Basta ingiustificata precarietà e inammissibile sfruttamento

Condividiamo in pieno le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e denunciamo da tempo lo sfruttamento dei giovani professionisti al contrario del Consiglio Nazionale degli Architetti che difende gli sfruttatori.

Il Movimento “Amate l’Architettura” e il Comitato Iva Sei Partita rispondono alla lettera del Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti  Freyrie in merito alla regolarizzazione delle finte partite iva.

Le motivazioni del Presidente Freyrie sono incomprensibili e sbagliate, non si può continuare a ignorare l’esistenza e il perdurare di un fenomeno di sfruttamento dei giovani professionisti.

Dai dati raccolti tramite il sito www.ivaseipartita.it emerge infatti che il 71%, di chi ha compilato il questionario, non si considera un lavoratore autonomo e l’81% ha aperto la partita iva perchè imposta da parte dal datore di lavoro, il 75% non ha nessuna forma di contrattazione scritta e il 71% non può concordare gli orari di lavoro.

La Presidenza del CNA esprime la sua contrarietà senza addurre nessun dato reale del fenomeno, nessuno vuole costringere i professionisti a diventare dipendenti, non si deve confondere la collaborazione tra professionisti con la sottomissione tra datore di lavoro e dipendente.

SCARICA LA LETTERA E INVIALA ANCHE TU AL  CNA

Leggi la lettera:


Architetto Leopoldo Freyrie

Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC

Via di Santa Maria dell’Anima,10   00186 Roma

Fax  06 6879520

direzione.cnappc@archiworldpec.it – direzione.cnappc@archiworld.it

e p.c.

Sen. Mario Monti

Presidente del Consiglio dei Ministri

Prof. Elsa Fornero

Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Dott. Corrado Passera

Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture

Prof. Avv. Paola Severino

Ministro della Giustizia

Roma  30-03-2012

Oggetto: Chiarimenti in merito alla Sua lettera del 27/03/2012Prot. 0000402

Gentile Architetto Freyrie,

Non capiamo la Sua contrarietà alla norma di regolarizzazione delle finte partite iva, inserita nel disegno di legge sulla riforma del lavoro, e non condividiamo la Sua lettera al Governo italiano.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha recentemente dichiarato: “Basta ingiustificata precarietà e inammissibile sfruttamento, le giovani generazioni, sulle quali grava già un debito pubblico che tende a diventare un fardello insopportabile, devono poter accedere al mercato del lavoro in modo che non siano penalizzate da ingiustificate precarietà o da forme inammissibili di sfruttamento”.

Nelle parole del Presidente Napolitano appare drammaticamente urgente, necessario e non più rimandabile la cessazione delle ingiustizie nel mondo del lavoro, tra cui le finte partite iva.

Sembra che Lei non conosca la realtà italiana: esistono migliaia di giovani professionisti che vengono sfruttati da studi medio grandi e da società di ingegneria che li obbligano a comportarsi da dipendenti, tenendoli però a partita iva con stipendi da fame.

Non si capisce il perché, o forse è chiaro: si vuole confondere le idee facendo ipotesi che non hanno nulla a che vedere con la norma, come quella che il cliente dovrebbe essere obbligato ad assumere il suo architetto di fiducia.

Nella Sua lettera, Lei ipotizza di risolvere gli abusi ricorrendo alla vigilanza sul rispetto delle norme deontologiche, non da parte degli attuali Ordini Professionali, ma dei futuri Ordini riformati nel senso della terzietà: in questo modo ammette candidamente l’effettiva incapacità di svolgere il proprio compito degli attuali Ordini per conflitto d’interesse, rimanda la soluzione del problema a future ed eventuali nuove Istituzioni, e ignora che questo fenomeno interessa anche professionisti che lavorano per srl e imprese non tenute a rispettare il codice etico dell’Ordine, ma la legge dello Stato.

Lei prima dichiara che: “gli iscritti agli Albi hanno un’autonomia tecnica e professionale che contrasterebbe con i doveri del dipendente nei confronti del datore di lavoro, basato sul principio dell’assoggettamento“, e poi che: “due quinti dei nostri iscritti sono dipendenti“, cadendo in un’evidente contraddizione.

