Notizie da inarcassa n.7

inarcassanews

cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Tra pochi giorni saremo chiamati, noi Delegati, ad approvare una riforma epocale del nostro sistema previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti con il D.L. 201/2011 “Salva Italia”, art. 24, comma 24.

E’ finito il tempo in cui si andava in pensione a 55 anni, si versava relativamente poco  e la pensione  ce la pagava pantalone, d’ora in poi le pensioni ce le dobbiamo pagare da soli.

Prima potevi versare anche 10 e prendevi 20/30, da domani verseremo 20 e prenderemo 18 se ci va bene.

Ci apprestiamo a votare questa riforma in un clima infuocato in cui, le “vecchie generazioni”, che costituiscono la maggioranza dei delegati, si apprestano a dare battaglia alle “nuove generazioni”, che sono la minoranza dei delegati, perché non vogliono cedere su nulla che li colpisce, come il contributo minimo per i pensionati che continuano a lavorare e perfino sul contributo di solidarietà del 1/2% chiesto a tutti i pensionati che ha puramente un valore simbolico in quanto non incide minimamente nel calcolo della sostenibilità.

E’ triste assistere al cinismo, (i cinici costituivano una corrente filosofica che portava alle estreme conseguenze il pensiero individualistico e utilitaristico), di coloro che, con una pensione media di 30.000 euro, attualmente erogata da inarcassa, sono indifferenti alla prospettiva di molti di noi che si vedranno tagliare, con la nuova riforma,  la propria pensione del 40/50%.

A tutto ciò si aggiunge la forte diatriba tra Presidente di Inarcassa e un delegato, chiamando in causa Ministri e quant’altro,  in merito alla richiesta, firmata da 60 delegati, tra cui il sottoscritto, di organizzare una riunione straordinaria del Comitato Nazionale dei Delegati per discutere in maniera più ampia della riforma della sostenibilità a 50 anni.

Senza entrare nel merito dello scontro, non si può non riflettere sul fatto che così facendo peggioriamo soltanto la nostra situazione.

Sembra di assistere all’equipaggio di una nave che si mette a litigare sulla rotta da percorrere e non si accorge che la nave sta affondando, non è il momento di litigare, è il momento di essere uniti se vogliamo che la nostra categoria di architetti e ingegneri liberi professionisti continui ad esistere.

In questi pochi mesi dall’entrata in vigore del Decreto che ci impone la sostenibilità, non ho capito perché la Presidenza di Inarcassa ha cercato di limitare al massimo la possibilità di dibattito, sul tema della riforma, in sede di CND.

Su tre comitati che si sono svolti da gennaio a oggi, soltanto uno ha avuto all’ordine del giorno la riforma della sostenibilità, quello di febbraio, e su due giorni di CND + uno di tavoli di lavoro, la discussione vera e propria tra i delegati è stata limitata a poche ore di una mattina invernale in cui la neve ha fatto scappare tutti prima per paura di rimanere bloccati, dopo aver respinto una mozione in cui si chiedeva di non ritenere conclusa la discussione in merito alla riforma.

Tutto il resto del tempo è stato dedicato agli interventi degli esperti che ci hanno esposto le loro tesi sul contributivo.

Non credo che poche ore possano considerarsi sufficienti a elaborare e digerire una riforma così profonda e radicale del nostro sistema previdenziale, una riforma come questa si fa una volta ogni 30/40 anni!!

Nel CND di maggio a Palermo, abbiamo perso tutto il tempo ad approvare un  nuovo Regolamento per il CND, di cui vi parlerò in fondo, che poteva essere benissimo rimandato in seguito.

Il CND di giugno, in cui abbiamo approvato il bilancio, è stato preceduto dai tavoli in cui si è parlato della riforma, ma i tavoli sono divisi e non vi è una discussione unitaria, inoltre non hanno valore deliberativo ma semplicemente consultivo e difficilmente portano a risultati concreti.

Non credo che un maggior dibattito avrebbe peggiorato la proposta di riforma, al contrario avrebbe potuto dare maggior forza alla bozza predisposta dal Consiglio di Amministrazione.

Tra pochi giorni mi troverò a votare una riforma senza sapere se ci sono alternative valide, esiste una proposta elaborata da alcuni delegati, ma non è completa, non è stato possibile metterla a confronto con quella del CDA non abbiamo gli elementi per valutare.

Mentre vi scrivo ci è arrivata una comunicazione di integrazione all’ordine del giorno per presentare la proposta alternativa, ma sembrerebbe un inutile “contentino”.

