Se una tassa aiuta l’Architettura

13 febbraio 2011

Tra architetti è diffusa la convinzione che una delle maggiori cause di degrado del territorio e di mancanza di qualità architettonica sia l’eccessivo predominio della speculazione edilizia sul governo urbano.

Succede sempre più spesso che, per recuperare le risorse economiche necessarie alla realizzazione di opere di interesse pubblico, le amministrazioni locali ricorrano a meccanismi finanziari che fanno leva sulla capacità edificatoria di terreni e di aree urbane.

La presenza di meccanismi di finanziamento di tipo speculativo costituisce quindi una delle principali critiche alla validità di tali programmi.

Non appare quindi peregrino discutere di una tassa che miri a colpire la rendita patrimoniale in maniera da liberare risorse da destinare a programmi di sviluppo.

Ritengo quindi significativo che si sia aperto un acceso dibattito sulla proposta di Amato relativa all’introduzione di una tassa patrimoniale.

La proposta, espressa dal “dott. Sottile” a titolo personale, nel corso di un convegno e rilanciata dal prof. Capaldo, è stata subito reinterpretata come proposta del PD e come tale immediatamente demonizzata, fino ad essere rigettata anche dal Premier come inaccettabile. Il PD comunque ne ha preso le distanze.

Ma per quanto sia stata tacciata di proposta illiberale e marxista a mio parere l’imposta patrimoniale sarebbe quanto di più liberale e “pro sviluppo” si possa pensare. Essa infatti tenderebbe a favorire lo sviluppo economico e la libertà di iniziativa privata contro il carattere monopolista e “stagnativo” della proprietà immobiliare.

Da architetto aggiungo che un riequilibrio della appetibilità economica tra mattone e industria porterebbe anche un netto miglioramento della qualità urbana riducendo notevolmente il carattere speculativo di molti interventi di riqualificazione urbana.

Il concetto è semplice.

Recuperare parte delle plusvalenze generate negli ultimi 40 dalla crescita della rendita immobiliare; rendita che ha sistematicamente eluso qualsiasi forma di seria tassazione.

Abbattere in maniera significativa il debito pubblico riducendone conseguentemente gli interessi annui.

Liberare risorse da impiegare per programmi di sviluppo economico e industriale.

L’imposta proposta è Una Tantum ma ha il carattere “lacrime e sangue”; tutti i critici si sono soffermati sulla correttezza dei numeri citati da Amato; nessuno si è espresso nel merito della logica.

Illuminante un passaggio dell’intervista a Fabrizio Gallanti tratto dal Blog di Salvatore

(…) la tendenza all’acquisto della casa, non solo come prima casa ma anche come investimento, ha depotenziato la domanda di progettazione per edilizia sociale e collettiva. Secondariamente, e a fronte di una evasione fiscale endemica, i dati indicano che la maggior parte del prodotto interno lordo e’ reinvestita nell’edilizia privata, non solo nella vendita e acquisto ma anche nelle successive operazioni di trasformazione, che consistono spesso in ampliamenti e ristrutturazioni. Il che quindi implica una atomizzazione dei soggetti ‘progettisti’ che riescono a sopravvivere al di sopra di una linea di galleggiamento risibile, con piccoli progetti di intervento interno, pratiche comunali, arredamento. La mitologia della ‘casa’ (non a caso sempre presente nelle ultime vicende politiche nazionali – Balducci e le tende da concordare con i fornitori, la casa di Montecarlo di Fini, le ville di Berlusconi, i mutui estinti per i deputati che cambiano di maggioranza) è complementare al sostanziale disinteresse per lo spazio e le infrastrutture collettive (per le quali, tra l’altro non ci sono i soldi). Tale disinteresse determina quindi una domanda di architettura asfittica.

Poiché circa il 70% degli italiani è proprietario di casa i nostri governati faticano a prendere posizione in questo senso (anche le opposizioni).

Significativa anche l’opposizione di Confindustria alla proposta Amato, evidentemente il sistema industriale italiano è irrimediabilmente sbilanciato sull’edilizia.

Ricordiamo anche che l’ICI è stata abolita per tutte le prime case sull’onda della promessa fatta da Berlusconi pochissimi giorni prima delle elezioni che lo elessero per il suo secondo governo.

Con l’abolizione dell’ICI molti italiani si sono trovati con minori tasse dirette da pagare; la tassazione media però stranamente non è diminuita, segno che il governo è andato a pescare da altre parti.

Non così agevole è stata la situazione economica delle amministrazioni comunali che hanno dovuto fare fronte a un improvviso buco di bilancio difficile da sanare se non proprio tramite meccanismi speculativi che hanno favorito ancora di più la proprietà immobiliare (aumenti di cubatura, trasformazione di terreni agricoli in edificabili, ecc.).

