Le Università fanno lavorare l’Architetto della cricca

Doveva pensarci Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, a informarci sull’autore del progetto della nuova sede dell’Università di Tor Vergata.

Infatti martedì 7 dicembre 2011, a pagina 56 del Corriere della Sera, appare un interessante articolo dal titolo: “L’ amico della «cricca» nella nuova Tor Vergata – Due progetti milionari affidati dall’Università all’architetto Angelo Zampolini“, nel testo si fa riferimento a un progetto da 98 milioni di euro affidato proprio all’Architetto Zampolini, già famoso per le note vicende della casa di Scajola e della cricca legata al costruttore Anemone, Balducci e compagni, di cui si è parlato recentemente in un articolo del Fatto Quotidiano.

La cosa che ha fatto sorgere sospetti è stata la mancanza di cartello presso il cantiere, probabilmente l’Università si vergogna di far conoscere il nome del progettista.

Oltre alla nuova sede del Rettorato, lo stesso architetto firma anche il «preliminare» (altri 86 milioni e 500 mila euro) della nuova facoltà di Giurisprudenza, vi ricordo che a maggio del 2011 fa ha patteggiato una condanna a 11 mesi di carcere.

Questo episodio la dice lunga su come si gestiscono gli incarichi pubblici in Italia, l’Università si difende dicendo che l’incarico è stato dato dalla concessionaria, (società del gruppo Caltagirone), ma Tor Vergata è o non è una Università pubblica?

Vi sembra normale che l’Università, che dovrebbe essere di esempio agli altri Enti pubblici, possa dare incarichi da 100 milioni di euro in questa maniera?

Senza fare un concorso internazionale aperto a tutti, senza preoccuparsi della qualità dell’opera, della trasparenza, del rigore, della deontologia……

Possiamo andare avanti in questa maniera in Italia dove oramai, giovani e meno giovani, di grande capacità, qualità professionale e creatività sono completamente e definitivamente tagliati fuori da ogni incarico pubblico?

Per quanto tempo le Università possono continuare a comportarsi in questa maniera vergognosa?

Del resto La Sapienza non è da meno, recentemente abbiamo segnalato un caso in cui il Rettore della Sapienza ha incaricato due Dipartimenti di progettare un’opera da 100 milioni di euro, in contrasto evidente con tutte le norme e le sentenze in merito.

Abbiamo chiesto chiarimenti al Rettore, che fino ad oggi, non ha risposto, ma non ci fermeremo interverremo in tutte le sedi opportune per far valere i nostri diritti.

L’Ordine degli Architetti di Roma, in tutte queste vicende, non ci fa una bellissima figura, Gian Antonio Stella conclude il suo articolo in questa maniera: “come mai, dopo quello che è emerso dalle inchieste, dopo le ammissioni negli interrogatori e perfino dopo il patteggiamento della condanna, l’Ordine degli architetti non è intervenuto nei confronti del suo assai disinvolto iscritto?………………Come mai è intervenuto invece con rapidità supersonica per bacchettare Daniela Fastoso, una giovane architetto colpevole di avere offerto sul sito «Groupon» consulenze di arredamento a una tariffa troppo bassa? «La velocità del Web impone di intervenire con rapidità», ha risposto un paio di settimane fa al Fatto il presidente dell’Ordine romano Amedeo Schiattarella. L’immagine degli architetti è danneggiata di più da un iscritto che «viola» la concorrenza offrendosi per tariffe più basse o da un altro che porta assegni circolari per conto dei faccendieri?

E’ ora di cambiare, in un periodo drammatico per gli architetti italiani, non si può più tollerare questo malcostume imperante, questa società in cui vanno avanti i furbi e i delinquenti incompetenti a scapito delle persone oneste e capaci.

Anche gli Ordini devono fare la propria parte, devono combattere per invertire la rotta, altrimenti daranno ragione a coloro che vogliono farli chiudere.


5 Commenti a “Le Università fanno lavorare l’Architetto della cricca”

  1. Giulio Pascali ha detto:

    Adesso non resta che aspettare le dotte precisazioni della Presidenza; precisazioni che sarebbero più credibili ed efficaci se seguite da azioni immediate di recupero.

