Lettera di una collega all’Ordine di Roma

Egregio Presidente e cari Colleghi,

ho meditato a lungo se scrivere o no questa lettera, forse sperando inconsciamente che la situazione migliorasse col tempo.

In realtà non solo non è migliorata, ma peggiora sempre più.

La tanto dibattuta crisi della professione dell’architetto, che l’Ordine sta seguendo e a cui partecipa assiduamente con interventi appropriati in sedi istituzionali o mediante canali collaterali, è purtroppo aggravata sì dalla situazione economica che stiamo vivendo, ma soprattutto dal degrado culturale ed etico a cui stiamo assistendo ormai da tempo. E’ chiaro agli occhi di tutti, anche di noi “giovani”, come fare questo mestiere stia diventando sempre più difficile, soprattutto se si vuole farlo in modo corretto e trasparente.

Ho utilizzato volontariamente la parola “mestiere” e non “professione”, perché per arginare questo svilimento inesorabile credo sia necessario recuperare il senso civico e morale che esisteva quando l’architettura era un mestiere e fare l’architetto era una missione sociale e culturale.

Ormai spesso agli occhi delle istituzioni e del committente l’architetto è una figura superflua che fa solo lievitare le spese senza portare il beneficio evidente del lavoro manuale di un tecnico specializzato o di un operaio.

Le nuove  leggi in materia di interventi privati  di manutenzione  ne sono la  conferma         (DL 40/2010 e DL 78/2010).

Questa mancanza di riconoscimento dall’alto, dalle istituzioni, purtroppo, parte dal di dentro, dalla categoria stessa.  Ed è un’anomalia del nostro Paese, perché attraverso esperienze all’estero ho constatato  che altrove esistono il rispetto e il riconoscimento della professionalità, sia da parte del committente che della società stessa, che si traducono in rapporti professionali tra colleghi e tra privati con compensi economici corrisposti spontaneamente ed in maniera adeguata.

Come possiamo pretendere il rispetto di chi non conosce e non comprende a fondo il nostro lavoro, quando in primis sono gli stessi colleghi a non difendere il proprio operato e  quello degli altri, quando si è persa la voglia e la capacità di trasmettere conoscenza ed esperienza ai più giovani ed è rimasta solo l’esigenza di sfruttare l’energia e il bisogno di mettersi in gioco dei più inesperti?

Un neo-laureato, ma anche un architetto giovane con alcuni anni di esperienza già alle spalle, non viene considerato più una risorsa su cui investire, ma solo forza lavoro nuova per dare linfa ad uno studio tecnico in cui, una volta acquisita più sicurezza, insieme a nuove esigenze ed anche un po’ di frustrazione, viene sostituito, spesso con preavviso nullo, da un altro con meno pretese e meno consapevolezza.

Stiamo assistendo all’avanzare di un esercito di dipendenti con Partita Iva, finti liberi professionisti che in realtà sono impiegati, che lavorano dalle 8 alle 10 ore al giorno al computer, come disegnatori Cad, che fatturano i soliti 800-1000 € al mese, che non hanno diritto ad un giorno di malattia o di ferie, che non vedono riconosciuto il loro lavoro intellettuale, ma solo meccanico, che si pagano da soli contributi e tasse.

Ci sono annunci di lavoro, anche sul sito dell’Ordine, in cui si richiede la candidatura di architetti ( a volte è indifferente se siano architetti, ingegneri o geometri !?) per stage gratuiti full time, anche di sei mesi, con pallide prospettive di una  successiva regolarizzazione. In pratica, ci sono strutture che si mantengono su manovalanza gratuita ricambiata periodicamente, che non solo sviliscono il senso del lavoro, ma possono anche offrire sul mercato prestazioni professionali a prezzi stracciati, dato che le spese di collaborazione sono pressoché nulle.

Ed in questo modo il cerchio si chiude, arrivando a coloro che cercano di lavorare come liberi professionisti, magari inizialmente con pochi mezzi, ma con la voglia di dare il meglio in quello che fanno. Spesso questi sono schiacciati tra l’economia che non gira, il che si traduce in ingenti anticipi di spese,  incarichi sia pubblici che privati non pagati o pagati con molto ritardo, e la  concorrenza sleale di colleghi, che lavorano al massimo ribasso e con tempi ridotti all’osso.

