Archive del 2010

Il passatismo è il vero nichilismo

16 Novembre 2010

Non è una frase tratta dal nostro Manifesto e non è neanche di un architetto ma bensì di un Sindaco di un piccolo Comune che sta conducendo una battaglia per l’architettura contemporanea.

Nell’ambito della Festa dell’architettura di Roma, svoltasi nel mese di Giugno 2010, il nostro Movimento amate l’architettura ha organizzato un Convegno dal titolo: “architettura nei mass media, un’immagine distorta”. Il convegno si è aperto con la visione di un video tratto da Striscia la notizia, in cui si definiva ecomostro un progetto contemporaneo nel centro storico del Comune di Figline Valdarno provincia di Firenze (vedi link).

Il sindaco del Comune è intervenuto al nostro convegno e ha dimostrato che ogni tanto anche i politici e gli amministratori pubblici possono occuparsi di architettura.

Il sindaco ha giustamente definito scandaloso il fatto che in Italia non si possa realizzare un progetto contemporaneo nel centro storico, viene così negata la dignità all’architettura contemporanea, viene impedita la possibilità di lasciare un segno architettonico dei nostri tempi.

E’ una battaglia culturale, il nuovo contro il moderno, l’architettura contro il passatismo.

Non si puo’ guardare soltanto indietro, siamo con il sindaco di Figline Valdarno per la battaglia per l’architettura, peccato che la quasi totalità degli amministratori pubblici la pensi diversamente.

Guarda il video

Il nostro amico Mimmo non c’è più

Cari amici, colleghi e lettori del nostro blog, perdonateci perché per una volta parliamo di noi, anzi di uno di noi.

Abbiamo appreso ieri, 2 novembre 2010, della scomparsa di Domenico Ferrari, per noi “Mimmo”, uno dei soci fondatori del Movimento Amate l’Architettura.

Ma non è sufficiente descriverlo come socio fondatore, è stato uno dei primi tre che, quasi tre anni fa ha cominciato a riflettere sullo stato di degrado che l’Architettura e la professione di Architetto versa in Italia, ragionando su cosa si poteva fare per reagire a questa situazione avvilente.

Vi partecipiamo perciò alla perdita – inaspettata –  di una pietra d’angolo del nostro Movimento, di una persona che a sessant’anni aveva l’energia e la voglia di fare di un ventenne.

Grazie anche a lui in un anno e mezzo abbiamo condotto battaglie per la difesa del progetto su fronti istituzionali e politici, abbiamo promosso un convegno sull’immagine dell’architettura sui mass-media, abbiamo avvicinato un poco la gente comune ai temi della pianificazione e del progetto parlando nelle scuole, organizzando un concorso fotografico e altro ancora.

Per chi l’ha conosciuto, ma magari anche per chi non l’ha conosciuto, il tributo più significativo che può dargli è nell’impegnarsi in difesa del nostro patrimonio intellettuale e architettonico con noi o con altri.

I funerali si terranno domani 04 novembre 2010 nella chiesa di san Giuseppe Artigiano al km 28.500 della Via Tuscolana, Rocca Priora (Rm).

Critical mass, spunto per una riflessione ed un confronto…

29 Ottobre 2010

In Olanda non esiste la critical mass, intesa come punto di non ritorno, come momento di rottura che spezza un ritmo di vita insostenibile…in Olanda non esiste il traffico…cioè, il traffico esiste, ma è una fila, e le file le fanno i semafori, non altro! La bicicletta è la regina, e la macchina serve, ma non è indispensabile. Agli incroci ci sono spesso più di quattro semafori: c’è quello per le automobili, quello per i pedoni, quello per gli autobus, quello per le biciclette…spesso, quando il semaforo si trova in prossimità di un ponte, anche il semaforo per le barche: ognuno ha il suo tempo, ed ognuno ha il diritto di passare…

La luce si accende, la sbarra scende ed il ponte si alza: in Olanda non si può avere fretta: quando arrivi ad un semaforo non è che prendi e passi, no! E’ sempre meglio che guardi il colore: se è verde passi, se giallo stai attento, ma se è rosso è meglio che ti fermi, altrimenti rischi! Sembra banale a dirsi, ma invece no!

In Olanda non ci sono regole, o perlomeno ce ne sono, poche, ma tutti le rispettano!

Quando sono sbarcato ad Haarlem, due anni fa o poco più, mi meravigliavo che le strade avessero differenti limiti di velocità…poi ho capito! Perbacco, ma allora è vero…l’urbanistica esiste!!! Quello che ho studiato è realtà…funziona!!! Qui esistono, come da noi, le strade statali, però il limite è 50 o 60; esistono le strade provinciali, dove il limite è 80 o 100: è proprio così!! Poi, certo, ci sono le autostrade, dove puoi arrivare fino a 120…

Qui ci sono, come da noi, ragazzi che studiano le dinamiche di sviluppo del territorio, ma ci sono anche, e qui sta la differenza, uomini che da queste tendenze prendono spunto per creare degli spazi che funzionano, per stimolare dei fenomeni che, partendo dalla forza dell’ingegno umano, riprendono soluzioni che vanno incontro alle esigenze della collettività…

