Archive del 2011

Un anno di amate l’architettura

31 dicembre 2011

Il 2011 è finito, anno nefasto per la professione, noi di amate l’architettura ci siamo impegnati per denunciare casi di clamorose illegalità e mancanze di intervento da parte delle Istituzioni, l’architettura e gli Architetti sono diventati sempre più inutili socialmente.

Ci impegneremo nel 2012 per invertire la tendenza che porta al declino della professione dell’architetto e dei liberi professionisti, indispensabili per la qualità dell’architettura nel processo di trasformazione del territorio, promuovendo una mobilitazione tra i professionisti, le Associazioni, gli Enti e le Istituzioni nel campo dell’architettura, si comincia il 3 febbraio 2012 con 150K ARCHITETTI.

UN ANNO DI AMATE L’ARCHITETTURA:
  • nel mese di gennaio abbiamo segnalato l’illegalità diffusa nell’assegnazione degli incarichi pubblici in Italia, lamentando la latitanza dell’Ordine degli Architetti e del Consiglio Nazionale;
  • nel mese di gennaio abbiamo segnalato i paradossi del progetto di Alemanno di demolire Tor Bella Monaca di cui non si parla più;
  • nel mese di febbraio abbiamo denunciato la vergogna del decreto milleproroghe che ha portato a tre, il limite dei mandati per i Consiglieri dell’Ordine, limite recentemente emanato (prima non esisteva), permettendo a coloro che siedono sulla stessa poltrona da 15 anni e più di ripresentarsi alle prossime elezioni e successivamente abbiamo evidenziato le incongruenze, tra le dichiarazioni in merito, del Presidente Schiattarella;
  • nel mese di febbraio abbiamo denunciato il caso di via Giulia inviando una lettera al Sindaco Alemanno e al Consiglio dell’Ordine, con il risultato che non si è dato seguito all’iniziativa e il Sindaco ha annunciato un concorso aperto a tutti;
  • nel mese di marzo abbiamo denunciato alcune incongruenze del bilancio dell’Ordine segnalando alcune questioni relative alla casa Editrice Prospettive Edizioni, i primi effetti sono stati una riduzione dei costi di alcune voci e l’approvazione di un regolamento interno per gli incarichi dell’Ordine;
  • nel mese di marzo abbiamo segnalato alcune incongruenze nelle prime dichiarazioni pubbliche del neo Presidente del CNA Leopoldo Freryie;
  • nel mese di aprile abbiamo segnalato il caso dell’architetto Fastoso dove l’Ordine è prontamente intervenuto a differenza di via Giulia, dove non ci risulta alcuna presa di posizione nei confronti dei docenti universitari come segnalato da Progetti e Concorsi;
  • nel mese di maggio abbiamo appoggiato l’iniziativa di Progetti e Concorsi in merito alla Legge per l’Architettura inviando alcuni nostri suggerimenti;
  • nel mese di maggio abbiamo segnalato la nascita di un nuovo blog e Associazione ivaseipartita che si occupa del problema delle finte partite iva in Italia;
  • nel mese di maggio abbiamo segnalato il caso della Presidenza della giuria di un concorso di architettura svolta da un geometra;
  • nel mese di maggio abbiamo inviato una lettera al presidente Nazionale dei Geometri per rispondere alle sue gravi affermazioni fatte in una sua comunicazione ai Collegi provinciali, la lettera è stata una delle tante azioni nei confronti del CNA, CNI e CNG per indurli ad occuparsi del problema delle competenze professionali, recentemente si sono impegnati ad aprire un tavolo di concertazione aspettiamo i fatti;
  • nel mese di giugno abbiamo organizzato un evento sul ponte della Musica di Roma per salutare una nuova architettura della città di Roma, fenomeno sempre meno frequente da quando c’è Alemanno;
  • nel mese di luglio abbiamo denunciato il caso di Pietralata dove l’Università ha incaricato due Dipartimenti della facoltà di Architettura di Roma di progettare un’opera da 100 milioni di euro contro ogni normativa, il rettore ha risposto ad una nostra lettera a cui daremo seguito con un’altra comunicazione per andare in fondo alla questione a differenza dell’Ordine che si è comportato da Ponzio Pilato;
  • nel mese di ottobre abbiamo denunciato il caso di Piazza san Silvestro a Roma dove il Sindaco Alemanno ha dato un incarico illegittimo a Portoghesi, nessuno si è preoccupato più di tanto, approfondiremo la questione con l’Autorità di Vigilanza;
  • nel mese di novembre abbiamo segnalato il caso dell’Architetto Zampolini, esprimendo le nostre perplessità sulla latitanza degli ordini in merito alla deontologia professionale, è nato un polverone sui quotidiani nazionali;
  • nel mese di dicembre abbiamo segnalato il caso del Comune di Manziana che ha bandito una gara per un incarico gratuito, il Comune ha ritirato il bando;
  • nel mese di dicembre abbiamo segnalato il caso di ex presidente dell’OICE che ha vinto una gara con l’80% di ribasso quando in precedenza aveva condannato nettamente i professionisti che facevano questi ribassi;