Sono certa di interpretare e dare voce al pensiero di tanti architetti, che come me vorrebbero cambiare le cose, ma sanno che da soli non si va da nessuna parte, e spero di attirare l’attenzione di quelli che non avevano ancora messo a fuoco il problema.

Mi auguro di sensibilizzare i giovani, ma anche i meno giovani, coloro che sono affamati di lavoro e di esperienza, affinché non sottostiano a proposte di collaborazione svilenti per la persona e per la professione e non diano l’indispensabile ricambio di forza lavoro per sostituire quelli che si ribellano e dicono no.

Finché ci saranno architetti disposti a tutto pur di lavorare, che non fanno valere i loro diritti e non danno il giusto peso e valore alle loro prestazioni professionali, e non saremo tutti uniti,  sarà impossibile ricostruire e rivalutare il nostro lavoro e faremo così il gioco di quelli a cui la situazione fa comodo e non intendono perciò cambiarla.

Purtroppo la mancanza di lavoro è una condizione gravissima, per la persona e per la sua autostima, e sono ben consapevole della necessità impellente di guadagnare e di trovare una collocazione nel mondo sociale e professionale, ma se tutti incanalassimo le nostre energie nella stessa direzione, anche se con un po’ di sacrificio, credo che potremmo evitare l’emorragia di cervelli che fuggono all’estero ed accelerare i tempi di cambiamento per ricominciare presto e meglio a fare quello per cui abbiamo tanto lottato: l’architetto.

Con osservanza

arch. Cinzia Mauriello


15 Commenti a “Lettera di una collega all’Ordine di Roma”

  1. iva sei partita ha detto:

    ciao Cinzia, a marzo 2011 è nata IvaseiPartita un blog in cui si incontrano architetti e ingegneri a Partita Iva, per analizzare e informare sui temi legati alla precarietà e al disagio delle nostre professioni, per combattere il fenomeno dei finti autonomi e proporre alternative e strategie per uscire da questa “surreale” situazione.
    Spero di incontrarti da Iva.
    A presto arch. Laura Calderoni
    http://www.ivaseipartita.blogspot.com

  2. qfwfq ha detto:

    rilancio questo articolo segnalato da Pietro Pagliardini in un altro post che sembra più appropriato in questa sede

    http://www.selpress.com/cesar/immagini/110711R/2011071141778.pdf

  3. qfwfq ha detto:

    lettera molto significativa
    quasi un manifesto che inviata alla coscienza di classe dei giovani professionisti (in genere precari mascherati dalle partite IVA) costretti a lavorare sottopagati e senza garanzie.

    il tema a mio parere è ben più vasto e il caso dei finti professionisti è solo un aspetto di questo fenomeno storico che stiamo vivendo.

    il nuovo proletariato non è più quello degli operai di fabbrica che producevano plusvalore con il lavoro manuale, ma quello delle professioni intellettuali

    nell’era dell’informazione e della comunicazione gli sfruttati e i sottopagati sono i produttori di informazione e conoscenza

    mi pare che ancora siamo ben lontani dall’averlo capito

  4. Christian Rocchi ha detto:

    Cara Cinzia,

    La situazione dei professionisti oggi e’ tragica e troppo complessa, purtroppo, per potere avere una soluzione veloce e felice. La congiuntura economica globale disastrosa, l’inettitudine di chi ci governa e ci ha governato, la fede cieca nel liberismo economico e il discredito di molte professioni, costruito ad arte da imprese e politica, hanno fatto si che al nostro mestiere non venga piu’ riconosciuto il ruolo di garanzia sociale sulla quale doveva venir fondato ogni nostra prestazione intelletuale.
    Non e’ un caso che nell’ultima finanziaria sotto la pressante richiesta di confindustria, sia comparsa la proposta di abolizione degli ordini professionali, ancora piu’ grave perche’ la proposta era semplicemente distruttiva e non indicava un nuovo modello, un nuovo ruolo per le professioni.
    Siamo alla disperazione: l’economia non gira, rallenta e per la ripresa confindustria dice che devono liberarsi delle zavorre. E i professionisti sono indicati come una della principali cause del rallentamento dell’economia.
    A niente servono i disastri economici che le grandi imprese hanno causato a tanta gente: parmalat, cirio, banche che rifilano fregature di tutti i tipi piuttosto che rimanere con titoli spazzatura in mano. Non c’e’ dignita’, non c’e’ una visione del mondo reale del mondo nel mercato finanziario, ci sono solo i soldi prodotti quasi sempre a scapito dei cittadini. E per parte politica non c’e’ stato il coraggio delle decisioni radicali nell’affrontare i problemi, presi come erano, e sono, dalla continua verifica del consenso popolare, hanno scordato, e scordano, le priorita’ del paese. Oggi ci raccontano che la colpa della crisi lavorativa di una intera generazione di professionisti e’ colpa, degli ostacoli alla liberalizzazione dei mercati. Gli ostacoli che ci sarebbero al mercato delle vacche!!! Uno su tutti gli ordini professionali senza perdere tempo neanche a capire che il mondo professionale e’molto variegato e diverso. Come si puo’ infatti paragonare un notaio ad un architetto? Sia in termini di funzioni sociali, molto piu’ gravose per gli architetti, che in termini di reddito?
    Scuse ridicole con le quali tentano ancora di nascondere le loro colpe! Le colpe di una politica inetta, inconcludente schiava della finanza, che ha segnato per sempre, a questo punto, una intera generazione, professionisti e non!
    Precari nel lavoro! Precari nella vita!

