Assemblea di bilancio dell’Ordine di Roma: la Fondazione a tutti i costi

Lunedì 19 marzo si è svolta, presso l’Acquario romano, l’Assemblea di bilancio preventivo dell’Ordine degli Architetti di Roma, una riunione che si preannunciava molto accesa già dalla lettera che il Cesarch ha inviato ai propri iscritti alcuni giorni prima e che ha costretto il Presidente Schiattarella a “precettare” tutti gli uomini possibili.

Nell’ordine del giorno è stato inserito, oltre all’approvazione del bilancio preventivo 2012, la costituzione della Fondazione dell’Ordine.

La Fondazione, che è pagata con i soldi degli iscritti, è stata imposta dal Presidente dell’Ordine che  ha respinto tutte le proposte che sono state fatte, tra cui:

– rimandare la nascita della Fondazione a settembre, quando si conoscerà nell’ambito della riforma degli Ordini, la nuova norma sulla formazione permanente;

– discutere in assemblea le modalità di creazione della Fondazione, tra cui i finanziamenti, le nomine dei membri del Consiglio di Amministrazione, le finalità, permettendo agli iscritti di esprimere le proprie considerazioni ;

– coinvolgere il Centro Studi degli Architetti dell’Ordine di Roma (il Cesarch) nato più di 20 anni fa come organo indipendente per gestire la formazione e voluto dall’Assemblea degli iscritti, nella creazione della Fondazione;

– separare la votazione del bilancio da quella della Fondazione.

Tutto è stato inutile, il nostro Presidente, incollato alla poltrona da quasi 15 anni, ha detto no!! decide lui per tutti noi e poi ci fa sapere, la Fondazione è l’ultimo baluardo a cui attaccarsi per conservare una poltrona nei prossimi anni.

Dopo alcuni interventi appassionati, si è passati velocemente alla votazione del bilancio, i “precettati” avevano fretta di andare via, il Presidente da vecchio politico esperto ha blindato la Fondazione non permettendo una votazione a parte ma inserendola nella votazione del bilancio, su 145 presenti, 96 hanno votato a favore e 48 contro, (non si ricorda negli ultimi 20 anni un numero così alto di voti contrari).

Tra coloro che hanno votato a favore, se si tolgono i consiglieri dell’Ordine (15), i responsabili delle società dell’Ordine (acquario romano srl, prospettive edizioni srl), i dipendenti delle società, i consulenti, i componenti delle commissioni dell’ordine, i collaboratori, quelli già nominati nella fondazione, (tutte persone che percepiscono uno stipendio, un rimborso spese o un gettone dall’Ordine) e quelli a cui è stato già promesso qualcosa, non rimane praticamente nessuno !!

Il problema principale è che i nostri colleghi non partecipano alle Assemblee di bilancio e fanno molto male perché permettono a una “minoranza” che non ha più alcun consenso tra gli iscritti, di fare il bello e cattivo tempo gestendo in maniera privatistica i nostri soldi.

L’unica cosa che possiamo fare è informare gli iscritti nella speranza di una maggiore partecipazione, la rete ci può aiutare, segnaliamo il post dell’Associazione iva sei partrita molto attiva tra i giovani colleghi.

Pubblichiamo l’intervento in Assemblea della nostra collega Eleonora Carrano che ha avuto un lungo applauso da coloro che partecipavano liberamente alla riunione e che non ha avuto alcuna risposta esauriente dal nostro Presidente:

Premesso che:

il R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537 Approvazione del regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto (2). Pubblicato nella Gazz. Uff. 15 febbraio 1926, n. 37.(2) Modifiche ed integrazioni alla disciplina dell’ordinamento,sono state apportate dal D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328.

Visto che:

Sezione II – Del Consiglio dell’Ordine di Approvazione del regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto art37.

Il  consiglio dell’Ordine, oltre alle funzioni  attribuitegli  dal  presente regolamento dovrebbe determinare  il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine per le seguenti funzioni:

1) vigilare sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti

2) prendere i provvedimenti disciplinari;

3) curare che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione.

4) determinare  il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’ordine,

5) compilare ogni triennio la tariffa professionale (ora abolita, n.d.r.)

