Lettera al Corriere della Sera

L’insospettabile modernità del geometra (dai Romani a noi) è il titolo di un articolo a firma di Gian Paolo Prandstraller (Docente di Sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Alma Mater Studiorum di Bologna), pubblicato martedì 23 marzo sul Corriere della Sera (vedi link).

L’articolo, in particolar modo perché è firmato da un docente universitario ed è pubblicato su un giornale autorevole, dimostra la totale ignoranza in fatto di architettura che regna nel nostro paese, motivo per cui è nato il nostro Movimento amate l’architettura.

L’articolo è vittima del disorientamento che predomina in Italia sul tema delle competenze professionali. Innanzitutto si fa confusione tra tecnici laureati iscritti ad un Ordine professionale come ingegneri e architetti e tecnici diplomati iscritti ad un Collegio e non Ordine come erroneamente scritto nell’articolo.

L’affermazione più preoccupante è la seguente: “Questa competenza è coerente con la tipologia di certe costruzioni della provincia italiana, chiamate col termine convenzionale di villette; oppure di condomini che non implicano particolari calcoli di cemento armato”.

Per prima cosa bisogna chiarire che in Italia, secondo la normativa esistente ( R.D. n. 274 del 1929, art. 16 per approfondimenti si veda il link), ribadita dalla recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009, i geometri non possono progettare edifici in cemento armato, le loro competenze in fatto di progettazione si limitano a piccoli manufatti che non pregiudichino l’incolumità delle persone.

La sentenza afferma in maniera chiara ed inequivocabile che non ci possono essere altre interpretazioni come spesso accade, che fanno riferimento ad altre normative come la L.n. 1086 del 1971 e la L. 64 del 1974.

La sentenza ha comportato negli ultimi mesi gravi problemi alla categoria dei geometri, che hanno cominciato ad avere, per la prima volta, qualche difficoltà nel continuare a contravvenire alla legge progettando qualsiasi tipo di edificio in tutta Italia.

Lo stato di difficoltà è dimostrato dal fatto che hanno pensato bene di presentare un Disegno di legge in Parlamento (DDL1865) che gli attribuisca competenze per progettare edifici anche di medie dimensioni, per occuparsi di restauro e di urbanistica (vedi link).

Non si può ridurre il tutto a una questione di competenze tecniche o di dimensioni, chi pensa che i geometri possano o debbano progettare i piccoli o minori edifici e gli architetti quelli grandi e importanti commette un gravissimo errore.

La chiesa di Roma S.Carlino alle Quattro Fontane di Borromini è un capolavoro dell’architettura, l’edificio è talmente piccolo che occupa lo spazio di uno solo die 4 pilastri che sostengono la Cupola di San Pietro, secondo le argomentazioni di Prandstraller la chiesa, date le modeste dimensioni, poteva essere progettata da un geometra.

Ciò che più colpisce e lascia tutti noi architetti sconcertati è il fatto che nessuno, anche un rispettabile docente universitario che scrive su un autorevole giornale, abbia la più pallida idea dell’importanza dell’architettura.

L’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano.

Non si tratta di stabilire se il geometra abbia o meno le competenze tecniche per progettare un edificio, (ci sono molti geometri con decine di anni di esperienza che sono tecnicamente più preparati di un giovane architetto), ma il problema è capire se un geometra abbia le competenze progettuali per fare un progetto.

Progettare non significa soltanto tirare su due muri, mettere un tetto e saper far stare in piedi un edificio.

Per progettare bisogna conoscere: la storia, la storia dell’arte, la storia dell’architettura, la filosofia, la sociologia, la psicologia, la geografia, la biologia, la scienza delle costruzioni, la tecnica delle costruzioni, la normativa, la fisica tecnica, i materiali e molte altre cose.

Bisogna saper ascoltare il luogo, capire il contesto, interpretare le esigenze del committente, convincerlo della bontà del progetto, bisogna inoltre avere sensibilità, cultura e intelligenza.

Gli architetti “veri” hanno dentro una complessità che gli permette di inventare, di guardare al passato, di sperimentare, di imporre le proprie idee, di innovare, di stupire, di emozionare………………

Sono doti che pochissimi architetti hanno e non basta l’esperienza, figuriamoci se può averle un geometra.

