Archivio di marzo 2011

Leopoldo Freryie è il nuovo Presidente degli Architetti italiani

Il 16 marzo 2011, nel corso della seduta di insediamento del nuovo Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, è stato eletto il nuovo presidente: l’architetto Leopoldo Freyrie.

Dalle prime dichiarazioni del nuovo presidente si ha l’impressione che sia un giovane appena arrivato e pieno di entusiasmo, in realtà a parte la relativa giovane età (52 anni, che per una architetto equivale a un bambino), è seduto sulle poltrone del Consiglio Nazionale degli Architetti da ben 13 anni!!!

Ha subito dichiarato:

E’ necessario che il nostro Paese abbia finalmente un riferimento certo, dal punto di vista normativo ed istituzionale, in materia di tutela e di promozione del patrimonio culturale e che si adottino adeguate politiche di promozione della qualità architettonica e progettuale in Italia e all’estero.”

“La grave crisi economica che ha investito il nostro Paese ha duramente colpito gli architetti italiani, aggravando le conseguenze di un mercato già asfittico, sovraccarico di burocrazia e afflitto dalla carenza di regole che garantiscano scelte meritocratiche. La politica continua a non cogliere il legame molto stretto che lega il superamento della crisi alla piena valorizzazione del contributo di idee e di  iniziativa delle professioni intellettuali che sono il motore dell’innovazione, dell’economia, dei valori della comunità e dell’ambiente”


“E’ vergognoso si sia ancora in attesa di quelle riforme - richieste da anni - che riguardano l’ordinamento professionale, la semplificazione normativa, gli incentivi per i giovani, gli strumenti concorsuali e meritocratici nella scelta dei progettisti. Noi non aspettiamo Godot: agiremo e sarà la politica a rincorrerci”


“Ma è ai giovani che dedicheremo le nostre maggiori energie: lavoreremo per impedire che un’intera generazione di giovani architetti - cui
dovremmo affidare la qualità dell’ambiente dell’Italia futura -  sia espulsa o addirittura non abbia la possibilità di entrare nella professione e nel mercato.”

“Siamo soddisfatti per la sentenza della Corte di Cassazione che, limitando lo sconfinamento delle attività dei geometri nelle professioni di architetto e di ingegnere, ristabilisce in modo inequivocabile il principio del rigoroso rispetto delle competenze professionali di ciascun soggetto.”


“Tra le altre priorità del nuovo Consiglio Nazionale quelle di proporre progetti per una rivalutazione dell’ambiente, del territorio e del patrimonio architettonico con iniziative per lo sviluppo sostenibile; così come per il recupero e la sostituzione dell’edilizia pericolosa e inabitabile; e progetti per la promozione e la rivalutazione degli spazi pubblici. A corollario, un forte impegno per la qualità dell’architettura, affinché la “meritocrazia del progetto”, con la diffusione dei concorsi di architettura, trovi spazio anche sul mercato”

“Voglio infine ricordare che l’architettura deve tornare ad assumere il suo naturale valore etico al servizio della società. Gli architetti italiani devono poter contribuire allo sviluppo civile del Paese interpretando e ritrasmettendole nei loro progetti le esigenze dei cittadini, sempre più consapevoli dell’importanza dell’architettura e dell’ambiente per la vita quotidiana. Siamo pronti promuovere un grande progetto per il Paese”.


Ora io mi chiedo:

  • quali politiche di promozione della qualità architettonica e progettuale sono state adottate in questi 13 anni dal CNA ?
  • quali politiche sono state adottate per contrastare la crisi economica che ha colpito gli architetti italiani ?
  • che cosa è stato fatto per valorizzare le professioni intellettuali?
  • perché siamo ancora in attesa delle riforme necessarie che riguardano l’ordinamento professionale?
  • perché il CNA si compiace di una sentenza della Cassazione, che ribadisce per l’ennesima volta che i geometri non possono progettare quasi nulla, invece di agire presso le Amministrazioni e gli Ordini provinciali affinché vigilino e intervengano in merito?
  • che cosa ha fatto il CNA in questi 13 anni per impedire che i giovani siano espulsi dal mercato della professione?
  • in che modo in questi 13 anni il CNA  si è adoperato vigilando sui concorsi affinché la “meritocrazia del progetto” sia stata salvaguardata?
  • perché oggi dichiarate di essere pronti a promuovere un grande progetto per il Paese e non siete stati pronti per 13 anni?

