Venezia 2010… appunti di viaggio 1° parte

Camminare è importante, permette di apprezzare meglio il tempo e lo spazio.

Camminare per Venezia, oggi può aiutare a capire il contemporaneo, in questi anni così veloci e così lenti:

veloci nelle modifiche degli elementi, lenti nel ricambio delle strutture organizzative, interessanti nella trasmissione della cultura, almeno quella orizzontale, attraverso nuovi canali comunicativi. Il decennio zero, pieno di aspettative, ci sta salutando lasciandoci tanti punti interrogativi. Nella Biennale del 2010, forse, non sono state presentate molte soluzioni, ma sicuramente ha innescato molte riflessioni.

Venezia potrebbe finire romanticamente tra rovine e decadenza (Ruskin è presente nel Padiglione della Gran Bretagna con un allestimento curato da muf Architecture/art llp, dove vi è rappresentata l’influenza di Venezia nell’architettura inglese e il senso eterno  inglese dello scoprire territori catalogando e controllando ogni ricerca, anche architettonica), ma Venezia è bella, non perché sia decadente, ma perché è viva – ancora- ed ultimamente un po’ più contemporanea.  Le città hanno bisogno di riutilizzare i loro spazi perduti, trasformandoli  e facendoli rivivere.

venezia

A Venezia il quartiere di  Cino Zucchi, già mostra segni del tempo, in negativo sui rivestimenti e sui materiali usati nella costruzione (purtroppo l’eventuale mancanza di qualità costruttiva non si differenzia per gli stili, anzi è ancor più presente negli stili lontani dal contemporaneo perché utilizzano decori antichi in una situazione  lavorativa differente dall’originale), in positivo come inserimento nella città, con la diversificazione architettonica e la riuscita convivenza con l’intorno.

La stratificazione del tempo nei nuovi quartieri di Cino Zucchi è un’esigenza che viene anche da una esperienza comune (attraversando i paesini italiani per esempio, applicata in architettura da Tendenza, dall’utilizzo dei frattali, dall’uso del disegno delle maglie del territorio, con l’utilizzo di simmetrie asimmetrie) è una ricerca importante che si può applicare, assolutamente, in modo contemporaneo

Il riuso nella città, è un’esigenza raccontata anche nel padiglione dei Paesi Bassi, nello allestimento Vacant NL, where architecture meets ideas, dove vi  è un’intera città, sospesa nel vuoto, del cielo blu olandese (anche in Olanda a volte arriva  un bellissimo sole), formata da edifici inutilizzati da riqualificare e utilizzare.

Il riuso è un tema presente, anche se con un approccio diverso,  nel  Padiglione Russo, paese che in seguito alla deindustrializzazione si trova immensi patrimoni da rivitalizzare.

In questi anni velocissimi si sono susseguiti un’infinità di segni e disegni, specialmente nelle città. Le biennali intorno al 2000 hanno raccontato la realizzazione di opere nuove e il futuro prossimo: il grande impegno delle archistar (quasi del tutto assenti in questa Biennale) che spesso, specialmente nella fase fine millennio inizio nuovo millennio, hanno reinventato in positivo le città. Troppo spesso  a ciò non ha fatto riscontro la qualità media dell’architettura. Le ultime Biennali hanno incominciato a interpretare le nuove esigenze di un mondo in continuo cambiamento ( anche a causa della crisi), fino ad arrivare alla Biennale di Kazuyo Sejima.

Kazuyo Sejima racconta i sogni, le realizzazioni del presente, immagino, ascoltando, in altro linguaggio con il medesimo significato, il saggio medievale che era preoccupato di un ingombrante passato, non vedeva ancora un futuro felice, intanto si stava accorgendo che gli stavano rubando il presente. Il contemporaneo, in tutte le sue modalità è ben rappresentato dalla curatrice della Biennale, sia nella sua architettura sia in questa Biennale.

Il racconto dell’architettura dei cambiamenti e di “tutti i giorni” italiana (recentemente rappresentata nel convegno svizzero (2010-10-08) “What ever happened to italian architecture? critical positions on the past, the present, and the future” è il titolo del Simposio internazionale promosso a Roma dall’Istituto Svizzero di Roma e dalla Depart Foundation), è presente nel coraggioso padiglione di Molinari (Aliati-Italia), dove vi sono presenti, non archistar, ma opere di buona qualità sparse in tutto il territorio nazionale – vent’anni di storia architettonica italiana – (l’ampliamento di una scuola a Bari (ma0), la costruzione di una biblioteca in provincia di Bergamo (Archea Associati), di un centro sanitario a Lesmo (Guidarini & Salvadeo), la risistemazione di un parco pubblico a San Donà (Cino Zucchi) e opere solidali ed ecocompatibili per il terzo mondo (Burkina Faso, Sudan).

Sono presenti temi importanti: il riutilizzo dei beni sequestrati alla mafia;  progetti di edilizia popolare che non vogliono riutilizzare esteticamente il passato ma neanche un’architettura degli anni 70-80 passata troppo presto dai disegni alla grande scala; edifici di qualità a basso costo, restauri contemporanei che rispettino l’antico (Rota all’Arengario di Milano, Piano alla Fondazione Vedova di Venezia), l’architettura bioclimatica ed ecocompatibile.

S’intravede una buona Italia. Forse un po’ sparsa, a volte si ha paura che sia un po’ ma buona! Dovremo conoscerla meglio. Arriviamo così al futuro, di “Italia 2050” aiutati anche qui da artisti e musicisti: dovremmo pensare oggi ciò che lasceremo domani!

