A cosa serve l’Ordine degli Architetti PPC ?

11 gennaio 2012

Il tema della riforma degli ordini professionali e la loro necessità o meno, è di grande attualità in questi giorni, proponiamo il contributo di Enrico Milone pubblicato su Il Giornale dell’Architettura nel n°101 gennaio 2012.

Nella convulsa attività legislativa provocata dalla crisi finanziaria di questa estate, due leggi hanno messo in discussione il destino degli Ordini professionali.

1. La legge 111 del 15.7.2011 (GU 16.7.2011 n.  ), manovra di ferragosto, tratta della riforma degli Ordini con l’art.29 comma 1 bis che qui trascrivo: “Al  fine  di  incrementare  il   tasso   di   crescita dell’economia  nazionale,  ferme  restando  le   categorie   di   cui all’articolo 33, quinto comma,  della  Costituzione,  sentita  l’Alta Commissione di cui al comma 2, il Governo formulera’  alle  categorie interessate proposte di riforma in materia  di  liberalizzazione  dei servizi e delle attivita’ economiche; trascorso il  termine  di  otto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del presente decreto, cio’  che  non  sara’  espressamente  regolamentato sara’ libero.” Il testo è ambiguo. Sembra che gli Ordini che hanno l’esame di abilitazione professionale ne siano esclusi. Ma non è sicuro ed in ogni caso la norma crea una situazione che invita a fare ragionamenti ad ampio spettro per tutte le professioni intellettuali.

2. La manovra bis, decreto-legge 13.8.2011 n.138, da convertire in legge entro il 13.10.2011, all’art.3 comma 5, stabilisce che entro un anno dovranno essere modificati gli ordinamenti delle professioni, per introdurre gli obblighi di: aggiornamento professionale continuo, tirocinio, assicurazione. I minimi di tariffa devono essere derogabili e l’attività disciplinare deve essere gestita da nuovi organi, preclusa ai consiglieri degli Ordini e del consiglio nazionale.

La proposta di ridimensionare o eliminare gli Ordini professionali è ricorrente, proviamo perciò a valutare se gli Ordini davvero siano necessari e se la loro eliminazione comporterebbe danni alla attività professionale degli architetti.

Prima del 1923/25 non c’erano gli Ordini degli architetti e degli ingegneri. L’Ordine degli architetti è stato istituito, con legge del 1923 e Regolamento del 1925, al fine di tutelare i consumatori che chiedono servizi professionali. L’Ordine dovrebbe tutelare prioritariamente gli interessi  dei consumatori e la correttezza dell’esercizio professionale. Inclusa la qualità della prestazione richiesta dal cliente. L’Ordine può tutelare anche la condizione di lavoro del professionista, astenendosi però da fare attività sindacale.  Infatti l’iscrizione all’Ordine è obbligatoria mentre l’iscrizione ai sindacati è libera. Pertanto l’Ordine non può firmare un contratto di lavoro né proclamare agitazioni sindacali o scioperi.

In base alla legge istitutiva l’Ordine ha pochi compiti:

1- iscrizione all’albo e gestione dell’albo;

2- deontologia, controllo della disciplina degli iscritti:

3- reprimere l’uso abusivo del titolo di architetto e l’esercizio abusivo della professione

4- dare pareri sulle parcelle e sulle controversie professionali.

L’iscrizione all’Albo è un automatismo. L’Ordine non ha altro compito che verificare che il richiedente ha  superato l’esame di abilitazione.

I pareri sulle parcelle sono molto diminuiti da quando è stata abrogata la legge che, nel caso di lavori pubblici, subordinava il pagamento della parcella al visto dell’Ordine.  In ogni caso anche la gestione di questa attività è spesso fatta in modo improprio. Tanto che spesso, quando c’è da fare scelte discrezionali, l’Ordine favorisce il proprio iscritto a danno del committente pubblico o privato.