Gli Architetti italiani sono stanti di sentire proclami vogliono i fatti, pertanto invitiamo il nuovo presidente a fare meno proclami e ad agire nell’interesse di tutti e a dimostrarci che per 13 anni si era distratto e oggi ha deciso di intervenire.

Allego un contributo che ci è pervenuto dall’amico Giovanni Loi di anarchit di Milano, evidentemente i milanesi conoscono il nuovo presidente meglio di noi.

I ’sinistri’ architetti del politecnico di Milano hanno finalmente conquistato lo scranno più alto del CNA, grazie alle solite manovre di…Palazzo

Dissociarsi dalla recente nomina dell’architetto Leopoldo Freyrie a Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, credo sia un obbligo, per chi, come me, è indipendente dalle lobby di partito o dalla malsana idea che debba esistere un’architettura di Regime da sottoporre al controllo di una corporazione.

Ma chi sarà mai Leopoldo Freyrie, il cosiddetto “rampollo di famiglia” - come molti iscritti all’Ordine di Milano lo considerano - che ha finalmente coronato il sogno di suo papà di diventare il numero uno della corporazione di piacentiniana memoria?

Il miglior architetto italiano?

La ‘matita’ più raffinata della nostrana arte di edificare?

L’intellettuale più attento alle dinamiche della disciplina?

Non ci pare!

Piuttosto, grazie ai suoi sponsor, egli può essere definito, a nostro modesto giudizio, il più diligente e malleabile esponente del sinistro Gotha politecnico milanese che, pensando di essere sempre molto vicino ‘all’Architetto dell’Universo’, distingue i buoni dai cattivi architetti, partendo esclusivamente dal pedigree familiare o dal loro diplomatico modo di dire sempre di si.

Sponsor principale nell’ascesa del giovane “rampollo” della Milano da bere è il ’sinistro’ consiglio dell’Ordine degli architetti di Milano, che lancia i suoi strali sulla professione ‘rinascimentale’ dalla ricchissima sede via Solferino, ovvero proprio dal politecnico Castello kafkiano da dove ha giocato la sua strategica partita a scacchi per accaparrarsi lo scranno più alto del CNA, solo per inibire la scalata al potere di Amedeo Schiattarella, odiato Presidente dell’Ordine di Roma.

Battaglia, senza esclusione di colpi, finita con la vittoria della città lombarda sulla città capitolina.

Intendiamoci…i due attori della cosiddetta ‘contesa di Palazzo’ appartengono alla medesima area politica, quella ideologico/culturale che controlla da decenni il mondo dell’architettura nazional/popolare, sia dal lato della formazione che da quello della professione e che non sembra avere culturalmente nulla di diverso da quella che controllava il mondo dell’architettura nostrana durante il ventennio (parola dello storico Paolo Nicoloso).

Cosa ci dobbiamo allora aspettare dalla nomina del “rampollo di famiglia”?

Nulla di rivoluzionario, come si capisce dalle prime esternazioni dello stesso Freyrie.

Egli non rappresenta che la continuità in seno al peggior momento storico dell’arte nostrana, il: “talis pater… talis filius”, l’incarnazione della solita e discriminante retorica di Regime che articola le sue dissertazioni sulla cosiddetta professione tecnica che rappresenterebbe, a dir di lor Signori, la quinta essenza dell’architettura colta dell’Italia umbertina dei 150 anni.

Ciò che caratterizza il “figliol prodigo” pensiero è sinteticamente riportato in un vecchio articolo di anarchit del 2007 che, come si converrà, risulta fondamentale per i destini della disciplina codificata da Leon Battista Alberti: http://www.anarchit.org/article.php3?id_article=164

A buon intenditor…poche parole.

Un sintetico chiarimento si impone dopo la mia più recente comunicazione sul CNA.

Criticare la nomina del nuovo Presidente non è il mio nuovo passatempo del fine settimana.

Vi sarete infatti accorti che il sito anarchit è fermo da un anno e che le mie esternazioni sono state inesistenti in questo lungo periodo.

Vi assicuro che farei volentieri a meno di scrivere, ma la questione è troppo grave perché venga lasciata passare sotto silenzio.