6) dare i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

SI OSSERVA CHE

1) quanto riportato all’Ordine del giorno, ovvero: “costituzione della fondazione dell’ordine” è in assoluta discordanza con quanto previsto dal r.d. 23 ottobre 1925, n. 2537,  così come del resto lo sono la costituzione di s.r.l.  quali la “prospettive edizioni s.r.l.”  e  “acquario romano srl” finanziate con il contributo annuale degli iscritti e delle quali l’Ordine si è dotato da circa un decennio.

2) Ancora più grave è la modalità con la quale questo Consiglio costituito da sole 15 persone abbia  inteso far passare la costituzione di una  “fondazione” mettendola al voto all’ordine del giorno come costituisse fatto e diritto, senza informare e consultare  previamente i suoi 17.000 iscritti circa l’utilità e l’opportunità dell’iniziativa dal momento che – ci sembra di capire – tale fondazione dovrebbe essere avviata con il contributo degli iscritti.

3) Vogliamo ricordare che, quando fu costituito il CesArch nel 1991/1992 l’allora Presidente e Consiglio, indissero  una riunione tra gli iscritti all’Ordine e,  solo successivamente, dopo aver illustrato, discusso e accettato le proposte pervenute dagli iscritti, organizzarono una nuova riunione per la costituzione notarile del CesArch, con la presenza e sottoscrizione dell’atto costitutivo di un discreto  numero di colleghi.

4) Ma tale anomalia è solo l’ultima di una serie di cui questo Consiglio  si rende protagonista. Anche la singolare costituzione delle SRL (finanziate  in parte o totalmente?) con il contributo annuale degli iscritti che dovrebbero costituire una opportunità per tutti, sono appannaggio di pochi eletti. La scorsa assemblea, era stato messo in evidenza come fosse assolutamente inopportuno che la direzione della casa editrice Prospettive edizioni, così come la gestione della stampa della discussa rivista AR (a metà tra il bollettino e la pretesa di una rivista con contenuti culturali) con costi di produzione esosi denunciati in più occasioni a questo Consiglio, fosse diretta da ben 10 anni dallo stesso professionista in totale assenza di un costruttivo contraddittorio nella figura  di un suo comitato scientifico.

5) Si era infatti portato ad esempio  in assemblea, (pag.22 del verbale del 28.04.2011)  il caso spagnolo ove in regime di trasparenza assoluta, a cadenza biennale, viene messa a concorso sia la direzione della rivista che della casa editrice indicando con inequivocabile chiarezza, quali saranno i compensi per le attività previste. La sottoscritta, si era persino adoperata -inutilmente, va detto – per far pervenire a questo Consiglio  il bando di concorso (sic!) Ovviamente, il Consiglio non ha recepito le ampiamente condivise istanze di quanti sono intervenuti in assemblea e non ha seguito, né l’esempio spagnolo né nessun altro che garantisca agli iscritti una democratica e meritocratica alternanza della gestione della rivista e della  casa editrice.

6) Ad oggi infatti, dopo oltre un decennio, agli iscritti all’ordine di Roma, non è dato  conoscere -di grazia – quanto l’arch. Presta (e la sua consorte) da 10 anni alla guida della Prospettive Edizioni srl, percepisca in qualità di direttore della medesima casa editrice, né quanto gli venga corrisposto come Presidente del Consiglio di Amministrazione della Prospettive Edizioni srl. In questa sede lo gradiremmo  sapere.

7) A seguito delle critiche espresse in assemblea, questo Consiglio, dopo oltre un decennio, con delibera del 20 luglio 2011 ha acconsentito ad istituire una Commissione scientifica (sebbene il presidente Schiattarella avesse dichiarato già nell’assemblea del 28.04.2011 pag.28-29 che “in consiglio era già stato nominato il comitato tecnico scientifico” ) ebbene, a distanza di 8 mesi dalla nomina  di  tale  Comitato scientifico per la Società Prospettive Edizioni, composto da 6 membri, si è purtroppo già persa ogni traccia prima ancora che entrasse in azione  a quanto pare, visto  che  lo stesso, neppure è menzionato nel sito ufficiale di Prospettive edizioni. http://www.prospettivedizioni.it/

8) a proposito dei costi di produzione della discussa rivista AR, già sottoposti  in passato all’attenzione di questo Consiglio perchè  “ fuori mercato”:  si rileva un andamento degli stessi,  quanto meno schizofrenico, per il costo della sola stampa,  passata dai 120.000 euro nel 2003, ai 178.000 del 2009, ai 100.000 del 2011 ai 127.000 euro attuali, senza che questi abbiano una qualche sincronia con l’incremento o meno degli iscritti (attualmente 17.000 ma nel 2003 erano 13.000), gradiremmo chiarimenti in merito.

