E’ scomparso il prof. Antonio Michetti

Con rammarico devo comunicarvi la scomparsa del prof. Michetti, si è spento all’età di 83 anni dopo una lunga malattia che si era aggravata negli ultimi tempi, un abbraccio affettuoso ai famigliari da amate l’architettura.

La perdita per la nostra comunità di architetti e ingegneri è davvero incolmabile, chiunque abbia frequentato la facoltà di architettura di Roma negli ultimi 30 anni si ricorda delle memorabili lezioni di tecnica delle costruzioni seguite anche da chi non doveva sostenere l’esame. La sua capacità di spiegare con la massima semplicità e chiarezza concetti complessi era difficile da trovare negli altri docenti, oggi poi non ne parliamo.

Tutte le strutture delle più importanti opere realizzate a Roma e non solo negli ultimi 40 anni portano la sua firma, ha collaborato con i più famosi architetti, determinante il suo contributo nella Chiesa di Meier, profetico il suo parere sul ponte dello stretto che non si realizzerà mai.

La sua cultura e la sua capacità di insegnare divertendo e appassionando i suoi uditori rimarrà nei ricordi di tutti noi, memorabili i suoi intercalari (d’accordo questo qui).

Conserveremo nei nostri cuori il ricordo delle sue conferenze su Pierluigi Nervi, organizzate dall’Associazione Culturale Zingari negli anni 90.

Le sue doti oltre alla straordinaria capacità didattica e alla geniale competenza ingegneristica erano quelle di essere un grande uomo che non scende a compromessi, per la sua integrità morale è stato molto ostacolato nella sua carriera universitaria, si sa non sono i migliori a fare carriera.

Nel 2003 gli è stata conferita la laurea honoris causa in Architettura, ma è stato un riconoscimento tardivo, ha dedicato tutta la sua vita all’insegnamento nella facoltà di Architettura, avrebbe meritato un trattamento migliore, è davvero triste pensare alla situazione della Facoltà oggi, non avremo mai più un prof. come Antonio Maria Michetti.

Vi riproponiamo il testo della laudatio tenutasi per il conferimento della sua Laurea honoris causa in Architettura presso l’aula magna della Sapienza in data 03.03.03 :

