Archive del 2011

Inarcassa: vinta la battaglia per i giovani iscritti

13 Novembre 2011

Si è conclusa positivamente la battaglia iniziata l’8 settembre 2010 con una mia lettera al Consiglio di Amministrazione di inarcassa (sottoscritta da altri 20 delegati inarcassa), per porre l’attenzione sul pesante e inaspettato aumento dei contributi per alcuni giovani iscritti, circa 2500.

Era successo che, appena rientrati dalle vacanze, alcuni nostri giovani colleghi avevano avuto una brutta sorpresa: perdita improvvisa dell’agevolazione di due terzi dei contributi per i primi tre anni di iscrizione, frutto di una decisione del precedente Comitato dei Delegati, che aveva approvato una modifica dello Statuto in merito ai neoiscritti con meno di 35 anni.

Il Consiglio di Amministrazione di Inarcassa nella riunione del 22 luglio 2010 aveva deliberato di applicare la nuova norma a tutti gli iscritti, togliendo di fatto l’agevolazione a tutti coloro che avevano compiuto 35 anni, pertanto molti colleghi avevano ricevuto a settembre una rata di ben 1500 euro!!! invece che 300 euro.

Alla mia lettera, il Presidente  di Inarcassa Muratorio, aveva risposto inviando a tutti i Delegati una lettera di chiarimento, le motivazioni espresse non mi avevano del tutto convinto e pertanto avevo scritto nuovamente ai Consiglieri di Amministrazione con un’altra comunicazione del 12 settembre, in seguito era nato un comitato di giovani colleghi, colpiti dalla nuova norma, con cui sono state fatte una serie di riunioni.

Il Vicepresidente di inarcassa, architetto Santoro, si è subito mostrato disponibile ricevendo più volte i giovani colleghi accompagnati dai delegati romani.

Successivamente è nato un dibattito nel Comitato Nazionale dei Delegati, in cui dopo, una raccolta di firme, siamo riusciti a far mettere l’argomento all’ordine del giorno del successivo CND.

Dopo un lavoro fatto tra i delegati, grazie soprattutto al contributo dei neodelegati, si è riusciti a far rivedere la norma e a votare un emendamento che ha modificato nuovamente lo Statuto salvando i diritti di coloro che si erano iscritti alla cassa entro il 31 dicembre 2009.

Oggi dopo una lunga battaglia è giunta l’agognata approvazione dei Ministeri Viglianti, con tempi più rapidi del previsto, poco più di un anno, siamo riusciti a porre rimedio a una spiacevole vicenda, che aveva messo in grosse difficoltà numerosi colleghi.

E’ un fatto estremamente positivo, vuol dire che qualcosa sta cambiando nella cassa e che ci sono buone prospettive di cambiamento, il nuovo sistema sanzionatorio e la possibilità di mettersi in regola con l’accertamento con adesione, lo dimostra.

I giovani iscritti che hanno già pagato il contributo per intero e che rientrano nella nuova modifica statutaria (devono essere iscritti entro il 31 dicembre 2009) avranno un credito che gli verrà scalato nel calcolo dei contributi futuri.

Antonio Marco Alcaro

Delegato Inarcassa Roma

Architettura: quale futuro?

4 Novembre 2011

Dopo il mese di marzo e quello di aprile, trascorsi entrambi alla ricerca di elementi architettonici notevoli sul territorio, tra Haarlem ed Amsterdam, nel mese di maggio ed in quello di giugno mi sono dedicato a seguire una serie di dibattiti, ad Amersfoort, ad Almere, ad Utrecht, ad Amsterdam: l’Olanda si sta muovendo alla ricerca di nuove figure professionali, di nuovi mestieri, e da ogni dove vengono lanciati stimoli per uscire dalla crisi. Bene.

Ricordo ad Amersfoort, per esempio. Durante la prima parte del symposium, organizzato da Sfa (Stimulering fonds voor Architectuur) si parlava del ruolo dello stedenbouw, cioè dell’urbanista, che in questa nuova società, sempre più evoluta, deve per forza cambiare, perchè deve prestare ascolto alle nuove esigenze della collettività, a tutti gli attori che intervengono nella nascita di un nuovo quartiere e nello sviluppo della città. Tra l’altro questo dibattito era stato organizzato in uno studio professionale, in un capannone che faceva parte di un più grande intervento di riqualificazione dell’Oliemolenkwartier, antico mulino industriale, intorno al quale si stanno moltiplicando edifici residenziali, nati proprio per riqualificare la zona.

Nella seconda parte del dibattito Guido Wallach, di Imbo (già incontrato durante l’esperienza di NWA, realizzata nel 2010 in collaborazione con il Ministerie van VROM) ci parlava degli spazi pubblici connessi alle residenze, ma in particolare di quegli spazi favoriti dall’iniziativa privata (Cpo). (Dobbiamo ricordare fra l’altro che in questo caso l’iniziativa privata si avvale delle più avanzate sperimentazioni, come nella casa totalmente in legno, citata nel precedente articolo).

Egli ci ricordava le nuove forme di aggregazione date dall’adattamento del soggetto costruttore al mercato esistente: in Olanda infatti il mercato delle costruzioni è gestito per l’80 % dal governo, che sovvenziona le imprese di costruzioni (ci sono dei fondi all’uopo destinati) e per il restante 20 % dall’impresa privata, concentrata nella zona del Ranstad e ad Almere. Il suo discorso passava quindi a descrivere il ruolo dell’opdrachtnemer, una nuova figura, intesa come collettività, che trova dentro al mercato le soluzioni adatte a proporsi per la realizzazione degli interventi edilizi, proprio come i BOUWGRUPPEN, diffusi in Germania ed in Belgio, citati in una conferenza del NAI a Rotterdam che abbiamo seguito a febbraio (bouwgruppen & Collaborative developement, www.nai.nl). Bene.

Ho già descritto ampiamente quello che è accaduto ad Almere, dove mi colpiva più d’ogni altro l’aspetto normativo nella realizzazione della Bouwfabriek, il nuovo quartiere a sud-ovest della città: una serie di linee guida (i kavelpassporten) danno infatti le principali regole da seguire per costruirsi una casa, a seconda delle proprie esigenze, prestando molta attenzione ai criteri del risparmio energetico e della bioarchitettura. Bene.

Un altro aspetto che sono riuscito a cogliere da questi spunti è quello della partecipazione, che pure avevo toccato con mano nella mia esperienza romana al primo Municipio, con la Casa della Città. Mi sono già espresso sul fallimento di quell’esperienza; ad Utrecht si è trattato di un altro tipo di partecipazione: non solo una partecipazione relativa alla strategia, ma anche uno scambio di idee, concrete, per la realizzazione del Dynamisch Stedelijk Masterplan. Bene.

A marzo infatti ho lanciato tramite internet, come appartenente al gruppo Home Made, una proposta per l’utilizzo di una delle tredici aree scelte dal Comune per l’avvio di un processo partecipativo. All’iniziativa hanno aderito moltissimi utenti, ognuno con un suo progetto, che consisteva nella realizzazione di un collage o di immagini e disegni. A queste proposte hanno fatto seguito numerosi commenti, pubblicati sulla pagina web del Comune di Utrecht e dopo un attento esame delle idee più originali, recentemente nella nuova sede del Comune progettata dall’architetto Eric Miralles se ne è parlato. L’introduzione del dibattito descriveva in linea generale le proposte, e poi le analizzava schematicamente, in base ad una volontà programmatica, mirata cioè a trovare all’interno di esse il fattore temporale: quindi ne faceva una classificazione in base ai tempi, ai costi ed alle necessità di intervento.

