Biennale 2012 – Il Padiglione fatto di Materia grigia

18 aprile 2012

A quattro mesi dall’inaugurazione sembra che il Ministero non abbia ancora nominato il curatore del padiglione Italia.
Da una parte chissenefrega!
Dall’altra sembra che il vuoto stia lasciando spazio per occasioni ed opportunità.
Luca Diffuse ha lanciato un’idea, quella di creare un luogo in rete dove depositare in maniera libera e partecipata le proposte per un Padiglione Italia del tutto nuovo, quello che non c’è, o meglio quello che c’è più di qualsiasi altro padiglione immaginabile in un luogo reale.
D’altra parte se lo scopo di un padiglione è la rappresentazione di qualcosa, di farsi portatore di un sentimento culturale nazionale condiviso, probabilmente il vuoto lasciato dai nostri ministeriali non è che la massima rappresentazione di questa Italia allo sbando, ed è estremamente coerente con la filosofia depressiva che caratterizza questo governo, che sembra dipingerci come un popolo di incapaci e di inetti ai quali non affidare alcunché.
Ma Luca non è nuovo alle azioni di occupazione in rete che sollecitano la partecipazione contaminante di soggetti interattivi (come funghi), e con questa proposta ci offre una piccola occasione di rilanciare noi stessi, definirci in un gesto, una semplice presa di posizione, autodeterminata e collettiva, espressa tramite l’esercizio della nostra unica risorsa, il nostro intelletto.

Un occasione in più per ribadire che la rete non è mera virtualità, avulsa da quanto comunemente si definisce spazio reale; la rete è un luogo reale a tutti gli effetti, parte integrante dell’esistenza di ciascuno di noi, talmente preponderante nella nostra esperienza quotidiana dall’avere superato l’idea stessa di puro strumento; la rete ci circonda, caratterizza ogni cosa che facciamo e come tale può e deve essere abitata, utilizzata, vissuta, occupata esattemente come avviene con lo spazio pubblico urbano:

Occupy the net!

Per raccorgliere i contributi e le discussioni qui c’è il gruppo su FB e qui vengono rilanciati i contributi raccolti.


3 Commenti a “Biennale 2012 – Il Padiglione fatto di Materia grigia”

  1. Luca Diffuse scrive:

    Grazie della segnalazione. Devo dire che non sono d’accordo col ‘chissenefrega’, neppure col fatto che lo scopo del padiglione sia la rappresentazione e non mi sento davvero un fungo. Ringrazio appunto della segnalazione ma mi sembra che questo veloce articolo offra più una playlist di alcuni temi cari a chi scrive, che una rappresentazione di quanto sto facendo. C’è un progetto e ci sono delle sensibilità in atto, sono disponibile a discuterne con più tranquillità. Luca Diffuse.

  2. Ghigno di Tocco scrive:

    In una bella telefonata, Luca Diffuse mi ha precisato (e la parola ha una marcia in più sulla scrittura!) meglio la sua idea riguardo al Padiglione Italia. Qfwfq ha interpretato il progetto secondo la sua sensibilità e la sua visione, ma Luca non riesce ad identificarsi nell’interpretazione data al progetto in questo post.
    Perciò invito tutti ad una pagina di maggiore chiarimento del progetto:
    http://www.normale.net/blog/post/11/un-set-di-definizioni-appena-piu-precise-per-il-padiglione-italiano-iii

  3. Qfwfq scrive:

    @Luca
    “chissenefrega!” voleva essere una sorta di grido liberatorio di matrice palesemente qualunquista; un tabula rasa preliminare per spianare il campo a quanto ritengo ci sia di buono nella tua iniziativa; non mi sento insensibile all’assenza di un curatore per il Padiglione Italia della Biennale, trovo anzi intollerabile questa assenza di “cura” da parte delle istituzioni, che evidentemente dimostrano una volta di più un approccio puramente contabile al governo delle cose.
    La mia denunciata indifferenza voleva andare verso la sensazione che questa nomina, se puntualmente attuata, anche nei confronti del migliore curatore del mondo, avrebbe necesariamente risentito di questa rigidezza burocratica e ci saremmo ritrovati inevitabilmente a pensare a un “padiglione di ….”
    “cissenefrega!” interpreta (secondo un mio personalissimo punto di vista) incarna lo spirito di persone che, come stai facendo ad esempio tu in questo momento, non si fermano di fronte al vuoto istituzionale, anzi riescono a vedere in quel vuoto una occasione, una opportunità di rilancio e di sperimentazione; quella sperimentazione che nessun aparato burocratico avrebbe ptuto realmente avviare (non con la stessa genuinità)
    Sullo scopo di un Padiglione Italia, sono aperto e disponibile all’ascolto; se non è rappresentazione cosa è? se non si struttura in una forma o in una piattaforma che sia intrinsecamente connessa con una rete di valori definibili come Italiani, perchè lo hiamiamo Italia?
    Io penso che l’architettura sia sempre una forma di interpretazione rappresentativa di una realtà, e che funzioni come una piattaforma di valori e contenuti connessi tra di loro e intellegibili su più livelli e su diverse modalità comunicative. L’architettura è un luogo di incontro ipertestuale di molteplici sensibilità e valori espressi dall’uso che l’uomo ne fa.
    Nel caso di un Padiglione quale uso immaginare che non sia minimamente legato alla rappresentazione? ma soprattutto, quale processo innescare per fare si che questo luogo chiamato “Italia” sia portatore di un numero sufficientemente “rappresentativo” del sistema di valori che quel nome ancora una volta “rappresenta”?
    Parlando di processo, hai ragione, qui non si voleva rappresentare la tua idea (per la verifica delle fonti esiste la modalità ipertestuale, e il link rilanciato da Ghino era già nel post), non mi sarei mai permesso; piuttosto la mia è una libera interpretazione del senso che questa iniziativa assume, interpretazione che è necessariamente figlia di cose di mio interesse; in questo senso per me essere un fungo è un valore; non sarai un fungo, ma di certo il tuo progetto, che sembra alimentarsi della reciproca contaminazione e della aggregazione di molteplici particelle pensanti, gli assomiglia molto.

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