“Antonio Michetti è nato nel 1927 e si è laureato in Ingegneria a Roma nel ’54; ha iniziato giovanissimo la sua attività all’interno della Facoltà di Architettura di Valle Giulia collaborando con Pier Luigi Nervi, Gaetano Minnucci e Carlo Cestelli Guidi presso la cattedra di “Tecnica delle costruzioni”, insegnamento che terrà ininterrottamente fino ad oggi.
Tecnico di eccezionale talento ha collaborato a definire il volto dell’architettura italiana contemporanea contribuendo in maniera determinante alla concreta realizzazione di ogni tipo di edificio, dal più semplice al più complesso, da quelli di civile abitazione a quelli commerciali, dalle scuole agli ospedali, dagli edifici per lo sport a quelli per il culto, dalle grandi strutture al restauro.
Antonio Michetti, per gli architetti della mia generazione (e non solo per loro), è sicuramente ”il più amato degli ingegneri romani”; tantè che hanno voluto, e alla fine ci sono riusciti, riconoscendolo come maestro, che diventasse uno di loro (ed è per questo che siamo qui). Attraverso un vero e proprio plebiscito (scaturito dalla proposta che Adriano Capo fece nel giugno di due anni fa al nostro Consiglio di Facoltà) sono stati in centinaia ad aderire, in questa formula inconsueta e al fondo irrituale, a questo evento accademico che ci vede qui riuniti per festeggiare un collega e un amico al quale siamo tutti, per qualche motivo, debitori e riconoscenti.
Per quanto riguarda la scuola e la professione Antonio Michetti si è quindi sempre attenuto con coerenza e determinazione alla lezione del suo maestro Pier Luigi Nervi per il quale, come sappiamo:
“La progettazione … si può definire in senso vasto come la invenzione e lo studio dei mezzi necessari a raggiungere un determinato scopo con la massima convenienza.” (nel senso latino, vitruviano, “simmetrico” appunto del termine, naturalmente … )
E secondo il quale: “… La più alta prerogativa dell’artista è quella di poter sintetizzare naturalmente, e direi quasi involontariamente, i sentimenti caratteristici del proprio tempo e tradurli in forme eloquenti per tutti. (In questo processo) assume particolare importanza la sensibilità statica che deve permettere una impostazione e definizione sufficientemente approssimata dell’organismo resistente, indipendentemente dall’uso dei veri e propri calcoli di stabilità e con l’ausilio di semplici conteggi orientativi o di formule largamente approssimate. …
… L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo che, solo in parte, si basa su dati scientifici; la sensibilità statica che lo determina, se pure necessaria conseguenza dello studio dell’equilibrio e della resistenza dei materiali, resta, come la sensibilità estetica, una capacità puramente personale o per meglio dire il frutto della comprensione ed assimilazione, compiutesi nello spirito del progettista, delle leggi del mondo fisico. …
In sostanza, la progettazione statica presenta gli stessi caratteri di quella più specificatamente e strettamente architettonica.”
Ove si evince con chiarezza una certa radicata diffidenza, da un lato, nei confronti di astratte e verbose teorie tanto spesso appannaggio di un comporre sterile e meramente formalista, delle mode più passeggere, come pure di altrettanto artificiose formulazioni teorico-strutturali.
Una pratica scettica del dubbio da coltivarsi soprattutto nei confronti dell’ultima e devastante deriva merceologico-informatica rispetto alla quale troppo pochi allarmi sono, fin qui, stati fatti scattare di fronte al pericolo di un definitivo e irreversibile immiserimento concettuale delle nostre discipline di progetto.
La diffidenza di Antonio Michetti nei confronti di un uso improprio, deviante e intossicante dell’informatica volgare è noto e proverbiale e meriterebbe un’attenzione seria e capace di mettere in discussione e quindi di innescare una più rigorosa vigilanza nei confronti del dilagare mercantile di un’informatica mono-dimensionale ove gli elementi di logica, di invenzione e di creatività sono ormai quasi del tutto esclusi e il progetto si risolve, quindi, proprio nella negazione radicale dei suoi aspetti più evolutivi.
Anche in campo teorico il suo contributo è stato di particolare rilievo e, oltre ai numerosi studi sul cemento armato, vanno qui ricordate le sue affascinanti ricerche sugli organismi a cupola di Roma antica e sul tema specifico della “commodulatio”, della “sezione aurea” e del “triangolo diofantino”; tutti argomenti ove la dimestichezza con l’essenza logica e strutturale dell’edificio e le sue straordinarie esperienze “sul campo” gli hanno consentito sensazionali risultati. La sua consumata esperienza gli ha così fatto maturare una capacità di lettura dell’edificio storico che va ben oltre una sterile rilettura filologica del manufatto e della manualistica (cosa che purtroppo avviene nella maggior parte della recente ricerca storiografica) consentendogli una penetrazione ben più intima del testo architettonico, una conoscenza tecnica e teorica, materiale e progettuale, insieme, degli etimi più riposti della costruzione antica. Argomenti, questi, che poi sono risultati ancora utilissimi per risolvere i più spinosi problemi di tanti cantieri, di tante ultime fabbriche contemporanee ove sono venuti utilmente in soccorso, addirittura, i suggerimenti delle tecniche più remote, quelle degli antichi lapicidi e la sofisticata sapienza statico-grafico-analitica codificata nei manuali classici di geometria e di stereometria a conferire senso architettonico e sostanza strutturale ad alcuni di quelli che senz’altro resteranno come taluni dei più significativi “monumenti” romani di fine millennio.
Per alcuni di questi, questa specie di Padre Pio dell’architettura romana ha fatto letteralmente “miracoli” … dal più elementare edificio del più sconosciuto e modesto dei suoi allievi fino alle più cervellotiche richieste delle star internazionali, Antonio Michetti, non ha mai lesinato risposte ad alcuno, e si è impegnato sempre per rispondere ai bisogni di ciascuno con la consapevolezza che il suo apporto sarebbe comunque stato indispensabile per conferire credibilità ad una forma, senso e significato ad un gesto e a un’idea di architettura …
… e non è certo un caso che sia riuscito a far “stare” letteralmente “in piedi”, anche, le cupole giubilari di Richard Meier …
Tra le sue numerosissime collaborazioni vanno ricordate, almeno, quelle con gli architetti: Ventura, Giani, Busiri-Vici, Paniconi, Pediconi, Passarelli, Coronelli, Sartogo, Chiarini, Lambertucci, Valle, Pellegrin, Berarducci, Pineschi, Racheli, Anselmi, Pasquali, … solo per citarne alcuni che, come potete vedere appartengono ad almeno tre generazioni di architetti romani …
… e, naturalmente, il già citato Richard Meier (e conviene qui, ancora, ricordarlo … per il quale sarebbe potuto ben valere l’antico adagio romano: “Chi impiccia la matassa se la sbrogli …”) … con il quale ha recentemente collaborato per la messa a punto degli aspetti tecnici e strutturali della nuova chiesa del Giubileo a Tor Tre Teste risolvendone i più complessi e fondamentali aspetti, non tanto e non solo strutturali, quanto, anche e soprattutto, sostanziali, concettuali, sintattici ed espressivi. Quell’edificio, senza l’apporto di Antonio Michetti sarebbe stato diverso, molto, molto diverso … avrebbe avuto … un’anima, diversa.
La Laurea Honoris Causa in Architettura gli verrà quindi conferita con la seguente motivazione:
“Per aver unito le sue riconosciute capacità di tecnico ad una sensibilità architettonica capace di interpretare al meglio le qualità di ogni progetto; per il suo impareggiabile impegno didattico che ha consentito ad intere generazioni di architetti di impadronirsi dei segreti della scienza e dell’arte del costruire; per la passione e l’intelligenza nel comprendere e risolvere i piccoli e i grandi problemi dell’architettura e di un mestiere sempre inteso al generoso servizio della collettività.”

