Quali valori: regole in divenire?

25 maggio 2011

Il 22 aprile scorso sono stato alla presentazione della Bouwfabriek ad Almere, il nuovo quartiere inaugurato dal Wethouder Adri van Duivenstein, alla presenza del sindaco e dello Stedenbouwkundige (un urbanista) Willem Jan Neutelings che si è occupato della realizzazione del Masterplan. Bene.

E’ stata un’occasione per capire un nuovo modo di fare architettura; è stata un’occasione per vedere realizzate opere dove è stato privilegiato l’uso degli spazi collettivi, che poi è il tema di cui mi sto occupando da più di un anno con il mio gruppo di lavoro, HOME MADE; è stata un’occasione per conoscere nuove tipologie dell’abitare, nuovi metodi di aggragazione, uovi sistemi costruttivi, nuovi regolamenti e nuove prospettive per gli spazi pubblici. Bene.

Tornato a casa, ed acceso il mio computer, ho trovato su internet un post del mio amico Architetto Alessandro De Sanctis, su di un’area destinata dalla Provincia di Roma a spazi pubblici: il paragone mi è venuto spontaneo: Alessandro mi chiedeva se qui in Olanda ci fossero spazi pubblici inutilizzati, che cioè non hanno una destinazione definita. Perbacco! Ci siamo esercitati tre mesi su di un’area libera proprio per studiarne una destinazione pubblica connessa alle residenze: abbiamo sviluppato il CPO, uno studio cioè sugli spazi collettivi (in Olanda lo spazio è tutto pubblico, o per lo meno pianificato su scala urbanistica, e per collettivo si intende quello spazio legato all’attività umana del ricrearsi, teorizzata dal Movimento Moderno…) Di più: ci siamo soffermati sul concetto di CPO+, dove quel+ sta ad indicare gli spazi pubblici legati alle diverse età dell’uomo. Per esemplificare direi: uno “speltuin” per i bambini dai 3 ai 13 anni, con tutti i giochi all’aria aperta, oppure un “muistuin”, per gli adulti dai 40 in su, o ancora un laghetto artificiale, una serra, una terrazza dove prendere il sole od una veranda dove ritrovarsi a parlare o a prendere il caffè, ed appunto ricrearsi. Bene.

Tornando ad Almere, alla manifestazione del 22 aprile era pieno di gente: c’erano architetti (architets), che vendevano i loro progetti, makelars (agenti immobiliari), che cercavano di accaparrarsi i terreni più a buon mercato per investirci, inwoners (abitanti), che cercavano di orientarsi alla ricerca di un’abitazione adatta alle loro esigenze, anche economiche. Bene.

Di seguito il sito: www.ikbouwmijnhuisinalmere.nl

Io ho seguito un paio di interventi: uno nel quale un timmermann (falegname), specializzato nella realizzazione di residenze di lusso, ci ha raccontato la sua esperienza, frutto della collaborazione con un Architetto nella realizzazione di una casa completamente in legno, tutta in materiale bioecologico. La mia prima impressione è stata positiva: ad Almere si stanno sperimentando varie novità:  vedi link

Gli architetti, per esempio, comprano i terreni ed offrono la loro prestazione adeguando il progetto alle tue esigenze, eliminando anche in questo caso il plusvalore dato dall’agenzia immobiliare. Ho visto per esempio su un catalogo progetti di case che si potevano modificare in funzione del numero degli occupanti, a fronte di una spesa irrisoria. E del resto casa……….. era disposta su due livelli, con la zona notte al piano di sopra, ma aveva un ingresso secondario per accedere ad un open-space inizialmente adibito a studio professionale, ma che un domani poteva trasformarsi senza grossi cambiamenti in una nuova unità abitativa. Ero incuriosito dal prezzo di costo di un’abitazione siffatta, e per farmi un’idea dal rapporto con l’Italia in generale e con Roma in particolare ho formulato la mia domanda: il prezzo di costo di quella casa si aggira sui 1.000 euro/mq. Bene.

Il fatto però che più di ogni altro mi ha colpito è che il Wethouder Adri van Duivenstein ha parlato di nuove regole per le costruzioni, che andranno scritte dopo la realizzazione della Bouwfabriek, invertendo quindi il processo legislativo usuale, che va dalla teoria alla pratica. Questa allora è la forza delle idee! Ricordo Neutelings, che nel suo discorso introduttivo ci raccontava come inizialmente fosse anch’egli incredulo rispetto agli spazi collettivi ed alla possibilità di sviluppare insieme agli abitanti un nuovo quartiere, ma di essersi reso conto con il passare del tempo che l’idea aveva un suo valore, da non sottovalutare…Bene.

