Lettera di ivaseipartita ai presidenti nazionali di CNA, CNI e Ordini di Roma

Pubblichiamo volentieri la lettera che i nostri amici di ivaseipartita hanno inviato ai Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e ai Presidenti dell’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri di Roma.

I rappresentanti di queste Istituzioni non possono continuare a far finta di niente e a non conoscere la grave situazione di irregolarità e di sfruttamento dei giovani professionisti, (probabilmente alcuni di loro hanno nel proprio studio collaboratori a partita iva).

La crisi in cui viviamo è gravissima e colpisce  maggiormente gli architetti perché “erano già in crisi prima della crisi”, non si può obbligare i titolari di uno studio professionale ad assumere i propri collaboratori, ma si deve pretendere una certa deontologia nei confronti di colleghi.

Se no si hanno le possibilità economiche di assumere a tempo indeterminato professionisti architetti o ingegneri si possono scegliere dei collaboratori a partita iva, ma devono essere trattati da “collaboratori” e non da “dipendenti”, quindi compenso proporzionato alla parcella del titolare dello studio, libertà di orari e trattamento da collega e non da sottoposto, il contrario di quello che fanno tutti o quasi.

Speriamo che il Presidente della neo Fondazione di inarcassa, nata per tutelare i liberi professionisti architetti e ingegneri, si voglia occupare di questa penosa situazione.

LETTERA DI IVASEIPARTITA:

Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori,

arch. Leopoldo Freyrie

Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri,

ing. Giovanni Rolando

Al Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori,

Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia,

arch. Amedeo Schiattarella

Al Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della

Provincia di Roma,

ing. Francesco Duilio Rossi

Egregi Presidenti,

Siamo un gruppo di giovani architetti e ingegneri che a marzo 2011 ha creato il blog “Iva sei Partita” per denunciare e informare su una nuova figura purtroppo molto diffusa nelle nostre professioni, il “Finto Lavoratore Autonomo”.

Molti di noi si riconoscono in questa definizione perché, pur essendo titolari di Partita Iva, svolgono di fatto un lavoro di tipo subordinato, senza nessuna autonomia, con orari di lavoro prestabiliti (spesso timbrando il cartellino), in sedi stabilite dal datore di lavoro, e fatturando questa prestazione come “consulenza/collaborazione”.

Inoltre non godono di indennità di malattia, disoccupazione, ferie, mensilità aggiuntive, incentivi per l’aggiornamento professionale, trattamento di fine rapporto, non possono accedere a forme di agevolazione, tutto questo pagando in media l’8% in più di tasse di un lavoratore dipendente e percependo uno stipendio mensile inferiore a quello stabilito dalle tabelle del CCNL per i dipendenti degli studi professionali, a parità di responsabilità e competenze, senza nessuna garanzia di continuità lavorativa, senza nessuna possibilità di avviare un percorso di crescita professionale autonoma.

Questa forma di abuso nasce dalla grande convenienza nell’uso della partita iva, rispetto a rapporti di lavoro strutturati secondo la normativa: è il mercato a fare le leggi e imporre il prezzo, in totale elusione dei diritti e della qualità del lavoro, in una visione miope che frena l’innovazione e la crescita della società.

Stiamo parlando di professionisti iscritti all’Ordine di appartenenza, i cui datori di lavoro sono spesso colleghi iscritti anch’essi all’Ordine: ci  chiediamo quale ruolo possano avere in questa realtà termini come qualità, dignità, deontologia, laddove non c’è nessun controllore che arresti questo processo.

Iva sei Partita nasce con l’intento di ristabilire la capacità contrattuale del libero professionista, innanzitutto individuando l’entità del problema. Abbiamo pubblicato un questionario on-line, dal quale emerge che: il 70% dei liberi professionisti intervistati non si considera un lavoratore autonomo e non può gestire autonomamente gli orari di lavoro, il 60% è in regime di monocommittenza e nell’ 86% dei casi il rapporto di lavoro non è regolato da nessuna forma di contrattazione scritta. Il 60% ha più di 30 anni, il che evidenzia che questa realtà non riguarda solo i neolaureati, ma coinvolge un’intera generazione di professionisti.

Iva sei Partita è un luogo di informazione condiviso e promuove azioni e dibattiti per migliorare l’accesso alla professione, la tutela e la consapevolezza del lavoratore,  il rispetto delle regole.

Iva sei Partita vuole porsi come interlocutore di associazioni e istituzioni per portare all’attenzione pubblica un’anomalia che sta diventando normalità, ma di cui si parla poco, e trovare soluzioni condivise.

Iva è infine uno spazio di ricerca che indaga la società e la città contemporanee, per capire quale risposta le nostre professioni possano dare alla contrapposizione tra le istanze di flessibilità della società, che sconfinano nella precarietà, e lo spazio dell’abitare.

Siamo coscienti che l’attuale crisi economica, e gli attacchi che le nostre professioni hanno subito negli ultimi anni, hanno prodotto un abbassamento del costo del lavoro e una perdita di diritti, che sta pagando un’intera generazione di giovani architetti e ingegneri. Questa situazione è diventata ormai insostenibile, e pensiamo che la soluzione debba essere trovata nella condivisione delle problematiche e non nel conflitto.

Noi per primi dobbiamo creare i presupposti per avviare un percorso di costruzione del futuro.

Per questo motivo chiediamo agli Ordini Professionali:

Di interessarsi alla problematica dei Finti Lavoratori Autonomi, sensibilizzando i propri iscritti e vigilando e agendo nei confronti di forme di sfruttamento del lavoro: l’abuso di contratti di collaborazione a progetto, delle consulenze e degli stage che mascherano rapporti di lavoro subordinato, di fatturazioni in regime di monocommittenza per cifre ben al di sotto dei minimi tariffari. Nell’interesse non solo di quella che è la parte più debole a livello contrattuale all’interno del rapporto lavorativo, ma della dignità dell’intera professione, il cui ruolo sociale è riconosciuto dagli Ordini stessi come di interesse collettivo.

Di implementare e pubblicizzare il servizio di consulenza legale, perché  garantisca agli iscritti la piena consapevolezza dei propri diritti e la conoscenza delle azioni da intraprendere quando questi vengono violati.

Di intraprendere un tavolo di discussione con gli iscritti, per affrontare il problema e portare avanti una posizione condivisa da presentare alle Istituzioni.

Di predisporre un documento che sia di riferimento per avere, anche in Italia come nel resto d’Europa, un sistema di Contrattazione Collettiva Nazionale degli architetti e degli ingegneri.

Di avviare azioni e dibattiti (seminari, workshop, convegni) per intraprendere un percorso di  ricerca sul ruolo della professione all’interno della società flessibile contemporanea.

Iva sei Partita si rende disponibile a collaborare affinché queste problematiche vengano affrontate concretamente. Per questo chiediamo un incontro con i Vostri rappresentanti per iniziare a tracciare un percorso nuovo, di legalità e qualità.

Iva sei Partita – architetti e ingegneri  in viaggio con Iva

www.ivaseipartita.it

ivaseipartita@gmail.com


33 Commenti a “Lettera di ivaseipartita ai presidenti nazionali di CNA, CNI e Ordini di Roma”

  1. Fino a prova contraria la neo Fondazione non è un sindacato, e non può esserlo, e non credo che possa avere nello statuto questo compito, quindi, a parte il merito della lettera, la premessa è SBAGLIATA.
    Ma poiché in questo paese può accadere di tutto e nessuno rispetta il proprio ruolo è probabile che lo facciano.
    Alla faccia della sbandierata, declamata, osannata legalità.
    Pietro

  2. I giovani Architetti e Ingegneri di “Ivaseipartita” hanno ragioni da vendere nel denunciare la loro situazione. Però, se si rivolgono agli Ordini Professionali o alla Fondazione Inarcassa sbagliano indirizzo. Gli Ordini, la Fondazione, il CNA o il CNI non sono organizzazioni sindacali che possono tutelare questi giovani professionisti di “Ivaseipartita”. Negli Ordini (e in tutte le organizzazioni destinatari della lettera) ci sono i “Lupi” e gli “Agnelli”, i professionisti titolari dello studio e i “giovani sfruttati”. Agli Ordini sono iscritti i dipendenti pubblici dei comuni che “controllano” i liberi professionisti. I funzionari che elaborano bandi di gara per la progettazione al massimo ribasso e gli esterni che devono sottostare a bandi che offendono la libera professione. Agli Ordini sono iscritti coloro che per non aver problemi ti bloccano una pratica di edilizia privata (interpretando le norme in modo spesso palesemente assurdo) e tu smetti di lavorare. Agli Ordini ci si iscrive obbligatoriamente per esercitare la professione nelle varie forme. Forme che spesso sono tra loro conflittuali. Gli Ordini non sono organi di rappresentanza di categoria perchè sono nati con altri obiettivi. Dentro gli Ordini, infatti, ci sono controllori e controllati, “sfruttatori” e “sfruttati”, privilegiati e disgraziati. Gli Ordini non possono “salvare capra e cavolo”!