BENE

Lo spunto per questa riflessione mi è venuto durante l’ultimo soggiorno romano, quando, durante il viaggio per raggiungere l’aereoporto, ho incontrato una giovane psicologa che andava al lavoro con la sua bicicletta… Le ho chiesto come mai usasse il treno metropolitano per arrivare sul posto di lavoro, e lei mi ha risposto subito lamentandosi che su quei treni, utilizzati proprio per favorire il trasporto alternativo, non ci fossero carrozze per le biciclette. Andando avanti nella conversazione, Mery mi ha detto che per lei la bicicletta è un modo economico e salutare per muoversi, nonostante lo smog di Roma, mentre io le citavo le differenti distanze olandesi, fatte a modo ed a misura di bicicletta…in Olanda, le raccontavo, ci sono carrozze apposta per le biciclette, le strade hanno tutte la pista ciclabile, e persino i semafori sono fatti per le biciclette: basta premere il pulsante, che subito diventa verde…ma in Olanda ci sono anche tante “fietsenstalling”, case per le biciclette: veri e propri edifici dove la puoi lasciare anche a titolo gratuito…

Arrivato ad Haarlem ed aperta la posta elettronica, ho trovato un articolo sulla Critical Mass, del mio amico Architetto Alessandro De Sanctis, sul blog di Terpress. Letto l’articolo, il confronto mi è sembrato scontato!

Perché in Italia, a Roma, per far passare l’idea che gli abitanti possano utilizzare la bicicletta come alternativa all’automobile, bisogna per forza “fare casino”, bloccare la città, e rischiare la paralisi del centro, quando basterebbe adottare poche misure, che però presuppongono un forte senso civico, ma soprattutto RISPETTO! Ecco: per favorire l’uso della bicicletta non serve la pista ciclabile: ci vuole RISPETTO!!!

In Olanda le regole non ci sono, dicevamo. La settimana scorsa, visto un pedone attraversare con il rosso, pur non avendo alcuna fretta, sono passato anche io, se non altro per emularlo.

BENE.

Lì vicino era seduto un poliziotto, che mi ha fermato, mi ha chiesto i documenti, ha fatto i dovuti controlli, e mi ha poi lasciato andare, dicendomi che la prossima volta 50 euro di multa non me li leva nessuno…forse perché gli stavo simpatico…chissà!

Questa è la grande differenza: basterebbe assai meno per essere felici: basterebbe un po’ di rispetto, basterebbe che ognuno mettesse del suo , per fare della “Critical Mass” un episodio a sé!

Basterebbe non dare la città in pasto ai costruttori, come ha fatto Veltroni con Caltagirone…basterebe non dare i permessi per realizzare l’Acqua Marcia, Malafede o Parco Leonardo, basterebbe lasciare aree verdi intorno alla città, non lasciando i permessi per costruire a “macchia d’olio”…come a Via Palmiro Togliatti all’incrocio con la Via Prenestina, o sulle vie consolari, dove i centri abitati si saldano alla città costruita, senza soluzione di continuità…basterebbe costruire rispettando le leggi, dotando le abitazioni dei necessari spazi a parcheggio (5%, l.Tognoli, 1989)…(durante la mia esperienza professionale romana, ho avuto a che fare con l’Assessore ai Lavori Pubblici del XX Municipio, che si lamentava del fatto che erano stati rilasciati i permessi a costruire a Mezzaroma per realizzare una palazzina su via Flaminia, all’altezza dell’incrocio con viale Tor di Quinto, senza parcheggi…L’Assessore ai lavori pubblici!!??? Ma che glielo ho dato io il permesso a costruire???) Allora forse basterebbe non costruire sulle falde acquifere, come alla Garbatella, dove i palazzi sono stati demoliti, perché il pavimento era storto…basterebbe non costruire nei centri limitrofi alla città costruita, tanto da portarne lo sviluppo al raccordo, (Settebagni sulla via Salaria, Prima Porta sulla via Flaminia, Tivoli sulla via Tiburtina, Ciampino sulla via Appia)…Oppure forse basterebbe non costruire gli ospedali in zona sismica senza le dovute precauzioni, o peggio senza i ferri, o peggio con materiale scadente…come è stato fatto all’Aquila dalla ditta IMPREGILO, oppure basterebbe non sotterrare i rifiuti tossici nelle cave abbandonate, basterebbe investire nel riciclo, nell’energia eolica, invece di privilegiare il nucleare…basterebbe forse garantire la pluralità nell’informazione…basterebbe non firmare le leggi “vergogna”, oppure basterebbe…

Notizie da inarcassa

inarcassanews

cari amici e colleghi

E’ iniziato da alcuni mesi il mio mandato di delegato inarcassa di Roma, (vi ricordo che Roma per 5 anni non ha avuto delegati),  le problematiche da risolvere sono tante e il lavoro che ci aspetta è lungo e difficoltoso, ma qualcosa di nuovo si può fare subito:

informare i colleghi su tutto ciò che avviene all’interno di inarcassa.

La newsletter nasce con l’obiettivo di avvicinare gli iscritti alla propria cassa di previdenza per conoscere a fondo la struttura, le dinamiche, le norme, le delibere, le novità e al fine di evitare incomprensioni, malintesi, equivoci, errori, ma soprattutto avendo la consapevolezza di chi ha deciso cosa.

La comunicazione credo che sia alla base di un buon rapporto tra cassa e iscritti, in questi 5 anni di mandato bisognerà lavorare molto su questo aspetto, in ogni caso chi non è interessato a ricevere questa newsletter può rispondere alla mail con oggetto cancella.

