrebbe con un sistema contributivo. Con il sistema contributivo non sarà più così perchè si ottiene solo quanto versato. Quindi i giovani che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, per i quali si applica il metodo contributivo, non avranno per legge integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali”.
    A questo punto è doveroso approfondire alquanto accennata replica del Collega Antonio Marco Alcaro:
    Dal bilancio consultivo 2011 di Inarcassa, a pag. 45 si evince a proposito di pensioni erogate che:
    Pensioni di vecchiaia: €. 28.033 (7192 pensionati per un importo compl. erogato di €. 201.615.000);
    Pensioni di anzianità: €. 32.441 (1041 pensionati per un importo compl. erogato di €. 33.772.000);
    Noi giovani (per modo di dire)? Ipotizzando di versare per 30 anni sempre e solo il contributo minimo (per cui redditi annui inferiori ai 6 mila Euro e fatturato minore di 10 mila Euro) ed andare in pensione a 67 anni: con tali parametri il risultato della simulazione è stato una pensione annua lorda di Euro 3.476,50, corrispondenti a meno di 290 Euro al mese.
    A pag. 44 del sopracitato bilancio consultivo si legge: è interessante considerare che il 97% dei titolari di pensioni di vecchiaia è costituito da professionisti che, dopo il pensionamento, proseguono l’esercizio della propria attività. Come mai?
    Il trend con cui bisogna fare i conti è chiaro: il numero di pensionati sta aumentando e il numero dei nuovi iscritti non cresce parallelamente, con conseguente incremento dei soggetti a cui bisogna pagare la pensione e riduzione di quelli che contribuiscono a pagargliela.
    Sempre a pag. 45 si legge che il numero dei pensionati cresce con un tasso del 9,6 % annuo:
    Considerando che nel 2011, il numero di pensioni di vecchiaia ed anzianità era pari a 9091, ipotizzando un tasso di crescita del 9,6 % annuo, con qualche semplice calcolo è possibile determinare che nel 2025 tale categoria sarà 29920 (più del triplo). A pag. 32 si evince che gli iscritti di età inferiore o pari a 40 anni, nel 2011, è il 42% degli iscritti. Dal Bilancio tecnico del 2009 si legge a pag. 50 (prima della recente verifica di sostenibilità a 50 anni) che nel 2034 vi è il saldo previdenziale nullo, e dal 2035 in poi negativo (per pagare le pensioni bisogna vendere gli immobili).
    Lo scrivente vista la evidente speraquazione tra le generazioni, ragionevolmente propone:
    1) l’obbligo di versamento per tutti gli iscritti pensionati di Inarcassa pari al (modesto se non ridicolo) 115 % (anziché l’attuale 50 % quale aliquota minima prevista per Legge) del contributo complessivo dovuto, a decrescere di un punto percentuale ogni anno, fino a raggiungere il 100 %. Le somme introitate per effetto della sopracitata forchetta, servirà anche per costituire un fondo per forme speciali di “ammortizzatori sociali”, a sostegno del professionista e del suo nucleo familiare;
    2) istituzione di un fondo pensionistico complementare chiuso, il cosidetto 2° pilastro, con basse spese di gestione (fino a un massimo del 8 – 10% del reddito);
    3) priorità nell’erogazione di mutui e prestiti agli iscritti ed in subordine l’erogazione di mutui agli Enti locali, con meccanismo di garanzia basato su “ipoteca”, per la realizzazione di piccole opere pubbliche sull’intero territorio nazionale (opere di urbanizzazione primaria e secondaria), fino all’importo di €. 1.250.000 e massimo €. 2.500.000 per la nuova costruzione di edifici di qualsiasi genere, rispetto alle politiche di asset allocation in strumenti alternativi (hedge found, strumenti di finanza derivata);
    4) innalzamento dal 1 gennaio 2012 del contributo minimo a non meno di €. 3.000,00, per tutti gli iscritti;
    5) il patrimonio immobiliare non si tocca (il controvalore del patrimonio, valutato figurativamente pari al 50% del valore di mercato, può e deve essere utilizzato quale riserva legale e per dimostare la sostenibilità settantennale);
    6) sostenibilità settantennale (70 anni) del bilancio previdenziale;

  15. Garibaldi ha detto:

    Grazie dei suggerimenti ma la riforma già è stata fatta e c’è sostenibilità a 50 anni come richiestoci, compreso l’equità di cui parli, ribadisco che Inarcassa è solida e nel bilancio tecnico attuariale al 31.12.2011 fatto per la riforma approvata a luglio il patrimonio complessivo cresce notevolmente nei prossimi 50 anni.Ti invito quindi a pensare di più ai conti della gestione separata dell’INPS che è cosa che ti riguarda più da vicino e lascia perdere le sperequazioni tra generazioni che non centrano nulla con le Tue proposte e soprattutto per chi ha due lavori.

  16. Nunzio ha detto:

    Preg.mo Collega Garibaldi,
    con grande trasparenza, debbo riferirti, di presumere, che la tua presa di posizione sia pregiudizialmente legata ai tuoi particolari e personali interessi. Comunque, credo che parliamo due lingue diverse: “You can lead a horse to water but you can’t make him drink”, semanticamente corrispondente a “non c’è peggiore sordo di chi non vuol sentire”.

  17. contributi_addio ha detto:

    rispondo a nunzio

    molte notizie valide ma qualche imprecisione

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?f=11&t=54026

    rispondo a Garibaldi
    verifica i bilanci tecnici 2006 e 2009 con il patrimonio attuale e mi saprai confermare
    l’attendibilità dei bilanci tecnici.
    Controlla il rendimento del patrimonio

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?f=11&t=54026&start=111

  18. contributi_addio ha detto:

    nunzio, anche io in passato pensavo che si dovesse dimostrare la sostenibilità a 100 anni, poi quando ho capito come sono fatti i bilanci tecnici, ho concluso che i bilanci tecnici servono a poco se si continua a dare pensioni coperte da contributi versati solo per il 40%.
    La presidente, ha avuto modo di assicurare i partecipanti ad una riunione INARSIND, che con l’ultima riforma non cambiava niente (per loro).
    In effetti, la vera riforma è stata quella del 2010 con l’aumento dei contributi del 50% che serve solo per coprire le pensioni prima dette per altri 10 anni e poi chi si è visto si è visto.
    La nuova riforma, togliendo di fatto la pensione a chi ci andrà tra 30 e più anni, ha trovato il sistema di garantire la sostenibilità dell’ente all’infinito.
    Il problema è che prima promettevano tassi di sostituzione adeguati, ma per allora l’ente sarebbe fallito, con la nuova riforma, promettono pensioni da fame e l’ente è salvaguardato.
    Ma come si può discriminare gli associati in questo modo? Dove stà l’adeguatezza delle pensioni?
    Quando sapremo se l’ente è privato o pubblico, potremo decidere quali azioni intraprendere.
    Se è privato, ci vuole il risarcimento danni nei confronti dei delegati che votano per lo sperpero di denaro.
    Se è pubblico è meglio confluire nell’INPS e finirla con i delegati e gli esperti che ci dicono un mare di …..