  3. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Invito tutti coloro che si infiammano nel ribadire che gli Ordini e la Fondazione non sono sindacati e non possono occuparsi del problema, a spiegarmi che cosa hanno fatto i sindacati fino ad oggi e che cosa intendono fare nei prossimi mesi per risolvere la problematica.
    grazie.

  4. Caro Antonio Marco,
    non mi piace molto la tecnica di chi proietta e scarica sugli altri le proprie responsabilità e le proprie eventuali inefficienze. Specie di coloro che detengono spazi di potere.
    Sarebbe come un sindaco incapace che se la prendesse con i propri concittadini perché non collaborano. Ma, si dà il caso, che l’eletto delegato sia lui e non i cittadini.
    E gli iscritti al sindacato, ai vari sindacati, sono i cittadini (perché l’adesione è su basa volontaria) almeno nei confronti degli ordini e della fondazione, che per inciso ancora non mi è riuscito di capire se sia stata costituita oppure no. La fondazione, questa sconosciuta, tutta giocata tra dieci persone e molti appetiti!
    Comunque ti darò la mia risposta. Come ho scritto un’altra volta nei commenti in questo blog, non credo che i sindacati in questo momento possano ottenere grandi risultati a livello centrale, quindi nazionale, ma possano avere un notevole ruolo a livello locale ed anche regionale.
    Questo per una serie di motivi strutturali e contingenti. Strutturale è il fatto che in questo paese tutto è affidato alle istituzioni pubbliche e la società civile è debole quando non inesistente. Negli architetti questo fenomeno è anche maggiore: i consigli degli ordini sono inamovibili, tra proroghe di legge e sostanziale indifferenza degli iscritti. Qualche colpo di mano è stato fatto ma è appunto “patologia” non fisiologia, eccezione non regola.
    Quindi gli ordini, a livello provinciale e nazionale, sono gli unici che possono arrogarsi un diritto di rappresentanza garantito dal loro status. Ovviamente questa è una prassi, una costituzione materiale perchè quella scritta prevede molto ma molto meno. Ma questo è un altro discorso.
    Solo che rappresentando tutti li ordini non possono rappresentare nessuno, se non se stessi. Lo dico senza astio e non dubitando della buona fede di molti. Adesso poi avremo la fondazione che, ricca di soldi (nostri), è una sorta di superordine, un cartello monopolistico su cui sarebbe bene che qualcuno mettesse gli occhi.
    La situazione contingente è che, in questa situazione può accadere, come accade, che anche i sindacati, a livello nazionale, mirino più a “mettersi al tavolo” che non a fare azioni giuste e decise. Il cambio di parere sulla fondazione è un segnale significativo. Basta fare un ricerca in internet e, mi duole dirlo, si può leggere chiaramente la marcia di avvicinamento.
    A livello locale no. Conosciamo i nostri iscritti e anche i non iscritti, che sono sempre più incazzati. Se sbagliamo, noi non perdiamo un posto (ma neanche all’ordine lo perdono….), perdiamo credibilità personale, che è molto peggio. Se diamo anche solo l’impressione di fare a’mmuina siamo fottuti.
    Quindi dobbiamo darci da fare su più fronti: lavori pubblici, contro la tirannia dei funzionari che svillaneggiano i professionisti, lavori privati, contro leggi, piani, norme e interpretazioni degli uffici a dir poco infami, che ci impediscono di lavorare serenamente.
    Tu che stai in un ente importante, dall’alto della tua visione mi chiedi “i programmi”. I programmi sono roba “da ricchi”.
    Il nostro programma è, a livello locale e regionale, quello che ti ho detto. Piccolo, modesto, limitato ma che interessa a tutti i colleghi liberi professionisti, e cioè il lavoro. Cosa vuoi che faccia un sindacato! Non siamo mica la CGIL che fa tutto meno che preoccuparsi dei lavoratori! Loro fanno “programmi” politici ma difendono i pensionati. Noi cerchiamo di difenderci e di difendere quelli come noi.
    Poi facciamo un’altra cosa, importante quanto la prima: cerchiamo di far crescere la consapevolezza della differenza oggettiva tra ordine e sindacato, tra dipendenti pubblici e professionisti. Azione non così ovvia e scontata come sembrerebbe, visto che anche te appartieni a coloro che dicono: siamo tutti architetti! pur essendo eletto dai professionisti (come è importante capire il proprio ruolo e rimanere dentro quei confini!)
    Cerchiamo di far capire, con le azioni, non con le prediche, che le istituzioni sono al nostro servizio e non viceversa e quindi che siamo noi a doverci organizzare per migliorare la situazione, non affidandoci ad improbabili altri.
    Insomma ci piacerebbe decidere della nostra professione, sempre nel rispetto dei ruoli diversi del pubblico e del privato, dove per pubblico intendo gli enti locali ad esempio. Questo rispetto prevede un rapporto dialettico e critico, di durezza ma sapendo che loro hanno il diritto di decidere, noi quello di proporre e di contestare se è il caso. Mai quello di mischiare i ruoli. Stiamo volentieri al tavolo ma i nostri colleghi devono sapere che non siamo pompieri e se è il caso, il tavolo salta. Poi non succede niente, al massimo qualche giornalata e qualche raccolta di firme. E mica possiamo prendere i forconi!
    Ma se le idee sono giuste e gli atteggiamenti corretti, il seme cresce e si sviluppa. Per questo riteniamo importante stringere relazioni con i vari ordini provinciali che hanno le stesse problematiche nostre. Facendo “network”, come si dice, potremo domani assumere anche un ruolo attivo a livello nazionale. Per l’oggi sono personalmente del tutto federalista.
    Ciao
    Pietro

  5. Caro Antonio Marco, non credo che sia una questione di fiamme. E’ una questione di logica. Per rappresentare una categoria bisogna iscriversi volontariamente ad una associazione (per esempio un sindacato).
    Agli Ordini oppure a Inarcassa si deve essere iscritti per forza, altrimenti non puoi lavorare. E’ come l’iscrizione all’anagrafe comunale. Se vuoi avere i diritti di cittadino devi essere iscritto in qualche anagrafe. Nato il … residente in … ecc. ecc. Nessuno si sogna, però, di sostenere che l’anagrafe comunale possa essere anche sindacato. Invece sembra che tu sostenga che la Fondazione può essere un sindacato. Migliaia di professionisti versano dei contributi obbligatori a Inarcassa e una parte di questi finiscono in Fondazione. Tutto ciò è profondamente ingiusto e forse anche illegale. Chiedersi “cosa hanno fatto i sindacati fino ad oggi” non c’entra niente col problema che ho sollevato. Se i sindacati non hanno funzionato (il che è vero solo in parte) facciamoli funzionare!! A meno che non ci sia qualcuno che preferisce che non funzionino per poter poi dire “visto che questa cosa non la fa chi la deve fare … la faccio io!!

    un caro saluto
    Alessandro

  6. qfwfq scrive:

    Petro e Alessandro
    sembra che vi dia fastidio che invece che all’ordine la lettera non sia stata indirizzata al sindacato…..
    mettiamola così: avete ragione, gli Ordini professionali non nascono e non hanno il compito di fare da organizzazione sindacale. lo stesso dicasi per Inarcassa.
    In più parte (secondo me minoritaria) dei componenti di queste istituzioni ha altri interessi e quindi è inutile starci a perdere tempo (considerazione che non ha senso visto che si tratta di istituzioni “democraticamente” elette, si può essere in minoranza oggi ma siamo sicuri che sarà sempre così)
    però entrambe costituiscono le maggiori istituzioni di riferimento (non è la norma che lo decide in questo caso ma il dato oggettivo, la consuetudine), quelle, per intenderci i cui esponenti vengono ascoltati nelle sedi istituzionali, quelli che compaaiono nelle trasmissioni televisive.
    una lettera del genere indirizzata al sindacato architetti (qualunque sia) non avrebbe alcun senso, nemmeno se il sindacato fosse un soggetto potentissimo (cosa che oggettivamente non è).
    forse se il sindacato fosse più attento alla sostanza e meno alla forma avrebbe anche maggiore voce in capitolo, chissà.
    L’ordine è solo uno dei tanti destinatari delle nostre proteste (nostre e di IVASP).
    per una volta, invece di puntigliare, potrese semplicemente accodarvi nel contenuto (che semsbrate condividere) e magari predisporre una lettera “comune” da indirizzare a chiunque ritenete per voi più opportuno
    saluti