Ricordo un altro workshop, di una abitante di Villa Overgooi, progettata da Next Architecten. La villa è una palazzina dove sei famiglie condividono tutti gli spazi comuni: ognuno ha una terrazza sua propria, ma poi gli spazi a giardino e tutto il terreno circostante la palazzina è destinato ad attività comuni: muistuin, speltuin e quant’altro. Bene.

Alla luce di quanto detto, credo sia evidente la differenza fra le regole che nascono dal basso, che sono frutto di un processo condiviso, e si adeguano alle esigenze del cittadino, e le regole calate dall’alto, che rappresentano dei vincoli (ossia strumenti coercitivi che nessuno spazio lasciano alla fantasia dell’uomo). Allora torniamo al discorso iniziale, su cui abbiamo impostato tutto il nostro ragionamento sui vincoli: qual’è il punto di partenza? E la domanda nasce di nuovo spontanea: perchè imporre un vincolo invece di costruire regole condivise dalla collettività? I vincoli possono costituire uno stimolo all’individuazione di soluzioni brillanti per superare i limiti ad essi correlati, ma non possono costituire l’unico punto di partenza, per di più inseriti nelle leggi che sono in contrasto con il comulne sentire, perchè altrimenti è logico che si instaura un meccanismo volto a scavalcarli ed a non rispettarli: L’ABUSIVISMO! In Olanda l’abusivismo non esiste, ma semplicemente  perchè non ci sono i vincoli…esiste invece un “schoencommissie”, commissione di bellezza, al vaglio della quale sono sottoposti tutti i progetti di modifica del territorio, che stabilisce che cosa si puà fare e che cosa no, ed ogni comune ha i suoi regolamenti, proprio come da noi! Bene.

Ora, potremmo stare a parlare per ore sull’opportunità di prendere esempio dall’Olanda per trovare un modo per uscire dalla crisi, ma sono convinto della forza delle idee, e dell’opportunità di partire da esse per superare i problemi. Una soluzione può certo essere quella di esplorare una terza via all’abusivismo ed ai condoni, prospettata da Alfonso Gambardella in un articolo sull’abusivismo apparso sul CORRIERE DEL MEZZOGIORNO (inserto di Napoli e Puglia del Corriere della Sera) del 24/02/2011. Per il resto chissà: chi vivrà vedrà!


8 Commenti a “Quali valori: regole in divenire?”

  1. Se una proposta analoga come quella fatta in Olanda venisse fatta in Italia, parleremmo di: speculazione, urbanistica che risponde alle leggi del mercato e dei palazzinari, violazione delle norme di deontologia professionale per gli architetti che comprano i terreni e fanno gli imprenditori.
    Come la mettiamo?
    Una nota: non solo il movimento moderno ha parcellizzato lo spazio per funzioni, ma adesso viene anche parcellizzato per età all’interno delle funzioni: da 3 a 13, over 40, over 60. Over 70 ci sarà l’eutaniasia per risparmiare sulle pensioni. Chissà se c’è uno spazio diviso anche per sesso e per religione? Ognuno chiuso nel proprio recinto specializzato, la fine dell’idea stessa di città e di società aperta e democratica.
    Non mi sembra propriamente una conquista e nemmeno una “modernità” di cui portare vanto ma una vera regressione.
    Saluti
    Pietro

  2. alberto giampaoli scrive:

    Gent.mo Pagliardini,
    questa volta mi permetto di risponderti,
    per me l’Olanda e la Danimarca dovrebbero essere prese ad esempio per le loro città e per l’architettura contemporanea che riescono a costruire. Architettura, (bio, cont, eco) senza specifiche, perché è normale che ad oggi le costruzioni dovrebbero essere sostenibili (barriere architettoniche, economia, energia etc.). Gli spazi non sono divisi e non sono ghetti(ghetti vengono definiti e a volte vissuti, i finti quartieri magari recintati con finti negozi d’epoca etc.), solo si pensa a tutte le generazioni, nel rispetto delle loro esigenze. Ti assicuro che vedere famiglie, nei paesi nordici, con nonni, genitori, figli e nipoti, andare ai musei, mangiare all’aperto e giocare è un bel vedere e probabilmente un bel vivere, oltretutto ciò non gli toglie la loro indipendenza, anzi. Per esempio in un nuovo quartiere dopo averlo costruito, chiaramente con i servizi, i trasporti, le scuole il lavoro già presenti, si sono accorti che nel quartiere mancava la presenza di persone di età tra i 14-18 anni, hanno, dopo aver fatto un sondaggio tra la popolazione e riferito alla cittadinanza, subito pensato di costruire un impianto per gli sport adatti a quella età, vicino naturalmente ad altri spazi pubblici. Perché gli spazi sono pensati per tutti ma in modo inclusivo e non esclusivo. E’ un concetto molto importante a cui, in Italia, sta lavorando la facoltà di Architettura di Ferrara. Uno spazio speciale non deve essere bello a volte brutto solo per , ma bello anche per, per tutti pensando ad ognuno. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. A volte si fanno analisi semplicistiche e si risponde in modo complicato, non mi sto riferendo in particolare ad alcuno, si dovrebbero fare analisi complesse e dare soluzioni semplici, il tutto nella molteplicità (inutile specificare la bibliografia). Il contemporaneo è anche questo. Il passato non sempre lo ha fatto, perché semplicemente non si era posto alcune problematiche.
    Ciao
    alberto giampaoli