Seguivano proposte specifiche di associazioni particolari, come ad esempio quella dell’associazione dei fietsers (ciclisti), che descriveva una serie di percorsi che connettessero tutte le reti di piste ciclabili, in modo da far si che anche intorno al centro storico la bicicletta potesse diventare una valida alternativa all’automobile (per paragoni e confronti vedi articolo Critical Mass). Oppure l’esempio del Rootsord, dove le vecchie unità destinate ad uffici saranno trasformate in residenze: durante l’esposizione  veniva mostrato l’esempio di Zurigo, dove una zona ad uffici è stata convertita proprio in residenze, e gli spazi di connessione sono stati trasformati secondo criteri di bioarchitettura, con materiali ecosostenibili e soprattutto privilegiando il verde.

Molta attenzione naturalmente è stata posta all’aspetto economico: il Comune non ha soldi, e sta perciò cercando di indirizzare le poche risorse disponibili su processi consolidati: la cosa che più mi ha colpito dell’altra sera è che l’assessore ha detto: dobbiamo copiare! Evidentemente non c’è il timore di venire sgamati, e l’osservazione di processi ben riusciti viene presa a modello. Bene.

Ed un modello per il futuro diventa anche il riutilizzo degli spazi destinati ad uffici, non solo ad Utrecht, ma anche nelle altre grandi città: il compito dei membri di Home Made è proprio quello di cercare ciascuno nel proprio territorio iniziative e spunti per l’attivazione di processi, vuoi costruttivi, vuoi partecipativi, con l’interessamento di Corporazioni di abitanti od il convolgimento di Provincie e Comuni: sono stato perciò recentemente ad un’esposizione al Centro di Architettura di Amsterdam, l’Arcam.

Questa mostra, descritta sul sito www.temp.architecture.urbanism descrive cinque tipi di attività edilizie, che possono essere svolte nelle varie aree in oggetto, in base a differenti tipologie di interventi: UNBUILD, URBANS PIONIEERS, INSTANT CITY, PARACITY e LAISSEZ FAIRE.

Ciascuno di questi interventi interessa un’area diversa: SLOTERDIJK, ZEEBURGER EILAND, HOUTHAVENS, NIEUWE WEST, JORDAAN, e per ognuna vengono descritti vari esempi nel mondo (cito solo, perchè ci sono stato personalmente, il quartiere Soho, a new York, paragonato al Jordaan, quartiere industriale popolare che è diventato molto trend grazie all’apertura di locali ed al recupero di un tessuto sociale abbandonato, un pò come a Roma l’Ostiense). La mostra tra parentesi si chiamava leegstand kantoren (uffici vuoti), e su internet c’è una pagina dove è aperta la discussione sul riutilizzo di queste aree. www.amsterdam.nl/kantorenloods.

Le aree ad uffici in disuso sono particolarmente adatte a questo tipo di trasformazioni, perchè l’investimento non è elevato, ci sono a disposizione fondi, ed il processo può partire. Bene

Mi vengono in mente ancora una volta le parole del Weethouder: dobbiamo copiare! Certo, detta così sembra banale, ma poi perchè? L’Olanda è un Paese all’avanguardia nelle sperimentazioni a tutti i livelli: l’altro giorno, alla Beurs Provada, una fiera dell’innnovazione all’Amsterdam Rai, ho incontrato persone disposte ad ascoltarmi, aperte ad ogni soluzione possibile pur di uscire dalla crisi.

C’erano corporaties, c’erano projectontwikkelars, tutti alla ricerca di opportunità per lavorare e far lavorare, sempre tenendo a mente che lo sviluppo non si può fermare: certo,lì c’erano imprenditori e manager forse poco attenti ai problemi della partecipazione e del riutilizzo delle risorse esistenti, ma secondo Home Made è proprio in quel segmento che possiamo trovare i soggetti interessati alle nostre proposte: noi vogliamo privilegiare gli spazi collettivi connessi all’iniziativa privata, e stiamo cercando a 360° gli attori del processo produttivo. Bene.

Quello che mi ha colpito di più in questo Paese, oltre naturalmente alla luce ed all’acqua dei canali, che allietano ormai da tre anni i miei giorni, è questa capacità di credere nel progresso, questa accelerazione sulla tecnologia, questa apertura alle novità, questa continua ricerca delle soluzioni possibili. Tutto questo apre ad un mondo diverso, dove è previsto lo sviluppo: un mondo dove vengono incentivati l’investimento e la ricerca, in una parola al FUTURO…un mondo dove mio figlio potrà nascere sano e sereno.

Campus Universitario Pietralata: risponde il Rettore che ci vuole far credere che è tutto a posto

Il Rettore della Sapienza risponde, dopo tre mesi, alla lettera che il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma era stato costretto a scrivere dopo la nostra denuncia del 28 luglio scorso.

Il nostro Ordine ci comunica:

“Con riferimento alla nota del 27 luglio 2011,
pubblichiamo la comunicazione che ci è pervenuta dal Rettore Luigi Frati, che ringraziamo per aver dato seguito alla nostra richiesta, nella quale sono esplicitate le modalità di affidamento dell’incarico di progettazione Preliminare, Definitiva e, infine, Esecutiva del progetto del Campus Universitario di Pietralata.

Nella stessa nota sono altresì indicati gli estremi della Delibera dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture mediante la quale è stato governato, da parte dell’Università Sapienza l’affidamento di questo incarico di Progettazione “interna” ai sensi dell’ex art.62 DL 163/2006″

Quindi  è tutto a posto, sono state rispettate le regole, possiamo dormire tranquilli !!!!

Allora quello che il Presidente dell’Ordine aveva scritto il 12 luglio erano tutte “idiozie”:

“Prot. 24/1411 del 12 luglio 2011

Circolare a

i Comuni della Provincia di Roma

Oggetto: Sentenza del Consiglio di Stato: le Università non possono progettare.

Si segnala per i provvedimenti di competenza, la sentenza del Consiglio di Stato, n.10 del 3 giugno 2011 che esclude le Università da qualsiasi attività che non sia istituzionale, di studio, ricerca e insegnamento.

In particolare le Università non possono partecipare a gare per affidamento di incarichi di progettazione e di altre prestazioni professionali relative a lavori pubblici o privati, né ricevere simili incarichi per affidamento diretto.

Per tali ragioni, le Università, secondo le indicazioni della suddetta sentenza, non possono pertanto costituire società a scopo esclusivamente lucrativo e cioè privo di qualsiasi collegamento con il perseguimento delle finalità istituzionali proprie delle Università stesse.

La sentenza chiarisce anche che non è legittima, da parte delle Università, la costituzione di società il cui unico fine sia quello di operare sul mercato in diretta concorrenza con i privati, come nel caso in cui l’oggetto sociale sia lo svolgimento di servizi di progettazione a favore di committenti pubblici; in altre parole alle Università non è più consentito creare società di progettazione per partecipare a gare di progettazione.