  19. Nunzio ha detto:

    A mio avviso si tratta di un Ente privato con funzioni pubbliche. Personalmente ho qualche dubbio, in relazione al ricorso dell’Adepp:
    La privatizzazione degli Enti di Previdenza ed Assistenza dei Liberi Professionisti fu disposta con una delega contenute nella legge finanziaria del 1994 (L. n. 537 del 29 dicembre 1993), con le quali il Governo Ciampi si proponeva di attuare un riordino degli istituti e dei regimi previdenziali e assistenziali allora esistenti. Il riordino prevedeva un percorso di privatizzazione delle Casse di Previdenza e Assistenza dei liberi professionisti. Con il D.Lgs. n. 509 del 30 giugno 1994, fu riconosciuta la possibilità di trasformazione in soggetti giuridici di diritto privato, ferma restando l’obbligatorietà del prelievo contributivo e delle prestazioni, a quegli Enti che avevano i conti in attivo, privi di contributi statali e con una riserva legale corrispondente alla copertura di almeno cinque annualità di rate di prestazioni.
    Le Casse contestano questo obbligo, ricordando di essere soggetti privati e non pubblici, pur operando secondo disposizioni normative. Il ragionamento fà riferimento, probabilmente, alla decisione del Tar del Lazio del 12 dicembre 2007. Infatti le Casse ricorsero contro l’Istat ed il Ministero del lavoro per lo steso motivo, laddove fu argomentato, e per questo ebbero ragione, che non si comprendeva come gli enti previdenziali privatizzati c’entrassero con l’obiettivo del contenimento della spesa pubblica, allora stabilita al 2%, in considerazione del fatto che essi non usufruiscono di finanziamenti o di altri ausili pubblici e che non gravano in nessun modo sul bilancio dello Stato.
    Come allora contestano l’inserimento nella liste delle PP AA redatta dall’Istat per la formazione del bilancio consolidato dello Stato.
    L‘Adepp, l’Associazione che riunisce e rappresenta tutte le casse privatizzate, ha impugnato la circolare della Ragioneria dello Stato inviata il 21 settembre scorso sull’adempimento dei tagli.
    In effetti più realisticamente l’Adepp confida in uno slittamento della data stabilita dalla legge, perché fra l’altro la Ragioneria dello Stato sta preparando una nuova circolare nella quale si fornirebbero, tra l’altro, maggiori delucidazioni su cosa deve essere inserito nei consumi intermedi e come comportarsi con i contratti pluriennali in atto con i fornitori.
    L’atteggiamento dilatorio delle Casse è facilitato dalla mancanza di specifiche sanzioni in caso di inosservanza. La legge hanno dissertato gli interessati introduce un obbligo, ma visto che non menziona quale normativa si applica al tributo, non è nemmeno specificato se proprio di un tributo si debba intendere. Inoltre, non è ulteriormente precisato, quale soggetto esegue l’accertamento.
    Sempre in seno all’Adepp, ma possono essere solo illazioni, altri pensano di far trascorrere la data fissata senza chiedere nessuna proroga e limitarsi ad aspettare la decisione del Consiglio di Stato, prevista per il 30 ottobre prossimo oppure attendere una richiesta formale da parte dell’amministrazione statale di pagare il dovuto. Così, si argomenta si avrebbe un atto preciso da poter impugnare. E si sa che in Italia quando si intraprende una via giudiziaria, i tempi sono stabilente biblici, ad onta di qualsiasi buona volontà, sia dei governi politici che di quelli tecnici, dell’atto e ci sarebbe un atto preciso da impugnare. C’è però la possibilità che l’impugnazione della Circolare inviata della Ragioneria di Stato si dimostri poco efficace.
    Sullo sfondo di questo braccio di ferro c’è tutta la complessa partita dei bilanci tecnici che devono assicurare la sostenibilità finanziaria per i prossimi 50 anni e la volontà dell’Esecutivo di riportare nell’alveo dell’Amministrazione dello Stato gli enti che prima aveva fatto uscire, in modo da poter procedere più facilmente sulla strada delle fusioni e degli accorpamenti. Il governo Monti sta modificando in profondità il quadro regolativo entro cui opera il lavoro autonomo. Ciò avviene tuttavia senza una riflessione più generale sulle condizioni reali in cui operano i lavoratori autonomi. Il rischio è che parte degli effetti positivi desiderati siano così vanificati e che emergano conseguenze negative inattese.
    Gli obiettivi che hanno guidato l’azione del Governo nei confronti delle partite Iva sono principalmente tre:
    a) aumentare la concorrenza nei settori economici dominati dal lavoro autonomo attraverso liberalizzazioni e l’eliminazione delle rendite di posizione;
    b) ridurre lo spazio delle “false partite Iva” e della precarietà occupazionale;
    c) offrire, in cambio, una pensione sicura sulla base di un aumento del carico contributivo.
    Sui professionisti ha confermato l’abolizione delle tariffe minime, ha introdotto l’obbligo di preventivazione dei compensi, ha tolto vincoli alle forme di pubblicità e alla forma societaria. Molti nodi cruciali sono tuttavia ancora sul tavolo: essi riguardano la riforma della governance degli Ordini professionali (un riordino degli ordini professionali è stato introdotto nell’agosto scorso, ma con un impatto molto limitato) e il riconoscimento, secondo un modello accreditatorio, delle associazioni di rappresentanza delle professioni escluse dal regime ordinistico e in forte crescita negli ultimi dieci anni, dalla riforma delle pensioni e della recente riforma del lavoro.
    Il primo obiettivo del Governo è stato quello di ridurre la fascia di lavoratori formalmente autonomi, ma collocati in una posizione di effettiva subordinazione, riducendo la convenienza delle imprese a fare contratti a prestazione oppure a progetto invece che assunzioni. Per quanto riguarda i lavoratori parasubordinati, sono stati introdotti vincoli normativi (l’obbligo di determinazione del progetto, senza il quale scatta l’assunzione a tempo determinato) e disincentivi economici alle imprese (la contribuzione alla gestione separata viene aumentato dal 27 al 33 per cento e il contributo da pagare per finanziare l’Aspi è più elevato che nel caso delle assunzioni), con lo scopo di ridurre la convenienza economica di questi contratti.
    Tutto ciò avverrà in un contesto in cui continueranno a mancare protezioni sociali a favore dei lavoratori autonomi che rischiano la disoccupazione: l’Aspi, ma anche la mini-Aspi, non includono né i lavoratori autonomi, né i lavoratori parasubordinati, nonostante che i contratti di prestazione di questi ultimi siano gravati da un maggiore onere contributivo. Lavoratori subordinati a progetto e partite Iva avranno accesso a una indennità una tantum, di valore irrisorio, solo se mono-committenti e con un reddito annuale molto basso. Perché i lavoratori autonomi dovrebbero trovare conveniente questa situazione? Perché in cambio i lavoratori autonomi avranno una pensione certa! Ma siamo sicuri che sia proprio così? Molte partite Iva, tanto più nel nuovo regime lavoristico, hanno oggi redditi dichiarati troppo bassi per poter aspirare a una pensione degna di tale nome. Inoltre, l’incremento della contribuzione al 33 per cento, che nelle parole del ministro è la soglia necessaria per assicurare una pensione onorevole, riguarda solo i lavoratori iscritti alla gestione separata, i liberi professionisti nonché dipendenti anche part time iscritti a GS INPS (18%), mentre per gli iscritti alle Casse privatizzate le aliquote oscillano ancora tra il 10 e il 14 per cento.
    Secondo i dati forniti da Inarcassa stessa, tra 26 anni (nel 2037) le entrate de contributi non basteranno più a far fronte alle uscite per prestazioni; ed ancora: secondo i dati sempre di Inarcassa, nel 2039 la Cassa non riuscirà più a far fronte a tutte le uscite con tutte le entrate.
    Ma cosa è successo? Per molto tempo ci hanno fatto credere che Inarcassa fosse solida e ricca!
    Il fatto è che le questioni che hanno condotto a questa situazione sono tante e diverse tra loro ed oggi è inevitabile che si sovrappongano, ma che hanno tutte una matrice comune: quella che non sono state affrontate bene e a tempo … dallo stesso Consiglio di Amministrazione.
    Innanzitutto una poco edificante difesa di privilegi da parte di coloro che sono già in pensione o ci andranno nei prossimi 5/6 anni e che non subiranno quasi nulla da questa riforma, di fronte alla stragrande maggioranza di iscritti che, tra le tante penalizzazioni, si vedrà ridurre la propria pensione del 50 – 55%.
    La maggior parte dei Delegati di inarcassa ha più di 30 anni di contribuzione o è già in pensione, e quando è stata votata la riforma, molti hanno pensato esclusivamente ai loro interessi personali.

  20. Garibaldi ha detto:

    Non ho nessun particolare e personale interesse ma comunque è sicuro che parliamo due lingue diverse tu da dipendente pubblico io da L.P. Il problema delle pensioni dei professionisti indipendenti è il lavoro che non c’è e non le percentuali. Se il lavoro non c’è non ci saranno nemmeno le pensioni a prescindere dal calcolo, purtroppo quello che manca da diversi e troppi anni è proprio la “benzina” per i contributi.

  21. contributi_addio ha detto:

    Come ente privato, visto che ora è sotto il controllo COVIP, dovrebbe essere fatto fallire subito.
    Infatti ha 30 miliardi di riserva matematica non coperta e continua ad accumulare debiti annualmente.
    Gli altri fondi controllati da COVIP, nelle stesse condizioni, sarebbero stati chiusi da un pezzo.
    Ma gli altri fondi, non hanno partecipanti associati come INARCASSA.
    Noi siamo associati per legge e con l’obbligo di pagare.
    I contributi sono tasse, quindi non può dire INARCASSA di non avere aiuti dallo Stato.