Vi riassumo le ultime novità:

1) Nella riunione del Comitato Nazionale Delegati del 27 e 28 Maggio, (l’ultima del precedente mandato), sono state prese decisioni importanti in merito al sistema sanzionatorio. Sono state modificate e in gran parte ridotte le penali in caso di omissione o ritardo nel pagamento dei contributi, nell’invio della dichiarazione e nell’iscrizione alla cassa.

E’ stato introdotto il ravvedimento operoso che permette all’iscritto, che si sia dimenticato di pagare il contributo o di inviare la dichiarazione, di mettersi in regola senza il pagamento di penali a patto che lo faccia prima di ricevere la notifica. E’ stato introdotto il principio di modularità nel sistema delle sanzioni, prima la percentuale della penale era la stessa a prescindere da quando si pagava  ora sarà diversa a secondo di quando si effettua il pagamento.

2) Nella riunione del Comitato Nazionale Delegati del 25 e 26 Giugno, (la prima riunione del nuovo Comitato eletto per il quinquennio 2010-2015), è stato eletto il Consiglio di Amministrazione e il Collegio dei Revisori.

Per un resoconto delle nomine e dell’accaduto vai sul seguente link

3) Inarcassa ha rinnovato il proprio sito web sia nella forma grafica che nei contenuti ma, con mio grande stupore, non lo ha comunicato ai propri iscritti. Tra le novità importanti ci sono i nuovi servizi on line tra cui la possibilità di richiedere il DURC, Il servizio inarcassa risponde che consente di inoltrare richieste di chiarimento su aspetti normativi o procedurali della previdenza e sullo stato di singole pratiche, il servizio bandi e gare, i finanziamenti on line e molto altro.

Vi invito a guardarlo: www.inarcassa.it

4) Nell’ambito della riforma previdenziale sono stati modificati gli artt. 22 e 23 dello Statuto che riguardano l’applicazione della riduzione dei contributi per i giovani sotto i 35 anni, questa modifica ha causato non pochi problemi per  più di 2.000 colleghi, mi sono subito fatto carico del problema inviando una lettera al Consiglio di Amministrazione di Inarcassa, sono seguite riunioni e interessamenti da parte di altri Delegati, è nato un gruppo di iscritti, penalizzati dalla nuova norma, che sta portando avanti alcune iniziative, hanno preso posizione contro questa riforma anche alcuni Ordini professionali, tra cui l’Ordine degli Architetti di Roma.

Il vice presidente di inarcassa architetto Giuseppe Santoro ha mostrato subito la propria disponibilità accettando un incontro con gli iscritti, la situazione è in evoluzione ci saranno presto aggiornamenti, per approfondimenti vai sul seguente link

5) Nella riunione del Comitato Nazionale Delegati del 14 e 15 Ottobre è stata votata l’Asset Allocation strategica 2011-2015, ovvero come ripartire gli investimenti tra le opportunità alternative secondo un orizzonte temporale di medio e lungo periodo.

Si è deciso per un profilo/rendimento medio con valore nominale lordo atteso del 6,54 % con le seguenti classi di investimento:

monetario 2,0%

obbligazionario 41,5%

azionario 20%

alternativi 11,5 %

immobiliare 25%

Io ho votato contro per due motivazioni:

1) perché non mi è piaciuto l’approccio alla votazione, ovvero non è stata data la possibilità al CND di esprimere la propria preferenza sulle tre opzioni previste ma si è fatto votare subito per la preferenza espressa dal CDA e come dire: voi vi prendete la responsabilità e io decido, non mi sembra un modo corretto di operare.

2) perché ritengo che nel lungo periodo sia più importante investire non sull’obbligazionario, che ha bassi rendimenti e rischi del tutto simili all’azionario, ma sull’alternativo che permette di fare investimenti innovativi che possano  coinvolgere anche il mercato dei professionisti.

Poi si è passati alla votazione di come ripartire alcuni fondi, (circa 670.000 euro), per il sostegno alla professione, ci sono state lunghe discussioni, polemiche su inarcommunity, (di cui scommetto molti di voi ignorano l’esistenza), alla fine sono state messe alla votazione numerose mozioni ma senza specificarne l’importo dello stanziamento rimandando al CDA la valutazione in merito.

Io ho proposto di utilizzare alcuni immobili di inarcassa per l’affidamento a gruppi di ingegneri e architetti per la realizzazione del proprio studio professionale a prezzi di locazione facilitati invogliando i colleghi ad unirsi per contrastare questa anomalia tutta italiana di avere una media di addetti per studio dio 1,2 unità.

Nel discorso iniziale del Presidente sono stati affrontati diversi temi, tra cui la problematica dei giovani iscritti sotto i 35 a cui è stata tolta l’agevolazione, la Muratorio ha ribadito la posizione già espressa dal CDA, ci sono stati vari interventi di delegati e si è provato a proporre una mozione sottoscritta da più di 50 colleghi per discutere subito in CND la questione e metterla ai voti, il presidente dell’Assemblea, architetto Valle, ha dichiarato irricevibile la mozione perchè troppo particolare in una trattazione dell’ordine del giorno generale, in parole povere bisognava avere all’ordine del giorno un punto specifico su questo tema.

Abbiamo quindi raccolto le firme necessarie per mettere all’ordine del giorno del prossimo CND la suddetta problematica, il pericolo è che il Comitato decida di risanare la questione attraverso una norma transitoria o una modifica dello statuto che comporterà un lungo iter di approvazione da parte dei Ministeri vigilanti e quindi gli iscritti dovranno attender 2 o 3 anni per vedere riconosciuti i loro diritti.