  3. Caro giampaoli, tu come tutti puoi permetterti di rispondermi quando vuoi senza porti problemi di sorta. Io in verità non discuto l’Olanda, che ho visitato e di cui apprezzo moltissime cose, compresa la grande ricchezza economica individuale e collettiva, e anch’io ho visto un popolo di persone apparentemente (mi permetto un margine di dubbio perché per esserne certi non basta l’apparenza) felici e fiduciosi nel futuro (infatti fanno molti figli). Anche se non sono tutte rose e fiori e hanno seri problemi con l’integrazione religiosa e con la società multiculturale che sta cambiano fortemente lo scenario di tolleranza che l’ha caratterizzata. Non è questo il punto.
    Il fatto è:
    – ripeto, non in questo blog ma l’ho scritto mille volte in altri, che l’Olanda è un posto speciale e unico per essere un territorio letteralmente costruito dal niente sottraendolo al mare, e la geometria, e quindi il progetto, è nel DNA della sua stessa formazione di stato e nazione. Tutto è progettato, tutto o quasi nasce dal niente e c’è la chiara percezione di un ordine molto user friendly, in verità, favorito anche dall’essere tutta pianura, dall’avere molta acqua ma non solo. Le stesse pale eoliche, distribuite spesso lungo i canali, quasi fossero alberi, sono belle ma sono uno dei segni visibile della artificialità del progetto e del territorio. Ben diverso dal nostro che è si costruito e modellato dall’uomo, ma non esattamente progettato con l’intenzionalità del progetto ma con l’aderenza alla natura frutto di coscienza spontanea. Quindi se è bene conoscere le realtà di altri paesi, così vicini, tutto sommato, ma così diversi, non è bene pensare di imitare ciò che non è imitabile. E’ un atteggiamento, e lo dico senza intento offensivo, provinciale, cioè di coloro che vedono qualcosa di diverso e che appare o è bello e subito pensano di poterlo applicare a casa propria;
    – la mia osservazione critica, nel senso di evidenziare, forse esageratamente, le conseguenze di ciò che sta scritto nel post voleva sottolineare il fatto che l’estremizzazione della specializzazione e della organizzazione del tempo libero (cioè una specializzazione ulteriore all’interno di una fase del tempo di vita specializzata quale il “tempo libero”, eredità del solito teorizzatore Le Corbusier) anche per fasce di età, non è concettualmente, a mio parere, un bene per la società. La separazioni tra generazioni è già un fatto in buona misura naturale, esagerare con luoghi e attrezzature specifiche dedicate non contribuisce affatto ad una società omogenea ed integrata. Abbiamo gli spazi per i giovani, e gli anziani che vengono incoraggiati a stare insieme (nei ricoveri), e gli ammalati di certe patologie che fanno i gruppi per condividere la loro malattia, e i divorziati che si riuniscono tra loro, e i più poveri che vengono relegati in abitazioni popolari, e gli immigrati che popolano solo certi quartieri ….. ce ne propongono una al giorno di questi ghetti: mi sembra una società a compartimenti stagni che crede di risolvere i problemi spacchettando per classi sociali, per malattie, per classi di età, per gusti.
    A me questa società non piace e tutto ciò che contribuisce ad incrementare questo trend lo reputo una debolezza e un fattore negativo, alla lunga.
    Poi è chiaro che alla scuola elementare ci vanno i bambini e al parco giochi pure e ai concerti di norma ci vanno i giovani, mentre a ballare il liscio, salvo mode passeggere, ci vanno gli anziani; c’è naturalità in questo, rientra nel normale svolgersi della vita. L’esasperazione di questa tendenza rientra invece nella visione di una società tutta perfettamente organizzata, molto razionale, molto pianificata. A me sembra, e questo è un mio preciso convincimento che ovviamente non intendo imporre a nessuno, che la nostra società occidentale e soprattutto europea, abbia già troppe regole, troppe leggi, troppi divieti, e così pure le nostre città e che ci sia bisogno di maggior libertà individuale, di maggiore fantasia, di maggiore umanità e senso di responsabilità, che non si ottiene certo con le leggi e con i divieti, ma con le scelte individuali, le quali invece non vengono favorite affatto.
    Io sono un fumatore, ad esempio, e non tollero l’esagerazione di chi vuole impormi uno stile di vita diverso e più sano. Se sbaglio, e sbaglio, ne ho tutto il diritto perché riguarda la mia persona e non ho alcun obbligo di essere sano verso la collettività, semmai verso me stesso e la mia famiglia. Sembra una divagazione fuori tema, ma non lo è.
    Grazie
    Pietro