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=355495#p355495

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=357545#p357545

  22. contributi_addio ha detto:

    Riprendo le proposte di Nunzio
    __________________
    Lo scrivente vista la evidente speraquazione tra le generazioni, ragionevolmente propone:
    1) l’obbligo di versamento per tutti gli iscritti pensionati di Inarcassa pari al (modesto se non ridicolo) 115 % (anziché l’attuale 50 % quale aliquota minima prevista per Legge) del contributo complessivo dovuto, a decrescere di un punto percentuale ogni anno, fino a raggiungere il 100 %. Le somme introitate per effetto della sopracitata forchetta, servirà anche per costituire un fondo per forme speciali di “ammortizzatori sociali”, a sostegno del professionista e del suo nucleo familiare;
    2) istituzione di un fondo pensionistico complementare chiuso, il cosidetto 2° pilastro, con basse spese di gestione (fino a un massimo del 8 – 10% del reddito);
    3) priorità nell’erogazione di mutui e prestiti agli iscritti ed in subordine l’erogazione di mutui agli Enti locali, con meccanismo di garanzia basato su “ipoteca”, per la realizzazione di piccole opere pubbliche sull’intero territorio nazionale (opere di urbanizzazione primaria e secondaria), fino all’importo di €. 1.250.000 e massimo €. 2.500.000 per la nuova costruzione di edifici di qualsiasi genere, rispetto alle politiche di asset allocation in strumenti alternativi (hedge found, strumenti di finanza derivata);
    4) innalzamento dal 1 gennaio 2012 del contributo minimo a non meno di €. 3.000,00, per tutti gli iscritti;
    5) il patrimonio immobiliare non si tocca (il controvalore del patrimonio, valutato figurativamente pari al 50% del valore di mercato, può e deve essere utilizzato quale riserva legale e per dimostare la sostenibilità settantennale);
    6) sostenibilità settantennale (70 anni) del bilancio previdenziale;
    ________________________
    commentando le proposte (che finalmente qualcuno ha fatto) mi sento di dire:
    1) è un aumento di contributi;
    2) è un aumento di contributi;
    4) è un aumento di contributi;
    3,5 e 6) dove sta l’equità?

    Il problema di Inarcassa, non è di incassare di più, ma di spendere di meno per le pensioni correnti.
    Io propongo solo l’innalzamento immediato dell’età pensionabile a 68 anni se non vogliamo che in futuro ci si vada a 75 o si diventi semplicemente esodati.
    La sostenibilità a 70 anni, per quanto ipotetica, deve essere fatta a parità di tasso di sostituzione o con il metodo chi tardi arriva, male alloggia?

    Saluti

  23. brunella clemente ha detto:

    A proposito di architetti contribuenti minimi fa molto riflettere la lettera pubblicata nel blog dell’Ordine degli architetti di Napoli a firma di G.M.Cennamo e G.Polichetti (presidente e vicepresidente), a proposito del cinquantenario della istituzione di Inarcassa poichè offre un ghiotto spunto di riflessione sul compito della tutela “a tutto tondo” che l’ordine dovrebbe svolgere. Per quanto riguarda la professione ma anche per quanto concerne il sistema di previdenza obbligatorio dei propri iscritti.
    Dovrebbe essere “nell’ordine delle cose” che un’associazione autorevole come l’Ordine degli architetti vigili e tuteli i suoi iscritti soprattutto quelli più vulnerabili.
    Mi riferisco in particolare al trattamento discriminatorio che Inarcassa infligge agli iscritti disoccupati che sperando ancora di trovare lavoro, mantengono attiva l’iscrizione pagando faticosamente i contributi annuali obbligatori.
    Questa categoria di iscritti, sorta di esodati clandestini, tutti assolutamente privi di tutele e riconoscimenti sindacali, costituita prevalentemente da donne, precari, studiosi, neolaureati e professionisti in fasce di età fuori mercato, con grandi sacrifici a volte riesce a pagare i contributi minimi…
    Tuttavia in base all’ultima riforma, ai fini della pensione minima, i loro contributi, valgono meno di quelli di chi, a parità di versamenti, ha superato la fatidica soglia dei 10.000 euro di fatturato.
    Ironia della sorte siamo in presenza di un principio solidaristico al contrario: chi ha guadagnato meno o addirittura nulla viene discriminato ai fini del calcolo della pensione.
    In alcuni casi il famoso sistema contributivo, applicato da inarcassa solo a chi è al di sotto della soglia minima di fatturato, produrrà all’iscritto in questione una pensione al di sotto di quella garantita dagli stessi versamenti su un qualsiasi fondo pensione privato.
    In conclusione per questa categoria di “sfigati” c’è l’OBBLIGO di versare ogni anno la tassa di iscrizione al proprio Ordine professionale ed i contributi minimi Inarcassa, ovvero pagare al solo scopo di acquisire il diritto a rimanere ancora sul mercato ed a sperare di riuscire a lavorare.
    Sarebbe opportuno come minimo che tutti gli ordini professionali, promuovessero per questi iscritti un ricorso collettivo di catagoria verso l’Inarcassa, o quantomeno divulgassero l’argomento sui propri mezzi di informazione affinchè gli iscritti discriminati si possano organizzare e far valere i propri diritti.
    In un periodo come questo, in cui si sente parlare tanto di diritti acquisiti, è possibile sostenere che anche i nostri possano essere riconosciuti?
    O solo perché non apparteniamo alla vecchia generazione, quella dei privilegi acquisiti, si pretende di annullare i fondamenti del diritto alla parità di trattamento?
    L’esistenza degli ordini professionali in questo quadro avrebbe ancora un senso, se e solo se tutelasse realmente gli iscritti sulle cose sostanziali, poiché tutto il resto cioè la miriade di corsi di aggiornamento, blog, giornali, riviste commemorative ecc. dovrebbero competere alle relative facoltà universitarie competenti o private nonché ai singoli e/o alle associazioni che oggi, con la comunicazione telematica, certamente non hanno più bisogno di intermediari per poter svolgere alcunché.
    Per non parlare di tutti quei servizi professionali e legali che servono solo a garantire, a pochi, corsie preferenziali per l’acquisizione di diritti vari, mentre per la quasi totalità degli iscritti si rivelano quasi sempre solo dei servizi virtuali, insufficienti nella pratica professionale a risolvere realmente tutti quegli intoppi burocratici messi in piedi al solo scopo di giustificare gli stessi organismi di controllo che li hanno generati.
    Sul tema i nostri delegati inarcassa non si sono accorti di nulla, federarchitetti come riporta l’ADA ha espresso solo qualche perplessità in merito ai contribuenti minimi.
    Sarebbe ora che non ci si accontentasse più di perplessità e che si uscisse concretamente allo scoperto per la difesa dei diritti violati.

  24. contributi_addio ha detto:

    rispondo a
    “brunella clemente scrive:
    28 ottobre 2012 alle 11:52
    Sul tema i nostri delegati inarcassa non si sono accorti di nulla, federarchitetti come riporta l’ADA ha espresso solo qualche perplessità in merito ai contribuenti minimi.”
    _______________
    I sindacati e gli ordini sono la stampella di Inarcassa.
    vedere:

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=351756#p351756

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=347886#p347886

    https://docs.google.com/viewer?url=http%3A%2F%2Fwww.inarsind.org%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F07%2FBozza-verbale-assemblea-13-Luglio.doc

  25. Preg.mo Collega contributi_addio:
    Evidenzio l’intervento dell’ On. Giuliano Cazzola e del Sen. Tiziano Treu, che a mio avviso risponde ad alcune delle tue recenti domande, come pure palesa le pesanti differenze tra nuove e vecchie generazioni. A mio avviso, il video evidenzia le riflessioni per le quali bisogna pagare, sin da subito da subito, aliquote maggiori (16-18%). Di seguito riporto il link web:

    http://new.ancot.it/index.php?option=com_k2&view=itemlist&task=category&id=161:19-ottobre-2012-tavola-rotonda-colap-competere-2012&Itemid=183

  26. contributi_addio ha detto:

    Per adesso ho sentito Treu. Basta ascoltarlo dal minuto 10:00 al minuto 10:30 sec. per capire la situazione dice:
    “Le casse dei professionisti sono un altro mondo. Io sono molto preoccupato, …, la cassa degli avvocati, chissà cosa succederà tra 20 anni,…, come dice Cazzola, uno si mangia i soldi dei figli, QUESTO E’ CHIARISSIMO, AMMESSO CHE NEL FRATTEMPO NON FALLISCA COME SON GIA’ FALLITE”.

