Meglio tardi che mai

Dopo ben 9 mesi !!! dalla sentenza della Cassazione n. 19292/2009,  finalmente l’Ordine degli Architetti di Roma, insieme agli altri Ordini della Regione Lazio, ha diramato una circolare a tutti gli Enti interessati in merito alle competenze professionali tra architetti, ingegneri e geometri, (leggi la circolare del 12 maggio 2010).

Ci siamo già occupati del tema in precedenti articoli (vedi link), abbiamo anche inviato una lettera ai Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e Geometri per chiedere l’apertura di un tavolo tecnico per la ridefinizione delle competenze professionali, nel mese di aprile si sono riuniti per la prima volta dopo molti anni, speriamo che si arrivi in tempi rapidi ad una soluzione condivisa da tutte le categorie interessate.

Per il momento ci auguriamo che venga rispettata la sentenza della Cassazione:

l’integrale progettazione, compresa quella edilizia e/o architettonica, e non solo il calcolo e la progettazione strutturale, di costruzioni anche modeste comportanti l’impiego del cemento armato, rientra nella competenze esclusiva dell’ingegnere e dell’architetto.

La circolare della Federazione degli Ordini Architetti PPC del Lazio è indirizzata alle seguenti  istituzioni:

Ai Sindaci dei Comuni della Regione Lazio – LORO SEDI
Ai Responsabili del Servizio Edilizia/Urbanistica dei Comuni Regione Lazio – LORO SEDI
Agli Uffici Decentrati del Genio Civile della Regione Lazio – LORO SEDI
Agli ATER della Regione Lazio – LORO SEDI
Alle Comunità Montane della Regione Lazio – LORO SEDI
Alle Aziende Sanitarie USL della Regione Lazio – LORO SEDI
Ai Consorzi Sviluppo Industriale della Regione Lazio – LORO SEDI
Ai Consorzi di Bonifica della Regione Lazio – LORO SEDI
Al Consiglio Nazionale Ingegneri – ROMA
Al Consiglio Nazionale Architetti – ROMA
Alla Federazione Regionale Ordini Ingegneri del Lazio – LATINA
A tutti gli Iscritti agli Ordini degli Architetti del Lazio – LORO SEDI

Vogliamo credere che prendano in considerazione la richiesta della Federazione, ma soprattutto ci auguriamo che i Consigli degli Ordini degli Architetti PPc del Lazio mantengano ciò che hanno scritto nella circolare, ovvero:

In difetto, questi Ordini Provinciali si vedranno costretti ad esperire, presso le sedi deputate, tutte le azioni necessarie non solo alla tutela dei valori della professione dell’architetto, ma anche a protezione dell’interesse pubblico, alla salvaguardia del profilo etico della professione e dei diritti del cittadino.



3 Commenti a “Meglio tardi che mai”

  1. Caro MArco,

    da consigliere dell’Ordine degli architetti di Roma e provincia ti posso assicurare che tale sentenza di cui tu parli e’ stata ampiamente dibattuta in sede di consiglio nell’immediata sua publicazione (per un paio di riunioni consecutivi): e si era deciso di inviare a tutti le amministrazioni pubbliche di nostra competenza territoriale una lettera di pura informazione. Ê evidente come però tale lettera sarebbe dovuta partire dal nostro CNA, ente più titolato di un ordine provinciale a procedere su questi temi di valenza nazionale.
    Perciò per avere una ricaduta più ampia si è deciso di trasporla almeno nella regione di nostra appartenenza, inoltre una lettera di questo genere prima di farla partire ha fatto il giro di alcuni studi legali per verificarne gli effetivi contenuti.

    Insomma la trasposizione dal nostro ordine alla federazione (e il conseguente dibattito) e la verifica della correttezza formale della stessa ha dilungato i tempi.

    Approfitto per segnalare l’ennesimo attacco di Mario Monti al sistema ordinistico delle professioni: ieri sul Corriere della Sera è apparso un suo editoriale. Tra le cause dell’attuale crisi finanziaria, in Italia, addita come sempre la scarsa competirività dei nostri mercati dovuta al corporativismo.
    Ricordo che la crisi economica si sia innescata in un paese, gli Usa, che fanno del libero mercato un credo religioso. Le banche hanno avuto una libertà infinita che ha portato il mondo intero sull’orlo di un abbisso altrettanto infinito;
    e che il ricorso al finanziamento del debito pubblico tramite i titoli di stato è cosa antica che poco ha a che fare con le corporazioni, ma che ha forte connessione con chi lo Stato ha gestito negli anni passati.

    Percio’ caricare il peso di ogni nostra sciagura economica al fatto che il mercato non sia completamente libero mi sembra una contraddizione in termini, eccezion fatta per il malcostume, non solo italiano in verità, di raccomandare nelle gare d’appalto dei vari lavori e servizi spesso l’impresa o il professionista meno capace (con la conseguente crescita dei costi per la società in termini economici e sociali).
    La via che si dovrebbe percorrere è quella di una stretta regolamentazione del mercato tesa ad assicurare alla società civile il proprio diritto a navigare in mari, economicamente e socialmente, tranquilli .
    Il libero mercato è come un treno lanciato a tutta velocità, ma senza conducente…il problema che sul quel treno ci siamo tutti.

    christian rocchi

  2. qfwfq scrive:

    Stai a vedere che la colpa della crisi greca è degli architetti…….