Il Presidente Muratorio ha informato i Delegati sulle recenti nomine da parte del CDA dei componenti della redazione della rivista della cassa, della redazione di inarcommunity e della commissione congruità che si occupa degli immobili. I nomi dei componenti sono allegati in fondo.

Chiudo con una buona notizia, il vicepresidente architetto Santoro ci ha comunicato che è in via di risoluzione la situazione della sede di via Po a Roma (edificio che doveva essere la nuova sede di inarcassa ma che non lo sarà più, in cui il cantiere è fermo da oltre due anni per problemi con l’impresa che è in corso di fallimento), presto avremo un edificio di valore in una posizione strategica che potrà essere affittato a società importanti e fruttarci parecchi soldi, anche se ormai non potremo recuperare il mancato introito degli anni passati.

Colleghi nominati il 23 settembre 2010 dal CDA nella Commissione Congruità:

Dott. Arch.  Costabile Pasquale

Dott. Arch. De Luca Giovanni

Dott. Arch. Galvani Giacomo

Dott. Arch. Gorra Luigi

Dott. Arch.  Leon Gerardo Antonio

Dott. Arch.  Petecca Erminio

Dott. Arch.  Ricciuti Cesare

Dott. Arch.  Scollo Salvatore

Dott. Arch. Sirotti Massimiliano

Dott. Arch.  Senzalari Cesare

Dott. Ing.  Di Fazio Alberto

Dott. Ing.  Ferraro Gioacchino

Dott. Ing.  Piras Massimiliano

Dott. Ing.  Rota Sandro

Dott. Ing.  Tipaldi Pasquale

Dott. Ing.  Zocca Mario

Colleghi nominati il 23 settembre 2010 dal CDA nellaredazione della rivista di inarcassa:

Direttore Responsabile del periodico Inarcassa

Ing. Suffredini Tiziano

Direttore di Redazione

Arch. Nicosia Emanuele

Componenti il Comitato di Redazione del periodico Inarcassa

Ing. Capello Riccardo, Arch. Camerini Vittorio, Arch. Caggiano Paolo, Arch. Crobe Antonio, Ing. Clarelli Sergio, Arch. Drago Giuseppe, Arch. Dusi Giampaolo, Arch. Fiorentino Maria Pia Irene, Arch Galli Angelo Raffaele

Responsabile del Consiglio di Amministrazione nel Comitato di Redazione

Ing. Caccavale Nicola

Colleghi nominati il 23 settembre 2010 dal CDA nellaredazionedi inarcommunity:

Componenti il Comitato di Redazione, specificatamente per Inarcommunity

Ing. Croce Aristide, Arch. Pregliasco Luca, Arch. Prestifilippo Cinzia, Arch. Vitali Silvia

Responsabile del Consiglio di Amministrazione nel Comitato di Redazione

Inarcommunity

Ing. Fietta Franco

Due Dinosauri a Borneo Sparenburg

13 Ottobre 2010

Ancora una volta lo spunto per parlare di Architettura mi è venuto da una coincidenza: la settimana scorsa infatti ho lasciato presso lo studio dove lavoro la macchina fotografica […]

Bene.

Ieri, avendo finito un po’ prima, sono andato alla ricerca della villa di MVRDV a Borneo Sparenburg, un nuovo quartiere ad Amsterdam Nord, armato solo della mia macchinetta. Lungo il cammino mi sono imbattuto in due fantastici ponti, che servono in realtà ad unire vari interventi di edilizia residenziale costruiti nell’isola a Nord, Borneo appunto.

Bene.

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I due ponti di cui sopra erano due normali passarelle di ferro, sicuramente più appariscenti del normale per il trattamento delle superfici, colorate di rosso, e per la forma, che la mia fantasia ha associato a quella di due dinosauri. Ancora una volta dunque interventi puntuali, realizzati in un terreno vergine, senza condizionamenti di sorta. Ancora una volta infrastrutture studiate a tavolino, con un adeguato bacino di utenza, sicuramente previsto sulla base di appositi studi…come dire: nente è lasciato al caso: l’ingegno umano qui viene utilizzato per creare spazi funzionali e gradevoli, anche da un punto di vista estetico…

Senza un contatto con la storia, ma perché qui la storia comincia dal medio evo, e non ha grandi spunti…

Volevo parlare dei ponti, che avevano attratto la mia attenzione a partire dalle passerelle pedonali romane del giubileo 2000, per arrivare a quelle di Amsterdam Nord, appunto, ma mi trovo invece ancora una volta a parlare di peroferia, di città consolidata e di nuove urbanizzazioni. E’ vero, sono rimasto colpito dal funzionamento della macchina amministrativa olandese, dove qualsiasi intervento è frutto di un’accurata ricerca, che va al di là dei giochi di potere della politica. E’ vero, l’Olanda è molto più piccola dell’Italia, ma è anche vero che il governo Olandese è stato fra i più generosi dell’unione europea con la Grecia per evitarne la bancarotta…l’Olanda ci tiene all’Europa…Amsterdam in confronto a Roma è un quarto, ma non voglio fare un confronto con l’Italia: mi interessa qui cercare di capire se si può fare qualcosa per salvare il salvabile, prendendo esempio dalla ricca Olanda, in Europa seconda solo ai Paesi Scandinavi.

