Lettera aperta al Presidente Nazionale dei Geometri Savoldi

Amate l’Architettura ha risposto alla gravissima lettera del Presidente Nazionale dei Geometri Fausto Savoldi in cui si rivendica la possibilità da parte dei Geometri di progettare edifici in cemento armato, definendo faziose e inopportune le sentenze della Cassazione e minacciando gli Ordini professionali di Architetti e Ingegneri a non intromettersi inviando comunicazioni fuorvianti alle Amministrazioni interessate.

Non mi sembra che ci siano state prese di posizioni da parte di CNA, CNI, Ordini professionali e Sindacati, la cosa è molto grave.

In Italia non si può più rimandare la questione delle competenze professionali, bisogna mettere mano a una nuova legge condivisa con tutte le categorie, ma nel frattempo non ci si può nascondere dietro pareri di parlamentari o cavilli da azzeca-garbugli la legge e le sentenze della Cassazione vanno rispettate.

Inutile dire che fino ad ora non abbiamo avuto alcun riscontro della nostra lettera dal Presidente dei Geometri Savoldi e dai Presidenti di CNA e CNI.

Avevamo già inviato una lettera ai Presidenti nazionali di Architetti, Ingegneri e Geometri, in cui si riteneva ormai non più rinviabile il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali, ma dopo un primo incontro tutto è finito nel nulla.

Speriamo che si voglia finalmente fare qualcosa.

Alleghiamo la lettera:

Geometra Fausto Savoldi

Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati

Piazza Colonna, 361   00187  Roma

Fax 06 48912336

presidenza@cng.it cng@cng.it

p.c.

Architetto Leopoldo Freyrie

Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC

Via di Santa Maria dell’Anima, 10   00186 Roma

Fax  06 6879520

direzione.cnappc@archiworldpec.it – direzione.cnappc@archiworld.it

Ingegnere Giovanni Rolando

Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

Via IV Novembre, 114   00187 Roma

Fax  06 69767048

segreteria@cni-online.it – tuttoingegnere@legalmail.it – segreteria@ingpec.eu

Oggetto: Competenze professionali Architetti/Ingegneri e Geometri

Gentile Geometra Savoldi

La sua recente lettera del 04/05/2011 in merito alle competenze professionali dei geometri ci ha lasciato basiti, Lei parla di faziose utilizzazioni delle Sentenze della Corte di Cassazione e mal motivate prese di posizione da parte degli Ordini degli Ingegneri e Architetti.

Lei per fare chiarezza allega il parere di un noto parlamentare che esamina in maniera imparziale e distaccata la questione, dobbiamo dedurre che la Corte di Cassazione opera in maniera faziosa a favore degli Ingegneri e Architetti.

Crediamo che le Sue affermazioni siano talmente gravi da rendere necessario un chiarimento e una presa di posizione da parte dei Presidenti di CNACNI.

Noi di amate l’architettura non crediamo che questo sia il modo corretto di procedere in merito alle competenze professionali, Le ricordiamo che, in data 15/02/2010, Le avevamo inviato una lettera in cui si riteneva ormai non più rinviabile il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali.

L’Italia è l’unico paese europeo dove esiste un conflitto tra figure professionali che dovrebbero avere un ruolo ben distinto in quanto provengono da un percorso formativo completamente diverso. Ogni manufatto edilizio, dal più semplice al più complesso, dovrebbe essere seguito da architetti, ingegneri e geometri  agendo insieme con ruoli ben distinti.

Vogliamo anche evidenziare che il problema della progettazione non è soltanto un problema di conoscenze tecniche, come abbiamo già espresso in una lettera inviata al Corriere della Sera, chi pensa che i geometri possano o debbano progettare i piccoli o minori edifici e gli architetti quelli grandi e importanti commette un gravissimo errore.

L’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano.

