Il nostro amico Mimmo non c’è più

Cari amici, colleghi e lettori del nostro blog, perdonateci perché per una volta parliamo di noi, anzi di uno di noi.

Abbiamo appreso ieri, 2 novembre 2010, della scomparsa di Domenico Ferrari, per noi “Mimmo”, uno dei soci fondatori del Movimento Amate l’Architettura.

Ma non è sufficiente descriverlo come socio fondatore, è stato uno dei primi tre che, quasi tre anni fa ha cominciato a riflettere sullo stato di degrado che l’Architettura e la professione di Architetto versa in Italia, ragionando su cosa si poteva fare per reagire a questa situazione avvilente.

Vi partecipiamo perciò alla perdita – inaspettata –  di una pietra d’angolo del nostro Movimento, di una persona che a sessant’anni aveva l’energia e la voglia di fare di un ventenne.

Grazie anche a lui in un anno e mezzo abbiamo condotto battaglie per la difesa del progetto su fronti istituzionali e politici, abbiamo promosso un convegno sull’immagine dell’architettura sui mass-media, abbiamo avvicinato un poco la gente comune ai temi della pianificazione e del progetto parlando nelle scuole, organizzando un concorso fotografico e altro ancora.

Per chi l’ha conosciuto, ma magari anche per chi non l’ha conosciuto, il tributo più significativo che può dargli è nell’impegnarsi in difesa del nostro patrimonio intellettuale e architettonico con noi o con altri.

I funerali si terranno domani 04 novembre 2010 nella chiesa di san Giuseppe Artigiano al km 28.500 della Via Tuscolana, Rocca Priora (Rm).


18 Commenti a “Il nostro amico Mimmo non c’è più”

  1. Antonio Marco Alcaro ha detto:

    Lo conoscevo da tanti anni dai tempi dell’Università, era pia grande di noi di 20 anni, perché si era preso una pausa e si era messo a lavorare in banca, a 40 anni ha ripreso gli studi con la forza e l’entusiasmo di un ragazzo, si è laureato in pochi anni.
    Abbiamo condiviso da subito la passione per l’architettura, nei viaggi, da me organizzati prima con l’associazione zingari e poi ared, era il punto di riferimento, con il suo spirito e la sua simpatia si creava un bellissimo clima di armonia nel gruppo che rendeva indimenticabili i nostri viaggi.
    Sono stati proprio i viaggi in giro per il mondo alla ricerca di architetture che hanno suscitato in noi la volontà di fare qualcosa per combattere il passatismo, (termine molto caro a mimmo), del nostro paese dove l’architettura è stata dimenticata.
    Per tre anni abbiamo combattuto insieme per cercare di realizzare un’idea di Mimmo sull’architettura nel comune di Rocca Priora, poi è saltato il sindaco ed è andato tutto a monte.
    Non ci siamo dati per vinti abbiamo continuato a combattere per promuovere l’architettura, è nata l’idea di creare un qualcosa che potesse dare una scossa al sistema da qui l’ipotesi di una lobby di professionisti o di un movimento, all’inizio ero molto entusiasta ma dopo ero sconfortato e avevo rinunciato all’idea.
    E’ stato soltanto grazie alla sua ostinazione e perseveranza che mi ha convinto ad andare avanti e a credere a questo progetto ed è nata “amate l’architettura”.
    Oggi non riesco a pensare al Movimento senza di lui, senza il suo entusiasmo, senza la sua voglia di combattere con la passione di un ragazzo.
    Ci mancherà moltissimo,

    ciao Mimmo

  2. fernando ha detto:

    30 agosto 2010. Ho un colloquio di lavoro con con quello che sarebbe stato, di lì a poco tempo, il mio nuovo capo.
    Arrivo,puntuale ed entusiasta all’idea di novità.
    Entrando capisco che in quello spazio, in quel modesto spazio che sa di intima conoscenza (la parete dei pensieri, le immagini dei suoi lavori, i materiali..), c’era la storia di qualcosa (di qualcuno) che aveva un segreto nell’animo.. LA PASSIONE PER IL SUO LAVORO!
    uno spazio Vitruviano dove ci si poteva riempire l’anima e il corpo di conoscenza.. come per un bambino, una scorta segreta di caramelle!
    Certo, lo conoscevo da poco, pochissimo tempo..un mese!lavorando con lui ho riscoperto un senso sopito, un senso che con forza vedevo uscire dal suo modus operandi.. e così, sulla mia strada ancora acerba, le sue parole e le sue azioni si infrangevano con fragorosa consistenza dentro di me, lasciandomi intravedere un prossimo futuro al fianco di una persona che AMAVA L’ARCHITETTURA..già, Mimmo AMAVA fortemente il suo lavoro ed aveva quel quid in più che trasmetteva con i gesti canonici di chi sa esprimere i suoi concetti: un segno forte, una frase, una denuncia ed altresì una tesi!
    Ma le sue enucleazioni erano e saranno sempre DIVERSE, SPECIALI! sono concetti e segni tracciati da occhi e cuore e mente che amano lasciarsi ascoltare, perché mosse dalla naturale passione e da una convinzione: l’architettura è tale in virtù della sua complessa capacità di argomentarsi attorno ad un contesto.. nulla è banale, o fine a se stesso, se concepito con gli strumenti che che conoscenza, tecnicità e passione, ci mettono sul vassoio!
    Ora ho impressa l’immagine dell’ultimo giorno che l’ho visto; venerdì, uscendo da studio, mi strizza l’occhio, mi sorride.. e va!
    ci saremmo rivisti martedì..
    Ciao Mimmo, non ti dimenticherò!
    fernando

  3. Giulio Paolo Calcaprina ha detto:

    Quando viene a mancare qualcuno a noi vicino, vengono per primi in superficie i ricordi e le impressioni più intense che ci ha lasciato.
    Per me, primo fra tutti per intensità, è il ricordo della dolcezza e dell’amore profondo con cui parlava dei suoi figli e della sua famiglia.
    A loro va il mio pensiero per il ricordo di questo padre tenerissimo.

  4. christian rocchi ha detto:

    Con lui abbiamo condiviso molti viaggi come diceva Marco: tanti ricordi.

    A stento si riescono a trattenere le lacrime: anzi non ci si riesce proprio.

    Ma le lacrime non sono l’espressione che piu’ rende la vita di Mimmo, non lo descrivono, non gli appartengono.

    E’ la capacità di avere delle visioni, la fervida immaginazione, la vitalità, la simpatia, e la voglia di rimettersi sempre in gioco, di rimettersi eternamente in discussione: qualità rarissima anche nei piu’ giovani.

    Mimmo aveva un progetto in testa da molti anni: una nuova Weissenhof. Idea formidabile in un momento come e’ il nostro di grande smarrimento della cultura architettonica italiana.

    Propongo di riprendere il progetto e di provarci.

    Forse il modo migliore per onorare la sua memoria è combattere quelle battaglie di cui lui era anche paladino.

    Quindi Marco e voi tutti colleghi, facciamo nostro il suo essere visionario e la sua caparbietà.

    Proviamoci come lui ha fatto lungo tutto il percorso della sua brillante e luminosa vita.

    CAMBIARE E MIGLIORARE.

    Dal suo insegnamento, dal suo credo, dalla sua massima espressione sale forte un urlo:

    DATEVI DA FARE E NON MOLLATE…MAI CAZZO!!!!!!!!!!

    Grazie Mimmo!

