Ordine degli architetti di milano non approvato bilancio consuntivo

Quando ho ricevuto la mail del nostro amico Giovanni Loi di Milano, credevo che fosse uno scherzo. In realtà è tutto vero a Milano non è stato approvato il bilancio consuntivo 2010 dell’Ordine degli Architetti.

E’ un risultato importantissimo che dimostra come gli iscritti, che si ritrovano ad essere in una condizione lavorativa sempre più drammatica, comincino a rendersi conto dell’inutilità degli Ordini professionali che non fanno quasi nulla dei loro compiti istituzionali ma che sono diventati dei circoli privati per gestire grosse quantità di denaro nell’interesse di pochi.

Si pensi che il fatturato dell’Ordine di Roma è di quasi 4 milioni di euro.

Oggi bisogna avere il coraggio di ripensare la funzione di un Ordine professionale che si rifà ad una Legge istitutiva che ha quasi 100 anni, provate a pensare come è cambiata la società in questi ultimi 100 anni e vi renderete conto che o si riparte da zero ripensando totalmente la funzione e i compiti di un Ordine professionale o bisogna chiuderli.

Vi riporto il post scritto da Giovanni Loi di anarchit pubblicato sul forum del Corriere.it e i relativi commenti:

Inviato da: Giovanni Loi il Lunedì, 02 Maggio 2011

Sin dal 1995 conduco una serissima battaglia sui bilanci dell’Ordine degli architetti di Milano.
I diversi Consigli che si sono succeduti hanno sempre aspramente censurato le mie considerazioni che attengono alle funzioni istituzionali di un Ordine professionale ed ai modi di finanziarlo, così come la legge prevede.
Posso assicurare che il Ministero della Giustizia, da me più volte chiamato in causa, ha ritenuto di non dover mai intervenire nel merito, consentendo, per più di 3 lustri, che si riproducesse una prassi che esula da quanto la legge prevede.
La norma che limita le spese di un Ordine come il nostro è sancita dal DdgL. n° 382 del 1944 che recita: “Art. 7 – Il Consiglio provvede alla amministrazione dei beni spettanti all’Ordine o Collegio e propone all’approvazione dell’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo. Il Consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine o Collegio, stabilire una tassa annuale, una tassa per il rilascio dei certificati e dei pareri per la liquidazione degli onorari.
Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre a quelli previsti da questo decreto, può essere imposto o riscosso per l’esercizio della professione a carico degli iscritti nell’albo.”
Per giudicare la bocciatura odierna dei Bilanci dell’Ordine di Milano, che personalmente, a fini di giustizia e di interesse pubblico, auspicavo sin dal 1995, bisogna conoscere quali sono le reali funzioni attribuite per legge ad un Ordine, ovvero ad un Ente sostitutivo dello Stato che detiene poteri di magistratura disciplinare nei confronti dei propri iscritti, i quali, sempre per legge, sono obbligati ad essere tali qualora intendano esercitare la libera professione.
Ebbene queste limitatissime funzioni sono: la tenuta e aggiornamento dell’Albo; stabilire il contributo annuo per essere iscritti all’Ordine; dare pareri sulle controversie professionali e sulla liquidazione degli onorari; vigilare sulla tutela dell’esercizio professionale.
Si può spiegare perché la norma del 1944 imponeva questi limiti. Perché al di là di questi limiti si potrebbe imporre una tassa che agevola la costituzione di qualche cosa di molto diverso che somiglia al vecchio sindacato unico ad iscrizione obbligatoria che proprio la stessa legge del 1944 aveva abolito.