    E’ semplicemente quello che vado dicendo senza essere stato ministro del Lavoro.
    Bisogna tagliare le pensioni attuali sia nell’importo che nella durata per non lasciare i figli con il sedere per terra.
    Quando si sarà risolto questo problema, se necessario si aumenteranno i contributi. Senza questo passaggio, l’aumento di contributi aggrava solo il problema.
    Vediamo cosa ne pensa la Fornero, nei prossimi giorni.
    Mi sembra che non hai compreso dove vanno a finire i contributi versati:

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=357545#p357545

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=353878#p353878

  27. contributi_addio ha detto:

    Cazzola è anche più esplicito:
    min. 11:40
    “.. le casse che hanno le categorie, le professioni di più antica data e che nella storia si sono fatte delle casse che oggi sono anche casse in regime PARA-PRIVATISTICO, UNA FORMA STRANA DI SOGGETTI PRIVATI CHE ESERCITANO FUNZIONI PUBBLICHE, per quanto riguarda la riscossione dei contributi e il pagamento delle pensioni. Uno di questi professionisti, (miracoli non ne fa nessuno, è chiaro che con il sistema contributivo, per avere una pensione decente, bisogna versare una aliquota importante), …..
    … questi professionisti sono con il sistema retributivo, in larga misura, …….
    (Polito) scusa, non hanno dovuto adesso adeguare ….
    (Cazzola) no, hanno dovuto adeguare il loro bilancio su una prospettiva di 50 anni, se non lo facevano dovevano adottare il sistema contributivo, ma tutti si sono precipitati a farlo perchè chi presentava il bilancio in una prospettiva di 50 anni, si teneva il sistema che aveva prima ……
    … TUTTI SI TENGONO IL SISTEMA RETRIBUTIVO CHE VUOL DIRE CHE PAGARE POCO E OTTENERE UNA PENSIONE DECENTE, LA SI FA A SPESE DI QUALCUNO, …….., E’ CHIARO CHE QUESTE GESTIONI SI MANGIANO IL FUTURO DI QUESTE CATEGORIE, PERCHE’ NON C’E’ UN MIRACOLO PER CUI UNO PAGA IL 10% E OTTIENE UNA PENSIONE CHE E’ IL DOPPIO …
    E’ CHIARO CHE C’E’ UN APPROPRIARSI DI UN AVANZO DI GESTIONE CHE DERIVA DA UNA FASE IN CUI SONO PIU’ QUELLI CHE PAGANO RISPETTO A QUELLI CHE RISCUOTONO IN UN CONTESTO IN CUI QUESTA COSA SI ROVESCERA’ ANCHE PER LORO (noi n.d.r.) PERCHE’ ANCHE PER LORO (noi n.d.r.) QUELLI CHE PAGANO SONO UGUALI O MENO DI QUELLI CHE RISCUOTONO (sempre noi n.d.r.) MI RIFERISCO AGLI AVVOCATI (agli ingegneri n.d.r.).”
    ______________
    Scusa, ma Cazzola non ha mai detto che bisogna pagare perchè si avrà un pensione adeguata (ci ha provato) ma ha detto che i contributi della gestione separata definita la GALLINA DALLE UOVA D’ORO (in quanto non eroga alcuna pensione e assomma a 6 miliardi l’anno di attivo non accantonati) servono solo a tappare i costi della riforma del Lavoro Fornero e i buchi delle gestioni autonome di artigiani e commercianti.
    Cioè casini su casini.

  28. contributi_addio ha detto:

    Ancora mi chiedo, come farà la Fornero ad approvare questo schifo di riforma.

  29. Un piccolo quadro comparativo tra le diverse Casse privatizzate (ordinistiche):

    Ingegneri e architetti: la pensione sarà calcolata con un sistema contributivo a ripartizione che li vedrà andare in pensione a 70 anni con un contributo soggettivo del 14,5% e 35 anni contributivi minimi.

    Ragionieri: i nati dal 1 gennaio 1963 vedranno scattare l’età pensionabile dopo i 68 anni e 40 anni di contributi versati. Il contributo soggettivo è del 15% e l’assegno è calcolato con il sistema contributivo.

    Avvocati: gli iscritti alla Cassa Forense andranno in pensione a 70 anni con un minimo di 35 anni contributivi e un versamento del contributo soggettivo del 15%. Il contributivo pro-rata entrerà in vigore però solo dal 2021, e fino ad allora si andrà avanti con un sistema retributivo misto sostenibile, calcolato sull’intera vita lavorativa e con aliquota unica di rendimento basata sulla speranza di vita.

    Commercialisti: la soglia d’età per accedere alla pensione passa da 61 a 70 anni in caso l’iscrizione sia avvenuta prima del 2004, con un minimo di 22-33 anni contributivi, con calcolo a sistema misto, mentre per gli iscritti successivamente al 2004 l’età pensionabile verrà portata a 62 anni con 5 anni di contributivi minimi con sistema contributivo.

    Veterinari: gli iscritti all’Enpav andranno in pensione a 68 anni a partire dal 2033, a 62 anni con la pensione di anzianità, con un soggettivo del 22% e 35 annualità contributive minime, con calcolo retributivo basato sulla media di 35 anni di redditi professionali.

    Notai: quella dei notai (destinati ad aumentare in seguito alla liberalizzazione del governo Monti) è la categoria meno fortunata, perché andranno in pensione a 75 anni, che diventano 67 in caso di pensione di anzianità con 30 anni di esercizio effettivo della professione. Il contributo soggettivo è del 40% del repertorio notarile e l’ammontare della pensione sarà proporzionale all’anzianità di esercizio.

    Giornalisti: i giornalisti andranno in pensione a 65 anni, ma con delle differenze. Da un lato i dipendenti, che saranno soggetti al sistema contributivo corretto, con contributo soggettivo del 23,28% e 35 anni di contributi minimi, dall’altro i professionisti con un contributo del 10% più il 2% integrativo, 20 annualità e contributivo puro.

    Farmacisti: per i farmacisti la pensione si raggiunge a 68 anni dal 1° gennaio 2013 per gli iscritti all’Enpaf, con un contributo soggettivo di 4.150 euro e 30 anni contributivi minimi.

    Consulenti del lavoro: l’età minima per la pensione è stata portata a 70 anni con 5 anni di contributi, ma si potrà andare in pensione anticipata a 60 anni con un minimo di 40 annualità di contributi. I calcolo dell’assegno avverrà con sistema contributivo pro rata a partire dall’anno successivo all’approvazione ministeriale.

    Geometri: l’età pensionabile passa a 67 anni con sistema contributivo e, dal 2019, a 60 anni con il contributivo, con un contributo tra il 15% ed il 5% integrativo e 35 anni contributivi minimi.

    Medici: medici ed odontoiatri andranno in pensione a 68 anni dal 2018, con un contributo soggettivo che varia tra il 19,5% ed il 33 % e 35 anni di contributi minimi (30 dopo la laurea) con 62 anni di età. Nessun limite di età con 42 anni di contributi, e il calcolo della pensione avviene con il sistema contributivo indiretto.

  30. Occorre stoppare le pensioni di vecchiaia, la vera falla, da €. 32000 circa annui (utilizzando il supplemento per conseguire tale diritto) nonchè quelle di anzianità di circa €. 28500, da subito occorre portare il contributo minimo a €. 3000. Inoltre che i colleghi delle generazioni “più anziane” che sbandierano l’importante patrimonio di Inarcassa, che non hanno sicuramente costituito con il loro modesto 6 % (è piuttosto legato alla limitata erogazione di prestazioni previdenziali, fino ad oggi, da parte di Inarcassa nonchè dai generosi contributi Statali prima della privatizzazione D. Lgs 503/92). Inoltre il sopracitato 115% (anzichè l’attuale 50 %). Il sovrappiù del 15 % genera circa 54.000.000 in 15 anni, ripagando solo in misura minima la discriminazione del 50%. Nunzio Di Castelnuovo

  31. contributi_addio ha detto:

    Grande Nunzio!!!!
    Siamo in due!!!
    Il convegno che mi hai segnalato è interessantissimo in quanto, dal confronto con la gestione separata INPS, si comprende che INARCASSA è una riserva indiana, purtroppo senza casinò ma con tanti casini.
    In primo luogo tutto il sistema pensionistico italiano si basa sulle tasse (ripeto tutti i contributi sono tasse) e lo stato sposta i contributi dove servono.
    Cazzola afferma che le pensioni contributive con il 33% di aliquota, per essere adeguate hanno bisogno di una integrazione con altre tasse.
    Allora noi, con il 18% usato per tappare i buchi passati e senza tasse, dove andiamo?
    Visto che nella privatizzazione del 1994 i delegati hanno deciso che non avrebbero voluto le tasse dello Stato, dovrebbero rinunciare anche alle nostre e non farsi integrare la pensioncina a 50.000 euro (pagata per 20.000).
    Io non guarderei tanto alle pensioni minime o medie, ma alle massime.
    E’ lì che avviene il salasso.
    Un abbraccio.