Racconta un futuro probabile dello spazio urbano nel 2050, insieme agli spazi immensi dell’entroterra, l’allestimento australiano in 3d Now + When Australian Urbanism curato da John Gollings e Ivan Rijavec. Forse racconta un futuro quantomeno sconosciuto, la scala fantasiosa con porta e salto nel vuoto della Polonia dell’artista Agnieszka Kurant e dell’architetto Aleksandra Wasilkowska, tra controllo del fare e ricerca della libertà, purtroppo senza rete di sicurezza metaforica.

biennale

I padiglioni nazionali hanno lanciato tante bottiglie nel mare con dentro alcuni messaggi, da raccogliere e applicare reinterpretandoli nel proprio ambito. Kazuyo Sejima si è fatta aiutare anche dalla poesia, dalla musica, dall’arte, dalla fotografia. Per spiegare lo spazio contemporaneo nelle Biennali del fine primo decennio del XXI secolo, spesso si chiede aiuto all’arte, piuttosto che ripetere foto o disegni di edifici realizzati, che comunque adoriamo.

E’ importante l’architettura scritta e disegnata, ma se è importante, è lo è, a maggior ragione lo è l’architettura costruita.

Nelle opere di Kazuyo Sejima, premio Priztker,  c’è molta buona architettura:

Towada_Arts_Center (o); New Museum of Contemporary Art in New York by Kazuyo Sejima Ryue Nishizawa 2007 (o); Zollverein School of Management and Design in Essen, Germany. Kazuyo Sejima and Ryue Nishizawa, architects. Completed in 2006.(o); Tokyo-Omotesando – Dior Building (Kazuyo Sejima & Ryue Nishizawa) (o).

Nell’arsenale la sua opera è rappresentata da uno splendido video in 3d di Wim Wenders (il 3d è stato usato molto nei padiglioni) che racconta il Rolex Center di Losanna. Nella Biennale, Kazuyo Sejima, racconta luoghi, a volte magici, dove le persone e le genti possano incontrarsi, come da tema principale: nuvole da attraversare, passarelle  sospese di Transsolar + Testue Kondo; scariche elettriche d’acqua nel buio di Olafur Eliasson; spazio di legni che solo insieme danno solidità, ascolto di suoni meravigliosi (coro polifonico di Janet Cardiff), una sala d’informazioni, lavoro giornaliero realizzato sulla materia, travi (il peso della materia) in equilibrio di Anton Garcia Abril & Ensamble Studio, omaggio a Corbu di Tom Sachs, lavori di Toyo Ito.

Un’impronta semplice; semplice come  valore aggiunto, orientale. Dove porterà questo spostamento  Est del pensiero ? (conseguente allo spostamento dell’economia?) Speriamo verso un misto di delicatezza e forza capace, come l’architettura firmate SANAA, di prefigurare nuovi scenari possibili, con gli edifici che s’infiltrano naturalmente nelle città generando nuovi flussi, nuovi scambi e nuovi incontri rappresentando in meglio le esigenze contemporanee.

Originali e poetici il padiglione, giapponese, Tokyo Metabolizing, curato da Yoshiharu Tsukamoto e Ryue Nishizawa, dove si narra, attraverso la citazione del movimento Metabolista (la città come una macchina dove gli edifici vengono modificati nel tempo) e il padiglione Cinese Here for a Chinese Appointment curato da Tang Keyang dove la leggerezza di uccelli bianchi volano tra contenitori in metallo ossidato.

Una mostra di lavori di architettura cinese è presente anche al CA’SI – Palazzo Santa Maria Nova- dove sono stati selezionati giovani architetti e studenti cinesi. Molto interessanti i progetti presenti nei Padiglioni di Malesia e Singapore, che fanno riflettere sul dualismo a volte non risolto tra natura e costruzioni e con altre costruzioni con forme straordinarie ed eleganti.

Continua…


2 Commenti a “Venezia 2010… appunti di viaggio 1° parte”

  1. Emmanuele scrive:

    Trovo molto affascinante questo resoconto dal sapore di una narrazione intimistica. Non voglio sembrare polemico se dico che non sono però d’accordo con, o meglio, non condivido, quanto affermi. Ovviamente si tratta di un mio modo di vedere la cosa, e non voglio imporre il mio punto di vista. Però mi è parsa una biennale (almeno per quanto riguarda la mostra cuore) molto seduta su se stessa, e molto incentrata sulla figura della curatrice. Per carità, essendo lei la curatrice è naturale che prenda la sua forma mentis, però ho trovato un po’ di cattivo gusto il mettersi così tanto in mostra. Tra i padiglioni nazionali, ne ho gustati veramente di tanti invece: di solito è il contrario, mi deludono i padiglioni, e mi esalta la mostra centrale…
    Direi che tra quelli, l’Australia, la Danimarca, l’Israele ed il Canada hanno proposto delle cose veramente sfiziose…

  2. antonio marco alcaro scrive:

    caro Emmanuele
    sicuramente la Sejima poteva fare di meglio, ma rispetto ad altri (tanto per non fare nomi Fuksas) la presenza del curatore nella mostra non la trovo eccessiva, non è un’abitudine elegante ma in passato si è abusato molto di questo potere.
    Per il resto la Biennale 2010 non la trovo così disastrosa come è stata dipinta sui mass media.

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