Deontologia. La disciplina è il compito più importante. L’Ordine può condannare un iscritto scorretto sospendendolo dalla attività professionale. Il rispetto della correttezza professionale costituisce una garanzia per il cittadino utente dei servizi professionali.  Oggi l’Ordine dovrebbe  controllare la correttezza del professionista. Ma lo fa effettivamente? Certamente no. Con la scusa della mancanza di denunce, gli Ordini hanno in genere ignorato le scorrettezza professionali commesse dai professionisti coinvolti in casi di corruzione per appalti pubblici, resi a tutti noti dalla  stampa. Incarichi professionali, progetti e collaudi, ricevuti da funzionari pubblici e docenti a tempo pieno, in condizione di incompatibilità e  privi di autorizzazione. Il controllo degli Ordini è latitante anche per le scorrettezze fatte dagli iscritti nella gestione dei permessi edilizi e nella proliferazione dell’abusivismo. Gli Ordini in genere non informano gli iscritti sulla quantità e l’oggetto dei procedimenti disciplinari attivati, né risulta che il Consiglio Nazionale o il Ministero li incitino a dare notizie. Appare evidente che gli Ordini abbiano molta ritrosia nell’aprire procedimenti disciplinari nei confronti dei propri iscritti. Per farsi un’idea basti considerare che i ricorsi al CNAPPC contro le sentenze degli Ordini sono all’incirca 20 all’anno (il dato non è ufficiale). E dato che quasi tutti i professionisti che vengono condannati dall’Ordine fanno ricorso al CNAPPC, si può immaginare quanto sia irrisorio il numero dei procedimenti attivati e delle condanne inflitte dagli oltre 100 Ordini degli Architetti per un totale di oltre 140.000 iscritti.

Tra le scorrettezze che sono tollerate, è consentito che un architetto componente di una commissione consultiva (commissione edilizia) comunale possa presentare progetti nello stesso comune. E’ anche tollerato che un componente del consiglio dell’Ordine o del CNAPPC possa partecipare ad un concorso o gara per la quale il consiglio stesso ha approvato il bando e/o ha nominato un membro della commissione giudicatrice.

La carenza di attività deontologica degli Ordini è grave perché, trattandosi del compito principale dell’Ordine, l’inadempienza costituisce il motivo principale che giustifica l’ipotesi di eliminare l’istituzione.

Ipotesi di eliminazione dell’Ordine e del CNAPPC

Gli architetti possono fare a meno dell’Ordine, ma non possono fare a meno dell’abilitazione all’esercizio della professione.

La professione di architetto esisterebbe anche senza l’Ordine, perché in caso di mancanza dell’Ordine comunque resterebbe l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto e di ingegnere. L’abilitazione è nell’art.33 della Costituzione e la sua eliminazione potrebbe richiedere una modifica dell’articolo, cosa molto difficile, vista la complessità della procedura di modifica della Carta Costituzionale.

In mancanza di Ordini, occorrerebbe (come in Gran Bretagna) istituire un Registro Nazionale delle persone che ottengono l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto. Presso il Ministero della Giustizia, gestito dal Ministero. In tal modo ogni cittadino o ente può consultare il registro e verificare che una persona è abilitata a fare l’architetto. Lo stesso Registro potrebbe svolgere i procedimenti disciplinari su denuncia di enti o privati,  mediante una commissione nominata dal Ministero, composta anche di membri in rappresentanza della professione.

Al limite il sistema funzionerebbe anche senza il Registro Nazionale, visto che un ente o un cittadino può sempre chiedere all’architetto al quale commette un incarico di mostrare il certificato di conseguita abilitazione alla professione.

Volendo ancora più semplificare, il sistema potrebbe, forse, funzionare anche senza l’abilitazione all’esercizio della professione, qualora si conferisse valore abilitante alla laurea magistrale M4 architettura e ingegneria edile con riconoscimento CEE. In tale caso l’art.33 Costituzione dovrebbe essere interpretato nel senso che il superamento dell’esame di laurea da parte di una Università Statale risponde al dettato dell’art.33.

