Don Quijote, The lord of La Mancha!

1° parte

Sapete quanto sia duro oggi vivere da architetti in Italia!   Ce n’è abbastanza per uscire pazzi.

Siamo tra l’incudine di un lavoro, solo in Italia così poco definito: ti puoi trovare a realizzare  dal docfa per un accatastamento, alla perizia per il tribunale, alla definizione di un condono, cose per le quali effettivamente è estremamente necessaria una serrata formazione di architetto.

Peró non finisce qui!

Se fosse solo questo forse gli architetti dopotutto potrebbero mettersi l’anima in pace.

httpv://www.youtube.com/watch?v=TMH7qkgViVs&feature=relmfu

Ma la tortura italiana è cosa più complessa e sofisticata. Una goccia cinese. Una di quelle cosè da cui non se ne esce mai, quelle domande con risposte che generano di nuovo la stessa domanda e così via nell’inferno della demenza!

Ecco dicevamo che se non bastasse lavorare su cose per le quali forse non valeva la pena neanche studiare, arriva a martellare con incessante cadenza e con straordinaria frequenza un accadimento, o meglio un accanimento, che fa riaccendere la gastrite all’architetto. Un incarico diretto dato dal pubblico, un restauro di un palazzo storico di un ingegnere, un centro commerciale con annesse residenze progettato da un geometra, un’assicurazione professionale, perchè effettivamente questi architetti ormai i lavori li prendono al 80% di ribasso e forse si rischia troppo ora, un politico che dichiara che la soluzione per un quartiere degradato sia la sua distruzione e in luogo di esso un bel paesotto di plastica, un aumento dei costi previdenziali minimi mentre si cerca di sopravvivere e allora per aiutarti ti tirano una ciambella di piombo, gli ordini professionali che si attrezzano a farti pagare la formazione continua mentre già si fatica a pagare lo stesso ordine, una proposta di legge per ampliare le competenze dei geometri (relatore un architetto).

Ma la ciliegia sulla torta, l’accadimento che fa scattare l’applauso e a far scadere tutto finalmente nella ridicola farsa è l’intervista post terremoto al politico. Con il terremoto si evidenziano le criticità dei sistemi costruttivi edificati al massimo ribasso e controllati da tecnici che di fatto sono stati esautorati dal sistema di produzione architettonica, tecnici a cui si affidano la direzione dei lavori di imprese che lavorano al 40% di ribasso d’asta. Impossibile dirigerle per il verso giusto. Viene il terremoto e crollano scuole, ospedali, convitti pubblici la colpa non è del sistema penoso che ha generato quegli edifici, ma del fatto (questa l’idea geniale del politico) che lo stato non deve essere responsabile. E perció ecco l’assicurazione contro le calamità naturali!!!

Stavolta lo stomaco non ce la fa!!!  Dallo stomaco passa al cervello. E lo shock è notevole. Un elettro-shock ! E vai al tappeto.

Eppure quando tutto intorno diventa incolore, quando la realtà parla solo di interesse privato, quando tutto ciò che vediamo è un vomitevole arricchirsi e un incentrare tutta la propria vita intorno all’avere e non all’essenza delle cose…allora proprio allora sorge forte nell’animo di chi ha a cuore l’essere e non l’avere, per chi ha a cuore il percorso e non il punto d’arrivo, per chi crede che si possa fondare una nuova società basata sul bene comune e non sul proprio, per chi crede che tendere una mano sia un valore, per chi crede nella forza delle idee, per chi crede che seguire una stella non sia tempo perso, anche quando le tue gambe non ce la fanno più, non è importante quanto sia lontana quella stella, non ‘e importante se irrangiungibile, l’importante è il l’idea, allora si ha il DOVERE DI SOGNARE DI STAR MEGLIO…IL DOVERE E L’OBBLIGO DI SOGNARE

Ed io allora inizio a sognare e dico che si può fare, che la democrazia deve essere possibile e che forse c’è la possibilità di cambiare la nostra situazione, che è un dovere seguire quel forse, non importa il risultato della nostra azione importa averci provato e aver fatto ciò che andava fatto anche se si sapeva che la stella fosse irrangiugibile, anche se si sapeva di combattere contro i mulini a vento.

