150K ARCHITETTI – 8 febbraio 2012 – Roma

Nonostante il maltempo, mercoledì 8 febbraio 2012 si svolgerà l’Assemblea aperta 150K ARCHITETTI

Appuntamento alle ore 17.00 presso la Sala Convegni della Citta’ dell’Altra Economia

Largo Dino Frisullo – Campo Boario (ex Mattatoio) Roma

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Il Movimento “Amate l’Architettura” invita alla mobilitazione:

Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e dell’Architettura e per rispondere con forza alla totale assenza della politica che ha emarginato la figura dell’architetto relegandolo al ruolo di mero strumento dei propri interessi e della speculazione.

Chi non potrà essere presente sul posto potrà seguire l’iniziativa on line su:   http://www.livestream.com/rete150k

L’Assemblea punterà ad obiettivi definiti, chiari, e raggiungibili quali:

presentare proposte concrete e di riforma su: Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;

creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanza e del mondo politico.

150K


17 Commenti a “150K ARCHITETTI – 8 febbraio 2012 – Roma”

  1. paolo ha detto:

    Articolo molto interessante, grazie. Paolo Boscolo.

  2. Federico Tucci ha detto:

    Io sono ingegnere, ma avendo la mia categoria problemi analoghi, ho pensato di venire a dafre un’occhiata. Vi devo dire che, a parte un paio di interventi, siete stati di una noia mortale. Alcuni dei vostri relatori sembravano gli intellettuali di sinistra di fantozziana memoria che sparano massime o parole sensa senso. Dei problemi degli architetti si è parlato poco. Addirittura il rappresentante dell’ Ordine di Pescara non sapeva, o sembrava che non lo sapeva, che l’Ordine è un organismo che deve controlare gli iscritti e che non può difendere, di conseguenza, gli interessi della categoria.
    Che dire….. ho sentito tante chiacchere ma pochi concetti. Buona fortuna, ne avrete bisogno

  3. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    caro federico
    come abbiamo fatto più volte notare, la legge che ha istituito gli ordini ha quasi 100 anni e non è più attuale, tutti sappiamo con quale scopo sono stati istituiti gli ordini e proprio per questo vogliamo cambiare.
    Mi spieghi cosa hanno di diverso da noi gli ordini degli avvocati, dei notai, il collegio dei geometri e altri, perché li vediamo difendere quotidianamente gli interessi dei loro iscritti e non è un caso che stanno tutti meglio di noi.
    Quanto alle chiacchiere aspettiamo i tuoi concetti per sollevarci dal nostro stato fantozziano.

