Europakwartier Est en Oost in OrganischeStedenbouw: nuove regole per costruire

12 agosto 2011

Ancora una volta ad attrarre la mia attenzione lo sviluppo della periferia come prodotto di un processo culturale che genera edifici e spazi studiati a misura d’uomo, dove è l’uomo, e non l’automobile, ad essere oggetto di una strategia studiata a tavolino, che produce strade che funzionano, edifici progettati non per essere  contemplati, ma per venire abitati, con tutti i servizi ad essi connessi, e piste ciclabili, scuole, supermercati, spazi di ritrovo, luoghi di una socialità che elevano la qualità urbanistica dell’intervento in oggetto.

Lo spunto per questa riflessione mi viene dalla lettura di un paio di articoli sulla rivista Architectenweb, che ho letto l’altro giorno sul numero di giugno, che mi arriva a casa. Nel primo di questi articoli è riportato il discorso integrale che l’Architetto Neuteling ha tenuto durante la presentazione alla Bouwfabriek, il 22 aprile scorso, al quale già avevo acccennato. Bene.

A questo punto vorrei collegare la descrizione del progetto di Almere con un discorso più ampio sulla periferia olandese, che sento profondamente diversa da quella italiana, ed attraverso spesso meravigliato di tanta perfezione: limiti, rialzi, curve a gomito, rotatorie, paletti, canali, piste

ciclabili e quant’altro…senza inventare nulla, ma semplicemente applicando le regole del movimento moderno. il 27 giugno, a Radio Onda Italiana ho intrvistato Lucia Proto, responsabile IDV donne Abruzzo, con la quale ho parlato proprio di periferia, ma con l’accezione più ampia che questo termine può avere, comprendendo infatti, oltre ai quartieri fuori città, il prodotto culturale di un’epoca, e l’espressione del moderno sentire.

Ecco, tornando all’architetto Neuteling, nelle sue parole si percepisce l’urbanistica olandese come il prodotto dei tempi che cambiano, e l’esperienza ad Europakwartier Oost come la risposta al problema dell’edilizia senza qualità, delle costruzioni che sostituiscono alla qualità la quantità, e che fanno della “ripetzione lo strumento base, proponendo per i nuovi edifici un sistema di produzione unico al mondo, dove lo scheletro in cemento armato di una casa viene ultimato in 24 ore”. Bene.

Ma cominciamo a parlare di Almere, dove l’architetto propone un ritorno all’antica stedenbouw: la sua è “un’urbanistica discreta, che rimanda a ciò che ancora non c’è; che lascia spazio ad inizitive su piccola scala di numerosi attori…” e ancora: “ci sono semplici regole, che per ciascun abitante sono le stesse, ma all’interno di queste regole c’è molta libertà: non c’è bisogno che ogni edificio diventi un modello…”, ma invece in ogni edificio viene inserito un mix di attività: abitazioni e lavoro coesistono, e fanno si che questa urbanistica, non solo sia organica, ma sia anche durevole. Viene presa in esame la possibilità, per esempio, di ampliare la propria abitazione, variandone al tempo stesso le destinazioni d’uso, generando così un processo dinamico, che varia nel tempo, e che può, di conseguenza, variare il volto della città tutta.

Neuteling descrive due momenti della sua esperienza professionale, le cui risposte hanno alla fine prodotto l’esperienza della Bouwfabriek.

Il primo ad Amsterdam, in cui il suo studio doveva disegnare una serie di abitazioni standard, nella zona del vecchio porto.

Qualche tempo dopo laconsegna del lavoro gli architetti avevano ricevuto infinite richieste di modifiche, molte delle quali aveva già elaborato, ma che poi erano state accantonate per adeguarsi alle esigenze dell’impresa. Il secondo momento a Rotterdam, dove gli architetti avevano proposto per la realizzazione di un intervento un soffitto di m 2,70, mentre l’imprenditore aveva ritenuto sufficiente un’altezza interpiano di m 2,40. Un pò di tempo dopo, tornati a casa dell’imprenditore, che intanto aveva costruito un attico, avevano notato che il soffitto era stato portato a tre metri, quindi ad un’altezza superiore a quella standard. Bene.

“La morale di questo aneddoto è che chiunque costruisca per se stesso sa preventivamente che cosa vuole e per quale qualità è disposto a pagare”.

