Ancora polemiche sul Ponte della Musica

12 settembre 2011

Su Repubblica è apparso questo articolo a nostro parere pretenzioso ed anche un poco superficiale. Oltre a brevi considerazioni pubblichiamo il comunicato scritto dai Comitati Flaminio in risposta al giornale.
Confesso che leggendo l’articolo di Rep ho avuto la sensazione di un articolo scritto tanto per ammazzare il tempo, di chi proprio non sapeva cosa fare per scrivere qualcosa; del tipo:
“dai scrivi un pezzo su qualcosa, qualunque qualcosa, tanto per fare polemica…..”,
così il giornalista in cerca di ispirazione si va a fare una passeggiata, si ferma in mezzo al ponte, osserva serafico ed estasiato il panorame del Tevere (che nessun altro ponte di roma gli consente visto che è l’unico ponte senza parapetto pieno), poi finalmente si accorge che il ponte è nuovo e che prima non c’era.
“ma certo! scrivo un pezzo sul ponte!”
Così si siede sulle doghe di legno e inizia a contare, 1, 2, 3 … 4….
“uff! vabbè, quanto è passato? 5 minuti, mmm, moltiplico per 12, calcolo lo scarto quadratico, applico un coefficiente di sicurezza……40! quaranta ogni ora!
poi si mette a intervistare i passanti il parere del popolo fa sempre colore (come gli applusi nelle sit com).
“lei che ne pensa del ponte? sa che è costato ben 8 milioni?”
“uuuu, che spreco”
Con 10 interviste hai fatto una statistica: “ecco il pezzo capo!”

In fondo è facile, con la cultura lobotomizzata che ci impone il funzionalismo più becero, quella per cui se una cosa, un opera urbana, ad esempio, non è strettamente funzionale alla divina automobile, allora per definizione, è uno spreco.
L’idea stessa che una cosa possa essere realizzata con criteri non strettamente economici è ormai evidentemente molto lontana dal nostro modo di pensare.
fai un ponte?
non serve per il traffico automobilistico?
ah bè allora è inutile……
è pedonale?
ah bè allora sono ben’altre le opere che servirebbero…

Il semplice concetto di qualità dello spazio urbano è evidentemente mooolto lontano (soprattutto dalla testa dei giornalisti)…. Ma questi giornalisti viaggiano? ci sono mai andati per le capitali europee? Ma che modelli hanno in testa? Boh!?
Noi di Amate L’architettura e di Urban Experience evidentemente abbiamo un’idea diversa di cosa serva a una città per diventare una città vivibile per questo sosteniamo in tutto e per tutto il comunicato dei Comitati flaminio che riportiamo di seguito:

“Ogni giorno dalle nostre finestre assistiamo a una processione di persone che arrivano ad ammirare il nuovo ponte, famiglie che si fotografano in posa, innamorati che si baciano, ragazzi che si siedono a chiacchierare fino a  tardi sulle famose doghe di legno.
Il 22 giugno scorso i nostri comitati di quartiere hanno organizzato, insieme alle associazioni Amate l’architettura e Urban Experience, una festa sul ponte per guardare il tramonto tutti insieme il primo giorno dell’estate, con l’accompagnamento di musica, poesia, ballo. Perché noi vorremmo che il Ponte non fosse solo un luogo di transito, ma diventasse uno spazio  di sosta e di scambio, un nuovo centro della vita sociale del quartiere, un punto di incontro per la gente che intende vivere  la città, utilizzarla, metterci dentro le proprie capacità e le proprie esperienze (culturali, musicali, teatrali).
La festa è stata un successo, hanno partecipato  tantissimi cittadini del Flaminio e di tutta Roma.
Certo, anche a noi dispiace   che i lavori vadano a rilento, anche perché il progetto prevede lungo gli argini degli spazi aperti proprio dedicati a momenti di incontro e di spettacolo. E ci dispiace anche che sul lato del lungotevere Cadorna chi attraversa il ponte si trovi di fronte a un’autostrada senza passaggi pedonali o semafori per attraversare in sicurezza. E speriamo che gli unici veicoli che saranno autorizzati a transitare sul ponte siano il tram o la navetta elettrica che dovrebbero collegare   i musei Vaticani con il Macro passando dal MAXXI e dall’Auditorium, come ci è stato assicurato dal Comune.
Bisogna però una volta per tutte  abbandonare questa visione utilitaristica che spinge addirittura a contare quanti pedoni all’ora attraversano il ponte. Il bellissimo ponte ciclopedonale che a Parigi collega la  Biblioteca Mitterand  con  il parco di Bercy è stato costruito in  modo da non poter  essere utilizzato che da pedoni e ciclisti. Nei 30 minuti che vi ho stazionato (ci sono anche delle  panchine  per ammirare il paesaggio) non credo che siano passate più di una ventina di persone. Ma lì non verrebbe in mente  a nessuno di considerarlo per questo un’opera inutile. O vogliamo dire che in una città devono essere costruite solo opere utili – magari al traffico delle auto private?”


4 Commenti a “Ancora polemiche sul Ponte della Musica”

  1. In realtà questo è il secondo o terzo articolo di Repubblica che polemizza sull’utilità del Ponte… sono d’accordo sulla denuncia dei cantieri infiniti, ma mi chiedo se questi attacchi non siano strumentali a fare aprire il ponte al traffico privato…

  2. ghisi grutter scrive:

    Non sono sicura che “l’oggetto-ponte” sia un bellissimo progetto ma neanche che sia brutto. Trovo però che sia un pò troppo “oggetto”; cioé, da un lato trova una piazza (del resto era proprio quella l’ipotesi che fece nascere piazza e tridente) ma dall’altra trova una strada di grande traffico automobilistico. Forse si sarebbe potuto intervenire in modo più inciso a livello urbano. Non sono certo contraria ad opere che siano strettamente funzionali ( e allora le fontane? le statue?) ma penso che il dramma della città di Roma sia proprio il traffico e bisognerebbe considerare la sua risoluzione un obiettivo prioritario per la vivibilità urbana.
    gg

  3. cinzia andrei scrive:

    qualità dello spazio urbano? lo spazio per essere di qualità va tenuto pulito, tanto per dirne una. e se c’è del verde va curato. ma per quello i soldi non si trovano…

  4. Qfwfq scrive:

    Cinzia,
    non vedo la contraddizione tra la pulizia dello spazio e l’allestimento di spazi urbani che siano più accessibili
    la cura della forma dello spazio è altrettanto importante della sua pulizia
    anzi
    più uno spazio è costruito in maniera da essere accessibile e pensato per essere utilizzabile; più uno spazio viene usato e maggiore sarà il valore e la volontà di tenerlo pulito e in ordine
    poi ovviamente l’uso dello spazio genera anche maggiore necessità di pulizia e manutenzione.
    Un bellissimo parco pulito, dove nessuno va, che nessuno può utilizzare a che serve?
    Non credi che poter disporre di uno spazio liberamente praticabile senza il rischio di essere investiti dalle auto sia un valore aggiunto per una città? che quindi la qualità della vita sia per questo (minimamente) migliore?
    Se poi obbiamo sempre andare alla ricerca del meglio non finiamo più……

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