Il mercato dell’architettura (non quindi quello dell’edilizia più volgare) in Italia è praticamente inesistente e la maggior parte di noi si barcamena in un combattimento quotidiano per inventare il proprio lavoro nella mediocrità, in concorrenza con altri professionisti esclusivamente tecnici, che non hanno la più pallida idea di cosa sia veramente la disciplina dell’architettura.

Questi tecnici capaci soltanto di fare qualunque cosa gli venga chiesto ci criticano, quando non ci deridono, per il nostro rigido atteggiamento da “disegnatori di carte da parati”. Ci considerano degli incapaci, quando non dei fanfaroni e ci tollerano solo perché non possono fare diversamente.

La figura più significativa di questo cialtroname tecnico è il funzionario pubblico nostrano, sempre molto ignorante, ma molto moralista anche se quasi sempre corrotto nel profondo, quando usa due persi e due misure a seconda di chi presenta, non progetti, ma pratiche edilizie.

So benissimo che parecchi architetti (o cosiddetti) sposano, per scelta o per pura necessità, l’ideologia progressista del progettista/tecnico dell’Italietta dei 150 anni e non capiscono, o meglio, fanno finta di non capire cosa io (anarchit) abbia inteso dire quando mi sono scagliato contro l’ideologia politecnica milanese dell’architettura degli ingegneri.

Vorrei però ricordare a tutti che mi sono laureato in un politecnico svizzero e non posso essere considerato il nemico incompetente,  visto che conosco molto bene e dall’interno i ‘polli’ più rigidi di quell’ideologico pollaio tecnicistico.

La nomina di Freyrie è il colpo definitivo e mortale all’architettura. Con Freyrie il CNA non è più altro che il CNI e rappresenta ormai l’incultura disciplinare di una becera ideologia modernista che ha perso completamente la bussola della storia delle idee.

Chi si farà rappresentare da Freyrie senza fiatare, per favore non faccia più finta di essere un architetto, perché quella storia rinascimentale, che ancora del nostro stivale (diviso) rimane una delle poche cosa serie riconosciute in tutto il mondo, non gli appartiene proprio.

Parli d’altro quindi… si faccia chiamare finalmente ingegnere di serie B, si occupi delle pratichette edilizie per portare a casa la pagnotta, ma la smetta di fare finta di essere ciò che non è.

Pronto a qualunque scontro con chiunque lo ritenga opportuno, vi saluto cordialmente, come sempre.

Giovanni Loi

Redazione Anarchit

Arch. Giovanni Loi

via Balilla 22

20136 MILANO

L’architettura umile ed essenziale di Francis Kéré

Costruire un villaggio scolastico sfruttando al massimo le risorse naturali del Burkina Faso e il potenziale delle comunità locali: è il progetto realizzato da Diébédo Francis Kéré – promotore di un’architettura sostenibile e solidale e vincitore dello Swiss Architectural Award 2010.

«Se dai un pesce a un uomo, si nutrirà una volta. Se gli insegni a pescare, mangerà tutta la vita». Questo proverbio cinese sembra essere il credo di Diébédo Francis Kéré, la molla che lo ha spinto a tornare in Africa – dopo una formazione in Germania – per condividere il sapere acquisito con il suo popolo e renderlo partecipe del proprio futuro.

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Primogenito del capo villaggio di Gando, a duecento chilometri dalla capitale Ouagadougou, Diébédo Francis Kéré porta sul volto i segni della propria origine, e di un destino fuori dal comune. All’età di sette anni lascia la sua famiglia per andare a scuola in un’altra città e imparare il mestiere di falegname. Una scelta forse un po’ folle, in un paese in cui le costruzioni in legno scarseggiano perché divorate dalle termiti, ma che gli apre le porte a un programma del ministero tedesco per la cooperazione economica e lo sviluppo.

«A 25 anni mi sono trasferito a Berlino. Grazie a una borsa di studio, ho seguito il liceo serale e poi mi sono iscritto all’università di architettura», racconta a swissinfo Diébédo Francis Kéré. «In Burkina Faso le case sono in balia della natura. A volte arriva un acquazzone e spazza via tutto… Fin da piccolo mi faceva arrabbiare vedere con quanta fatica la gente del villaggio costruiva qualcosa, che poi veniva distrutto in un battito di ali. Per questo ho scelto di studiare architettura, per portare stabilità e armonia là dove mancava».