9) Va inoltre precisato che, quanto affermato dal presidente Schiattarella nell’assemblea del 28.04.2011 alla pag.29 ovvero che “il costo editoriale  di AR è  pari a zero” non risponde alla realtà dei fatti.  Infatti, per l’attività di redazione di AR, la sig.ra Aprosio percepisce circa 16.000 euro annui che vanno a sommarsi ai costi della sola stampa – quest’anno stimati intorno a circa 110.000 euro ma nel 2009 erano 178.000 euro  – di  una rivista che peraltro non ha il gradimento della maggior parte degli iscritti.

10) Sempre nel nome della trasparenza, sarebbe opportuno che il Consiglio informasse gli iscritti della circostanza che vede un professionista prestare la sua opera in un  incarico fiduciario  presso l’Ordine – quale è quello di gestire il denaro degli iscritti – condannato  in sede di commissione deontologica a ben due provvedimenti disciplinari. Ricordiamo quanto pronunciato dall’allora Garante Stefano Rodotà, respingendo la richiesta della legge sulla  privacy che «non ha modificato la disciplina legislativa relativa al regime di pubblicità degli albi professionali e alla conoscibilità degli atti connessi,  e che tali albi sono destinati per loro stessa natura e funzione ad un regime di piena pubblicità, anche in funzione della tutela dei diritti di coloro che a vario titolo hanno rapporti con gli iscritti agli albi».

11) Per concludere, in linea con quanto espresso sopra e con riferimento al  R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537 e successivi, in merito al preventivo del bilancio proposto dal consiglio dell’Ordine ci chiediamo: _ perchè mai gli iscritti dovrebbero finanziare  tale “mediarch” euro 25.000? (preventivo  pag. 3 )

_ cosa sono le “Azioni esterne promozione e tut. Profess.” alla pag 4 capitolo B.1.6) – SPESE TUTELA PROFESS. per la cifra di euro  452.309,06? in cosa differisce dalla voce “Promozione internalizzazione” ?

_ e perchè mai sotto la voce B.1.6) – SPESE TUTELA PROFESS. Compare il “Fondo pubblicazioni- volumi di architettura” per euro 40.000?  Perchè gli iscritti, privi persino della supervisione di un comitato scientifico operativo, dovrebbe voler finanziare tali “volumi di architettura”?

_ e come mai questa voce non è comparsa fino al 2011, sebbene la casa editrice Prospettive srl esista dal 2001? come finanziava i volumi pubblicati?

_ fa parte della tutela professionale, per es, finanziare un libro di un consigliere dell’Ordine in carica?

_ Alla pag.5 “B.2) USCITE IN CONTO CAPITALE” sono stati stanziati 50.000 euro, sarà mica il fondo per la futura fondazione? Altrimenti, in quale di capitolo di spesa compare la costituzione della “Fondazione” posta  all’ordine del giorno che si chiede agli iscritti di votare e nel cui bilancio di previsione, tale voce neppure compare?

_ alla pag.3, le SPESE PER IL PERSONALE ammontano alla straordinaria cifra di  euro 788.000,00 come è possibile, se l’Ordine ha solo 14 dipendenti? Vengono per caso pagati, con questi denari anche i dipendenti della srl “Acquario Romano”? Per la legge sulla trasparenza, vorremmo pubblicati in rete i nomi del personale e quanto questi percepiscano singolarmente.


17 Commenti a “Assemblea di bilancio dell’Ordine di Roma: la Fondazione a tutti i costi”

  1. medearchi scrive:

    Praticamente ciò che ad oggi si riesce ancora a controllare, indagare e condannare poichè facente parte di una gestione “pubblica”, sarà poi pressochè impossibile trattandosi di una Fondazione. Come si potranno bloccare casi come quello scoperto in questi giorni all’INPS di Colleferro, provincia guarda caso, di Roma ? http://roma.virgilio.it/primopiano/colleferro-dipendente-truffa-inps.html

  2. franco s. scrive:

    propongo una raccolta firme per articolare una denuncia presso le autorità competenti.

    arch. franco s.