  4. Pietro Pagliardini ha detto:

    Personalmente ritengo che sia inutile e sbagliato dividersi sulle questioni poste da Federico e da Giancarlo Maussier. Se vogliamo sperare, solo sperare, di ottenere qualche risultato, è necessario concentrarsi su ciò che ci unisce, senza tanti distinguo su eventuali, inutili primazie. E ciò che ci unisce è lo stato di grave crisi della nostra professione, inserita nell’ambito di un attacco frontale alle “libere professioni”, a mio giudizio di derivazione europea ma che ha in Italia Confindustria come agente principale.
    Se posso fare un esempio personale, io ho ritrovato a Roma Giovanni Vaccarini, di Teramo, architetto emergente ma direi meglio già emerso, con il quale avevo avuto, due mesi fa, ad Arezzo uno scontro (non fisico, sia chiaro) sul tema dell’architettura durante un convegno su Giorgio Vasari. Tutto mi divide dal suo modo di progettare e soprattutto di “vendere” il suo essere architetto (non nego le sua capacità, sia chiaro, solo che gioca un po’ a fare l’archistar), eppure a Roma ho apprezzato moltissimo il suo modo di porsi rispetto al tema della professione e ci siamo trovati d’accordo proprio su questo.
    Anche con amatelarchitettura spesso, anzi quasi sempre, mi trovo in contrasto proprio sul tema “architettura”, assai meno sul tema “professione”. Però credo che l’assemblea di Roma sia stata molto positiva perchè, come dice Federico, se è vero che qualche consigliere dell’ordine, ma pochi davvero, due direi, non ha dato segno di aver capito le trasformazioni di cui abbiamo bisogno e che l’ordine non può, per legge e per ragioni oggettive, minimamente fronteggiare (e nemmeno cavalcare spero) è anche vero che la stragrande maggioranza degli interventi, pur con le comprensibili prudenze e i normali dubbi, ha convenuto sul fatto che non possono essere gli ordini a rappresentare gli architetti.
    Questo fatto a me sembra un risultato straordinario, impensabile fino a pochi mesi fa, perchè una cosa è scriverlo in rete, dove tutto è aleatorio, impalpabile, immateriale e soprattutto poco impegnativo sul piano personale, altro è dirlo in pubblico, alla presenza di 100/150 persone provenienti da molte città italiane, da Milano a Palermo. A Roma mi sembra sia stato messo un paletto, niente di più, non una meta, sia chiaro, ma un paletto di riferimento sì. E di questo dobbiamo prendere atto e ringraziare gli organizzatori.
    Certo, se tutto finisse qui…..ma spero di no, e sono convinto di no, perchè la volontà di “fare” mi pare proprio che ci sia. Cosa ci si può aspettare? E chi lo sa! Una modifica in avanti della legge? Ne dubito, visti gli emendamenti che tendono a ripristinare lo status quo ante. E’ chiaro che non sono gli architetti a decidere, bensì gli avvocati, di cui c’è un nutrito gruppo in Parlamento, sparso in ogni schieramento politico.
    Però dovremmo tenere separati i ruoli perchè noi conosciamo il nostro ordine e non è detto che quello degli avvocati non funzioni. Noi dobbiamo preoccuparci del nostro e non mettere bocca negli affari altrui, che tra l’altro non conosciamo. Diverse le professioni, diverse le leggi istitutive, diversa la forza contrattuale, diversi gli ordini. Per fare un esempio: gli avvocati hanno come controparte le Procure, con cui combattono quotidianamente; noi abbiamo come controparte….mille soggetti: politici, amministratori e funzionari di Comuni, Province e Regioni, Genio Civile, ASL, VVFF, ecc. E’ una diversità di non poco conto. Se loro fanno sciopre si ferma il paese, se noi facciamo sciopero… nemmeno i nostri clienti se ne accorgono.
    Quindi andiamo avanti e suggerirei nello spirito del Presidente dell’Ordine di Firenze, che non conoscevo e che mi è sembrato un “saggio”: preso atto del fatto che gli ordini non rappresentano gli architetti (detto da un Presidente non è male, Federico, altro che sinistra fantozziana!) ha invitato a non appiattirsi su situazioni diverse dalle nostre, quali il RIBA cui ho fatto invece riferimento nel mio intervento. Ha ragioni da vendere quando dice che dobbiamo progettare, inventare forme di rappresentanza che siano adatte alla nostra variegata realtà. E’ un compito difficile ma necessario ed è un atteggiamento che dimostra di non essere affatto provinciale nell’evitare di cercare soluzioni pre-cotte, con la solita frase: tutta l’Europa lo fa così!
    Grazie, quindi, a 150K e ad amatelarchitettura e complimenti per lo sforzo organizzativo compiuto
    Pietro

  5. franco ceccarelli ha detto:

    Ma dai ma come fate a prenderlo sul serio uno così? lo scritto del sindacalista Maussier è da manuale di psichiatria: c’ha le paranoie persecutorie, va ignorato, crede che tutti ce l’hanno con lui. e pensare che io prima di leggere questo, neppure sapevo dell’esistenza della federarchitetti!