Inviato da: Avolpato il Venerdì, 29 Aprile 2011

Milanesi ieri ho assistito ad un evento a dir poco soncertante! Nella Milano dell’expo, delle grandi infrastrutture, dei cantieri in ogni dove, delle gru che modificano la skyline della cittò, la Milano dell’eccellenza nonchè culla del design….gli architetti si rivioltano al loro Ordine Proessionale!!!!bocciando il bilancio consuntivo dell’esercizio 2010, con una votazione veramente testa a testa come nei film di suspance:73 aveti diritto al voto, di cui 69 votanti….34 favorevoli, 34contrati, una scheda bianca….quindi non superata la solgia del 50%+1 votante necessaria all’approvazione di un bilancio che “Cuba” 2 milioni di euro….

alla fine della votazione gli animi si scaldano, si ipotizza una seconda votazione in quanto tale circostanza non è mai successa…ma chi come me ieri c’era sà già che il ministrero di Graziea e Giustizia commissionerà il ricco e nutrito ordine degli architetti dellsa MIlano dell’Expo….

Cosa succederà della nostra città????

Inviato da: jlondon il Venerdì, 29 Aprile 2011

ordini professionali quanto di più corporativo e inutile ci possa essere

Inviato da: SuperMario il Venerdì, 29 Aprile 2011

Solo 69 votanti?
Vuol dire che gli architetti di Milano pagano le quote professionali e tacciono, disinteressati a come vengono gestiti i loro soldi e le loro pensioni.
Si vede che ne hanno già troppi.

Inviato da: bstucc il Venerdì, 29 Aprile 2011

E poi? Il parere di un ordine professionale è forse vincolante?

Inviato da: Scatulin del Luster il Venerdì, 29 Aprile 2011

Anche io c’ero.Ho fatto da presidente di seggio. Ringrazio Volpato per la sua disamina dell’accaduto. E’stato emblematico.
Su 12000 iscritti eravamo solo in 73! ma non stupitevi, gli anni passati i numeri erano addirittura più bassi!
Orbene ho appena terminato la telefonata con la Presidente dell’Ordine, sul fatto che essendo presidente di seggio nominato dagli iscritti, dovessi redigere un particolare verbale e/o recarmi anche oggi in sede. Mi ha tranquillizzato dicendomi “ma tu non hai dormito la notte per il problema della non approvazione del bilancio?”.
Confesso verso quasi 200 euro annui di quota di iscrizione e mi rugherebbe un po’ far precettare il mio Ordine professionale che ricordo, come è emerso ieri sera, ha anche compito di magistratura e deve controllare che gli iscritti si comportino rispettando etica e deontologia professionale.
Per legge però (ricordo risalente al ventennio), come ridadito da me e da altri colleghi intervenuti nella dichiarazione di voto, l’ordine ha il solo obbligo di tenuta elenco iscritti e suo aggiornamento e di controllo del rispetto delle norme professionali deontologiche degli stessi.
Non è scritto da nessuna parte nel codice civile ne riportato in alcuna Legge attualmente vigente che si debba con la propria quota OBBLIGATORIA necessaria per poter esercitare la professione, pagare siti internet, serate culturali, riviste, bella sede, pubblicazioni, viaggi di rappresentanza.

No non è d’obbligo per alcun iscritto.
Quindi voglio poter scegliere di quali servizi avvalermi. Allo stato attuale qualsiasi collega se vuole può partecipare e fruire dei servizi messigli a disposizione altrimenti li paga comunque, con la sua quota annuale per tutti gli altri che ne fanno uso…
Il fatto che dopo il mio intervento sia arrivato uno scroscio di applausi dai colleghi faceva presagire che il bilancio a consuntivo non venisse approvato. Ricordo a tutti che, se è vero che 200 euro all’anno non fanno la differenza per molti colleghi “arrivati”, la fanno eccome per tutti i giovani Architetti milanesi neo iscritti all’ordine che vengono sfruttati dai colleghi arrivati per 800-1000 mese in partita iva e oltretutto sono proprio coloro che lavorano alacremente e rendono realizzabili le cose che poi vedete per la città, nelle belle presentazioni: cad, rendering 3D, nuove tecnocnologie, housing sociale, design, insomma il futuro!e quindi Evviva la doppia quota: minimum tax per tutti e quota aggiuntiva per tutti i servizi in più!