Continueremo nel 2012 ha compiere le nostre azioni per il bene della collettività e per la qualità dell’architettura che è un valore culturale che appartiene a tutti.

Non sempre le nostre azioni hanno avuto un risultato concreto, ma i rappresentanti di Istituzioni, Ordini, Università e Consigli Nazionali d’ora in poi sanno di essere osservati e controllati in quello che fanno, ma soprattutto in quello che non fanno.

co/A – una proposta di concorso innovativa

23 dicembre 2011

aulettaIn un mio precedente post ho provato a delineare i principi di base che, a mio parere dovrebbero fondare la gestione dei concorsi di progettazione. Il tema dei concorsi pubblici e della loro regolamentazione è uno di quei temi caldi che animano la discussione sul miglioramento della qualità delle nostre città e noi intendiamo discuterne durante l’assemblea dei 150K.
La mia proposta mirava alla definizione di un processo che garantisse la qualità della scelta, la responsabilizzazione dei soggetti conivolti nel processo di ideazione (progettisti e amministrazioni in primis) e il coinvolgimento partecipativo e “connettivo” di tutti gli stakeholders del processo di trasformazione urbana.
L’approccio del post, come di molti altri validissimi che si incontrano nella rete, aveva come sottintesa una naturale diffidenza verso la capacità del genere umano ad autoregolarsi e, conseguentemente la attribuzione alla norma di una sorta di potere taumaturgico nella risoluzione dei problemi.
Si tratta di un riflesso ideologico difficile da spezzare: alla identificazione di un problema, alla individuazione di una possibile soluzione, si agisce pensando ad una legge.
Ma prima della legge, se si vuole incidere seriamente su un problema, occorre lavorare sulle consuetudini. Se si vuole dimostrare che una idea, un principio sono migliori di altri (a tal punto da meritarne l’istituzionalizzaizone normativa) occorre dimostrarne sul campo la validità e magari, senza necessariamente aspettare una nuova legge lavorare con quello che si ha.
Aggiungo che per le amministrazioni pubbliche che hanno la reale volontà di risolvere i problemi della trasformazione del territorio in maniera non burocratica e soprattutto non populista, non è necessario attende alcuna nuova norma, potendo già ora autoregolamentarsi.
E’ fondamentale quindi prima di tutto lavorare direttamente sulle amministrazioni pubbliche, agendo sulla loro sensibilità e sulla loro reale volontà di gestire positivamente il territorio. Se ci sono delle buone pratiche è doveroso segnalarle e promuoverle.

