Inaugurato il Ponte della Musica a Roma

4 giugno 2011

Il 31 maggio 2011 è stato inaugurato il ponte della Musica.

Finalmente sarà possibile percorrere fisicamente la linea, finora soltanto ideale, che collega il Foro Italico all’Auditorium, passando per il MAXXI, le opere olimpiche di Nervi e il Villaggio Olimpico.

Amate l’Architettura sostiene da sempre l’importanza culturale del quartiere Flaminio ed il suo porsi come laboratorio a cielo aperto dell’architettura contemporanea.

Chi ha partecipato al il Walkshow Architettura 2.0 organizzato insieme con l’associazione culturale Urban Experience, ha potuto godere di una piccola anteprima dell’apertura del Ponte.

Come ormai sembra essere uno sport nazionale anche in questo caso non sono mancate numerose polemiche sulla costruzione dell’opera.

Abbastanza monotonamente si individuano 3 principali filoni di protesta: quello NATURALISTICO AMBIENTALE, quello FUNZIONAL-ECONOMISTICA e quello TECNICO-PROFESSIONALE.

Secondo la più collaudata polemica NATURALISTICO AMBIENTALE, tutto ciò che è costruito è di per se negativo in quanto aprioristicamente contrapposto all’ambiente naturale; obiezione accentuata nel caso di opere smaccatamente contemporanee; come corollario non sono accettabili i disagi che in genere qualsiasi cantiere comporta.

È il caso, spiace dirlo, di Legambiente che si è battuta per preservare il tratto di verde che gestivano proprio nel luogo occupato dal cantiere. Sostanzialmente il problema sollevato sembra essersi ridotto ad una questione gestionale del cantiere. Qui un video che illustra lo stato dell’arte prima dei lavori e la posizione di Legambiente.

Altro caso è l’obiezione FUNZIONAL-ECONOMISTICA, altrimenti noto come fenomeno del “benaltrismo”. Sostanzialmente si riduce a tre sottocategorie di protesta:

  • Siamo pieni di monumenti! Roma (l’Italia) ha già le sue opere d’arte (e i suoi ponti pedonali) e non c’è bisogno di realizzarne di nuove; men che mai questa.
  • Quanto ci costa! Il costo, in questo caso 8 milioni, è sempre troppo; soprattutto quando si parla di opere il cui valore non è quantificabile in termini economici o finanziari
  • Ben’altre erano le opere da realizzare prima! Le altre urgenze; rispetto ad un opera c’è, ce stata e ci sarà sempre qualcosa di più importante, di più utile, di più urgente da realizzare prima.

Nel nostro caso un ponte, per giunta pedonale, non può che apparire inutile, troppo costoso e sicuramente non nella scala delle priorità della nostra città.

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Un poco triste l’articolo che ho trovato sul sito di Paesesera “Inaugurazione tra le polemiche”: delle polemiche non c’è traccia nel testo dell’articolo, però si pensa bene di postare una foto del cantiere ancora in costruzione, chissà che l’immagine del ponte finito dovesse sembrare troppo bella…..

Vi è poi il vasto filone della critica TECNICO-PROFESSIONALE, quella che “io l’avrei fatto meglio” o del “manco sono capaci di …..”, con la quale in genere si tende mettere in evidenza questo o quel dettaglio tecnico sui materiali o sulla gestione del cantiere. Si tratta di un filone amplissimo nell’Italia dei CT del giorno dopo, dove tutti sono esperti di tutto. Filone scivoloso, nel quale spesso si cade anche involontariamente. Nell’intento di evidenziare mancanze o difetti macroscopici (che ne so, un cedimento strutturale, una collocazione sbagliata dell’intervento) si finisce con il mettere a fuoco banali problemi di fornitura (alcune doghe di legno fallate….) o piccoli ritardi (2 mesi in due anni….) scambiandoli per gravi problemi costruttivi e gestionali.

Piccola nota descrittiva.

L’opera si distingue per semplicità, leggerezza e per lo slancio che la forma “a foglia piegata” le conferisce. L’utilizzo delle cromature bianche, oltre a risaltarne le forme dinamiche (chiaro su fondo scuro), crea una evidente assonanza cromatica con le architetture limitrofe, dallo stadio Olimpico alla casa della scherma, creando un gioco di inversione formale con il vicino Ponte Duca D’Aosta.