  7. qwfwq, diventa difficile dialogare quando si leggono stupidaggini tipo che avremmo voluto fosse indirizzata a noi. A noi, poi, di Arezzo! Figuriamoci chi potrebbe pensarlo. Ti ho detto che sono federalista, più di così che dire. Comunque stiamo al pezzo e rimaniamo nella sostanza (ma la forma, ti devo ricordare, è spesso sostanza).
    Certo che condivido la lettera di ivaseipartita perché ne conosco tutti i risvolti. O meglio proprio tutti no. Ho l’impressione che nelle grandi città sedi di università sia molto peggiore che in provincia la situazione. Ho l’impressione, ma è una impressione davvero, chiacchiere sentite in giro, che gli studenti, che poi diventano architetti, siano un’ottima fonte di mano d’opera diciamo a….buon mercato per alcuni docenti.
    Tutti sappiamo che la professione di architetto, con questi numeri, è quella più sciagurata e pochi sono coloro che possono assumere. Oggi meno di ieri e ancor meno domani, temo.
    La condizione di collaborazione che viene indicata in premessa è assolutamente condivisibile, con una puntualizzazione sulla libertà di orario: libertà sì, possibilità del collaboratore di svolgere la professione in forma autonoma certo, ma un minimo di regolamentazione sui tempi è indispensabile perché se assumo un incarico devo essere certo di poterlo svolgere e completare nei tempi previsti.
    Questo senso di precarietà è stato il filo conduttore della mi vita di professionista ed è comune a quasi tutti. Per questo, tanto per fare un esempio personale, ho sempre voluto imparare e utilizzare di routine, tutto il software che viene utilizzato in studio, per non rischiare mai di rimanere a piedi (oltre che per passione). Guai dipendere totalmente da altri. E questo la dice lunga sulla condizione della nostra professione, eccezion fatta per le eccellenze, che sono poi vere e proprie società.
    Tuttavia dubito che la Fondazione o l’ordine o il sindacato o chiunque possa risolvere un problema che è dettato da un’offerta largamente esuberante rispetto alla richiesta. A questo, mi spiace dirlo, non c’è rimedio. E la situazione non può che peggiorare, anche se la situazione del settore mostrasse segni di ripresa. Siamo troppi e lo saremo per molti anni ancora. Questa è la “sostanza” vera.
    Ciao
    Pietro

  8. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Il sindacato degli architetti in italia è completamente privo di peso rispetto alla società civile, anche per la sua completa inazione. La Federarchitetti è un’organizzazione che sopravvive grazie ai corsi (a pagamento) che organizza. Il tesseramento, infatti, avviene attraverso questi corsi (è obbligatorio tesserarsi per potersi iscrivere ai corsi).
    L’unica iniziativa recente, risibile, che io ricordi è la creazione di un video contenente le disavventure di un coordinatore della sicurezza, dal titolo “non ne valeva la pena” (880 visualizzazioni dall’aprile 2011, pressoché invisibile).
    Nel loro sito, alla sezione eventi, si trova il programma di un convegno del 2008. Certa gente dovrebbe avere la dignità di cambiare mestiere.
    Non conosco le situazioni specifiche di altre città, ma dato che a Roma la Federarchitetti è strettamente intrecciata con l’Ordine e con il Consiglio, non è errato mettere come destinatario della lettera l’Ordine stesso.

  9. qfwfq scrive:

    @pietro
    domando scusa per la provocazione
    il mio era una semplice sfogo di chi è un po’ stufo di vedere ogni iniziativa affossata dalle polemiche di maniera che alla fine servono solo per abbattere chi cerca di fare qualcosa.
    Io credo nella tua buona fede, e sono convinto che le tue precisazioni sul metodo hanno una loro validità in quanto incidono sulla efficacia del messaggio; però ritengo che abbiano come efetto immediato solo quello di distogliere l’attenzione dal problema di fondo che viene sollevato da lettere come queste.

    Sarebbe utile invece allargare il tiro evidenziando che le tematiche sollevate dal IVASP sono esemplificative di una condizione nazionale di precarietà che coinvolge milioni di lavoratori che operano “a progetto” (moltissimi, prevalentemente laureati, sottopagati) che anche senza il mascheramento della Partita IVA lavorano nelle stesse identiche condizioni (contratti a progetto di breve durata, rapporto di lavoro subordinato senza reale autonomia nell’organizzazione, assenza di qualsiasi copertura sociale tip malattia, ferie, impossibilità di aggiornamento professionale, ecc.)
    a mio parere questa situazione deriva da almeno due fattori:
    – nanismo e frammentazione del sistema imprenditoriale
    – scarsa convenienza finanziaria a sostenere rapporti di lavoro più continuativi

    nell’ambiente degli architetti la situazione è particolarmente aggravata dall’eccesso di offerta di lavoro e da un ambiente di lavoro caratterizzato dallo strapotere delle imprese e da un mercato degli incarichi asfittico (monopolistica, consociativa e poco avvezza alla cultura del progetto); il che significa in soldoni che non è il mercato che può dare risposte; non rimane che rivolgersi alle istituzioni per bieche azioni di natura “statale”.
    alcune mie personali idee (provocazioni o spunti di riflessione , fate voi):
    – limitazione all’accesso alla professione (cominciando dall’università)
    – incentivi alla creazione di società di ingegneria (che possano competere anche a livello internazionale) e drastica riduzione del nanismo professionale
    – attuazione di azioni che aumentino la convenienza finanziaria dei contratti di lavoro di lungo termine
    – applicazione delle misure di protezione sociale anche ai contratti di breve termine (anche con partita iva) quali: contributi inail, rimborso malattia, ferie e TFR da applicare per tutta la durata del rapporto
    – introduzione di meccanismi di di assunzione immediata (o di forte sanzione) nei casi di contratti subordinati mascherati

    Sul fronte delle P.A. occorrerebbe una drastica riduzione degli appalti integrati e incentivi al ricorso alla progettazione delle opere

    Concordo che gli interlocutori più giusti a questo punto dovrebbero essere Governo e Amministrazioni pubbliche.
    Ma per arrivare a incidere su qesti soggetti occorre avere la forza dei numeri o l’autorevolezza di istituzioni di categoria, quali sono appunto Ordini e Cassa, le quali sono, di fatto, gli organi di rappresentanza presso le P.A.

    dovendo quindi cominciare a incidere su qualcosa mi pare più che naturale iniziare da ciò che è più alla portata.
    non condivido infine l’obiezione per cui è inutile rivolgersi a queste istituzioni in quanto rappresentative di interessi contrapposti (gli ordini contengono anche i dipendenti a t.d., la cassa i professionisti datori di lavoro) per almeno due ragini:
    – proprio perchè esistono interessi contrapposti è necessario fare valere i propri con più forza possibile e trattandosi di organi elettivi il peso dei numeri “organizzati” conta molto
    – la soluzione a problemi complessi come quelli che stiamo evidenziando non è nella contrapposizione tra sottocategorie che occorre trovare soluzioni; sono anzi convinto che gli elementi di continuità tra datori di lavoro professionisti, dipendenti e partite iva, siano molto di più degli elementi di discontinuità

  10. Caro qfwfq, personalmente non mi dà fastidio nemmeno dialoqare con quattro consonanti come sei tu.
    Se dietro codesta cosa impronunciabile si cela una nuovo tipo di velocissimo microprocessore Calvinistico di ultima generazione, faccelo sapere, potremmo essere interessati. Se sei una persona è ancora meglio e non mi dispiacerebbe sapere come ti chiami …
    Saluti
    Alessandro Cinelli

  11. qfwfq scrive:

    C’è bisogno di un nome e un cognome per commentare o criticare un testo?
    Per decidere se un articolo è valido è necessario prima andare in fondo a leggere chi è il giornalista che lo ha scritto?
    Uno pseudonimo al posto del nome funziona proprio perchè sposta l’attenzione sul contenuto del messaggio e non sulla persona che lo invia
    Se io fossi una personalità pubblica, tipo, ad esempio, il rappresentante di un sindacato; allora l’utilizzo di nome e cognome, servirebbe a far valere l’autorità del ruolo che ricopro;
    lo stesso dicasi per un persoaggio famoso (un giornalista di grido) che spende in quel nome il bagaglio di autorevolezza che si è costruito nel tempo.
    Ma si tratta in entrambi i casi solo di un’altra maschera, un contenitore da utilizzare e spendere per rafforzare le proprie idee
    Potrei quindi essere una personaggio pubblico molto famoso, chissà?
    questo non mi vieterebbe di utilizzare comunque un nick per commentare a parte gli stessi argomenti senza la maschera dei miei titoli o della mia fama
    Io sono senza titoli, quindi valgo solo per le cose che scrivo
    io non sono una persona in carne ed ossa, ma potrei pure esserlo, così come forse non sono nemmeno un architetto, chi può dirlo?
    sono qfwfq e sono un’entità astratta nata dalla fantasia di un romanziere, rubata da un losco individuo che fa di me quello che vuole
    sono anche in parte, quello stesso losco individuo, ma con il tempo sto acquisendo una mia personalità
    Io sono qfwfq e la mia personalità è reale ma, hai ragione, questa è data dall’insieme di testi e parole che la compongono, dall’insieme digitale dei caratteri usciti dal processore di un PC associato a una tastiera QWERTY
    anche io come le persone fisiche sono soggetto a errori, critiche e debolezze;
    le mie idee mi condizionano e condizionano quello che scrivo;
    chi mi ha creato ritiene che non sia una buona cosa abusare di un nick per offendere e sproloquiare e finora questo non sembra essere avvenuto; può capitare comunque che le mie parole offendano chi mi legge, è sicuramente capitato e di questo chiedo scusa
    purtroppo chi mi legge è condizionato dalle mie stesse idee
    piano piano anche io sono condannato ad essere giudicato non per il testo che riporto, ma per la reputazione che l’insieme dei miei testi mi ha conferito frequentando la rete

    chiunque è quindi libero di interpretare il mio testo, giudicarlo e criticarlo applicandoci sopra l’insieme di pregiudizi che per lui rappresentano la personalità di Qfwfq, esattamente come avverrebbe se invece di un nick name vi fosse un codice fiscale indiscutibilmente associato a una persona anagraficamente esistente

    queste 5 consonanti palindrome Calvinistiche invitano chi legge a esprimere, se ne ha voglia, la sua opinione sul tema, ritenuto molto, ma molto più importante di un semplice nome e cognome

    “Se quest’ombre v’han noiato, dite (e tutto è rimediato) che, in un sonno pien di larve, tal visione qui v’apparve.
    E del tema ozioso e frale, che non più d’un sogno vale, niun, signori, ci riprenda.
    Noi farem, scusati, ammenda:
    se scampiamo indegnamente dalla lingua del serpente, giuro, da folletto onesto, che faremo ammenda presto; o a me dite villania.
    Buona notte, compagnia.”

  12. qfwfq, questo è il miglior commento che tu abbia fatto, almeno tra quelli che io ho letto! Complimenti.
    Davvero bello, scanzonato e fantasioso.
    Per caso hai anche un altro nick name con cui scrivi racconti? Se sì segnalami il blog perché li voglio leggere.
    Ciao
    Pietro

  13. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Qfwfq in versione Folletto, ih, ih. Aspettiamo ora “la tempesta”….

  14. Qfwfq scrive molto bene, è bravo, colto e diverte leggerlo. Complimenti!
    Personalmente ritengo che le cose non sono vere o false a prescindere da chi le dice.
    Il Diavolo si traveste spesso da Madonna e quindi può prendere benissimo le sembianze del più casareccio folletto.
    Gli Ordini professionali, quando sono chiamati a esprimersi in fase di elaborazione di leggi che riguardano la nostra professione, non cavano un ragno dal buco.
    Quando sono chiamati come organi di rappresentanza presso le pubbliche amministrazioni si fanno prendere in giro. Non sono in grado di competere con i politici.
    Quando ci si lamenta delle castronerie contenute nelle leggi regionali o nei regolamenti urbanistici, il politico di turno ti risponde che gli Ordini, chiamati a dare il loro parere, “erano d’accordo”. Poi, se telefoni incavolato al Presidente dell’Ordine, Lui ti dice che non è vero e che era stato prodotto un documento contrario. Però, intanto, il messaggio che passa è un altro. Gli Ordini non possono competere coi politici. Gli Ordini, si fanno sempre fregare. Spesso, la fregatura deriva anche dal troppo gusto che si prova a stare al “tavolo delle trattative”. Spesso gli Ordini spendono i soldi degli iscritti per commissionare pareri legali che poi (anche se sono giusti) non servono a niente perché i politici hanno risorse molto più “raffinate”. Gli iscritti agli Ordini devono versare per forza la quota associativa e, di fatto, non possono rifiutarsi di pagare un parere legale che non serve a niente.
    Gli Ordini o la Cassa non hanno la forza dei numeri e nemmeno l’autorevolezza di Istituzioni di Categoria. Altrimenti non si capisce perché fino ad ora non abbiano mai ottenuto qualcosa di positivo.
    Non hanno mai fatto niente a favore dell’architettura. Non possono fare niente perché hanno un DNA concepito per altre cose.

    Quello che è successo a Milano (riportato anche da Amatelarchitettura http://www.amatelarchitettura.com/2011/05/ordine-degli-architetti-di-milano-non-approvato-bilancio-consuntivo/) la dice lunga sull’autorevolezza e la “forza dei numeri” degli Ordini. Su 12.000 iscritti solo 69 hanno partecipato alla votazione sul Bilancio. Un bel 0,57% !!! Poi in 34 (e cioè nientepopodimenochè lo 0,28%!!) hanno fatto commissariare l’Ordine . Forza dei numeri? Autorevolezza?
    Io direi piuttosto che, se non ci fosse l’obbligo di iscrizione, in tutti gli ordini provinciali rimarrebbe, forse, l’1% degli architetti!!!
    “esoc ert otrec os e”
    1) Il vero e falso non prescindono da chi lo dice”.
    2) L’architettura è tra tutte le arti la più noiosa a sentirne parlare.
    3) Chi sa fare fa chi non sa fare insegna.
    Last but not least: “A egregie cose il forte animo accendono/l’urne de’ forti, o Qfwfq” .
    Saluti Cari

  15. qfwfq scrive:

    caspita!
    ora come faccio a rivelare il nome del losco figuro?
    non sarebbe giusto nei miei confronti
    così mi prendo i meriti e gli elogi e lo lascio a bocca asciutta.

    @alessandro
    se fossimo su FB cliccherei sul tasto “mi piace”,
    chi detiene posti di governo (a tutti i livelli) non ha alcun interesse ad allargare la base elettorale (meno sono i votanti e i partecipanti attivi e maggiore è la possibilità di rielezione e di controllo del potere)
    ancor meno i nostri rappresentanti hanno interesse a inimicarsi gli interlocutori politici con battaglie forti in difesa dei diritti dei professionisti (a maggior ragione se la propria base elettorale è minima), non parliamo poi dei delicati equilibri interni tra Università e gruppetti di potere
    La scarsa rappresentatività numerica è un problema serio al quale si risponde sollecitando la partecipazione dei colleghi (34 persone che si mobilitano in una grande città sono un’enormità);
    un problema indipendente dalla “obbligatorietà” dell’iscrizione; non è un caso se anche il sindacato o altre istituzioni volontarie (Inarch) non hanno un grande successo di partecipazione
    possiamo anche ritenere l’Ordine e la Cassa due enti inutili, ma al momento questi ci sono e hanno il loro peso (spravvalutato) presso le istituzioni, non tenerne conto sarebbe comunque un errore.

    un saluto

  16. candido scrive:

    Il problema dell’iva dei giovani è solo uno dei problemi che, insieme ad altri aspetti, coinvolge l’intero sistema. A fronte di giovani con IVA ci sono “vecchi” con ben altri problemi di lavoro. È peró evidente che per raggiungere lo scopo è fondamentale trovare il giusto interlocutore (osservazione anche banale) altrimenti si vanifica la Protesta stessa.
    Gli ordini iscrivono tutti, professori, impiegati, dipendenti comunali, liberi professionisti, ecc., e, come altri hanno giustamente detto, non devono tutelare nessuno.
    Per quanto riguarda i sindacati poi si è detto che sono deboli. Una soluzione ci sarebbe. Se, a cominciare da me, uscissimo dai nostri studi e ci iscrivessimo, sarebbero più forti. Pensieri semplici ed azioni facili ma è più comodo chiacchierare via web – mea culpa.