La situazione è oggettivamente difficile tant’è che nel progetto di riforma federalista bloccato in parlamento si ragionava proprio di reintrodurre una forma di tassazione diretta a beneficio dei Comuni.

Anche a sinistra poi per giustificare il blocco della proposta di legge su federalismo non si è trovato di meglio che denunciarne la presenza di una tassa patrimoniale nascosta.

Stendiamo un velo pietoso sull’ennesimo regalo ai grandi proprietari immobiliari derivante dalla volontà di introdurre la cedolare secca, che detassa le grandi rendite da locazione (con minori introiti fiscali stimati in circa 1 miliardo di euro!).

Se invece si ragionasse su un meccanismo compensativo che consentisse di recuperare le maggiori tasse patrimoniali detassando altri tributi (irpef, investimenti, assunzioni, progetti sociali, ecc.), il singolo cittadino che si sostiene con un reddito derivante dal lavoro non avrebbe particolari impatti fiscali.

Resterebbero colpiti solo i redditi che derivano unicamente dalla proprietà immobiliare. In particolare ne beneficerebbe lo sviluppo e l’innovazione a danno della speculazione immobiliare, e l’architettura potrebbe servire finalmente e principalmente come strumento di innovazione e sviluppo.

Il tema è ovviamente complesso ma da onestamente ritengo che una seria riflessione sulla possibilità di rivalutare una tassa patrimoniale di tipo locale come l’ICI o di tipo nazionale come quella proposta da Amato non sia una cosa così peregrina.

Stai a vedere che una tassa può essere propedeutica anche alla buona architettura!


7 Commenti a “Se una tassa aiuta l’Architettura”

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  2. No davvero, questa volta volta non ti seguo proprio. Una imposta patrimoniale per migliorare la qualità del’architettura!
    Davvero non comprendo il nesso. Io so solo che:
    la prima casa non è un patrimonio economico ma è solo il luogo in cui una persona, una famiglia nasce, vive, muore. Un architetto dovrebbe capire, ma direi sentire, che è un bene assoluto, primario come l’aria, come l’acqua, come la libertà. Marco Romano ci ricorda sempre nei suoi libri che per essere cittadini, per appartenere a pieno diritto alla città, occorreva avere casa, nel medioevo. Niente casa, niente cittadinanza. E tu vorresti tassarla? Quale reddito o rednita produce la cas in cui vivi? Se la vendi, dirai te, ne ricavi un utile! Sì, ma poi o paghi un affitto o ne compri un’altra, a meno che non si vada a dormire sotto i ponti.
    Quanto poi alla patrimoniale in genere, faccio presente che la pubblica amministrazione lucra sugli oneri di urbanizzazione in maniera spropositata, e mi sembra già una patrimoniale non da ridere, senza, peraltro, fornire servizi decenti.
    Ad Amato abbiamo già dato e siamo sempre con il debito pubblico altissimo, quindi per favore, resti dov’è il dottor Sottile, che è così sottile da infilirati le mani nel portafoglio senza che tu te ne accorga. Infatti una mattina ci siamo svegliati e ci ha prelevato, come fanno i dittatori, i soldi dal conto corrente.
    Resti alle celebrazioni del 150° il dottore, e si accontenti, che mi sembra anche troppo per un soggetto che ha caratterizzato la sua vita politica passando da una parte all’altra senza riguardo e senza stile.
    Io, fossi in voi, mi occuperei di architettura e non di tasse. Siete sicuramente molto più bravi e competenti.
    Saluti
    Pietro

  3. Antonio Marco Alcaro scrive:

    Purtroppo per la prima volta sono costretto ad ammettere di essere d’accordo con Pagliardini.
    (Scherzo, Pagliardini è molto simpatico anche se abbiamo una visione molto diversa dell’architettura).

    La patrimoniale ha senso di esistere se va ad intaccare i patrimoni, lo dice la parola stessa.
    Oggi come oggi si può parlare di patrimoni per beni che superano il milione e mezzo/due milioni di euro, per importi inferiori non si può parlare di patrimoniale.
    Perciò ben venga una tassa patrimoniale una tantum che vada a colpire coloro che hanno grossi patrimoni, ma non si pensi mai che si possano tassare piccoli risparmiatori che per una vita si sono sacrificati, lavorando onestamente per comprare una casa ai propri figli.
    Vi ricordo che i soldi con cui, dopo una vita di sacrifici, hanno potuto comprare una casa, sono stati già tassati e pertanto mi sembrerebbe assurdo tassarli nuovamente.
    Se prendiamo per esempio due famiglie che hanno avuto per 40 anni un reddito medio di 2.500 euro al mese:
    – la prima ha vissuto con 1500/1700 euro mettendo da parte il resto con cui si compra una o due case.
    – la seconda ha speso tutti i soldi non facendosi mancare niente.