Particolare attenzione è stata posta nel progetto alla fruibilità degli spazi in coincidenza delle zone di imposta delle strutture; sul lato Flaminio uno spazio aperto consentirà l’utilizzo a tutta la collettività dell’area verde sottostante; sul lato Foro Italico il ponte sarà collegato alla pista ciclabile tramite una serie di rampe ciclabili. In entrambi i lati l’accesso alle sponde del Tevere sarà enormemente facilitato dalle sistemazioni architettoniche.

Il ponte originariamente doveva essere esclusivamente ciclopedonale (ovvero utilizzabile a piedi o in bicicletta), alterne vicende hanno portato a modificarlo per renderlo utilizzabile anche per il trasporto pubblico. Il ponte sarà quindi attraversato dai mezzi pubblici, ovvero da una linea (tram o bus elettrici) definita sin da ora “Linea dei musei”, che collegherà Ottaviano al ponte e di li consentirà di raggiungere Valle Giulia, il MAXXI, e l’Auditorium.

Di sicuro ora è evidente necessità di completare la sistemazione urbana delle aree circostanti, cominciando dal parcheggio interrato di Piazza Gentile da Fabriano, che manifesta ora tutta la sua incoerenza architettonica rispetto al sistema urbano generale, per finire con il recupero della casa della scherma (e magari la realizzazione del nuovo stadio del tennis).

Presso il sito di Progetto Millennium è possibile trovare altre info sui progetti previsti nel quartiere; sorvolando per un attimo sulle famigerate prestazioni gratuite di Renzo Piano (per il quale evidentemente l’architettura è un hobby), c’è da ben sperare sul futuro del quartiere.

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CONCLUSIONI

Per buona pace degli ambientalisti un ponte che privilegia l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici, spalancando l’accesso al Tevere è un’opera che dovrebbe essere sostenuta e pubblicizzata proprio dai movimenti ambientalisti; ho la sensazione che alle volte nelle polemiche si tenda a vedere solo il piccolo personale orticello perdendo di vista le logiche di largo respiro; nelle logiche di largo respiro le analisi si fanno sui costi e sui benefici generali. In questo caso il costo (la perdita, temporanea, di un tratto di sponda gestito da Legambiente e onestamente sconosciuto ai più) è largamente compensato dai benefici (un cambio radicale nel modo di intendere le opere pubbliche e la mobilità urbana e l’apertura del Tevere alla città).

Invito gli ambientalisti a passare presso l’area e a confermare se continuano a ritenere l’opera così devastante ora che si comincia a percepirne l’assetto generale; mi chiedo se non sarebbe ora di abbandonare la logica del “Costruito è brutto” che permea vasti strati della cultura ambientalista, che a buon diritto diffidano della logica speculativa cementificatoria che caratterizza moltissimi interventi pubblici in Italia; occorre però cominciare a fare uno sforzo di critica costruttiva che consenta di distinguere i singoli casi: quando un opera è ben progettata e non risponde a logiche prettamente speculative si può e si deve realizzare anche sopportandone i relativi disagi.

Ai tecnici funzionalisti dico che c’è bisogno di altre opere a Roma come il Ponte della Musica!

E non solo perché in realtà l’opera è sotto ogni aspetto funzionale al miglioramento della qualità urbana ma anche e soprattutto in quanto opera d’arte frutto dell’intelletto e del lavoro di ingegno creativo dell’uomo.

Così come c’è bisogno di opere e monumenti moderni e contemporanei sia nelle funzioni che nello spirito. Ce n’è bisogno ovunque e il relativo costo, per quanto importante, non può essere valutato in termini puramente economici.

Abbiamo bisogno, per non soccombere allo svilimento materiale (ed economico) delle nostre città, di allargare il nostro modo di vedere le cose. Abbiamo una sola risorsa, il nostro intelletto; abbiamo un solo modo di valorizzare il nostro intelletto, moltiplicando le nostre opere, creando opere innovative, creando (non solo conservando) cultura (anche invitando architetti stranieri).

La riduzione di tutto a mero calcolo economico equivale alla morte civile e culturale di una società.

Ci sono opere che possono e devono essere valutate anche per i benefici immateriali e “indiretti” che portano alla collettività.

Ci sono opere che hanno il compito di non inseguire il problema ma di fornire una chiave di lettura diversa. Queste opere si definiscono opere d’arte,

l’architettura è un’arte!


