Coesistenza tra nuovo ed antico nella città contemporanea

19 aprile 2010

L’approccio all’antico nella cultura olandese è completamente diverso che nella cultura italiana, senza essere per questo scontato e banale: l’inaugurazione di una mostra all’ABC Centrum di Haarlem, domenica 8 marzo, mi ha dato lo spunto per mettere a confronto due interventi sull’esistente che possono sicuramente competere con le migliori opere dell’Architettura italiana.

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Il primo intervento, a Roma, è l’Ambasciata olandese a via Michele Mercati, dello studio Jansen, realizzata tra il 2006 ed il 2007, il secondo, ad Haarlem, è il Toneelschuur Theater di Mecanoo, in Begijnestraat, realizzato tra il 2003 ed il 2006.

Si tratta di due progetti profondamente diversi, ma che entrambi interessano la città consolidata e la modificano portando nuove funzioni all’interno di edifici storici e nel tessuto urbano.

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Il primo progetto interviene sull’antica residenza dell’ambasciatore olandese a roma, un villino neo-rinascimentale, realizzato nel 1929, immerso nel verde di Via Michele Mercati, dotandolo di spazi funzionalmente adatti ad un ambasciata moderna: un ascensore completamente vetrato, controsoffitti radianti, sistemi di sicurezza attiva e passiva, ed una recinzione antiesplosione per la prima volta usata in Europa. L’architetto Pesman ha avuto una grande sensibilità nell’accostarsi al villino preesistente, creando un nuovo corpo di fabbrica, la cui pelle è realizzata in acciaio corten, che lascia intravedere la pavimentazione interna in resine speciali ed i rivestimenti in corian.

Con un sapiente gioco di materiali egli riesce ad evidenziare gli elementi tipici dell’architettura olandese, fatti di grandi aperture, mettendo in risalto la purezza delle geometrie interne, trattate di bianco, in modo da concentrare l’attenzione sulle opere d’arte qui esposte.

L’altro intervento, il Toneelschuur Theater di Mecanoo, è un progetto ancora oggi all’avanguardia nel suo genere e nell’accostamento alla città storica, che gioca con la sua carica di novità per creare, all’interno di Begijnestraat uno spazio diverso: provenendo dalla Grote Markt, la pazza principale della cittadina di Haarlem, si rimane meravigliati dall’emergere del volume della sala rispetto al fronte continuo della città costruita, che crea una sorta di spazio semi pubblico, aperto-coperto, antistante al foyer. Una volta entrati nel teatro si accede ad un ambiente a tutta altezza, ricavato tra l’ingresso e la sala, e quasi a separare le differenti funzioni un setto appeso al solaio di copertura costituisce un filtro tra lo spazio a tutt’altezza dell’atrio e l’ingresso alle sale, ad una quota diversa.

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E’ chiaro qui l’intento di giocare con i volumi, fin dove lo permettono i materiali, in modo da accostarsi all’antico senza stravolgerlo, mettendo in mostra le nuove possibilità del cemento armato.

Il progetto del teatro nasce dalla collaborazione con un noto grafico e pubblicista, proprietario della collezione custodita nell’edificio preesistente, che contribuisce a rendere complessa l’idea progettuale manifesta nella dialettica che si instaura fra i vari materiali, il cui scopo diventa quello di individuare le funzioni loro proprie. Il vetro del foyer lascia intravedere all’esterno gli elementi di risalita: scale ed ascensori, il volume della sala in cemento colorato è caratterizzato da un asola vetrata che la scandisce dall’alto verso il basso, e sembra retta da un pilastro in lamiera scura; il volume dei servizi, trattato in lamiera verde, risalta rispetto ai tetti circostanti e costituisce un chiaro segno del nuovo intervento.

In tutti e due i progetti descritti appare evidente la volontà di mediare il rapporto con l’antico attraverso l’uso di materiali contemporanei: da una parte l’acciaio corten e dall’altra la lamiera colorata; in entrambi i casi l’utilizzo del vetro, con la sua leggerezza, riesce a mettere in luce le caratteristiche costruttive dei manufatti: a Roma serve a richiamare le aperture tipiche dell’architettura residenziale olandese, ad Haarlem serve ad accentuare il gioco di pieni e di vuoti che caratterizzano il nuovo intervento. In entrambi i casi dunque un sapiente uso dei materiali è sufficiente a mediare l’accostamento con la città consolidata; in entrambi i casi l’utilizzo di nuove tecniche riesce a rendere l’intervento raffinato nel suo complesso e perfettamente riuscito da un punto di vista architettonico; in entrambi i casi un esempio di come l’Architettura olandese possa dare lezioni di stile oltre che nei lavori di Architettura Contemporanea, anche nell’accostamento all’antico.


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