In questi mesi ci è stato detto che il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo è ormai inevitabile, ma il Ministro Fornero ha dichiarato pochi giorni fa, in Commisione Parlamentare di controllo (vi invito ad ascoltare il file audio), che la sostenibilità si può fare anche con un sistema retributivo, appropriatamente congegnato, che tenga conto di tutti gli anni di contribuzione opportunamente capitalizzati.

Credo che la Presidenza di inarcassa non debba temere il dibattito tra i delegati, è vero che la troppa democrazia crea confusione, ma si potrebbere perdere molto meno tempo in procedure esageratamente formaliste e burocratiche, cercando dare maggiore spazio alle discussioni importanti, in tutto ciò ognuno deve fare la sua parte e alcuni delegati dovrebbero mettere da parte risentimenti personali e pensare all’interesse comune.

Dobbiamo essere in grado di dare delle risposte ai giovani che intravedono una prospettiva in cui la loro pensione media sarà di 8.000/10.000 euro a fronte di una pensione media attuale di 30.000 euro, è evidente che il problema maggiore è il crollo dei redditi, ma non si può non porsi il problema dell’adeguatezza delle prestazioni delle generazioni future.

Il Ministro Fornero infatti, nell’audizione in Commisione Parlamentare, ha anche ribadito che la riforma deve preoccuparsi dell’equità intergenerazionale guardando in prospettiva alle prestazioni future, ha poi aggiunto che sarebbe utile limitare i costi di gestione e di governance delle casse, non mi sembra che quest’ultima parte sia stata inserita nella proposta del CDA.

La Fornero ha anche parlato di unificare le casse private per diversificare il rischio, ma per noi sarebbe una grande fregatura, la maggiorparte delle casse private sta peggio di noi, ha poi concluso che la sostenibilità si può fare con una gestione mista a ripartizione ma in parte a capitalizazzione considerando i rendimenti reali del patrimonio.

Il nostro grande problema è il debito latente che la nostra cassa ha accumulato negli anni, come tutti gli enti previdenziali pubblici e privati,  concedendo e promettendo, (vi ricordo che in Italia i diritti acquisiti sono tutelati dalla costituzione e non si possono rimuovere), pensioni generose a chi ha versato ben poco rispetto a quello che prende o prenderà.

Il debito previdenziale latente ammonta a circa 25 miliardi di euro, ho chiesto al Presidente di inarcassa come pensano di coprire questo debito, mi è stato risposto che il contributo del 4% delle Società di ingegneria + il 2% (50% del nostro contributo integrativo) + il rendimento del patrimonio serviranno a coprire sia il debito previdenziale che la solidarietà (inabilità, invalidità, assistenza sanitaria, etc.).

Credo che sia una previsione molto ottimistica, considerando il calo vertiginoso dei nostri redditi, l’inevitabile diminuizione di iscritti che ci sarà nei prossimi anni in seguito alla crisi e la difficile situazione finanziaria che ha causato, nel 2011, un rendimento netto gestionale negativo del nostro patrimonio mobiliare (-2,81% su circa 4,5 miliardi di euro tab. 22 relazione Collegio Revisori dei Conti).

Se spalmiamo il debito di 25 miliardi di euro nei prossimi 30/40 anni  dovremmo recuperare ogni anno circa 700 milioni di euro, la vedo difficile a meno che nella riforma che ci apprestiamo a varare, oltre al porre fine all’emorragia che ha causato questo debito, ci siano una serie di correttivi che di fatto distribuiscono il debito su tutti gli iscritti attuali e futuri oltre quel 2% (50% del contributo integrativo), stimato e in tutto ciò non è difficile comprendere che i più giovani saranno maggiormente penalizzati.

Insomma una grande confusione, vi saprò dire come è andata a finire tra pochi giorni.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di maggio e giugno può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di maggio, svoltosi a Palermo è stato approvato il nuovo Regolamento per le riunioni del Comitato Nazionale dei Delegati, l’argomento era stato discusso, una prima volta, nel corso del precedente anno, era stato nominato un comitato ristretto che ha lavorato sul tema per poi definire degli indirizzi al Cda che ha elaborato successivamente una bozza da approvare nella riunione di maggio.

Molti delegati si auspicavano che questo nuovo Regolamento, avrebbe potuto essere un’occasione importante per dare maggior autonomia al Comitato dei Delegati e togliere alcune funzioni al Presidente, il Cda, al contrario, aveva tutto l’interesse a diminuire l’autonomia del CND con la scusa di snellire le procedure e velocizzare i processi.