La spinta europea

Il Rapporto Monti/CE, del 2004,  ha dimostrato che l’Italia è il paese che ha imposto più vincoli alle professioni libere. Obbligo di iscrizione all’Ordine, obbligo di abilitazione all’esercizio, esercizio abusivo sanzionato penalmente, campi di attività esclusivi. In nessun paese la tariffa architetti è approvata per legge nazionale.

Vantaggi e svantaggi della eliminazione dell’Ordine

Di fatto l’Ordine oggi costituisce l’unico riferimento per gli architetti che rappresenta sia a livello nazionale che a livello di regioni, province e comuni. Non c’è dubbio che attraverso gli anni i consigli degli Ordini hanno saputo istituire validi rapporti con gli imprenditori e con gli enti locali. Ciò costituisce un indubbio aspetto positivo che ha consentito una crescita dell’apprezzamento della nostra professione presso l’opinione pubblica. Spesso l’Ordine viene consultato su problemi della città insieme alle rappresentanze dei costruttori, degli artigiani e dei sindacati dei lavoratori edili.

Inoltre l’Ordine svolge una funzione positiva quando organizza attività pubbliche per valorizzare l’architettura e un corretto assetto del territorio. Ma tali attività sono svolte anche da altri organismi come l’Università, l’INU, l’INARCH, Italia Nostra.

Sono utili anche le attività di aggiornamento professionale degli iscritti. Ma tali attività sono in realtà svolte anche dai sindacati dei lavoratori, dei professionisti ecc. oltre che dalle facoltà di architettura e di ingegneria, dalle Regioni e da altre istituzioni.

Tuttavia l’Ordine degli architetti sta perdendo la sua identità. Oggi è purtroppo diventato l’Ordine di sei diverse professioni: Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Pianificatori iunior e Architetti iunior. Un guazzabuglio di professioni accettato dal passato CNAPPC nel 2001,  con l’illusione che il Consiglio Nazionale e gli Ordini sarebbero diventati più potenti raggruppando molte professioni al proprio interno. Illusione condivisa dagli Ordini provinciali. L’Ordine di sei professioni sacrificava gli interessi degli architetti all’interesse della struttura che li rappresenta, gli Ordini e il CNA. A distanza di 10 anni dal 2001 verifichiamo che l’architetto sta perdendo la propria identità. La confusione delle competenze tra architetti quinquennali e architetti iunior sta crescendo; nonostante ciò, non ho notizia di interventi efficaci degli Ordini per il rispetto dei limiti di competenza. L’inserimento dei pianificatori prima o poi proporrà un contenzioso giuridico sulla competenza dell’architetto nel campo dell’urbanistica, visto che questa non è compresa nell’edilizia civile di cui all’art.52 RD 2537/1925. E non sappiamo cosa potrà  venire fuori da future sentenze della magistratura sulle competenze professionali dei conservatori, in danno della riserva di legge spettante agli architetti nel campo dei beni culturali.

E’ sbagliato identificare le professione con l’Ordine. Se mancasse l’Ordine, l’attività professionale di un architetto non cambierebbe in maniera significativa. La progettazione, la direzione lavori, il collaudo, la sicurezza dei cantieri ecc. resterebbero di spettanza degli architetti e degli ingegneri laureati e abilitati. I campi di attività definiti per legge resterebbero tali. L’iscrizione alla Cassa di previdenza sarebbe aperta agli architetti e ingegneri abilitati e in possesso di partita Iva. Certamente sarebbe necessario per gli architetti fare riferimento a proprie associazioni per fare sentire la propria voce, per essere rappresentati. Potrebbero finalmente crescere i Sindacati dei liberi professionisti e dei professionisti dipendenti, costretti oggi a una vita grama proprio dalla concorrenza che fanno gli Ordini tutelando “impropriamente” gli iscritti. Mentre nelle attività culturali potrebbe crescere il ruolo dell’Inarch. Potrebbero nascere o rafforzarsi una o più libera associazione culturale di architetti.