Per progettare bisogna avere una conoscenza di discipline umanistiche e tecniche, bisogna saper ascoltare il luogo, capire il contesto e molto altro, l’Architetto dovrebbe essere l’autore principale di un progetto dove partecipano varie figure tecniche tra cui gli ingegneri e i geometri.

Vi invitiamo pertanto nuovamente  a sedervi attorno ad un tavolo, con il massimo spirito di collaborazione, per discutere le problematiche delle competenze e per aggiornare Leggi che regolamentano la professione, (RD n.2537 del 1925 e RD n. 274 del 1929), vecchie, obsolete e non più rapportabili alla società odierna. Provate a immaginare quanto sia cambiata la società dal 1925 ad oggi.

Nel frattempo bisogna rispettare la legge attuale e le Sentenze della Cassazione in merito.

Ci auguriamo che vogliate accogliere il nostro appello nell’interesse di tutti i quasi 500.000 professionisti italiani tra architetti, ingegneri e geometri, ma soprattutto nell’interesse di tutti i cittadini italiani perché il raggiungimento della qualità architettonica e della sicurezza è un valore che appartiene alla collettività.

Roma  14-06-2010

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com

Il Presidente

Antonio Marco Alcaro



6 Commenti a “Lettera aperta al Presidente Nazionale dei Geometri Savoldi”

  1. Gerardo Anfuso scrive:

    Sono il Geometra Gerardo Anfuso dalla Provincia di Salerno, condivido in toto la Vostra proposta “Vi invitiamo pertanto nuovamente a sedervi attorno ad un tavolo, con il massimo spirito di collaborazione, per discutere le problematiche delle competenze…….” è l’unica soluzione possibile. Lo scrivente a testimonianza di quanto detto ha creato un gruppo su facebook in tempi non sospetti “https://www.facebook.com/home.php?sk=group_126512957429558&ap=1” chiamato COMPETENZE PROFESSIONALI ove ho proposto ad ingegneri ed architetti di confrontarci. Saluti

  2. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Grazie Anfuso, siamo convinti che la posizione di “guerra ad oltranza” (e conseguente rifiuto di sedersi ad un tavolo tecnico con gli ordini professionali) tenuta dai collegi dei geometri non giovi a nessuno, meno che mai ai cittadini

  3. […] La lettera di amate l’Architettura al presidente Nazionale dei geometri ha costretto gli ordini professionali e i sindacati a occuparsi dei geometri, bisogna battere sul ferro finché è caldo, per questo vi proponiamo un caso emblematico successo in una giuria di un concorso di architettura, si allegano anche  alcune immagini inequivocabili di esercizio abusivo della professione da parte di alcuni geometri. […]

  4. luigi colapietro scrive:

    Amate l’Architettura
    Movimento per l’Architettura Contemporanea
    http://www.amatelarchitettura.com
    info@amatelarchitettura.com
    Il Presidente
    Antonio Marco Alcaro