Questa sentenza, inoltre, conferma la posizione da anni sostenuta da questo Ordine.

Cordiali saluti

di Arch. Amedeo Schiattarella, Presidente Ordine Architetti PPC Roma e Provincia”

Dobbiamo dedurre che l’Ordine ha sostenuto per anni posizioni sbagliate perché le Università “ECCEZIONALMENTE” possono progettare, almeno così sembra dal comunicato del Rettore Frati, in realtà, anche se la Sentenza del Consiglio di Stato fa riferimento agli incarichi ricevuti da terzi e non da se stessi, dice anche che le Università non possono svolgere alcuna attività che non sia istituzionale, di studio, ricerca e insegnamento, allora c’è un’evidente contraddizione.

Il Presidente Schiattarella non ha fatto una piega alla replica del Rettore, anzi ha creato ancora più confusione citando un articolo sbagliato del D.Lgs. 163/2006 (62 invece che 92) e facendo credere che quell’articolo spiega come le Università possono dare gli incarichi “interni”.

Facciamo ordine:

il Rettore, dimenticando il Codice degli Appalti e le sentenze del Consiglio di Stato,  si attacca a una Deliberazione n. 11 del 02/04/2008 dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici che dice:

Eccezionalmente, in caso di accertata carenza da parte dei RUP della indisponibilità della struttura tecnica interna a svolgere attività di progettazione ed altre attività connesse afferenti le Università, tali incarichi possono essere affidati ai dipartimenti interni con conseguente remunerazione ai sensi dell’art.92 D.Lgs.12 aprile 2006 n. 163, trattandosi di progettazione interna

dopo aver detto:

Il D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 non contempla la possibilità per un’amministrazione, mediante la stipula di una convenzione con una Università, di avvalersi delle strutture di quest’ultima per lo svolgimento di progettazioni ed altre attività connesse, non essendo le Università annoverate tra i soggetti di cui all’art.33 (SIIT, centrali di committenza, amministrazioni provinciali) del medesimo D.Lgs. 163/2006.”

Da notare che il Rettore nella sua lettera cita in corsivo la delibera dell’Autorità ma la modifica leggermente pro domo sua.

Non è chiaro se la delibera faccia riferimento soltanto alle Università o soltanto alla progettazione di opere afferenti le Università, comunque in parole povere vuol dire che un’Amministrazione pubblica eccezionalmente se deve affrontare un progetto complesso e non ha un ufficio tecnico interno adeguato a fare la progettazione può dare l’incarico diretto senza gara ai dipartimenti interni, ma trattandosi di progettazione interna il corrispettivo deve essere quello stabilito dall’art. 92 dlgs 163/2006 ovvero l’incentivo del 2%.

I docenti Universitari non sono dipendenti interni degli uffici della Sapienza, ma svolgo un altro ruolo.

Perché un libero professionista è costretto per importi superiori a 100.000 euro a stipulare una fideiussione onerosa per svolgere l’incarico e loro no?

Si profila un comportamento anticostituzionale perché vi è un’evidente disparità di trattamento.

Siete convinti che i dipartimenti e i docenti siano stati pagati con l’incentivo del 2%?

Perché il Rettore non ci mostra le fatture?

Chiediamo apertamente al Presidente dell’Ordine di richiedere, ai sensi della Legge 241/1190, il disciplinare d’incarico in cui risultano gli importi e le modalità dei compensi.

La struttura tecnica interna non può essere adatta o meno a svolgere la progettazione a secondo delle convenienze dell’Università.

Se il Rettore fa riferimento alla delibera dell’Autorità di Vigilanza ci deve spiegare come mai nel caso della progettazione delle residenze e servizi correlati (per un importo di 15/20 milioni di euro) per gli studenti della Scuola Superiore di Sudi avanzati della Sapienza – Complesso Regina Elena – DM n. 26-27-127/2011 L338/2000, l’ufficio tecnico interno della Sapienza è stato in grado di fare il progetto come risulta dalle firme per la progettazione, strutture, direzione lavori e sicurezza, di ingegneri dipendenti dello stesso ?

E’ evidente che ci stanno prendendo in giro, ma non siamo più disposti a subire passivamente continui soprusi da chi, con la tranquillità dello stipendio fisso a fine mese pagato sempre da noi, fa concorrenza sleale agli architetti che tentano disperatamente di fare la libera professione.

E dove la mettiamo la sentenza del Consiglio di Stato n. 10/2011 ?

E’ quel “eccezionalmente” che ci frega, d’ora in poi usatelo anche voi quando vi contestano qualcosa di sbagliato.

Il dato che ci dovrebbe allarmare è che il nostro Ordine, in una situazione drammatica di lavoro per i liberi professionisti architetti romani, non faccia una piega nei confronti di una Università che realizza una serie di opere da 100 milioni di euro, affidando con un incarico diretto a due Dipartimenti della Facoltà di Architettura la progettazione preliminare e definitiva senza fare un concorso e facendo la progettazione esecutiva con un appalto integrato, coprendo le false giustificazioni del Rettore che con metodi da azzeccagarbugli cerca di confondere le acque.

Faremo esposto all’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici che, con ambigue e contraddittorie deliberazioni, non fa che alimentare una situazione di grave illegalità diffusa che riguarda il mondo dei docenti a tempo pieno che, tanto per ricordare, non potrebbero fare la libera professione.

Tanto per citarne uno lungolago di bracciano

Notizie da inarcassa n.4

27 Ottobre 2011

inarcassanews

Prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di inarcassa.

ULTIMI AGGIORNAMENTI:

Vi ricordo che il 31 ottobre scade il termine per l’invio della dichiarazione annuale, da quest’anno la dichiarazione si può fare esclusivamente in via telematica tramite Inarcassa On line a cui bisogna essere registrati.

Un’altra novità è che il bolletino M.A.V. non verrà più inviato per posta agli iscritti ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line, ciò comporterà un risparmio per Inarcassa ma sarà più facile dimenticarsi di pagare entro i termini previsti.

Sono entrate finalmente in vigore le modifiche statutarie che hanno ridotto le sanzioni e hanno introdotto nuove agevolazioni nel sistema sanzionatorio, le nuove regole non valgono per il passato, ma c’è un importante novità: è stato introdotto l’Accertamento con adesione che permette, a tutti coloro che hanno dei debiti nei confronti di inarcassa, di mettersi in regola con uno sconto del 30% delle sanzioni applicate.

Gli iscritti che non sono in regola con il pagamento dei contributi sono tantissimi, questa è un’occasione unica per regolarizzare la propria posizione. Inarcassa ha inviato una comunicazione a tutti i professionisti che presentano irregolarità contributive, entro 30 giorni dal ricevimento della stessa bisogna aderire utilizzando la procedura descritta, trascorsi i 30 giorni non si potrà più accedere allo sconto del 30%.

Anche quest’anno il CDA di inarcassa, su indicazione del Comitato dei Delegati, ha deliberato di consentire che il conguaglio dei contributi previdenziali relativi al 2010, previsto per il 31/12/2011, possa essere versato entro il 30/04/2012 con l’applicazione di un interesse fisso del 2%.