Enrico Milone

29.8.2011


15 Commenti a “A cosa serve l’Ordine degli Architetti PPC ?”

  1. alessandro de sanctis scrive:

    Io sono di roma, e l’ordine a parte per il timbro, mi è servito solo per farmi vistare un progetto per determinare legalmente la parcella per una causa,,, a pagamento chiaramente!!
    il consulente dell’ordine per le questioni architettoniche è un Geometra! strano no? molto scostante tra l’altro, ci sono stato una volta sola per quanto era antipatico,,
    I corsi sono tutti a pagamento, effettivamente per me lo possono anche abolire subito, opppure farlo diventare una cosa seria, utile, ma non ci credo.
    Altra domanda, cosa fa l’Ordine con i soldi che gli diamo, a parte organizzare qalache mostra e fare partite di calcetto all’estero?

  2. Art. 3 comma 5 della Legge 14 settembre 2011, n. 148
    f) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali…
    L’articolo di Milone non poteva fare riferimento all’ulteriore svuotamento degli Ordini che di fatto non avranno più neanche la competenza sulla Disciplina.

  3. Tra gli architetti esiste una crisi epocale che però riguarda solo una parte degli iscritti agli Ordini. I Dipendenti pubblici possono avere stipendi alti e sicurezza del lavoro (almeno fino a quando gli enti pubblici come Comune e Regione non andranno in bancarotta). Gli insegnanti (iscritti in genere anche loro agli Ordini) hanno comunque un posto sicuro. I professionisti Liberi stanno invece ingrossando le file dei disoccupati, per non parlare dei giovani (cft Ivaseipartita) che occupati, in forma seria, probabilmente non lo sono mai stati.
    Quando Milone dice “Di fatto l’Ordine oggi costituisce l’unico riferimento per gli architetti che rappresenta sia a livello nazionale che a livello di regioni, province e comuni. Non c’è dubbio che attraverso gli anni i consigli degli Ordini hanno saputo istituire validi rapporti con gli imprenditori e con gli enti locali” è molto ottimista. Se andiamo a vedere i risultati concreti dei “tavoli di trattativa” che gli Ordini hanno istituito con comuni provincie e regioni, ci accorgiamo che in realtà si è continuato a ingrossare la mole delle leggi inutili che appesantiscono in modo inaccettabile i costi e le procedure nel governo del territorio.
    Siccome gli Ordini non sono Sindacato, non hanno mai potuto fare niente contro i burocrati della normativa. Anche perchè in genere i burocrati sono anche essi iscritti all’ordine.
    Molti burocrati Architetti la mattina confezionano leggi, per Regioni e Comuni, incomprensibili, astruse, illogiche, contro ogni buon senso. La sera organizzano dei corsi a pagamento per spiegare come si devono interpretare le leggi. Le normative troppo spesso sono diventate autoreferenziali.
    Quando gli Ordini partecipano alle commissioni o ai “tavoli” per siffatte normative in realtà (contro ogni buona intenzione) si rendono complici dello sfascio.
    Saluti
    Alessandro Cinelli