Questa norma, volta a presumere, salvo prova contraria, il rapporto di effettiva dipendenza tramite tre parametri, non vieta collaborazioni oltre i sei mesi e non obbliga nessun professionista a diventare dipendente, ma lo garantisce dallo sfruttamento, conferendogli il potere di difendersi dagli abusi e quindi il potere contrattuale di decidere le modalità della sua prestazione. E’ necessario infatti, se si ha a cuore la qualità dell’architettura italiana, riequilibrare il mercato della progettazione: se oggi nelle gare pubbliche ci sono professionisti che fanno sconti dell’80% è anche perché possono contare su una moltitudine di giovani colleghi che vengono sottopagati e costretti a lavorare a partita iva.

Gli studi medio piccoli possono tranquillamente continuare a lavorare senza allarmismi: devono semplicemente non confondere il rapporto di collaborazione, che ci può essere con altri colleghi, con il rapporto di dipendenza, che si basa sul principio dell’assoggettamento, come da Lei giustamente ricordato.

Con i migliori saluti.

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com

Ivaseipartita

www.ivaseipartita.it

info@ivaseipartita.it


13 Commenti a “Basta ingiustificata precarietà e inammissibile sfruttamento”

  1. Moreno scrive:

    Propongo una raccolta di firme online per cacciare i Consiglieri del CNAPPC ed il loro Presidente essendo ormai, come appare dalla lettera inviata al Presidente del Consiglio, ampiamente dimostrata la pericolosità delle loro pubbliche esternazioni.
    Complici delle manovre governative (2006 e 2011/2012) che ci hanno tolto qualsiasi garanzia e riferimento a “minimi salariali contrattuali garantiti” – per dirla alla maniera degli “operai metalmeccanici, edili, pubblico impiego, sindacati della Triplice, ecc..) – i Consiglieri del CNAPPC dimostrano di non conoscere la realtà degli Studi di architettura italiani (2/4 addetti e con un volume d’affari medio di 120 mila euro” – annuo o decennale??) e quella della condizione professionale dei “collaboratori”.
    Gradirei dagli illustri Consiglieri una risposta DOCUMENTATA alle seguenti domande:
    * sanno loro che la stragrande maggioranza degli architetti che “collabora” a partita IVA con gli Studi professionali italiani:
    1) non ha alcun limite di ore di lavoro giornaliere?
    2) che tali ore superano il numero di 10/giorno e spesso, essendoci “consegne urgenti”, le ore diventano 14/16/18?
    3) che nessuna maggiorazione salariale viene corrisposta ai “collaboratori” né per il maggior numero di ore lavorate, né per il lavoro notturno, né per il lavoro festivo e che, solo presso alcuni Studi in cui la semischiavitù e la dignità delle persone hanno, talvolta, qualche considerazione, in cambio viene concesso ai “collaboratori” di recuperare le maggiori ore lavorate concedendo loro un limitato numero di giornate di libertà (..quando c’è poco da fare)?
    4) che non godono di ferie o di giorni festivi remunerati (certo sono “liberi professionisti” che fatturano le loro “collaborazioni professionali” anziché essere considerati dipendenti a partita IVA, ridotti in semischiavitù come certi cinesi, di cui si ha notizia dagli organi d’informazione, che lavorano senza regole sociali, sindacali e di umana dignità, per produrre il MADE IN ITALY?
    5) che non hanno alcun tipo di assicurazione che li tuteli contro gli infortuni presso lo Studio nel quale lavorano e presso i cantieri nei quali vengono inviati a fare rilievi ed altro?
    Ultima considerazione: – perché il CNAPPC si ostina a svolgere il ruolo di un sindacato di categoria quando questo ruolo non gli è consentito dal R.D. n. 2537/1925, dal DPR n. 328/2011 e dalla sua capacità di essere interprete delle istanze e dei seri problemi con cui gli architetti sono costretti a misurarsi ogni giorno.

    DALLA RIFORMA DEL LAVORO UNA STRETTA SULLE FINTE PARTITE IVA
    http://www.edilportale.com
    29/03/2012 – Sono numerose e di notevole impatto le novità legislative che stanno interessando negli ultimi tempi i professionisti. Do..