Come in tutte le cose, in medio stat virtus, ovvero se da un lato è evidente che le procedure attuali dei CND sono molto burocratiche, quasi “borboniche” rendendo molto difficile e spesso interminabile lo svolgimento dei lavori, dall’altro l’egemonia del Presidente di Inarcassa nella gestione dei CND è molto forte e ciò fa si che il nostro ruolo di delagati sembri a volte quello di notai e non di componenti attivi di un’Assemblea che ha potere “legislativo”.

Sarebbe stato meglio per tutti trovare un giusto compromesso, ma non è stato così il Cda è andato avanti come un treno travolgendo tutti e tutto, ha imposto il suo Regolamento impartendo, alla “sua maggioranza” di delegati, un ordine di scuderia ben preciso: il Regolamento deve essere approvato così come proposto, non deve passare alcun emendamento.

Abbiamo così assistito, per due giorni, ad una penosa processione di alcuni delegati, una dozzina al massimo, che si sono alternati sul palco ripetutamente per esporre i loro emendamenti, più di 100, che venivano sistematicamente bocciati dalla maggioranza dell’Assemblea con l’aggravante che molti delegati non si preoccupavano nemmeno del contenuto dell’emendamento, ma votavano a prescindere contro perché così bisognava fare.

Non è stato un bello spettacolo, sarebbe stato più logico, come aveva proposto il delegato ingegneri di Matera, ritirare tutti gli emendamenti, avremmo almeno guadagnato tempo prezioso.

Io credo che una diminuizione del numero dei delegati e delle nuove procedure, possano in futuro risparmiarci questi spiacevoli episodi.

Unica nota positiva è stata l’approvazione di un emendamento a cui tengo molto, (il solo significativo a passare), che prevede, in caso di votazione di una commissione, di un comitato o quant’altro, la possibilità di esprimere una sola preferenza, ciò è importantissimo perché si evitano le “nomime” e rende le votazioni più vere.

Si impedisce, infatti, il meccanismo delle liste precostituite e stabilite a tavolino, che di fatto tolgono qualsiasi autonomia e riducono di fatto la democrazia in una votazione.

Vi ricordo che la mia elezione a delegato di Roma è stata possibile proprio grazie a quasto meccanismo, dove su 4 delegati da eleggere gli iscritti potevano esprimere una sola preferenza, impedendo di fatto qualsiasi meccanismo di “lobbies” da parte di Ordini, Associazioni, Sindacati etc., la mia candidatura era indipendente non appoggiata dai “poteri forti”.

Grazie alla preferenza unica, ho potuto competere ad armi pari risultando il più votato, se fosse stato possibile il meccanismo delle liste, quattro preferenze invece di una, avrei dovuto vedermela da solo contro quattro e non sarei stato eletto.

Trovo molto più democratico avere la possibilità di esprimere una sola preferenza.

– Nel CND di Giugno è stato approvato il bilancio consuntivo 2011, senza dilungarmi troppo nell’esposizione dello stesso, vi faccio soltanto alcune considerazioni, lo stesso bilancio può essere descritto in maniera positiva o negativa dicendo in ambedue i casi la verità:

1) estratto dal Comunicato Stampa del Cda seguito all’approvazione del Bilancio (vedi link): “Chiude con un avanzo economico di 357.787.450 euro il bilancio 2011 di Inarcassa. Un risultato positivo …….. raggiunto in un anno che verrà ricordato per la crisi del debito europeo e gli impatti sull’economia globale. A determinare il risultato è stato sostanzialmente il margine della gestione caratteristica …… che si è attestato a 376.462.000 euro, riallineandosi, dopo la flessione del 2010, con i risultati degli anni precedenti. Tale margine è stato guidato dalle entrate contributive, che nel 2011 hanno registrato una crescita rispetto al 2010 (+12,4%), dovuta in sostanza all’incremento dell’aliquota del contributo soggettivo sostenuto dagli associati (dal 10% all’11,5%) e all’andamento positivo delle iscrizioni, nonostante la crisi abbia inciso significativamente sul reddito medio di entrambe le categorie professionali. Le uscite previdenziali ……….. confermano i valori tendenziali previsti nel Bilancio Tecnico.
Effetti positivi, in termini economici, sono derivati dalle azioni poste in essere per il contenimento dei costi di gestione. ……………. La gestione finanziaria ha prodotto proventi netti per 94.257.868 euro, dato sostanzialmente in linea con il 2010 e significativamente superiore alle stime di budget. …………… la solida struttura del portafoglio ha consentito, in un anno molto difficile, di proteggere il patrimonio, contenendo gli effetti dell’erosione delle redditività senza intaccarlo.”;