  4. enrico fossa scrive:

    ho letto attentamente l’articolo sopra, premetto che ho fatto parte del consiglio dell’ordine di genova per 16 anni e l’ultima elezione mi sono dimesso, pur eletto perche non credevo piu nell’organico di quel consiglio e nel suo presidente, devo comunque dire che l’articolo di milone è estremamente di parte e poco vero, particolarmente devo riconoscergli una elevata dose di falsità per questi motivi:
    è falso che la attività relativa alle parcelle tende a favorire gli iscritti a scapito dei committenti , è invece vero che spesso i committenti tendono a fare i furbi per non pagare ed è scomodo sentirsi dire che la prestazione professionale va pagata e pure profumatamente, è altrettanto vero che spesso i professionisti si fanno pagare cifre ridicole svendendo la professionalità di tutti, questo è inaccettabile, perchè il lavoro fatto in maniera qualitativa è un privilegio di cui tutti debbono godere , in particolare i committenti, ma anche i professionisti debbono poter dialogare con committenti onesti e competenti del loro ruolo
    tutto il resto è ancor piu demagogico e ridicolo… e non fa onoro e a chi lo scrive, che , peraltro, non si capisce che mestiere faccia per poter giudicare in maniera cosi grossolana ma assolutista

  5. Mi associo al commento di Alessandro Cinelli, non solo perchè siamo amici ma perchè ne condivido il contenuto.
    Ho letto con iniziale scetticismo l’articolo di Milone perchè, pur riconoscendogli una grande competenza in materia ordinistica e professionale in genere, non mi aspettavo chissà quali aperture rispetto alla situazione attuale, visto che ha fatto parte del CNA e, almeno per quanto mi consta, non l’avevo mai sentito fare analisi critiche rispetto all’arretratezza culturale degli ordini. Mi sono invece ricreduto dopo averlo letto.
    Pur con molta prudenza, l’apertura che fa nei confronti di un “Ordine light” abbinato a libere associazioni professionali mi sembra una bella novità che dà il senso di una persona, immagino non giovanissima, che ha capito come stiano le cose e quale sia la strada da intraprendere per non rimanere gli ultimi dei mohicani.
    La riforma profonda dell’Ordine con la chiara distinzione tra architetti in genere e architetti liberi professionisti è l’unico modo non certo per risolvere i problemi economici e di lavoro che investono la nostra categoria e nemmeno, come si tende a dire dalla stampa ma anche dall’Europa, per dare una svolta all’economia, ma per porre le basi per un futuro diverso e migliore degli architetti, soprattutto giovani, dato che di questa auspicabile riforma i più anziani non avranno modo e tempo di apprezzarne i risultati.
    Non c’è dubbio che vi sia, da parte dell’Europa dei burocrati e delle grosse organizzazioni economiche e finanziarie, un attacco alle libere professioni allo scopo di renderci tutti dipendenti o gravitanti intorno alle grandi società di ingegneria. E’ l’Europa del “grande è bello”, che si scontra con la cultura italiana del “piccolo è bello”, il nostro problema, come architetti ma anche come cittadini e anche per gli imprenditori. Però, se riusciremo a cogliere questa feroce crociata contro le professioni come un’opportunità per liberarci da orpelli di carattere culturale che ci tengono legati ad una visione corporativa degna di tempi completamente diversi, può darsi che riusciremo a governare il cambiamento, a guidarlo a vantaggio nostro e della collettività, salvaguardando la nostra professione nella sua forma liberale, che ha maturato certamente una componente di “fornitura di servizi” ma conserva nella realtà, e dovrà continuare a conservare ancora, nell’interesse dei nostri clienti e nostro, quel momento assolutamente tipico e unico di scelte individuali e autonome prese sulla base delle proprie conoscenze, della propria coscienza, della propria cultura, del proprio senso di responsabilità, a prescindere da convenienze puramente economiche. Questa è la libera professione.
    Mi auguro, anche se non ci credo molto, che gli ordini e il CNA non si muovano come se nulla stesse accadendo, che non guardino alla propria bottega, che abbandonino la cecità con cui si sono mossi, anzi sono stati fermi, negli ultimi anni, che non intendano giostrare per accaparrarsi la torta della formazione permanente obbligatoria, anche questa figlia di una visione molto europea che non sa e non vuole distinguere tra la specificità di un medico, che ha l’obbligo di rimanere informato su una disciplina condivisa, strutturata e basata su precisi protocolli, e quella di un architetto, che invece si muove in un campo che è più di tipo umanistico, quindi soggetto a scelte e convinzioni individuali. L’aggiornamento è necessario in alcuni settori, certamente, ma deve essere lasciato al mercato, cioè alla libera scelta di ognuno di noi, anche nell’interesse stesso della qualità dei vari “corsi” i quali, in presenza dell’obbligatorietà, prolifererebbero a dismisura come business diventando solo un metodo, pagato da noi in denaro e tempo, per raccattare inutili crediti e punteggi.
    Le parole di Milone forniscono comunque una base solida e autorevole per proposte innovative di cui mi auguro che gli ordii sappiano fare tesoro.
    Pietro