  17. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Candido, non ci si può iscrivere ad un sindacato che non fa alcuna, dico alcuna, azione di lobbying seria per la categoria e che si tiene in vita organizzando corsi per fare campare i propri organizzatori.
    Credo che dobbiamo, partendo da questi nuovi mezzi che abbiamo a disposizione (blog, facebook, twitter, linkedin), uscire dal nostro gusto e partecipare (come auspicava Giorgio Gaber), creando dei nuovi gruppi di azione e pressione, accomunati da una reale voglia di cambiare il sistema e le sue regole.
    Finché continueremo ad accettare passivamente un sistema incancrenito, di appalti agli amici, non meritocratico, con concorsi fasulli, senza una selezione universitaria, senza una vera formazione universitaria, con docenti mezze calzette, con l’architettura e la pianificazione completamente estromessa dalle scelte strategiche (semmai ce ne fossero!) di questo paese, senza una pianificazione riguardante il numero di professionisti che può assorbire un certo settore (nel nostro ci sono 140.000 architetti+ gli ingegneri+i geometri), senza una divisione chiara delle competenze, con una intromissione della politica nella gestione degli appalti che è insostenibile.
    Noi di Amate l’Architettura nel nostro piccolo ci stiamo provando, riunendoci ogni 15 giorni e tentando di attuare strategie concrete, politiche e culturali al di là delle denunce sul blog.
    Anche a Catania, c’è un gruppo attivo.
    A Firenze un gruppo di architetti ha buttato fuori il vecchio Consiglio dell’Ordine, assai compromesso in politiche poco chiare.
    A Milano un gruppo di architetti ha messo in minoranza il Consiglio all’ultima assemblea di bilancio consuntivo.
    Noi di Amate l’Architettura, insieme ad altri abbiamo raggiunto un elevatissimo numero di astenuti all’ultima assemblea di bilancio preventivo dell’Ordine di Roma, lanciando un messaggio chiarissimo nei confronti di politiche di bilancio (e non solo) assai torbide dell’Ordine.
    C’è un altro gruppo, la Federazione Architetti Ingegneri Liberi Professionisti, che opera sul web e su FB, che sta tentando di creare una rete interregionale, da più di un anno.
    Cercati qualcuno che ti convinca e esci dal tuo studio. Ora o mai più.
    Un saluto cordiale.

  18. Bravo candido, sei nella giusta strada. A onor del vero, a dispetto dei grandi discorsi generali sulla partecipazione, noi architetti, o meglio noi professionisti, siamo per natura individualisti. E’ un bene, è un male? E’ un fatto. Noi pensiamo alla pensione in modo inversamente proporzionale all’età, e questo è un grosso problema. Ma molti di noi non pensano nemmeno all’Ordine, salvo il giorno del pagamento della quota o quando facciamo vistare una notula, e ancor meno al sindacato, la cui adesione è volontaria.
    Quando però accade qualcosa che ci tocca da vicino (nel caso della Cassa, l’età, nel caso del sindacato, un evento che ci genera danni immediati alla professione) allora ci preoccupiamo.
    Io ho vissuto molti anni accanto ad un ingegnere iscritto al sindacato ma, a parte il fatto che prima era per soli ingegneri (loro sono più razionali di noi e quindi più lungimiranti), non mi sono mai preoccupato di questa esclusione. (Per inciso, forse non molti sanno che il Presidente della Cassa precedente, era espressione del sindacato SNILPI, poi diventato INARSIND, ed è anche grazie a lui se le nostra cassa è autonoma).
    Quando è accaduto un fatto locale che ci toccava da vicino, tutti si sono messi nell’avviso e allora io e altri ci siamo iscritti, abbiamo organizzato una raccolta di firme e abbiamo avuto un notevole successo. Intendiamoci, non abbiamo cambiato molto perché era davvero difficile cambiare con le osservazioni un PRG indecente. Però almeno alcune le storture più eclatanti sono state tolte. Certo per merito non solo del sindacato, ma 200 firme di professionisti vicino alle elezioni comunali il loro peso lo hanno avuto. E allora molti hanno cominciato a pensare che esiste altro, oltre all’ordine.
    La strada è lunga ed io ribadisco che è dalla periferia che deve partire la crescita del sindacato, perchè è lì che si verifica la possibiltà di risposta alle varie azioni.
    Pietro

  19. Iva sei partita scrive:

    Grazie agli amici di Amate l’architettura per aver pubblicato la nostra lettera, che può essere sottoscritta on line a questo indirizzo: http://firma.ivaseipartita.it/.
    Ribadiamo che questo è solo un primo passo: ci siamo rivolti agli Ordini professionali perchè garanti della dignità della professione e della deontologia, nonchè del ruolo sociale della professione di architetto (questo in teoria: se poi gli Ordini nella realtà sono garanti dei lupi contro gli agnelli, è bene che questa incongruenza sia ufficializzata); perchè siamo iscritti che vengono contrattati secondo forme illegali da altri iscritti; perchè il nostro primo referente istituzionale è l’ordine, una sorta di passaggio intermedio e obbligato per arrivare alle istituzioni governative; perchè i sindacati di architetti si sono mostrati completamente ignari della situazione; perchè i sindacati tradizionali non hanno i numeri sufficienti per rappresentare i liberi professionisti (ma siamo comunque in contatto con loro per sederci al tavolo del CCNL per gli studi professionali); perchè siamo stanchi di chi si lamenta e non fa nulla: noi abbiamo fatto qualcosa, e faremo ancora tutti i tentativi possibili per cercare di arrestare questa deriva. Non si può continuare a ignorare questo problema, per un motivo ben preciso: non ce lo possiamo più permettere.

  20. Alle affermazioni di Alcaro e Calcaprina hanno già risposto in maniera più che corretta alcuni colleghi, nessuno dei quali è iscritto alla sezione di Roma di Federarchitetti.
    Pietro Pagliardini (12/09 ore 22.31) ha ricordato che la neo Fondazione non è un sindacato, e non può esserlo, come ha fatto anche Alessandro Cinelli (13/09 ore 9.40) che ha detto che Gli Ordini, la Fondazione, il CNA o il CNI non sono organizzazioni sindacali. Ancora Pietro Pagliardini (13/09 ore 22.28) nel sottolineare che … l’adesione (ai Sindacati) è su basa volontaria … ha poi lamentato la … sostanziale indifferenza degli iscritti., affermando che … la fondazione … , ricca di soldi (nostri), è una sorta di superordine, un cartello monopolistico invitandoci poi a … far crescere la consapevolezza della differenza oggettiva tra ordine e sindacato. Alessandro Cinelli (14/09 ore 10,17) rivolgendosi direttamente al collega Alcaro, scrive: Caro Antonio Marco, non credo che sia una questione di fiamme. … Per rappresentare una categoria bisogna iscriversi volontariamente ad una associazione (per esempio un sindacato). e dopo avere in maniera arguta paragonato l’Ordine o Inarcassa all’anagrafe Comunale fa notare che … Nessuno si sogna, però, di sostenere che l’anagrafe comunale possa essere anche sindacato. … e poi, in risposta alla domanda maligna di Alcaro (cosa hanno fatto i sindacati fino ad oggi e che cosa intendono fare nei prossimi mesi), conclude Se i sindacati non hanno funzionato (il che è vero solo in parte) facciamoli funzionare!! A meno che non ci sia qualcuno che preferisce che non funzionino per poter poi dire “visto che questa cosa non la fa chi la deve fare … la faccio io!!.
    Mi ha fatto anche piacere leggere quanto detto con grande saggezza da qfwfq (16/09 ore 17.36), il quale conclude questa serie di interventi con questo invito … per una volta, invece di puntigliare, potrese semplicemente accordarvi nel contenuto (che sembrate condividere) e magari predisporre una lettera “comune” da indirizzare a chiunque ritenete per voi più opportuno …