  3. eleonora c. scrive:

    riporto un breve intervento di Sergio Romano pubblicato sul Corriere della Sera:

    uno dei fenomeni meno constatati della storia italiana è la sopravvivenza delle istituzioni fasciste nell’Italia democratica. Il fascismo fu considerato la causa di tutti i mali della nazione e l’antifascismo divenne il necessario preambolo di qualsiasi dichiarazione pubblica. Ma una parte delle istituzioni e delle leggi concepite e scritte durante il regime vennero adottate dalla Repubblica. Il caso del corporativismo è particolarmente interessante. Lo Stato corporativo, che Mussolini aveva cercato d’instaurare soprattutto dopo la crisi del 1929, rimase in buona parte nella mente di Bottai e dei «corporativisti impazienti» (come Giovanni Gentile definì i suoi allievi comunisti nel 1943). Ma piaceva ai cattolici, sembrava la migliore risposta alla «lotta di classe» e appariva a molti come un ritorno alle società di mestiere che avevano assicurato all’Italia, nel Medio Evo, una sorta di leadership economica europea. Agli ordini professionali esistenti o creati dal fascismo (come quello dei giornalisti) si sono aggiunti così, negli ultimi sessant’anni, tutti quelli creati dalla Repubblica. Quasi tutte le professioni hanno ormai un «ordine», vale a dire una corporazione che detta le loro regole deontologiche, controlla gli accessi, stabilisce la soglia minima delle tariffe professionali e siede al tavolo delle trattative ogniqualvolta il governo «pretende » di mettere bocca nelle loro faccende. Le intenzioni e le giustificazioni sono nobili: assicurare correttezza e professionalità, evitare l’inquinamento degli azzeccagarbugli, dei guaritori, dei venditori di fumo, dei dilettanti. Ma nella realtà questi ordini diventano molto spesso cittadelle che difendono, insieme alle nomenklature che li governano, i privilegi dei soci. Le ricadute negative sono numerose. Le corporazioni frenano la modernizzazione dei mestieri perché ogni cambiamento turba i sonni di tutti coloro che temono di essere scavalcati dai tempi. Riducono drasticamente la competizione e penalizzano i giovani. Rallentano i progressi dell’Italia rispetto ai suoi partner europei.

  4. Archiwatch scrive:

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  5. Lucilla scrive:

    Alcune riflessioni dopo aver partecipato all’assemblea di bilancio dell’Ordine di Roma. Avevo già pubblicato un post a questo riguardo sul blog di Muratore prima dell’assemblea, ma le amare considerazioni su come è stata condotta la nascita della Fondazione rimangono. Notevole successo di pubblico considerando gli anni passati, ma non sufficiente per stroncare le ambizioni del nostro Presidente! Volevamo sapere di più sulla Fondazione, dato che la paghiamo noi, ma non è stato possibile, la decisione finale è stata blindata con l’artificio di legarla all’approvazione del bilancio e quindi i numeri hanno dato ragione all’ideatore del progetto.
    Però permettetemi una considerazione sulla procedura che ogni anno viene adottata per la votazione.
    All’ingresso gli iscritti all’ordine vengono invitati a firmare un foglio di presenza. A cosa serve? Non lo so! Il fatto che non ti chiedono il numero di iscrizione la dice lunga sull’utilità del gesto.
    Al momento delle votazioni, qual è la procedura? Molto semplice, direi io, il buon senso direbbe di prendere l’elenco all’ingresso e, mentre si fa l’appello, chiedere la dichiarazione di voto.
    No, non si fa così! Delle gentili signore passano in sala, contano tutti i presenti, evidentemente conoscono tutti gli iscritti (!!), poi per alzata di mano si contano i favorevoli ed i contrari. Se alla fine i numeri non tornano non fa nulla tanto la maggioranza è schiacciante, tre o quattro voti non fanno la differenza!
    Conclusione direte voi, nessuna, le procedure in Italia sono spesso “ortodosse e personalizzate”. Nel ”marasma” generale non si conoscono mai i nomi dei favorevoli e dei contrari, è tutto sulla fiducia!
    Poi dicono che noi architetti una casta! Considerando quanti siamo lo si potrebbe pensare, ma di fatto la partecipazione è scarsa e quindi la minoranza non ha valore. Forse bisognerebbe cambiare le regole del gioco? Certo, ma lo si può fare solo con la partecipazione regola numero uno della democrazia!