  2. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    La grande novità di questi giorni è il successo di archleaks italia (http://www.archleaks.com/it/), sito delatorio (e anonimo) dedicato agli sfoghi degli schiavi all’interno dei grandi studi italiani di architettura.
    Peia, Metrogramma,Citterio, ce n’è per tutti con aneddoti sapidi e documentati (in molti casi) sulle vessazioni quotidiane che i giovani dipendenti (a partita iva) sono costretti a subire.
    Tra tutti mi hanno colpito i commenti dedicati a Fuksas, quello che a “Presa diretta”, il programma televisivo di Riccardo Iacona (http://www.youtube.com/watch?v=qqwF9HYJY5s), ha dichiarato, con grande ipocrisia: “questa non è una professione, è una follia. Solo i pazzi si mettono a fare questo mestiere…”.
    A quanto pare, anche lui ci mette di suo….

  3. Max Lusetti scrive:

    c’è un errore nella lettera : ELSA FORNERO non Foriero … santi correttori

  4. candido scrive:

    la ricerca del consenso alla faccia di tutto e tutti … Io credo che il CNA abbia ragione, il problema delle finte partite IVA è solo uno degli aspetti, è il sistema che richiede interventi.

    Mi piacerebbe sapere se tra quelli che plaudono alla questione dell’IVA ci sono professionisti che hanno assunto altri giovani colleghi con contratti.
    Questo già si può fare e sarebbe molto bello che chi crede in queste posizioni sia così coerente da agire in prima persona.
    Altrimenti sono solo chiacchiere e fumo negli occhi
    Aspettiamo risposte e conferme
    l’impopolare candido

  5. Moreno scrive:

    Candido di nome ma grigio di idee!
    Egregio collega mi devi spiegare perché sei SEMPRE dalla parte della critica decostruttiva e
    banale; vuoi apparire come il “picconatore” a tutti i costi anche quando vengono denunciati temi
    e condizioni che oggettivamente offendono, dequalificano e colpiscono, in maniera dura e impropria, gli architetti liberi professionisti.
    Eppure, ben sapendo che sul web ci sono, quotidianamente, interventi di centinaia di architetti ed ingegneri che denunciano in modo documentato le misere condizioni in cui sono costretti ad operare
    e a tentare di sopravvivere professionalmente, tu ti ostini ad essere sempre “contro” e ad usare un tono di sberleffo nei confronti di tutti, con particolare impeto verso gli interventi di Amate l’Architettura.
    I tuoi commenti suscitano soltanto la tua derisione e ti fanno apparire come un folletto, un nano di una corte medievale chiamato per rallegrare il signore del reame.
    Per calmare i tuoi gratuiti istinti decostruttivi, ti invito a collaborare, a partita IVA e per un solo mese, con uno Studio affermato e a vedere impiegata la tua dignità, professionalità o, semplicemente, la tua voglia e disponibilità ad imparare “il mestiere”, sbattuto tra lucidature cad, rimproveri, intere giornate passate a fare fotocopie, rendering, esecutivi sbagliati senza possibilità di correzione o di critica costruttiva – pena maltrattamenti ed insulti – per 10/16 ore al giorno, in media, compresa la notte e, spesso, i giorni festivi; il tutto, secondo il curriculum, l’esperianza e l’età del “collaboratore”, con uno “stipendio” mensile lordo di 600/1200 euro.
    Questa è, purtroppo, la condizione vera di tutti i “collaboratori” e se, come da te asserito, molti Studi chiuderanno, nel caso di approvazione della nuova legge, avremo la fine dello sfruttamento vergognoso di colleghi affermati nei confronti di altri colleghi meno fortunati o all’inizio della loro carriera e una più equa distribuzione degli incarichi e dell’attività professionale per tutti.
    Egregio candido marziano, pur sospettando che la questione “collaboratori a partita Iva” ti costringerà a ridimensionare i tuoi utili professionali, ti invito a bere tisane per mitigare i tuoi incontrollati bollenti spiriti e ad avere rispetto per tutti i colleghi e, specialmente, per quelli a partita Iva.
    Ti informo, poi, al fine di evitarti una ennesima pessima figura nella tua possibile risposta, che svolgo
    l’attività professionale di architetto da 36 anni e che tutti coloro che hanno collaborato con lo Studio del sottoscritto ancora mi ringraziano per il trattamento professionale ed economico avuto.
    Moreno