2) Il bilancio consuntivo 2011 si chiude con 434 milioni di euro in meno rispetto alle previsioni del bilancio tecnico 2009, vi è una differenza di 150 milioni di euro in meno rispetto al bilancio di previsione 2011, l’utile del 2011 ha subito una riduzione del 20% rispetto all’utile dell’anno precedente nonostante le nuove iscrizioni del 2011 siano state di 7190 iscritti rispetto alle 1600 nuove pensioni erogate nello stesso anno, (quindi 7 che versano e 1,5 che prende), la gestione del patrimonio mobiliare ha subito una perdita non prevista nel bilancio preventivo;

Tutto ciò dimostra che si può vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, dovrebbe far riflettere e preoccupare la cospicua riduzione delle entrate dovute alla crisi dei redditi degli architetti e degli ingegneri, forse sarebbe più utile, nei confronti della comnuicazione esterna, non cercare di attenuare le nostre evidenti difficoltà derivanti dalla situazione dei redditi dei professionisti, ma al contrario evidenziarle per denuciare una situazione di estrema gravità a cui il governo dovrebbe assolutamente mettere mano.

Un capitolo a parte merita la gestione del patrimonio mobiliare, colpisce vedere, per la prima volta per quanto mi riguarda, un dato negativo nella gestione del nostro patrimonio, la situazione finanziaria mondiale ci deve far riflettere sui nostri investimenti, se passiamo al sistema contributivo diventa fondamentale far crescere al meglio il nostro patrimonio, ho l’impressione che qualcosa di meglio si possa fare rispetto a ciò che è stato fatto fino ad oggi.

Colpisce anche, nel bilancio, il pesante importo dei crediti che inarcassa vanta nei confronti degli iscritti che non sono in regola con il pagamento dei contributi, 260 milioni di euro circa che attualmente sono in bilancio, ma difficilmente verranno recuperati, se non una piccola parte.

L’obiettivio del Cda è di far prescrivere tali crediti e di conseguenza anche gli anni di contribuzione, bisogna riflettere su cosa sia più opportuno fare, sicuramente andrebbero recuperati i contributi integrativi evasi, che sono soldi che l’iscritto ha percepito dal cliente ma non ha versato.

Ci sono due fattori da tenere conto nella prospettiva di mandare in prescrizione tali crediti: le numerose sentenze che hanno dato ragione all’iscritto, non in regola con il pagamento dei contributi, di poter usufruire di benefici da inarcassa, e la preoccupante situazione sociale che si verrà a creare quando un gran numero di professionisti non avrà diritto a percepire la pensione.

Tutto dipenderà da come riusciremo a difendere il nostro lavoro intellettuale di architetto e ingegnere, in questo difficile compito si è impeganta a dare il suo contributo, la neonata Fondazione di Inarcassa che è stata presentata ufficialmente all’ultimo CND di giugno con un dibattito con il giornalista Antonio Polito.

Vi invito a visitare il sito della Fondazione  (vai al link).

Notizie utili:

– Le ultime norme del Governo, obbilgano Inarcassa a seguire le procedure pubbliche nell’assegnazione degli inacrichi e degli appalti di lavori, ciò renderà molto più lunghe, con maggiori costi per noi, l’esecuzione dei lavori sul nostro patrimonio immobiliare;

–  fumata nera da parte del Governo in merito alla possibilità di poter compensare i debiti degli iscritti con i crediti con le Stazioni Appaltanti, sarebbe un passo importante per consentire di mettersi in regola a tutti i colleghi che hanno importanti crediti con le Amministrazioni e non riescono a pagare i contributi;

– Inarcassa ha stipulato una convenzione con Willis per l’assicurazione professionale obbligatoria, le condizioni e i prezzi sono molto convenienti, vai al link;

– è partito il progetto della rivista di Inarcassa on line, consulta il primo numero;

– a breve sarà presentato un concorso di idee, riservato ai giovani iscritti, per la sistemazione dell’ingresso della sede dell’Inarcassa a via Salaria;

– la Banca Popolare di Sondrio, in seguito a nuove normative ci obbliga a utilizzare una società per le stime del nostro patrimonio immobiliare, impedendoci, di fatto, di far lavorare nostri colleghi architetti e ingegneri nell’espletamento delle stesse.

Vi ricordo che il 30/06/2012 è scaduto il versamento della prima rata dei contributi del 2012, se non avete pagato, potete avvalervi del ravvedimento operoso con sconti sulle sanzioni fino al 70%, per maggiori informazioni vai al link.

A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.