Sarà questo quindi una specie di tardivo risarcimento conferito a chi ha dedicato una vita di studi e di impegno all’Università intesa nei suoi significati più alti ed è piuttosto imbarazzante per noi rappresentare, qui e oggi, proprio quell’istituzione che non ha saputo apprezzare e riconoscere, quando avrebbe dovuto e potuto, i suoi straordinari meriti accademici e che, avendo perso, a suo tempo, l’occasione di “mettere in cattedra” Antonio Michetti, gli conferisce, oggi, questa “Laurea” ad Honorem.
Una “laurea” quindi che vale ben più di una “cattedra” e che viene conferita ad Antonio Michetti anche con la stima e l’affetto che si hanno e che sono dovuti ai Maestri più cari, a coloro che, oltre che a farci condividere il gusto per una scienza e per un mestiere, ci hanno trasmesso il rispetto degli altri e la capacità di ascoltare i loro desideri e i loro bisogni, ci hanno insegnato anche e soprattutto a “vivere”, dignitosamente, la nostra professione.
Un’occasione quindi per un abbraccio e una stretta di mano a chi tra noi ha sempre lavorato onestamente e spesso in solitudine per una scuola che fosse, come dovrebbe sempre essere, regno della ricerca, della libertà e della verità, un’autentica comunità scientifica e non soltanto un comitato di affari (come troppe volte è, purtroppo, accaduto anche in tempi recenti).
Ci piace quindi concludere con le parole che, pochi mesi prima di morire, Aldo Rossi scrisse, nel luglio del ’97 introducendo un libro che riteneva indispensabile per qualsiasi studente di architettura, per qualsiasi architetto, un libro che gli aveva sempre dato anche “la speranza … di una nuova scuola”, quel, già citato, Scienza o Arte del Costruire: caratteristiche e possibilità del cemento armato, che Pier Luigi Nervi aveva dato alle stampe nel 1945, per i tipi delle Edizioni della Bussola, nella collana “panorami di cultura contemporanea” diretta da Marcello Piacentini e che crediamo sia stato una specie di Vangelo anche per Antonio Michetti, un vero e proprio livre de chevet per il nostro “laureando”.
Scriveva, allora e piuttosto imprevedibilmente, Aldo Rossi (memore certo anche della lezione di Loos):
“… la bellezza dell’architettura è legata alle leggi della statica, ai materiali, alla sua vita interna …
… l’opera architettonica non è tale se non quando è diventata realtà vivente di materiali …
Le costruzioni hanno una loro vita e questo dipende dalla sanità e robustezza dei componenti e, come diceva Palladio, la forma è più importante della materia nel senso che la forma trae la sua bellezza dalla statica e dalla concezione costruttiva.
… Fuori di questo vi è solo cattiva letteratura.”