Ritengo quindi doveroso segnalare il concorso di idee che ha lanciato il comune di Auletta per la valorizzazione del Parco a ruderi sorto dalla riqualificazione del centro storico (distrutto dal terremoto del 1980) che approfondisce in maniera innovativa diversi aspetti del concorso di idee.
Il bando si caratterizza per la definizione chiara dei requisiti da parte del Comune, che ha coinvolto in questo progetto l’associazione RENA (Rete per l’Eccellenza Nazionale), e per  il programma coraggioso che si propone di ricercare soluzioni innovative a problemi e obbiettivi complessi; soprattutto si nota la ricerca di metodologie innovative proprio nelle metodologie procedurali di selezione dei progetti vincitori.
Ad un tema è importante quale quello della memoria collettiva di un dramma storico si cerca di fornire risposte in maniera “connettiva”.
Altamente innovativa, sia sotto il profilo organizzativo che metodologico, la previsione di un meccanismo partecipativo rivolto non tanto ai cittadini (che comunque vengono coinvolti trasparentemente in ogni fase del progetto) quanto alla categoria dei progettisti che vengono spinti a condividere contenuti e proposte secondo modalità Creative Commons.
Si ribalta di fatto il tradizionale concetto di partecipazione, restituendo contemporaneamente dignità e responsabilità alla categoria di progettisti i quali sono chiamati a operare in maniera multidisciplinare e soprattutto aperta.
Notevoli anche la cura della grafica e della comunicazione (si nota come gli organizzatori stessi abbiano ricorso agli stessi processi produttivi che richiedono ai progettisti) dalla quale si intuisce lo sforzo per sfruttare ogni possibilità offerta dal web 2.0 finalizzato alla selezione del miglior progetto possibile.
Gli aspetti di regolarità burocratica e funzionale sono in secondo piano. Non è importante che sia rispettata una procedura, è importante che quella procedura consenta di selezionare la miglior soluzione possibile; smbra banale ma evidentemente non lo è.
Il percorso delineato prevede una prima fase più tradizionalmente concorsuale, una seconda, caratterizzata da un workshop durante il quale si svilupperanno le migliori idee selezionate e una finale nella quale i vincitori affineranno le idee per produrre gli elaborai destinati alla gara d’appalto; il tutto sempre e costantemente ricorrendo a procedure aperte, visibili e condivisibili dall’esterno.

Ci auguriamo quindi il pieno successo dell’iniziativa, e soprattutto siamo curiosi di vederne i risultati concreti, nella speranza che questa esperienza stimoli anche altre amministrazioni a modificare almeno in parte le remore e le ritrosie che permangono nell’utilizzo di strumenti concorsuali aperti e partecipativi.

co/A è coordinata da RENA, su incarico della Fondazione MIdA, dall’Osservatorio sul Doposisma e del Comune di Auletta. Con la consulenza tecnica del gruppo SNARK, RENA ha lavorato alla definizione e diffusione del bando di idee.
Il concorso resterà aperto fino al 30 gennaio 2012.

Se anche un ex Presidente dell’OICE fa l’80% di ribasso…

17 dicembre 2011

Ormai succede proprio di tutto, dopo la gara gratuita di Manziana, un’altra tragicomica vicenda, figlia del decreto Bersani&Co, segnalata dal sito lavoripubblici.it in un interessante articolo di Paolo Oreto.

La Cassa Nazionale di Previdenza dei Ragionieri e Periti Commerciali, bandisce una gara, naturalmente al massimo ribasso, per l’affidamento di servizi in merito alla certificazione della regolarità catastale del patrimonio immobiliare dell’Ente.

L’importo a base d’asta è di 514.850,00 euro, la gara viene aggiudicata alla società di ingegneria Lenzi Consultant srl che ha fatto un ribasso dell’80% offrendo per l’incarico 100.050,80 euro, la società è iscritta all’OICE.

L’OICE è l’Associazione di categoria, aderente a Confindustria, che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica, l’Associazione ha sempre condannato il sistema del massimo ribasso, colpevolizzando sia chi fa la gara, sia chi partecipa facendo ribassi enormi, come si può vedere dall’intervista rilasciata dal suo ex Presidente l’architetto Braccio Oddi Baglioni.

Ora voi vi chiederete di chi è la Lenzi Consultant srl ?

Socio e amministratore unico è colui che il 30 novembre 2009 affermava, in merito alla dignità professionale di chi partecipa con ribassi eccessivi: “il meccanismo di aggiudicazione al prezzo più basso porta a premiare i concorrenti che, pur sapendo di non poter realizzare la prestazione in conformità alla normativa vigente nel rispetto dei costi industriali, decidono di acquisire comunque l’incarico, riservandosi, dopo la sottoscrizione del contratto, di ridiscutere le condizioni e di impugnare ogni punto appellabile con lo scopo di ridefinire il corrispettivo. L’alternativa è la produzione di progetti di scarsa qualità tecnica ed architettonica, incompleti e comunque non conformi alla normativa“.

Si è proprio lui!!! l’arch. Braccio Oddi Baglioni, socio ed amministratore unico della Lenzi Consultant s.r.l., sarebbe facile dire: si predica bene e si razzola male, ma purtroppo, in Italia, siamo abituati a vedere politici, rappresentanti di Istituzioni, di Enti e figure rappresentative a fare il contrario di quello che dicono.

Il vero problema è: se uno come Oddi Baglioni, con una società che nasce addirittura nel 1800, è costretto a fare un ribasso dell’80% per aggiudicarsi una gara, vuol dire che siamo messi proprio male, male, male!!!!