Bisogna però stare attenti a non ritardare di un solo giorno rispetto al 30/04/2012 perché in tal caso verranno applicate le sanzioni e gli interessi a partire dal 01/01/2012.

ULTIME RIUNIONI DEL CND:

1) Nella riunione del Comitato Nazionale Delegati del 13 e 14 ottobre, il Presidente, Architetto Paola Muratorio, ci ha informato sulle ultime novità:

a) E’ stato nominato un nuovo dirigente come responsabile unico del patrimonio immobiliare e mobiliare di inarcassa dott. Granata (44 anni).

b) La manovra estiva del Governo ha esteso i controlli dello Stato sugli investimenti di Inarcassa, il nostro ente di previdenza è privato, ma è soggetto a diversi adempimenti e controlli statali che ci fanno sembrare un ministero.

c) Un altro effetto della manovra finanziaria è la beffa dell’aumento dal 12,5% al 20% delle tasse sugli investimenti di inarcassa, vi ricordo che subiamo una doppia tassazione in quanto i nostri contributi sono tassati due volte, prima sul patrimonio inarcassa poi sulle pensioni.

d) E’ stato redatto il nuovo bando europeo per la nuova polizza sanitaria che dovrà essere concluso entro l’anno.

e) Il vicepresidente architetto Santoro ci ha informati sullo stato dei lavori di via Po a Roma che si concluderanno entro il mese di novembre, mentre andrà avanti ancora per diversi mesi la realizzazione del  parcheggio sottostante. Inoltre ci ha informato sulla soluzione del caso di un immobile inarcassa a Firenze da tempo occupato e finalmente liberato.

f) Sono stati nominati dal CDA gli altri due membri della neo nata Fondazione Inarcassa, sono l’arch. Andrea Tomasi e l’ing. Mauro Di Martino, il Comitato dei delegati aveva già eletto l’architetto Felice De Luca, l’ingegnere Flaminio Benetti e l’ingegnere Marco Senese, il Consiglio della Fondazione ha nominato presidente l’architetto Andrea Tomasi.

2) Si è passati poi alla discussione dei criteri generali cui deve uniformarsi l’Amministrazione di Inarcassa:

In merito alla individuazione e ripartizione del rischio degli investimenti, il dott. Granata ha fatto una panoramica sul tema, con lo scopo, come fanno tutti i consulenti finanziari, di rassicurarci sugli investimenti mobiliari.

Si è discusso in CND e sono state fatte alcune mozioni per provare a modificare l’asset allocation recentemente votato, ma la maggioranza dei delegati non ha ritenuto opportuno apportare cambiamenti.

Credo che sia stato un errore poiché, con quello che sta succeddendo nell’economia mondiale, non è prudente avere l’80% del patrimonio investito in beni mobiliari e soltanto il 20% in beni immobiliari.

Sono state poi votate le modalità con cui intervenire nella promozione e sviluppo dell’esercizio della libera professione, il CND ha deliberato di concedere il 40% dei fondi a disposizione (615.000 euro) in finanziamenti agevolati e prestiti e il 60% alla Fondazione Inarcassa.

In merito alla Fondazione si sono scatenate forti polemiche da parte dei Sindacati, credo che non sia il momento di litigare, ma la drammaticità della situazione in cui versano i professionisti architetti italiani, ci dovrebbe far pensare che soltanto uniti si potrà raggiungere qualche obiettivo, diamo tempo alla Fondazione per capire se sarà la solita bufala o se porterà a casa qualche risultato.

Il CDA è stato abilissimo a far votare ai delegati, spesso senza farsene accorgere, le proprie proposte, in questo primo anno di delegato mi sono reso conto che è molto difficile riuscire a far votare un punto all’ordine del giormo in maniera diversa da quello che ci viene sottoposto dal Consiglio di Amministrazione, pertanto il Comitato dei delegati rischia di diventare un  mero organo di convalida di ciò che produce il CDA senza avere poteri decisionali.

Si è poi deciso di far confluire il progetto Inarcommunity nella Fondazione Inarcassa.

3) Si è poi discusso su varie modifiche ai Regolamenti per le riunioni del CND e sulle modalità di votazione dei delegati, sono modifiche importanti che hanno tempi lunghi di approvazione, cercheremo di far approvare la riduzione del numero dei delegati e molte altre riforme importantissime per il futuro della cassa, ma non sarà facile.

4) Infine si è discusso sulla parcelizzazione dello Statuto e Regolamento, ogni modifica del nostro Statuto richiede lunghissime procedure di approvazione da parte dei Ministeri Vigilanti anche per questioni non fondamentali, ciò causa una lentezza nella gestione di Inarcassa con non pochi problemi.

La soluzione è quella di separare una parte dello Statuto per renderne più facili le modifiche, il CND ha approvato e ha demandato il CDA a definire la proposta da votare nel prossimo CND.

Antonio Marco Alcaro

Delegato Inarcassa Roma


Sui concorsi di architettura

20 Ottobre 2011

Come succede spesso nei blog, da un articolo incentrato su un tema, nei commenti si finisce per dibattere su altri temi ad esso correlati, che finiscono poi per prevalere.
L’articolo di Marco sulla vicenda di Piazza San Silvestro registra una deriva della discussione verso il tema più ampio dei concorsi e sulla loro utilità.
Pietro con l’occasione ha linkato un suo post, che ritengo degno di interesse, proprio a proposito di come dovrebbe funzionare un concorso di architettura: il titolo è già significativo: “Proposta di legge sui concorsi di architettura”.
Christian infine sollecita l’apertura di un dibattito su specifici temi. Ecco quindi il mio contributo sui concorsi che trae spunto proprio dal post di Pietro.

Le prime osservazioni che mi vengono da fare sono di natura puramente generale e prescindono dal quel post (che anzi implicitamente le conferma).

Le leggi servono a qualcosa!
è giusto, per cercare di trovare una soluzione a un problema, ipotizzare la redazione di una legge. Pensare che le leggi (o i concorsi) non servono a nulla perchè tanto poi i soliti noti sono i primi non rispettarle equivale a un colpo di spugna i cui effetti sono stati chiaramente visibili il 15 Otobre.

Le leggi come i regolamenti sono fatte per essere rispettate!
se una legge è ingiusta o sbagliata intanto la si applica (anche solo per verificarne fini in fondo i limiti) dopodichè è giusto lavorare per modificarla; se invece si lavora per aggirarla si finisce per avviare un meccanismo senza fine che non aiuta nessuno, se non proprio chi quella norma vorrebbe eluderla per evidente malafede.

I concorsi come le leggi, servono!
tutto dipende ovviamente da come li si fanno e con quali regole si svolgono; i concorsi garantiscono maggiore trasparenza (anche se non assoluta) e possono essere strutturati in maniera da consentire una ampia partecipazione nei processi di selezione. Diciamo che nello stato in cui ci ritroviamo, con queste amministrazioni qui, il ricorso ai concorsi è il minore dei mali possibili. Non si rinuncia a uno strumento solo perché chi lo utilizza lo utilizza male.