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2ªparte:

dove un attore mette in scena un vecchio nobiluomo spagnolo Don Alonso Quijano. La sua indignazione per ciò che vedeva della sua realtà fatta di traditori, ladri, profittatori, assassini, lo porta alla fine a perdere la ragione  e alla fine a compiere i più strani progetti mai immaginati, a diventare un cavaliere errante e andare in giro per il mondo a cercare avventura e il suo nome e’…..

DON QUIJOTE DE LA MANCHA!!!!!

httpv://www.youtube.com/watch?v=BSRhLuf4h0E&feature=relmfu

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C’è un solo modo di dar senso alle nostre vite ed è quello di avere capacità di sognare, avere capacità di vedere più in là del proprio orizzonte. In fondo noi architetti non siamo stati formati proprio per avere la capacità di vedere oltre? E oggi noi non dobbiamo smettere di sognare. Sognare è cosa che dà molto fastidio alla realtà, perché essa potrebbe essere cambiata e forse in meglio. La paura dei sani che per questo odiano i pazzi, i visionari. Ma le visioni aiutano a vivere la tristezza della realtà e ne diventano l’alternativa pura, l’essenza dell’uomo, la sola cosa per cui valga veramente, VERAMENTE, la pena di vivere.

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To dream the impossible dream

httpv://www.youtube.com/watch?v=QnRK8eho8IE&feature=related

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Ed è per questo che decidiamo di firmare la petizione per un’assemblea straordinaria, decidiamo di essere vicino al Don Quijote de La Mancha. Scegliamo il sogno della democrazia, scegliamo il sogno, scegliamo il debole al prepotente, scegliamo di combattere una battaglia che sappiamo già essere persa, scegliamo la stella che sappiamo di non poter raggiungere mai, scegliamo di combattere per i diritti, non importa se tutto questo sia senza speranza, non importa quanto sia senza speranza..scegliamo di accompagnare i Don Quijote fino alla fine dei nostri giorni.

I Sancho Panza—–> Alessandro  Ridolfi e  Christian Rocchi

CONSIGLIERI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA E PROVINCIA


15 Commenti a “Don Quijote, The lord of La Mancha!”

  1. Giulio Pascali scrive:

    molto bello
    grazie ai consiglieri di opposizione che hanno sottoscritto la richiesta di assemblea.

    curioso quanto Don Quijote de La Mancha simboleggi il passaggio di un’epoca, la trasformazione di un mondo (dal medioevo all’epoca moderna)
    Don Quijote non era soltanto un sognatore impazzito ma il simbolo di un passato che ormai non esisteva piu, il suo impazzimento deriva dalla precisa consapevolezza di scoprirsi appartenente ad un altra epoca, fatta di ideali e di sogni, e di ritrovarsi alienato in un mondo che ha definitivamente perso quel sistema di valori.
    Don Quijote impazzisce perchè si rende conto che avrebbe voluto essere un prode cavaliere in un’epoca in cui nessuno sentiva il bisogno di prodi cavalieri
    Don Quijote ci insegna anche che se vi sono epoche che passano e non ritornano, bisogna saper guardare avanti e ricercare nuve forme e nuovi modi di esercitare la propria esistenza (o professione) anche adattandosi alla realtà trasformata.
    c’è da chiedersi però se il vero sognatore è chi cerca in tutti modi di comprendere quella realtà, di ascoltarla, di tentare un’impossibile comprensione anche chiedendone un cambiamento, o chi continua ad agire e a comportarsi secondo le modalità di sempre illudendosi e illudendo che tutto vada bene, e che nulla intorno sia mai cambiato.

  2. Giulio Pascali scrive:

    Guccini calza sempre a pennello

    “Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
    solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
    per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
    e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
    L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
    anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
    ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
    il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…”

    http://infinititesti.it/2009/10/03/francesco-guccini-don-chisciotte/

  3. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Grazie, Giulio. Molto bello e appropriato.
    A questo punto ci sarebbe da citare anche “l’avvelenata”. Ma hai visto mai che mi dovessi prendere una querela….

  4. candido scrive:

    che parata di consensi, di condivisione, che bello. Sono commosso!
    Peccato che i conti non tornino. In tre, al massimo, ricordano i tre caballeros. Li ricordate nei loro costumini messicani con gli strumenti musicali?