17 Commenti a “Inaugurato il Ponte della Musica a Roma”

  1. alberto giampaoli scrive:

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  2. Lucilla scrive:

    Per una volta sono d’accordo con Alberto, non sempre succede e, meraviglia delle meraviglie la sua sinteticità mi sbalordisce! Io non l’ho ancora visto, ma ne ho seguito tutte le problematiche ed i pettegolezzi a cominciare dalle fondazioni e…..tutte le altre anche più “raffinate” che ha già ricordato Qfwfg. Andrò a vederlo quanto prima, spero con una giornata di sole romana. Detto questo, mi fa piacere che la città “si sia dotata” di una nuova opera per me di qualità. Ne vorrei di più magari anche in periferia, ma non come cattedrali nel deserto, ma con la volontà politica di considerare quelle parti di città e soprattutto gli abitanti, facenti parti di Roma e non deportati e dimenticati in un angolo lontano magari anche con il “contentino”, per alcuni “fortunati” di una casa di proprietà! E’ vero ci sono molti problemi in una grande città come Roma, ma le capitali europpe li hanno risolti da anni mentre noi arranchiamo dietro lunghi lavori di pezzi di metro, forse il problema è un’altro e data la crisi forse sarebbe il caso, TUTTI, di darci un nuovo modo di operare! Forse sono andata fuori tema? Ma ogni occasione è buona per pensare!

  3. antonio marco alcaro scrive:

    Il nostro Movimento amate l’architettura nasce principalmente per far tornare ad amare l’Architettura alla gente comune. Leggendo i giornali sull’inaugurazione del ponte della musica ci si accorge che il nostro lavoro è ancora molto, molto, molto, molto lungo e difficile.
    I quotidiani si divertono a condannare il ponte soltanto perché contemporaneo, lo si accusa persino di far scomparire il Tevere.
    Marco Lodoli scrive su Repubblica:”E ora ci ritroviamo questo ponte nuovo nuovo, sistemato a poche centinaia di metri da ponte Duca d’Aosta”, quindi bisognava fare un ponte vecchio, vecchio non nuovo e non ci si deve avvicinare a ciò che esiste, dimenticando che anche il ponte Duca d’Aosta quando è stato costruito era nuovo nuovo.
    Poi continua: ” Ma il suo problema evidente: le ringhierone immense, sono davvero esagerate si alzano troppo, con la loro mole offendono il tevere”.
    Purtroppo la gente comune pensa che l’architettura contemporanea se si deve fare non si deve vedere o si deve vedere poco per non disturbare, lo dicono spesso i Soprintendenti.
    Se il giornalista che scrive avesse un minimo di sensibilità e senso critico capirebbe che quelle ringhiere come le chiama lui, sono la struttura portante del ponte che fanno si che lo stesso possa essere sottilissimo e molto slanciato, non bisogna avere paura delle cose che si vedono e come se gli architetti del passato quando costruivano chiese e cupole si fossero dovuti preoccupare di non farle vedere troppo per non disturbare.
    Il ponte è un grande arricchimento per la città di Roma, provate a percorrerlo e vi accorgerete che si aprono prospettive nuove sulla città di grande valore.
    Ma la cosa che più mi rattrista di questa vicenda è la gara tra Alemanno e Morassut (Veltroni) per prendersi i meriti della realizzazione del ponte.
    Nessuno dice che il ponte della Musica insieme a quello Ostiense, è stato voluto e pensato da Rutelli, l’unico Sindaco di questa città che negli ultimi anni ha fatto qualcosa per l’Architettura a Roma, con un concorso internazionale aperto a tutti che ha dato la possibilità a giovani architetti di vincere e farsi conoscere.
    Veltroni ha semplicemente consegnato la città nelle mani dei Palazzinari, sempre gli stessi che hanno fatto carne da macello del nostro territorio.
    Morassut invece di rivendicare i meriti del ponte dovrebbe vergognarsi dopo la figuracccia fatta a Report lo scorso anno (si è anche permesso di denunciare la trasmissione, ma il tribunale ha confermato la correttezza della trasmissione).
    Tra le tante quando gli hanno chiesto come mai il comune di Roma avallava di fatto un opera abusiva (a proposito dell’amplamento della Luis ad opera sempre dei palazzinari di cui sopra), ha risposto : “non si può negare ad una grande e importante Università di ampliare la propria sede”.
    Su Alemanno no comment in quanto non pervenuto.

    Speriamo che in un futuro prossimo la nostra città possa avere degli amministratori all’altezza del suo valore e che si possa ritornare a fare architettura senza che nessuno scriva che l’opera è troppo nuova.