Perché, per esempio, mi domando, l’Olanda è all’avanguardia nelle sperimentazioni sociali, che pure qui non vengono convivise da tutti? Perché in Olanda si costruisce dappertutto, senza delle regole precise, che pur ci sono…mi riferisco per esempio ad un complesso residenziale costituito da una stecca di circa trecento metri, costruita a non più di dieci metri dai binari ferroviari, nella citttadina di Heemstede, vicino a dove abito io…o ad una costruzione di sette piani costruita lungo l’asse di collegamento tra Haarlem ed Amsterdam a ridosso della strada provinciale…..però poi i due terzi del territorio sono lasciati alla natura??

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Forse perché in Olanda tutto viene realizzato in base a progetti studiati a tavolino?

Troppo facile come risposta, ma cerchiamo di capirne il perché.

Ho partecipato ad uno dei gruppi di lavoro istituiti dal Ministero della Pianificazione Urbanistica (capite???  In Olanda esiste un Ministero che si occupa dello sviluppo Urbanistico, mentre in Italia Berlusconi crea il Ministero per l’attuazione del federalismo, che poi ancora non è stato legiferato??!! Mapoi a che serve???)

Prima differenza!

Bene.

Questo gruppo si chiama Olanda 2040 e prevede lo sviluppo di un grande agglomerato urbano, dotato di servizi ed infrastrutture (leggi:  i ponti!!!) che accomunano le città più importanti dell’Olanda settentrionale (Randstad) intorno all’aereoporto di Schiphol, il principale scalo della KLM/Air France, non a caso la più grande compagnia aerea europea…nata dalla fusione avvenuta nel 2007 tra Klm, olandese ed Air France.

Bene.

Vogliamo parlare di Alitalia??? Un’occasione persa??? E Milano Malpensa??? Affari d’oro per la malavita in vista dell’Expo 2015??? Seconda differenza!!

Un altro semplice ma altrettanto indicativo esempio: in previsione di questo sviluppo, sono stati realizzati, dall’Architetto Santiago Calatrava, sublime interprete delle specificità del luogo nella realizzazione di ponti, tre magnifici interventi sul canale dell’Hoofdvaart, cinque anni fa in un territorio che oggi si sta sviluppando, quello appunto intorno all’aereoporto, dove sono nati diversi interventi di edilizia residenziale pubblica e non solo. Oggi questi ponti, definiti come la lira, l’arpa ed il liuto, tre strumenti musicali propri della mitologia greca, sono parte integrante del tessuto urbano e vengono attraversati ogni giorno da non so quante migliai di persone, in macchina, in bicicletta, a piedi e persino in barca…

Mi sono già espresso sulle biciclette, ora è la volta dei ponti: nella mia carriera universitaria, insieme ai miei amici Architetti Alessandro De Sanctis e Gianluca Bucciotti, venimmo segnalati ad un concorso per la realizzazione di un ponte pedonale a Porta Portese.

Bene.

L’area della Portuense adiacente Porta Portese, a tutt’oggi è ancora più degradata di allora, e del progetto di una sistemazione del’Arsenale papale, di cui pure vincemmo un concorso, non se ne sente più nemmeno parlare, mentre l’unico ponte di cui si parla in Italia è quello sullo stretto di Messina, per cui fu istituita un’apposita Commissione che doveva studiarne le ipotesi di fattibilità…Commissione che viene pagata ogni anno con i soldi della Comunità Europea, e che non ha prodotto, in vent’anni, nessun risultato concreto!!! Terza differenza!!!

I ponti sull’Hofdvaart come il ponte sullo stretto, allora?? Non proprio, anche se mi sembrano due esempi emblematici di un approccio totalmente diverso: in Olanda lo studio del contesto, pur in assenza di storia, fa in modo che i progetti vengano realizzati in base agli studi fatti a monte, ed il controllo sul cantiere (che ancora, purtroppo, non ho toccato con mano nella realtà olandese), permette che la realizzazione del progetto segua i dettagli, studiati nei minimi particolari.

In Italia probabilmente, montagne di carte generano ogni sorta di equivoci, e le libere interpretazioni non permettono poi agli esecutori di concentrarsi sulla “regola dell’arte”. Quarta differenza!!!!

Ecco. Allora forse non è soltanto merito dell’Olanda, se queste differenze vengono fuori in maniera così evidente, senza farne emergere le contraddizioni. Vivo qui da troppo poco tempo per esprimere un giudizio di valore sulla vita olandese: per il momento mi confondo con il giudizio comune che in Italia è meglio andarci in vacanza che viverci: essere immerso nell’ordine e nella precisione comunque mi rende senpre più consapevole  della forza delle mie capacità, e non fa altro che aumentare l’entusiasmo che sto impiegando nel laboratorio di progettazione della città di Almere, promosso dal Ministerie van Vrom (letteralmente libero sviluppo……………)

La classe non è acqua

Questa estate ho fatto una gita ad Innsbruck, in Austria. La città, entrando dalla periferia, si presenta con quella classica grigia tristezza un poco decadente tipica di molte città austriache e tedesche.

Del centro storico, assai piccolo, resta memorabile il cosiddetto “tettuccio d’oro”, un bow window tutto d’oro finemente decorato.

Il mio obbiettivo era la visita all’Alpen zoo, caratteristico per la presenza di fauna proveniente esclusivamente dalle alpi.