E chi ci rimette sono proprio i giovani, al contrario di quello che si proponeva Bersani, perché una società che fa un lavoro di 500.000 euro con 100.000 euro, la prima cosa che taglia è il compenso dei propri collaboratori, che in taluni casi sono costretti ad assumersi anche delle responsabilità.

Insomma un fallimento totale di una legge che si proponeva di dare spazio ai giovani eliminando il monopolio dei soliti noti e che invece ha prodotto la continuità dei soliti noti, che però devono fare forti ribassi, squalificando la professione e eliminando definitivamente qualsiasi possibilità per un giovane di lavorare.

Oggi il web, a differenza del passato dove tutto rimaneva nascosto, può fare girare le informazioni, come quella che abbiamo appena denunciato, e girando le informazioni forse qualcosa può cambiare, dipende anche da noi.

Aspettiamo eventuali repliche da parte dell’architetto Braccio Oddi Baglioni.

Le Università fanno lavorare l’Architetto della cricca

11 dicembre 2011

Doveva pensarci Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, a informarci sull’autore del progetto della nuova sede dell’Università di Tor Vergata.

Infatti martedì 7 dicembre 2011, a pagina 56 del Corriere della Sera, appare un interessante articolo dal titolo: “L’ amico della «cricca» nella nuova Tor Vergata – Due progetti milionari affidati dall’Università all’architetto Angelo Zampolini“, nel testo si fa riferimento a un progetto da 98 milioni di euro affidato proprio all’Architetto Zampolini, già famoso per le note vicende della casa di Scajola e della cricca legata al costruttore Anemone, Balducci e compagni, di cui si è parlato recentemente in un articolo del Fatto Quotidiano.

La cosa che ha fatto sorgere sospetti è stata la mancanza di cartello presso il cantiere, probabilmente l’Università si vergogna di far conoscere il nome del progettista.

Oltre alla nuova sede del Rettorato, lo stesso architetto firma anche il «preliminare» (altri 86 milioni e 500 mila euro) della nuova facoltà di Giurisprudenza, vi ricordo che a maggio del 2011 fa ha patteggiato una condanna a 11 mesi di carcere.

Questo episodio la dice lunga su come si gestiscono gli incarichi pubblici in Italia, l’Università si difende dicendo che l’incarico è stato dato dalla concessionaria, (società del gruppo Caltagirone), ma Tor Vergata è o non è una Università pubblica?

Vi sembra normale che l’Università, che dovrebbe essere di esempio agli altri Enti pubblici, possa dare incarichi da 100 milioni di euro in questa maniera?

Senza fare un concorso internazionale aperto a tutti, senza preoccuparsi della qualità dell’opera, della trasparenza, del rigore, della deontologia……

Possiamo andare avanti in questa maniera in Italia dove oramai, giovani e meno giovani, di grande capacità, qualità professionale e creatività sono completamente e definitivamente tagliati fuori da ogni incarico pubblico?

Per quanto tempo le Università possono continuare a comportarsi in questa maniera vergognosa?

Del resto La Sapienza non è da meno, recentemente abbiamo segnalato un caso in cui il Rettore della Sapienza ha incaricato due Dipartimenti di progettare un’opera da 100 milioni di euro, in contrasto evidente con tutte le norme e le sentenze in merito.

Abbiamo chiesto chiarimenti al Rettore, che fino ad oggi, non ha risposto, ma non ci fermeremo interverremo in tutte le sedi opportune per far valere i nostri diritti.

L’Ordine degli Architetti di Roma, in tutte queste vicende, non ci fa una bellissima figura, Gian Antonio Stella conclude il suo articolo in questa maniera: “come mai, dopo quello che è emerso dalle inchieste, dopo le ammissioni negli interrogatori e perfino dopo il patteggiamento della condanna, l’Ordine degli architetti non è intervenuto nei confronti del suo assai disinvolto iscritto?………………Come mai è intervenuto invece con rapidità supersonica per bacchettare Daniela Fastoso, una giovane architetto colpevole di avere offerto sul sito «Groupon» consulenze di arredamento a una tariffa troppo bassa? «La velocità del Web impone di intervenire con rapidità», ha risposto un paio di settimane fa al Fatto il presidente dell’Ordine romano Amedeo Schiattarella. L’immagine degli architetti è danneggiata di più da un iscritto che «viola» la concorrenza offrendosi per tariffe più basse o da un altro che porta assegni circolari per conto dei faccendieri?