Leggi e concorsi sono due aspetti della vita sociale che fondano la loro ragione d’essere nel medesimo principio: cioè che l’uomo è un animale soggetto a errori ed estremamente fallace nelle sue scelte e determinazioni. E’ quindi necessario prevedere delle regole condivise che ne limitino il campo di azione ad un livello di garanzia minimo per l’intera collettività: per cui nessuno dovrebbe essere al di sopra della legge e nessun amministratore pubblico dovrebbe prescindere da forme di selezione di natura trasparente e concorsuale. Questo principio vale indipendentemente dalla forma economica che si predilige, che sia liberale o statalista; non è un caso anzi che proprio nelle nazioni anglosassoni di matrice più liberale il rispetto delle norme sia sacrosanto.

Se il sistema è troppo farragionoso, al punto da rendere impossibile o antieconomica l’amministrazione pubblica, la soluzione non è aggirarlo o eluderlo, ma agire per modificarlo; troppi amministratori invece sfruttano l’alibi delle difficoltà burocratiche per non rispettare le norme a loro piacimento e convenienza.

Sostenere che in concorsi siano inutili perchè tanto poi li vincono sempre i soliti noti (quindi tantovale risparmiare denaro), oltre che un affermazione che nella sua genericità non corrisponde al vero, equivale anche ad un colpo di spugna inaccettabile; un assist morale a chi ci amministra a perpetuare lo status quo senza prendersi alcuna responsabilità per tentare di migliorare le cose.

Il concorso non piace in genere a chi ci amministra perchè, per quanto sia sempre possibile pilotarne il risultato, la sua caratteristica di procedimento aperto, li espone a una notevole riduzione del potere di decidere a chi affidare un incarico, e questo nel sistema consociativo italiano equivale a perdere moneta di scambio; non è un caso se il ricorrso al concorso di idee (che invece porta un enorme ritorno mediatico) sia infinitesimale, e nei pochi casi in cui vi si ricorre si presta maggiore attenzione agli aspetti mediatici dell’evento, barricandosi dietro al nome delle archistar di turno in grado di sostenere con la loro forza mediatica tutte le eventuali polemiche (pensiamo a Renzo Piano e all’Auditorium e alla serie di errori perdonati solo in virtù della “autorevolezza” internazionale del progettista).

Su San Silvestro la mia sensazione è che il nostro Sindaco si sia illuso che realizzando un intervento sotto tono avrebbe evitato scomodi riflettori. Le amministrazioni precedenti hanno fatto scuola, basta pensare alle “sistemazioni” di Piazza del Popolo, di piazza dell’Orologio o di piazza Mattei: anonimi interventi con largo uso di palle “de fero” e lastre di basalto senza alcun approccio architettonico critico (nemmeno di stampo filologico). Per non dimenticarsi del nostro campione di anonimato: lo stadio del tennis alForo Italico. Se l’architettura è anonima e non denuncia una precisa scelta architettonica, nessuno ne parlerà e l’amministratore non corre alcun rischio.
Al contrario ogni concorso indetto finora ha sempre scatenato polemiche e discusisoni polarizzando l’opinione pubblica; chi ci amministra, in queste situazioni finisce con l’essere costretto a prendere posizione (salvo poi smentirsi) e questo è pericolosissimo per chi, da politico esperto, ha imparato a non prendere mai una posizione. Ricordiamo sempre Alemanno che ha fatto campagna elettorale contro l’Ara Pacis promettendo di demolirla, salvo poi ripiegare su una (contestatissima tanto per cambiere) risistemazione esterna.
L’anonimato degli interventi è garanzia di silenzio generale, e garantisce una gestione più controllata degli appalti, ma anche meno malignamente garantisce di limitare l’esposizione politica con scelte nette che rischierebbero di scontentare parte dell’opinione pubblica.
Un qualsiasi concorso invece impone una serie di scelte ampiamente esposte  all’opinione pubblica (per un tempo interminabile dal punto di vista del politico), con conseguente pioggia di critiche.

Per fare un concorso occorre prendere una serie continua di decisioni tutte delicate:
– decidere dove è necessario interventire dando priorità ad un intervento piuttosto che ad un altro (prima scelta di natura fortemente politica);
– decidere di spendere dei soldi per quello specifico intervento sottraendo risorse ad altre cose, scontentando necessariamente qualcuno (seconda scelta di natura economica);
– decidere il programma degli interventi, ovvero indicare cosa si vuole fare dentro al luogo prescelto (ancora scelta politica e culturale); per fare un esempio pratico decidere se realizzare un ponte carrabile o solamente pedonale oppure decidere che destinazione d’uso dare a un intervento di recupero (ad esempio se destinare un edificio ad un asilo nido o ad ospizio);
– stabilire delle regole di partecipazione (altra scelta di natura estremamente politica);
– selezionare un vincitore e sostenerne il risultato (anche e soprattutto da un punto di vista culturale), magari anche contro la propria sensibilità culturale;
– realizzare l’opera sotto la lente e i riflettori dei mille scontenti che si sono lasciati per strada (tutti pronti a stigmatizzare errori di costruzione, ritardi o aumenti di costo);
– farla funzionare (passaggio forse tra i più difficili) per dimostrarne l’utilità;

il tutto con tempi certi (possibilmente entro un paio di mandati) e normalmente senza grandi disponibilità finanziarie. Un inferno per il nostro povero amministratore locale; va da se che è molto meglio evitare grane: “APPALTO INTEGRATO DOVE SEIII?!”

Eppure tutte le volte che si è ricorso a concorsi veri, i risultati alla fine sono sempre stati mediamente positivi: cito ad esempio il Centopiazze che, come illustrato da Paesaggio Cricitco, tra chiari e scuri ha dato comunque buona prova di se. Da cittadino che non nutre alcuna fiducia nei nostri amministratori, ritengo quindi che sia doveroso e necessario sollecitare l’utilizzo sistematico dei concorsi aperti.

Avendo chiarito la mia posizione in merito all’utilità dello strumento concorsuale entro nel merito della proposta di Pietro (che invito a leggere), lanciando di seguito alcuni principi di fondo a cui si dovrebbe attenere una buona legge sui concorsi.

TUTTI GLI INTERVENTI DEVONO ESSERE SOGGETTI A CONCORSO
Premessa fondamentale. Tutti gli interventi pubblici devono essere soggetti a concorso (soluzione drastica non soggetta a interpretazioni); non stiamo quindi parlando di 2-3 concorsi l’anno ma di svariate centinaia da svolgere su tutti gli interventi di trasformazione architettonica e urbana (diventa dura poi fare vincere sempre i soliti noti). Stiamo parlando di tutti gli enti pubblici e di tutti gli enti ad essi collegati che utilizzano fondi pubblici per realizzare opere pubbliche. Società come Zétema o la STA, per intenderci, sono dentro il perimetro.