    Signori, signori. Non si può citare a sproposito.
    L’utopia, il sogno non appartengono a questo trio che, mi sembra, è ben radicato nel quadro dei dirigenti del nostro sistema. Uno ha una carica all’INARCASSA mentre gli altri due stanno all’ordine. Uno, poi, dovrebbe essere anche tesoriere. ma siamo sicuri che sia opportuno citare don chisciotte (anche in lingua originale, che sfoggio di erudizione) per persone che sono ben radicate nel sistema?
    L’utopia ed il sogno si inseguono con un semplice gesto: dimissioni (e parlo dei 2 consiglieri) altrimenti anche noi abbiamo quelle strane figure “di lotta e di governo” di persone che, pur restando attaccate alla loro poltrona, non colgono occasione per cercare di smarcarsi da quello che fanno.
    il dissidente candido

  5. Christian Rocchi scrive:

    Caro Giulio (Pascali),

    il realta’ la mia non vuole essere una opposizione strumentale all’interno del consiglio. E’ illogico fare una opposizione insensata. Non e’ questo il compito istituzionale di un consigliere. Il compito di un consigliere e’ quello di spendere il suo tempo cercando di supportare quelle azioni che siano indirizzate al miglioramento della condizioni di esercizio della nostra professione.

    Ricordo a tutti che non sono un politico, sono entrato in questa compagine consiliare perche’ uno dei candidati si e’ ritirato lasciando un posto vacante. Quindi non sono diventato consigliere per “meriti” politici, ma per meriti conquistati sul campo (le attivita’ che hanno portato tanti giovani a lavorare in Italia e all’estero).
    Non e’ mio costume quindi agire da politico, ma da tecnico. Non faro’ mai una opposizione strumentale, ma certamente la mia attivita’ nel consiglio sara’ mirata all’interesse generale.

    Ai troll preferisco non rispondere. Si definiscono da soli nella loro codardia e desolante tristezza.

    christian rocchi

  6. Giulio Pascali scrive:

    Caro Christian,
    anche io trovo poco edificante questa deriva che tende ad associare le attività del consiglio a quelle di un partito politico in parlamento.

    Riempirsi la bocca di formule e slogan utilizzate dalla classe sociale che meno di tutti gode della stima della società non mi pare un bel modo per stimolare una riflessione realmente critica. Sembra infatti di sentire Berlusconi quando si lamentava del rischio di ribaltone.

    Termini come “programma elettorale”, maggioranza e opposizione, non hanno senso se riferite alla gestione di un Ordine il cui statuto non è pensato certo per questo genere di dinamiche; non fosse altro perchè il meccanismo elettivo del consiglio non consente (o comunque ne limita fortemente la possibilità) la formazione di una maggioranza e di una opposizione.
    E’ la spia più evidente di come l’Ordine, nato e pensato come organo di autocontrollo su questioni deontologiche, si sia trasformato in un luogo dove avvengono scelte di natura politica.

    Si tratta di un’altra delle contraddizioni ed equivoci attorno ai quali si giocano molte delle nostre discussioni (finendo, come sempre, per parlare d’altro).

    La prima è nota, riguarda la tendenza dei nostri ordini a porsi come sindacati (salvo poi ritirare sempre la mano quando fa comodo).
    La seconda è la tendenza a perpetuare la similitudine tra il consiglio e un qualsiasi organo parlamentare (utilizzando spesso e volentieri gli stessi slogan di comodo della peggiore politica).
    Entrambe derivano dalla distorsione che si è accentuata con il tempo che ha portato a caricare gli Ordini di funzioni e competenze che la norma non gli riconosce ma che fanno molto comodo per giustificare l’esistenza di un organo che sta progressivamente perdendo la sua ragione di esistere.

    Sta di fatto che l’elezione dei consiglieri è nominale e mi piace pensare che i singoli consiglieri (tutti) scelgano e prendano le lororo decisioni in totale autonomia e non in obbedienza ad una qualsiasi linea dirigista o meccanismo di maggioranza.

    Non mi sorprenderei se le prossime votazioni in Consiglio avvenissero con il voto di fiducia.