Saluti! Scatu

Inviato da: Alexx il Venerdì, 29 Aprile 2011

Se l’ordine degli architetti è come quello dei medici non serve, per fare il medico ci vuole la laurea, l’esame di stato per l’abilitazione e per alcune cose la specialità, l’iscrizione all’ordine non è richiesta per lavorare negli ospedali o alle asl, è una cosa privata e facoltativa, quindi anche le minaccie di essere espulsi dall’ordine lasciano il tempo che trovano.
non lo sapevate ? beh ora si !!
Alexx

Inviato da: viktor_66 il Venerdì, 29 Aprile 2011

Fosse successo all’ordine dei commercialisti sarebbe stato splendido!

Re: Ordine degli architetti di milano non approvato bilancio consuntivo

Inviato da: Spider il Lunedì, 02 Maggio 2011

Chissà che succederà all’Ordine Avvocati… ho visto un bilancio a pareggio da oltre 6 mln…


9 Commenti a “Ordine degli architetti di milano non approvato bilancio consuntivo”

  1. Qfwfq scrive:

    “Vuol dire che gli architetti di Milano pagano le quote professionali e tacciono, disinteressati a come vengono gestiti i loro soldi e le loro pensioni”

    e gli architetti di Roma?

    ricordo per esempio che i colleghi romani hanno di nuovo i loro rappresentanti in INARCASSA solo per una manciata di voti
    qualche collega invitato ad andare a votare rispose “io non mi interesso di queste cose….” cioè paghi 1.000 2.000 euro e non ti interessi cos ci viene fatto?

    per l’ordine è lo stesso (parliamo sempre di più di 200 euro a testa)
    Lo stesso Schiattarella ha più volte combattuto prima di tutto contro l’indifferenza dei non vontanti….

    anche qui è il caso di citare Gramsci: “odio gli indeifferenti”

    Chi si disinteressa è complice e connivvente

  2. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Credo che anche l’Ordine di Roma sia sulla stessa strada. Ho partecipato alle riunioni di bilancio di quest’anno e posso affermare che in quella di bilancio consuntivo i voti favorevoli hanno superato a malapena il 50%. Il resto erano astenuti e contrari….. vorrà dire qualcosa?
    Insieme ad altri colleghi siamo intervenuti in entrambe le assemblee, facendo rilevare grosse perplessità in alcuni capitoli del bilancio, particolarmente in quelli dedicati alla “promozione della professione” e alla pubblicazione della rivista AR per mezzo della casa editrice dell’Ordine, la Prospettive Edizioni.
    Stiamo parlando di un fiume di denaro che alimenta più di 100 manifestazioni (ci manca solo l’elezione di miss architetto!) l’anno all’interno della Casa dell’Architettura e di una casa editrice che pubblica libri per la maggioranza dei quali l’attinenza o l’ausilio alla professione dell’architetto sono inspiegabili.
    Il presidente dell’Ordine di Roma, Amedeo Schiattarella, persegue la “linea politica” con la quale è stato eletto nel 1998 (anche all’Ordine di Roma si sono istituite le cariche a vita, come in parlamento) nella quale puntava ad una riqualificazione culturale dell’immagine e della professione dell’architetto.
    Nel frattempo però l’economia italiana e la professione hanno subìto un cataclisma per il quale tutti, i giovani soprattutto stanno pagando e pagheranno le conseguenze.
    Non si può fare finta di nulla e mantenere la stessa linea politica del 1998.
    Il presidente e i consiglieri che lo appoggiano sembrano l’orchestrina che suona sul ponte del Titanic…