    Egr. Presidente Antonio Marca Alcaro, Lei sostiene che , cito testualmente: “L’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano. Per progettare bisogna avere una conoscenza di discipline umanistiche e tecniche, bisogna saper ascoltare il luogo, capire il contesto e molto altro, l’Architetto dovrebbe essere l’autore principale di un progetto dove partecipano varie figure tecniche tra cui gli ingegneri e i geometri. Vi invitiamo pertanto nuovamente a sedervi attorno ad un tavolo, con il massimo spirito di collaborazione, per discutere le problematiche delle competenze e per aggiornare Leggi che regolamentano la professione, (RD n.2537 del 1925 e RD n. 274 del 1929), vecchie, obsolete e non più rapportabili alla società odierna. Provate a immaginare quanto sia cambiata la società dal 1925 ad oggi”. Credo che ci sia una grande verità su quanto Ella sostiene circa il cambiamento della società dal 1925 ad oggi. Infatti è cambiata la metrica interpretativa delle conoscenze, la cui assunzione concettuale avviene anche con mezzi diversi e sistematici ( strumenti di precisione, tecnologie multimediali etc.). Parliamo di architettura…..! quindi di organizzazione dello spazio…! Ma lo spazio è una componente della natura e, sul piano valutativo antropico, può coincidere con il “Paesaggio”. Ma lei citava la evoluzione del cambiamento, in senso lato…E bene, L’evoluzione del concetto di paesaggio, che abbiamo vissuto negli ultimi decenni, coincide con un’inesorabile antropizzazione della natura a livello planetario (ed il conseguente abuso delle risorse ambientali) configurando un interesse sempre maggiore di ogni disciplina di pensiero alle soluzioni progettuali che poi saranno elevate a tipologie d’intervento da parte degli amministratori, di chi decide come fare paesaggio. Nasce allora una sorta di strabismo metodologico, dove le affermate linee di ricerca vengono offuscate da una necessaria interdisciplinarietà dei saperi. Dove le singole figure professionali, architetti. artisti, sociologi, designer, curatori, filosofi, filmaker trovano ricchezza nei punti di complementarietà disciplinare, mettendo in luce (a nudo) una nozione di paesaggio non più facilmente identificabile. Il paesaggio diviene campo d’indagine: strumento aperto ad ogni singola esperienza professionale, che si svolge intrecciandosi nel territorio con le conoscenze altrui. La crescita di nuovi paesaggi urbani ha determinato una significativa modifica nell’organizzazione dello spazio: non è più la città concentrata, ma è il territorio, il paesaggio, il contenitore di tutto. Si può assimilare questo nuovo modello di città contemporanea a un arcipelago in cui ogni unità presenta una propria connotazione, ma la cui valenza sociale e operatività sono strettamente legate alle relazioni esistenti con tutte le altre.“Ogni luogo ha un’anima e una vocazione … Nel paesaggio si imprimono tutti i segni del tempo, di quello che un luogo è stato, di quello che è e di quello che può diventare. Occuparsi di paesaggio significa cogliere le vocazioni di un luogo, reinterpretarle e tradurle in un linguaggio attuale nella più totale armonia con il contesto esistente”. Il “genius loci” è una concezione romana; secondo una antica credenza ogni essere indipendente ha il suo “genius”, il suo spirito guardiano. Questo spirito da vita a popoli e luoghi, li accompagna dalla nascita alla morte e determina il loro carattere o essenza. Persino gli dei hanno il loro genius e per usare le parole di Louis Kahn il genius denota una cosa che “esiste” o che essa “vuole esistere”.In particolare riconobbero essere di importanza vitale il venire a patti con il genius della località in cui doveva avere luogo la loro esistenza. Il nuovo secolo è improntato sulla totale evoluzione del sistema sociale, dei sistemi di comunicazione sempre più efficienti e semplificativi, le metodologie di sistema sono sempre più improntate sulla semplificazione delle procedure burocratiche e funzionali la cui velocità temporale è sempre più spinta costringendo l’inividuo ad un adeguamento comportamentale e tecnologico, non sepre adeguato al sistema, per effetto della distanza sempre più incommensurabile tra la capacità dell’uomo di apprendere le nuove terminologie linguistiche specializzate e la frenesia delle nuove tecnologie che dominano le normali transazioni quotidiane spesso incomprensibili. Le professioni non sono risparmiate dall’ inarrestabile vortice che investe la evoluzione antropologica e sociale. Anzi, nell’espletare la “professione” si comprende come i contenuti che investono i professionisti, spesso si confondono, fino a generare nuove figure professionali ibride e replicanti. Le lauree triennali hanno svolto il compito di convogliare i saperi aprendo il mercato a nuove professioni che spesso segnano il confine tra quelle di antica istituzione ed affermazione e le nuove conoscenze , spesso tecnologicamente avanzate. Ed allora, come si può pensare che un geometra non conosca cosa può rappresentare “la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano”dal momento che, necessariamente, è costretto a misurarsi con una realtà che impone un atteggiamento, attraverso regole e prescrizioni legislative sempre più restrittive, sul piano dell’urbanistica, della storia, dell’ambiente, della sicurezza, della sanità etc., rispetto alle quali, non vi possono essere più molte differenze metodologiche tra l’operare del Geometra rispetto all’Ingegnere o all’Architetto, dal momento che tutti loro, ormai, hanno maturato la capacità di utilizzare gli stessi programmi di calcolo,di grafica, e dei saperi connessi alle attività precipue, salvo in rare eccezioni legate alla specializzazione su campi sperimentali e di ricerca scientifica. Non è nuovo l’atteggiamento di molti architetti e/o ingegneri e/o geometri, di sussidiarità o surroga operativa che rende possibili l’esistenza delle A.T.P. o le R.T.P, specie nella partecipazione dei bandi di gara pubblica. Credo che prima ancora di un tavolo di concertazione tra gli ordini professionali occorra prevedere una nuova didattica scolastica ed universitaria, non già basata sulla differenza tra diplomati e laureati, bensì tra percorsi didattici specifici che abbiano fin dalle superiori, un indirizzo specializzato della durata adeguata alla definizione di una qualifica professionale specifica di pari dignità nelle differenze di indirizzo e che sia raggiungibile con impegno e serietà in tempi non troppo lunghi da percorrere. Cerchiamo di essere meno “razzisti etici” e diamo più spazio alla complementarità tra professioni, senza grandi frammentazioni di sistema dei saperi che poterebbe, come già accade oggi, alla sovrapposizione delle competenze, producendo spesso confusioni tra l’utenza.