  4. Qfwfq scrive:

    doveroso il link

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/06/01/news/ecco_l_ultimo_arrivato_grande_grosso_e_giuggiolone-17050300/

    “Perché poi alla fine i romani sono implacabili, se una cosa non piace non perdono tempo a cercare di capire, ad ascoltare le spiegazioni dei professori, a contestualizzare, a storicizzare: piegano il pollice ed è finita.”

    ecco forse Marco Lodoli ha bisogno di ripassare da quelle parti per capire che ai romani il ponte piace.
    mezzora dopo l’inaugurazione la gente ci stava sopra, le bici passavano.
    la gente ci va anche solo per godersi la vista
    non ho notato le ringhiere a cui si riferisce (alte al punto giusto per evitare che qualcuno cada per sbaglio, semmai), le quali sono talmente leggere da consentire uno sguardo diretto e aperto proprio verso il tevere, senza necessariamente sporgersi, cosa che non hai in nesun altro ponte di roma (dove i muretti nascondono la vista se sei al centro del ponte)

    Pollice verso per Lodoli

  5. Stefano scrive:

    Complimenti sinceri Qfwfq! Sono completamente d’accordo, e mi piace la tua apertura anche verso le critiche.

  6. Bene Giulio (e Marco nei commenti).
    Condivido l’impostazione di base.
    Bisogna cominciare a distinguere la mera speculazione ‘spesso condivisa dai più’ dalle opere con ‘valenze’ (dignitosa in questo caso) architettoniche.
    A presto,
    Salvatore

  7. Luca M scrive:

    L’architettura visibile sì! Ma quest’impianto di illuminazione è un vomito! Sembra quasi che non sia stato progettato!
    La cannuccia dei cavi per le lampade passa in una posizione indefinita poggiata sull’anima della trave(ha richiesto altri fori sul pilastro), le lampade sono scollegate dal design complessivo…e di notte col buio è un disastro: la lampade sparano in basso,illuminando i pilastri. Si ottengono due problemi: l’arcone è nel buio, quindi da lontano si vedono questi pilastri monchi……(detto così l’effetto potrebbe risultare carino, ma non lo è), e poi stando sul ponte si è abbagliati dalla luce, quindi non si riesce a guardare il paesaggio limitrofo, abbastanza buio.

  8. Margherita scrive:

    Ho vissuto per 30 anni sul Lungotevere e oggi vivo in periferia.
    Vedere il Ponte della Musica, la sua forma, la sua posizione, che connette parti di città con bici e mezzi pubblici, non mi sconvolge per niente, anzi, mi sembra un ottimo intervento di ricucitura urbana, oltreché una splendida occasione per viversi il Tevere più da vicino senza le macchine attorno e per osservare un’architettura emozionante mentre si fa la fila davanti allo stadio Olimpico (per ricordare solo alcuni dei “benefici immateriali” di cui parlava Qfwfq).

    Quello che vorrei è vedere un ponte pedonale anche dove vivo adesso, un ponte che mi permetta di attraversare la Cassia senza rischiare la vita (altro che beneficio immateriale!) e che possa connettere quei pochi spazi pubblici, anche belli, che nella periferia esistono. Ma il significato di “pedonale” in queste zone dove abito ora è sconosciuto ai più. Si progettano velocissimamente residenze multipiano in zone irraggiungibili, connesse al resto del mondo solo col mezzo privato, dove non si riesce a camminare neanche per andare a scuola (dato che l’edificio scolastico è l’ultimo ad essere realizzato, e a volte neanche c’è). In quest’ottica la logica ambientalista del “costruire è brutto” ha molto senso, soprattutto perché gli interventi realizzati non migliorano la vita delle persone che vivono in quei contesti, né quella di coloro che vi andranno ad abitare.

    Forse la zona dove abito ora, come molte altre periferie, ha troppa urgenza di risolvere il problema delle scuole e del trasporto pubblico. Ma necessita a mio avviso anche di riscoprire il senso della collettività, di poter camminare in spazi pubblici e individuare luoghi in cui identificarsi, che non siano i marciapiedi divelti della Cassia o i parcheggi di pertinenza delle lottizzazioni private.
    Come dice Qfwfq ci sono opere che hanno il compito di non inseguire il problema, ma di fornire una chiave di lettura diversa.