  32. Previsioni di stupefacente attualità:

    http://www.camera.it/_dati/leg13/lavori/bollet/200002/0217/html/27/allegato.htm

    Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale – Giovedì 17 febbraio 2000

    Relazione sui risultati di gestione degli Enti di previdenza e assistenza sociale nel periodo 1994-1998 e prospettive di sviluppo del sistema pensionistico.

    A pag. 111: Con riferimento all’evoluzione dei fattori demografici, gli Enti previdenziali privatizzati si trovano, al momento, in una situazione favorevole. Per tutti gli Enti privatizzati il rapporto demografico si colloca su valori molto superiori all’unità, evidenziando nella maggior parte dei casi un profilo crescente nel periodo 1994-98. La base assicurativa risulta alimentata ogni anno da un consistente flusso di nuove unità: la differenza fra il flusso netto annuo dei nuovi assicurati e il flusso netto annuo delle nuove pensioni risulta di segno positivo e crescente. Si tratta infatti di gestioni «giovani» caratterizzate da una base assicurativa che presenta una distribuzione a favore di età anagrafiche e anzianità contributive ancora relativamente basse.
    Tuttavia, gli Enti privatizzati dovranno affrontare il processo di maturazione delle gestioni, in cui una quota progressivamente crescente degli iscritti, maturando i requisiti per il collocamento a riposo, incrementerà la massa dei beneficiari, impoverendo la base assicurativa.

    A Pag. 119: Come verrà messo in evidenza nel secondo capitolo dedicato alle prospettive del sistema previdenziale, dall’esame dei bilanci tecnici contenenti le proiezioni degli equilibri tecnico-finanziari su un arco temporale di 15 anni, emergono per alcuni Enti segnali di potenziali fattori di squilibrio già a partire dai prossimi anni.
    Si ritiene auspicabile pertanto il costante controllo dei meccanismi alla base del funzionamento del regime previdenziale per valutare con tempestività l’opportunità di misure a carattere strutturale volte a modificare le modalità di calcolo della pensione. Sarà così possibile contrastare adeguatamente gli effetti finanziari negativi indotti dalla progressiva crescita del rapporto demografico numero pensioni/numero assicurati, derivante dal processo di maturazione delle gestioni.

    A pag. 121: Un’attenta gestione del patrimonio detenuto dagli Enti rappresenta un requisito imprescindibile dell’attività dei fondi di previdenza integrativa privati a capitalizzazione, in quanto costituisce una forma di garanzia dei crediti vantati dagli assicurati e dai beneficiari delle prestazioni. Per gli Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza ed assistenza (basati su un sistema a ripartizione e tendenti al pareggio delle entrate e delle uscite), un buon utilizzo dei flussi finanziari e una gestione del patrimonio improntata a criteri di efficienza, pur non rientrando tra i compiti istituzionali degli Enti, costituisce un’importante forma di investimento ai fini della determinazione dei saldi complessivi di gestione. Ciò assume un rilievo ancora maggiore nel caso degli Enti previdenziali privatizzati, che in seguito all’autonomia gestionale prevista dal decreto legislativo 509/94 sono esclusi da finanziamenti pubblici.

    A pag. 127: Sulla base delle proiezioni Rgs, il rapporto demografico evidenzia nella prima fase del periodo di simulazione una tendenza all’aumento, per registrare un’impennata a partire dal 2015, a seguito del passaggio dalla fase attiva a quella di quiescenza delle generazioni del baby boom; il rapporto normativo-istituzionale pensione media/produttività del lavoro dovrebbe mantenersi pressoché invariato fino al 2015, per registrare nel periodo successivo una graduale diminuzione, in conseguenza dell’introduzione del sistema contributivo nella forma del pro rata. Il trend discendente che dovrebbe evidenziarsi per il rapporto spesa pensionistica/Pil nell’ultima fase del periodo di simulazione si spiega proprio con la diminuzione del rapporto pensione media/produttività del lavoro, che riesce a compensare gli effetti negativi esercitati dal rapporto demografico.
    Per gli Enti previdenziali privatizzati una valutazione delle prospettive di medio periodo è oggi traibile dai bilanci tecnici predisposti dagli enti. Per questi istituti, infatti, il riconoscimento dell’autonomia gestionale e finanziaria è subordinata al rispetto di determinati vincoli: oltre alle disposizioni sulle riserve obbligatorie, il decreto legislativo n.509 del 30 giugno 1994 prevede, che con cadenza triennale, ciascun Ente debba predisporre il bilancio tecnico ai fini della valutazione degli equilibri tecnico-finanziari su un arco temporale di 15 anni. Nell’ambito delle forme di garanzia introdotte dal legislatore a favore della posizione creditoria degli assicurati e dei beneficiari dei trattamenti delle Casse privatizzate, il bilancio tecnico costituisce un importante strumento per poter valutare la stabilità delle gestioni e per poter dunque prevedere interventi correttivi in grado di correggere eventuali squilibri.
    Va preliminarmente osservato che dal punto di vista dell’evoluzione dei fattori demografici, il periodo di previsione preso in esame (pari a 15 anni) non risulta tuttavia sufficientemente ampio per esaminare gli effetti connessi alla fase della piena «maturità» delle gestioni. Bisognerebbe, pertanto, ricondurre la stabilità delle gestioni ad un arco temporale superiore a quello attualmente previsto. A tale riguardo si deve ricordare la lettera, in data 4 novembre 1999, del Ministro del lavoro, inviata agli Enti di previdenza privatizzati. Si dispone, tra l’altro, che, in via ordinaria, il bilancio tecnico sia redatto con cadenza almeno triennale sulla base della legislazione vigente alla data di riferimento e contenga altresì una proiezione sia per un periodo di 15 anni (come previsto dalla legge n.335 del 1995) che di 40 anni (ai fini di uno studio tendenziale del fenomeno) delle principali voci di conto economico e di stato patrimoniale nonché dei relativi saldi e del numero e dell’importo medio delle pensioni vigenti e liquidate, suddivise per tipologia e per categoria assicurata.

  33. http://www.federicozanon.eu/?p=391

    La cassa degli Agrotecnici e dei periti agrari gioca la carta del rigore, meglio di un maestro shaolin: ha deciso di aumentare il rendimento obbligatorio dei montanti contributivi. In pratica, dovrebbero essere aumentati del 50% i rendimenti dei conti personali degli iscritti rispetto al rendimento stabilito ogni anno dallo stato sulla base della media dell’incremento del PIL dei cinque anni precedenti.

    Una mossa che mette in scacco tutti: porterebbe un vantaggio indubbio agli iscritti, sarebbe segno di impegno per una gestione sempre più virtuosa del patrimonio, e costituirebbe un precedente per le altre casse, con cui fare necessariamente i conti.

    Ma tutto si giocherà sul tavolo dei ministeri vigilanti, e in questo i vertici ENPAIA rischiano poco: peggio che vada, la colpa della mancata applicazione del provvedimento sarà dei ministeri dell’Economia e del Lavoro!

    Se invece questa delibera diventasse applicabile, nessuna cassa potrebbe più sottrarsi alla necessità di confrontarsi con un aumento dei rendimenti da destinare agli iscritti. Ritengo che l’esito della faccenda sia molto dubbio, perché la Legge 335/1995 è abbastanza chiara sui rendimenti:

    Articolo 1, comma 9: Il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. In occasione di eventuali revisioni della serie storica del PIL operate dall’ISTAT i tassi di variazione da considerare ai soli fini del calcolo del montante contributivo sono quelli relativi alla serie preesistente anche per l’anno in cui si verifica la revisione e quelli relativi alla nuova serie per gli anni successivi.