  5. Giorgio Mirabelli ha detto:

    Tra i componenti del nostro movimento ero forse quello che conosceva di meno Mimmo, anche se il nostro primo incontro è datato 1998, quando in uno dei primi viaggi con Marco, ci recammo a Torino per il Congresso Nazionale degli Architetti. In seguito ci siamo visti qualche volta grazie ad una comune amica e collega, ma poi c’eravamo quasi persi di vista, a parte qualche sporadico incontro alla Casa dell’architettura. Quando Marco, circa due anni fa durante un convegno all’EUR, invitò me e Lucilla ad entrare nel gruppo che stava lavorando per dare vita a quello che poi è diventato il nostro movimento, ci siamo di nuovo incontrati con Mimmo ed abbiamo potuto verificare sul “campo” quello che “a pelle” entrambi avevamo percepito molto bene e cioè che eravamo molto diversi. Ma tutti e due, penso e credo, avevamo la consapevolezza che questa diversità di vedute ed opinioni era una ricchezza per il movimento che mettevamo a disposizione dei nostri più giovani amici. Perché Mimmo ed io eravamo (faccio tanta fatica a dire “eravamo” se penso che solo qualche giorno fa stavamo “battibeccando” nell’ultima riunione del movimento) i più “anziani” del gruppo e pur appartenendo alla stessa generazione (quella del “68” per intenderci), si capiva benissimo che ognuno di noi l’aveva vissuta da posizioni differenti, ma tutto ciò, giustamente, non poteva e non doveva essere più un problema. Perché c’era qualcosa che invece ci univa proprio in virtù del fatto che venivamo da quella stessa generazione. Era il nostro “richiamo della foresta” al quale nessuno dei due non poteva o voleva sottrarsi. In noi c’era e c’è (voglio ancora usare il presente) la convinzione, nonostante le tante delusioni patite, che cambiare si può se alla base ci sono la volontà, la passione e l’impegno verso tutto quello che si fa, specialmente per quanto riguarda il nostro mestiere e l’architettura in particolare. Questo io penso sia il “monito” più importante che il nostro amico Mimmo ci ha lasciato e che noi dobbiamo raccogliere se veramente abbiamo il desiderio che qualcosa cambi. Qualcuno potrebbe obiettare che tra il “dire” ed il “fare” c’è di mezzo il mare, ma nessuno ha mai cambiato niente senza sporcarsi le mani. Addio Mimmo.

  6. qfwfq ha detto:

    ho appreso con sconcerto la notizia della morte di Mimmo
    la morte, specie se prematura, porta con se il dramma dell’elenco di cose non fatte, delle idee non realizzate.
    diceva il romanziere Asimov, che se avesse saputo di dover morire di li a poco, avrebbe dedicato tutto il suo tempo per finire quanti più racconti possibile.
    alle volte la morte non ci concede questo tempo, sta a noi di Amate L’Architettura, movimento che incorpora il suo spirito, a fare si che questo termine non scada mai
    ciao Mimmo

  7. daniela ha detto:

    Mimmo era, ed è un peso dirlo, persona verace che in un attimo ti guardava dentro e ti vedeva così come si rendeva visibile interiormente da te. Tra una battuta, uno scherzo ed una domanda vera entrava subito in contatto con ogni persona che incontrava perché sapeva incontrare davvero le persone ed è per queste sue qualità umane che manca a tutti noi che ancora non riusciamo a credere la realtà.

  8. Ilaria ha detto:

    Ho conosciuto Mimmo 2 anni fà, quando Marco mi invitò a far parte di questo movimento nascente.
    E’ stato tra quelli che da subito mi accolse con schietta simpatia ed il suo modo diretto e combattivo di approcciarsi. Ogni volta che ci incontravamo ci veniva prima di tutto da sorridere con una famigliarità che sembrava legarci da chissà quanti anni e poi subito arrivava una pungolatura, una battuta, una provocazione. Sono certa che ogni volta che con il gruppo ci riuniremo, tu sarai lì ad accoglierci con il tuo sorriso sornione, ma immediatamente pronto a dirci… damose da fà! Ciao Mimmo, mi mancherai molto.

  9. fernando ha detto:

    Banausico

    Tristo è l’asservirsi al mer’ funzionalismo
    sanza ch’il suo spazio n’accetti l’organismo..
    sai quanti pastori l’han preso sì di piglio?
    Nel chiuder dentro i capi, nel prender solo un ciglio..
    Nel tempo trovi l’orlo, l’audacia e il neorealismo,
    ma in fondo è il “SAPER FARE”, che sembra futurismo..
    dagli artisti del barocco ai moderni qualunquisti
    già ci passa in mezzo un mare.. ed annegan’ passatisti..
    giù a delinquere nel gergo, giù parole e mai “concetti”
    sempre a correr dietro al –servo- come amebe senz’affetti..
    ma lo spazio è sì altra cosa, è una formula e una prosa..
    si sconcerta chi –profano- posa il mento su un “suo brano”
    cerca un “brano pedonale”! perderai il tuo bel labiale..
    non di meno cerca un ciglio, ma assai attento: che sia figlio!
    figlio d’arte e di passioni che armonizzano neuroni..

