Codice appalti – quante modifiche?

26 settembre 2011

Come molti sanno gli appalti pubblici in italia sono regolati dal c.d. Codice degli Appalti ovvero il D.Lgs. 163/2006.  Questo codice, insieme con il regolamento attuativo, il DPR 207/10, regolamenta i criteri e le procedure a cui gli enti pubblici dovrebbero attenersi nell’affidamento degli appalti, sia che si tratti di servizi di ingegneria, sia che si tratti di opere edili e impiantistiche e sia che si tratti di semplici forniture o servizi.
Quella che segue quindi è una lista non completa e sicuramente non definitiva dei principali provvedimenti che, dal 2006 ad oggi, hanno modificato il codice.

L. 228/06 (Decreto Bersani)
L. 296/07 (Legge finanziaria)

D.Lgs 6/07 (decreto correttivo del codice)
D.Lgs 113/07 (decreto correttivo)
L. 123/07 (sicurezza sui luoghi di lavoro)
D. 248/07 (decreto milleproroghe)
L. 244//08 (legge finanziaria)
D.Lgs 152/08 (3° decreto correttivo)
L. 201/08 (decreto anticrisi)
L. 69/09 (collegato anticrisi)
L. 94/09 (disposizioni in materia di sicurezza pubblica)
L. 102/09 (conversione D.L. anticrisi)
L. 166/09 (conversione D.L. 135 – attuazione di obblighi comunitari)
D.Lgs 53/10 (Direttiva Cee 66/07 – procedure di ricorso)
D.Lgs 104/10 (Riordino Codice del Processo Amministrativo)
D.L 70/11 (Decreto Sviluppo)
L. 106/11 (conversione Decreto Sviluppo)

In ogni caso qui trovate un elenco, completo e costantemente aggiornato, delle modifiche al 163/06

Ho riportato l’elenco perchè, per una volta, vorrei spezzare una piccola lancia in favore degli enti pubblici, ma soprattutto a favore di tutti i lavoratori (consulenti e professionisti del settore compresi) che si ritrovano ad operare con questo tipo di situazione.
Provate a immaginare quanto tempo trascorre mediamente dal momento in cui viene deliberato un appalto (approvato in un consiglio comunale, ad esempio) fino al momento in cui avviene la sottoscrizione del contratto di appalto; si parla di 1-2 anni; immaginate poi quante volte in questo lasso di tempo le norme di riferimento possono venire modificate; negli ultimi 5 anni 17 volte (1 ogni 3,5 mesi!) e c’è ragione di attenderne ulteriori a breve.
Districarsi all’interno di questo intreccio normativo senza incappare in errori giuridici, e senza incappare nei mille ricorsi al TAR in cui siamo tutti maestri, è decisamente un’impresa titanica.
Siamo talmente abituati a mettere in discussione chi ci amministra per le scelte o per gli errori che questi commettono amministrandoci, che troppo spesso ci dimentichiamo delle difficoltà oggettive in cui i nostri amministratori (e prima di loro le persone che gli stanno dietro) sono chiamati a operare; non è un alibi ovviamente e fin troppe volte gli errori commessi sono il frutto di cialtroneria e superficialità, ma ritengo almeno doveroso concedere delle attenuanti.
Intanto aspettiamo il parere dell’Autorità di Vigilanza per i Contratti Pubblici, previsto il 29 settembre, a cui è demandata la redazione dei contratti tipo previsti dall’ultimo Decreto.
Insomma un’altra modifica!


5 Commenti a “Codice appalti – quante modifiche?”

  1. christian rocchi scrive:

    ———-<Qfwfq
    Il vecchio Qfwfq si ricorda che una volta, molto tempo fa, la Luna aveva un’orbita ellittica e, quando passava vicino alla Terra, vi passava a pochi metri. Egli racconta che ci si poteva salire: si andava proprio sotto di essa, al largo degli scogli di Zinco, e con una scala si saliva.

    Credo sia piu’ facile per Qfwfq salire sulla luna che cercare di capire perchè 100 leggi e codici e chiarimenti vari ancora non abbiano saputo produrre un sistema capace di premiare la qualità dei servizi piuttosto che il fatturato prodotto negli ultimi 10 -5 -3 anni.

    I nostri politici nel tempo hanno creato una clandestina…….l’architettura.

  2. Qfwfq scrive:

    chistian
    non essere cosmicomico
    in questo ticonzero il difficile è sapere che succederà domani

  3. candido scrive:

    Purtroppo l’elenco di qfwfq non è completo, considerato che il codice degli appalti è l'”evoluzione” della legge merloni. Provvedimento del 1994, se non ricordo male, con tante carine modifiche nel corso degli anni.
    Poi la carta su cui era scritta la legge era talmente lisa dalle molte riscritture che si è optato per un “nuovo” testo … sempre la stessa minestra.
    In questo mare nuotano tutti male; dipendenti, professionisti, … tutti che cercano di capire le leggi. Appena le capisci e pensi di essere arrivato, arriva l’ennesimo legislatore che ti cambia ancora ed ancora; una perversione giuridica
    Alla faccia dei vecchi regolamenti e leggi del Regno che hanno “retto” per decine di anni.

  4. christian rocchi scrive:

    Che succedera’ domani? Quello che e’ successo negli ultimi anni. La legge non cambia un cavolo e non muove passi ne’ verso la qualita’ degli interventi ne’ verso l’apertura ai giovani.

    AVETE VISTO IL BANDO PER IL RESTAURO DEL COLOSSEO?

    Se pensate di partecipare, mettete in conto di avere un paio di consulenti tipo Piero Bartezzaghi e/O Giancarlo Brighenti.

    La cosa e’ talmente tanto ridicola che viene da ridere se non ci fosse invece da piangere.

    La verità vera e che i problemi non si vogliono risolvere. Sarebbe molto facile basterebbe copiare da altri stati (Spagna, Germania, Francia). Possibile che i nostri legislatori non sappiano neanche copiare?

  5. Arch. Luciano Bracciani scrive:

    I provvedimenti, sistematicamente rivisti con passo compulsivo sino agli ultimi minuti, sono i figli della famigeratta legge Merloni la quale dal 1994 ha permesso di non avere, in 27 anni nonostante eventi di carattere internazionale, produzione di architetture degne di questo nome, clientelismo di amministrazioni pubbliche con soldi pubblici di pseudo archistar, il trionfo dell’associazionismo professionale a scapito dell’architetto singolo non protetto da militanza politica o frusta accettazione del potere.
    E’ dal 1994 che ci si lamenta ed è da tale data che l’Architetto e la sua millenaria figura è definitivamente scomparso a favore delle società di ingegneria e dei baldi amministratori i quali carenti di una qualsivoglia temperie culturale assegnano arbitrariamente ( e coi soldi nostri ) incarichi ai soliti noti per ricevere, loro i cosidetti archistar, laute prebende e comunque visibilità ben oltre i loro effettivi meriti mentre gli altri, amministratori, approfittano del nome per stornare risorse in progetti improponibili e molte volte irrealizzabili. Ci si lamenta, bisogna fare pressioni coi nostri rappresentanti, si ma quali affidabili ????

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