  6. Gianluigi D'Angelo ha detto:

    in risposta a Federico Tucci: mi permetto di sottolineare un concetto chiave che forse è stato alimentato da quanto affermato dall’architetto Milone nell’assemblea. Gli ordini professionali hanno l’obbligo di custodire l’albo professionale di vigilare sulla deontologia e fornire visti e pareri. Questo obbligo non vuol dire che devono fare solo ed esclusivamente questo. Oltre che non essere scritto da nessuna parte, la dimostrazione di quanto affermo è proprio nell’attività che molti ordini fanno veicolare questo concetto è pericolosissimo e d’altronde se fosse per ipotesi così certo a quel punto non ci dovremmo lamentare che questi non fanno nulla per gli architetti perchè non sarebbe la loro “mission” e ci dovremmo lamentare proprio con i sindacati.

    Mi meraviglio che questa idea sia stata partorita proprio dall’architetto Milone il quale ha avuto una lunga ed importante carriera all’interno degli ordini.
    Nel corso del tempo il ruolo degli ordini è cambiato. Oggi praticamente tutti gli ordini hanno la commissione cultura ed altre commissioni che evidentemente esistono per altre funzioni. Lo stesso Consiglio nazionale ha diverse commissioni.

    Ciò che evidente è che queste affermazioni non pongono al centro della questione l’architetto ma “chi deve fare cosa” e tutto si trasforma in baruffa tra piccole e grandi corporazioni, Si contesta un sistema per proporne un altro.

  7. candido ha detto:

    Complimenti, dico davvero,
    qualsiasi inizativa aperta al confronto, al contributo, alla riflessione è benvenuta.

    La sala c’era, io c’ero ed ho visto un incontro vivace.

    Devo dire che l’incontro è meglio della sua “coda”. Ancora una volta non mi ritrovo in questa disputa tra guelfi e ghibellini da cui gli italiani non riescono ad uscire.

    La cosa sarebbe più semplice se comprendessimo che ogniuno ha il suo ruolo e che quindi la giusta azione si può fare INSIEME, senza personalismi. Invece siamo alla solita “ricerca di 15 minuti di celebrità”.
    Come tutti gli incontri alcuni saranno rimasti contenti, altri no. La discussione questo porta, ma se (e lo spero davvero) l’obiettivo è comune dobbiamo procedere. A me personalmente, ad esempio, non è piaciuta la quantità eccessiva di interventi (alcuni fuoriluogo) ed argomenti; forse avrei puntato su pochi argomenti da approfondire. L’approccio “populista” è intrigante ma si apre a tutto e tutti con il rischio che si dica tutto e il contrario di tutto. Un parlare che si può trasformare in confusione.

    Spero che non sia letto come un attacco ma come riflessione propositiva per il futuro, se ci sarà.

    Da quanto leggo mi sembra traspaiano vecchi rancori, incomprensioni che forse è il momento di abbandonare.
    Alcuni poi usano i soliti toni per liquidare nuovi interlocutori. Il nostro fiorellino (il nome è la sua unica nota garbata) con la solita leggerezza liquida maussier senza attenuanti, ma siamo abituati ai suoi argomenti.