    “figlio unico ed estatico, rimanga al par del vero!”
    ch’è il sol passo recensito .. FUNZIONALE E Sì SINCERO!!

    una parola a lui cara..BANAUSICO=MERA E GRETTA FUNZIONE=
    ”NON ARCHITETTURA”!!

    A Mimmo
    Venerdì, 12 novembre 2010

  10. Andrea Vari ha detto:

    Non ho incontrato spesso… MImmo, l’ho sempre sentito chiamare così con simpatia che poche persone hanno. Il più delle volte ci siamo incontrati fuori dal lavoro in occasioni diverse, una cena, un’uscita con
    gli amici una gita… poche volte ci siamo incontarti sul lavoro. L’ amicizia, l’amore e la morte hanno in
    comune quello stato d’animo di ebbrezza per cui l’individuo rinuncia totalmente a voler apparire ciò che
    non è, lui invece era… e ci rimarra sempre nel cuore. Comprende l’inutilità di una perdita come quella di Mimmo è come persistere nella sofferenza, nel rammarico di non aver saputo, nella finzione e nella vanità
    di ogni giudizio che non sia fondato sulla pura realtà. Se non si fosse dedicato così tanto al lavoro, se si
    fosse riguardato di più, se si fosse risparmiato un po… ma per quel poco che ho capito di MImmo lui era
    fatto così dava il massimo. Tutti diamo il massimo sul lavoro dovremmo risparmiarci un po per noi e per
    i nostri cari, per i nostri amici a cui vorremmo dare di più ma una logica assurda ce lo impedisce.
    Ci mancherai Mimmo, sarai sempre con noi per come ti abbiamo sempre visto un ragazzo sessantenne che amava l’architettura tanto da riprendere a studiare e a laurearsi dopo aver lasciato, un combattente che si metteva sempre in discussione, che aveva un sogno che si è concretizzato in questo sito e che continuera
    senza di lui purtroppo… ma che ha tanti amici e colleghi che hanno condiviso e continueranno a portare avanti il suo sogno. Ciao MImmo …

  11. fabrizio ferrari ha detto:

    Siamo Annalisa e Fabrizio, la sua famiglia, e stiamo piangendo di commozione per tutto quello che ci avete raccontato del nostro mimmo. Il suo entusiasmo, la sua voglia di vita e la curiosità di conoscere ci hanno regalato una vita sicuramente diversa. Voi siete stati tutti suoi grandi amici per la condivisione della grande passione.. L’Architettura… Gioia e tormento, idealismo e delusione, ma sempre voglia di andare avanti. GRAZIE, di VOI, grazie delle vostre parole. Pensiamolo sempre così, un ragazzo sessantenne che non sarebbe invecchiato, come i suoi progetti. Ciao a Tutti

  12. fabrizio ferrari ha detto:

    Buona sera a tutti! Con un saluto volevamo dirvi che domenica prossima alle ore 18.00 saremo nella Chiesa di San Giuseppe a Rocca Priora (la stessa del 4 novembre) per celebrare una messa per Mimmo. Un grazie da noi alle vostre parole. Annalisa, Susanna e Fabrizio Ferrari

  13. berry ha detto:

    Ho lavorato con Mimmo alcuni mesi, la sua forte personalità non era sempre facile da comprendere, era una persona con una grande carisma e come tutte le persone così a volte risultava spigoloso e difficile…eppure nonostante questo, è stato forse l’architetto che mi ha trasmesso più cose….l’unico che nel bene e nel male faceva del suo sapere bene comune…ecco a me non mi era mai capitato prima…ma ora ogni volta che vado in cantiere, che scambio una battuta con un operaio, che invio un disegno al falegname mi sembra che Mimmo stia li, a dirmi la sua…sento che la mia esperienza non è solo la mia, che in qualche modo, da qualche parte c’è qualcosa di lui nel mio essere “architetto”.
    Un abbraccio caloroso alla sua famiglia, di cui lui parlava sempre con grande amore e dolcezza.

  14. Torriani Massimo ha detto:

    Ho appreso casualmente questa notizia, sono molto dispiaciuto seppur sono solo una perona che l’ha conosciuto esclusivamente a livello professionale. Lo ricordo con piacere una persona schietta e coerente. Sono stato un suo operaio diversi anni fà ed è stato un piacere per me poter aver collaborato con lui e il suo staff.