  9. qfwfq scrive:

    @Luca M,
    ti ringrazio per le osservazioni tecniche che in realtà sono un perfetto esempio di critica TECNICO-PROFESSIONALE.
    Montanelli amava ricordare che quando Lutero tradusse la bibbia dal latino al tedesco, i suoi critici individuarono più di mille errori, tutti correttissimi; oggi nessuno si ricorda più nè delle criche e nè dei critici, mentre la bibbia di Lutero è considerato il testo fondamentale della lingua tedesca e Lutero ha rivoluzionato le radici della cultura occidentale.

    Io penso che le critiche siano importanti e doverose (noi ne facciamo sempre moltissime a tutti, per esempio) ma che non bisogna mai perdere di vista il senso generale di un’opera che deve essere valutata in base alla sua complessità (nel senso di complesso complicato e complessivo).

  10. qfwfq scrive:

    @Margherita
    sarà un caso ma l’altro ieri al TG hanno ato la notizia dell’inauguraizone di un ponte pedonale sulla Laurentina
    http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Lazio/Roma-Zingaretti-inaugura-la-passerella-pedonale-in-via-Laurentina_312100825239.html
    dal poco che ho potuto vedere, per quanto utile e funzionale, si tratta di un banalissimo ponte senza nessuna anima
    io la reputo un’ocasione persa
    forse un ponte più “architettonico” poteva contribuire anche in periferia, a migliorare la qualità della vita?

  11. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    photocopy bridge

  12. Margherita scrive:

    Se ci fosse un ponte pedonale qui certamente la mia qualità della vita migliorerebbe, perchè andrei a fare la spesa a piedi, e accompagnerei a piedi le mie figlie a scuola e per strada incontrerei la gente, con cui potrei parlare, e guardando dal ponte potremmo renderci conto anche dello sfacelo che stanno costruendo intorno e magari potremmo diventare più consapevoli di quello che succede e di quanto possiamo avere voce in capitolo (sono fomentata dal risultato dei referendum oggi !). Ma soprattutto se questo ponte fosse anche “architettonicamente” dignitoso potremmo anche esserne orgogliosi.
    Io sono stata contenta di aver sbagliato strada una volta che ho incrociato i ponti di Calatrava, perchè mi hanno emozionato. Bisogna capire se la gente ha ancora voglia di emozionarsi. Ma io sono sicura di si.

  13. Roberto scrive:

    8 milioni di euro? ponte ciclabile? quante bici ci sono in giro per Roma? forse 8, quindi 1 milione di euro a bici, non saranno 8 e forse nemmeno 80 a al massimo 800. (8.000.000 : 800 = 10.000) 10.000 euro a bicicletta mi sembra comunque un pò troppo, considerando anche il fatto che queste bici non contribuiscono all’eliminazione del traffico cittadino e nemmeno all’entrate dell’erario comunale.
    Per ciò che concerne i pedoni, io passandoci tutti i giorni d’avanti e molte volte, ne ho contati veramente pochi, anzi mi sembra più un ponte adatto agli aspiranti suicidi.
    Poi L’ubicazione del ponte….stranamente sempre nei pressi dei quartieri aristocratici della Roma pariolina, come lo è l’auditorium o il nuovissimo museo di arte moderna.
    Tutte cose utilissime alla cultura, ma sembra che questa cultura venga indirizzata solo ai pochi, e poi costruiti in un contesto urbano che non capisco
    Di certo la loro bellezza esterna fa girare nella tomba molti autorevoli architetti del passato e non solo…compresa la struttura realizzata a Tor Vergata per le piscine.
    Io ho girato mezzo mondo ne ho viste di città e nessuna è paragonabile a Roma, ed un perché c’è, ma se continuiamo con questo genere di architetture non facciamo altro che degradarla.
    Non siamo in grado di esprimere il moderno come fanno in altre città.
    Diciamoci la verità quel ponte oltre ad essere la copia di altre strutture sparse in Europa ma in contesti ben diversi, quel ponte è veramente brutto inutile e costoso.