  8. Giulio Paolo Calcaprina ha detto:

    Caro Candido, grazie per il tuo commento, che ascrivo all’elenco di quelli propositivi, quelli che apprezzo.
    Eri all’Assemblea? Peccato non averti potuto conoscere. Sarà per la prossima.
    La lunga teoria di interventi era un atto dovuto. Noi volevamo dimostrare che è possibile creare un aggregatore. Un mezzo neutro con cui unire e superare vecchi rancori. E’ l’unico mezzo con cui architetti e progettisti possono sperare di amplificare la propria voce.
    Con questo spirito, soprattutto se sei stato presente, comprenderai che il medium (la rete) è più importante del messaggio (il contenuto degli interventi). Anzi, come direbbe Mc Luhan “il medium è il messaggio”.
    Tanto è vero che molti di coloro che hanno parlato si sono meravigliati di potersi esprimere in pari grado con professori e studenti, professionisti e politici. Questo è piaciuto molto.
    Non era quella la sede per arrivare a proposte concrete ed operative. A quelle rimandiamo la Fase 2
    http://www.amatelarchitettura.com/2012/02/150k-architetti-fase-2/
    Come dici tu peccato farsi trascinare nella polemica da persone che hanno vecchie ruggini con Amate l’Architettura. E’ un nostro sbaglio assecondare chi vuole demolire sistematicamente il nostro operare.
    Credo, e tu lo testimoni, che abbiamo gestito l’evento correttamente.
    Secondo me la polemica attuale nasce dalla incomprensione rispetto all’identità della Rete 150K, che vorremmo che fosse cosa terza rispetto ad Amate l’Architettura e, nel tempo, cosa comune a tutti coloro che anelano ad un cambiamento.
    Quindi se Amate l’Architettura era ed è un soggetto di parte ed anche scomodo (certe volte), la Rete 150K non sarà così, sarà uno strumento neutro.
    Spero di avere chiarito con te questo punto. Ti ringrazio dello spunto che mi hai dato.
    Un saluto cordiale.

  9. roberto morziello ha detto:

    Mi complimento per l’iniziativa alla quale non ho potuto partecipare.
    Vedo comunque che ha riscosso grande interesse ed entusiasmo.
    Mi permetto di notare che le domande manifesto, tutte importanti e significative, contengono come logico temi profondamente diversi tra loro alcuni dei quali forse portano a delle facili ed amare conclusioni.
    Una domanda che mi pare giusto porre è quanto oggi in epoca di liberalizzazioni e cultura globale il mercato inteso come lavoro per gli architetti sia realmente aperto e accessibile a tutti.
    Le attuali normative relative a gare e incarichi precludono la possibilità a piccole realtà e maggiormente ai giovani professionisti di partecipare se non come figure secondarie.
    Questo è un tema enorme come una casa (abusiva).
    A fronte di legittime garanzie sul lavoro che bisogna ottenere, mi sembra che questa preclusione sia ancora più indisponente e iniqua.
    La fetta grande della torta è questa basta analizzare i dati in maniera obiettiva.
    Occorre quindi una profonda riflessione ed un cambiamento della normativa, ma anche (sigh!) del percorso formativo per dare a tutti la possibilità di competere e crescere.
    Occorre anche, che chi si affaccia alla professione sia aiutato in termini economici con convenzioni ad hoc (mi riferisco a licenze software..) per i primi anni della stessa in modo da poter essere in regola ed avere al contempo capacità tecniche.
    Cordiali e altro

  10. Giulio Paolo Calcaprina ha detto:

    Grazie a nome di tutti gli organizzatori, Roberto Morziello, è stato un grande sforzo ma ne è valsa la pena, soprattutto per la voglia di “muoversi” che abbiamo riscontrato tra i colleghi di tutta Italia.
    Tra poco partiremo con quella che abbiamo chiamato la “Fase 2” ( http://www.amatelarchitettura.com/2012/02/150k-architetti-fase-2/ )
    Il tema delle liberalizzazioni i del nanismo degli studi italiani, che giustamente definisci “enorme” deve essere visto sotto molte sfaccettature: da una parte con un criterio di maggiore apertura (leggiti però a questo proposito il mio articolo sul concorso di Terni ( http://www.amatelarchitettura.com/2012/01/un-concorso-di-architettura-visto-dalla-parte-delle-istituzioni/ ), dall’altra però gli studi, magari con l’aiuto di una legislazione adeguata, devono fare uno sforzo e associarsi per crescere.
    Questo è uno dei temi (o sottotemi) di studio che probabilmente promuoveremo nella “fase 2”. Se sei interessato a partecipare iscriviti alla piattaforma telematica della Rete 150K ( http://thinktag.it/it/groups/rete-150k )