    Non c’e’ piu’ niente da fare. La mia visione per come si e’ messa e’ nera. Eliminare gli ordini non servira’ a niente e i problemi rimarranno irrisolti perche’ non affrontati seriamente.

    Abbiamo una unica possibilita’ fare come stanno facendo tante nostre imprese schiacciate anche loro da tasse e burocrazia: decidere di guardarsi attorno e andare in quegli stati dove ti offrono un presente ed un futuro migliore.

    Gia’ perche’ al nostro presente e’ legato il nostro futuro di pensionati. E se il nostro presente di lavoratori (professionisti o dipendenti precari) fa schifo, quello di pensionati sara’ peggio!

    Lo stato Italia non e’ competitivo e non offre piu’ garanzie per il futuro?

    Abbandoniamolo!

    Lo Stato Italia e’ alla bancarotta e sta cercando di sopravvivere alzando ancora le tasse e abbassandoci le pensioni e allungando il periodo di attivita’ lavorativa?

    Abbandoniamolo!

    Se parlano di mercato allora mercato sia! L’Italia deve essere competitiva sulla qualita’ di vita che offre ai suoi citadini.

    E oggi fa schifo!

    Abbandoniamolo!

  5. pippo ha detto:

    Vorrei invitarvi a guardare questo sito http://www.domusdesignroma.com in modo particolare la voce listino prezzi. Secondo voi come può sopravvivere la nostra categoria?

  6. Andrea Palazzi ha detto:

    Non posso che condividere pienamente, per contenuto e forma (che per noi architetti non è – e non dovrebbe essere – secondaria, a mio avviso), la lettera della collega, ricordando anche il gesto di dimissioni della presidente dell’Ordine di Aosta, per analoghi motivi. Vorrei altresì sottolineare le enormi difficoltà per quei giovani che -non più tanto giovani quando escono dalla Sapienza – essendo appassionati di ricerca, vogliono intraprendere la carriera universitaria; ribadire quanto (in Italia) l’ Università sia totalmente avulsa dalla realtà del lavoro; quanto molti, pur di “campare”, decidono di mollare l’architettura e si orientano (con dolore) a fare selezioni per qualunque posto di lavoro; ricordare che in tante zone della nostra Italia è preferibile (perché costa meno e fa le stesse cose!) rivolgersi ad un geometra e magari (anzi spesso) è più pratico di un laureato alle prime armi…

    Ma voglio anche ricordare il senso dell’architetto in passato.
    Oggi si è perso il vero senso dell’architettura. Quello meraviglioso unico che avevano ad esempio in Cina, o in India, dove l’architetto era uno shapati, un signore che doveva avere conoscenze in tanti campi del sapere, dall’astronomia alla geologia, dalla matematica alla geometria, dalla religione alla costruzione fisica di un mattone accanto ad una elevata rettitudine morale. Era in cima alla scala sociale, rispettato , sceglieva i siti più appropriati tenendo conto di tutti gli elementi della terra, e nessuno osava contraddirlo. Ma basterebbe guardare alla nostra piccola Italia, ai tanti architetti che, dal Rinascimento in poi, sono stati chiamati a costruire regge e palazzi in tutto il mondo… a quella lezione di architettura che abbiamo sotto gli occhi nella grande storia romana, rinascimentale, barocca; a tutta l’arte (quella vera) che incontriamo nei nostri (e altrui) musei, o più semplicemente nelle nostre chiese e a quella bellezza che ancora respiriamo (anche se sempre più nascosta da edifici informi) tutti i giorni e che ci informa e forma la nostra mente molto più che le università….