8 Commenti a “Notizie da inarcassa n.7”

  1. Tiziana scrive:

    …se è certo che si passerà dal sistema retributivo al contributivo, stando a quello che guadagno, io mi cancellerò dall’Inarcassa!

  2. contributi_addio scrive:

    Se la riforma sarà approvata come dice il CDA oppure non sarà approvata, non cambia nulla in quanto in calcolo contributivo delle future pensioni entrerà comunque in vigore.
    Non c’e’ da preoccuparsi delle promesse fatte (debito pregresso) perchè sono promesse di Pulcinella e come tali saranno onorate se i giovani decideranno di andare a votare nel 2015 per i delegati che li salvaguarderanno (altrimenti perderanno una bella fetta dei contributi per altri cinque anni).
    Per me è opportuno che si sappia soltanto chi saranno i delegati che avranno votato la riforma.
    Questa non sarà una occasione persa, ma una ottima base per la riforma del 2015.
    In merito alla mancanza di dibattito voluta dalla presidente, basta leggere il suo editoriale nell’ultimo numero per comprendere che ha portato avanti con caparbietà la politica del sistema retributivo (su mandato dei delegati) a fronte della necessità di passare al sistema contributivo.
    Le eccezionali capacità della presidente si esplicano nelle riunioni ove gli interlocutori sono all’oscuro di tutto e lei può burlarsi della massa senza alcuna remora.
    Tra gli emendamenti proporrei:
    1)numero massimo di “legislature” per i delegati pari a 2, retroattivamente.
    2)tasso di capitalizzazione differenziato (in negativo) per chi ha molti anni di retributivo nel pro-rata.
    3)innalzamento immediato a 68 anni del limite di età per accedere alla pensione di vecchiaia.
    Nel caso terrei a mente questi punti per il 2015.
    Un caro saluto.

  3. loredana regazzoni scrive:

    Marco, concordo con te in linea generale, sulla condotta da tenere in CND sulla riforma del Regolamento Genrale della previdenza( anche se la dicitura forse non è corretta), ma quello che conta è la sostanza. Coordiniamoci.
    Loredana

  4. Christian Rocchi scrive:

    Mi chiedo ancora perchè una questione così importante non sia stato oggetto di una ampia riflessione congiunta ordini architetti ingegneri/ inarcassa.

    Una questione che di fatto aumenterà il peso della nostra contribuzione in modo considerevole; che costringerà molti giovani e meno giovani a chiudere bottega. Chi pagherà le future pensioni se gli iscritti si ridurranno in forma sostanziale?
    Che fine faranno coloro che non riusciranno a maturare la pensione?

    Il peso di questa riforma ricade ingiustamente solo sui più deboli. In un momento dove si fatica anche a pagare anche la sola iscrizionE ad un ordine.

    La cosa che mi lascia stupito è che nessuno abbia considerato l’insieme delle riforme che hanno Interessato la nostra professione. Nessuno ha fatto una proiezione seria del nostro futuro prossimo.

    Tutti intenti ad accogliere le riforme ponendole in attuazione. Attuazione dell’estinzione della nostra professione.

    Forse liberalizzare in toto il sistema previdenziale sarebbe una opportunità x migliorare l’offerta pensionistica.

  5. contributi_addio scrive:

    “In questi pochi mesi dall’entrata in vigore del Decreto che ci impone la sostenibilità, non ho capito perché la Presidenza di Inarcassa ha cercato di limitare al massimo la possibilità di dibattito, sul tema della riforma, in sede di CND.”
    “Tra pochi giorni mi troverò a votare una riforma senza sapere se ci sono alternative valide, esiste una proposta elaborata da alcuni delegati, ma non è completa, non è stato possibile metterla a confronto con quella del CDA non abbiamo gli elementi per valutare.”
    Volevo segnalare la circolare:
    http://www.adepp.info/wp-content/uploads/2012/06/decreto-ministero-lavoro-e-politiche-sociali.pdf

    La valutazione di una riforma previdenziale, ove si cerca di allungare il default della cassa oltre 50 anni, avrà come base il bilancio tecnico.
    Se si vuole passare al contributivo “puro” come sono tutte le ultime cassa nate, e per le quali è garantita equità intergenerazionale e intragenerazionale, non c’è bisogno di valutare il bilancio tecnico.
    Nel caso di Inarcassa, dove si vuole trovare “la propria strada al contributivo” (ovvero mantenere i privilegi del retributivo più a lungo possibile a scapito dei giovani”, si sono aspettate le regole del ministero sopra riportate per fare gli ultimi aggiustamenti del bilancio tecnico.
    Peccato che tra tutte le tabelle, non compare mai l’evoluzione della “riserva matematica” cumulata, che mostrerebbe quale trasferimento di risorse si prevede tra le generazioni di associati.
    Quindi le riforme possibili hanno due limiti estremi: da una parte c’è il contributivo puro, dall’altra il retributivo mascherato alla Inarcassa per mantenere i famosi “diritti quesiti” come indicato nell’ultimo numero della nostra rivista (è un refuso o un errore di sbaglio nell’articolo che riporta le linee guida della riforma?).