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Con il 45% della popolazione al di sotto della soglia della povertà e un tasso di analfabetismo di oltre l’80%, il Burkina Faso è uno dei paesi più fragili del continente africano. «Le comunità vivono prevalentemente di un’agricoltura arcaica, che non basta a coprire il loro fabbisogno quotidiano. L’economia interna deve far fronte non solo alle incertezze dei mercati internazionali, ma anche ai cambiamenti climatici che hanno stravolto le abitudini tradizionali».

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Francis Kéré (BSI Architectural Foundation)

Una scuola essenziale e rivoluzionaria

A metà degli studi universitari, Kéré decide di tornare a Gando e di costruire una nuova scuola elementare coinvolgendo nell’opera tutto il villaggio. «Volevo erigere un edificio moderno con materiali a buon mercato e adatti alle condizioni climatiche del Burkina Faso. Nella stagione delle piogge bisogna lottare contro l’umidità del terreno e l’acqua che batte contro le pareti, mentre nella stagione secca le temperature superano i 40°C. Come si può chiedere a dei ragazzi di studiare in queste condizioni e a degli insegnanti di sacrificarsi per venire a lavorare in un forno di campagna?».

Così, Kéré elabora un nuovo concetto architettonico, essenziale e allo stesso tempo rivoluzionario. «L’edificio è fatto prevalentemente di mattoni di terra cruda, con un doppio tetto che serve a proteggere dal caldo e dalle piogge, e un sistema di ventilazione naturale, dato che a Gando l’elettricità non è ancora arrivata». Inoltre, il materiale necessario è facilmente reperibile nella regione e, una volta assemblati, i tralicci possono essere issati senza il bisogno di una gru.

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Dalla gente per la gente

Il progetto di Kéré è stato elaborato proprio per essere compreso e poi riprodotto, anche se all’inizio non è stato facile convincere la gente del villaggio. «Quando sono tornato, ho spiegato alla comunità cosa volevo fare, ma loro hanno iniziato a scuotere la testa e a chiedermi se mi fossi dimenticato che una casa in argilla non resisteva all’acqua… Pensavano che avessi perso il senno o che gli europei non volessero case in cemento per l’Africa. Finalmente, dopo aver ridisegnato centinaia di volte il progetto con un dito sulla terra rossa, sono riuscito a persuaderli e da allora è stato l’entusiasmo collettivo a prevalere su tutto».

Donne, uomini e bambini hanno così partecipato alla realizzazione di una piccola parte del loro futuro, ci racconta Kéré mostrandoci le immagini scattate durante i lavori. La scuola elementare viene costruita nel giro di dieci mesi, con un budget di 50′000 euro, e inaugurata nell’ottobre del 2001. Dalle città vicine iniziano ad arrivare sempre più insegnanti, affascinati da un edificio in grado di proteggerli dai capricci del clima e di favorire così l’apprendimento. Due anni dopo vengono realizzate le residenze per i docenti, dotate di un sistema di canalizzazione per il recupero dell’acqua piovana a scopo agricolo, e nel 2008 il campus si arricchisce di quattro nuove aule e una biblioteca.

Al di là dei progetti in Burkina Faso, Kéré è impegnato anche in Svizzera. Assieme ad altri tre architetti è infatti stato incaricato di realizzare i nuovi locali destinati alla mostra permanente del Museo internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa a Ginevra.

” L’Africa ha bisogno di noi, molto più dell’Europa. ”

Francis Kéré

L’architettura ritrova la sua umanità

Il suo lavoro è stato premiato lo scorso anno con il Global Award for Sustainable architectural e presentato recentemente al MoMA di New York. Il progetto scolastico di Gando – e l’ampliamento di una scuola secondaria nella cittadina di Dano (Burkina Faso) – gli hanno inoltre permesso di vincere lo Swiss Architectural Award, promosso dalla BSI con il patrocinio dell’Ufficio federale della cultura e dell’Accademia di Mendrisio. «Attraverso le opere di Kéré, l’architettura ritrova i suoi significati più profondi, legati a un’attività in grado di affrontare importanti problemi là dove ristagnano sacche di povertà e sottosviluppo che l’architettura non può ignorare», commenta il presidente della giuria Mario Botta nel catalogo della competizione.