  15. Francesco Giannetti ha detto:

    sono sconcertato per quanto accaduto ormai più di due anni fa.
    conoscevo mimmo dai tempi dell’università dove abbiamo stretto un rapporto di amicizia e sostenuto insieme esami.
    ci eravamo persi di vista da un po di tempo per via del mio trasferimento a terracina dove causa la morte di mio padre ero tornato per portare avanti lo studio tecnico.
    ogni tanto ci sentivamo per telefono fino al 2009 e mi aveva detto che si era trasferito di ufficio e io gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo.
    ultimamente erano tre o quattro mesi che provavo a chiamarlo ai suoi numeri di cellulare ed ufficio ma risultavano inesistenti pur trovandoli ancora su internet a nome della RAUMPLAN (mitica………….).
    avevo il desiderio di lavorare con lui per via di alcuni incarichi da svolgere su roma soprattutto per la sua genialità e perfezione sul lavoro sia di progettazione che di realizzazione finale con la sua ditta.
    dopo vane ricerche sono incappato in questo blog e mi sono letteralmente ghiacciato alla terribile notizia.
    ho un ricordo meraviglioso di persona sempre sorridente e positiva alla vita, mi aveva dato la forza di continuare l’università e mi aveva trasmesso i valori dell’amicizia e della famiglia a cui era legatissimo.
    Lo ricordo ancora nell’ufficio di viale XXI aprile a piazza bologna dove andavo spesso vista la grande vicininza con la mia casa da studente.
    Sono distrutto, non so cosa e come sia successo, immagino il grande dolore della famiglia e mi piacerebbe andarlo a trovare al cimitero (chiedo a chi può aiutarmi di indicarmi dove).
    Non ti scorderò mai
    con affetto, stima e gratitudine.
    Francesco

  16. daniele ha detto:

    Salve a tutti, solo oggi, dopo molto tempo, sono a conoscenza della morte di Mimmo. Mentre cercavo un suo recapito ho appreso la notizia su internet. Un caro ricordo mi spinge a dire che fu lui il mio primo datore di lavoro, poi le nostre strade si sono divise pur rimanendo in contatto nel tempo ogni due o tre anni. Vorrei chiedere se qualcuno può scrivermi dove andarlo a trovare. Daniele Cartoni

  17. Fabrizio Ferrari ha detto:

    Daniela, buonasera, sono il figlio minore di Mimmo, Fabrizio. Rispondo alla sua domanda sperando che la legga, mio padre non è stato sepolto. Lui stesso aveva sempre espresso la sua riluttanza verso le tombe. Voleva essere cremato, e così è stato. Mi dispiace dirle che non c’è un vero e proprio luogo dove poterlo salutare… ma un consiglio glielo posso dare, lo saluti di fronte a una bella architettura, e vedrà… sarà di certo molto meglio! Buona serata

  18. Sonia ha detto:

    Ho appreso recentemente della scomparsa dell\’Arch. Ferrari. Sono stata una sua cliente circa dodici anni fa e l\’ho sentito l\’ultima volta nel giugno del 2010 per chiedergli se poteva progettare e seguire la ristrutturazione di un altro appartamento in un\’altra città poichè mi ero trasferita ma, purtroppo, declinò la proposta a causa della lontananza.. Resta uno dei professionisti più competenti, seri, professionali, affidabili, equilibrati che abbia mai incontrato e di cui abbia mai sentito parlare. Sì, lavorava con vera passione e i risultati si vedevano. Non c\’è persona che tuttora entri nel mio appartamento – da lui realizzato – e non ne resti ammirato … forse perchè è stata la mia prima casa ma il risultato per me è una vera opera d\’arte che non oso modificare nemmeno nei colori. Se, per qualche ragione, mi trovassi un giorno costretta a vendere l\’appartmento, per me sarebbe una grande perdita perchè significherebbe svendere, qualunque dovesse essere il prezzo di realizzazione. Oltre all\’aspetto professionale, abbiamo conosciuto – io e la mia famiglia – una persona molto piacevole e per bene con la quale era un vero piacere conversare e confrontarsi… Grazie Architetto, non credo che troverò mai più un professionista come lei.

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