150K ARCHITETTI fase 2

Mercoledì 08 febbraio 2012 si è svolta a Roma l’Assemblea 150K ARCHITETTI, un nuovo modo di risvegliare le coscienze dei professionisti, in questo difficilissimo momento storico, per dare un segnale alle istituzioni e ai nostri rappresentanti negli Ordini, Consigli Nazionali e Sindacati, in cui ci riconosciamo sempre meno.

Si apre un dibattito aperto a tutti, si avvia un lavoro sfruttando le nuove tecnologie per definire proposte concrete da presentare agli organi competenti.

All’Assemblea hanno partecipato più di 150 persone, più altri collegati on line in streaming, sono intervenuti più di 30 colleghi giunti anche da milano, torino, brescia, arezzo, firenze, pescara, palermo e altri in collegamento via skype, tra cui consiglieri e presidenti di ordini professionali, rappresentanti di sindacati e istituzioni, e personalità del mondo della cultura e della politica, tra cui Umberto Croppi e Francesco Polcaro.

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Sono stati trattati i 5 temi previsti ( Riforma degli Ordini professionali – Incarichi pubblici – Università e formazione – inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – Modelli di gestione del territorio), auspicando un rinnovamento e una rivalutazione della figura dell’architetto in Italia.

L’assemblea si propone di creare una piattaforma telematica, che sfruttando la tecnologia ThinkTag, per la condivisione di informazioni in rete, porterà avanti gli obiettivi emersi dalle discussioni, suddivisi per aree tematiche tra cinque gruppi di lavoro.

RIVEDI 150K ON LINE

L’8 febbraio è stato soltanto l’inizio di un processo che andrà avanti , “la Rete 150K” è un catalizzatore / aggregatore.

Catalizzatore perché è un “additivo” in dosi minime che, nelle nostre intenzioni, dovrebbe far partire una reazione.

Aggregatore perché è la sua funzione specifica: aggregare le forze innovatrici tra gli architetti, troppo frammentate tra loro.

Perché è esattamente questo di cui hanno bisogno, in questo momento, gli architetti italiani.

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Non è un sindacato né un’associazione. E’ uno strumento di connessione, di amplificazione, di facilitazione allo scambio di esperienze ed un laboratorio dove gruppi ed entità, con caratteristiche differenti, possono dialogare (in campo neutro perché gli architetti sono gelosi della primogenitura delle loro iniziative) e formulare proposte largamente condivise su temi urgenti, come, per esempio, le liberalizzazioni, gli Ordini professionali (dai primi spunti emersi dall’Assemblea) o su proposte di più ampio respiro, che orientino l’azione politica degli architetti negli anni a venire nei confronti delle istituzioni e della società.

Alcuni colleghi, prima e dopo l’Assemblea, hanno criticato “l’ottica grandangolare” che abbiamo cercato di dare all’Assemblea definendola generica. L’hanno anche definita ecumenica e perciò inconcludente.

Senza entrare nel merito dei risultati esigui finora ottenuti da chi ha voluto attenersi alle sole rivendicazioni di categoria, a costoro rispondiamo che è una idea da sindacalisti, senza con ciò volere sminuire il ruolo che hanno i sindacalisti, che ripetiamo, non è quello della rete.

Infatti, come si fa a combattere una battaglia, urgentissima, per i diritti, le competenze, la sopravvivenza della nostra categoria senza chiederci come si debba adeguare l’architetto per rispondere ai bisogni della società, quale sia l’idea di architettura, intesa in senso ampio, come gestione del territorio, che dovremmo proporre e difendere, anche con i denti?

Dobbiamo interrogarci su quali sono le competenze degli architetti, anche a fronte di una domanda altamente specializzata a cui si sono sono adeguate le facoltà di ingegneria ma non quelle di architettura.

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Inoltre una categoria che non si interroga sulle sue prospettive future, al di là dell’emergenza in cui sta vivendo come può sopravvivere?

Non può, perché di questa categoria viene a mancare il ruolo sociale, come sta avvenendo da molti anni per gli architetti.

Dall’Assemblea è emerso, drammaticamente, il tema della rappresentanza. Non abbiamo ancora cominciato a riordinare i contributi degli intervenuti, ma l’impressione è stata che circa la metà degli interventi ha messo l’accento sul problema gravissimo della mancanza di rappresentanza degli architetti presso le sedi politiche.

Se gli Ordini non sono preposti a questa funzione, se i sindacati finora sono stati ininfluenti perché erosi dal potere degli Ordini e perché divisi tra loro, è necessario allora che la base torni ad esprimersi, a coinvolgersi e  a legittimare chi sarà scelto per trattare con le istituzioni.

Ecco a cosa serve un aggregatore.

Ma un aggregatore , per esempio, serve anche a trovare la formula di una formazione universitaria che non leda le aspettative di chi si iscrive e al contempo risponda alle richieste del mercato e della società civile. Oppure serve a veicolare l’idea, tra i tecnici e la gente comune, che quello che rimane del nostro bel territorio, deve essere gestito con strumenti nuovi, perché quelli esistenti sono un invito all’abusivismo. Non vogliamo dilungarci sugli innumerevoli campi in cui gli architetti dovrebbero tornare a proporre dei modelli alla società.

Noi abbiamo cercato di dimostrare come si usa questo strumento che abbiamo creato e alcune persone, con nostra grande soddisfazione, ha colto questa nostra impostazione. Un collega ha scritto sulla nostra pagina Facebook: “ci sono stati momenti di autoreferenzialità da parte di qualcuno, ma mi piace sottolineare che fra questi non comparivano i contributi di Amate l’Architettura che ha tenuto un basso profilo facendosi ospite esemplare.”

