Un Concorso di Architettura visto dalla parte delle Istituzioni

Il Comune di Terni ha bandito un concorso in due gradi, di un certo rilievo, per la progettazione di un “percorso pedonale sopraelevato tra piazza Dante ed il futuro sistema di attestamento di via Proietti Divi integrato alla stazione ferroviaria di Terni.

Dall’analisi del bando di concorso emergono spunti di riflessione molto interessanti, su cui vorrei porre l’attenzione, da cogliere in prospettiva della prossima Assemblea Generale dell’ 8 febbraio 2012, organizzata dalla RETE 150K ( vedi link ).

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Di primo impatto, dal mio punto di vista, vedo che c’è un tema urbano importante, una nuova “porta” per Terni e che questo tema è affidato sì in due fasi, la prima della quale è più libera si basa su proposte di idee progettuali sulla base delle quali ci sarà l’ammissione al secondo grado, che prevede un progetto preliminare, per 10 concorrenti. Al vincitore tra questi, verrà affidato il progetto definitivo.
Il materiale da presentare al primo grado di concorso non è eccessivo: una relazione di 10 pagine e una tavola formato A0.
Tuttavia la sorpresa arriva al momento del vaglio dei requisiti professionali richiesti: i professionisti, le società di ingegneria e i raggruppamenti devono avere dei requisiti economico finanziari di tutto rispetto: un fatturato globale negli ultimi cinque anni di 415.000 euro e, soprattutto, l’avvenuto espletamento di servizi di progettazione nelle classi IXb (costruzioni in acciaio in particolare ponti) e la IIIa (impiantistica) negli ultimi dieci anni, con parametri minimi riferiti all’importo dei lavori (4.800.000 euro e 1.1200.000 circa).

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Questo si configura come un filtro di ingresso molto selettivo.
Perciò ho telefonato al Responsabile del Procedimento, l’Arch. Roberto Meloni della Direzione Urbanistica, nonché Responsabile del PIT (Progetto integrato Territoriale) al cui interno è ricompreso l’intervento.
l’Arch. Meloni ha fatto luce sulle mie perplessità rispondendomi con argomenti solidi:
avremmo voluto fare un concorso di idee per questa progettazione, difatti nel mio computer ho due cartelle distinte: il concorso di idee e il concorso di progettazione in due fasi. La fase attuativa del PIT, che gestisce fondi comunitari Por-Fesr 2007-13, è stata avviata all’inizio del mese di dicembre 2011, con la sigla da parte della Regione della prevista Convenzione con il Comune di Terni. I vincoli posti dalle regole comunitarie per le quali l’intervento deve essere realizzato entro giugno 2015, pena la revoca dei finanziamenti, ha obbligato l’Amministrazione a rivedere l’ipotesi iniziale del concorso di idee, pensato per essere attivato almeno 6 mesi prima rispetto al concorso di progetttazione, il cui bando è stato pubblicato il 15 dicembre 2011.

Per organizzare il concorso abbiamo dovuto fare una corsa e ugualmente si dovrà correre per realizzare l’opera, avendo un cronoprogramma che lascerà ai lavori solamente due anni, tempo strettissimo per la tipologia dell’intervento e per la complessità del cantiere, da realizzare nell’ambito di uno scalo ferroviario in esercizio. Stando così le cose, la scelta a monte di progettisti che avessero una comprovata esperienza in questo specifico settore e che ci potessero assicurare di avere il necessario know how per procedere nei tempi e non farci perdere il finanziamento, è stata obbligata.”
” Per noi sarebbe stato più semplice, dato che l’incarico è sotto i 100.000 euro, chiamare con procedura negoziata (senza ricorrere ad un bando) un grande nome con esperienza nello specifico, ma noi crediamo che sarebbe stata una soluzione qualitativamente inferiore a quello che produrrà un concorso.”
Perciò, ho chiesto io, alla fine l’avere messo in piedi un concorso (anche se con questi stretti paletti di ingresso) è in realtà una scelta motivata soprattutto dalla vostra buona volontà?
Meloni ha risposto: “C’è una legge della Regione Umbria che dice chiaramente che le opere pubbliche devono essere realizzate con criteri qualitativi, ma non è vincolante, lo abbiamo fatto soprattutto per una volontà della nostra amministrazione, con tutto il carico di lavoro che ne ha conseguito”.
Con queste affermazioni ho superato una iniziale perplessità sul bando e ho cominciato ad intraprendere una più ampia riflessione sul meccanismo dei concorsi, della quale riporto solo due spunti tematici per una riflessione successiva più approfondita:

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Attualmente non c’è nessuna legge che costringa un’amministrazione pubblica a perseguire la qualità nelle opere e nei servizi di progettazione.