    Intanto è proprio su questi casi che si alimentano i preconcetti che dipingono le professioni come una casta.

    Infatti, alla fine la Fastoso offriva liberamente una prestazione professionale della quale avrebbero potuto beneficiare dei liberi cittadini (tutti, senza nessuna esclusione).
    Se poi la prestazione fosse adeguata al compenso lo avrebbero potuto verificare in totale autonomia.
    L’Ordine in questo caso però ha agito con prontezza, quindi per i liberi cittadini (che come noto sono incapaci di intendere e volere) ciccia.
    Nel caso di Zampolini invece si avverte una certa burocratizzazione della pratica (solo una sensazione per carità).
    Se io non fossi un architetto mi chiederei se l’Ordine non stia attuando due pesi e due misure, volte alla tutela degli amici ma soprattutto volta a evitare che si esprima il tanto famigerato “libero mercato”.
    Ma sono un’architetto, credo che il libero mercato in un paese di 150K architetti sia già ampiamente espresso.
    Credo anche nella buona fede di chi ci rappresenta, quindi mi aspetto una presa di posizione chiara da parte dell’Ordine che tuteli soprattutto l’immagine della categoria (proprio come se si trattasse di una rappresentanza sindacale….).

    Intanto se permettete devo andare a farmi la pulizia dei denti prenotata su groupon a 19€ presso uno studio dentistico appena aperto sotto casa. Sperando che l’odine degli Odontoiatri non me lo blocchi prima…..

  2. Forma Atelier ha detto:

    Che vergogna, ma che futuro ha il nostro paese?

  3. candido ha detto:

    Certo che mettere sullo stesso piano un qualsiasi servizio (pulizia dei denti inclusa) con la prestazione intellettuale di un architetto è sconvolgente. Se gli stessi architetti non hanno contezza di quello che fanno e del loro valore ci meritiamo tutto quello che stiamo vivendo.
    Il “geometra” candido

  4. Giulio Pascali ha detto:

    @candido
    la mia chiusa era palesemente ironica, ma nella sua ironia intendevo provare a mostrare il problema da un altro punto di vista, ma soprattutto provare a fare uno scarto laterale (quello che dovrebbero fare tutte le professioni) per uscire da un circolo vizioso che non giova a nessuno.

    Avere la consapevolezza dell’importanza della propria professione non significa che automaticamente questa importanza ti venga riconosciuta per diritto divino (e una legge, anche se aiuta, non risolve il problema); il primo passo per convincere il tuo potenziale committente è scendere dal piedistallo dimostrando nei fatti questa importanza (e se tutti, ad eccezione degli architetti stessi, faticano a riconoscere questo ruolo, come minimo c’è un problema di comunicazione).

    Cominciamo ad esempio con il riconoscere che ci sono problemi simili anche presso altre professioni.
    Un medico (o un odontoiatra) ad esempio, risponde ad un albo, ad una deontologia, esattamente come un architetto o un ingegnere o un avvocato.
    Tutti sono tenuti a svolgere la loro professione indipendentemente dalla parcella che hanno accettato.
    Un medico che sbaglia una cura è responsabile di eventuali negligenze sia che chieda 500 € che se ne chiede 5.

    Poi possiamo riconoscere che anche presso le altre professioni ci sono di casi che andrebbero stigmatizzati dai relativi ordini (pensiamo ai casi di malasanità, che non vengono mai puniti)
    Se ci indigniamo quando vediamo che l’Ordine dei Medici non prende le distanze dai casi di malasanità, dovremmo accettare comportamenti simili anche per noi stessi.

    ecc.

  5. […] Un anno fa, ci siamo occupati del caso Zampolini, sono usciti articoli sui quotidiani nazionali, l’Ordine di Roma è stato deriso da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ma non è bastato, non è successo nulla, Zampolini continua ad essere iscritto all’Ordine di Roma e continua a lavorare liberamente portando a termine i suoi incarichi milionari. […]

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