    Per quale ragione il primo che si è sacrificato, che ha pagato le stesse tasse del secondo deve essere danneggiato con una patrimoniale ?

    La stessa cosa vale per la cedolare secca, la cedolare secca serve per far emergere il nero che negli affitti è molto forte, ma anche in questo caso va calibrata in base agli ordini di grandezza.
    Non può pagare la stessa aliquota sul canone di affitto chi è proprietario di un miniappartamento e chi è proprietario di centinaia di immobili, basterebbe un po’ di buon senso.

    In ogni caso per combattere la speculazione immobiliare basterebbe la volontà dei politici se non fossero collusi con gli speculatori.

  4. qfwfq scrive:

    non è in discussione il piccolo proprietario!

    definizione di piccolo proprietario:
    persona che possiede la casa dove abita fino ad una superficie di 90-100 mq (abitazione dignitosa per una famiglia di 4 persone)
    Roma – zona semi periferica: con 1 milione di euro ti fai una casa dai 2 ai 300 mq (lo stretto indispensabile direi……)

    chi vive nella casa di sua proprietà può tranquillamente usufruire di detassazioni e facilitazioni fiscali.
    chi la eredita da una parente, fino a un limite di redditività, IDEM!

    Dalla seconda casa in poi (anche quella padronale dove sono cresciuti nonno zia, cugini e tutto il parentame fino al 4° grado conosciuto), dalla casa al mare fino all’appartamentino di comodo:
    per favore non mi parlate di sacrifici (c’è gente che legge, un po’ di contegno!)

    l’enorme debito pubblico che ci ritroviamo dice proprio questo:
    abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, utilizzando per giunta male il benessere che ci è stato regalato, togliendo risorse (sottoforma appunto di debito pubblico) alle generazioni future.
    40 anni fa una casa la compravi con meno di 1/4 dello stipendio medio (stipendio mediamente a tempo indeterminato)
    oggi siamo a più della metà (stipendio precario, se non ti aiutano mamma e papà dandoti parte del mutuo sono pochi a potersi permettere i sacrifici)

    in quel mentre:
    la stragrande maggioranza degli interventi speculativi:
    cambio di destinazione d’uso di terreni agricoli in residenziali (zone pilotate dagli speculatori senza criteri di economia urbana)
    costi delle infrastrutture a carico dell’amministrazione maggiorati
    aumenti di cubatura
    costi delle infrastrutture magiorati per interventi su zone urbanizzate dove rimattere le mani
    pompaggio mediatico dell’operazione
    vendita delle residenze a prezzi pompati (parco buoi dei piccoli proprietari che invece di rifiutare queste dinamiche ci si buttano sopra illudendosi di partecipare alla torta)
    scoppio della bolla speculativa (ne sanno qualcosa a parco Leonardo)
    richiesta di detassazione da parte del parco buoi (ma che siete andati a fae a Parco Leonardo inmezzo alla puzza della discarica? pagando 800K ad appartamento! manco un monolocale a piazza Navona! boh?
    abbandono delle aree da parte delle amministrazioni che non hanno le risorse per la manutenzione ordinaria
    degrado progressivo
    grida manzoniane per lo scandalo
    pretesa di aiuto dalla istituzioni
    dichiarazione di crisi da parte delle istituzioni
    individuazione della soluzione
    finanziamento della soluzione tramite ulteriori concessioni di aree agli speculatori
    un po di casi a caso:
    la cedolare secca si traduce in 1 miliardo di minori introiti fiscali (1 miliardo!!!!!), su cosa recupereranno? io vorrei saperlo senza ipocrisia e senza false ideologie

    solo in provincia di roma – 350.000 alloggi sfitti (1 milione di abitanti! altro che Tor Bella Monaca!),
    conviene metterli sul mercato?
    assolutamente no! crollerebbe il mercato! e i piccoli risparmiatori?

    GP di Formula 1 a Roma, come si pensava di finanziarlo? ma è ovvio consentendo la realizzaizone di altri metri cubi (residenze e uffici) in aree vincolate!!