    In qualità di Presidente della sezione di Roma di Federarchitetti mi dichiaro da subito disponibile ad accogliere l’invito di qfwfq ma , lasciando ai colleghi Alcaro e Calcaprina, la meritata soddisfazione di percorrere l’inutile strada della polemica, devo tuttavia precisare, per dovere istituzionale, quanto segue:
    a. Federarchitetti, fino ad oggi, ed in particolare la sezione di Roma, ha fatto tantissimo per i colleghi, soprattutto se pensiamo alle limitate risorse economiche, assumendo molte e importanti iniziative per la tutela dei colleghi e tra queste ci piace ricordare:
    • Gli emendamenti al DL relativo alla DIA-SCIA –CIL, che, pur se accolti solo in parte, hanno comunque ottenuto lo scopo di reintrodurre la figura del tecnico all’interno del processo edilizio, che nel Decreto legge prima della conversione era del tutto scomparso;
    • Una proposta di legge quadro sui LLPP della Regione Lazio, sottoscritta da quasi tutte le maggiori associazioni dei professionisti e dei costruttori, nella quale, su nostra richiesta sono state inserite alcune linee guida per la garanzia della trasparenza e della rotazione nell’affidamento degli incarichi e per la non assoggettabilità a ribasso delle tariffe professionali dei coordinatori per la sicurezza;
    • L’organizzazione di due edizioni della Giornata Nazionale per la sicurezza nei cantieri, cui seguiranno la terza e le successive edizioni, nel corso delle quali sono stati prodotti due video per raccontare il difficile ruolo del coordinatore della sicurezza, il primo dei quali (lo dico per il collega Calcaprina) ha avuto più di 6100 visualizzazioni.
    • L’organizzazione di corsi di formazione, in particolare per coordinatori della sicurezza, a costi estremamente competitivi, che hanno costretto sia il nostro Ordine, che il Cesarch, a ridurre di circa il 50% i costi dei loro corsi
    • L’importantissimo contributo dato dalla sezione di Roma e di Milano per il raggiungimento, per pochissimi voti, del Quorum per l’elezione dei rispettivi delegati all’interno del Consiglio dei delegati INARCASSA –Marco Alcaro sa bene che se siede in questo importante organo lo deve in pari misura ai suoi elettori, ma anche agli elettori degli altri tre delegati, e, tra questi, l’arch. Loredana Regazzoni, la cui candidatura è stata fortemente voluta e sostenuta dalla sezione di Roma di Federarchitetti
    b. Federarchitetti, insieme alla sezione di Roma, deve percorrere ancora un lungo percorso e intraprendere tante iniziative per la tutela e la promozione della attività libero professionale dei colleghi architetti e ingegneri , e tra queste:
    • Vigilanza sul territorio, segnalazione e denuncia, in tutte le sedi, dei casi di prestazioni professionali arbitrariamente prestate da tecnici diplomati (geometri e/o periti) di competenza di architetti e ingegneri
    • Costituzione di un osservatorio a livello regionale per la vigilanza segnalazione e denuncia, in tutte le sedi, dei casi di affidamenti di incarichi pubblici con ribassi esagerati e insostenibili
    • Decentramento delle attività sindacali sul territorio della provincia di Roma e della regione Lazio, dove è prevista l’apertura di nuove sezioni autonome con il compito di rendere più capillare e incisiva l’azione sindacale
    • Miglioramento delle attività gratuite di supporto e consulenza agli iscritti in materia legale, fiscale e professionale, nonché nel settore della sicurezza nei cantieri;
    • Organizzazione della terza Giornata Nazionale per la sicurezza nei cantieri, in occasione della quale riproporremo al Prefetto quanto già ormai deliberato dal Prefetto di Catania relativamente alla non assoggettabilità a ribasso delle tariffe dei coordinatori per la sicurezza.
    • Organizzazione di un viaggio di studio a Londra con visita ai cantieri delle olimpiadi
    c. È totalmente destituito di fondamento che la sezione di Roma di Federarchitetti sia (come dice Calcaprina) intrecciata con l’Ordine e ad esso subordinata; con il nostro Ordine abbiamo un confronto dialettico, nel rispetto dei ruoli, non senza occasioni di contrasto;
    d. È vero che Federarchitetti (la sezione di Roma) vive (sopravvive è un termine volutamente spregiativo … chissà perché) grazie ai corsi che organizza ma è del tutto FALSO che per iscriversi a tali corsi sia obbligatorio iscriversi al Sindacato; Calcaprina o non è informato o è in malafede. L’iscrizione a Federarchitetti è del tutto volontaria, previo versamento di una quota associativa annuale di €uro 20.00 (!!!)
    e. In riferimento poi alla mia presunta appartenenza a quella … Certa gente (che) dovrebbe avere la dignità di cambiare mestiere, posso solo manifestare la mia sincera compassione per l’arch. Calcaprina che ha fatto questa affermazione della cui astiosità non comprendo i motivi e rispondere che, lungi dall’idea di accettarne l’invito, cercherò comunque di mettere a frutto i suoi suggerimenti e di migliorare il mio “mestiere”, prima di cambiarlo, nell’interesse di tutti i colleghi, ma prima di tutto dei circa 700 iscritti alla sezione di Roma di Federarchitetti.
    Chiudo invitando l’arch. Marco Antonio Alcaro e l’arch. Giulio Paolo Calcaprina, dai quali attendo di essere contattato, ad un sereno confronto, dichiarandomi fin d’ora disponibile ad ascoltare le loro proposte e ad accoglierne i migliori consigli.

    Arch. Giancarlo Maussier
    Presidente di Federarchitetti Roma
    info@federarchitettiroma.it
    06/3243317 – fax 06/32647392

  21. In riferimento ai problemi segnalati dalla lettera di “ivaseipartita”, relativi allo stato di precarietà dei numerosissimi giovani colleghi “falsi dipendenti a partita IVA” voglio ricordare, come già fatto con molti iscritti che mi hanno segnalato tale anomalia, che se il rapporto di lavoro è caratterizzato da un orario di lavoro fisso, da un’attività subordinata al titolare dello studio e svolta presso il suo studio con le sue attrezzature, allora si configura una vera e propria elusione dei contratti collettivi di lavoro per i dipendenti degli studi professionali (Firmato anche da Federarchitetti in quanto aderente a Confedertecnica) che, in quanto tale, va denunciata agli Uffici competenti (INPS, INAIL, Magistratura) con l’apertura di una vera e propria vertenza di Lavoro.
    Io personalmente ho già assunto, all’inizio di questo anno, un’iniziativa di questo tipo, segnalando il problema al Direttore della sezione regionale dell’INAIL.
    È invece evidente che una prestazione di lavoro occasionale, fatta presso il proprio studio, con le proprie attrezzature, senza il vincolo di un orario prestabilito, configura invece una vera e propria prestazione occasionale, anche se di lunga durata.
    È vero comunque che la crisi che ormai non è più un fantasma ma è entrata in tutti gli studi, costringe tutti a spericolate acrobazie nel rapporto di lavoro, sul filo della correttezza deontologica, quando si tratta di rapporti tra colleghi, o sul piano (pericolosamente inclinato) dello scandaloso ribasso sulle parcelle che ci sta portando ormai ad una squallida concorrenza o forse ad una guerra tra poveri per un tozzo di pane.
    Qualcosa si può fare:
    costituire un osservatorio sullaa professione, segnalare e denunciare i casi di gravi e sospette anomalie, predisporre un codice etico (prima ancora che deontologico) da far sottoscrivere ai colleghi, predisporre un protocollo d’intesa che regoli i rapporti professionali tra committenza (pubblica e/o privata) e i professionisti, ed altro ancora … ma, per fare questo bisogna essere tanti e uniti e non disperdere le nostre energie in sterili polemicucce da assemblea di condominio.
    Su questo argomento sono disposto a collaborare e a confrontarmi con i colleghi che lo desiderassero, raccogliendo l’invito alla saggezza rivolto dal blog da qfwfq.

    Arch. Giancarlo Maussier
    Presidente di Federarchitetti Roma
    info@federarchitettiroma.it
    06/3243317 – fax 06/32647392

    P.S.: CHI E’ SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA

  22. ivaseipartita scrive:

    Il tema delle Finte Partita Iva, non riguarda solo giovani architetti in erba, ma coinvolge l’interno mercato del lavoro, noi di IvaseiPartita facciamo parte di una rete che mette assieme; ingegneri, giornalisti, avvocati, geologi, archeologi, medici, operai ecc…

    Questo è un argomento che riguarda noi direttamente, ma che fra non molto, interesserà strati sempre più profondi della società.

    Il documento agli Ordini è un primo passo per denunciare questa “distorsione” diventata ormai la normalità, è un modo per affermare la nostra presenza visto che siamo “invisibili”. I Sindacati e gli Organi di Governo sono stati contattati da IvaseiPartita e stiamo cercando di avviare un percorso di avvicinamento.

    Vorrei però ricordare cosa riporta l’articolo 3 del codice deontologico dell’ordine degli architetti e dell’ordine degli ingegneri che tutti abbiamo accettato e sottoscritto

    Codice Deontologico degli Architetti Italiani – Art. 3

    (Lealtà e correttezza)
    1. L’Architetto deve svolgere la sua attività con lealtà e correttezza nei confronti
    del cliente, dei colleghi e dei terzi a qualunque titolo coinvolti.