Per andare allo zoo si prende una metropolitana ibrida: nella parte iniziale corre in orizzontale sotto terra, poi si inerpica su un costone come una sorta di cremagliera (anche se tecnicamente credo assomigli di più ad una funicolare).

Quando siamo arrivati al capolinea, la Stazione Congresso, sono rimasto molto colpito dalla pensilina che sovrastava le scale di accesso: una forma fluida composta da superfici rigate senza curve regolari. Molto elegante, fluida, leggera all’occhio. Avvicinandomi, ho provato a toccarla e con mia grande meraviglia mi sono reso conto che era composta da lastre di vetro curvate a caldo, tutte ovviamente differenti tra loro. Ho preso qualche scatto.

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ico_flickr1 Vedi il set di immagini su Flickr

A quel punto il mio interesse si è tramutato in stupore ed in seguito in ammirazione incondizionata: mi sono detto che chi aveva progettato quella struttura era un architetto bravissimo con una capacità tecnica elevatissima.

Alla fermata zoo il mio giudizio si è consolidato. Non solo la pensilina della seconda stazione era altrettanto bella, ma tutta la struttura di calcestruzzo armato era molto elegante.

Mi sono ripromesso al mio ritorno in Italia di cercare di verificare chi ne fosse l’autore.

Ebbene, stiamo parlando dell’ Hungerburgbahn disegnata da Zaha Hadid e realizzata nel 2007.

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E’ stato un progetto di rinnovo e potenziamento di una linea esistente, con soluzioni tecniche all’avanguardia (tipo i vagoni basculanti pin modo che i passeggeri siano sempre in piano), che è costato circa 50 milioni di euro.

Tanto di cappello all’architetto Hadid!

Poi mi è venuto in mente di chiedere a mia moglie (che non è architetto ma che negli anni ha imparato a convivere con tutte le fissazioni del marito architetto), se la pensilina della prima stazione l’avesse colpita particolarmente prima che io la facessi notare: “non particolarmente, carina ma l’ho apprezzata di più dopo che tu mi hai fatto notare nel dettaglio come era fatta e come era stata realizzata”. Questo, sinteticamente, è stato il suo giudizio.

Mi vengono perciò spontanee alcune riflessioni:

1. La Stazione Congresso era perfettamente integrata in un contesto storico senza cercare soluzioni mimetiche.

2. Le fermate di questa linea si possono confrontare senza complessi di inferiorità con capolavori come le fermate parigine.

3. La buona architettura (contemporanea) è poco appariscente. Non c’è bisogno di distinguersi a tutti i costi per realizzare un ottimo lavoro.

4. Molta architettura contemporanea è più bella di notte che di giorno: un illuminazione ben progettata (Zumtobel) mette in risalto i punti di forza del progetto.

Vi invito a vedere delle foto in notturna che ho trovato su internet:
vai al link

5. C’è un divario tecnologico sempre crescente tra l’architettura che può essere prodotta da uno studio normale e un super-studio come quello della Hadid. Mi chiedo se questo non stia contribuendo ad una sparizione di una buona architettura “comune”, fatta cioè da architetti non conosciuti al grande pubblico.

E’ scomparso il prof. Antonio Michetti

27 Settembre 2010

Con rammarico devo comunicarvi la scomparsa del prof. Michetti, si è spento all’età di 83 anni dopo una lunga malattia che si era aggravata negli ultimi tempi, un abbraccio affettuoso ai famigliari da amate l’architettura.

La perdita per la nostra comunità di architetti e ingegneri è davvero incolmabile, chiunque abbia frequentato la facoltà di architettura di Roma negli ultimi 30 anni si ricorda delle memorabili lezioni di tecnica delle costruzioni seguite anche da chi non doveva sostenere l’esame. La sua capacità di spiegare con la massima semplicità e chiarezza concetti complessi era difficile da trovare negli altri docenti, oggi poi non ne parliamo.

Tutte le strutture delle più importanti opere realizzate a Roma e non solo negli ultimi 40 anni portano la sua firma, ha collaborato con i più famosi architetti, determinante il suo contributo nella Chiesa di Meier, profetico il suo parere sul ponte dello stretto che non si realizzerà mai.

La sua cultura e la sua capacità di insegnare divertendo e appassionando i suoi uditori rimarrà nei ricordi di tutti noi, memorabili i suoi intercalari (d’accordo questo qui).

Conserveremo nei nostri cuori il ricordo delle sue conferenze su Pierluigi Nervi, organizzate dall’Associazione Culturale Zingari negli anni 90.

Le sue doti oltre alla straordinaria capacità didattica e alla geniale competenza ingegneristica erano quelle di essere un grande uomo che non scende a compromessi, per la sua integrità morale è stato molto ostacolato nella sua carriera universitaria, si sa non sono i migliori a fare carriera.

Nel 2003 gli è stata conferita la laurea honoris causa in Architettura, ma è stato un riconoscimento tardivo, ha dedicato tutta la sua vita all’insegnamento nella facoltà di Architettura, avrebbe meritato un trattamento migliore, è davvero triste pensare alla situazione della Facoltà oggi, non avremo mai più un prof. come Antonio Maria Michetti.