    Tor Bella Monaca? Il Borgo Corviale? Ma chi li comprerà tutti quei mq? a 3.000 €/mq! Boh? il solito parco buoi che poi si ritroverà in un altro pezzo di città senza manutenzione perchè

    Io dico tassiamo la proprietà e imponiamo che questi introiti siano destinati a sviluppo e gestione delle città
    gli immobiliaristi dovrebbero inseguire un po’ di più le esigenze “industriali” e perderebbero un po’ del loro poter contrattuale
    gli architetti potrebbero progettare opere a carattere non mediatico ma con la concretezza derivante da necessità non esclusivamente finanziarie

    concludendo
    Per risolvere i nostri problemi ci vogliono cure da cavallo e scelte impopolari!
    c’è la disponibilità ad accettarne le conseguenze senza pensare sempre prima al proprio personale interesse oppure no!

    ciao

  5. Caro qfwfq, il tuo ragionamento è tutto impostato su una fiducia smisurata nello Stato, nella sua efficienza e nella sua sostanziale primazia rispetto all’individuo. E’ un punto di vista rispettabile, intendiamoci, che io non condivido ma che è certamente una delle due principali opzioni in campo.
    Tu credi, come Amato, o forse no, tu ci credi veramente, Amato avrei qualche dubbio, che si fa un sacrificio oggi, si impoveriscono i cittadini ma si risana lo Stato. Benissimo. Ma poi? A quando il prossimo salasso dopo le solite dilapidazioni? Perché non potrà essere diversamente con una società dove lo Stato si occupa di tutto, dato che uno Stato che si occupa di tutto richiede molto personale e il personale costa. Questo è il problema dello Stato italiano: il pubblico impiego che non sto a dire che è improduttivo ma è semplicemente obeso, pervasivo, invadente.
    E più è grande e più leggi che lo alimentano vengono fatte. E’ una spirale senza fine: chi è grasso mangia sempre più e diventa sempre più grasso. E’ vero, siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità ma proprio perchè c’è stato uno Stato assistenziale che ha usato sempre l’assunzione, la pensione, ecc. come ammortizzatore sociale e/o come fattore di consenso elettorale.
    Ad Arezzo, 300.000 abitanti in tutta provincia, la più grande azienda è la ASL, circa 5000 dipendenti. Sommaci comuni, provincia, comunità montane, scuole, prefettura, tribunale, ministeri vari, municipalizzate ed enti vari poi dimmi come si può fare ad andare avanti. E Arezzo è virtuosa, in confronto ad altre realtà. Trascuro le pensioni a vario titolo e non voglio nemmeno accennare agli sprechi.
    In Grecia, dove erano e sono al collasso, la cura è stata una sola, purtroppo: riduzione degli stipendi pubblici e riduzione del personale.
    Per risolvere la situazione c’è solo una strada: far dimagrire lo Stato (e intendo anche Regioni, Comuni e Province), gradualmente fino a che siamo in tempo (dirai: ma come, i comuni sono già in crisi, manca il personale, ecc; guarda che molto personale c’è perchè ci sono leggi inutili fatte apposta per creargli lavoro). Dai retta: la modifica dell’art. 41 della Costituzione costa niente e darebbe frutti straordinari nel tempo, perché renderebbe chiaro ed evidente che la stragrande maggioranza delle leggi sono inutili e dannose.
    Il resto sono solo tasse, tasse, tasse.
    Tu dici, ad esempio, che la cedolare secca ridurrà il gettito di un miliardo, ma credo tu escluda dal calcolo la fuoriuscita del sommerso, del non dichiarato.
    Sono due visioni diverse, spero che prevalga la mia, altrimenti temo che ci sarà la vera rottura dell’unità nazionale, non i discorsi, perchè il nord se ne andrà per i fatti suoi.
    Mi spiace di trovarmi al centro.
    Questo post, ripensandoci bene, non è una divagazione rispetto al tema della città, come avevo accennato nel mio primo commento. In effetti l’impostazione statalista e dirigista è tipica della cultura urbanistica prevalente e non ha prodotto grandi risultati. Poi, certo, a valle di questa impostazione c’è la gestione nella quale, inevitabilmente, la vita riprende il sopravvento e a quel punto, con le tante leggi che esistono non resta che la loro elusione, quando non la evasione.
    E’ una storia vecchia e le grida manzoniane non le ha di certo inventate il Manzoni.
    Ciao
    Pietro

  6. qfwfq scrive:

    l’inefficienza della P.A. è purtoppo un dato di fatto
    non funziona sia con il liberismo che con lo statalismo
    cercherei di abbandonare gli atteggiamenti manichei anche perchè da noi la speculazione edilizia ha lucrato con tutti i sistemi ipotizzabili…….

    Sia matenendo fisso il prelievo fiscale complessivo (quindi senza entrare nel merito dell’efficienza, che meriterebbe tutt’altra discussione) che diminuendone il valore complessivo (agendo invece sull’efficienza degli apparati) è opportuno ragionare cercando di riequilibrare il peso tra sviluppo e rendita fondiaria.

  7. qfwfq scrive:

    un’altra cosa
    diritto di cittadinanza:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Cittadinanza_italiana
    si parla di “ius sanguiniis”
    anche per essere cittadini residenti non è necessario essere proprietari di casa (è sufficiente che un amico ti ospiti….)

    il medioevo è una bella idealizzazione ma per fortuna siamo nell’epoca moderna

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