Per dare una soluzione ai problemi descritti in questi due esempi il Weetouder (Assessore) Adrivan Duivenstein ha sperimentato con successo il Particulier Opdrachtgeverschap, cioè l’iniziativa privata alla piccola scala. E la rivelazione è stata che questo metodo ha funzionato, perchè così facendo il cittadino non ha più vincoli da rispettare: “…è responsabile del suo spazio, che non è più rappresentato solo dal suo piccolo lotto, ma è invece la città tutta”, il prodotto culturale di un’epoca, appunto! Bene.

Mi volevo soffermare un momento nel dettaglio sulle indicazioni suggerite da Neutelings e tornare sulla qualità della periferia di cui parlavamo all’inizio. Ad Almere, durante la presentazione, oltre a mostrare il plastico in scala 1:200 dell’intera area, distribuivano anche n.16 tavole formato A3 a colori, nelle quali venivano classificate le categorie del progetto urbanistico: dalla descrizione del territorio alla morfologia, dai sistemi alle tipologie adottate, dalle strade ai palazzi.

Nel discorso introduttivo l’architetto poneva l’accento sul metodo, completamente nuovo, adottato nella localizzazione delle varie attività, che veniva definito come durevole…venivano descritte poi le strade, a partire dal DREEF, largo m40, un vero e proprio viale alberato, che chiude tangenzialmente l’intervento e guarda verso ovest le dune, per proseguire con il BOULEVARD, largo m50, dove si localizzano i negozi, con il parcheggio antistante, e la pista ciclabile, larga m4, su cui affacciano i palazzi più alti, ed i FLAT, con un altezza massima di 24 metri. Parallela al boulevard corre la LAAN, larga 30m, su cui transitano anche gli autobus, e dove è anche consentito il parcheggio, mentre ortogonalmente corrono i KADE NOORD, ed a sud si trovano i KADE ZUID, le strade che affacciano sul canale (qui la differenza di larghezza è data dall’aspetto privato-pubblico del lungocanale, 24 e 10 metri), ed ortogonalmente corrono le STRAAT, larghe 18m, strade ortogonali sulle quali è consentito il transito a doppia corsia, ma non il parcheggio, che avviene invece su BENELUXLAAN. Bene.

Su ogni strada affaccia un tipo diverso di edificio; ne vengono descritti sette: il FLATGEBOUW, il RIJWONING, la HERENHUIS,  loSTADPALEIS, la VRIJSTANDEWONING, il TWEE- ONDER-EEN KAPWONING,  ed il WATERWONING, ognuno secondo un suo propio schema, ognuno secondo dei suoi propri limiti, che saranno gli unici a variare, e che faranno della città ancora da costruire un complesso di URBANISTICA ORGANICA. Nel disegno urbano molta importanza viene affidata ai palazzi d’angolo, le quinte, che servono a chiudere gli isolati, riprendendo in qualche modo il PLA’ CERDA per Barcellona del secolo scorso, e completando così il riferimeto all’antico. Vengono quindi definiti i lotti, che ad Europakwartier hanno una dimensione di multipli di 1,5 metri: m4,5 è infatti la larghezza minima, m12 la larghezza  massima: la larghezza del lotto su Europalaan è pari ad ¼ dell’edificio, per consentire una certa varietà nell’immagine dell’intero blocco dalla strada.

“Così facendo un vantaggio dell’urbanistica organica ad Europakwartier Est ed Ovest sarà che i lotti saranno più grandi degli edifici su di essi costruiti.” E questo per quanto riguarda il disegno della città.

Ma la novità di Europakwartier Oost en West è che per la prima volta in Olanda viene introdotta la pratica del particulier opdrachteverschap alla grande scala: la possibilità, cioè, per i privati, di costruire una casa rispondente alle loro esigenze, ed alle proprie tasche, magari insieme, in modo da poter risparmiare per esempio sugli impianti, o sui pannelli solari, ed in modo durevole, quindi prevedendo a livello normativo delle trasformazioni nel tempo. BENE.

Da ultimo una descrizione dei tempi di realizzazione degli interventi dimostra l’ulteriore convenienza insita nell’iniziativa privata: dai dieci anni stimati dal Comune per lo sviluppo di Homeruskwartier, l’ultimo grande intervento di urbanistica tradizionale ad Almere si passa ai tre anni per realizzare Europakwartier. Ecco quindi una che si configura una nuova frontiera dell’urbanistica, per una periferia che funzioni, fatta a misura d’uomo, ma che abbia anche una marcia in più, quella del CPO, che consentirà all’economia, ferma, di ripartire, essendo basata sul principio che l’unione fa la forza, e che l’unico modo per uscire dalla crisi è investire sulle risorse esistenti, per ottenere con il minimo sforzo il massimo risultato, anche nella definizione della periferia, intesa come il prodotto finale della cultura di un popolo.


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