L’Italia è stata rovinata dalle “villette” dei geometri dagli abusi edilizi e dallo strapotere dei costruttori legati a doppio filo alla politica, se non si capisce l’importanza della qualità architettonica non si capisce quale dovrebbe essere il ruolo dell’architetto nella società, anche nella nostra professione, come in tutte le altre, ci sono degli incapaci, ma se si fa confusione tra architetti ingegneri e geometri che dovrebbero avere ruoli ben distinti derivanti dalla loro formazione, si continuerà a distruggere l’Italia.

Il nostro paese è riconosciuto da tutto il mondo come il più bello perché è stato creato dagli architetti, lo stiamo riducendo il più arretrato in fatto di architettura.

Badate bene l’architettura di qualità non deve essere soltanto delle grandi opere ma deve essere diffusa su tutto il territorio, anche nella progettazione di una cuccia per un cane è importante il ruolo dell’architetto.

dal cucchiaio alla città Walter Gropius (1883-1969)

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8 Commenti a “Lettera al Corriere della Sera”

  1. moscardini italo ha detto:

    Premetto che sono geometra.
    Ma anche se faccio parte di questa categoria,non voglio schierarmi completamente a favore del nostro ruolo in termini professionali.
    Sono anche d’accordo con alcune affermazioni che ho letto,ma sicuramente è molto sbagliato e offensivo pensare che noi geometri ,oppure,TUTTI I GEOMETRI,non hanno CULTURA SENSIBILITA’ E INTELLIGENZA per concepire un progetto.
    Per redigere un progetto,occorre effettivamente saperlo contestualizzare,avere la sensibilità di capire le forme e le linee da proporre ,senza dovere OBBLIGATORIAMENTE seguire la moda del momento.
    Queste caratteristiche,oltre ad avere un buon gusto generale,non deriva dalla scuola,ma sono doti NATURALI che uno ha oppure non ha ,a prescindere dal titolo di studio.
    E’ diventatop un luogo comune affermare chel e tante brutture che si vedono sono da attribuire ai geometri ,ma dove sta scritto,avete verificato nei vari comuni,chi le Ha progettate?
    E’ lo stesso concetto espresso da Rutelli,per il quale nutro nessuna stima.
    Nel mio territorio,esistono migliaia di mc di cose progettate da Architetti che gridano vendetta tanto sono “brutte”,inadeguate e vetuste.
    Quindi,se vogliamo essere corretti,occorre precisare che attualmente operano Molti laureati in architettura ,ma pochi architetti.
    Io da tempo,auspico che si faccia un albo di soli progettisti capaci e vedrete che molti architetti,e tanti geometri e ingegneri,non ne potrebbero far parte,ma ripeto NON SOLO GLI ARCHIETTI POSSIEDONO LA SENSIBILITA’ DI PROGETTARE.
    Ad essi,giustamente,riconosco la esclusiva competenza in termini di restauro,ma per il resto,occorre essere più obiettivi e meno campanilistici.
    Se gli architetti tutti sono così bravi,poichè esistono i geometri progettisti?
    Chi ha denaro da investire in un progetto,(soprattutto se di casa propria),sceglie ,di solito,la persona che maggiormente gli da fiducia,perchè non sono sempre architetti?
    Io considero questa polemica solo pretestuosa,collaboro con colleghi architetti e ingegneri ,per i quali nutro profonda stima e altrettanto ne ricevo,e queste polemiche sono solo “stupide” e sicuramente non costruttive,in quanto è solo unendo ideee e capacità che si ottengono dei buoni risltutati,idee valide che non ha una sola categoria professionale.
    Vengono sempre tacciati ,i geometri ,di non sapere progettare,ma siete sicuri che tutti gli ingegneri possiedono quelle capacità che noi tecnici diplomati non abbiamo?
    Oppure fa comodo non urtare la loro sensibilità poichè sono loro che fanno i calcoli strutturali degli edifici progettati sia dai geometri che dagli architetti.