  7. Roberto Candelori ha detto:

    Sono in accordo con tutto quello che è stato detto ma voglio aggiungere che un ulteriore aggravio sarà dovuto dai sproporzionati aumenti di INARCASSA (50% ca.) che ancora non si avvertono ma che nel giro di tre anni spazzeranno via molti architetti.
    A tal proposito ho inviato una email al Presidente Muratorio che l’unica risposta che mi ha saputo dare è stata che potevo iscrivere all’inps che così pagavo di più, che poi non credo sia possibile.
    Nell’ultimo anno per capirci dall’ultima estate 2010 ho notato che per farsi pagare è diventato davvero difficile a quel punto l’unica difesa è stata quella di adottare la regola del benzinaio tu non mi paghi io non consegno oppure non vengo alla riunione oppure non faccio il SAL, seconda contromossa non cominciare mai un lavoro senza anticipo, non completare un lavoro o comunque non consegnare il certificato di collaudo se non nel momento del pagamento a saldo (una volta finito il lavoro quando non servi più i soldi non li vedi più.
    Infine sono dell’idea che unirsi e manifestare come altre categorie sia la mossa più giusta il tutto senza ipocrisie.

  8. luciano ha detto:

    Casualmente leggendo la mia e-mail ho avuto conoscenza di ” amate l’architettura “, deb bo riconoscere un certo dejavu perchè ricordo molti anni fa di un qualcosa di consimilare, blog e via dicendo, dove si mettevano in luce le strane casualità dei concorsi di architettura ed altre facezie relative alla professione di architetto. Chi scrive è architetto dal 1981 ed a tuttoggi esercita questa meravigliosa professione, questo stupendo sogno che si chiama Architettura che mi insegue da quando ero bambino e guardavo gli architetti di allora, personaggi mitici ed inarrivabili. Mi dicevo ” un giorno diventerò architetto anch’io ed allora potrò sedermi insieme a codesti personaggi, per discutere e confrontarmi “. Per attuare il mio sogno, stante la precarietà del bilancio familiare della mia famiglia, iniziai a lavorare ( dopo un intervallo come carpentiere tra l’istituto superiore e l’iscrizione ad Architettura) presso uno studio romano per pagarmi gli studi. L’anno dopo iniziai la mia carriera cone architetto ( ero studente al secondo anno) regolarmente pagato si ma come disegnatore. Termino entro i 5 anni il mio excursus di studente-operaio( nessun assioma politico per carità) e divento Architetto, il mio sogno si avvera finalmente. Non avendo background poichè mio padre lavorava nell’edilizia non come architetto, (ma non ha mai proposto il mio nome a coloro che lo tenevano alle dipendenze)in izio la professione barcamenandomi nell’ambiente romano( una vera fogna sociale come tuttora è) tra squallidi personaggi del comune di Roma (compresi e soprattutto quelli che dovevano essere ” miei colleghi “) uscieri, impiegati, dirigenti etc. l’unica cosa che mi fecero capire era che non avendo un “referente politico”( un pappone insomma) né amicizie importanti (lecchini e lenoni anche tra gli stessi architetti romani più accreditati) potevo solo progettare qualche negozietto (si sconsigliano attività gestite da ebrei non per razza ma perché i veri giri importanti e pagati bene da costoro sono solo per i correligionari, gli altri fame e sgomenti). Non farò la storia della mia vita, oggi ho la tenera età di 56 anni con figlio trentenne e moglie e non possiedo né la casa dove vivo né lo studio dove lavoro,però ho letto del grido di dolore degli architetti che si sentono “sottopagati”, “irrispettati”, “sottostimati”, si parla di autostima, di futuro insomma tutto l’armamentario di quello che si lamenta e piange perché il sistema, la malattia, la nonna, e via lamentandosi. Non è una critica a quanto accoratamente denunciato da questo scritto, comprendo tutto e sono molto solidale col collega giovane, debbo però denunciare anch’io qualcosa e comincio subito e finisco molto succintamente.1-non riesco a comprendere come l’Ordine degli Architetti a tutt’oggi nonostante il cosidetto biennio, continua ad essere feudo di un presidente il quale oggi, nonostante la condizione di Architetto non è assolutamente tutelata presso tutte le sedi, continua a succedere ad egli stesso(come i faraoni o gli dei dell’Olimpo), è una anomalia. Per le altre provvederò ad illustrarle in caso di richiesta, per questioni di spazio.