    Codice Deontologico degli Ingegneri Italiani – Art. 3 sui rapporti con i colleghi

    Ogni ingegnere deve improntare i suoi rapporti professionali con i colleghi alla massima lealtà e correttezza, anche allo scopo di affermare una comune cultura ed identità professionale pur nei differenti settori in cui si articola la professione

    Ci sembra che anche su questi temi gli Ordini possano e debbano AGIRE.

    IVA

  23. stefania bruti scrive:

    il presidente Giancarlo Mussier scrive nella sua 27 settembre 2011 alle 17:54 che ” d. È vero che Federarchitetti (la sezione di Roma) vive (sopravvive è un termine volutamente spregiativo … chissà perché) grazie ai corsi che organizza ma è del tutto FALSO che per iscriversi a tali corsi sia obbligatorio iscriversi al Sindacato; Calcaprina o non è informato o è in malafede. L’iscrizione a Federarchitetti è del tutto volontaria, previo versamento di una quota associativa annuale di €uro 20.00 (!!!).

    beh!!!! non l’ho mai sentito dire, eppure ho fatto un corso proprio alla federchitetti sezione di roma per l’aggiornamento della 40 ore per coord. della sicurezza. Come mai questa notizia ( direi per novità ) non è stata pubblicizzata? A me per iscrivermi ial corso mi è stato detto di pagare l’iscrizione ……

    Debbo attendere, allora, la restituzione dei soldi ? evidentemente questa è solo una provocazione…..

  24. candido scrive:

    Caro Giulio, non sò che dire. Il presidente Giancarlo Maussier dice cose diverse dalle tue ma sinceramente non ho strumenti per valutare la realtà delle cose. Io credo però che un sindacato sia comunque un valore per una categoria, se poi questo non fà nulla è sempre possibile cambiare gli uomini.
    L’idea di fare nuovi gruppi ed associazioni può essere anche importante, non lo nego, ma la verità è che si rischia la frammentazione che certamente, questa si, non fà bene ai professionisti. Credo che sia molto meglio cercare di capire le potenzialità e le competenze di un’associazione, qualunque essa sia, e cercare di utilizzarla al meglio.
    Nella migliore delle ipotesi nuove associazioni indeboliscono tutti, nella peggiore qualcuno cerca il suo piccolo posto al sole, senza offesa per nessuno.
    Il nostro mestiere poi è “intriso” di politica, di relazioni pericolose; costruisce la classe dirigente non certamente il senza tetto e quindi non accettare questo significa porsi fuori dalla realtà, come molti docenti universitari chiusi nei loro piccoli laboratori e ottusi davanti ad una realtà che li sovrasta.

    I numeri poi sono lì a dimostrare che il sistema è malato; 140 mila dimostra che siamo una metastasi nel sistema paese cresciuta a dismisura; hai dimenticato anche i “nuovi arrivi” architetti junior, ingegneri junior e via correndo.

    Fate bene a riunirvi, è importante, ma il problema si pone quando dal blog traspare la sindrome del Migliore, per la quale voi siete i buoni, armati di buone intenzioni, e tutti gli altri sono in malafede; a questo proposito un confronto con altri non può che far bene e ci consentirebbe comunque di uscire da quel meccanismo arrogante che spesso appartiene alla nostra categoria.

    Se infine hai notizie di iniziative torbide dell’Ordine denunciale, che problema c’è …

    Mi piacerebbe uscire dallo studio ma, credimi, le difficoltà sono molte e comunque cerco di seguire quello che posso.
    Un’ultima annotazione … sembra che qualcuno sia in grado di conversare anche con chi non la pensa come lui senza offendere e dare giudizi scontati, è una piacevole sorpresa.
    Un saluto cordiale dal “geometra” candido (così etichettato ma mi piace) a te; colgo l’occasione anche per salutare tutte le archistar del blog.

  25. Lo so che amatelarchitettura non è INARCASSA ma dato che se ne occupa approfitto:

    Vado nel sito Inarcassa per fare le miei cose. Le faccio.
    Prima di chiudere vado a curiosare per vedere se trovo qualcosa sulla Fondazione. La trovo in un solo link ma la trovo. Clicco sopra e mi appare un PDF da scaricare. Lo scarico.
    Lo apro e vedo la faccia della Zaha Hadid, detta Zazà, e già non mi piace. Non la faccia, l’architetto. Perchè la Zaha Hadid? Perchè è brava, perché è famosa, perché è una star? E va bene, soprassediamo sul pensiero unico e banale e restiamo sulla Fondazione.
    Sfoglio l’indice: niente Fondazione.
    Immagino di avere sbagliato a cliccare la riga di link.
    Rifaccio la procedura due volte: una volta accertandomi di cliccare giusto. La solita faccia della Zazà. La seconda volta nella Home della Cassa mi rendo conto che la Fondazione è il titolo di un articolo che dovrebbe essere presente nella rivista trimestrale su cui è presente la Hadid. Clicco la rivista trimestrale: sempre la stessa Zazà.
    Cerco con il comando Trova di Adobe la parola Fondazione sia in maiuscolo che in minuscolo ma della parola nemmeno l’ombra.
    Domanda scontata: dove sta Zazà? Non la Hadid, ma la Fondazione?
    Non per essere venale, ma trattandosi di soldi anche miei non sarebbe mica male un po’ di quella che si chiama con brutto termine “trasparenza”.
    Davvero la politica ci fa un figurone al confronto di questi metodi, il che dimostra che la politica non è peggiore della società che la elegge.
    Saluti
    Pietro

  26. christian rocchi scrive:

    ———-<Per Pagliardini
    Oggi la politica è davvero peggiore della società visto e considerato che i nostri onorevoli sono stati eletti con una legge elettorale che non ci ha permesso di sceglierli..
    E vedo che sei diventato anche piu’ simpatico nei tuoi post…dove sta zaza’ 🙂 Devo seguire con piu’ frequenza amatelarchitettura.

    ———-<Per Candido
    “Caro Giulio, non sò che dire. Il presidente Giancarlo Maussier dice cose diverse dalle tue ma sinceramente non ho strumenti per valutare la realtà delle cose. Io credo però che un sindacato sia comunque un valore per una categoria, se poi questo non fà nulla è sempre possibile cambiare gli uomini.” ….O sindacato?
    E ho imparato molto anch’io in cantiere dai geometri.

    ———-<Per Stefania Bruti e Arch. Giancarlo Maussier Presidente di Federarchitetti Roma
    L’iscrizione a Federarchitetti è del tutto volontaria o no? Non che questo generi questioni. Non vedo niente di male a farsi pagare una iscrizione. Lo fanno in molti. Solo per avere un dato univoco.

  27. christian, pur sapendo di essere simpatico (qui dovrei mettere una faccina ma non sono capace), non è che ho scritto per averne ulteriore conferma; io ho scritto perché vorrei sapere, non da te certo, ma da chi non saprei (questo è il problema), della Fondazione.
    Più passa il tempo e più mi rendo conto che c’è un problema gigantesco di informazione, ma proprio di quella minima indispensabile, dovuta agli iscritti. Qui non c’è reticenza, c’è censura, opacità, silenzio, abbuiamento. Immagino che sul relativo fascicolo ci sia la sigla TOP SECRET. Ci troviamo in presenza di una falla in un sistema che dovrebbe essere democratico ma che invece è oligarchico.
    Io che rifuggo la dietrologia come la peste, mi rendo conto che in questo caso ogni dietrologia è non solo possibile, ma lecita, doverosa e necessaria.
    Non deve essere un caso che il presidente di INARCASSA ieri non fosse presente al congresso nazionale di INARSIND e che il Presidente del CNA abbia preso la parola parlando del niente.
    Mi dirai: perché non hai chiesto? Ti dirò: perché è andato via per impegni.
    E ti dirò anche che ieri, proprio ieri, i migliori interventi sono stati di due politici, ohibò, consiglieri regionali lombardi, uno del PdL l’altro dell’IdV.
    E ti dico anche che questo paese ha memoria molto breve, perché non ricorda che fino ad una legislatura fa c’erano le preferenze e la politica non era migliore, e le preferenze si compravano e ci vogliono i soldi per le campagne elettorali e per prendere i soldi bisogna promettere e poi mantenere. E aggiungo che la prima regione che ha abolito le preferenze è stata la Toscana, ben prima del governo centrale, quelli che oggi si stracciano le vesti per le preferenze.
    Io sono per l’uninominale secca, se proprio lo vuoi sapere, ma sapendo che non esiste sistema elettorale perfetto, esiste solo la democrazia che è conflitto e disordine. Si tratta solo di limitarne gli effetti peggiori. La verità vera è che ognuno vuole la legge elettorale che ritiene più giusta per vincere e ci si maschera dietro la retorica e l’ipocrisia, a cui vedo che anche te hai abboccato.
    Confermo: la società non è migliore dei proprio eletti: basta guardare Confindustria.
    Ciao
    Pietro

  28. candido scrive:

    Christian il sindacato si può anche cambiare, certamente.
    Però non si può cambiare qualcosa che non si è provato. Forse dovremmo prima iscriverci e poi, se non ci piace, cambiare …

    Il problema però non è il sindacato. Ogni persona decide cosa fare e con chi accompagnarsi.
    La questione è ben più importante. Se ci lamentiamo che le cose non funzionano dovremmo anche capire come poter contribuire a cambiarle.
    Ragionare tra noi è importante ma se è l’unica azione rischia di essere sterile.
    Altra cosa è iscriversi, allora, ad una associazione (di qualsiasi tipo ma con le giuste finalità) e poter intervenire nelle iniziative e nelle decisioni, altrimenti rimaniamo ancora sul fronte delle chiacchere, e di chiacchere ne abbiamo le scatole piene!