E’ ora di cambiare, in un periodo drammatico per gli architetti italiani, non si può più tollerare questo malcostume imperante, questa società in cui vanno avanti i furbi e i delinquenti incompetenti a scapito delle persone oneste e capaci.

Anche gli Ordini devono fare la propria parte, devono combattere per invertire la rotta, altrimenti daranno ragione a coloro che vogliono farli chiudere.

150K ARCHITETTI

Per porre l’attenzione sulla insostenibile condizione professionale degli architetti in Italia, e promuovere una mobilitazione allargata a tutti i professionisti convinti del bisogno di una maggiore qualità architettonica nel processo di trasformazione del territorio,

il Movimento “Amate l’Architettura”ha formulato

10 Domande per “CAMBIARE”

1) PERCHE’ solo in Italia è diventato impossibile esercitare dignitosamente la professione dell’architetto nel rispetto di quanto stabilito dagli artt. 4 e 36 della nostra Costituzione?

2) PERCHE’ solo in Italia si è raggiunto il numero incredibile di circa 150.000 architetti, pari a quasi un terzo di tutti gli architetti europei?

3) PERCHE’ solo in Italia ci sono figure professionali che, nonostante l’esistenza di leggi e sentenze che definiscono le loro competenze, continuano a svolgere impunemente attività riservate solo all’architetto e all’ingegnere?

4) PERCHE’ si permette ai Professori universitari a tempo pieno e addirittura ad interi Dipartimenti delle università italiane di esercitare attività riservate alla libera professione, contravvenendo alle leggi vigenti?

5) PERCHE’ si è voluta creare ed immettere su un mercato del lavoro già saturo e caotico, la figura dell’Architetto Iunior senza definirne precise competenze e professionalità?

6) PERCHE’ si accetta che neolaureati e giovani architetti “a partita IVA” lavorino negli studi professionali in condizioni di dipendenza senza alcuna tutela.

7) PERCHE’ la nostra cassa previdenziale (Inarcassa) non trova un modo per sostenere quei tanti professionisti che, senza reddito per mancanza di lavoro, sono comunque obbligati a versare un pesante contributo pensionistico?

8) PERCHE’ solo in Italia il pagamento delle parcelle professionali degli architetti non ha alcuna tutela?

9) PERCHE’ solo in Italia gli incarichi professionali, soprattutto per le opere pubbliche, sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’Architettura e dei Servizi affidati?

10) PERCHE’ gli Ordini professionali, il CNA e i Sindacati, oltre alle esternazioni di facciata a mezzo stampa, nulla di concreto hanno mai conseguito in termini di tutela della dignità, della professionalità e del diritto al lavoro degli architetti e quindi oggi qual è il loro ruolo e la loro funzione?

A queste domande vorremmo aggiungere tutte quelle che i colleghi interessati vorranno formulare.

A queste domande vogliamo trovare delle risposte per uscire da una situazione che non possiamo più accettare, promuovendo un’assemblea, aperta a tutti, che intendiamo organizzare all’inizio del 2012.

Sono anni che gli architetti avvertono il disagio crescente per le condizioni di lavoro in cui operano.

L’aggravarsi delle condizioni economiche, sociali e culturali del paese ha fatto precipitare la professione d’architetto in una crisi senza precedenti.

AVVERTIAMO L’URGENZA DI AGIRE.

Non possiamo nascondere inoltre, le responsabilità di una intera classe politica che, negli ultimi 15-20 anni, ha agito in direzione opposta al conseguimento della qualità nell’architettura.

Abbiamo l’intenzione di creare una rete di architetti, che esprima con chiarezza il proprio disagio, per costruire un’agenda sui temi della professione e della trasformazione del territorio, da imporre sia ai nostri organi di rappresentanza che al mondo politico e governativo.

C’è bisogno del contributo di tutte le realtà associative e culturali che la nostra professione esprime.

LA NOSTRA INIZIATIVA.

Proponiamo una giornata di incontro aperto a tutti gli architetti che hanno idee da proporre e che hanno intenzione di confrontarsi e mettersi in gioco insieme ad altri professionisti.

Partiremo dalle 10 domande che noi di Amate L’Architettura abbiamo formulato come spunto di discussione iniziale.