La soglia dei 100.000 è così alta che perfino un progetto così significativo (mi verrebbe da dire anche simbolico) per la città di Terni potrebbe essere redatto senza un concorso, cioè senza privilegiare la qualità del progetto in luogo della chiara fama del progettista.

La considerazione finale, che racchiude le precedenti, è che diviene urgente l’approvazione di una legge sull’architettura (noi di Amate l’Architettura abbiamo lavorato sulla bozza del Sole 24 Ore ( vedi link ), che possa però incidere sui meccanismi che muovono le istituzioni, come per esempio il codice dei contratti pubblici.
Nel frattempo, ho invitato l’arch. Meloni a venire all’assemblea della RETE 150K per parlarci un poco della difficoltà del fare buona architettura, vista dall’interno delle istituzioni.


13 Commenti a “Un Concorso di Architettura visto dalla parte delle Istituzioni”

  1. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Egregio P. Fiore, non sono mai stato tenero con gli Ordini, tantomeno con quello a cui appartengo – che è Roma.
    Tengo però a sottolineare che non ho chiamato il responsabile del procedimento (che ringrazio della sua disponibilità a darmi spiegazioni – cosa rara!) perché ravvisavo degli illeciti nella procedura, bensì l’ho chiamato, con intento giornalistico, per chiedere conto delle scelte fatte (i paletti assai stretti) in merito ai requisiti minimi di partecipazione.
    In questo caso non so se l’Ordine di appartenenza (che non è Roma e non c’entra perciò il Presidente Schiattarella) abbia vigilato, ma, a mio modesto parere non c’erano illeciti o anomalie nella procedura.
    Infatti le considerazioni che traggo alla fine sono relative alla normativa italiana che permette ai comuni di gestire progetti importanti come questo anche senza passare per un concorso, come dovrebbe essere naturale.
    Grazie in tutti i casi per l’attenzione. Un saluto.

  2. stefano nicita scrive:

    Caro Giulio, ho letto con interesse il tuo post sul concorso di Terni.
    Nonostante tutto bisogna dire che ci siamo imbattuti in un tecnico e un’amministrazione piuttosto illuminati, se confrontati con la media nazionale (credo…).
    Mi chiedo, a questo proposito, se esistono nelle amministrazioni italiane le competenze giuste per affrontare certi problemi complessi delle trasformazioni urbane.

    L’approccio giornalistico, nel senso migliore del termine, è azzeccato e riesce a sollevare tutta una serie di problemi chiave della situazione italiana.

    Innanzitutto i tempi, sempre strettissimi, stato continuo di emergenza; un ottimo modo per non cambiare mai le cose; come si fa, non c’è tempo, sarà per la prossima volta (quando?)

    Poi la questione dell’efficacia dello strumento concorso. Spesso i concorsi di idee si fanno solo per farsi un po’ di pubblicità e sappiamo quanto sia importante oggi. Forse quindi è più seria un’amministrazione che agisce, come in questo caso, con l’intenzione di realizzare l’opera, preoccupandosi anche di un successo qualitativo.

    La non obbligatorietà dei Concorsi di Progettazione è un’anomalia grave, soprattutto poi se non vengono attivati altri sistemi di controllo qualitativo degli interventi.
    Il fatto che il secondo aeroporto italiano e la seconda Università della Capitale siano stati realizzati con sistemi che non prevedevano una consultazione di tipo concorsuale dice più o meno tutto sulla situazione in cui ci troviamo.

    Grazie e complimenti
    Stefano

  3. Giulio Pascali scrive:

    questo concorso resta invece degno di interesse:
    – conferma una volta di più che se c’è la volontà delle amministrazioni i concorsi si possono fare anche indipendentemente dalla normativa generale
    – ancora una volta dobbiamo ritenere “eroica” una amministrazione che fa semplicemente quello che dovrebbe essere normale, bandisce un concorso di idee per decidere come procedere in un importante trasformazione urbana
    – si evidenzia cmq l’importanza della normativa che dovrebbe essere mirata a facilitare l’azione delle amministrazioni in questo senso e che invece si ritrovano dover gestire degli ibridi burocratici facendo lo slalom tra cavilli e ricorsi (sempre in agguato)

    di Opere pubbliche parleremo l’8 febbraio, qui condividiamo alcune riflessioni
    http://thinktag.it/it/resources/2-opere-pubbliche

  4. candido scrive:

    I due interventi sono, ogniuno per suo conto, illuminanti.
    Il primo esplicita in maniera direi eccessiva la grossolanità e la pochezza di chi vuole parlare di cose che non conosce. Il nostro fiorellino si scaglia contro “i soliti noti” citando anche eventuali amici servili – cose già dette – senza cominciare da semplici notizie evidenti ai più, almeno a quelli senza preconcetti: Terni non è sotto la “giurisdizione” dell’ordine di Roma ma tant’è, l’importante è sparare contro qualcuno (sempre lo stesso).
    L’ignoranza e soprattutto la bramosia di andare contro qualcuno annulla la lucidità che dovrebbe sempre accompagnare le riflessioni e le idee delle persone. Tristi modi di vivere in cerca di nemici che possano supplire alle proprie carenze; cerchiamo colpevoli e potremo continuare a crogiolarci nelle nostre mediocrità!