  6. candido scrive:

    @Moreno,
    il tono della risposta denuncia un furore che non è il mio. I tuoi collaboratori saranno stati contenti perchè probabilmente sei persona amabile e gentile ma non credo che tu li abbia assunti con contratto a tempo indeterminato (questa è la differenza). Infatti parli di collaboratori come fanno tutti. Sarai stato bravo e non li avrai pagati bene non facendoli lavorare 16 ore, ma non avevano il posto fisso. Assumili tutti con regolare contratto e poi riparliamo della tua correttezza, questo rivendicano.
    Io poi non voglio dire sempre il contrario di tutto ma uso riflettere e su questi temi credo che le cose siano più complesse di quelle che volgliono far sembrare alcuni.
    Se anche il CNA (e quindi come vedi non sono il solo che riflette e che ha un’opinione diversa dalla tua) scrive una lettera che denuncia questi problemi, figuriamoci se la mia necessità è andare contro Amate (troppa importanza, non credi?).
    Ribadisco che le questioni sono più ampie e complesse e se non si cambierà profondamente il sistema complessivo i piccoli studi chiuderanno ANCORA più velocemente di prima.
    Io non conosco tutti questi studi che sfruttano selvaggiamente i giovani colleghi e se tu hai avuto sempre collaboratori felici buon per te.
    Il sistema professionale degli studi è fato di incarichi che durano periodi limitati (anche se a volte anni) e quindi le collaborazioni possono solo riferirsi a periodi determinati. Questo sistem, se passerà, causerà collaborazioni di 5 mesi e poi tutti a casa o, addirittura, collaborazioni fatte “a distanza” in cui architetti affideranno ad altri, in altri studi, gli incarichi. Così i giovani, oltre a ricevere uno scarso compenso, si vedranno costretti anche a pagare le spese di una piccola stazione cad in casa; geniale. Complimenti
    il grigio candido

  7. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Ci sono molti colleghi, oltre il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, che non hanno capito o non vogliono capire la norma, ve la spiego NUOVAMENTE.
    Le collaborazioni negli studi di architettura non finiranno e non devono finire, ciò che deve finire è lo sfruttamento!!!
    Se io sono il titolare di un piccolo studio e mi capita un lavoro che non sono in grado di fare da solo, non devo assumere NESSUNO, devo semplicemente chiedere di collaborare con me a uno o più colleghi. Collaborare non significa pagare 600 euro al mese un collega e obbligarlo a seguire orari e comportamenti da dipendente, collaborare significa condividere un lavoro e dividere la parcella e il lavoro in maniera equa (personalmente divido al 50% l’utile di un lavoro se dovessi condividerlo con un altro collega).
    Chi paga poche centinaia di euro al mese un collega per un lavoro o è uno sfruttatore o è un professionista che ha preso un lavoro con l’80% di ribasso, la norma serve a eliminare entrambe le ipotesi riequilibrando il mercato e ripristinando un minimo di dignità alla professione.
    Spero di essere stato chiaro e di non dovere leggere altre stupidaggini.

  8. candido scrive:

    Il buon Don Alcaro della Mancia è sempre molto gentile e delicato.
    Chi non la pensa come lui è stupido e ovviamente dice solo stupidaggini.
    Pensarla diversamente invece è sempre una risorsa, io credo, ed il confronto (se voluto però da entrambe le parti) è sempre produttivo.
    I capipopolo (o quelli che cercano di esserlo) non dialogano ma affermano, non si confrontano ma impongono.

    La mia riflessione è semplice (oltre che stupida); questo tema non può essere liquidato in due batute anche pensate per la ricerca del facile consenso di una gruppo o di una categoria (probabilmente per costruirsi alleanze future), ma deve essere inserito in un quadro più ampio di riflessione e riforma.