In questo senso, la costruzione di una scuola nel suo villaggio natio ha una valenza non solo architettonica, ma anche sociale e ambientale. Emigrato in Europa per laurearsi in architettura, Kéré vive attualmente in Germania, ma continua ad impegnarsi per lo sviluppo del proprio paese d’origine.

«L’Africa ha bisogno di noi, molto più dell’Europa», ci dice sorridendo. «Spero che altri giovani trovino il coraggio di tornare, di cominciare da zero e di costruire assieme il nostro futuro. Abbiamo senza dubbio bisogno dell’Europa, che è il tempio moderno del sapere, ma gli europei non possono favorire questi cambiamenti al posto nostro».

tratto da  www.swissinfo.ch

di

Stefania Summermatter

Mendrisio

Milleproroghe: nessuno lo vuole, tutti lo usano

Il 02 marzo 2011, 23  Presidenti di altrettanti Ordini degli Architetti italiani, hanno sentito il dovere di sottoscrivere un documento per prendere le distanze dall’inserimento, nel decreto milleproroghe (approvato in parlamento con la fiducia nella seduta del 26 febbraio 2011), della norma che prevede l’aumento da 2 a 3, il limite dei mandati per i consiglieri degli Ordini di architetti PPC, ingegneri, agronomi, assistenti sociali, biologi, chimici, geologi che sono in carica al 26.2.2011.

La modifica ha suscitato polemiche (vedi post precedente) anche perché, la norma che introduceva il limite di due mandati (il DPR 169/2005), era stata approvata da appena 5 anni e faceva salvi i mandati precedenti nel momento di entrata in vigore.

E’ curioso che molti Presidenti che hanno sottoscritto il documento, in cui si chiede che venga al più presto modificato il provvedimento giungendo finalmente ad una riforma organica del sistema di regole democratiche del mondo ordinistico, hanno alle spalle molti anni di permanenza continua nel Consiglio, alcuni da più di 10 anni.

Ora mi chiedo, ma se sono così contrari ad una norma che permette di allungare il mandato dei Consiglieri tanto da sentire il bisogno di emanare un documento che  afferma con forza la negatività di questa legge, perché non si scandalizzano della loro stessa presenza continuata nei Consigli per svariati anni?

Il Presidente dell’Ordine di Roma il 25 febbraio ha, per primo, espresso nettamente la sua contrarietà alla norma (vedi documento), peccato che il 24 giugno 2009 ad Ancona in occasione della CONFERENZA NAZIONALE DEGLI ORDINI DEGLI ARCHITETTI – PIANIFICATORI – PAESAGGISTI - CONSERVATORI, abbia dichiarato il contrario (vedi verbale pag. 8), ma si sa in politica si cambiano spesso le idee.

In definitiva si rimane perplessi nel constatare che, in un periodo dove gli architetti vivono grandissime difficoltà:

  • crisi finanziaria
  • legge sugli appalti pubblici che nega l’accesso agli incarichi al 95% dei professionisti
  • concorsi di architettura che non si fanno più, (quei pochi che si fanno è come non averli fatti)
  • competenze professionali in grande confusione
  • normative impazzite che impediscono ai professionisti di lavorare serenamente
  • una legge per l’architettura da decenni annunciata e mai realizzata
  • università allo sbando
  • deontologia mai applicata
  • esercizio abusivo della professione mai condannato
  • ………………………….

quello che più interessa a molti Presidenti dei nostri Ordini è prendere le distanze da una norma che loro già applicano di fatto da molti anni.


I Vandali

18 marzo 2011

È uscito il nuovo saggio di Stella e Rizzo “I Vandali”.

Titolo emblematico, chiaramente ispirato ad un altro celebre testo di Cederna “I Vandali in casa” che già ai tempi dimostrava in maniera più che lucida la nostra sistematica incapacità di gestire il patrimonio culturale e artistico che ci ritroviamo.

Sempre pronti ad inorgoglirci del nostro patrimonio (il più grande del mondo, il più straordinario) eppure così poco pronti ad indignarci di fronte a chi quel patrimonio lo deturpa e lo abbandona a se stesso.