  7. emmanuele scrive:

    Mi sembra molto appropriato il confronto con il Della Mancia. Un lottatore sognatore, caparbio, disinteressato alla lungimiranza perché agisce non per motivazioni politiche. Forse cieco, ma come Giulio fa notare, “più che il tempo passa il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa”…
    Tornando sobri, il problema della perpetua erosione del ruolo culturale e professionale dell’architetto ha lunghissime origini. L’intero apparato che norma l’attività edilizia sembra, dal dopoguerra in poi, teso a garantire uno stato di perpetua deprivazioni degli strumenti dell’architetto, a vantaggio degli organi controllori e dei costruttori. Giustamente, vi domandate: e gli ordini?
    E bravi, fate bene a domandarvelo: gli ordini che facevano, oltre a rispettare il loro ruolo di esattore?

  8. candido scrive:

    ma chi ha parlato di parlamento, di politica. Mi sono forse perso qualcosa?

    E’ evidente che se uno stà in consiglio svolge un’attività politica oppure è lì ad innaffiare i fiori?
    Suvvia quello è un ruolo chiaramente politico e quindi tutti si assumano le loro responsabilità senza avere ambiguità e tentennamenti.
    Sembra la vecchia storia del “vorrei ma non posso…”.

    l’ambiguo candido

  9. Christian Rocchi scrive:

    scusate ma non posso esimermi dal sottolineare che mi sembra proprio singolare sentire parlare di “responsabilita’” da uno che ha talmente tanto coraggio e convinzione delle sue parole da nascondersi dietro uno pseudonimo ..ehhehehe veramente pittoresco.

    Candido ti piacciono i trolling stone?

    ihihihhih

    Scusate ancora..ma e’ troppo divertente.

  10. candido scrive:

    il problema non è lo pseudonimo (che, continuo a ricordare, sembra non dia fastidio a nessuno quando esprime commenti favorevoli e non piace – è anche vigliacco – se ha spunti critici) ma quello che si fà, caro il mio CONSIGLIERE.
    Io posso fare quello che mi pare, senza danneggiare nessuno, nel mio agire privato; quando si rivestono ruoli politici le cose cambiano …
    E a questo punto non bastano più le risate (che evidentemente qualcuno si fà alla faccia degli architetti), ci sarebbe solo da piangere a sentire uno che dice tante cose, cita i classici, richiama il sogno e tante altre belle cose ma poi, alla fine, stà attaccato alla poltroncina bella e calda.
    Ha ragione, caro CONSIGLIERE, Facciamoci una bella risata!! ihihihih, mi piace

    l’ilare candido

  11. Christian Rocchi scrive:

    Ma quali spunti critici? I tuoi spunti possono far solo ridere siano positivi o negativi: sono sempre banalmente e grezzamente strumentali e fuorvianti. Ed è per questo che puoi solo far ridere.. Tu mi fai ridere e ti ringrazio per questo.

    La poltrona bella calda? Ma sai di cosa stai parlando o apri la bocca solo per farci entrare qualche mosca?

    Non sei neanche lontanamente credibile nè come fomentatore nè come troll.

    Un troll almeno dice ogni tanto qualcosa di sensato. Tu fai solo ridere..:)

  12. candido scrive:

    almeno uno ride… mentre gli altri si sbattono per cercare lavoro e ragionare su quello che fanno!
    Buon divertimento

    Mi ricorda la banda musicale del titanic, ma?!

  13. Christian Rocchi scrive:

    No no.. Trolli come al solito.. Vedi io ti ringrazio perchè TU fai ridere. In questa situazione disgraziata sei TU che riesci a farci dimenticare il buio nero che circonda l’edilizia e l’architettura. Sei un momento di svago. Ti prego continua a scrivere:):):) quando ho bisogno di tirarmi un pó su di morale allora spero di leggere un tuo nuovo post.. Che puntualmente arriva: non smettere!
    Un caro saluto.

  14. candido scrive:

    Rispetterò volentieri le necessità del nostro grande e serio Consigliere che, con il suo agire, risolve le sorti del nostro mestiere.

    Essere un momento di svago per distrarlo dai tantissimi impegni che la sua carica impone è un onore! Se poi riesco a far dimenticare il buio nero che circonda l’edilizia e l’architettura è anche troppo, non credo di essere degno di tanta responsabilità ma, assicuro tutti, ci proverò!
    Con altrettanto caro saluto
    L’onorato candido

  15. Christian Rocchi scrive:

    Hai già da tempo passato la prova caro.. E a pieni voti. Non fare troppo il modesto.

    🙂

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