I REQUISITI DEL PROGETTO LI DEFINISCE L’AMMINISTRAZIONE (O LA CITTADINANZA)
Un altro principio di fondo è che non sono e non devono essere gli architetti a definire il programma dei requisiti di concorso. Troppo spesso si confonde il concorso di idee con la richiesta ai professionisti di auto definire il problema a cui si vuole dare la soluzione. Nello specifico, la futura destinazione d’uso dell’intervento non deve essere decisa durante la progettazione; così come non sono gli architetti a doversi fare interpreti delle esigenze della cittadinanza. Una amministrazione che fa (bene) il suo lavoro definisce prima le  sue esigenze (che poi dovrebbero essere quelle della cittadinanza stessa) e poi chiede agli architetti di fornire la loro soluzione in termini architetonici. Non sono gli architetti a dover decidere se in una piazza c’è bisogno di più verde, di una fermata del bus o di una fontana; e un’amministrazione che si rispetti non ha bisogno di chiederlo agli architetti. Ovviamente è lecito in questa fase prevedere il coinvolgimento dei professionisti (non solo architetti) così come promuovere forme di partecipazione civile. Quello che ritengo importante è che si tracci una linea netta di responsabilità tra chi definisce le esigenze (il committente) e chi traduce in un progetto queste esigenze (il progettista).

I CONCORSI DEVONO ESSERE APERTI A TUTTI GLI ARCHITETTI
Condivido lo spirito della proposta di Pietro di prevedere sempre concorsi aperti a tutti. Pietro inserisce questo principio nella prima fase della selezione; immaginando però di ricorrere allo strumento concorsuale in maniera ampia si presenterebbero evidenti difficoltà di carattere pratico ed organizzativo; forse si potrebbe pensare a soluzioni intermedie. Resta il fatto che stiamo parlando di principi e il principio è appunto che: “i concorsi devono essere sempre aperti a tutti”.

CONCORSI OBBLIGATORI ANCHE NEL CASO DI APPALTI INTEGRATI
Ritengo che l’istituto dell’appalto integrato tenderà ad essere uno dei preferiti delle nostre amministrazioni per molto tempo ancora. Se passa ilprincipio che tutti gli interventi sono soggetti a concorso, anche nel caso dell’appalto integrato deve essere garantito questo principio. Esattamente come avviene per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione eseguite in convenzione a scomputo degli oneri, l’impresa appaltatrice è tenuta a realizzare il progetto rimanendo vincolata ai principi della norma; in questo caso l’appalto integrato potrebbe semplicemente prevedere la presentazione di un Metaprogetto o di un Progetto Preliminare con un impegno a affidare l’incarico del progetto Definitivo ed Esecutivo sulla base di un concorso di idee (in questo caso sarebbe accettabile la forma ristretta).

COMMISSIONI, ROTAZIONE DEI COMPONENTI
Non entro nel merito delle infinite possibilità di composizione delle commissioni di valutazione; oserei dire che un metodo vale l’altro (e quello proposto da Pietro potrebbe funzionare). Aggiungerei piuttosto un criterio di rotazione obbligatorio che non consenta ai soliti noti di presidiarne permanentemente (al limite una quota delle giurie potrebbe essere selezionato per estrazione). Oltre un certo livello inserirei l’obbligo di prevedere una componente internazionale.

PARTECIPAZIONE POPOLARE ALLE SCELTE
Qui il tema è più delicato. Il tema della partecipazione sta esplodendo in tutti gli ambiti della discussione culturale. Il nodo cruciale da risolvere è la distanza tra le scelte dei progettisti e le effettive esigenze della cittadinanza. Il ricorso a forme partecipative alla progettazione sembra essere oggettivamente una delle soluzioni più efficaci, la diffusione dei social network, oltre a rendere tecnicamente praticabile un forte coinvolgimento dal basso hanno anche contribuito a sviluppare una forte coscienza collettiva sulle potenzialità della partecipazione. L’assunto di fondo è che il popolo è autonomamente in grado di capire e decidere che cosa sia meglio per la città e quali siano le soluzioni tecniche ed estetiche più opportune per renderla più efficiente e vivibile. Questa assunzione è condivisibile; ha però alcune limitazioni di cui occorre tenere conto:
– non funziona se le soluzioni da prendere risultano impopolari;
– non garantisce il rischio che le scelte si orientino verso interventi più sensazionalistici e scenografici (proprio critica più forte che viene mossa alla cultura delle archistar);
– deresponsabilizza la politica che ci amministra dalle scelte di governo del territorio;
– nello specifico la proposta di Pietro di sbilanciare la partecipazione popolare tutta alla fine del processo renderebbe questo atto un mero passaggio di ratifica finale di scelte già effettuate a monte da parte del sindaco (che decide il programma) e da parte della commissione (che tenderà a sceglire una rosa di progetti tendenzialmente simili).
La partecipazione popolare dovrebbe essere prevista non alla fine del processo ma all’inizio. Ovvero nella fase in cui si decide quali sono i nodi urbani da risolvere e soprattutto quale tipo di intervento si richiede di realizzare. Per fare un esempio, volendo recuperare una ex caserma, la decisione su che cosa farla diventare (residenze, uffici, supermercati, musei, ecc.) dovrebbe essere sottoposta al giudizio dei cittadini prima di avviare il processo di gara. Una volta stabilito il programma, le sucessive fasi potrebbero prevedere dei meccanismi di verifica intermedia con progressiva presa di responsabilità del progettista sulle proposte di progetto. In ogni caso se da una parte occorre strutturare il processo di trasformazione del territorio in maniera da scongiurare atteggiamenti oppositivi e ostruzionistici di tipo NIMBY per le opere di importanza più rilevante, proprio il coinvolgimento partecipativo, anche solo limitato ad azioni di natura informativa e consultiva, contribuisce a ridurre e ridimensionare il livello di conflittualità.
Per fare una metafora il paziente è tenuto a dire quali sono i suoi sintomi e al limite si può spingere a fornire dei feedback sia sulle analisi da fare che sulle possibili cure; alla fine l’intervento e la cura sono sempre una precisa responsabilità del medico; il coinvolgimento informato del paziente aiuta però ad affrontare meglio le cure.

PERIMETRO DELLA PARTECIPAZIONE
Anche questo è un tema delicato. Pietro propone una forte limitazione alla partecipazione determinata dalla appartenenza geografica (vota e partecipa solo chi ha la residenza). Io sono convinto che il valore delle scelte di trasformazione urbana abbia diversi gradi di rilevanza dal locale al globale in funzione della rilevanza dell’intervento stesso; le città sono sistemi aperti osmoticamente al mondo esterno che a sua volta è composto da moltitudini di sistemi e sottosistemi; gli spazi urbani sono snodi di relazioni inseriti in diverse e svariate reti connettive; la lettura delle relazioni può essere fatta su molti livelli (funzionale, culturale, urbano, sociale, commerciale, migratorio) ognuna di queste letture ci porterebbe ad un diverso perimetro di interesse. Va da se che ogni trasformazione urbana ha influenza sull’agire e sulla vita di un nucleo di persone che va ben al di la dei semplici residenti. Persino le risore economiche che vengono investite non sono mai chiaramente riconducibili ad un singolo soggetto giuridico; specie per gli interventi di maggiore rilevanza i livelli di contribuzione finanziaria sono spesso più ampi di una singola realtà locale. Un parcheggio di scambio per la metropolitana posto al confine del comune di Roma interessa inevitabilmente anche la popolazione limitrofa; un intervento sul centro storico di Roma (patrimonio dell’Unesco) interessa l’intera popolazione mondiale, la sistemazione di una piazza interessa comunque anche il frequentatore occasionale. In ogni caso le città sono vissute ed utilizzate anche da soggetti che hanno interese diretto o  indiretto al loro sviluppo; su due piedi mi vengono in mente i pendolari, i migranti, i lavoratori che non hanno residenza, gli studenti fuori sede, i turisti ma anche solo i “cultori della materia” cioè le persone che nel mondo possono nutrire interesse culturale allo sviluppo di un particolare terrotorio o città.  In questa gradazione dei livelli di interesse occorre trovare il modo di consentire una partecipazione che, salvaguardando i cittadini più direttamente interessati, possa tenere conto anche di un perimetro più ampio.