“Non abbiamo il petrolio, noi. Non abbiamo il gas, non abbiamo l’oro, non abbiamo i diamanti, non abbiamo le terre rare, non abbiamo le sconfinate distese di campi di grano del Canada o i pascoli della pampa argentina. Abbiamo una sola, grande, persino immeritata ricchezza: la bellezza dei nostri paesaggi, la bellezza dei nostri siti archeologici, la bellezza dei nostri borghi medievali, la bellezza delle nostre residenze patrizie, la bellezza dei nostri musei, la bellezza delle nostre città d’arte.”

Abbiamo inoltre la nostra intelligenza, la creatività la capacità di innovare.

Che aspettiamo a valorizzare le nostre risorse?

Si deve cambiare

Sono passati alcuni giorni dall’Assemblea di bilancio preventivo dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia che ha approvato il bilancio (scaricabile qui per i soli iscritti).

Bilancio che è stato approvato con una trentina di voti a favore 21 astenuti e 2 contrari.

Alcuni dei membri di Amate l’Architettura hanno preso parte all’Assemblea e hanno chiesto pubblicamente ragione al Presidente di alcuni capitoli di bilancio nei quali riscontravano punti poco chiari o incongruenze.

Stiamo parlando di un bilancio da circa € 4.121.000, dei quali una parte sono assorbiti dalle seguenti uscite:

- € 786.000 sono allocati per le spese del personale;

- € 519.000 sono per le spese del funzionamento degli uffici;

- € 578.000 sono la quota (obbligatoria) destinata al CNA.

Dunque abbiamo quasi € 1.900.000 che possiamo considerare come spese fisse e inderogabili, a meno che si vogliano verificare le reali esigenze dell’organico del personale. Noi non lo faremo e le daremo per buone.

Abbiamo perciò € 2.238.000 da allocare in servizi agli iscritti, più della metà del budget, corrispondente a circa € 130 di tassa individuale di iscrizione.

Il Presidente, nella presentazione del bilancio, ha annunciato che quest’anno sarebbero state allocate più risorse alla tutela professionale, meno risorse alle manifestazioni culturali, meno risorse sulla rivista AR (dimezzate!) e si avrebbe avuto un forte risparmio sull’uso della PEC per le raccomandate.

Alla luce di questa premessa vediamo che:

- alla tutela professionale sono stati allocati € 700.000 (+ €30.000 rispetto all’anno scorso). Di questi € 32.000 in più ai progetti speciali delle consulte, € 8.000 in più alle borse di studio, qualche spicciolo al progetto “Professioni giovanili” e ai tirocini formativi.

- Ai servizi informativi sono andati circa € 476.000. In dettaglio possiamo vedere che è stata recepita la nostra richiesta di maggiore chiarezza scorporando la voce AR che l’anno scorso prevedeva allocati circa € 200.000. Quest’anno la sola voce riceve € 127.000 mentre si può vedere come l’intera differenza sia stata spostata sulla voce “Mediarch – WEB radio TV – volumi architett. e libreria” (€ 73.000). La voce “spedizioni rivista e circolari” risulta diminuita dai  € 70.000 dell’anno scorso ai € 50.000. Il rimanente è finito nel Dipartimento videocomunicazione (settore multimediale e nei servizi informatici consulenziali.

- Alle assemblee e manifestazioni culturali vengono decurtati circa € 100.000 ma rimangono € 327.000 in bilancio.

- Infine le voci dei vari progetti Leonardo, ORA Lazio, con l’eccezione di Educate, sono in calo perché in fase conclusiva.

Abbiamo quindi richiesto chiarimenti in merito a dove risultino gli introiti per le pubblicità del sito on line e della rivista. Il Presidente ci ha chiarito che per motivi di “efficienza” fiscale gli introiti pubblicitari vanno alla casa editrice; come tali sono riportati all’interno del bilancio della casa stessa.

Non sono stati forniti i dati relativi agli introiti pubblicitari; in generale non è stato fornito alcun dato sull’andamento economico della Casa editrice.

Che conclusioni possiamo trarre da un bilancio del genere?

1. Che nonostante quanto anticipato dal presidente noi, sommate tutte le voci assimilabili e “contigue”, spendiamo  ancora € 250.000 (circa 9 € ad iscritto) in contributi alla casa editrice (il contributo aumenta se si tiene conto degli introiti pubblicitari che questa percepisce direttamente); il tutto per una rivista editata da una società dell’Ordine (Prospettive srl) sulla quale, allo stato attuale, gli iscritti non hanno alcun modo di verificarne le scelte.