Giorgio Muratore   Roma 3.3.03


15 Commenti a “E’ scomparso il prof. Antonio Michetti”

  1. Dal momento in cui iniziai a seguire il corso di tecnica delle costruzioni I annualità non ho potuto piu’ fare a meno del prof. Michetti. L’ho avuto come correlatore della tesi, l’abbiamo invitato con la nostra Associazione Culturale zingari a parlare di Nervi e con l’ing. Fabrizio Esposito sui sistemi di costruzione del Pantheon, e successivamente come ingegnere, lui e il suo associato l’ingegnere Lino Perfetti, della mia attività di professionista.

    Difficile distinguere l’uomo dal professionista perche’ lui era le due cose sempre, inscindibilmente.

    La facilità con la quale ti trasmetteva concetti complessi e gli esempi con cui li rendeva più chiari e comprensibili sono ormai storia.

    Ricordo come spiegava gli effetti dei terremoti sull’edificato, eravamo in aula in Via Giulia, quella al secondo piano lato nord.

    “Immaginate che in questa aula in questo momento entri un uomo con un mitra, e cominci a sparare solo ad una certa altezza. Cosa succederebbe? Coloro che avranno le teste proprio a quella altezza moriranno, quelli piú alti si feriranno e i piu’ bassi si salveranno. E cosi’ funzionano le frequenze delle onde dei terremoti sugli edifici”

    E chiudeva: “HA CAPITO SIGNORI’…? SI LEI LEI IN PRIMA FILA”
    E risate da tutta l’aula.

    Oppure ricordo quando invitato dall’inarch a fare un intervento su Buckminsterfulleren che teorizzava delle cupole geodediche su intere città, dopo che avevano parlato altri architetti che ne osannavano i progetti futuristici e ne ricordavano le gesta quasi mitiche, il mediatore dell’occasione passa la parola al professore, credo che sia stata la cosa piu’ esilarante che abbia mai visto all’inarch, Il professore prima di parlare aspetta un paio di minuti guardando gli astanti, la sua faccia trasmetteva un misto di incredulita’ e rabbia!

    La gente si chiedeva che cosa stesse succedendo, perché non parlasse, poi inizia dicendo:

    “MA COME SE FA????? COME SE FA???”