COMPOSIZIONE DEI GRUPPI DI PROGETTO
Concludo con una nota sulle regole di partecipazione ai concorsi da parte dei professionisti. La progettazione architettonica è il frutto di una composizione di aspetti di natura culturale (sociologici, estetici, stilistici, umanistici) e tecnica (impiantistici, strutturali, economici) e, come tutti riconosciamo abbraccia vasti campi della conoscenza. Pensare che un singolo architetto (o un gruppo ma di soli architetti), per quanto geniale possa sostenere da solo tutta questa complessità è pura illusione. La partecipazione ad un qualsiasi concorso dovrebbe essere vincolata alla formazione di un gruppo di progetto che contenga in se tutti i professioninsti minimamente necessari per dare risposte adeguate ad ogni problema sollevato dal programma dei requisiti. Questo vincolo non può essere lasciato alla buona volontà del singolo professionista, deve essere un obbligo. Il tutto si traduce così: “possono partecipare ai concorsi solo ed esclusivamente i gruppi di progettaizone che contengano al loro interno almeno un architetto, un impiantista (almeno elettrico e meccanico), uno strutturista e a secondo della natura del progetto richiesto anche altri specialisti (paesaggisti, restauratori, urbanisti, musicologi, botanici, ecc.)”; questi specialisti devono essere evidenti nella composizione del gruppo di progettazione; sono quindi vietate le parecipazioni dei singoli (tipo Fuksas).

PRECISAZIONI DOVEROSE
Questi spunti sono delle semplici enunciazioni di principio su come ritengo che dovrebbero essere gestiti i concorsi qui in Italia in questo preciso momento storico; per me il concorso non è un feticcio, anzi, sono convinto che amministrazioni “illuminate”, se ne esistessero, sarebbero perfettamente in grado di farne a meno con risultati più che egregi e maggiore efficacia; il problema è che questa “illuminazione” non è verificabile né tantomeno autoattribuibile.
Non ritengo in assoluto che il concorso di idee equivalga automaticamente a una buona architettura, né viceversa che un’opera acquisti maggiore o minore valore in funzione delle modalità con cui è stata selezionata; il valore di un’opera realizzata si misura nella sua esistenza e nell’uso che di questa viene fatto. Per cui a quelli che hanno avuto la pazienza di leggere fino a qui prego di non obiettare alle mie tesi citandomi esempi e modelli solo in funzione del risultato architettonico finale perchè questo equivarrebbe a portare la discussione su un piano decisamente sterile.
FLW aborriva i concorsi perché riteneva che nessuna giuria potesse avere il suo livello di genialità, tanto per fare un esempio; lui poteva permettersi di dirlo e credo che pochi potrebbero obiettare sul livello delle sue opere. In un mondo perfetto un sindaco dovrebbe essere in grado di scegliersi autonomamente i propri collaboratori (architetti compresi) con i quali attuare il proprio programma in totale autonomia, prendendosi la piena responsabilità delle proprie scelte; i meccanismi di informazione e il comune senso civico degli elettori basterebbero da soli a scoraggiare ogni abuso. Oggi non è così come dicevo in premessa, e noi siamo ben lontani dai livelli di civismo nordeuropei per aspirare ad un minimo senso di responsabilizzazione civile.

La forma del concorso (nelle modalità che ho descritto) offre quindi, rispetto ad altre forme di selezione dei progetti, un livello minimo di garanzia democratica, la capacità di creare discussione sui temi dell’architettura e, nella discussione, la capacità di promuovere la maturazione culturale di un intero sistema sociale.

La piazza è servita

La Soprintendenza ha detto si e Alemanno il 16 ottobre 2011 può finalmente presentare il nuovo progetto di Piazza San Silvestro ad opera dell’Architetto Portoghesi.

Sono tutti contenti si fanno una bella foto e i cittadini ringraziano anche se sono rimasti delusi dalla mancanza di verde e di fontane.

Il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro dice: “Voto la fiducia a questo progetto“,  “Abbiamo risolto il problema dell’arredo“, ” Mi sono reso subito disponibile e ne è nato un progetto condiviso fra noi, il Comune e il professor Portoghesi per una consulenza a titolo gratuito” .

Il Sindaco ha sottolineato: ” grazie al contributo del professor Portoghesi, rispetto al precedente progetto si è optato più per il classico che per la suggestione moderna …. la piazza diventerà cuore pulsante della città, luogo di incontro e di manifestazioni, culturali, di spettacolo e anche politiche, senza divieti”.

L’Assessore Gasperini: “la soluzione definitiva restituirà una meravigliosa immagine di una piazza per anni trasformata in rimessa a cielo apero degli autobus, oggi, grazie al contributo del professor Portoghesi, diventa la porta d’accesso al tridente mediceo. Abbiamo fatto un lavoro di sintesi e di intervento costante“.

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Quindi tutto a posto ?

Roma ha una nuova bellissima piazza?

Peccato che tutto è stato fatto contro legge e che a parlare siano tutti esponenti di Istituzioni Pubbliche, per non parlare dell’aspetto culturale e architettonico, ma in fondo come dice Alemanno “è meglio optare più per il classico che per la suggestione moderna”.

Poveri noi !!!!

Del resto chi meglio di lui poteva progettare una Piazza se non (a gratis naturalmente) il Presidente della Commissione Piazze del Comune di Roma?

Sentivo il dovere di dare dei consigli affinché piazza San Silvestro esaudisse il suo compito. E’ il baricentro della città, ha una centralità assoluta. E ora può diventare la piazza Colonna del futuro, hall d’ingresso alla cittài pedonalizzata. Avere accettato i mie consigli e trasformarla è un segno di intelligenza e comprensione verso il mio pensiero, io che sono un teorico dell’architettura dell’ascolto, perché gli edifici hanno un loro modo di parlare. La piazza ora è divisa in due parti, una rettangolare, quasi una sorta di sagrado della chiesa di San Silvestro, a fronte di un’altra zona legata ad edifici variegati nella loro identità e storia, disponendo l’ovale in asse con l’edificio delle poste e degli altridue edifici. Ne emerge una dialettica tra una zona di potenziale palcoscenico e una potenziale platea, anche se tutto è intercambiabile. Le panchine esprimono un deja vu sono le stesse disegnate da Michelangelo in Campidoglio“.    (Paolo Portoghesi)

Dobbiamo ringraziare l’intelligenza e la comprensione del nostro Sindaco per aver accettato i consigli del maestro.