  3. A Milano è successo quello che abbiamo tentato di fare a Roma, evidentemente non con lo stesso impegno da parte di tutti a cominciare dal sottoscritto. Però questa euforia, che mi sembra di cogliere tra gli amici di AMATE L’ARCHITETTURA per il risultato sorprendente di Milano, mi provoca un pò di disagio pensando a quello che ci siamo detti nell’ultimo Consiglio Direttivo del nostro movimento dedicato in gran parte proprio alle posizioni da assumere verso l’Ordine di Roma per continuare la nostra “battaglia” verso un cambiamento totale della gestione dell’Ordine e di chi oggi lo rappresenta. Cosa che mi sembra nessuno di noi metteva in discussione, anche se con varie sfaccettature tra strategie e tattiche da seguire. Non è certo questo il luogo per approfondire l’argomento che avremo modo di fare prossimamente, ma credo che per onestà intellettuale e per amore della verità non possiamo esimerci di testimoniare la nostra vicinanza ed il nostro sostegno ad Eleonora Carrano, che per prima ha aperto un fronte, contro l’Ordine di Roma. Io voglio farlo qui pubblicamente. Su questo fronte molti di noi, con rispettabilissime motivazioni, trovano difficoltà a posizionarsi ma io credo che oramai, anche alla luce di quanto successo a Milano, non possiamo più eludere questo problema. Ha ragione Giulio Paolo che Consiglieri e Presidente dell’Ordine di Roma sembrano l’orchestrina che suona sul ponte del Titanic, ma noi dovremmo evitare di poter essere paragonati a quelli che stavano immobili sulle scialuppe in attesa di qualcuno che li andasse a salvare.

  4. Mi piace il commento riportato nel post del presidente di seggio di Milano: quota minima per tutti e chi vuole servizi se li paghi.
    Primo: se fosse possibile non saprei proprio quali servizi potrebbe fornire l’Ordine che non si trovino altrove (a parte il visto notule, che però è già a pagamento), quindi pagheremmo tutti la quota minima, quindi l’Ordine diventerebbe altro da quello che è oggi, cioè tornerebbe alla sua funzione originaria dettata dalla legge, vale a dire tenuta dell’Albo e vigilanza sul rispetto della deontologia (ammesso sia possibile con i numeri in gioco).
    Secondo: poichè non credo sia possibile in quanto l’Ordine esiste per legge e tutti per legge dobbiamo esservi iscritti, si configurerebbe probabilmente un’organizzazione di tipo privatistico molto simile ad una associazione. Ma a quel punto è chiaro che sarebbe la fine dell’Ordine come lo conosciamo.

    Insomma la provocazione è bella perché potrebbe creare situazioni paradossali capaci di mettere in crisi il sistema. Constato tuttavia con una certa soddisfazione che l’esistenza dell’ordine viene sempre più messa in discussione, perché il non votare il bilancio “consuntivo” è un fatto di gravità ed eccezionalità assoluta e mi meraviglia moltissimo l’indifferenza della risposta della Presidente (se ho capito bene). Quanto all’assenteismo è un dato fisiologico, più che patologico, con cui fare i conti, non solo per l’ordine ma per qualsiasi altra situazione in cui è richiesta partecipazione.
    Quello che sconcerta è la mancanza di interesse per INARCASSA, dove si parla di soldi veri, del proprio futuro pensionistico. Ma questo dipende probabilmente dall’età prevalente degli architetti, piuttosto bassa, e da giovani la pensione è un traguardo lontano che sembra riguardi solo gli altri. Invece proprio ai giovani dovrebbe interessare di più, perché se continua così temo per loro che dovranno pagare moltissimi soldi per “me” e molti altri come me e quando toccherà a loro avranno ben poco da dividere. Ho letto invece che la cassa dei medici ha acquistato il palazzo Rinascente a Milano per molte decine di milioni di euro, ma hanno ottenuto un rendimento di quasi il 5% l’anno. Questo sì che è stato un affare. Vorrei sapere se INARCASSA ne fa di simili, invece che buttare i nostri soldi per la Fondazione.
    Saluti
    Pietro

  5. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Pietro guarda che “affare” ha fatto l’Inarcassa cercando di costruire un edificio a Roma (via Po) e avendo il cantiere bloccato da anni. Non parliamo poi degli avventurosi investimenti in borsa e fondi che ci hanno fatto perdere un bel po’ di soldini.

