Finding Flaminio e Kinetic Radio Raid, un bilancio, ovvero: “le azioni non si contano, si pesano!”

8 dicembre 2010

Rispondo a Salvatore, che attende i risultati del  Kinetic Radio Raid, per tentare un bilancio a caldo sui risultati che questa esperienza ci ha portato.

Difficile ovviamente descrivere risultati su qualcosa che si presenta come una azione, per il suo genere, relativamente nuova.

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Di che si è trattato in sostanza? Di un itinerario, disegnato e mappato attraverso molteplici canali di comunicazione, in cui gli elementi architettonici significativi, oltre a costituire il frame di base del percorso, sono stati interpretati come punti nodali, linee di attraversamento verso altri racconti che ci hanno consentito di ampliare ed amplificare il senso della nostra appartenenza alla realtà urbana.

In questa maniera, il passaggio presso il Ponte Nenni (opera di Luigi Moretti) ci ha consentito di richiamare il vicino monumento a Matteotti, recuperare un po’ dell’atmosfera cupa che imperversava in quegli anni, quando pure operavano Moretti e Libera, e ricordare la vicenda di Girolimoni avvenuta nello stesso periodo del delitto Matteotti.

Analogamente le vicende e le polemiche relative all’Ara Pacis trovano una inaspettata analogia con il vicino Cupolone (entrambi inseriti nel percorso). Sembra infatti che all’epoca persino questo simbolo della romanità, questa icona della bellezza e dell’armonia, sia stato aspramente criticato…..

Così attraverso questo gioco di rimandi reciproci, attraverso questa sciarada di cose, oggetti architettonici, testi, contesti e ipertesti, abbiamo cercato di ritrovare la città, rileggendola con gli occhi di chi la città la vive quotidianamente, in macchina.

Non ce ne vogliano, gli eco ambientalisti e i fautori di Critical Mass (che stimiamo e sempre sosterremo), ma l’automobile resta uno strumento di emancipazione e libertà; la associ alla radio e libera il pensiero, la associ alla rete e libera la conoscenza, la associ alla città e diventa mezzo di riappropriazione del territorio.

L’idea della percorrenza urbana non è nuova in realtà; a Roma ha fatto scuola l’attività pluriennale degli Stalker, che propongono suggestive passeggiate lungo la città; noi stessi di Amate L’Architettura ne abbiamo tratto insegnamento nell’organizzazione di Finding Flaminio (che sarà premiato il 18 dicembre) proponendo l’esplorazione del quartiere, con occhio critico e con lo strumento della ripresa fotografica.

Entrambi propongono la città come piattaforma; come ambito di ricerca di tracce nascoste da recuperare; come sequenza di tappe da cui ripartire verso nuove ricerche.

Con Kinetic Radio Raid si definisce, con l’esperienza pratica, un’idea di fruizione della città come sequenza ed elencazione di fatti ed esperienze; la tecnologia, la velocità e lo spunto per ulteriori collegamenti (il link) diventano essenziali per consentire al cittadino padrone del suo territorio di agire nelle molteplici opportunità che l’esperienza urbana gli offre. Il link ideologico non è casuale, la macchina novecentesca, simbolo e mito dell’evoluzione tecnologica industriale (citiamo il modello T fordista); l’automobile, mezzo di comunicazione di massa, icona dell’industrializzazione e del potere (messa al centro dell’ideologia futuristica modernista, determinando le scelte di programmazione urbana di un intero secolo), cede il passo alla rete, tecnologia iconica del nuovo millennio, e noi siamo li a ricercarne tutte le implicazioni territoriali.

È ancora presto ma ancora resta da approfondire appieno i risvolti chela rete porterà alla forma delle città, alla loro idea di sviluppo.

Impariamo, noi contemporanei, che dovremo sempre di più fare i conti con la nuova realtà imposta dai barbari della rete (come ci insegna Baricco nel suo saggio sulla mutazione).

Santelia immaginava la città a misura di automobile, Wright disegnava la sua broadacre city come possibile solo grazie alla nuova opportunità di spostamento libero ed autonomo che l’avvento dell’automobile consentiva; oggi ancora nessun architetto ha saputo disegnare una città a misura di web, ma già, grazie ad azioni come Kinetic Radio Raid, capiamo che la città non potrà che essere interpretata a partire dai nuovi parametri che la rete impone; già intuiamo come la città non è che una infinita sequenza di informazioni e che viverla significa anche utilizzarla come una immensa piattaforma di supporto alle esperienze umane.

La città come infinito elenco di contatti da chiamare, un elenco! e non è un caso se la trasmissione “Vieni via con me”, abbia fatto dell’elenco la sua principale forma espressiva.

Per chiudere, come misuriamo il risultato di questa azione? Da cosa ne determiniamo il successo?

Ma in fondo, quanti battaglioni ha il Papa?

Con questa celebre frase Stalin liquidava l’inconsistenza politico diplomatica del Vaticano. Sappiamo bene quanto si sbagliasse, sappiamo bene chi ancora, nonostante numerose e profonde crisi di valori imperversino in tutto il mondo, sia dalla parte di chi ci governa……

e quindi come misureremmo la reale forza di KRRR adottando i criteri tradizionali di valutazione del nostro successo?

occorre trovare nuovi parametri per definire noi stessi, così come  la città che abitiamo!

e ancora!

Le azioni non si contano, si pesano!

Con questa frase Enrico Cuccia intendeva definire con chiarezza il concetto di Golden Share che ora imperversa nell’ambito delle partecipazioni statali.

Azioni come Finding Flaminio e KRRR si muovono con leggerezza nella città, ma pesano, quanto pesano!


4 Commenti a “Finding Flaminio e Kinetic Radio Raid, un bilancio, ovvero: “le azioni non si contano, si pesano!””

  1. Qfwfq,
    hai fatto bene a citare chi ha già lavorato (o lavora) su temi analoghi.
    Non saprei dirti quanto pesino azioni come Finding Flaminio e KRRR, sicuramente nessuno di voi si farà di soldi, so solo che sono necessari per fornire ai nostri occhi una nuova dimensione.
    Nonché per riabilitare il nostro senso ‘urbano’ ovvero il nostro ‘essere cittadino’ attivo e non passivo.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  2. qfwfq scrive:

    doverose le citazioni, nell’epoca del WEB 2.0 la “citazione” finalizzata alla rielaborazione dovrebbero costituire il pane quotidiano di qualsiasi promotore culturale.
    in architettura fatica ancora a emergere una forma espressiva convergente, eppure nel DNA dell’architetto (a aprtire dall’esperienza del Bauhaus), il concetto di elaborazione progettuale collettiva, proveniente dal basso, dovrebbe essere sufficientemente radicato (o almeno assimilato).
    invece l’architetto contemporaneo (modernista o passatista che sia) mantiene saldo l’approccio rinascimentale del demiurgo manipolatore dall’alto della realtà.
    non intendo promuovere una forma di architettura partecipata nel senso comune del termine, ma esperienze come Finding Flaminio e le passeggiate di Stalker o il KRRR promuovono (con diverse sfumature) la partecipazione appunto del cittadino attivo.
    attenzione però che da architetti dobbiamo essere pronti a recepire la rivoluzione in corso, pronti soprattutto a saperne accogliere gli aspetti più critici.

    architetti di tutto il mondo scendete dal piedistallo!!!!

  3. qfwfq,
    mi associo al tuo grido.
    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

  4. Qfwfq scrive:

    a proposito di Stalker
    appena aperto il gruppo su FB
    http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=1810159556

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