    Il secondo invece è un corretto modo di affrontare le notizie.
    Sono contento ma devo aggiungere che per molte persone conta più chi parla che non quello che si dice. Se avessi scritto io le stesse cose molti avrebbero detto che ero il solito, che volevo proteggere gli stessi di sempre, i “miei amici” e così via.
    Se scritto da me, un testo come quello di Calcaprina avrebbe subito visto partire raffiche di repliche per contrastarlo; la moderazione sarebbe stata immediatamente scambiata per collusione con i potenti.
    I miei interventi, invece, spesso vogliono solo dire quello che altri (calcaprina) riescono a dire; gli altri, per loro fortuna, possono dirle senza incappare nelle ire pregiudiziali di chi vuole solo sentirsi dire certe cose.
    Meditate, gente, meditate
    il “geometra” candido

  5. candido scrive:

    ma senti, senti il fiorellino,
    secondo lui tutti i mali dell’Italia architettonica sono di Schiattarella. Rivendica per questo che la sua lunga mano sia giunta fino a Terni.
    Ma quante notizie conosce, ma quante informazioni ha!
    Lui che è così informato, ci dica cosa farà Schiattarella nei prossimi giorni così potremo adottare le necessarie contro misure per arginare un fenomeno così pernicioso per l’Italia tutta.

    La eccezionale – ed originale – metafora della nave (abusata dai media di tutte le latitudini) è una grande vetta del nostro vate che, modestamente, non accetta lezioni da nessuno. Il suo arguto argomentare è un riferimento per tutti noi. Attenzione però al veleno, il Nostro ne ha tanto da dare, ma fortunatamente lo indirizza verso una sola direzione (è facile capire quale).

    Ma che gli avrà mai fatto il suo Presidente al nostro fiorellino? Non oso pensarlo.
    Tanto rancore ed astio sprecato.
    Spero che il fiorellino agisca così solo con Schiattarella altrimenti non sarà certamente un campione dei rapporti interpersonali, ma questa è un’altra storia

  6. flavio ceccarelli scrive:

    Candido si occupa molto dell’ “astio e rancore” sprecato degli altri, invece dovrebbe preoccuparsi per il suo evidente servilismo e asservimento al presidente Schiattarella, quello sì un vero spreco energetico -visto che ormai l’anziano Schiattarella è al capolinea sia dal punto di vista della carriera che del prestigio personale e quindi, caro Candido, da questa tua patetica difesa d’ufficio poco altro potrai amcora ricavarne ..e per chiudere come fai tu: ma cosa gli avrà mai dato lo Schiattarella al nostro candido inginocchiato per avere tanta voglia di difenderlo ? non oso pensarlo..

  7. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    DIFESA D’UFFICIO DI CANDIDO: gentili lettori, pur talvolta non condividendo le idee di Candido, perché sono un detrattore dell’operatp del Presidente Schiattarella, da quando ha smesso di aprirsi alla base ed è divenuto autoreferenziale (pur avendo in passato collaborato con lui gestendo Monitor/p), vorrei difendere Candido – nostro assiduo commentatore – perché comunque ha sempre contribuito a vivacizzare il dibattito in questo spazio e perché, quando non è occupato a difendere Schiattarella, ha proposto anche idee interessanti.
    Perciò, come autore dell’articolo e come co-organizzatore della RETE 150K ( http://thinktag.it/it/groups/rete-150k ), inviterei tutti a focalizzare l’attenzione sui contenuti piuttosto che sulle persone. Il paese lo richiede, la nostra condizione di architetti lo richiede. Grazie. Saluti a tutti.

  8. candido scrive:

    … continua la romanza …
    a me sembrava ovvio ed evidente che Schiattarella non è il presidente di Terni, ma questa semplice verità (troppo semplice per alcuni, allambiccati nelle loro elucubrazioni) viene letta come un atto di servilismo.

    Devo dire che mi sconvolge sempre la pochezza intellettuale di chi “vuole” (spero per lui) mischiare tutto e tutti ma non posso farci nulla. Sicuramente questo modo di agire e pensare non porta a nulla se non a trovare un capro espiatorio che focalizza ed accentra le molte difficoltà delle persone.

    Capisco che pensare con la propria testa può far male ma mi sembra un ottimeo esercizio intellettuale, lo consiglio.
    Se poi il vecchio Schiattarella (mi piace questa espressione) è al capolinea è un suo problema che credo risolverà per suo conto.