  6. qfwfq scrive:

    Carissimi tutti
    tutti noi (intendendo altro diverso da voi che avete commentato con molta forza il post) siamo un po’ vittime di eccesso di taticismo e di italianissima inteligenza analitica.

    tutti bravi a studiare la situazione, fino ad approfondire ogni minimo dettaglio della situazione, fino a elaborare raffinatissime strategie tattiche che ci indichino l’esatto preciso momento in cui è lecito agire piuttosto che frenare (in attesa di giorni più favorevoli)

    questo raffinatismo estremo (categoria mentale dello sport estremo) arriva ad elaborare spericolatissime riflessioni sulla condizione umana e sociale dell’italia nostra, illustrando con sapiente maestria l’inamovibile montagna che tocca scalare per ottenere pochi, minimi risultati

    questo ripidissimo acume, immobilizza le menti, imprigionate dal fatale fatalismo del “così è sempre stato, così è, così sarà”;

    quindi tanto vale sedersi ed aspettare che qualcosa accada, mentre si riflette sul da farsi

    la mia natura indolente non mi aiuta alle battaglie rivoluzionarie per cui vi ringrazio dello sprone continuo e permanete che voi tutti (Giorgio, GPG, Eleonora, Pietro) mi date per alzarsi e combattere.

    Prendo le vostre esortazioni con vivo interesse e mentre mi alzo per venirvi incontro:
    ci rifletto un po’ su

    🙂

  7. Purtroppo, qfwfq, “il momento delle decisioni irrevocabili” (scusate la citazione mussoliniana che non mi appartiene affatto ma ora ci sta bene), nel senso che i tatticismi non pagano in questo paese. A Milano non hanno fatto tatticismi, hanno votato contro, con un gesto un po’ irresponsabile ma decisivo. Io, probabilmente, non me la sarei sentita di fare un gesto di questo tipo. Però hanno ragione loro, se si vuole cambiare.
    Purtroppo la logica del tanto peggio-tanto meglio sembra essere l’unica possibilità per cambiare qualcosa. Forse in peggio, ma meglio che la morte per inedia….
    Ciao
    Pietro

  8. qfwfq scrive:

    in altri momenti le decisioni irrevocabili hanno portato, oltre che ai totalitarismi, anche agli anni di piombo
    io propenderei per una

    sanademocraticanonviolentalottasuidiritticiviliagitautilizzandoimeccanismi(imperfetti)chelapartecipazionedemocraticaciconsenteanche nelle relazioni ordinistiche (detta e letta così, tuttadunfiato)

    per restare al nostro piccolo microcosmo, anche per far saltare una assemblea di bilancio ci vuole un gruppo di persone (fisiche) che decidano di dedicare un intero pomeriggio ad una cosa che, incredibilmente, viene percepita dai più come indifferente
    personalmente non ritengo che spaccare tutto purchè sia, sia una scelta che si possa intraprendere intenzionalmente

    ma…

    se obbiettivo ci deve essere, quello che mi preme di più è proprio la rottura del muro dell’indifferenza (o peggio dell’interesse “interessato”)

    la domanda, la riflessione (che però non vuole essere portatrice di immobilismo) è se la radicalizzazione dello scontro non sia proprio più favorevole al mantenimento dello status quo

    viceversa se non si recupera in termini di partecipazione, se non riusciamo ad essere coinvolgenti (inclusivi) qualsiasi rottura rischia di essere solamente fine a se stessa

    non ho risposte,
    le lascio a chi sembra più sicuro delle sue certezze

    per chiuderla con antonello venditti:

    “bomba o non bomba, noi arriveremo a Roma!”

  9. recuperareinterminidipartecipazioneèlasolitalitaniaperlasciarelecosecomestannoecontinuarenellindifferenzagenerale
    Non ho certezze, se non che gli ordini sono figli del passato e non funzionano. La partecipazione non è un obbligo, è una scelta, un diritto e non un dovere. La partecipazione come dovere è autoritarismo mentre ognuno deve essere libero di fare ciò che vuole.
    E se si vuole recuperare partecipazione, che è cosa buona e giusta, la cosa migliore è fare la cosa migliore possibile.
    Pietro

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