Vi riproponiamo il testo della laudatio tenutasi per il conferimento della sua Laurea honoris causa in Architettura presso l’aula magna della Sapienza in data 03.03.03 :

“Antonio Michetti è nato nel 1927 e si è laureato in Ingegneria a Roma nel ’54; ha iniziato giovanissimo la sua attività all’interno della Facoltà di Architettura di Valle Giulia collaborando con Pier Luigi Nervi, Gaetano Minnucci e Carlo Cestelli Guidi presso la cattedra di “Tecnica delle costruzioni”, insegnamento che terrà ininterrottamente fino ad oggi.
Tecnico di eccezionale talento ha collaborato a definire il volto dell’architettura italiana contemporanea contribuendo in maniera determinante alla concreta realizzazione di ogni tipo di edificio, dal più semplice al più complesso, da quelli di civile abitazione a quelli commerciali, dalle scuole agli ospedali, dagli edifici per lo sport a quelli per il culto, dalle grandi strutture al restauro.
Antonio Michetti, per gli architetti della mia generazione (e non solo per loro), è sicuramente ”il più amato degli ingegneri romani”; tantè che hanno voluto, e alla fine ci sono riusciti, riconoscendolo come maestro, che diventasse uno di loro (ed è per questo che siamo qui). Attraverso un vero e proprio plebiscito (scaturito dalla proposta che Adriano Capo fece nel giugno di due anni fa al nostro Consiglio di Facoltà) sono stati in centinaia ad aderire, in questa formula inconsueta e al fondo irrituale, a questo evento accademico che ci vede qui riuniti per festeggiare un collega e un amico al quale siamo tutti, per qualche motivo, debitori e riconoscenti.
Per quanto riguarda la scuola e la professione Antonio Michetti si è quindi sempre attenuto con coerenza e determinazione alla lezione del suo maestro Pier Luigi Nervi per il quale, come sappiamo:
“La progettazione … si può definire in senso vasto come la invenzione e lo studio dei mezzi necessari a raggiungere un determinato scopo con la massima convenienza.” (nel senso latino, vitruviano, “simmetrico” appunto del termine, naturalmente … )
E secondo il quale: “… La più alta prerogativa dell’artista è quella di poter sintetizzare naturalmente, e direi quasi involontariamente, i sentimenti caratteristici del proprio tempo e tradurli in forme eloquenti per tutti. (In questo processo) assume particolare importanza la sensibilità statica che deve permettere una impostazione e definizione sufficientemente approssimata dell’organismo resistente, indipendentemente dall’uso dei veri e propri calcoli di stabilità e con l’ausilio di semplici conteggi orientativi o di formule largamente approssimate. …
… L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo che, solo in parte, si basa su dati scientifici; la sensibilità statica che lo determina, se pure necessaria conseguenza dello studio dell’equilibrio e della resistenza dei materiali, resta, come la sensibilità estetica, una capacità puramente personale o per meglio dire il frutto della comprensione ed assimilazione, compiutesi nello spirito del progettista, delle leggi del mondo fisico. …
In sostanza, la progettazione statica presenta gli stessi caratteri di quella più specificatamente e strettamente architettonica.”
Ove si evince con chiarezza una certa radicata diffidenza, da un lato, nei confronti di astratte e verbose teorie tanto spesso appannaggio di un comporre sterile e meramente formalista, delle mode più passeggere, come pure di altrettanto artificiose formulazioni teorico-strutturali.
Una pratica scettica del dubbio da coltivarsi soprattutto nei confronti dell’ultima e devastante deriva merceologico-informatica rispetto alla quale troppo pochi allarmi sono, fin qui, stati fatti scattare di fronte al pericolo di un definitivo e irreversibile immiserimento concettuale delle nostre discipline di progetto.
La diffidenza di Antonio Michetti nei confronti di un uso improprio, deviante e intossicante dell’informatica volgare è noto e proverbiale e meriterebbe un’attenzione seria e capace di mettere in discussione e quindi di innescare una più rigorosa vigilanza nei confronti del dilagare mercantile di un’informatica mono-dimensionale ove gli elementi di logica, di invenzione e di creatività sono ormai quasi del tutto esclusi e il progetto si risolve, quindi, proprio nella negazione radicale dei suoi aspetti più evolutivi.
Anche in campo teorico il suo contributo è stato di particolare rilievo e, oltre ai numerosi studi sul cemento armato, vanno qui ricordate le sue affascinanti ricerche sugli organismi a cupola di Roma antica e sul tema specifico della “commodulatio”, della “sezione aurea” e del “triangolo diofantino”; tutti argomenti ove la dimestichezza con l’essenza logica e strutturale dell’edificio e le sue straordinarie esperienze “sul campo” gli hanno consentito sensazionali risultati. La sua consumata esperienza gli ha così fatto maturare una capacità di lettura dell’edificio storico che va ben oltre una sterile rilettura filologica del manufatto e della manualistica (cosa che purtroppo avviene nella maggior parte della recente ricerca storiografica) consentendogli una penetrazione ben più intima del testo architettonico, una conoscenza tecnica e teorica, materiale e progettuale, insieme, degli etimi più riposti della costruzione antica. Argomenti, questi, che poi sono risultati ancora utilissimi per risolvere i più spinosi problemi di tanti cantieri, di tante ultime fabbriche contemporanee ove sono venuti utilmente in soccorso, addirittura, i suggerimenti delle tecniche più remote, quelle degli antichi lapicidi e la sofisticata sapienza statico-grafico-analitica codificata nei manuali classici di geometria e di stereometria a conferire senso architettonico e sostanza strutturale ad alcuni di quelli che senz’altro resteranno come taluni dei più significativi “monumenti” romani di fine millennio.
Per alcuni di questi, questa specie di Padre Pio dell’architettura romana ha fatto letteralmente “miracoli” … dal più elementare edificio del più sconosciuto e modesto dei suoi allievi fino alle più cervellotiche richieste delle star internazionali, Antonio Michetti, non ha mai lesinato risposte ad alcuno, e si è impegnato sempre per rispondere ai bisogni di ciascuno con la consapevolezza che il suo apporto sarebbe comunque stato indispensabile per conferire credibilità ad una forma, senso e significato ad un gesto e a un’idea di architettura …
… e non è certo un caso che sia riuscito a far “stare” letteralmente “in piedi”, anche, le cupole giubilari di Richard Meier …
Tra le sue numerosissime collaborazioni vanno ricordate, almeno, quelle con gli architetti: Ventura, Giani, Busiri-Vici, Paniconi, Pediconi, Passarelli, Coronelli, Sartogo, Chiarini, Lambertucci, Valle, Pellegrin, Berarducci, Pineschi, Racheli, Anselmi, Pasquali, … solo per citarne alcuni che, come potete vedere appartengono ad almeno tre generazioni di architetti romani …
… e, naturalmente, il già citato Richard Meier (e conviene qui, ancora, ricordarlo … per il quale sarebbe potuto ben valere l’antico adagio romano: “Chi impiccia la matassa se la sbrogli …”) … con il quale ha recentemente collaborato per la messa a punto degli aspetti tecnici e strutturali della nuova chiesa del Giubileo a Tor Tre Teste risolvendone i più complessi e fondamentali aspetti, non tanto e non solo strutturali, quanto, anche e soprattutto, sostanziali, concettuali, sintattici ed espressivi. Quell’edificio, senza l’apporto di Antonio Michetti sarebbe stato diverso, molto, molto diverso … avrebbe avuto … un’anima, diversa.
La Laurea Honoris Causa in Architettura gli verrà quindi conferita con la seguente motivazione:
“Per aver unito le sue riconosciute capacità di tecnico ad una sensibilità architettonica capace di interpretare al meglio le qualità di ogni progetto; per il suo impareggiabile impegno didattico che ha consentito ad intere generazioni di architetti di impadronirsi dei segreti della scienza e dell’arte del costruire; per la passione e l’intelligenza nel comprendere e risolvere i piccoli e i grandi problemi dell’architettura e di un mestiere sempre inteso al generoso servizio della collettività.”