  4. alberto giampaoli scrive:

    Caro Pietro,
    il concetto di “design” inclusivo al posto di progetti “speciali” esclusivi è esattamente il contrario
    non sono spazi specifici per età, handicap, ma spazi per tutti, pensati per ognuno, non prevede divieti, e si può realizare ovunque.
    Esempio: il progetto europeo per bagni per tutti nei treni, Facoltà di Architettura di Ferrara: è bello, è per tutti, è stato studiato moltissimo, non ha divieti.
    A parte che personalmente “copierei” l’Europa del Nord anche se personalmente contrario acopirae, oltretutto non recependo queste divisioni negli spazi pubblici, anzi,
    giustamente non si dovrebbe copiare un modello, ma studiarlo e progettare un modello adatto al luogo.
    Il problema forse è un altro: è meglio discutere, ammesso che lo siano, di spazi pubblici forse un pò divisi tra loro, oppure di spazi inesistenti. Perchè se è vero che l’Olanda e la Danimarca sono isole felici tu scrivi dalla Toscana che per molti versi, correggimi se sbaglio, presenza di servizi pubblici, forse ha meno problemi di altri luoghi.
    ciao alberto
    ciao
    alberto

  5. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Pagliardini, trovo molto interessanti i tuoi commenti che condivido nella loro impostazione filosofica. L’unica cosa che non mi torna è che Coppola, nel suo post, parlava di una progettazione che partiva dal basso, cioè dagli utenti, anche se progettata, e poi viene normata a posteriori.
    Luca poneva l’accento soprattutto su questo, su come una legge basata sul rigido divieto, non possa venire incontro alle esigenze della gente e abbia come conseguenza naturale l’abusivismo.
    In questo senso credo che non ci sia contraddizione con quanto affermi (meno regole!). Credo che il tema della “compartimentazione” delle classi e fasce d’età delle persone sia, nello scritto, assolutamente secondario.
    Credo infine che tu l’abbia colto come prioritario a causa di una tua sensibilità sul tema particolarmente sviluppata.
    Un saluto.

  6. Giulio Paolo: sì è vero, sono particolarmente sensibile al tema della libertà e della responsabilità individuale e quando sento puzza di bruciato vedo solo quello. Diciamo che ho letto con un filtro un po’ troppo selettivo.
    Diciamo anche, a mia parziale attenuante, che non è che fosse estremamente chiaro il contenuto del post, nel senso che è molto generale.

    Alberto: In Toscana, effettivamente, quanto a servizi pubblici siamo certamente messi meglio di altri luoghi. Però, ad esempio, nel disegno dello spazio aperto siamo al livello generale, cioè pessimo, perché la cultura del disegno urbano è uguale ed omogeneamente pessima ovunque. Gran parte del merito di una vita forse migliore che altrove è comunque merito della natura e dei nostri antenati.
    Adesso mi fumo una bella sigaretta e speriamo di non essere denunciato per istigazione a delinquere.
    Per restare al pezzo, proprio oggi sul Foglio c’è questo articolo sul fumo:
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/9014
    Ciao
    Pietro

  7. qfwfq scrive:

    AH AH
    l’architettura in fumo
    anche Pietro a volte sa sdrammatizzare…..

  8. Luca Coppola scrive:

    @ Giulio Paolo:
    Hai colto nel segno: sto cercando di capire quale sia il sistema normativo che regola il mondo delle costruzioni, e mi pare che il meccanismo qui in Olanda sia completamente invertito. Con questo voglio dire che le regole, e quindi “i vincoli” verranno dopo, quando la costruzione della
    città sarà avvenuta…ed era proprio questo che mi intrigava!
    La mia ricerca comunque non si ferma, nel senso che sto cercando di addentrarmi nei meccanismi del costruire, sto intressendo rapporti e relazioni per capire fino a quanto l’Olanda è “altro” dall’Italia.

    A breve una sintesi degli ulteriori sviluppi!

    Ciao
    Luca

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