Accoglieremo tutte le ulteriori domande che i partecipanti riterranno opportuno aggiungere.

Chiederemo a tutti i partecipanti alla giornata di fornire le loro proposte.

Comune di Manziana: incarico “gratuito”

Era facilmente prevedibile che sarebbe andata a finire così, tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006) , che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e il gioco è fatto.

Si comincia con incarichi con il 60%/70% di ribasso e poi si arriva all’incarico gratuito, Bersani & Co possono ritenersi soddisfatti sono riusciti a promuovere a tal punto la concorrenza che il consumatore può rivolgersi tranquillamente al professionista in maniera gratuita, peccato che non ci sono riusciti con le compagnie telefoniche, le banche, le assicurazioni, le compagnie energetiche, le compagnie petrolifere e via scorrendo.

Mi sarebbe tanto piaciuto avere un contratto telefonico a canone gratuito, in realtà l’unica categoria colpita è stata quella dei professionisti perché gran parte delle disposizioni “sacrosante” nei confronti delle banche, assicurazioni etc sono state aggirate come avviene sempre in Italia.

Non credete che un Comune possa fare un bando per un incarico gratuito?

Purtroppo è tutto vero, se non ci credete scaricate il bando.

COMUNE DI MANZIANA -Provincia di Roma- AREA LAVORI PUBBLICI

largo G. Fara, l – 00066 Manziana (Roma)

Prot. n. 26054 del 16/11/2011

INDAGINE DI MERCATO

OGGETTO: indagine di mercato per individuare il/i tecnico/i a cui affidare direttamente

INCARICO GRATUITO

di verifica della progettazione esecutiva, prot.24826 del 28/10/2011, dei lavori di consolidamento statico plesso scolastico di via Pisa’.

“I professionisti verranno scelti dal Responsabile del Procedimento, a suo insindacabile giudizio, tenendo conto del principio di rotazione, parità di trattamento, non discriminazione proporzionalità e trasparenza”

L’INCARICO È GRATUITO

Il Responsabile dell’ Area LL.PP.

ing. Piera Bocci

Bisogna anche avere dei requisiti minimi per partecipare, ma non preoccupatevi è garantita la rotazione.

Ci congratuliamo con l’Ordine degli Architetti di Roma e provincia che è prontamente intervenuto inviando una diffida il 25 novembre in cui si fa notare la palese violazione sia del D.Lgs. 163/2006 Codice dei Contratti Pubblici, sia dall’art.2233 del Codice Civile, sia dalle norme di deontologia professionale .

La diffida dell’Ordine a cui si sono aggiunte quella del sindacato Inarsind e di altri ha avuto un effetto immediato, in quanto il responsabile dei LLPP del Comune Ing. Piera Bocci ha annullato la procedura di bando con nota prot. 27354 del 30 novembre facendo sostanzialmente marcia indietro sull’iniziativa.

Questo ci dimostra che quando l’Ordine interviene con forza e con tempestività si riesce, in soli 5 giorni, ad annullare procedure che rischiano di alimentare un sistema a catena che ci porta alla distruzione del ruolo del professionista.

Non riusciamo a capire, allora, perché nel caso di via giulia (da noi segnalato quasi un anno fa) e di piazza San Silvestro a Roma (segnalato nel mese di ottobre), l’Ordine non sia intervenuto, nonostante le nostre sollecitazioni.

Si tratta in entrambi i casi di incarico gratuito.

Il mancato rispetto sia del D.Lgs. 163/2006 Codice dei Contratti Pubblici, sia dall’art.2233 del Codice Civile, sia dalle norme di deontologia professionale come vale nel Comune di Manziana dovrebbe valere anche nel Comune di Roma, o no?

Si è detto che, nel caso di via giulia, non si è trattato di un incarico ma di una consultazione.

In verità i professionisti incaricati hanno fatto un progetto con l’impiego di risorse e mezzi, sono stati fatti rendering di buona qualità, plastici, elaborati complessi, hanno lavorato i collaboratori, non credo gratis, è stata fatta una mostra, quindi non si capisce perché non dovrebbe essere considerato un incarico.

Nel caso di Portoghesi, la piazza la stanno realizzando, ci sono tanto di fotografie del sindaco con il maestro che presentano il progetto, il progetto di Portoghesi è completamente diverso da quello fatto inizialmente dai tecnici dell’Ufficio Progetti Città Storica, non si può negare che è stato un incarico e non si può negare nemmeno che sia stato un incarico gratuito.

Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo imparare a smettere di essere forti con i deboli e deboli con i forti.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Esiste ancora la Deontologia Professionale ?

L’articolo del Fatto Quotidiano di Luigi Franco di alcuni giorni fa, ha riacceso un dibattito in merito alla deontologia professionale, argomento che avrei voluto affrontare da molto tempo.

Quando mi sono iscritto all’Ordine, insieme al timbro, mi sono state consegnate le norme deontologiche, era un testo bellissimo di cui mi sono subito innamorato, ma oggi non è più lo stesso è stato più volte rimaneggiato e sono stati eliminati punti importantissimi come quello relativo alla pubblicità e altri che garantivano le qualità morali del professionista.

In merito vi è anche un giallo perché gli iscritti all’Ordine di Roma non sanno con precisione a quali norme si devono rifare, in quanto il CNA ha recentemente cambiato le norme, eliminando punti fondamentali come quelli sulle incompatibilità, l’Ordine di Roma non le ha adottate, facendo riferimento ad alcuni regolamenti che attribuiscono agli Ordini provinciali l’autonomia in merito, ma il CNA si richiama ad una sentenza della Cassazione che dice il contrario, ne risulta una grande confusione.

Nella mia esperienza più che decennale con l’Ordine degli Architetti di Roma e non solo, mi sono sempre chiesto come mai i casi di condanna, (sospensione o radiazione), fossero così limitati o quasi inesistenti, con il tempo ho capito che qualcosa non funziona.

Se ne sono accorti anche a Palermo dove è nato recentemente il Comitato Professionisti liberi impegnato a far rispettare la legalità anche tra i professionisti, hanno redatto un Manifesto e incalzano gli Ordini Professionali affinché intervengano nei confronti dei Professionisti condannati e non rispettosi delle norme deontologiche.

Il Libro DisOrdini di Alessandro Maria Calì, (un ex presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Palermo), mi ha confermato e chiarito una serie di aspetti importanti sul tema della deontologia professionale, vi cito una frase illuminante: “Se vogliamo dimostrare a chi dice che gli Ordini sono inutili che si sbaglia, allora dobbiamo fare in modo che esercitino con maggiore efficacia il ruolo di magistratura interna. Se continuiamo a non radiare nessuno allora il rischio è che vincano i fautori dell’abolizione degli Ordini. Nessun Ordine potrà più dire: se la sentenza non è definitiva noi non possiamo fare niente“.

Non credo che ci sia niente di più attuale in questa affermazione, in un momento dove gli Ordini e i Professionisti sono sotto il tiro incrociato della politica, dei mass media, dei poteri forti e dell’economia, non a caso spuntano libri come: “I veri intoccabili” di Franco Stefanoni, dove ci dipingono come una casta, dicono: “il 44% degli Architetti e figlio di Architetti” “una macchina del privilegio, con meccanismi e regole scritte e non scritte“.

Il neo Ministro  Fornero ha recentemente affermato: “.…. non si può prescindere dall’abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano tra molte categorie difficilmente annoverabili tra i bisognosi, come i liberi professionisti con le loro casse e i politici con i loro vitalizi.”

E’ chiaro che non si rendono conto della realtà, vi ricordo che nel 2010 un terzo degli architetti liberi professionisti, ha guadagnato meno di 10.000 euro (dati inarcassa), ma è altrettanto chiaro che gran parte della responsabilità di questa situazione è nostra e di chi ci ha rappresentato sia a livello nazionale che locale.

Nel tempo non abbiamo più fatto quello per cui eravamo nati e questo ci ha fatto perdere di credibilità, ma soprattutto ha fatto svanire, nella consapevolezza dei cittadini,  l’utilità sociale e il ruolo che gli ordini avevano nella tutela della popolazione.

Se non si fa la deontologia, come può il cittadino, quando si rivolge ad un professionista, essere sicuro che si rivolgerà ad un tecnico di specchiate qualità morali?

Negli ultimi anni gli Ordini si sono preoccupati di aumentare gli iscritti, di fare iniziative culturali, mostre, pubblicazioni, conferenze, presentazioni di libri, case editrici, radio, video, rapporti con l’Università, ……. ma hanno dimenticato di fare ciò per cui erano stati creati, (R.D. 23 OTTOBRE 1925, n. 2537) ovvero: art. 37 :

Il Consiglio dell’Ordine, oltre alle funzioni attribuitegli dal presente regolamento o da altre disposizioni legislative o regolamentari:

1) Vigila sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza.