  9. Luciana Pinto ha detto:

    Bravissima Collega Mauriello,
    hai espresso chiaramente, con Coraggio e senza inutile sarcasmo, quanto anche Io penso da tempo in merito al Nostro Mestiere e, nel Mio piccolo, sto cercando di trasmettere agli Amici, ai Clienti e ai Colleghi che conosco.
    Aggiungo che condivido queste convinzioni anche con alcuni Geometri che, come Noi, in particolare per quanto attiene il diffuso malcostume dello svilimento delle prestazioni professionali a prezzi stracciati a volte nemmeno pagate, sono in gravi difficoltà, anche economiche, ad unico vantaggio dei ‘clienti furbi’ e del decadimento qualitativo del Costruire e del Paesaggio; di cui tutti pagano il conto: è sufficiente guardarsi intorno per vedere il proliferare indiscriminato solo di ‘villette’ tutte uguali dove le Persone in gran parte, ignare e contente di possedere una ‘villa’ (???), vivono nel seminterrato o nel sottotetto e, in ogni caso, in condizioni igienico-sanitarie insalubri.
    Cambiare in Qualità a vantaggio dell’intera Comunità, anche futura, è assolutamente possibile,
    ne sono certa.
    Fondamentale è unire le Forze Positive/Creative/CostruttiveInQualità senza perdersi d’Animo.
    A partire dalla selezione dei Clienti in grado di apprezzare e riconoscere, anche economicamente, le Qualità e le Peculiarità Professionali di ciascuna Categoria, tenendo conto che ognuna di esse può dare il proprio sano contributo senza prevaricare e invadere il campo professionale dell’Altro.
    Nei Miei Lavori lo sto mettendo in atto con Successo e pieno Gradimento di tutte le Parti coinvolte.
    Per questo sto creando un Network che rispetti l’Etica, Umana, Professionale, Ambientale.
    I Progressi nella Storia dell’Umanità ci sono sempre stati, a dispetto di qualunque forza disfattista.
    Senza tralasciare che siamo pur sempre Italiani, Creatori di Qualità in ogni settore da secoli.
    Con i Miei Migliori Saluti,
    Luciana Pinto

  10. gianfranco volpicelli ha detto:

    Cari Architetti,
    più giovani, meno giovani, di me. Quando finirete di piangere, di maledire, di rinchiudervi nel” tanto lo sapevo” , ahi l’IVA, ahi l’INARCASSA, ahi nessuno capisce che siamo una risorsa, ahi e non un problema?
    Facta non verba!
    Qualche anno in più di quelli che hanno scritto finora io lo ho, e devo dire che se è giusto lamentarsi del destino baro, però forse si dovrebbe passare a qualcosa di più incisivo.
    Voi siete così bravi ad usare Internet, non sapete usarlo per contattare “Gli architetti Italiani” che , soffrono la fame, soffrono il freddo, il cliente li frustra,…. ecc….. non sapete organizzare una manifestazione nazionale in ROMA, scioperando dagli Ordini Professionali, dalle casse, ecc.. per … fare presente che gli Ordini professionali sono emanazioni delle nostre scelte, così come la Furba Cassa Inar, che coopta tutti facendoli chiacchierare su Internet, e Lei nel frattempo amoreggia con l’INPS!
    Allora a quando un pò di energia, per ESSERE protagonistiINSIEME di questo FUTURO che sta per arrivare e diventare presente.
    La facoltà di Architettura fu l’incubatore delle sommosse del 1968, oggi è il luogo dove qualcuno forse si spartisce le commesse di ALE MANNO.
    Bene, non basta dire che non è giusto, forse bisogna fare qualcosa di più.
    L’Ordine degli Architetti di Roma ha già deciso , quando verrà abolito, si trasformerà in Associazione culturale, ed allora perchè non prendete in mano la situazione, perchè non destabilizzate il Potere , – sempre INSIEME- facendo però un primo decisivo passo, di navigare in mare aperto senza cercare aiuti( quelli sono sempre utili, qualcuno direbbe! o hanno avuto un incarico di 230.000 mc perchè sono bravi! anche questo credo sia un errore di valutazione)e senza cercare appoggi da chi il Potere ce l’ha.!
    Allora aspetto che qualcuno inizi, qualcuno più giovane s’intende, che si inventi il Popolo VIola degli architetti, insomma siamo architetti o burocrati?
    Qualche tempo fa qualcuno diceva – e la crisi c’era pure allora- la Fantasia al potere!
    Oggi quale è lo slogan?
    Io non riesco ad immaginarlo con commenti come quelli riportati nella rubrica.
    Inventatevi uno slogan.
    Eppure da qualche parte deve pur esserci!
    Cordialmente.
    Arch. Gianfranco Volpicelli