  29. christian rocchi scrive:

    Cari Candido e Pietro,
    Ora i due problemi (sistema elettorale e come cambiare) sono fortemente legati. Un unico insieme.
    Non credo che la situazione politica si possa cambiare e non credo cambierà cambiando i sistemi elettorali.
    Sono in quel 17 % di italiani che si sono astenuti al voto. Proprio perche’ purtroppo non riesco a pensare da politico e perchè mi dava e mi da’ il voltastomaco votare gente imbarcata a sinistra e a destra. E non ci sono proprio riuscito ad andare a votare.
    Guardate pero’ come e’ andata crescendo la quantita’ di italiani astenuti.
    http://www.cattaneo.org/pubblicazioni/analisi/pdf/Analisi_Cattaneo_Politiche2008_Astensionismo.pdf

    I cittadini devono essere messi in grado di poter scegliere. La gabbia intorno al voto da enormemente fastidio. Tu Pietro dici che con il sistema delle preferenze non cambia nella sostanza del risultato: rimane la stessa politica spazzatura. Può essere, ma io ho di nuovo la liberta’ di scegliere tra i candidati, e se nessuno mi sembrera’ serio tornero a non votare. NON HO PIU’ VOGLIA DI SCEGLIERE TRA IL MALE MINORE E IL MALE MAGGIORE. Voglio scegliere gente pulita e capace.

    Non mi piace lagnarmi delle cose. Per mia forma mentis, sono abituato a descrivere i problemi e a vagliare possibili soluzioni, ed ad attuare quella reputata piu’ efficace. L’unica soluzione possibile oggi per i giovani professionisti e votare con i piedi: andandosene dall’Italia. Io sono un espatriato in Italia. Sono in Italia, ma lavoro quasi esclusivamente per paesi esteri. Un assurdo in termini? No un fatto vergognoso che tanti nostri colleghi e altri professionisti debbano espatriare, nella migliore delle ipotesi, per le politiche cieche e becere e, nella peggiore delle ipotesi, per malversazioni.

    Ora cosa ha prodotto questo stato di fatto?
    Ecco! Se vi va di leggere e’ un rapporto sul Draining brains in Italy.
    http://www2.dse.unibo.it/ichino/braindrain_resubmission.pdf

    “A percentage varying between 3% and 5% of new college graduates created in Italy has gone abroad since 1996.”

    e ancora
    http://fugadeitalenti.wordpress.com/2010/09/22/brain-drain-italiano-nuove-cifre/
    “Secondo altre statistiche Ocse, nel 2005 erano ben 294.767 gli italiani laureati residenti all’estero, 118mila dei quali al lavoro in Europa (in testa la Francia, con oltre 27mila, seguita da UK a 23mila e Svizzera a 20mila). Altri 94mila erano emigrati negli Usa, 40mila invece in Australia. Interessante notare, per Beltrame, come la percentuale di italiani altamente qualificati che lavorano nel settore accademico statunitense sia elevatissima, superando il 20%. “Menti” che la nostra università, marcita insieme ai suoi baroni, ha “regalato” al sistema americano.”

    I professionisti se ne vanno.. e fanno bene!

  30. qfwfq scrive:

    segnalo questa querelle che sta prendendo piede presso i giornalisti

    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/10/08/sempre-meglio-che-lavorare-3/

    cambiano le professioni ma evidentemente non cambiano nè le problematiche nè tantomeno gli argomenti di polemica (anche tra i giornalisiti si propone di abolire l’ordine tanto per dire).
    la cosa interessante è vedere come ad essere in crisi è la categoria più ampia dei prestatori d’opera di intelletto.

  31. christian, non continuerò a parlare di elezioni perché davvero questo non mi sembra il luogo né il post. In fondo ci distinguiamo per sfumature.
    Sul votare con i piedi hai del tutto ragione ma, ci sono diversi ma. Intanto quello che vale per gli architetti vale per tutti. E questo per molti motivi, uno dei quali è però la laurea facile e l’illusione di facoltà inconsistenti: scienza della comunicazione, scienza dell’educazione e chi più ne ha più ne metta. Nel nostro campo, lo scrivo sempre, non è possibile che ci sia lavoro per un numero di architetti che è da solo il 40% di quelli europei. I numeri sono numeri e i conti sono conti.
    Sulla fuga all’estero, che purtroppo sappiamo avvenire per la mancanza di lavoro in Italia, non ne farei però in assoluto un lamento: se i nostri giovani fossero accolti all’estero per le loro qualità, se fosse una libera scelta insomma, sarebbe una grande opportunità per loro e per il nostro paese. Il problema è che….non vengono gli architetti stranieri in Italia, a parte qualche nome, e questo, s eda n lato ci elimina un po’ di concorrenza, dall’altro significa che siamo in crisi. Ma poi, come farebbe un architetto straniero a lavorare in Italia, chi gliele spiega le nostre leggi.
    Questo è il problema: noi siamo protetti dall’invasione straniera ma i nostri cosa diavolo esportano all’esterno? La conoscenza delle leggi? Le leggi non si esportano, non sono un valore aggiunto.

    qfwfwq, ormai pochi difendono gli ordini: notai, farmacisti, medici, avvocati. Per il resto è chiaro come il sole che è una istituzione superata e da superare ancora di più. Adesso, con la riforma, prenderanno ossigeno con quell’ignobile formazione obbligatoria. Diventeranno un soggetto economico, ma sarà, alla lunga, la fine perchè diventerà altro. Sulla formazione o aggiornamento o come la chiamano potreste fare un post, perché si da troppo per scontato che sia necessaria e utile. Non lo è affatto per un architetto se non, guarda caso, per le leggi. Ma io doverle subire e poi anche pagare e perdere tempo per impararle, proprio no. Mi arrangio da solo o con lo scambio con i colleghi.
    Saluti
    Pietro

  32. Christian Rocchi scrive:

    Ti assicuro Pietro che gli architetti italiani si fanno apprezzare molto per le loro capacità che non sono quelle legali, ma quelle dell’intuizione e dell’organizzazione.
    Te lo dico con cognizione di causa essendo stato per cinque volte responsabile di proggetti di mobilità di architetti, italiani, nell’unione europea.
    Molti dei nostri architetti sono oggi a capo, o inseriti, in gruppi di progettazione titolari di alcuni tra i più grandi interventi d’Europa. Non faccio nomi perchè non so se gradirebbero. La cosa che invece trovo imbarazzante è la scarsa credibiltà che la categoria italiana degli architetti riscuote nei tuoi pensieri. Lo trovo singolare. Mi piacerebbe sapere su che base e dati hai formato questa tua convinzione.

    Per gli ordini continuo a dire Che la loro eliminazione farebbe un favore solo alle imprese. Non credo nel libero mercato che ha già fatto tanti danni. Possibile che sia tanto difficile da capire che la concorrenza libera nel nostro lavoro e in Italia porti solo malaffare? Credo invece in una riforma profonda degli ordini che dia più strumenti di controllo dei contratti dei suoi iscritti e della loro produzione. La concorrenza economica deve essere posta all’interno di alcuni limiti che siano inderogabili (tipo sistema tedesco); mentre la discriminante per la selezione dei progetti deve essere la qualità dell’intervento. Questo si porta dietro anche un fattore imprescindibile che è anche la qualità delle commissioni giudicatrici.
    Cancellare il sistema ordinistico è a mio avviso la più grande idiozia che possano fare i nostri politici.

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