  6. Christian Rocchi scrive:

    Credo nella governance quale strumento su cui basare le politiche amministrative, e credo anche che una cosa cosi’ importante, come la costituzione di una fondazione, doveva essere gestita in modo diverso.

    In tali termini mi sono espresso in consiglio con la richiesta che la fondazione passasse attraverso una discussione con l’assemblea degli iscritti e non con una imposizione dall’alto.

    Il cesarch, poi, e’ stato creato con una delibera di assemblea degli iscritti e credo percio’ che debba, per coerenza e rispetto che si deve agli iscritti, essere con una decisione di assemblea che si decida di chiuderlo oppure tenerlo aperto. SArebbe surrettizio che il consiglio del cesarch e tantomeno il consiglio dell’ordine, decidessero di chiudere il centro studi degli architetti. Formalmente il cesarch e’ altro dall’ordine, ma di fatto e’ per volonta’ dell’ordine che e’ nato e, presuppongo, con l’ausilio di soldi degli iscritti stessi.

    In consiglio non c’e’ stata molta discussione, poi, sullo statuto della fondazione. E’ stato letta una bozza di statuto durante una seduta e non e’ stata data copia, e quindi maniera che ci potesse essere tempo di emendarlo. Non capisco il perche’ di una blindatura che trovo poco sensata per l’importanza della cosa che si vuole realizzare.

    Per quanto riguarda la rivista ar ho chiesto in passato:

    – di verificare che il costo di produzione sia un costo allineato ai prezzi di mercato. Richiedere piu’ preventivi (minimo tre);
    – di verificarne l’effettiva utilita’, in tempi di ristrettezze economiche, attivando anche in questo caso una consultazione degli iscritti in merito del tipo “volete voi che ar diventi una rivista consultabile esclusivamente online, oppure che chi la vuole cartacea la possa avere solamente richiedendola espressamente? “; non si e’ dato seguito.

    Per quanto riguarda la domanda se gli ordini professionali debbano lavorare esclusivamente su quanto stabilito per legge e sul perche’ vengano spesi soldi degli iscritti su questioni non strettamente pertinenti ai temi deputati, credo che l’ordine degli architetti di Roma e Provincia abbia fatto bene a muoversi e diventare, di fatto, un centro servizi. Che ci sia una libreria, che ci sia u centro studi dell’ordine, che ci sia una sede cosi’ importante come l’acquario romano, che si cerchi di acquisire fondi europei per dare ulteriori servizi agli iscritti, sono pienamente d’accordo. Sulle modalita’ di gestione cercherei di aprire molto di piu’ trovando sistemi che assicurino la massima trasparenza e terzietà; cercherei piu’ spesso una condivisione con gli iscritti per questioni di particolare importanza e valenza politica.

    Oggi l’ordine degli architetti di Roma e Provincia e’ l’esempio di come un ordine potrebbe essere rinnovato. E se qualcosa non va, e sicuramente ci sono cose che non funzionano e possono essere migliorate, dobbiamo avere la possibilità di cambiare senza, pero’, che l’azione comporti pregiudizio all’intera struttura. Questo e’ l’unico modo corretto per far sopravvivere l’Ordine: aprendosi e svincolandolo dalle singole persone.

    Cosi’ e’ come la penso, questo e’ in grandi linee il senso di cio’ che ho avuto modo di dire al riguardo in sede di consiglio.

    Christian Rocchi

  7. TRILLO scrive:

    ruba chi puo’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!11

  8. candido scrive:

    Ma scusate, se il Consigliere Rocchi ci dice che anche il Cesarch è stato gestito con “… l’ausilio dei soldi degli iscritti”, qual’è la differenza tra questo e la Fondazione?