  11. Cinzia Mauriello ha detto:

    Cari colleghi, vi ringrazio tutti per i vostri commenti, che danno un segno tangibile di come la questione sia spinosa ma anche di quanto ci sia voglia di invertire la rotta disastrosa che la situazione ha intrapreso. Ogni intervento, di supporto e anche di critica, aggiunge una voce in più alle nostre idee, quindi continuiamo così, più siamo e meglio è. Cordialmente Cinzia Mauriello

  12. Janaya ha detto:

    If time is money you’ve made me a wehaliter woman.

  13. nicola ha detto:

    Iniziamo con il limitare la professione:
    architetti: progettisti
    geometri: agrimensori, topografi, catasto, piani quatati, valutazione terreni, frutteti ecc…
    ingengneri: progettisti solo gli edili!
    Dopodichè cartello delle parcelle!
    Mi sono trovato un collega chge mi frega un lavoro per la metà del prezzo ed il cliente vince.
    SE NON SOPRAVVIVO CON LA PROFESSIONE DI ARCHIETTO LA CAMBIO MA NON LA SVENDO!!!!
    POI C’E’ IL PROBLEMA POLITICO….MA E’ TROPPO LUNGA

  14. Gentili Colleghi

    Ve lo scrivo con English Aplomb:” sono tutte minchiate!”
    La colpa della crisi della professione è degli architetti, non è colpa dei geometri o degli ingegneri.
    Siamo governati da persone inutili. E vi spiego il perchè:
    1) Perchè all’estero la parola architect è di proprietà esclusiva dell’ordine nazionale?
    2) Perchè all’estero l’architetto ha l’esclusiva sulla progettazione?
    3) perchè all’estero i geometri sono e devono essere LAUREATI?
    4) perchè all’estero gli ingegneri hanno l’esclusiva sugli impianti e i geometri hanno l’esclusiva sulle misurazioni e computi?
    In Italia si ragione per utenze di voti e non per garantire il servizio
    Il codice degli appalti approvato sia dalla sinistra che dalla destra di fatto toglie competenze all’architetto passandole alle imprese. Cosa hanno fatto gli architetti?
    la risposta ve la dico in Inglese:” Un’emerita CEPPA!”
    Ora chi è causa del suo mal Pianga se stesso!

  15. Giulio Pascali ha detto:

    @mario
    1) si, dove è previsto l’ordine, devi fare parte di quell’ordine per esercitare (altrimenti parliamo di abolizione dell’ordine, tutta un’altra storia): qui non parliamo di fregiarsi di un titolo, ma di definire una serie di competenze e capire come e a chi attribuirle
    2) si, almeno nel mondo più civilizzato
    3) i geometri lauretai li chiamano Architetti, Ingegneri, ecc.: il punto è che all’estero (sempre quello civilizzato) la figura del geometra non esiste; se vuoi esercitare devi essere architetto, per essere architetto poi ogni nazione decide le sue regole
    4) di nuovo si, sempre nei paesi più civilizzati

    In ogni caso le tue domande non hanno alcuna attinenza cn il problema. Chi ha detto che la colpa della crisi sia dei geometri? quello è un aspetto di una situaizone degenerata che è indipendente dalla crisi, ma che la crisi ha fatto emergere con forza (finchè la torta era ampia chi se ne fregava nulla del fatto che tutti facevano la stessa cosa….)

    Infine sono daccordo su una cosa, gli architetti escono dalla crisi solo agendo su loro stessi, anche ad esempio, reinventando la loro stessa funzione e professione

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