    Grazie per l’attenzione ,
    porgo
    cordiali saluti
    Moscardini Geom.Italo.

  2. mimmo ferrari ha detto:

    per Italo Moscardini

    LA MATERIA IMMATERIALE.

    Purtroppo è vero.Non è detto che il titolo di studio assicuri sulle capacità del “titolato”. Così come è vero che non tutti i conducenti di automobili (sia pure tutti patentati), sono dei bravi guidatori.
    Così come è vero che non tutti i medici…….e non tutti gli avvocati……..ecc. ecc. ecc. Ma in Italia il titolo di studio ha ancora valore legale e – nel caso che ci interessa – dovrebbe rappresentare la “legalità” di un individuo a poter operare professionalmente in uno specifico campo piuttosto che in un altro. Ora, premesso questo punto decisamente non trascurabile, io osservo che la “sensibilità” o la “propensione” a fare una certa cosa individualmente poco interessa la sfera delle competenze professionali. Se ci penso anch’io sono discretamente “portato” per la cucina e ostento una buona manualità tra i fornelli : fettuccine, ossobuchi, petto di vitello alla fornara, una creme brulèe pure ci scappa ma guerreggiare a chi fa il meglio banchetto con uno chef d’albergo a 5 stelle la vedo dura; sono quasi certo di perdere il confronto, tu no?!
    Ma, bando alle chiacchiere: il problema – caro Geometra Italo Moscardini – è che si sta parlando di progettazione che è una materia……”immateriale” (passami il giochetto di parole), perchè fatta di tanti aspetti: pieni, vuoti, bianco, nero, luce, buio,spazi, muri, pilastri,colonne, infissi, percezioni, psicologia, ambiente, socialità, bambini, vecchi e campi di bocce, un cancello che si apre e uno spettacolo stupendo, il costruito e il verde, una strada e il suo filare di alberi, una sosta e poi ancora e poi tanto ancora e poi ancora esami all’università che parlano di questo e di altro ancora e poi la bibliografia dei corsi di progettazione, gli altri libri di testo, gli articoli e tutto un altro mondo ancora che si occupa ancora di una “materia Immateriale”: LA PROGETTAZIONE. E qui, caro Moscardini,non c’entrano solo la “sensibilità” e la “propensione” verso il progetto che pure sono basilari ma c’entra soprattutto l’applicazione, la disciplina, il confronto costante con l’attualità e gli altri progetti e, bada bene, nella lettera al Corriere della Sera, Marco Alcaro, in diversi punti sottolinea il valore del progetto in senso lato e per quello che mi consta nè i geometri nè tantomeno tanti ingegneri hanno STUDIATO la materia dell’ARCHITETTURA, con tutto quello che c’è dietro …….E allora come pensi/pensate di progettare?!
    Ti voglio far riflettere che quasi tutti i “gesti sbagliati” in Architettura provocano un danno per la collettività : se fai un brutto edificio (piccolo o grande che sia) è un problema per il tuo committente ma anche per tutti coloro che gravitano attorno al tuo edificio che sono costretti a……”subirlo” di continuo.
    ERRORE!!!
    Il distinguo che fai circa le nostre competenze in tema di restauro, ad onor del vero non lo capisco. Noi all’università abbiamo studiato, tra l’altro, il restauro e le progettazioni architettoniche. Perchè ci accrediti delle competenze della prima materia mentre per la seconda parli di ……sensibilità e qualcos’altro? Credimi, nessuna difesa corporativa, E’ DIFESA E AMORE PER L’ARCHITETTURA e ad ognuno il suo. Grazie e saluti. Mimmo

  3. MOSCARDINI ITALO ha detto:

    per Mimmo Ferrari.