    Da tecnico ed uomo del fare quale egli era non riusciva a valutare una cosa come una cupola geodedica su una intera città. Era semplicemente IRREALIZZABILE!.
    Poi continuando:
    eppoi anche se si trovasse il modo di costruirla, e io vi dico che con i materiali di oggi è impossibile costruire una cosa del genere, ma chiedetevi cosa succederebbe in un ambiente con una cosa del genere sulla testa? Le stagioni? Non esisterebbero piu’!! Insomma sta cosa è come quei film dello spazio dove un pasto lo fai con una pillola. Ma potendo scegliere, perché in questo caso si può scegliere, perché nel nostro caso si può scegliere, tra un piatto di maccheroni ed una pillola io decido di mangiarmi il piatto di maccheroni!!!!

    SEGUIVA UN OVAZIONE DELLA SALA.

    Aveva il professore la sicurezza di coloro che dominano la modifica dei luoghi, ma con tutto era sempre pronto a mettersi in gioco per ascoltare le architetture visionarie dei suoi architetti e per cercare il modo di renderle reali.

    Non credo ci sia stata una persona che l’abbia conosciuto e che non ne sia rimasta affascinata e.. che non gli abbia voluto bene.

    Ci mancherá immensamente.

  2. fabio dobici scrive:

    ho letto tutto con difficoltà, causa le lacrime agli occhi. Io ero uno di quelli che -già laureato da un pezzo- quando mi trovavo a passare per valle giulia nelle ore in cui sapevo che “IL PROFESSORE” teneva la sua lezione, mi fermavo e anche solo per un quarto d’ora mi deliziavo a sentirlo. Era un piacere sentire dagli studenti i suoi nuovi aneddoti e contaccambiarli con quelli dei miei tempi. celebri erano quelli “del calcio d’una mosca, che basta a fà casca er palazzo”, vedi struttura labile o tutti gli abitanti di ascoli che con il loro peso non riuscirebbero a far collassare un pilastro in cemento armato 80×80 “pensate quanto resiste il cemento armato a compressione” o l’altra Sua affermazione “pò esse che su marte ce sia una materiale con una sigma tale da poter rendere realizzabile il ponte sullo stretto. sulla tera nun c’è”.
    il panorama degli insegni odierno a confronto è deprimente.
    Addio professore
    fabio dobici
    addio professore

  3. Armando Pristerà scrive:

    Uno dei migliori professori che abbia mai avuto….umano e altamente professionale
    Grazie per i suoi insegnamenti

  4. Anna Stefania Caporusso scrive:

    E’ scomparso un grande uomo, sono stata una sua studentessa dopo di che una sua ammiratrice, la capacità di farti amare la materia da lui insegnata era nella sua natura, interscambiava momenti di lezione a momenti di vita quotidiana fatta di tanta esperienza, ho avuto modo di riascoltare un suo intervento registrato a venezia in onore di una mostra su pierluigi nervi e sono rimasta incantata come succedeva a noi tutti studenti della facoltà di architettura alle sue lezioni
    un ricordo affettuoso

  5. domenico mendicino scrive:

    un docente come pochi che si possano ricordare.
    spesso, anche mestro di vita.
    diceva Aristotele che la differenza tra chi sa e chi non sa, sta nella capacità di insegnare.
    lui sapeva.
    oltre a tutto quanto già ricordato e raccontato dal collega cristian rocchi, ricordo che diceva:
    “il computer, molto utile a chi ne può fare almeno”. aveva proprio ragione, e non solo su questo ….
    era un mito.
    resterà per sempre nei nostri cuori

  6. Roberto Candelori scrive:

    Un grande professore che ci ha fatto ammazzare dalle risate e che rimarrà sempre indimenticabile con i suoi monologhi. Con i ricordi di tutti si potrebbe veramente fare un libro.

  7. SECONDINO RICCI scrive:

    Di tutti i professori che ho avuto frequentando la facoltà di Architettura è l’unico di cui sono orgoglioso di ricordare quando parlo con altri colleghi.