    Pensa che ti ripensa … Io mi godo le mie grandissime posizioni di rendita guadagnando milioni e milioni di euri ottenuti con il mio servilismo fatto di semplici verità che anche altri qui affermano. Mi sembra che anche Calcaprina abbia detto, con pacatezza, che il Nostro non è il presidente di Terni.

    Io ho detto cosa ho guadagnato, ma gli altri? Forse cercano il loro posticino al sole; a qualcuno interessa il posto del presidente? Si faccia avanti senza sotterfugi mentre io mi godo i miei euriii
    Un saluto dal “ricco” candido

  9. Giulio Pascali scrive:

    Candido non capisco.

    – vuoi dire che il posto del presidente è ad uso esclusivo?
    – vuoi dire che il solo pensare di candidarsi alle elezioni è una colpa perchè chi ha occupato quel posto ormai ha acquisito una sorta di usocapione per cui l’istituzione è divenuta di proprietà della persona che la riveste?
    – siamo di fronte ad una sorta di nemesi storica che ci sta portando alla associazione di un nome di persona alla carica stessa che ricopre?
    – siamo di fronte ad un novello Cesare, il cui nome si identificherà con l’essenza stessa del titolo di Presidente?
    – esiste una regola aurea che obblighi le persone che esprimono le loro opinioni nei confronti di una carica elettiva a dichiarare se intendono candidarsi al posto loro?
    – addirittura la sola supposizione di una probabile candidatura consente di modificare l’interpretazione che si da alle parole espresse? manco fossimo in presenza di Luca Cordero di Montezemolo.

    Stiamo ponendo questioni sulle condizioni generali dell’architettura e della professione in tutta Italia;
    stiamo cercando soluzioni e proposte in una maniera che riteniamo nessuno abbia mai fatto, cioè chiedendolo ai diretti interessati senza dare per scontato di avere noi le soluzioni in tasca.

    Onestamente ritengo che il mondo non ruoti intorno alla persona dell’attuale presidente, mentre è evidente che l’Istituzione, intesa in senso astratto, non possa che essere chiamata in causa ogni volta che si parla di problemi della professione; l’idea che qualcuno possa vedere i problemi della professione come una questione personale la dice lunga sulla considerazione che quel qualcuno ha dell’istituzione stessa.

  10. candido scrive:

    Con pacatezza … colgo alcune contraddizioni

    Ma chissenefrega di Schiattarella, facesse quello che gli pare.
    Io non ho mai parlato di nessuna amovibilità o eternità, forse qualcun altro lo pensa ma non è un mio problema

    Però finalmente il buon Giulio Pascali ci scrive che qualcuno (forse lui) si vuole candidare al posto del “vecchio schiattarella”. Buon per lui, però il dibattito ne perde. Una cosa è fare critiche per motivi alti, altro è denigrare un futuro avversario per avviare una campagna elettorale. Mi sembra meno nobile e questo era quello che ho sempre sostenuto.

    Non sono io quello che confonde.

    Se vogliamo parlare delle cose vere, i problemi della professione, se poniamo “… questioni sulle condizioni generali dell’architettura e della professione in tutta Italia; … cercando soluzioni e proposte in una maniera che riteniamo nessuno abbia mai fatto, cioè chiedendolo ai diretti interessati senza dare per scontato di avere noi le soluzioni in tasca.” perchè poi si torna sempre al Vecchio? Allora dico che qualcuno, e non io, ha il nervo scoperto su questo tema che, se anche parli del sesso degli angeli, inevitabilmente ed ineluttabilmente, torna tra noi, che noia!!

    Parliamo di quello che serve a tutti noi e non a quello che può far comodo ad alcuni per obiettivi personali ed interessi di potere. Chiedo troppo?
    Ringrazio, come sempre più spesso accade, Giulio Paolo Calcaprina per la sua DIFESA D’UFFICIO
    il “geometra” candido

  11. flavio ceccarelli scrive:

    il “povero” candido (poverissimo di spirito, altro che ricco) vanta di pensare con la sua, di testa: ecco, gli consigliamo vivamente di prenderne a prestito una a caso, forse riuscirebbe a scrivere meno scemenze.
    cordialità

  12. candido scrive:

    il buon ceccarelli, come spesso accade, scivola verso la semplice offesa personale. Cose risapute!

    Cercherò di seguire il suo consiglio ma certamente eviterò con molta attenzione di prendere in prestito la sua, di testa (sempre che si trovi), che sicuramente non aiuta lo sviluppo dello spirito critico e dell’autonomia intellettuale.

    Le sue controdeduzioni non ci sono, sono impalpabili come le sue elucubrazioni sterili e perniciose. Si limita a parlare di scemenze, gran lavoro!
    l’acefalo candido

  13. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    YAWN!

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