Gli architetti italiani sono ormai degli Zombies

Un recente articolo di Ilenia Cicirello pubblicato su lavoripubblici.it, ci dimostra ancora una volta, ciò che ormai denunciamo da tempo, la scomparsa degli architetti liberi professionisti in Italia.

Nell’articolo si fa riferimento a un piano Nazionale predisposto dal Governo all’interno del Decreto Sviluppo per lo sviluppo e la riqualificazione delle città, in cui sono citati tutti tranne i professionisti.

La cabina di regia è formata da rappresentanti di Regioni, Ministeri, Società di Investimento ma si sono guardati bene dal coinvolgere il mondo dei professionisti.

Il futuro è ormai nelle mani delle grandi società, delle imprese di costruzione e nessuno vuole perdere più tempo con qualcuno che svolge un lavoro intellettuale, tutto si basa sul mercato.

Nel frattempo gli Ordini professionali e il nostro CNA si preoccupano di come poter mettere ulteriori tasse e gabelle sui professionisti e fare soldi con la formazione continua obbligatoria, ci si mette poi anche la Fornero a darci il colpo di grazia con la cassa di previdenza, a luglio verrà approvata una riforma che dimezzerà le nostre pensioni aumentando i contributi minimi da versare e togliendo di fatto la pensione minima.

Il fantomatico Decreto che doveva riformare gli Ordini professionali, creati nel ventennio fascista con un regolamento del 1925, si riduce all’inserimento dell’assicurazione obbligatoria, alla formazione continua per tutti gli iscritti all’ordine, alla completa liberalizzazione della pubblicità e di conseguenza della deontologia all’inserimento del tirocinio obbligatorio, per il momento gratuito, di tutti i nuovi iscritti.

Non vengono risolti minimamente i problemi relativi alle competenze professionali, agli incarichi pubblici, ai concorsi di progettazione, alla formazione universitaria, alla legge per l’architettura, alle normative pazze e a molto altro.

I professionisti ringraziano e si organizzano per trovare un altro lavoro dopo aver studiato diversi anni e aver provato a fare la libera professione.

La cosa che più ci rattrista è vedere colleghi, che siedono da decenni sulla poltrona di Consigliere o Presidente di un Ordine o di un Consiglio Nazionale, impiegare il loro tempo, non nel cercare di risolvere i nostri problemi opponendosi a una politica sempre più cieca di fronte all’Architettura, ma nel trovare il sistema per cacciare un iscritto che non è in regola con l’assicurazione professionale o con la formazione obbligatoria, poi i colleghi delinquenti che compiono reati nessuno li tocca e continuano a lavorare indisturbati.

Serve una mobilitazione di tutti gli iscritti se non vogliamo morire lentamente.


9 Commenti a “Gli architetti italiani sono ormai degli Zombies”

  1. contributi_addio scrive:

    O i bamboccioni vanno al potere o sopravviveranno da bamboccioni.

  2. Christian Rocchi scrive:

    NESSUNO SEMBRA INTERESSARSI DELLA QUESTIONE DELLA SOSTENIBILITA’ RICHIESTA DA MONTI INERENTE INARCASSA. SOSTENIBILITA’ CHE GIA’ NEL PASSAGGIO DA 20 A 30 ANNI AVEVA PORTATO AD AUMENTI CONSIDEREVOLI. DA 30 A 50 SARA’ IL COLPO DI GRAZIA PER MOLTI ARCHITETTI. ANCHE PERCHE’ A PAGARE LA SOSTENIBILITA’ SARANNO PROPRIO I PIU’ GIOVANI CON I CONTRIBUTI MINIMI.

    PARLANO DI SOSTEGNO AI GIOVANI. BEL SOSTEGNO! UNA SPINTA NELLO STRAPIOMBO!

    CHE SIA UNA TATTICA PRECISA QUELLA DI SFOLTIRE IL NUMERO DEGLI ARCHITETTI, PERCHE’ LAVORINO SOLO UNA ELITE, MAGARI DI IMPRESE PROFESSIONALI?

    LO STATO CHE DICE ALLE CASSE PRIVATE DI FARE ATTENZIONE, MA SI DIMENTICA DELLA SITUAZIONE DISASTRATA DEL SUO SISTEMA PENSIONISTICO. L’INPS E’ UN BUCO NERO E VANNO A SINDACARE SULLE CASSE PRIVATE CHE INVECE GODONO DI OTTIMA SALUTE (ALMENO FINO ALLE RIFORME DI FULL MONTI)

    A MONTI CONSIGLIEREI LA LETTURA: Matteo 7:1-5.

  3. contributi_addio scrive:

    “ci si mette poi anche la Fornero a darci il colpo di grazia con la cassa di previdenza, a luglio verrà approvata una riforma che dimezzerà le nostre pensioni aumentando i contributi minimi da versare e togliendo di fatto la pensione minima”

    Mi era sfuggito il “ci si mette anche la Fornero”.
    Non mi sembra, questa affermazione, una base solida per chi vuole proporre il cambiamento.