  8. Paris Simonetti scrive:

    Prof. Michetti

    Sapore di scuola e di voglia di imparare, il ricordo di una passione alimentata dalla simpatia.
    Tecnologia delle costruzioni, uno dei pochissimi corsi in cui ci si sentiva partecipi ed al posto giusto. Nonostante le difficoltà sembrava di poter comprendere tutto ben sapendo che avremmo avuto grosse difficoltà a raggiungere il livello de “li romani”. E si; perchè “se li romani dovevano fa’ i figozzi in testa ai cartaginesi, quelli sapevano come fare, salivano sulle barche, andavano a Cartagine, gle facevano i figozzi e ritornavano a Roma…….!
    Un ricordo antico e fragrante.

    Grazie Professore anche per questi ricordi!

  9. Barbara scrive:

    uomo e professionista indimenticabile.
    addio Toto.

  10. daniela scopigno scrive:

    Caro Professore ogni volta che riaffiorano i ricordi di studentessa universitaria il primo pensiero è per lei, per le sue memorabili lezioni, per l’uomo che mi ha fatto appassionare ad una materia così lontana da quello che diciamo così ritenevo più congeniale. Di lei parlavo con tutti; ricordo che per la curiosità riuscivo a trascinare alle sue lezioni amici di altre facoltà, persino mio fratello…Una simpatia irresistibile e una semplicità disarmante…La capacità di essere un grande insegnante. un grande uomo…

  11. Renzo Di Cintio scrive:

    Non nascondo la commozione nel leggere i commenti ai quali, ovviamente, mi associo.
    Sono felice di averlo avuto come professore, per me uno dei migliori.
    Ho la sua immagine sempre viva davanti ai miei occhi, soprattutto quella del giorno dell’esame.
    Lo ricordo con affetto e simpatia, con tristezza lo saluto caramente.

  12. roberto scrive:

    una bella persona, simpatica e soprattutto ironica, ovviamente come docente era un fenomeno per come insegnava mettendo sempre a proprio agio lo studente che partecipava alla lezione con passione.
    Penso che da un punto di vista umano ed accedemico lascerà un forte vuoto.
    ti ricordo con affetto.

  13. Roberto De Donatis scrive:

    Anch’io sono tra Quelli che hanno avuto il Prof. Michetti, parafrasando una celebre canzone di Jannacci, conservo ancora quegli appunti e da Architetto mai avrei pensato che dalla materia di Tecnica delle Costruzioni avrei ricevuto gli insegnamenti più importanti del mio percorso universitario. Professionali, etici ed umani. Grazie Maestro

  14. oggi, guardando una vecchia foto con il prof. Michetti esposta nel mio studio, miè venuta la curiosità di sapere se il prof. fosse ancora in vita.
    Cercandolo su google ho scoperto che non è più tra noi materialmente.
    Questo mi ha addolorato e mi ha portato indietro nel tempo a ricordare una sua esperienza da ingegnere vissuta in cantiere.
    ” Ero stato chiamato da un cliente per verificare lo stato di un muro portante di una abitazione composta da un unico piano. Giunto sul posto mi accorsi che il muro portante era interamente rivestito da diversi strati di carta da parati.
    Chiamati due operai gli chiesi di portar via dalla parete la carta da parati, e mi allontani per circa cinque ore.
    Ritornato sul posto dopo aver notato che gli operai avevano tolto la maggior parte di carta da parati sentii il classico rumore della frantumazione del cemento e allarmai gli operai ad allontanarsi dal cantiere.
    Usciti fuori celeramente il solaio che gravava sul muro portante cadde.
    Morale della vicenda: la carta da parati teneva in piedi l’ intera struttura.”
    Il suo ricordo vive indelebile nel mio studio

  15. Claudio Losardo scrive:

    Scompare con Antonio Michetti il più bravo professore che ha avuto la facoltà di Architettura di Roma La Sapienza a cavallo tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80. Docente di impareggiabile capacità professionale, possedeva doti umane non comuni nell’ambiente universitario. Grande comunicatore alla fine delle sue memorabili lezioni riceveva spesso un lungo e sentito applauso. Non lo dimenticherò mai!

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