Sarà questo quindi una specie di tardivo risarcimento conferito a chi ha dedicato una vita di studi e di impegno all’Università intesa nei suoi significati più alti ed è piuttosto imbarazzante per noi rappresentare, qui e oggi, proprio quell’istituzione che non ha saputo apprezzare e riconoscere, quando avrebbe dovuto e potuto, i suoi straordinari meriti accademici e che, avendo perso, a suo tempo, l’occasione di “mettere in cattedra” Antonio Michetti, gli conferisce, oggi, questa “Laurea” ad Honorem.
Una “laurea” quindi che vale ben più di una “cattedra” e che viene conferita ad Antonio Michetti anche con la stima e l’affetto che si hanno e che sono dovuti ai Maestri più cari, a coloro che, oltre che a farci condividere il gusto per una scienza e per un mestiere, ci hanno trasmesso il rispetto degli altri e la capacità di ascoltare i loro desideri e i loro bisogni, ci hanno insegnato anche e soprattutto a “vivere”, dignitosamente, la nostra professione.
Un’occasione quindi per un abbraccio e una stretta di mano a chi tra noi ha sempre lavorato onestamente e spesso in solitudine per una scuola che fosse, come dovrebbe sempre essere, regno della ricerca, della libertà e della verità, un’autentica comunità scientifica e non soltanto un comitato di affari (come troppe volte è, purtroppo, accaduto anche in tempi recenti).
Ci piace quindi concludere con le parole che, pochi mesi prima di morire, Aldo Rossi scrisse, nel luglio del ’97 introducendo un libro che riteneva indispensabile per qualsiasi studente di architettura, per qualsiasi architetto, un libro che gli aveva sempre dato anche “la speranza … di una nuova scuola”, quel, già citato, Scienza o Arte del Costruire: caratteristiche e possibilità del cemento armato, che Pier Luigi Nervi aveva dato alle stampe nel 1945, per i tipi delle Edizioni della Bussola, nella collana “panorami di cultura contemporanea” diretta da Marcello Piacentini e che crediamo sia stato una specie di Vangelo anche per Antonio Michetti, un vero e proprio livre de chevet per il nostro “laureando”.
Scriveva, allora e piuttosto imprevedibilmente, Aldo Rossi (memore certo anche della lezione di Loos):
“… la bellezza dell’architettura è legata alle leggi della statica, ai materiali, alla sua vita interna …
… l’opera architettonica non è tale se non quando è diventata realtà vivente di materiali …
Le costruzioni hanno una loro vita e questo dipende dalla sanità e robustezza dei componenti e, come diceva Palladio, la forma è più importante della materia nel senso che la forma trae la sua bellezza dalla statica e dalla concezione costruttiva.
… Fuori di questo vi è solo cattiva letteratura.”

Giorgio Muratore   Roma 3.3.03