Questo vuol dire, in sintesi, che terremo sempre distinta l’azione di Amate l’Architettura che è, a volte, anche dura e di parte, dall’uso della Rete 150K che per sua natura deve essere uno strumento neutro. All’interno di questo strumento, alla pari degli altri, Amate l’Architettura cercherà di promuovere le sue proposte, sperando che siano condivise e condivisibili.

Questo vuol dire anche che la Rete 150K sarà uno strumento che potrà essere gestito da chiunque voglia dedicarci tempo e risorse.

I prossimi passi

La nostra azione, come già accennato in precedenza, continuerà con queste modalità:

1)            estensione della rete: alcuni colleghi vogliono replicare eventi come quello che abbiamo organizzato in altre città d’Italia. Noi puntiamo a creare un effetto “virale” e a fare sì che tutti si possano appropriare della Rete 150K secondo le modalità che abbiamo impostato (connettività e neutralità). La rete 150K è open source ma segue regole definite.

2)            Creazione di gruppi di lavoro, su temi ben definiti, sia d’urgenza che di strategia a lungo termine per arrivare, in tempi stabiliti, a formulare proposte ben precise, largamente condivise. Questo vuol dire che se esistono gruppi di lavoro già esistenti, come è emerso dall’assemblea, questi saranno messi in rete (se lo vorranno), sostenuti e proiettati su una dimensione nazionale.

3)            Implementazione della piattaforma telematica già creata dove, con l’aiuto di tutti, potranno convergere documentazioni, riflessioni, proposte da tutti i componenti della rete. Questa documentazione sarà al tempo stesso un volano di idee e di conoscenza ma anche una patente di autorevolezza per le iniziative e gli studi che verranno promossi.

4)            Creazione di reti professionali operative, come proposto dal gruppo Amo l’Architettura, su temi o campi professionali o progetti definiti. Proposti dagli utenti stessi nell’intento di coinvolgere gli altri utenti interessati e competenti nel settore specifico per aiutare gli studi nella crescita professionale sfruttando la sinergia promossa dalla rete.


5 Commenti a “150K ARCHITETTI fase 2”

  1. Bianca M. Canepa ha detto:

    Vorrei diventare portatrice “sana” di questo effetto virale … trovo il progetto oltre che interessante indispensabile perciò sarebbe opportuno fare un programma che permetta a livello locale di diffondere informazioni ed allo stesso tempo diventare punto di aggregazione. Ho sempre sostenuto l’importanza sostanziale della rete come punto di partenza per arrivare il più capillarmente possibile all’interno delle singole realtà locali. Solo in questo modo si riuscirà a creare un movimento di pensiero ed un risveglio delle coscienze. Nel punto 4) vedo l’evoluzione della nostra professione con nuovi obbiettivi e modalità operative che non possono essere ignorate da chi, come noi, guarda verso il futuro…

  2. Francesco ha detto:

    finalmete una rete di pronta per un vero dibattito sulla professione di “architetto”. Abbiamo bisogno di un grande momento di riflessione comune, sul come la professione di architetto dovrà strutturarsi per il futuro, abbiamo intorno a Noi un sistema che non avverte a che cosa possa servire l’architetto il tutto sembra adeguarsi alle logiche di un mercato e di un sistema universitario privo di ogni capcità di costruire il futuro. Abbiamo, forse, per nostro errore lasciato in mano ad alcune figure il nostro futuro professionale? e quale è stato il risultato? Ancora una volta grazie per avere aperto uno spazio di confronto ma adesso occorre fare presto.
    Spero che continuerete ad informami sui futuri sviluppo delle azione del movimento.

  3. nini A. ha detto:

    Sono molto contenta di aver scoperto questa “RETE” e sto facendo un bel passaparola tra i colleghi. Speriamo di salvarci il futuro!
    Comunque vi lascioi risultati di un sondaggio veloce che ho fatto tra persone che conosco (non coinvolte nel settore dell’edilizia).Leggiamo e piangiamo:

    1_ se dovesse realizzare un’abitazione di modeste dimensioni si rivolgerebbe ad un architetto?
    80% No, mi rivolgerei ad una figura minore come un geometra perché potrei risparmiare.
    20% si, credo che abbia le competenze giuste

    2_ Se dovesse realizzare un edificio di dimensioni più importanti si rivolgerebbe ad un architetto?
    90% No, mi sentirei più sicuro se il progetto fosse curato da un ingegnere
    10% si

    3_Quali sono, secondo lei, le competenze dell’architetto?
    60% Badare all’estetica dei luoghi abitativi e di lavoro
    20% coordinare la realizzazione del progetto ma non occuparsi direttamente dell’esecuzione di questo
    20% Realizzare il progetto e occuparsi di soddisfare le esigenze del cliente

    queste sono le domande che ho rivolto a 13 persone che conosco, di età compresa tra i 30 e i 40 anni residenti nel centro-sud italia. sicuramente vanno contestualizzate,ma di certo danno un’idea della situazione che viviamo.

  4. […] reali problemi che la categoria degli architetti precari affronta nella professione: altri siti e movimenti hanno cercato e cercano di esprimere e combattere il disagio e le condizioni di sfruttamento dei […]

  5. […] questo post, parte quella che definiamo la fase 2 del progetto della Rete 150K, diretta conseguenza dell’assemblea aperta che abbiamo tenuto a Roma lo scorso 8 febbraio […]

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