    Caro Mimmo,la tua osservazione la posso sintetizzare così: ” E’ preferibile far progettare a un pessimo architetto piuttosto che a un buon geometra”.
    Capisco la Tua scelta di parte,ma fidati che i gesti sbagliati,come li chiami tu,sono figli anche di molti tuoi colleghi che,progettando in scala grande,fanno anche molto rumore.
    Io sono ESTREMAMENTE CONVINTO di quello che ho scritto in merito alla sensibilità del progettista che racchiude tutti gli aspetti che tu hai elencato e che molti architetti ,anche se hanno sostenuto esami e seguito corsi,non hanno e non avranno mai.
    Ripeto,se la progettazione che piace alla gente,fossa figlia solo degli architetti,noi geometri ( e forse anche molti Ing.) non avremmo mai progettato,perchè la vera selezione non la fa il legislatore,ma le persone e il mercato.
    Il restauro,soprattutto riferito ai beni storici culturali,necessita di conoscenze che sicuramente l’architetto ha e non altre figure.
    Ma nel restauro (considerao soprattutto quello scentifico),serve la capacità di ripristinare una situazione storica e pregressa senza travisarla o alterala con interventi invasivi e inopportuni.
    In questo caso l’aspetto conoscitivo è importante,poichè occorre rapportarsi con realtà esistenti e pensate da altri.
    Grazie e buon lavoro a Tutti.
    Italo

  4. Qfwfq ha detto:

    caro Italo
    ti segnalo questo articolo in memoria di Mimmo…..

    http://www.amatelarchitettura.com/2010/11/il-nostro-amico-mimmo-non-ce-piu/

    per il resto comprendo la tua posizine che privilegia il “mercato” portando ad esempio i casi particolari (il bravo geometra che ne sa più dell’ingegnere o dell’architetto, perchè ha fatto tanta esperienza; e il pessimo architetto, perchè mentre il geometra faceva esperienza, perdeva tempo in inutili facoltà……)
    la nostra è una obiezione di sistema
    noi sosteniamo che ci sono competenze tecniche e culturali che possono essere fornite solo da una preparazione universitaria (questo indipendentemente dal fatto che il nostro sistema universitario sia più o meno funzionante, anche perchè vogliamo parlare del sistema scolastico di formazione secondaria?)
    secondo la tua posizione un infermiere potrebbe tranquillamente decidere di cominciare a fare diagnosi e dispensare cure solo perchè ha fatto tanta pratica
    persino carlo verdone si vanta di essere un grande esperto di antidepressivi
    tu ci andresti a farti curare da Carlo Verdone?
    detto questo è evidente che occorre pretendere dagli architetti che siano professionali e tecnicamente preparati…….
    un saluto

  5. Giulio Paolo Calcaprina ha detto:

    Caro Moscardini, ho visto che dopo più di un anno hai ripreso una discussione che hai intrapreso con il nostro amico Mimmo Ferrari. Ti rispondo io per lui perché, purtroppo, il nostro amico non c’è più e vedere che il suo lavoro continua dopo così tanto tempo mi fa impressione e piacere allo stesso tempo.
    Ti allego il link al necrologio che scrivemmo in occasione della sua morte:
    http://www.amatelarchitettura.com/2010/11/il-nostro-amico-mimmo-non-ce-piu/
    Un saluto cordiale.

  6. italo moscardini ha detto:

    Sono molto dispiaciuto di quanto mi comunicate ,riguardante l’Arch. Mimmo , mi scuso di aver dato tardivamente la risposta al suo commento e allego alla presente,le mie più sentite condoglianze a tutte le persone a lui care.
    In merito a quanto espresso da Qfwfq,nessuno mette in dubbio la professionalità di Arch. e ing. e la loro professionalità specifica e,non ho mai avuto pensieri demagogici in base ai quali il geom. è più competente degli altri perchè ha lavorato di più; allora ,secondo questo pensiero, il muratore è il più
    bravo di tutti perchè ha sempre lavorato!!!!
    Io ho solo sostenuto che non condivido che solo alcune figure professionale hanno il culto del bello e che solo loro possono esprimerlo.

  7. […] non è soltanto un problema di conoscenze tecniche, come abbiamo già espresso in una lettera inviata al Corriere della Sera, chi pensa che i geometri possano o debbano progettare i piccoli o minori edifici e gli architetti […]

  8. […] e un solaio, ma è una questione molto più complessa, come ho avuto modo già di esprimere in una lettera al Corriere della Sera, quindi continuare a insistere sul fatto che i geometri sono in grado di progettare è soltanto un […]

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