    Non si dice “almeno”, “al minimo” o cose simili. Si dice “è dato”, per cui temo che l’operazione non riesca a produrre un risultato concreto. Ma se invece all’ENPAIA riuscisse di aumentare il rendimento garantito agli iscritti, per tutte le casse si porrebbe un grosso problema: fare come gli agrari, oppure accontentarsi di rivalutare al minimo?

    Questo l’articolo: Non tutto è crisi

    Non tutto è crisi
    La Cassa previdenziale degli Agrotecnici aumenta del 50% la rivalutazione dei contributi
    di C. S.

    Il dibattito recente sulla previdenza è caratterizzato da elementi nessuno dei quali positivi: l’aumento delle aliquote previdenziali (quelle della Gestione “parasubordinati”, ad esempio, già aumentate al 27% arriveranno presto al 33%), l’allungamento dell’età di pensione, la riduzione delle prestazioni future, l’insufficienza del tasso di sostituzione.

    Per le Casse dei liberi professionisti è inoltre arrivato come un macigno la riforma del Ministro Elsa Fornero che, con lo strumento del decreto legge, ha imposto, nel breve volgere di qualche mese, di passare da una sostenibilità per 30 anni ad una sostenibilità garantita a 50 anni, creando logiche difficoltà nel raggiungimento di un obiettivo così ambizioso.

    Eppure in un contesto così problematico, esiste una “isola felice” rappresentata dalla Cassa previdenziale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati (inclusa nella Fondazione ENPAIA). Per quanto sia probabilmente la più piccola fra le Casse di previdenza dei professionisti, forse proprio per le sue limitate dimensioni realizza più di una eccellenza.

    Ad esempio la tematica della sostenibilità a 50 anni per gli Agrotecnici è irrilevante; il problema, sulla pelle della loro previdenza, scivola via come acqua sui sassi, posto che la Cassa già ora garantisce una sostenibilità “all’infinito”, come certificato dal Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale del Ministero del Welfar che, nella sua relazione datata 28 ottobre 2009, nell’esaminare lo sviluppo futuro delle Casse private italiane ed in particolare l’anno in cui esse (ove non adottino interventi correttivi) avranno un saldo previdenziale negativo, alla riga riservata alla Cassa Agrotecnici non indica una data ma (caso unico) la parola “MAI”. Siamo dunque in presenza, ad avviso del Ministero vigilante, di una Gestione dall’orizzonte infinito, per somma tranquillità dei suoi iscritti.

    Il bilancio consuntivo 2011, chiuso pochi giorni fa conferma (in barba alla crisi) lo stato di buona salute: utile di esercizio di oltre 200.000 €; rendimento degli investimenti del + 3,85%; incremento degli iscritti, al netto dei cancellati del + 1,98%; incremento del fatturato del +2,54 % sull’anno precedente.

    Del resto la serie storica 1998 (data di istituzione della Gestione previdenziale)-2011 dei rendimenti finanziari ottenuti, dimostra come questi siano sempre stati (escluso un solo anno) superiori alla rivalutazione dei contributi previdenziali (nella misura prevista per legge), dove il surplus è stato accantonato in un apposito fondo di riserva, con l’ulteriore effetto di disporre di un patrimonio sempre superiore agli impegni del Fondo previdenziale nei confronti degli assicurati. Dunque gli Agrotecnici hanno prudentemente messo via “fieno in cascina” per qualunque futura evenienza.

    Del resto la Cassa previdenziale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, presieduta da Carlo Siciliani e con il Comitato Amministratore coordinato da Alessandro Maraschi, è a “contributivo puro”, come il Ministro Fornero vorrebbe fossero tutte le Casse previdenziali dei liberi professionisti.

    Ma la vera originalità della Gestione previdenziale degli Agrotecnici si può misurare dal modo in cui gli Amministratori hanno affrontato il problema del “tasso di sostituzione” (problema centrale per chiunque), incentivando l’aumento del versato, che ora sconta una aliquota minima ora pari al 10%, ma escludendo di aumentare questa percentuale ed invece puntando sull’attrattività della Gestione e sulla volontarietà dell’aumento delle aliquote.

    Con l’ultima revisione del Regolamento previdenziale sono infatti state istituite aliquote contributive superiori (dal 12% al 26%) che gli iscritti possono liberamente scegliere di utilizzare e, pur se in presenza di una opportunità nuova e nel mezzo di una crisi economica senza precedenti, nel 2011 il 4% degli iscritti ha imboccato questa strada. Sono stati poi previsti meccanismi vari di ricostruzione della carriera previdenziale per gli anni di esercizio professionale non coperti da previdenza (l’Albo degli Agrotecnici è stato istituito nel 1986, le previdenza 10 anni dopo), per il riscatto della laurea e del tirocinio professionale.

    Infine, da ultimo, l’azione più importante, recentemente deliberata dal Comitato Amministratore: l’aumento della rivalutazione annuale dei contributi versati. Che consentirà ai “previdenti” Agrotecnici di avere pensioni più elevate.

    Partendo dal presupposto che il montante previdenziale si determina moltiplicando i contributi versati per il tasso di rivalutazione determinato dall’ISTAT (sulla base del PIL del quinquennio precedente), appare evidente che tanto più questo tasso sarà alto, tanto maggiori saranno le future pensioni.

    Il tasso ISTAT è stabilito in misura identica per tutte le Gestioni previdenziali e, complice la stagnazione dell’economia nazionale, esso è relativamente basso.

    Ebbene, con una delibera adottata il 12 aprile scorso (e che, nei prossimi giorni, il direttore dell’ENPAIA, Gabriele Mori, invierà ai Ministeri vigilanti per l’approvazione) il Comitato Amministratore ha deliberato di procedere ad una rivalutazione dei contributi in misura del 50% superiore a quella stabilita dall’ISTAT, con grande beneficio dei “previdenti”, i quali vedono così passare il tasso di rivalutazione del 2011 dal 1,6165% (tasso ISTAT) al 2,42475%.

    Un aumento rilevantissimo che, sviluppato nel tempo futuro (e se mantenuto anche negli anni a venire) farà la differenza. E probabilmente introduce anche elementi di concorrenza fra le diverse Gestioni previdenziali degli Albi professionali: infatti chi sceglierà quello degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati potrà contare su pensioni più alte (rispetto alle Gestioni che si limitano a dare il minimo di legge).

    Come detto, per essere operativa, la decisione dell’aumento deve però scontare ancora un passaggio “tecnico”, l’autorizzazione dei Ministeri vigilanti: si tratta infatti della prima volta in assoluto che una Cassa di previdenza chiede di incrementare la pensioni più di quanto dovuto e serve perciò il placet governativo. Ma non si riesce neppure ad immaginare come il Governo possa eventualmente negarlo, negare cioè la possibilità di migliorare (senza costi per lo Stato) le prestazioni ad una categoria di cittadini che danno prova di sapersi auto-amministrare assai meglio di tanti altri.

    Molto soddisfatto della decisione Roberto Orlandi, Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, il quale ha sottolineato come la maggiore rivalutazione dei contributi previdenziali degli iscritti nell’Albo rappresenterà un elemento di concorrenza nel settore delle professioni, perchè in futuro, fra gli Albi simili, i giovani laureati preferiranno quelli che offrono loro più opportunità e migliori condizioni.

    Dunque l’azione della Cassa di previdenza si sposa perfettamente con quella sinora realizzata dall’Albo e che ha fatto diventare quello degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati il primo, nel proprio settore, come numero dei candidati agli esami abilitanti.

    Con il recente ingresso nella professione anche dei Biotecnologi e dei Naturalisti (avvenuto nel 2011), ha infine ricordato Orlandi, sono state gettate le basi per la nascita di una nuova categoria ordinistica, già battezzata dei “Colletti Verdi”.