  11. Pietro Pagliardini ha detto:

    Bella proposta quella degli incentivi economici per le licenze software ai giovani fatta da roberto morziello. E perchè no, anche per l’hardware. Mi sembra un modo intelligente di dare un sostegno senza fare assistenza. Sarebbe già qualcosa la concessione di finanziamenti bancari con interessi a totale carico delle Regioni, ad esempio, che hanno fondi di dotazione a sostegno dell’economia.
    Con poche risorse diluite in diversi anni potrebbero essere sostenuti molti giovani studi. Credo che la Regione Piemonte abbia fatto qualcosa del genere.
    Ottimo obiettivo di grande concretezza.
    Pietro

  12. Giulio Pascali ha detto:

    se non erro nel pacchetto liberalizzazioni c’è l’obbligo da parte delle PA di adottare, laddove possibile, software liberi (Mozilla e Openoffice al posto di Explorer e Office, per intenderci).
    In generale si spinge il principio per cui non vige più l’obbligo di dimostrare la disponibilità di un dato software (nè le stazioni appaltanto possono pretendere l’utilizzo di uno specifico software).
    Nel caso degli architetti il problema è sicuramente un po’ più delicato in quanto Autocad continua a farla da padrone e non ho notizia di software sviluppati con criteri opensource che offrano valide alternative.
    difficile quindi, se si vuole essere in regola con le licenze, poter di sporre di software sostitutivi.
    Però il principio resta, e a mio parere se proprio si dovesse dare una finanziamento su questo fronte, lo concentrerei sullo sviluppo di software liberi.
    In questo modo si eviterebbe la discriminazione (inevitabile) nella selezione dei destinatari del finanziamento e a parità di finanziamento si potrebbe raggiungere un numero più ampio di utenti.
    Inoltre (parlo ovviamente di una pura ipotesi teorica, ovviamente) la presenza sul mercato di un competitor gratuito, farebbe inevitabilmente crollare il prezzo (decisamente eccessivo) degli attuali cad presenti sul mercato.

    per le dotazioni hardware non c’è che rivolgersi ai cinesi……..

  13. Giulio Paolo Calcaprina ha detto:

    Infatti è una bella idea. Ricordiamocela quando cominceremo a organizzare dei gruppi di lavoro per 150K. Ci stiamo lavorando….

  14. Pietro Pagliardini ha detto:

    Giulio Pascali, che lo stato finanzi la produzione di software liberi mi sembra una turbativa di mercato.
    E comunque non risolve il problema dei giovani (e meno giovani) architetti non in regola con il software, almeno a breve-medio termine. Il software libero va benissimo, ma non può passare il principio che i produttori si software non abbiano i diritti sul loro prodotto.
    Anche le opere dell’ingegno, come nel caso dell’ingegneria, sono tutelate dalla legge e non ce se ne possiamo appropriare impunemente.
    Autocad e tutti i prodotti Autodesk costano troppo (e quel che è peggio è il costo di abbonamento per gli aggiornamenti annuali, spesso insignificanti) ma va detto che sono riusciti a creare uno standard di notevole livello.
    Ho letto che in Danimarca, mi pare, vogliono mettere addirittura come obbligatorio per i concorsi di architettura l’utilizzo del software parametrico Revit di Autodesk. Mi sembra un eccesso anche questo, in senso opposto al tuo.
    Alternative ad Autodesk teoricamente ci sono, anche se non le conosco direttamente. Acca ad esempio ha sviluppato qualcosa del genere addirittura parametrico, collegato tra l’altro al loro software di computi. Poi c’è Archicad e Allplan, però tutti e due hanno costi elevati.
    Ciao
    Pietro

  15. […] un mio commento precedente ho avanzato la proposta di prevedere il finanziamento da parte dello stato per la produzione di […]

  16. Qfwfq ha detto:

    @pietro
    la risposta a questo tuo ultimo commento si è sviluppata e ne ho fatto un post, ciao

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