    Ho letto l’articolo di Monti sul sito del Corriere.
    Mi sembra però che i “privilegi corporativi” a cui fa riferimento, più che con la professione di architetto, abbia a che fare con il sistema di gestione della cosa pubblica basato su connivenze e clientelarismi che caratterizza la società greca e dal quale è esclusa la maggioranza della cittadinanza. tutta un’altra cosa dall’Italia

    E’ già difficile fare capire al mondo che una categoria di 140.000 professionisti non ha niente a che vedere con una “Casta”, chiusa e inaccessibile al mondo esterna, piena di privilegi e vantaggi di posizione; evitiamo almeno di auto identificarci da soli come corporazione.

    Il tema sollevato da Christian resta comunque un problema non semplice che merita ben più di una riflessione
    Personalmente credo che il libero mercato funzioni e possa funzionare solo in presenza di regole ben definite, semplici e facilmente perseguibili; le due cose non sono in contrasto; in assenza di regole si ha la deregulation incontrollata; in eccesso di regole si il blocco della operatività e come effetto collaterale, l’aumento del clientelarismo e indirettamente il corporativismo (tra gli appartenenti non a gruppi professionali, ma a gruppi di conoscenti).
    Noi stessi architetti dovremmo tutti sapere bene che cosa significa l’eccesso di regolamentazione e di burocraticizzazione.
    Paradossalmente quello che gli economisti non riescono a vedere (e vedendo gli ordini professionali come una unica enorme categoria non può che essere così) è che il mercato della professione di architetto è già adesso caratterizzato da un eccesso di offerta (architetti ingegneri geometri) contro una forte concentrazione della domanda (pochi clienti istituzionali che distribuiscono incarichi ai soliti noti)
    il sistema ordinistico attuale, è ben lungi dal costituire un freno all’accesso alla libera professione, la vera lotta di liberalizzazione è nei confronti della committenza. Altrimenti si rischia di navigare in acque che oltre che ad essere insicure (e nessuna norma potrà mai calmare le acque) avrà anche ben pochi approdi (disorganizzati e monopolizzati)

    Il libero mercato è come una rete ferroviaria a disposizione dei treni che intendano transitarvi, a condizione che ne rispettino orari segnali e coincidenze, prezzi…….

  3. christian rocchi scrive:

    Super Mario, così veniva chiamato in commissione europea, è stato il responsabile del controllo della concorrenza per l’Unione Europea. Sotto il suo operato ci sono state azioni famose contro General Elecrtics e quella, famosa, contro Microsoft. Ha scritto vari articoli a supporto della cancellazione del sistema ordinistico, trasponendo il suo pensiero di concorrenzialità del mercato delle forniture alle professioni.

    Le due cose non sono proprio la stessa cosa; anche nelle stesse professioni andrebbe fatto un distinguo: un agronomo, per esempio, non ha le stesse responsabilità sociali di un medico o di un ingegnere o di un architetto. Si dovrebbe prima di procedere con leggi falce (quelle che fanno di tutta l’erba un fascio) operare i dovuti distinguo all’interno del sistema professionale.

    Per ciò che riguarda il mercato secondo la mia modesta opinione (molto modesta) si dovrebbe cercare di compartimentare il mercato azionario da quello reale della produzione. Non e’ affatto accettabile infatti che siano emesse delle azioni su dei beni di prima necessità. E’ orribile pensare che il costo del petrolio da cui dipende buona parte della nostra economia, dipenda non dal suo reale costo di produzione e distribuzione, ma da questioni legate ad avvenimenti giornalistici, o peggio a volte da semplici indiscrezioni di corridoio.
    In più lo stesso petrolio come altri beni di prima necessità, in america per esempio si scambiano azioni del succo d’arancia così come di altri beni deperibili che sono sulla nostra tavola quotidianamente, non secondo il loro effettivo consumo, ma semplicemente ad uso puramente speculativo.
    Compro e accantono un milione di barili di petrolio, non perchè ne ho bisogno per produrre qualche bene o servizio, ma perchè domani so che cade una piattaforma petrolifera nel golfo del messico e allora rivendendolo creo profitto. E intanto questi speculatori concorrono a rialzare i costi quotidiani di ogni famiglia nel mondo. Devo dire che mentre nel caso del petrolio, ad un certo punto posso decidere di comprarmi una bicicletta con pedalata assistita, e sperare che non mi accoppino per le strade di Roma, o per riscaldarmi posso mettere un paio di pannelli solari, sempre che ne abbia gli spazi sufficienti per farlo, ma per ciò che riguarda il cibo che dipende anch’esso dai costi di trasporto?

    Non si può speculare sulle cose di cui il popolo ha estremo bisogno.

    QUESTA POTREBBE ESSERE UNA PRIMA REGOLA…è strano pero’ che a dire una cosa tanto basilare sia una persona come me che non ha conseguito una laurea in economia presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano e successivamente una specializzazione all’Università Yale, negli Stati Uniti.

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