    Se si vuole chiudere la stalla prima che i buoi scappino (contributi), bisogna tagliare senza pietà le pensioni che saranno concesse a partire dal 2013 (se non coperte da adeguati versamenti).
    Se non si chiude la stalla, quando i buoi saranno scappati tutti o in parte, si potranno solo contare i danni e piangere sul latte versato.
    Tutte le regole che saranno approvate sono solo una cortina fumogena per nascondere questa macroscopica realtà.
    D’altro canto, il bilancio 2011, io lo leggo in un solo modo: metà dei contributi versati, non sono stati accantonati per le future pensioni, quindi quando mi faranno il calcolo alla Inarcassa della pensione, non potrò che avere metà di quello che ho versato, nonostante le rassicurazioni della Presidente, del VicePresidente, dei Delegati ecc. ecc.

  6. gianluca scrive:

    E’ indecente ed è tipico di questo paese! é ora che incominciamo ad incazzarci veramente e a rimuovere questa zavorra fondata su regole borboniche che ci impedisce di evolverci verso uno stato moderno chiamato nazione! ora basta prendiamo in mano il nostro futuro per salvaguardare soprattutto il futuro dei nostri figli.

  7. contributi_addio scrive:

    @Tiziana scrive:
    15 luglio 2012 alle 16:55
    …se è certo che si passerà dal sistema retributivo al contributivo, stando a quello che guadagno, io mi cancellerò dall’Inarcassa!

    Non so quando dovresti andare in pensione, ma se dovesse essere tra 30 anni, con il retributivo attuale, la pensione lauta che speravi di avere, era solo una illusione, in quanto la cassa andrebbe in default prima.

    Il contributivo puro, restituisce quello che versi e se ben amministrati, non c’è polizza vita privata che tenga.

    Quando vedremo l’ibrido Inarcassa, sperando che non sia un altro porcellum, capiremo la quota di contributi che vorranno continuare a scipparci per coprire pensioni regalate.

    L’esperienza insegna che le riforme, come i matrimoni, non sono per sempre.
    Qualche piccolo correttivo nel 2015 e potrai tranquillamente restare iscritta ad Inarcassa.

    Salutoni

  8. Nunzio scrive:

    Preg.mo Vice Ministro
    Lavoro e Politiche Sociali
    Prof. Michel Martone
    Via Fornovo, 8
    00192 Roma