  5. Giulio Pascali scrive:

    gentile geom. Colapietro
    la sua lettera è condivisibilissima, senonchè coglie esattamente lo spirito della lettera di Marco Alcaro, che invitava i presidenti degli ordini a sedersi su un tavolo per condividere una chiara e possibilimente univoca suddivisione dei ruoli.
    Il nostro auspicio è che ciascun professionista operi coerentemente con la formazione che ha ricevuto.
    Non si tratta di “razzismo etico”, ma del giusto riconoscimento che dovrebbe avere chi ha compiuto degli studi di livello universitario rispetto a chi si è fermato prima.
    Che poi per comporre ed eseguire quella sinfonia che è la trasformazione del territorio siano necessarie diverse competenze (non tutte di livello universitario) non significa che il tecnico del suono sia autorizzato a fare anche il direttore d’orchestra.
    Se poi il tecnico del suono nel frattempo ha studiato da direttore d’orchestra acquisendo ulteriori competenze, il sistema attuale (decisamente burocratico lo riconosco) richiede come minimo che questo sia dimostrato dal superamento di specifici esami, (oggi non è previsto che l’acquisizione di titoli sia solo per esperienza acquisita)

    Uno che è stato Tecnico del Suono mantiene le sue competenze anche se diventa Direttore d’orchestra. (questo può essere un valore aggiunto per il singolo professionista)
    Dopodichè però non è che per questo diviene sufficiente essere Tecnico del suono per essere Direttore d’Orchestra.
    Con lo stesso principio un tecnico del suono non diviene direttore d’orchestra solo perchè ha partecipato a 100 esecuzioni di Riccardo Muti.

    Lei chiama in causa i “geometri laureati”, una formula che appare più una foglia di fico che non aiuta a fare chiarezza in una situazione di totale confusione, e che implicitamente riconosce proprio quello che sosteniamo anche noi: che la formazione universitaria è fondamentale per il riconoscimento di competenze di base di chi vuole operare nel campo dell’architettura.

    Persino voi avete riconosciuto la necessità di una maggiore qualifica universitaria avvicinadovi al paradosso che il geometra, per potere esercitare competenze proprie dell’architetto, deve dimostrare di avere fatto studi da architetto. La conseguente conclusione è che a quel punto il geometra è divenuto architetto e come tale dovrebbe operare.