    8milioni li avrei spesi in modo ben diverso. Il turista che viene a Roma vorrebbe vedere marciapiedi più decenti senza buche, più aree pedonali (escludendo dall’area pedonali anche le auto Blu e moto che nel centro ne fanno da padrone), più servizi funzionali (un solo esempio Praga ha un servizio di tram di superfice che fa in modo che chi vive in centro non ha bisogno di usare l’auto, eppure parliamo di una città che fino a qualche decennio fa era considerata una di quelle del blocco dell’est quindi arretrata e inadeguata al turismo di massa…grave errore averlo pensato)
    Comunque di modi per utilizzare quei fondi ce ne sarebbero tanti e tutti validi, e forse chi è grato al sindaco di Roma e alla sua giunta per la costruzione di quel ponticello, forse è perchè abita lì in zona e poco si sposta per Roma e la sua periferia…giudicata in tutta Europa come tra le peggiori periferie di una capitale.
    Un saluto da chi vive la città tutti i giorni e sa cosa significa conoscere Roma come pochi altri. Ciao

  14. qfwfq scrive:

    Sembra che la stima più attendibile sia 5.000 ciclisti
    http://roma.cafebabel.com/it/post/2011/04/05/Pedalando-a-Roma:-un-viaggio-negli-inferi

    I due quartieri interessati (2° e 17°) hanno una popolazione complessiva di circa 200.000
    http://www.municipioroma.com/Appoggio/superficie_densita_totale.htm
    diciamo che solo un 10 % è realmente interessato dall’area otteniamo circa 20.000

    20K+5K=25.000 interessati dalla costruzione del ponte
    cioè secondo il tuo metodo il ponte è valutato circa 320 € a ciclista/abitante

    è tanto? è poco? che ne so?
    però
    quanto si spende ogni anno per ogni automobile a roma?
    quanto vale il costo sociale in termini di inquinamento?
    e in termini di salute?

    aggiungo che il ponte è predisposto per ospitare una linea tramviaria che dovrà collegare i musei del flaminio con la metro Ottaviano, i Musei Vaticani e il Macro
    se si dovesse realizzare questo collegamento il turismo romano dovrebbe riceverne un certo beneficio, credo.

  15. alberto giampaoli scrive:

    Bici ad Amsterdam
    Una delle cose che mi ha sempre incuriosito, da turista, erano gli olandesi che sfrecciavano tra i canali con le loro bici in giro per Amsterdam.
    Quando si visita Amsterdam per la prima volta si rimane sorpresi dal numero di bici che circolano in cittá. Stime approssimative parlano di circa 500.000 bici in circolazione ad Amsterdam per una popolazione di 800.000 persone… Quasi una bici a testa!!!
    L’importanza che nei Paesi Bassi, ed in particolare ad Amsterdam, hanno le bici lo si capisce appena usciti all’esterno di Centraal Station (la stazione centrale di Amsterdam), sulla destra della stazione, infatti, c’é un gigantesco parcheggio gratuito per bici, 3 piani totalmente pieni di bici di ogni specie.
    Le piste ciclabili ad Amsterdam sono presenti ovunque, dal centro cittá fino alla periferia, all’interno della metropolitana ci sono vagoni adibiti al trasporto delle biciclette, stesso discorso per i treni. Se siete abbastanza allenati potete anche pensare di muovervi da una cittá all’altra usando la bici, ci sono piste ciclabili che costeggiando le autostrade e le linee ferroviarie.
    Ad ogni angolo della cittá e’ presente una rastrelliera con decine e decine di bici parcheggiate e in alcuni posti trovare uno spazio libero per la propria bici é molto difficile.
    http://www.amsterdamforfree.it/bici-ad-amsterdam/
    Copenhagen e’ la migliore città al mondo per le bici
    lunedì, 31 agosto 2009 a cura di lumachina
    in: Auto e trasporti, Bioedilizia ed ecodesign
    Far muovere metà della gente di Copenhagen con le biciclette entro il 2015 e’ il target per diventare la migliore città ciclabile al mondo.
    Oggi, lungo i 350 km di piste ciclabili, in bici ci va già un terzo degli abitanti e metà degli spostamenti inferiori agli 8 km avviene sulle due ruote. Per i danesi andare in bici e’ naturale come lavarsi i denti: ci vanno in ufficio con la valigetta, a fare la spesa e ci portano in giro i bambini.
    La progettazione urbanistica favorevole alla mobilità sostenibile e’ iniziata negli anni ’70 e ’80, con continue aggiunte di piste ciclabili. In molti incroci i ciclisti hanno la priorità sia sulle auto che sui pedoni.
    http://www.ecowiki.it/copenaghen-e-la-migliore-citta-al-mondo-per-le-bici.html

  16. alberto giampaoli scrive:

    LifeGate
    Il numero di londinesi che raggiungono la City in bicicletta ha superato per la prima volta il numero di pendolari che usano l’automobile. Sono il 50 per cento.