    Gent.mo Vice Ministro,
    a mio nome e di un ragguardevole numero di colleghi, liberi professionisti nonchè dipendenti anche part time (ingegneri ed architetti), che da più di un anno, si spendono per l’iniziativa volta ad istituire presso la propria cassa previdenziale una Gestione Separata Inarcassa, hanno recentemente appreso del suo impegno assunto presso la XI Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera e della Sua personale benevolenza ad aprire un tavolo di confronto presso il Ministero, con gli Enti e le Istituzioni di rappresentanza della categoria, ovvero INARCASSA, INPS, CNI e CNAPPC, dichiarandosi disponibile ad assumere impegni governativi, al fine di poter individuare una soluzione plausibile, alternativa all’obbligatorietà di iscrizione presso la gestione separata dell’INPS, vagliando la praticabilità di altre forme di gestione previdenziale e valutando la possibilità di ridurre e/o eliminare l’entità delle sanzioni, così come attualmente determinate dall’INPS.
    Per quanto sopra, lo scrivente ritiene doveroso ringraziarLa, sia per l’attenzione che per la sensibilità mostrata rispetto alla questione dei professionisti iscritti a forme di previdenza obbligatoria in dipendenza di rapporto di lavoro subordinato o, comunque, di altra attività esercitata. Altresì, ritiene doveroso ringraziare, per quanto finora conseguito, l’On. Marialuisa Gnecchi primo firmatario della Risoluzione, il Presidente On. Silvano Moffa, nonché tutti gli On. Parlamentari componenti dalla XI Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera per l’approvazione della risoluzione n. 8 – 00203.
    In relazione ai contenuti della Risoluzione, ritenendo di offrire un ulteriore elemento di valutazione, evidenzia che la prima delle soluzioni riportate nella sopracitata Risoluzione n. 8 – 00203, individua quale pacifico presupposto giuridico, l’articolo 116, comma 15, lettera a), della Legge n. 388 del 2000. Anche l’art. 6, comma 2, del D. Lgs. n. 472/97, rifacendosi agli stessi presupposti giuridici della Legge n. 388/2000, con la differenza però, che rivendica l’inpunibilità della violazione, e quindi LA TOTALE DISAPPLICAZIONE DEGLI INTERESSI anziché la riduzione, peraltro significativa, agli interessi legali sui contributi dovuti (vedasi nota in epigrafe).
    In riferimento alla possibilità di individuare, per la sopracitata categoria, l’inclusione in altre forme di gestione previdenziale, o alternativamente, come tutti noi auspichiamo, l’istituzione di una Gestione Separata Inarcassa, evidenziando però, come in più occasioni, il Presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua, ha avuto modo di affermare che: “l’equità resta un tema che dovrebbe essere preso in considerazione, c’è una disparità tra chi percepisce le pensioni e chi invece dovrà contare su un puro sistema contributivo. Una parte dei lavoratori oggi riceve nella pensione un’integrazione da parte dello Stato rispetto a quanto ha versato, circa il 30 – 40% in più di quanto avrebbe con un sistema contributivo. Con il sistema contributivo non sarà più così perchè si ottiene solo quanto versato. Quindi i giovani che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, per i quali si applica il metodo contributivo, non avranno per legge integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali”.
    L’On. G. Cazzola, individua ciò che potrebbe essere fatto: “continueremo a sollecitare il Parlamento a trovare le giuste risorse: uno sforzo minimo può essere fatto anche per i professionisti che tra 1’altro, in questo particolare periodo di recessione economica, contribuiscono seriamente alla creazione di ricchezza nazionale. Riteniamo che l’accorpamento delle casse delle categorie professionali non regolamentate esistenti possa essere facilmente realizzato lasciando i versamenti contributivi già eseguiti presso l’INPS e procedendo al loro recupero solo in età pensionabile a mezzo dell’istituto della totalizzazione. I1 tutto avverrebbe a invarianza dei saldi del bilancio consolidato dello Stato. A ben vedere questa soluzione porterebbe ossigeno a più di qualche cassa professionale”.
    Sulla questione, è ragionevole non perdere di vista tre condivisibili valutazioni:
    1. si rende necessario evitare di accentuare ulteriormente le discriminazioni e le differenze tra le diverse generazioni, reintroducendo fino al 2019 il sistema retributivo e garantendo nuovamente l’accesso anticipato alla pensione, per i lavoratori con alcuni requisiti;
    2. sempre a “saldo invariato” si potrebbe anche rimediare, all’attuale discriminazione che esiste all’interno di Inarcassa e di tutte le altre Casse privatizzate con D. Lgs 509/94, nei confronti dei liberi professionisti nonché dipendenti anche part time (iscritti all’Albo e/o Ordine), obbligati alla GS INPS, portando una “boccata di ossigeno a più di qualche Cassa professionale”;
    3. lasciando ad INPS, (come previsto dall’art. 18, comma 12, del D.L. n. 98/2011, convertito in Legge 111/2011, interpretando autenticamente la disposizione dettata dall’art. 2.26 della legge n. 335 del 1995) esclusivamente la gestione assicurativa e previdenziale, dei soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo e il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali.
    In particolare, si chiede, in analogia a quanto previsto per la GS INPS, la possibilità di iscrizione ad una GS INARCASSA “ora per allora” – Messaggio INPS n. 709 del 12/01/2012 – e quindi conferendo anche il contributo soggettivo relativo al quinquennio precedente alla data di istituzione della GS INARCASSA, conseguendo contestualmente la necessaria certificazione di regolarità contributiva quinquennale.
    Inoltre, si chiede che lo statuto dell’istituenda GS INARCASSA ricomprenda le seguenti previsioni, come di seguito meglio individuate:
    a) istituzione di una sezione interna ad Inarcassa, specifica per le società di ingegneria e revisione del meccanismo di ripartizione dell’onere contributivo nel caso di prestazioni professionali effettuate in regime di collaborazione con altri Ingegneri, Architetti, Società di Ingegneria o Società di Professionisti.
    b) innalzamento delle aliquote sul contributivo da subito (dal 1 gennaio 2012) per tutti pari al 16 – 18%, con obbligo di versamento per tutti gli iscritti pensionati di Inarcassa pari al 115 % (anziché l’attuale 50 % quale aliquota minima prevista per Legge) del contributo complessivo dovuto, a decrescere di un punto percentuale ogni anno, fino a raggiungere il 100 %. Le somme introitate per effetto della sopracitata forchetta, servirà anche per costituire un fondo per forme speciali di “ammortizzatori sociali”, a sostegno del professionista e del suo nucleo familiare, da utilizzare per i seguenti fini:
    b.1 possibilità di posticipare il pagamento del contributivo soggettivo all’anno successivo rimborsando capitale ed interessi maturati, applicando modici tassi di interesse (posticipazione max di 3 anni);
    b.2 possibilità di traslare fino a sei mesi la data di scadenza dei contributi, comunque applicando tassi di interesse ancora più ridotti;
    b.3 erogazione di piccoli prestiti (fino a €. 5.000 ad anno), fino ad un massimo di tre anni, in occasione di perdita dell’occupazione;
    c) istituzione di un fondo pensionistico complementare chiuso, il cosidetto 2° pilastro, con basse spese di gestione (fino a un massimo del 8 – 10% del reddito);
    d) priorità nell’erogazione di mutui e prestiti agli iscritti ed in subordine l’erogazione di mutui agli Enti locali, con meccanismo di garanzia basato su “ipoteca”, per la realizzazione di piccole opere pubbliche sull’intero territorio nazionale (opere di urbanizzazione primaria e secondaria), fino all’importo di €. 1.250.000 e massimo €. 2.500.000 per la nuova costruzione di edifici di qualsiasi genere, rispetto alle politiche di asset allocation in strumenti alternativi (hedge found, strumenti di finanza derivata).
    Lo scrivente, manifestando sin d’ora, la personale gratitudine sia per la disponibilità resa nella direzione di ricercare una soluzione ragionevole alla delicata problematica, come pure convinto dell’ incisiva azione politica che saprà esplicare al fine di conseguire tali obiettivi in tempi stretti, comunque prima della prossima campagna elettorale per le elezioni del nuovo Premier, con l’occasione saluta e ringrazia distintamente.
    Lanciano, lì 20/10/2012.
    Dr. Ing. Nunzio Di Castenuovo