  34. contributi_addio ha detto:

    Visto che siamo daccordo sulla pensione a 68 anni, faccio la seconda proposta.
    Riportare i coefficienti di rendimento della quota retributiva a prima della riforma del 1990.
    Non dovrebbero esserci problemi per i diritti acquisiti per chi era iscritto prima del 1990 in quanto è stato un bonus non integrato da contributi aggiuntivi.
    Dovrebbe essere una riduzione di un 15% delle pensioni prossime venture.
    L’unica politica da fare è ridurre le pensioni prossime venture per lasciare una briciola in più in un futuro lontano.
    La terza proposta è bloccare le rivalutazioni ISTAT delle pensioni in essere per 10 anni.
    Ciao

  35. Premesso che qualora vi fosse il consenso e la ratifica del CND per una GS INARCASSA, credo che tale gestione possa essere solo di tipo contributivo a capitalizzazione. Mentre, i liberi professionisti puri, tra qualche tempo si accorgerebbero che le future pensioni delle generazioni più giovani, verrebbero intaccate o erose dalla necessità di corrispondere le pensioni alle generazioni più anziane. …. Credo che se vi qualche libero professionista puro, dellegenerazioni più giovani, prima o poi, sarà non poco infastidito dall’attuale situazione!
    Comunque nell’ipotesi che Inarcassa, intende proseguire con un sistema misto, per quanto attengono i soli liberi professionisti puri, la mia personale proposta, in relazione ai 2) e 3) del Collega contributi_addio, propongo un indice di rivalutazione delle retribuzioni, con tre aliquote:
    retribuzioni ante 1985: 1.05
    retribuzioni post 1985: 1.025
    dal 2008 in avanti: 1.0
    Inoltre tali indici dovrebbero essere unici a prescindere della quota A o B.

  36. Al fine di esplicitare meglio quanto sopra:
    TABELLA DEI COEFFICIENTI DI RIVALUTAZIONE DEI REDDITI AGLI EFFETTI DEL CALCOLO DELLE PENSIONI APPLICAZIONE A PARTIRE DALL’ANNO 2012
    Coefficiente Incremento redditi
    Anno Increm annuo Coeff. di rivalutazione
    1973 1,05 3,5556726879
    1974 1,05 3,3863549409
    1975 1,05 3,2250999437
    1976 1,05 3,0715237559
    1977 1,05 2,9252607199
    1978 1,05 2,7859625904
    1979 1,05 2,6532977051
    1980 1,05 2,5269501954
    1981 1,05 2,4066192337
    1982 1,05 2,2920183178
    1983 1,05 2,1828745884
    1984 1,05 2,0789281794
    1985 1,05 1,9799315994
    1986 1,025 1,7215713976
    1987 1,025 1,6795818513
    1988 1,025 1,6386164403
    1989 1,025 1,5986501856
    1990 1,025 1,5596587177
    1991 1,025 1,5216182612
    1992 1,025 1,4845056207
    1993 1,025 1,4482981665
    1994 1,025 1,412973821
    1995 1,025 1,3785110449
    1996 1,025 1,3448888242
    1997 1,025 1,3120866578
    1998 1,025 1,2800845442
    1999 1,025 1,2488629699
    2000 1,025 1,2184028975
    2001 1,025 1,1886857537
    2002 1,025 1,1596934182
    2003 1,025 1,1314082129
    2004 1,025 1,1038128906
    2005 1,025 1,076890625
    2006 1,025 1,050625
    2007 1,025 1,025
    2008 1 1
    2009 1 1
    2010 1 1
    2011 1 1
    2012 1 1

  37. contributi_addio ha detto:

    Quindi il metodo di calcolo contributivo per tutti da subito, cancellando il calcolo retributivo.
    Dove si possono confrontare i coefficienti di rivalutazione vigenti?

  38. contributi_addio ha detto:

    Si, ho trovato, c’è una riduzione di un 15% (ad occhio) al quale bisognerebbe aggiungere un taglio ai coefficienti per il calcolo della pensione.
    Infine la madre di tutte le proposte, per uscire dal sistema retributivo in 20 anni (come in Svezia).
    Gestione separata dei contributi versati sopra una certa soglia per affamare la bestia (come dicono i repubblicani americani dello stato) e costituzione di un patrimonio legato al sistema a capitalizzazione.
    Chi vuole andare in pensione con il metodo di calcolo contributivo, avrà la garanzia del nuovo fondo, chi opta per il retributivo e rivendica i diritti acquisiti, se finisce il patrimonio, finisce la pensione.
    Con questo sistema si arriverebbe alla fine del debito acquisito dalle nuove generazioni e si traghetta Inarcassa verso le casse a capitalizzazione.

  39. contributi_addio ha detto:

    Prima bisogna vedere comunque se la cassa è privata o pubblica.

  40. contributi_addio ha detto:

    x Garibaldi che scriveva:
    23 ottobre 2012 alle 19:13
    Grazie dei suggerimenti ma la riforma già è stata fatta e c’è sostenibilità a 50 anni come richiestoci, compreso l’equità di cui parli, ribadisco che Inarcassa è solida e nel bilancio tecnico attuariale al 31.12.2011 fatto per la riforma approvata a luglio il patrimonio complessivo cresce notevolmente nei prossimi 50 anni.Ti invito quindi a pensare di più ai conti della gestione separata dell’INPS che è cosa che ti riguarda più da vicino e lascia perdere le sperequazioni tra generazioni che non centrano nulla con le Tue proposte e soprattutto per chi ha due lavori.
    _________
    Dove si può consultare il Bilancio Tecnico al 31.12.2011?

  41. Nunzio ha detto:

    Bilancio consuntivo 2011:
    https://docs.google.com/viewer?url=http://www.inarcassa.it/site/Home/Cos146e146Inarcassa/BilancieRelazioniCortedeiConti/documento2231.html

    Bilancio tecnico 2009:
    https://docs.google.com/viewer?url=http://www.inarcassa.it/site/Home/Cos146e146Inarcassa/BilancieRelazioniCortedeiConti/documento1793.html

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?f=11&t=52908&start=10

    Ulteriori spunti:

    http://documenti.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/27/2011/0706/s000r.htm

    Pag. 7 – Paola Muratorio: ….. abbiamo un’assemblea enorme, costituita da 230 rappresentanti di ingegneri e architetti, che si riunisce dieci giorni all’anno e che adesso stiamo cercando di ridurre alla metà.

    Pag. 8 – Paola Muratorio: Intendo tuttavia anche sottolineare come con il decreto legislativo 103 del 1996 sia stato consentito che bastassero 8.000 associati per fare una Cassa, e come in ragione di tale decreto alcune Casse abbiano introdotto modifiche ai loro regolamenti interni che rendono oggi l’accorpamento più difficile di quanto non fosse una volta. La nostra realtà è già comunque quella di una Cassa bivalente costituita da circa 160.000 iscritti, escludendo gli oltre 30.000 colleghi che, esercitando attività di dipendenza oltre che attività professionale, non sono iscritti presso di noi ma alla gestione separata dell’INPS, perché da noi sono iscritti esclusivamente liberi professionisti.

    http://www.dirittoegiustizia.it/news/12/0000055926/Controllo_parlamentare_sull_attivit%C3%A0_degli_enti_gestori_di_forme_obbligatorie_di_previdenza_ed_assistenza_sociale_l_intervento_del_Ministro_Fornero_ed_il_professional_day.html

    Elsa Fornero: a mio parere, quello che abbiamo chiesto nella riforma (art. 24, comma 24 della legge 214/2011) è un percorso assolutamente accessibile per le Casse, che hanno non solo tutti gli strumenti tecnici e gestionali atti a fornire il quadro che abbiamo richiesto, ma anche la capacità di attuare il conseguente processo decisionale in maniera democratica all’interno dei loro Organi. Ricordo – lo dico con molta umiltà – che il sistema pensionistico è stato cambiato per tutti gli italiani in poco più di venti giorni; noi concediamo sei mesi alle Casse (in realtà con il Milleproroghe sono diventati nove) per verificare se le loro proiezioni di 50 anni – ricordo soltanto che le proiezioni della sicurezza sociale americana si estendono per 70 anni – assicurano una sostenibilità.

    On. Giuliano Cazzola: Quindi, non è proprio impossibile fare una programmazione a 50 anni, perché lo si fa correntemente per l’assicurazione generale obbligatoria e per la spesa pensionistica in generale. In tale ambito mi chiedo pertanto perché non si possa prevedere un passaggio al sistema contributivo per le Casse senza collegarlo necessariamente alla mancanza di un intervento correttivo. Si potrebbe, ad esempio, stabilire per legge che tutte le Casse devono passare, dal 01.01.2012, al sistema contributivo; non è difficile. Infine, vorrei conoscere l’opinione del Ministro, sulle ipotesi di accorpamento anche per le Casse professionali, prospettiva che io ritengo auspicabile anche ai fini di una maggiore sostenibilità delle stesse.

    http://documenti.camera.it/leg16/resoconti/commissioni/bollettini/html/2012/05/23/27/allegato.htm#

  42. http://www.dirittoegiustizia.it/news/23/0000058139/Il_punto_su_Cassa_Forense_il_futuro_previdenziale_dell_Avvocatura_italiana.html

    Stralcio dell’articolo:
    L’opzione al sistema di calcolo contributivo avrebbe invece privilegiato la funzione assicurativa-attuariale che prevede la restituzione nel tempo di quanto versato da ciascun iscritto attraverso l’erogazione della rendita pensionistica senza alcuna regalia.
    L’opzione al contributivo avrebbe consentito, come è già per la gestione autonoma dello INPS, ma come è anche per Inarcassa, l’Ente più vicino nei numeri e nella struttura a Cassa Forense, di abolire la contribuzione minima obbligatoria e le regole reddituali della continuità professionale cosi consentendo l’equazione ISCRITTO ORDINE = ISCRITTO CASSA FORENSE.
    L’occasione era storica ma Cassa Forense si è avvitata nella difesa del privilegio del retributivo che sarà per poche coorti di iscritti scaricando sulle giovani generazioni un debito previdenziale insostenibile.