2) Prende i provvedimenti disciplinari.

3) Cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria.

4) Determina il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine, ed eventualmente per il funzionamento del Consiglio Nazionale, nonché le modalità del pagamento del contributo.

5) Compila ogni triennio la tariffa professionale, la quale, in mancanza di speciali accordi, s’intende accettata dalle parti e ha valore per tutte le prestazioni degli iscritti nell’Ordine.

6) Dà i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

I punti 1-2-3 sono i più importanti, ma evidentemente si sono persi nella notte dei tempi, non conviene occuparsi di deontologia, competenze professionali, incompatibilità e soprattutto non conviene punire, non porta voti.
Molti Presidenti degli Ordini si sono comportati come i nostri politici, si sono preoccupati di acquisire voti e consensi evitando tutto ciò che va in direzione opposta.
Da anni l’Ordine di Roma ignora le nostre numerose segnalazioni sui docenti universitari a tempo pieno e su altri casi di non rispetto delle norme deontologiche.
Il punto 6 si è perso con la nostra credibilità, le Amministrazioni pubbliche e i politici non ci chiedono pareri nemmeno quando legiferano su argomenti che ci riguardano, il punto 5 l’abbiamo perso già da tempo.
Il titolo dell’articolo del Fatto Quotidiano, (vi ricordo che i titoli dei giornali non li fanno quelli che scrivono l’articolo), va proprio in quella direzione di attacco agli Ordini professionali e il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Schiattarella ha voluto replicare con questa lettera, nonostante avesse già espresso il suo pensiero rispondendo alle domande del giornalista.
La replica mi ha colpito per alcune frasi:
Per quanto riguarda il supposto lassismo o malfunzionamento degli Ordini posso solo far rilevare che in ambito deontologico noi possiamo prendere provvedimenti solo dopo aver acquisito gli atti documentali e che non sempre la magistratura li fornisce tempestivamente. Per darLe un’idea, nel caso citato nell’articolo gli atti sono stati richiesti alla Procura competente sin dal Maggio 2010 senza aver avuto, a tutt’oggi, riscontro alcuno
Mi sembra curioso che un’Ordine come quello di Roma che ha discreti mezzi (5 milioni di euro di bilancio), abbia fatto una richiesta un anno e mezzo fa alla magistratura e in mancanza di risposta non abbia proceduto in altri modi, andando per esempio a richiedere direttamente in loco la sentenza di patteggiamento di maggio 2011.

l’Ordine che rappresento non prende lezioni da nessuno: da diversi anni, infatti, siamo protagonisti di una aspra battaglia per restituire senso al nostro ruolo istituzionale di tutela degli interessi collettivi. Per anni ci siamo battuti per una riforma delle professioni che affronti in modo organico il tema delle competenze, dell’immissione dei giovani iscritti nel mercato del lavoro, delle regole nell’affidamento degli incarichi delle opere pubbliche.

Una battaglia ignorata sistematicamente sia da gran parte della classe politica che dalla stampa

E’ un’ammissione di un fallimento di cui bisognerebbe prendere atto prima o poi.

In questi giorni parlando con colleghi e rappresentati di Ordini, mi sono stati prospettati tutti i problemi che impediscono il buon funzionamento della deontologia:

  • mancanza di mezzi per fare indagini;
  • non obbligatorietà dell’azione disciplinare (a differenza della magistratura);
  • mancanza di risposta o lentezza della magistratura a recapitare gli atti;
  • responsabilità a cui sono sottoposti i Consiglieri dell’Ordine in caso di errore;
  • numero elevato di casi a cui non si riesce a stare dietro;
  • difficoltà di acquisire prove;

Io credo che se vogliamo salvare gli Ordini non ci possiamo nascondere dietro un dito, sono tutti problemi risolvibili, soprattutto per un Ordine che spende centinaia di migliaia di euro per le attività più disparate e smettiamola di usare la magistratura come scudo, prendiamoci le nostre responsabilità, rispettiamo l’art. 37 comma 2 del nostro Regolamento e recuperiamo la nostra credibilità nei confronti dei cittadini, della politica, dei mass media ma soprattutto nei confronti di noi stessi.