  6. Enrico Fossa si esprime con molta durezza verso l’articolo di Milone. Personalmente ritengo invece che le cose che Milone dice siano molto misurate, anche se col cuore fa dispiacere constatare che gli Ordini sono in mezzo al guado. Forse a Genova le cose vanno meglio che nel resto d’Italia? io sono Toscano e dal 1980 iscritto all’Ordine. Credo di aver accumulato una notevole esperienza. Il mondo è cambiato e la professione libera non ha nessuna forma di organizzazione di categoria che non siano i Sindacati Professionali. Bisogna sperare che la categoria dei Liberi professionisti trovi il modo per organizzarsi molto di più di quanto fatto fino ad ora.
    E’ ingiusto e fuorviante sperare negli Ordini e non riconoscere che i Libera Professione e Ordini sono legati da un rapporto che riguarda solo il Timbro.

  7. Malevič scrive:

    ma non basta la laurea e il tirocinio per l’ abilitazione? bisogna necessariamente superare quell’ obsoleto test?

  8. Mauro Gentile scrive:

    Apprezzo l’analisi lucida di Enrico Milone, in particolare il riferimento alle altre professioni che dal 2001 fanno parte dell’Ordine e che spesso sbrigativamente sono indicate con una sigla PPC (Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori). Io sono un Conservatore, con percorso di studi e professionale specialistico, spero che questa riforma sia l’occasione per porre chiarezza su quale strada la professione di “Architetto” voglia intraprendere.
    La perdita di identità della professione di architetto citata nell’articolo è a mio avviso invece un necessario cambiamento culturale in atto ormai da tempo. Ciascun professionista, complice la complessità della normativa e delle problematiche da affrontare, ha maturato una specializzazione che lo differenzia da un altro professionista. A mio avviso questo è un valore in grado di favorire il lavoro di equipe oggi sempre più indispensabile.
    Spero che la riforma sia occasione di riflessione culturale sul futuro della professione.

  9. Federico Tucci scrive:

    I commenti sono interessanti, ma ritengo che l’ordine debba esistere. Deveesistere sia per controllare in modo serio i liberi professionisti, che devno essere gli unici ad essere iscritti, i dipendenti dello stato non ne devono avere diritto. Ma l’Ordine dovrebbe anche “certificare” la qualità dell’iscritto, qualità che deve essere provata da corsi di formazione seguiti ma, soprattutto, dalla soddifsazione del committente. Se si riuscisse a creare un circolo virtuoso per il quale qualunque committente, a fine prestazione, indicasse all’ordine la qualità del professionista, il gioco sarebbe fatto, la qualità garantita e gli scalzacani andrebbero a casa.