2. Che sul bilancio di AR gravano i costi dei libri editati dalla casa editrice (senza che sia chiaro chi ne stabilisca la linea editoriale) e della libreria interna, che offre agli iscritti ben il 10% di sconto sui libri in vendita.

3. Che per l’affidamento degli incarichi per i vari servizi erogati all’Ordine non vi è il ricorso sistematico ad analisi di mercato o a procedure di selezione tramite gare o bandi aperti.

4. Che in un momento drammatico per gli iscritti, vengono allocati ancora € 327.000 alle manifestazioni culturali, pari al 14% delle risorse disponibili, quando questi soldi potrebbero  - in parte - essere utilizzati meglio (per esempio in corsi di aggiornamento gratuiti, come accade in altri ordini) o potrebbero essere non chiesti, diminuendo la tassa di iscrizione.

Osserviamo che sarebbe buona prassi, per i progetti a valenza pluriennale e per quelli più “pesanti e complessi” come ad esempio i progetti che contribuiscono a comporre la voce “assemblee e manifestazioni culturali” (€ 327.000), prevedere la redazione di un piano economico pluriennale che consenta di monitorare nel tempo l’andamento dei progetti.

Ci lascia inoltre perplessi la presenza di due strutture interne che si occupano di formazione che sono in concorrenza tra loro, pur in presenza da 20 anni di un ente specifico di riferimento dell’Ordine, il Cesarch, chiaramente dedicato alle attività di formazione, creando in tal mondo confusione e pericolosa sovrapposizione nel funzionamento di diversi organi dell’Ordine.

Infine, al di là di tutte le considerazioni sui capitoli di bilancio, abbiamo posto con forza alla Presidenza la questione di fondo legata alle modalità con cui vengono gestite le società controllate dall’Ordine e, in generale, gli appalti di una certa entità:

- Chiediamo che siano appaltati servizi per somme ingenti una tramite ricorso a gare od applati aperti;

- Chiediamo che, come richiesto durante l’assemblea, la casa editrice dell’Ordine sia gestita con una gara a cadenza bi o triennale tra i migliori progetti editoriali offerti (come accade in Spagna), in ogni caso sottoponendola al controllo di una commissione scientifica anche essa selezionata tramite bando.

- Chiediamo che nei CDA delle società controllate dall’Ordine siedano consiglieri dell’Ordine rappresentativi dell’intero consiglio e che la gestione delle società sia resa pubblica.

- Chiediamo una riduzione della tassa di iscrizione fino all’allineamento con gli altri ordini italiani più importanti.

- Chiediamo infine una maggiore chiarezza sulla gestione di tutte le attività collaterali che fanno rifermento all’ordine.

Il Presidente dell’Ordine alle nostre richieste ha risposto con proposte di apertura alle nostre istanze. Per questo motivo abbiamo scelto la linea dell’astensione alla votazione del bilancio.

Se alla votazione ci sono stati 2 contrari e 21 astenuti (quasi la metà dei votanti), è indice di un chiaro segnale di disagio che siamo certi verrà colto immediatamente dal Presidente e dai consiglieri, per mettere in opera quei cambiamenti che richiediamo.

C’è un lasso di tempo sufficiente prima delle votazioni del bilancio consuntivo per mettere all’ordine del giorno le prime riforme. In quella occasione torneremo a confrontarci con loro.

Ci teniamo a precisare infine che il nostro Movimento riconosce al Presidente il merito di avere trasformato, con grande dedizione, negli anni, l’Ordine di Roma da meccanismo burocratico ad un valido strumento di promozione della categoria degli architetti; questo risultato, dovuto anche all’aiuto di molti di noi, dipende certamente dalle notevoli capacità relazionali del Presidente stesso.

La nostra azione mira esclusivamente ad aiutarlo a compiere un ulteriore salto di qualità stabilendo delle regole permanenti di gestione dell’Ordine e delle società da esso controllate che ne consentano lo sviluppo trasparente e virtuoso anche nelle prossime gestioni, quando non potremo più contare sulle sue capacità.

In un momento di grave crisi istituzionale del paese, è proprio dalla società civile che devono partire le spinte del rinnovamento, la richiesta di regole da rispettare.

E’ da questi presupposti che un Ordine può chiedere, a testa alta, alla classe politica un cambiamento positivo.