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    Note al D.Lgs. n. 472/97:
    Il combinato disposto art. 6, comma 2 del D.Lgs. n. 472/97 – art. 8, D.Lgs, n. 546/92, come ribadito in diverse occasioni dalla Cassazione Civile, Sez. Tributaria, Sentenza 23.03.2012 n° 4685 (nonché: Cass., n. 24670/07, n. 7765/08, n. 19638/09). in tema di “cause di non punibilità”, concernenti l’irrogazione di sanzioni amministrative, afferma che “non è punibile l’autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono, nonché da indeterminatezza delle richieste di informazioni o dei modelli per la dichiarazione e il pagamento”.
    In buona sostanza, la normativa summenzionata offre la possibilità di disapplicare una sanzione non penale, qualora la violazione derivi da circostanze di incertezza (oggettiva), tali da ammettere interpretazioni diverse o che possano ostacolare l’individuazione certa di un significato sufficientemente definito.
    Ebbene, sulla base di tale formulazione letterale, la Corte di Cassazione (con la sentenza in parola) ha colto l’occasione per definire:
    a) il significato operativo delle “obiettive condizioni di incertezza” (e per effetto delle fattispecie che rientrano in tale categoria);
    b) la disciplina, nonché l’area di applicabilità dell’art. 6, comma 2 citato.
    In relazione al primo punto, “l’incertezza normativa oggettiva tributaria” deve intendersi una situazione giuridica oggettiva, la quale “si crea nella normazione per effetto dell’azione di tutti i formanti del diritto”, tra cui (ma non esclusivamente) la “produzione normativa”, caratterizzata sia dall’impossibilità di circoscrivere con sicurezza univoca “la norma giuridica sotto la quale effettuare la sussunzione di un caso di specie” (vedasi il Messaggio INPS n. 14490 del 12/07/2011 e successivamente con una Legge dello Stato, con lo scopo di chiarire situazioni di oggettiva incertezza riformulando l’interpretazione più aderente alla originaria volontà del legislatore, ovvero il comma 12 dell’articolo 18 del decreto-legge n. 98 del 2011, norma di interpretazione autentica dell’articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995) che dall’esito del procedimento interpretativo metodicamente corretto (si consideri: Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Ordinanza del 13 ottobre 2010, n. 22557, Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 14686 del 29-08-2012, Corte di Cassazione – Sezioni unite civili – Sentenza n. 17076 del 24 maggio 2011).

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