  10. Code2 scrive:

    Gli Ordini degli Architetti, così come sono, sono obsoleti.
    Dovrebbero aiutare i giovani architetti ad entrare nel mondo del lavoro denunciando in primis lo scandalo delle finte P.IVA.
    Dovrebbero fornire gratuitamente un servizio di supporto legale in casi di contenzioso.
    Dovrebbero usare le nuove tecnologie senza passare dai bollettini su carta e senza usare Equitalia per le riscossioni, che non si è ben capito quanto prenda in percentuale.
    Andando oltre, dovrebbero essere un punto di incontro tra professionisti, cittadini e aziende del settore, permettendo una miglior pubblicità ed uno scambio chiaro sull’offerta e la domanda nei campi dell’urbanistica, dell’architettura e del design.
    Praticamente un luogo in cui:
    1. un cittadino può cercare il professionista e l’azienda che più gli aggradano
    2. un architetto può proporsi nei meriti del proprio curriculum e delle proprie conoscenze
    3. una azienda può pubblicizzarsi per i prodotti che vende e gli interventi che ha effettuato
    Una sorta di centro nevralgico dove all’interno del libero mercato la fanno da padrone la serietà, la qualità e il merito.
    E l’Ordine sarebbe garante di tutto questo, monitorando che i Professionisti operino secondo le regole stabilite, che le Aziende siano in regola e che i Clienti siano seri, che paghino e se hanno delle lamentele, l’Ordine dovrebbe renderle pubbliche, mettendo davanti ad un dibattito serio e responsabile ognuno di noi.
    Peccato che finchè esisterà la lobby dei Geometri che “si fanno pagare poco” tanto fanno “le stesse cose degli Architetti” (e mettiamoci anche i poveri colleghi Ingegneri), in Italia le cose non potranno assolutamente cambiare.

    Ps. Mi sono laureato ed abilitato 4 anni fa. Negli ultimi 3 anni nella mia zona è stato registrato un calo di lavoratori del settore edile del 22%. Oltre al danno quindi la beffa di pagare l’Iscrizione all’Ordine mi fa porre serie domande sul mio futuro in Italia. E poi ci si interroga sulla “fuga di cervelli”…. No no, la fuga è per la propria pellaccia, non tanto per il cervello. 🙁

  11. Alireza Jafarian scrive:

    Al magnifico rettore . salve e tante cose sono un architetto iraniano che gia mi sono studiato in italia ora per contatto con gli amici italiani cerco il loro indirizzo e-mail cioe`arch.antonino modica e salvatore fardella spero mi potreste aiutare. grazie con grttulazione jafarian

  12. Margherita Prenleloup scrive:

    Non conosco Alessandro Cinelli e non so da che Regione scrive ma confermo quanto da lui detto architetti dipendenti della Regione collaborano alla stesura di leggi e poi ce le vengano a spiegare perchè di difficile interpretazione ….. ma farla più semplice no?

    Allora visto che siamo tutti abbastanza daccordo sulla problematica funzione degli Ordini perchè invece di proporre un’improbabile abolizione degli Ordini ( che tutti a casa non ci riesce nemmeno Grillo a mandarli) o un cambiamento rivoluzionario dal suo interno
    perchè non facciamo ricorso alla Corte Costituzionale sulla incostituzionalità sia delle vecchie che delle nuove norme (vedi ultimo decreto Monti) che sono state fatte sull’Ordinamento professionale?

  13. marco scrive:

    aboliamo gli ordini professionali, di fatto non servono, cercano disperatamente di legittimarsi ma così come va il mercato oggi non hanno senso.
    In fondo è comodo in questo paese mettere sempre le mani in tasca a chi lavora, basta con i carrozzoni, inarcassa (in continuo aumento), ordini (inutili), commercialisti, agenzie, oltretutto tutti gli oneri sono a nostro carico, formazione (obbligatoria), assicurazioni (ora obbligatorie) basta non se ne può più!

    io sto seriamente pensando che la quota dell’ordine di quest’anno non la pagherò poi vedremo.

  14. Michela Benedetti scrive:

    Buongiorno.

    Da cittadina, non da Architetto, ho letto con molto interesse la vostra discussione. Perché un Ordine abbia senso deve dare prova di rigore e serietà e non trasformarsi in una corporazione che tutela a prescindere i propri iscritti. Così facendo il circolo virtuoso di cui parla il signor Tucci e che tutti noi cittadini/committenti vorremmo rischia di essere un adynaton.