  17. alberto giampaoli scrive:

    Lo scatto

    Biciclette di Amsterdaam

    Dove: Ferrara in Bici > Ferrara in bici > La Città delle biciclette

    La Città delle biciclette

    Ferrara è la “città italiana delle biciclette”, dove l’utilizzo di questo mezzo da parte dei cittadini è tra i più alti in Europa: nel 1991 la percentuale di utilizzo era del 30,7% contro il 30% di Copenhagen o il 27,8% dell’Olanda. Nel 2000 un’indagine realizzata da DataBank su un campione rappresentativo ha ribadito che il 30,9% dei ferraresi continua ad utilizzare la bicicletta.

    La città storica viene infatti considerata come un’unità urbanistica che privilegia l’integrazione della componente ciclistica, mentre per l’esterno-città sono state realizzate apposite piste ciclabili che consentono di raggiungere numerosi quartieri periferici.

    La consapevolezza di essere non soltanto la città italiana con il maggior numero di ciclisti ma di attestarsi anche a livelli europei, ha portato l’Amministrazione a dedicare in questi anni numerosi progetti ed iniziative alla bicicletta.

    Premio Città amiche delle biciclette al Comune di Ferrara

    1995 adesione al Circuito internazionale Cities for Cyclists

    1996 costituzione dell’Ufficio Biciclette presso l’Assessorato all’Ambiente

    1997 sottoscrizione della Bicycle Charter – Carta della Bicicletta per favorire l’uso della bicicletta e la rimozione degli ostacoli che ne rallentano lo sviluppo

    1998 approvazione dell’innovativo Biciplan all’interno del Piano Urbano del Traffico

    1999 posizionamento del cartello stradale “Ferrara città delle biciclette” a tutti i principali accessi alla città

    2000 1° Premio Città Sostenibili del Ministero dell’Ambiente per l’istituzione dell’Ufficio Biciclette per la mobilità sostenibile

    1° Premio Città Sostenibili del Ministero dell’Ambiente

    2001 realizzazione della Carta ciclabile di Ferrara, cartina con stradario e indicazione della rete ciclabile, dei comportamenti corretti da tenere, della segnaletica dedicata ai ciclisti e informazioni sui servizi

    2002 avvio dell’Operazione Ladri di biciclette per limitare i furti di bici

    2003 premio europeo per la Settimana della Mobilità organizzata a Ferrara

    2004 avvio del sistema “C’entro in bici” per l’utilizzo gratuito di biciclette pubbliche da parte dei pendolari

    2005 avvio di “RiCicletta”, laboratori gestiti da cooperative sociali per il riciclo delle biciclette abbandonate

    2006 ampliamento del servizio con sistema “C’entro in Bici” in 8 punti della città, gestione affidata a “FerraraTUA”

    2007 PPB (Piano Parcheggi Biciclette) su iniziativa della Circoscrizione Centro cittadino

    2008-2009 promosso dal Comune di Ferrara e coordinato da AMI. Oltre 80 iniziative di promozione all’uso della bicicletta.

    2009 Premio GPP (Progetti sostenibili e green public procurement 2009) – Menzione speciale al Comune di Ferrara. “Una menzione speciale viene indirizzata dalla Commissione al Comune di Ferrara, per aver svolto, fin dal 1994, attività di Green Procurement, istituendo un apposito assessorato all’Ambiente.
    Ferrara è nota in tutto il mondo per essere una città che valorizza gli alimenti biologici, per aver promosso l’uso delle biciclette ed istituito un apposito ufficio per la “mobilità sostenibile”che ha consentito alla città di essere nota a livello internazionale come la città delle biciclette, simbolo della sostenibilità e della qualità della vita locale.
    Inoltre, le attività inerenti all’adesione al processo di Agenda21 comportano in particolare l’intensificarsi delle attività internazioni e, da ultimo, la partecipazione al progetto europeo Pro-EE per la promozione dei prodotti e servizi ad alta efficienza energetica ha costituito un ulteriore elemento per qualificare l’eccellenza dell’operato dell’amministrazione.”

    2010 Convenzione Comune di Ferrara – AMI con il trasferimento all’Agenzia della Mobilità di tutte le attività di promozione dell’uso della bicicletta e del coordinamento di piani di mobilità ciclistica attraverso una specifica attività di Bicycle Management

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