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Tutto ciò avviene mentre il Governo sta pensando di introdurre una norma nel Decreto Sviluppo in cui si introduce la responsabilità solidale per il progettista nei confronti dell’impresa per carenze progettuali, immaginate cosa potrebbe succedere in un paese dove si vincono le gare di appalto con il massimo ribasso e dove le imprese si inventano qualsiasi cosa per rientrare dei costi, vi ricordo che l’impresa che aveva vinto l’appalto per la realizzazione dell’Auditorium di Roma, con le modalità che conosciamo, non era in grado di portare avanti i lavori e si inventò che Renzo Piano non aveva fornito i disegni.

La soluzione potrebbe essere che, tutti noi d’ora in poi, facciamo come il maestro e lavoriamo gratis e quindi non essendoci lavoro, (come dice Candido), non ci sarebbero problemi e non ci potrebbero chiedere i danni.

Istituzioni, Ordini, Sindacati, fuochisti, macchinisti ……. se ci siete, battete un colpo!!

Per ora ci sono soltanto i comunicati giornalieri del CNA, (dalle e dalle si scassa u metalle).

Piazza San Silvestro: un altro incarico illegittimo del Sindaco Alemanno

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un’operazione completamente sbagliata da tutti i punti di vista: culturale, urbanistico, legale …….

Un bel giorno l’Amministrazione Capitolina decide di stravolgere una piazza del centro storico di Roma, che da sempre è stata un riferimento come unico capolinea di autobus nel centro storico, scopriamo che bisogna intervenire perché la piazza versa in un forte e diffuso stato di degrado, (non sapevano proprio cosa inventarsi gli scienziati del Campidoglio), e come si interviene?

Si decide di affidare il progetto all’Ufficio Progetti Città Storica del Comune, poi scopriamo che c’è anche lo zampino di Zetema, il progetto va avanti comincia il cantiere, ma il sindaco si accorge che qualcosa non va il progetto non piace, allora fermi tutti!!!!

Lo stesso sindaco Alemanno dichiara dal suo blog: “Anch’io ero perplesso sulle panchine messe in fila e per questo ho chiesto all’Ufficio Città Storica di creare un nuovo disegno sullo stile della piazza all’italiana.  Ora stiamo individuando un disegno diverso da quello originario che era troppo scarno; abbiamo ancora un mese di lavoro e quindi c’è il tempo per elaborare un nuovo disegno più adeguato e con più verde”.

Quindi si decide di rivedere il progetto e affidare il tutto all’architetto Paolo Portoghesi con una consulenza gratuita per rifare il progetto di un’opera pubblica con il cantiere in corso!!

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Partiamo dalla fine, nelle procedure per l’affidamento di incarichi pubblici di progettazione stabilite dal CODICE DEI CONTRATTI – (DLgs. n. 163/2006) – l’Art. 91. comma 8, stabilisce che:

E’ vietato l’affidamento di attivita’ di progettazione coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, collaudo, indagine e attivita’ di supporto a mezzo di contratti a tempo determinato o altre procedure diverse da quelle previste dal presente codice.

Nelle Linee Guida per l’affidamento dei servizi attinenti all’Architettura ed all’Ingegneria dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e forniture – (Determinazione n. 5 del 27 Luglio 2010) – si ricorda che:

In relazione all’affidamento di attività di supporto alla progettazione,  si ribadisce quanto affermato  con la deliberazione  n. 76/2005 in merito al fatto che  la  “consulenzadi ausilio alla progettazione di opere pubbliche nel quadro  normativo nazionale non è contemplata.

Peraltro, la consulenza alla progettazione non appare riconducibile alle  attività a supporto del responsabile unico del procedimento. Pertanto, gli eventuali soggetti  esterni individuati possono supportare il responsabile unico del procedimento  nelle sue attività di coordinamento e vigilanza sulla progettazione, fermo  rimanendo che la progettazione è compito di esclusiva competenza del progettista.

Per chi non l’avesse capito, l’incarico che il Sindaco Alemanno ha dato a Portoghesi è contro legge !!!

Con l’aggravante dell’incarico gratuito inventato da Alemanno e sperimentato già in via Giulia e con Renzo Piano.

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Inutile dire che l’Ordine degli Architetti non è intervenuto, i Sindacati, l’Autorità di Vigilanza e le Istituzioni preposte al controllo non hanno mosso un dito per denunciare questo ennesimo scandalo.

Fino a quando dovremo sopportare tutto ciò ?   Mobilitiamoci e mandiamo a casa chi non fa il proprio dovere.

Non si può continuare ad assistere a continue infrazioni della legge senza che nessuno intervenga, le istituzioni dormono mentre i professionisti stanno morendo.

L’illegalità dell’incarico a Portoghesi è soltanto la punta dell’iceberg, qui ci troviamo di fronte ad un’Amministrazione pubblica che fa venire i brividi.

Come si fa a decidere di eliminare l’unico capolinea di autobus del centro storico di Roma senza un serio piano di viabilità alternativo e uno studio approfondito sulle ricadute urbanistiche?

Come si fa a cambiare in corsa un progetto (con il cantiere aperto) affidando di fatto a un altro progettista l’opera, chi risponderà dei danni causati ai cittadini dall’inevitabile aggravio dei costi di realizzazione?

Come può essere credibile un’Amministrazione che non ha il coraggio delle proprie idee e appena si accorge di qualche protesta torna indietro sui suoi passi inventando giustificazioni assurde?

Come si può competere con le altre capitali europee quando a Roma l’architetto di riferimento dell’Amministrazione è diventato Paolo Portoghesi?

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Era il 1994 e su “Giuseppe” un giornale che avevamo fondato all’Università, denunciavo lo scandalo delle nuove edicole per giornali, un piano dell’Amministrazione Rutelli per rinnovare tutte le edicole del centro storico di Roma.

Decine e decine di edicole tutte rifatte in perfetto stile pseudo-ottocentesco, finto barocco, tutto tranne che contemporanee.

Da allora non è cambiato nulla anzi è peggiorato, tutto ciò che viene fatto nel centro storico di Roma, dalle panchine ai lampioni, dai cestini alle paline, dai vasi agli arredi di qualsiasi tipo devono essere tutti perfettamente “finti antichi“, la contemporaneità deve essere bandita, e come se avessero obbligato Michelamgelo o Bernini a progettare in stile medievale.

Fino a quando dovremo assistere a questa mummificazione della nostra città?

Perché non c’è una sola piazza o strada del centro storico di Roma che è stata riqualificata mediante l’uso di un concorso di progetazione aperto a tutti?

nonostante il REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI D.P.R. N. 207/2010 Art. 252 Comma 3, prevede che: Quando la prestazione riguarda la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo, nonché tecnologico, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera l), le stazioni appaltanti riportano nel bando di gara di aver valutato, in via preliminare, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee ai sensi dell’articolo 91, comma 5, del codice.

E’ possibile che da 20 anni ad oggi la sistemazione delle più belle piazze del mondo deve essere affidata ai tecnici comunali dell’Ufficio Progetti Città Storica?

E’ possibile che tra 17.000 Architetti di Roma non ci siano nessuno capace di far meglio?

Quando Roma che è l’emblema della stratificazione potrà ritornare ad essere una città contemporanea?

Nel frattempo aspettiamo la panchina ellittica di Portoghesi.