    Sento poi dire che il Cesarch è “formalmente altro” dall’Ordine e allora di chi è? Mi piacerebbe saperlo visto che organizza corsi, viaggi, iniziative, feste, ecc., tutto a nome dell’Ordine.

    Adesso qualcuno dirà che non grava sugli iscritti (fatemi capire visto che rocchi dice una cosa diversa e forse la fase di avvio sarà stata pagata dagli iscritti, no?) ma certamente, se è altro, esprime un grado di ambiguità notevole dato che si trova dentro gli spazi dell’ordine, non credete? io ho sempre pensato che fosse l’ordine e oggi un consigliere mi dice che è “altro”, ma!
    lo sbigottito candido

  9. Christian Rocchi scrive:

    Non ho detto “gestito”, ma ho scritto “creato”: non credo che i primi consiglieri del cesarch si siano autotassati per far nascere il centro studi.

    Per la gestione so che oggi il cesarch e’ autonomo ed economicamente autosostenibile. Non ho notizie per affermare che sia stato lo stesso in passato.

  10. Giulio Pascali scrive:

    @candido
    appunto, qual’è la differenza?
    abbiamo da una parte uno strumento che funziona, non costa un euro agli iscritti, è modello di riferimento per gli altri Ordini (proprio ieri me lo riferiva un collega di Firenze).
    perchè quindi tutta questa urgenza e blindatura?
    perchè impegnare 50.000 euro del bilancio?
    quando ancora non si sa né che fine faranno gli Ordini, né come e chi si dovrà occupare della formazione.
    infine, perchè non rendere pubblica e accessibile ogni informaizone possibile sulla Fondazione?
    tu dici che non c’è differenza tra le due istituzioni, come fai a saperlo? hai sotto mano la bozza di statuto?
    si?
    allora illuminaci
    no?
    allora di cosa stai parlando?
    all’assemblea tutti i contrari hanno stigmatizzato una semplicissima cosa:
    come si può approvare una spesa su una cosa di cui non si conosce assolutamente niente?
    senza contare che il nostro presidente ha tenuto a rimarcare che il passaggio in assemblea non era obbligatorio e che avrebbe potuto tranquillamente evitarlo; in pratica ci ha informato per sua benevolenza.
    “ho un bel contrattino da farti approvare, dammi 50.000 euro poi ti dico quali sono i contenuti, se ne ho voglia….”

  11. candido scrive:

    Io non ho statuti, ascolto e se ci riesco (non sempre) cerco di capire.
    Non ho pregiudizi come altri. Sembra che anche la questione della formazione debba necessariamente prevedere due schieramenti, due fazioni, che pizza. Spero che le elezioni vengano presto così saremo tutti più sereni.

    Ho solo sentito le parole del Presidente ed anche quelle dei responsabili del CESARCH (non ricordo i nomi); anche loro favorevoli. Chissà perchè sono favorevoli se la struttura è perfetta, strani anche loro. Volevano solo aspettare, chissà poi perchè!?! Forse perchè così i soldi rimangono più a lungo alla struttura, a dei privati?

    Ho anche capito che oggi la formazione è facoltativa e quindi va bene una struttura privata (così ci dice il consigliere Rocchi) ma con la formazione obbligatoria sarà diverso.

    Governare significa assumersi l’onere della decisione, poi le elezioni chiariscono se continui ad avere il consenso o no, semplice. Quando sarà il momento voteremo per questi o per gli altri che si candideranno (si accettano suggerimenti) … o non voteremo nessuno.
    l’illuminato candido

  12. Marco Rosato scrive:

    Scusate se mi inserisco forse a sproposito nella discussione, ma avendo io appoggiato anni fà Schiattarella & Co., insieme a una vagonata di colleghi che leggo e vedo sono ancora li (zingari e Giuseppi) con vari ruoli più o meno in vista, mi domando? ma si sta insinuando forse…? che c’è gente aggrappata alla poltrona.

    Dopo 12 anni di latitanza sono stato presente (dopo sollecttazione)c alla famosa votazione per capire almeno in parte cosa stesse accadendo, premetto che ho sempre difeso l’ordine di roma e i suoi servizi, pagando una cifra che ho sempre ritenuto bassa per appartenere ad un’ordine che mi hanno insegnato (i miei Maestri) a rispettare, ma all’assemblea ho assistito a una sconcertante scena di teatro Brechtiano-Berlusconiano da tutte le parti, salvo poi vedere tutti gli attori parlare nei camerini come vecchi amici.