    Il nostro Don Alcaro della Mancia, invece, ha la sua verità che DEVE essere condivisa – o subita – da tutti. Ci dice lui come si deve fare e lui ci insegnerà a vivere una professione migliore, ottimo.
    Pendiamo dalle sue labbra

    Una piccola cosa; la collaborazione non è dividere al 50 %; così confondiamo le già torbide acque. Questa, a casa mia, è una società. Un conto è il lavoro dipendente ed un conto è un rapporto societario, anch’io capisco la differenza.
    Si può fare tutto ma allora è altro dalla semplice collaborazione che quasi tutti gli studi cercano per predisporre gli elaborati utili ad un progetto. Non credo che tutti facciano società con il primo venuto. Si dovrebbe fare un’Associazione ma non credo che tutti la vogliano fare.

    Forse stiamo parlando di altro; molti fanno fare tutto il lavoro agli altri e si prendono poi la metà dell’importo senza fare nulla. Non mi sembra una buona cosa anche questa e forse è peggio. Un subbappalto non corretto che è un’altra forma di sfruttamento.
    Sicuramente non sarà il caso del nostro Don Alcaro ma accade anche questo
    lo stupido candido

  9. Moreno scrive:

    @candido,
    nel condividere l’estrema chiarezza ed il contenuto di quanto spegato dal collega M. Alcaro, mi riesce difficile comprendere certe tue affermazioni quando metti in relazione gli incarichi che durano periodi limitati con la necessità di assumere i collaboratori con contratti a tempo indeterminato.
    Proprio le tue parole (e la realtà degli studi piccoli e medi quotidianamente lo dimostra) fanno capire che la precarietà, intesa come discontinuità di affidamento degli incarichi professionali, è tipica, da sempre, del nostro lavoro; spesso si ha un anno o più di intenso lavoro e poi mesi o anni passati in attesa di un nuovo incarico oppure impegnati a partecipare a gare di servizi senza alcun risultato.
    Dovresti conoscere la realtà italiana nella quale, pur avendo progettato e realizzato un grattacielo alto 350 m negli Emirati Arabi, non puoi concorrere all’affidamento della ritinteggiatura dei prospetti di un asilo-nido comunale se non dimostri di avere un qualche diploma o pezzo di carta, ottenuto partecipando a qualche inutile web-corso, che ti abilita come esperto di bioarchitettura.
    A qualunque età, con qualsiasi esperienza professionale, ogni volta si ricomincia da zero e per coloro che hanno sempre svolto la professione in questo modo (senza compromessi e senza essere mai stati portaborse o lacchè di qualcuno), pur con grande impegno, soddisfazioni anche economiche e riconoscimenti, ogni volta che ciò accade ci riporta ai giorni dell’inizio della nostra attività di liberi professionisti, con la differenza che la struttura operativa di cui ci si è dotati ha costi sempre crescenti che si devono, comunque, affrontare e soddisfare se non si vuole chiudere la bottega.
    Egregio collega non ti è mai capitato di svolgere un incarico professionale in collaborazione con un altro collega? Che “ci azzecca”, per dirla alla Di Pietro, l’assunzione a tempo indeterminato?
    Lasciamo, quindi, tale possibilità agli studi che se lo possono permettere e offriamo opportunità di lavoro (e trasmissione del saper fare architettura e la professione) a colleghi, “collaboratori a partita Iva”, trattati con dignità, condividendone anche idee e notazioni, remunerati in maniera onesta, anche con una percentuale della propria parcella in funzione dell’impegno e della complessità dell’incarico da svolgere.
    Smettiamola di fare interventi sbagliati che creano soltanto risentimento, confusione e distorsione della realtà e sosteniamo i colleghi che vengono sfruttati da altri “colleghi” privi di ogni scrupolo pur di avere una moltitudine di incarichi, di esercitare la loro avidità di budget e di veder pubblicati i loro lavori con tanto di foto dello studio con una moltitudine di collaboratori, sorridenti per il fotografo, ma in realtà schiavi, pagati in modo pessimo e costretti ad operare nell’anonimato dello studio in cui brilla solo la stella del/i titolare/i.

