La classe non è acqua

Questa estate ho fatto una gita ad Innsbruck, in Austria. La città, entrando dalla periferia, si presenta con quella classica grigia tristezza un poco decadente tipica di molte città austriache e tedesche.

Del centro storico, assai piccolo, resta memorabile il cosiddetto “tettuccio d’oro”, un bow window tutto d’oro finemente decorato.

Il mio obbiettivo era la visita all’Alpen zoo, caratteristico per la presenza di fauna proveniente esclusivamente dalle alpi.

Per andare allo zoo si prende una metropolitana ibrida: nella parte iniziale corre in orizzontale sotto terra, poi si inerpica su un costone come una sorta di cremagliera (anche se tecnicamente credo assomigli di più ad una funicolare).

Quando siamo arrivati al capolinea, la Stazione Congresso, sono rimasto molto colpito dalla pensilina che sovrastava le scale di accesso: una forma fluida composta da superfici rigate senza curve regolari. Molto elegante, fluida, leggera all’occhio. Avvicinandomi, ho provato a toccarla e con mia grande meraviglia mi sono reso conto che era composta da lastre di vetro curvate a caldo, tutte ovviamente differenti tra loro. Ho preso qualche scatto.

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A quel punto il mio interesse si è tramutato in stupore ed in seguito in ammirazione incondizionata: mi sono detto che chi aveva progettato quella struttura era un architetto bravissimo con una capacità tecnica elevatissima.

Alla fermata zoo il mio giudizio si è consolidato. Non solo la pensilina della seconda stazione era altrettanto bella, ma tutta la struttura di calcestruzzo armato era molto elegante.

Mi sono ripromesso al mio ritorno in Italia di cercare di verificare chi ne fosse l’autore.

Ebbene, stiamo parlando dell’ Hungerburgbahn disegnata da Zaha Hadid e realizzata nel 2007.

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E’ stato un progetto di rinnovo e potenziamento di una linea esistente, con soluzioni tecniche all’avanguardia (tipo i vagoni basculanti pin modo che i passeggeri siano sempre in piano), che è costato circa 50 milioni di euro.

Tanto di cappello all’architetto Hadid!

Poi mi è venuto in mente di chiedere a mia moglie (che non è architetto ma che negli anni ha imparato a convivere con tutte le fissazioni del marito architetto), se la pensilina della prima stazione l’avesse colpita particolarmente prima che io la facessi notare: “non particolarmente, carina ma l’ho apprezzata di più dopo che tu mi hai fatto notare nel dettaglio come era fatta e come era stata realizzata”. Questo, sinteticamente, è stato il suo giudizio.

Mi vengono perciò spontanee alcune riflessioni:

1. La Stazione Congresso era perfettamente integrata in un contesto storico senza cercare soluzioni mimetiche.

2. Le fermate di questa linea si possono confrontare senza complessi di inferiorità con capolavori come le fermate parigine.

3. La buona architettura (contemporanea) è poco appariscente. Non c’è bisogno di distinguersi a tutti i costi per realizzare un ottimo lavoro.

4. Molta architettura contemporanea è più bella di notte che di giorno: un illuminazione ben progettata (Zumtobel) mette in risalto i punti di forza del progetto.

Vi invito a vedere delle foto in notturna che ho trovato su internet:
vai al link

5. C’è un divario tecnologico sempre crescente tra l’architettura che può essere prodotta da uno studio normale e un super-studio come quello della Hadid. Mi chiedo se questo non stia contribuendo ad una sparizione di una buona architettura “comune”, fatta cioè da architetti non conosciuti al grande pubblico.


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