  4. contributi_addio scrive:

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?f=11&t=52799

    Vogliamo continuare a sperperare i contributi così?

  5. contributi_addio scrive:

    Il tema dell’equilibrio dei conti della cassa e dei propri associati ed il tema della considerazione del lavoro intellettuale da parte della politica vanno di pari passo.
    Se una categoria non sa minimamente amministrare il futuro pensionistico dei propri associati e non vive un minimo di confronto intellettuale e democratico, come può pretendere di dare consigli sul futuro del paese?
    Bene ha fatto Monti e la Fornero ad ignorarci, ma non per noi professionisti, effettivamente ormai fuori da tutti i giochi, ma per il bene dell’Italia stessa.

  6. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Ho l’impressione che “contributi addio” sia troppo qualunquista.
    Per proporre il cambiamento bisogna dire la verità, la riforma della sostenibilità a 50 anni è stata voluta fortemente dalla Fornero, quindi non vedo il nesso con la base solida per il cambiamento.
    La riforma era necessaria, ma non era questo il momento e il modo adatto, il problema delle pensioni in Italia è uguale per tutti e coincide con il debito pubblico, negli anni ’80 e ’90 sono stati creati dei forti debiti che dovranno essere pagati dalle nuove generazioni.
    Non vedo poi cosa c’entri la democrazia all’interno di inarcassa con la situazione delle professioni intellettuali in Italia.
    Se poi facciamo passare il concetto che se chi guida i Consigli Nazionali, gli Ordini o la Cassa non è in grado di amministrarci, bene fa il governo ad ammazzarci tutti, facciamo un grave danno alla collettività.
    Cerchiamo di essere più concreti e di proporre delle alternative valide, noi di amate l’architettura, nel nostro piccolo, cerchiamo di farlo.

  7. contributi_addio scrive:

    “La riforma era necessaria, ma non era questo il momento e il modo adatto, il problema delle pensioni in Italia è uguale per tutti e coincide con il debito pubblico, negli anni ‘80 e ‘90 sono stati creati dei forti debiti che dovranno essere pagati dalle nuove generazioni.”

    Debito pubblico e riforma previdenziale sono problemi completamente diversi.
    Il debito è pregresso e bisognerà ripagarlo.
    La la previdenza, ha un debito pregresso, ma il debito maggiore si accumulerà, sulle spalle dei gionvani negli anni a venire (leggere il bilancio tecnico di Inarcassa 2009) con la tutela dei cosiddetti diritti acquisiti.
    Quindi, se si vogliono tutelare le giovani generazioni, c’è tutto il tempo per intervenire tranquillamente.
    I dottori commercialisti hanno fatto il passaggio al contributivo nel 2004 in condizioni nettamente migliori delle attuali ed hanno inserito un contributo di solidarietà a carico dei pensionati del 7%.
    Nelle ipotesi di riforma in circolazione si parla di un 1% per due anni.
    Inoltre nella riforma si prevede che il tasso di rivalutazione dei contributi sia legato al tasso di crescita del monte redditi che a breve, molto probabilmente sarà anche superiore al tasso di rendimento del patrimonio.
    Chi pagherà la differenza, i nostri amministratori o i giovani che non si ritroveranno i contributi versati?
    Ringrazio comunque per lo spazio per il confronto concesso da “Amate l’architettura”.

  8. contributi_addio scrive:

    Sono spiacente, che alla vigilia della votazione di una riforma epocale per Inarcassa, non circoli alcuna proposta alternativa a quella del CDA.
    E’ forse l’unica riforma possibile?

  9. BRUNO MIGLIARI scrive:

    HAI RAGIONE .QUESTA E’ LA TRAGICA CONSEGUENZA DI SCELTE PROGRAMMATICHE SBAGLIATE ANCHE SE UMANAMENTE COMPRENSIBILI ,IO SONO DELLA GENERAZIONE DEGLI ANNI 70..80.HO PRATICATO QUESTA PROFESSIONE DA TRENTETRE ANNI ED E’ SEMPRE STATA UNA BATTAGLIA SIA PER AVERE LAVORO CHE PER REALIZZARLO E NON VI DICO PER ESSERE PAGATI. HO PARTECIPATO A LAVORI PUBBLICI PER IL 95 % DELLA MIA ATTIVITA’ E SONO INOLTRE SEMPRE MAGGIORMENTE CONVINTO CHE IN ITALIA ,NELLA MAGGIORANZA DEI CASI ,LA NOSTRA FIGURA E’ SEMPRE SNOBBATA.LA NUOVA NORMATIVA SISMICA STA CONTRIBUENDO, SE NON LA SI CONOSCE NEI FONDAMENTALI.CONCLUSIONI ;TUTTA LA NOSTRA FIGURA DEVE ESSERE RIPOSIZIONATA MEGLIO NELLO SVILUPPO DELLA NOSTRA SOCIETA’, CON MENO GELOSIE MENO CLIENTELISMI ANCHE POLITICI E , FONDAMENTALE AD OGNUNO IL SUO RUOLO.SALUTI BRUNO M. N. 4980 ARCH. ROMA

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