  10. Giulio Pascali scrive:

    @Candido
    svegliati!
    il caso delle finte partite IVA è un caso specifico che riguarda una parte degli architetti; non risolve tutti i problemi ma almeno una piccola parte si; il tuo è solo benaltrismo immobilizzante (campo in cui ti sai esercitare egregiamente, mi pare).
    allargare il campo della discussione in questo caso serve solo per annacquare il brodo e non cambiare nulla (obbiettivo a cui evidentemente mira il CNA che si spaccia come rappresentante di 150.000 liberi professionisti) e proteggere i grandi studi professionali che sfruttano le finte partite IVA
    se uno studio professionale ha una rapporto con un altro studio e non è una finta partita IVA non ci vorrà molto a dimostrare la sua autonomia organizzativa e operativa
    invece è importante smascherare le finte partite IVA proprio per dimostrare la dimensione del fenomeno del precariato di molti giovani colleghi
    cominciamo con il fare chiarezza anche tra colleghi e capire quanti sono veramente liberi professionisti, quanti dipendenti (pubblici o privati) quanti collaboratori a progetto
    dopodochè cominciamo a dare vere tutele contrattuali ai colleghi precari

  11. mimmo scrive:

    Il presidente del CNA ci risponde indirettamente e dice che il problema delle finte partite iva riguarda soltanto il 2% degli iscritti, vedi link del comunicato stampa di oggi (http://www.awn.it/AWN/Engine/RAServePG.php/P/196531AWN0303/M/31901AWN0306) qualcuno gli dice qualcosa?? o bisogna passare alle mani? (si fa per scherzare leopoldo)

  12. marco scrive:

    Ho letto alcuni estratti della lettera del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori inviata al Presidente del Consiglio e ai Ministri della Giustizia, del Lavoro e dello Sviluppo economico, che esprime l’assoluta contrarietà alla norma che, nel disegno di legge sulla riforma del lavoro, intenderebbe includere gli iscritti agli Albi tra coloro che sarebbero messi sotto osservazione come finte partite iva.
    Sono rimasto alquanto disgustato dall’atteggiamento esposto, specie dalla presidenza. Se questa è l’espressione dell’etica e del rispetto che circola all’interno degli ordini professionali nei confronti dei giovani professionisti, allora credo sia giunto il momento di fare veramente qualcosa di drastico. E’ scandaloso addirittura arrivare ad affermare che gli studi professionali reggono il momento di crisi grazie anche a questi rapporti di lavoro!!
    In tempi migliori i giovani professionisti erano già sfruttati, riservando la maggior parte dei ricavi ai titolari degli studi. Ora, in tempi di crisi, si ha pure il vantaggio (a fatturati qualche volta invariati rispetto anni precedente), di poter stringere ancora un po’ il cappio attorno al collo delle finte partite iva…
    Diciamola tutta… se molti studi medio piccoli sopravvivono è grazie allo sfruttamento delle ottime competenze in termini di utilizzo di strumenti informatici, aggiornamento normativo, dinamismo dei giovani professionisti. Non meno aiuta la possibilità di pagarli a rimborso spese o anche meno… Altra strategia è quella di escluderli sempre dal team di progettazione nei lavori pubblici, cosicché non possano mai farsi un curriculum personale e poter gareggiare a concorsi e lavori, svincolandosi dallo studio e diventando veri liberi professionisti… Tutte tessere di un puzzle costruito ad hoc al fine di garantire la generazione di professionisti che oggigiorno probabilmente sarebbe fuori mercato per competenze e professionalità, e che sarebbe costretta ad appoggiarsi a professionisti giovani pagandoli in modo equo!
    Questi “inquadramenti professionali” sopravvivono negli ordini nella completa omertà, e anche quando alcune commissioni giovani hanno affrontato apertamente e coraggiosamente il problema, nulla è stato fatto. Gli ordini non devono e non possono assumere funzione di controllo interna in merito a queste problematiche, in quanto è ben chiara la posizione a riguardo: non fare nulla…. che tutto va bene così!

  13. Alanis scrive:

    Io mollo tutto, vado in Inghilterra a fare la croupier. Questo mestiere mi ha squarciato le ovaie…

    P.s. Freyre (o come ti chiami): ma …………….. Te e le partite IVA, che se difendi a spada tratta evidentemente é perchè sfrutti qualche poveretto con questo sistema di schiavitù legalizzata.

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