  43. http://www.dirittoegiustizia.it/news/23/0000058587/Cassa_Forense_e_il_libro_dei_sogni.html

    Stralcio dell’articolo:
    Invitiamo i giovani professionisti, e non solo loro, a non cullarsi sull’illusione di poter ottenere pensioni copiose e poco pagate, come quelle dei loro padri, perché il prezzo di tale “miracolo” è stato quello di azzerare i patrimoni degli Enti scaricando gli ulteriori costi eccedenti tali azzeramenti come ulteriore indebitamento a carico delle generazioni future.
    Riteniamo che la sostenibilità di una Cassa, quand’anche adotti il sistema di calcolo contributivo, debba essere di tipo logico.
    La logica e la prassi dei sistemi contributivi consentono di riconoscere a posteriori i rendimenti sui contributi versati: tali rendimenti debbono essere commisurati alla effettiva crescita di una adeguata parte della massa reddituale e all’effettivo rendimento del patrimonio.
    …. omissis …..
    Occorre, quindi, che i rendimenti che il sistema riconosce al debito pensionistico siano correlati a quelli effettivamente prodotti annualmente dallo stesso.
    …. omissis …..
    L’asset liability management è tanto più efficiente quanto più i tassi passivi riconosciuti dal sistema pensionistico alle sue liabilities, cioè alle pensioni, sono agganciati ai tassi attivi per il sistema effettivamente prodotti, cioè a quelli connessi alla effettiva crescita di una adeguata parte della massa reddituale e a quelli connessi agli effettivi rendimenti finanziari prodotti dal patrimonio, così come da noi proposto.
    …. omissis …..
    Siamo di fronte ad un derivato previdenziale costruito su ipotesi che già oggi sappiamo che difficilmente si verificheranno come già avvenuto negli anni appena trascorsi, fatta eccezione per la numerosità della categoria per la quale però si invoca il numero chiuso!

  44. contributi_addio ha detto:

    Mi sembra importante :
    “On. Giuliano Cazzola: Quindi, non è proprio impossibile fare una programmazione a 50 anni, perché lo si fa correntemente per l’assicurazione generale obbligatoria e per la spesa pensionistica in generale. In tale ambito mi chiedo pertanto perché non si possa prevedere un passaggio al sistema contributivo per le Casse senza collegarlo necessariamente alla mancanza di un intervento correttivo. Si potrebbe, ad esempio, stabilire per legge che tutte le Casse devono passare, dal 01.01.2012, al sistema contributivo; non è difficile.”

    Ormai è chiaro che l’incarico che ha dato lo Stato alle Casse, di garantire la pensione ai propri iscritti, non è stato assolto. Le casse hanno fallito.
    Le casse sono state monopolizzate dai delegati anziani, con il supporto dei sindacati, degli ordini e della cassa stessa , i quali, con carità pelosa, mantengono il loro consenso.
    Solo gli interventi esterni hanno fatto cambiare le regole di Inarcassa, ma le riforme sono sempre fatte con il freno a mano tirato e occhi strabici.
    Prima di conoscere questa situazione, la rivista di Inarcassa mi dava la sensazione di totale affidabilità dell’Ente e di quanto potessi essere tranquillo.
    Ora ho iniziato a rileggere i vecchi numeri e provo ribrezzo e schifo alla vista dei commenti sulla vecchia riforma o sulla tutela dei giovani.

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=355616#p355616
    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=361313#p361313

  45. Giuseppe ha detto:

    INVECE DI LAMENTARCI COSI, PERCHè NON LOTTIAMO PER ABOLIAMO L’OBBLIGO DI ISCRIZIONE AD INARCASSA? SIAMO O NO RESPONSABILI DELLA NPSTRA PROFESSIONE ALLORA PERCHè DOBBIAMO SOTTOSTARE AD UN OBBLIGO COME UN DIPENDENTE QUALUNQUE? TANTO VALE FARSI ASSUMERE PRESSO QUALCHE AZIENDA!

  46. contributi_addio ha detto:

    E tre!
    Quindi il programma per le elezioni del 2015 è:
    1) Innalzamento dell’età pensionabile a 68 anni;
    2) Libertà di iscrizione ad Inarcassa;
    3) Blocco degli aumenti delle pensioni;
    4) Metodo di calcolo contributivo per tutti da subito.

  47. Secondo CNI, sono 309mila gli ingegneri che in Italia svolgono attività di lavoro dipendente. A mio modesto avviso, sono molto meno: circa 32400 + tutti quelli “fittiziamente” puri, ovvero circa 23500 + dipendenti delle società di ingegneria circa 4500 + altre tipologie 2500. Per un totale di ingegneri ed Architetti pari a circa 63000.
    Inoltre, come è possibile appurare dalla pagina facebook “Istituzione Gestione Separata Inarcassa”, sono personalmente impegnato affinchè l’ingegnere dipendente (o architetto) abbia la facoltà/possibilità di potersi iscrivere presso la propria Cassa professionale, come accade per tutte le 20 restanti Casse privatizzate.
    Inoltre, ritenevo utile informarVi che, Inarcassa sta individuando un gruppo ristretto di delegati per le modifiche richieste dallo Statuto per istituire una GS INARCASSA.

    http://www.centrostudicni.it/index.php/indagini-in-corso/questionari/item/2213-quid

  48. Volevo chiedere al Collega contributi_addio che al Consigliere Antonio Marco, il personale punto di vista su quanto di seguito:
    Come ha giustamente affermato contributi_addio nelle note precedenti, se finisce il patrimonio, finisce la pensione. Domande:
    1) se la fondazione acquisisce il patrimonio di Inarcassa, la pensione alle generazioni più anziane chi la paga?
    2) Con l’istituzione della fondazione, Inarcassa si vedrà priva del proprio patrimonio. Come verranno pagate le esose pensioni alle generazioni più anziane?
    3) Perchè la fondazione Inarcassa acquisisce il patrimonio di Inarcassa?
    4) La fondazione acquisirà tutto il patrimonio di Inarcassa?
    5) Perchè nella fondazione sono state create ad hoc, delle nuove poltrone, per i liberi professionisti puri?
    Vi ringrazio sin d’ora. N. Di C.

  49. contributi_addio ha detto:

    Premesso che il patrimonio copre appena le pensioni (*) in essere, e le pensioni future saranno pagate da chi è ancora iscritto ad inarcassa, dove hai letto che la fondazione acquisisce il patrimonio?
    Permettimi di chiedere invece perchè vuoi entrare in Inarcassa, quando il futuro è la chiusura di tutte le casse e la creazione di un super ente, per avere una pensione minima decente e chi vuole di più avrà mille modi per farsi la pensione che crede.
    Le casse vanno tutte chiuse perchè sono solo fonte di distruzione di ricchezza creazione di miseria.
    Eccetto che per pochi eletti.

    (*) http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=357545#p357545

  50. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    caro Nunzio, hai informazioni sbagliate, la fondazione di inarcassa non acquisirà nessun patrimonio, lo scopo della fondazione è quello di migliorare la condizione dei liberi professionisti architetti e ingegneri in Italia. E’ un proposito in cui hanno fallito in tanti, ho i miei dubbi che si riuscirà a fare qualcosa di concreto.
    Per quanto riguarda il pagamento delle pensioni future e i bilanci tecnici, i calcoli fatti fino ad oggi, rischiano di saltare in aria se la situazione lavorativa degli architetti in italia non cambierà.
    Solo per darvi un idea, la seconda rata di inarcassa che scadeva il 30 settembre non è stata pagata da un quarto degli iscritti e non perché si sono dimenticati!!

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