    La vicenda in cui mi trovo coinvolta e che sto documentando sulla pagina Facebook “Barriere non solo architettoniche a Pisa – Michela Benedetti” dimostra come, almeno per l’Ordine di Pisa, trasparenza e rispetto verso il cittadino non siano contemplati. E questo non fa che aumentare la sfiducia verso una categoria di professionisti che invece voglio continuare a credere sia formata da persone che svolgono seriamente il proprio lavoro, in coscienza e con correttezza, e che – per questo – devono potersi riconoscere in un Ordine che sia veramente garante di professionalità.

    Vi ringrazio per l’attenzione e per i commenti che vorrete fare a questo mio breve intervento e a quanto da me documentato sulla pagina Facebook.

    Un segnale forte da parte di professionisti seri sarebbe già un grande passo avanti contro la rete di sotterranee connivenze che sembra sottesa agli Ordini.

  15. Giuseppe scrive:

    Mi chiamo Galli Giuseppe e sono un Architetto di Novara. Amo la mia professione in maniera viscerale e posso dirvi con sincera onestà da libero professionista che L’ORDINE NON SERVE A UN BEATO ………. ! (non siate volgari 🙂 …. io volevo scrivere “beato nulla”)
    Se l’ordine non riesce a dare agli iscritti nemmeno gli strumenti minimi per farlo apparire allora non serve a nulla.
    Noi Architetti quando prendiamo un incarico non abbiamo nemmeno un modulo ufficiale (basterebbero due paginette con grafica UFFICIALE e numerazione progressiva registrata all’ordine – si potrebbe fare tutto on-line con modulo scaricabile poi in pdf) che mi permetterebbe di stipulare un contratto preliminare (con tutti i limiti che sappiamo) CHE DAREBBE UN MINIMO DI VALORE E UFFICIALITÀ agli incarichi.
    A dare un tesserino con nome e cognome e banda magnetica il mio supermercato ha impiegato dieci minuti e la tessera è letta dalla stessa catena su tutto il territorio nazionale.
    NOI NIENTE TESSERINO MA ABBIAMO UNA IDIOTISSIMA PEC E UNA MAREA DI MODULISTICA IN OGNI COMUNE DA COMPILARE PER QUALSIASI LAVORO E PER GIUNTA MODULISTICA CHE CAMBIA DA COMUNE A COMUNE.
    In un paese RIDICOLO come l’attuale l’italia un ordine professionale dovrebbe fare MOLTO DI PIU’ e così come è ( a mio parere) NON HA RAGIONE DI ESISTERE.
    Questo è un mio punto di vista …. Insultatemi pure ma io per ora la penso banalmente così.
    L’architetto dovrebbe fare l’architetto …. il nostro territorio fa sempre più schifo e gli Architetti passano la stragrande maggioranza del tempo tra carte da compilare e una minima (direi quasi nulla) parte a progettare e a occuparsi di VERA estetica, VERA sicurezza, VERO abbattimento delle barriere architettoniche.
    Poi c’è l’assurdo intreccio e intersecazione con l’architetto da parte delle figure statali (che indipendentemente dalla resa portano a casa uno stipendio) che si mischiano come in un quadro di Pollock ma senza equilibrio ( ASL SPRESEL, COMUNE, AGENZIA DELLE ENTRATE, VIGILI DEL FUOCO ecc.).
    Tutti fanno il loro pezzettino e ti dicono la loro spesso in contrasto trattando il professionista come l’ultimo dei cretini.
    ORDINE! ….. SVEGLIA! ….. Se no a breve rimarrai senza Architetti perché se ne saranno andati via tutti!
    Poi in un paese di ladri mi obbligano a fare gli aggiornamenti professionali con corsi di deontologia.
    CHE PAESE DELLE MERAVIGLIE!

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