    Sul fronte opposto invece c’è la figura dell’architetto junior (che ha una tendenza simmetricamente opposta) che tende a creare un architetto meno qualificato avvicinandolo alla figura del geometra.

    Allora comprenderà la schizzofrenia di questo atteggiamento che mischia le carte.

    Voi firmare progetti di architettura? grandi o piccoli che siano? vuoi fare l’Architetto? ti iscrivi ad una università e diventi architetto.

    Non ci sono altre soluzioni

    Non vuoi o non sei stato in grado di affrontare e superare la trafila universitaria, pazienza; dopo però non puoi pretendere che ti vengano riconosciute competenze che non hai raggiunto.

    Puoi ad esempio fare il geometra (non c’è nessun razzismo in questo, dato che il diritto allo studio è riconosciuto e garantito per tutti), ma se dopo cerchi di sostenere che il geometra deve avere le stesse competenze dell’Architetto (o dell’ingegnere, o del geologo, ecc.) allora c’è qualcosa che non quadra.

    Se non vuoi studiare e vuoi operare lo stesso in quel campo tramite scorciatoie alternative stai implicitamente “drogando” il sistema, stai facendo casino.
    Stai ammetendo la possibilità che l’accesso a qualsiasi professione possa avvenire indipendentemente dal titolo universitario.
    Questo significa anche che chiunque può divenire geometra senza avere neanche fatto l’istituto tecnico; un muratore che ha lavorato sul campo per 10 anni può a buon diritto sostenere di avere tutte le competenze di un geometra neodiplomato; ma anche la segretaria di una impresa edile potrebbe avere le stesse pretese.

    Non credo che sia questo lo scenario a cui aspirano i geometri

  6. luigi colapietro scrive:

    Egregio Giulio Pascali, Vi ringrazio dell’attenzione e, per quanto possa valere il mio giudizio, concordo sulle necessità di perfezionare un distinguo tra le discipline tecniche che, come ho già precedentemente scritto, abbiano bisogno di una urgente disamina metodologico-culturale a partire “dalla didattica scolastica ed universitaria, non già basata sulla differenza tra diplomati e laureati, bensì tra percorsi didattici specifici che abbiano fin dalle superiori, un indirizzo specializzato della durata adeguata alla definizione di una qualifica professionale specifica di pari dignità nelle differenze di indirizzo e che sia raggiungibile con impegno e serietà in tempi non troppo lunghi da percorrere”. Quando sostengo che “la didattica scolastica ed universitaria, non già basata sulla differenza tra diplomati e laureati”, intendo la necessità di definire un percorso di formazione di eccellenza rispetto al quale le professioni si potranno distinguere sensibilmente, evitando che tra di esse si possano confondere i ruoli. Ovviamente potrebbe sembrare un ragionamento utopico: perchè non lavorarci sopra, seriamente, confezionando una programmazione nella quale le diverse figure professionali possano distinguersi per logica vocazione. Non è facile, ma neppure impossibile. Inoltre, ritengo giusto che il geometra, quello di oggi, debba perfezionare la sua preparzione puntando ad una figura di laureato al quale dare una puntuale caratterizzazione: perchè non pensare di convogliare il diploma di geometra, come continuità quasi obbligata, alla figura dell’ingegnere geografo. E’ una idea, ovvviamente non condivisibile, ma è una possibile giustificazione al riconoscimento della giustapposizione del ruolo professionale a cui estendere con puntualità di scopo, la coerenza sistemica delle proprie conoscenze al livello di laureato. In tal senso si devere riconoscere la gerarchia culturale e scientifica tra i diversi gradi di formazione. Spero che si possano allargare i giudizi di merito sull’argomento, e per quanto mi riguarda Vi ringrazio di avermi risposto con attenzione. Attendiamo l’evolversi delle concertazioni sui nuovi indirizzi degli Ordini e dei Collegi professionali. Auguri di Buon Natale e felice anno nuovo. Dott.Geom. Luigi R. Colapietro

Lascia un Commento