    Spero vogliate perdonare la mia schiettezza ma purtroppo l’esercizio del potere mi repelle cosi come mi repelle la diplomazia.

    Per quanto riguarda la fondazione se tutto è stato fatto secondo la legge ha ragione Schiattarella, se così non fosse valuterei una denuncia alla procura della Repubblica.

    P.S. se avesse ragione Schiattarella, voglio i corsi gratis.

  13. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    > Marco Rosato: sei stato presente all’assemblea e non sai trarre una conclusione di ciò che hai visto. E che mi dici del fatto che ci hanno obbligato a votare a favore della fondazione accorpando il voto sulla fondazione a quello del bilancio preventivo in un unico articolo?
    E che ne dici del fatto che, nonostante le promesse al collega junior Antonino Arancio nessuno degli iscritti (alla data di oggi 22/04/2012), salvo i Consiglieri, ha avuto la possibilità di vedere la bozza dello statuto della Fondazione? E del fatto che ci hanno fatto deliberare € 50.000 a favore di una Fondazione di cui non sappiamo nulla? E che per dare una patina di democraticità hanno messo un ridicolo form sul sito dell’Ordine nel quale si chiedono agli iscritti dei pareri o idee, non vincolanti, su una Fondazione di cui (come già detto) non ci è dato sapere nulla. A che servono?
    Ti rendi conto che chi ha votato a favore della Fondazione, nella stragrande maggioranza dei casi, sono colleghi legati ad un rapporto di dipendenza o di consulenza con l’Ordine o con le società controllate dall’Ordine?
    Io ho votato contro per i suddetti motivi, anzi spesso intervengo duramente (come ho fatto nell’assemblea di bilancio consuntivo), ciò non significa che non voglia salutare educatamente il Presidente o i miei avversari, tra i quali annovero vecchi amici che hanno perso la loro indipendenza, perché “tengono famiglia”.
    La lotta deve rimanere in un ambito civile, altrimenti come dice Paolo Fiore, è faida.

  14. Marco Rosato scrive:

    Preciso che anche io ho votato contro e sono pienamente daccordo con Voi ma il discorso è che forse non vi è chiaro che Schiattarella & Co. hanno tenuto un’atteggiamento tipicamente Contemporaneo, l’arroganza con cui Voi dite che ci hanno imposto la fondazione, nasce all’interno di quella democrazia che Voi citate, e quando all’assemblea il Presidente Sciattarella ha detto che tutto era stato fatto secondo le regole e che, l’averci informato che si sarebbe fatta fondazione, era stata una cortesia dato non c’èra nessun obbligo di farlo, si muoveva nelle regole DEMOCRATICHE.
    Cari colleghi non penso che vi sia sfuggito di vivere in Italia, il paese dove se si è eletti democraticamente e democraticamente si comanda con allegre cortigiane e simpatici ciccisbei.
    Quindi ribadisco che a mio avviso, e bene vigilare e denunciare, non dialogare e socializzare, l’amministrazione della cosa pubblica è una cosa seria, e in altre civiltà non molto lontane chi ha il potere teme chi intorno controlla e denuncia.
    Inoltre preciso che non si tratta di FAIDA ma di COERENZA, il dialogo civile nasce nel rispetto delle parti in causa, quando decade il rispetto non ci deve essere più dialogo civile.
    E quindi ripeto spero mi vogliate scusare se preferisco nel dubbio aprire un dibattito politico piuttosto che parlare a vuoto, tanto abbiamo capito che non ci fidiamo, e allora di CHI ci si deve fidare e Perchè?

  15. […] di aprire un confronto libero e aperto “sulla formazione permanente, sulla Fondazione, sulle quote di iscrizione, sui bilanci dell’Ordine, sulle priorità che l’Ordine si è dato, sulle forme ed i […]

  16. […] delle società in house e della neo-costituita Fondazione, come richiesto dagli iscritti”.  Amate l’Architettura nel marzo 2012 raccoglieva le firme di 550 iscritti contrari alla costituita neo-Fondazione e quando chiese di pubblicare sul sito dell’Ordine le […]

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