Archivio di aprile 2010

A proposito della Maddalena, l’importanza di dire no

29 aprile 2010

I no non detti pesano come macigni sulla professione di architetto.

La vicenda sarda è una delle tante storie prodotte da un sistema corroso dall’avidità. Forse risulta essere più deflagrante per i nomi coinvolti nella storia, ma ha la stessa radice di altre vicende.
L’appiattimento di politica, impresa e tecnici fa si …che non ci sia più differenza tra controllore e controllato. Tutte le parti tendono al profitto a scapito della società.

Gli architetti si piegano al volere di politici ed imprese: cessiamo di essere garanti del processo edilizio per ricoprire ruoli di spalla ad un sistema che non persegue gli interessi pubblici. Una commistione deleteria che ha degli effetti dirompenti sull’edificato; spesso ce ne accorgiamo solo in occasione dei terremoti e, in rarissimi casi, in sede di collaudo.
Va ristabilità la centralità dell’interesse pubblico all’interno del processo edilizio (e non solo in questo ambito direi) e gli architetti ritroveranno la loro ragion d’essere, il loro ruolo sociale di garanzia.
Rimangono ancora domande che ronzano nel cervello.
Se noi tecnici (architetti, ingegneri) avessimo più frequentemente detto NO a proposte indecenti?
Se ci fossimo comportati da vera categoria compatta e affrontato con il pugno di ferro le alterazioni del sistema professionale?
Se si avesse avuto il coraggio di fronteggiare le collusioni politico/imprenditoriali?
Se avessimo avuto più coscenza del nostro ruolo?
Se solo avessimo avuto più orgoglio e stima della nostra professionalità?… avremmo, sicuramente, guadagnato meno denaro,ma…….. quanto vale la dignità di un professionista?

per approfondimenti guarda l’intervista a Boeri

Coesistenza tra nuovo ed antico nella città contemporanea

19 aprile 2010

L’approccio all’antico nella cultura olandese è completamente diverso che nella cultura italiana, senza essere per questo scontato e banale: l’inaugurazione di una mostra all’ABC Centrum di Haarlem, domenica 8 marzo, mi ha dato lo spunto per mettere a confronto due interventi sull’esistente che possono sicuramente competere con le migliori opere dell’Architettura italiana.

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Il primo intervento, a Roma, è l’Ambasciata olandese a via Michele Mercati, dello studio Jansen, realizzata tra il 2006 ed il 2007, il secondo, ad Haarlem, è il Toneelschuur Theater di Mecanoo, in Begijnestraat, realizzato tra il 2003 ed il 2006.

Si tratta di due progetti profondamente diversi, ma che entrambi interessano la città consolidata e la modificano portando nuove funzioni all’interno di edifici storici e nel tessuto urbano.

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Il primo progetto interviene sull’antica residenza dell’ambasciatore olandese a roma, un villino neo-rinascimentale, realizzato nel 1929, immerso nel verde di Via Michele Mercati, dotandolo di spazi funzionalmente adatti ad un ambasciata moderna: un ascensore completamente vetrato, controsoffitti radianti, sistemi di sicurezza attiva e passiva, ed una recinzione antiesplosione per la prima volta usata in Europa. L’architetto Pesman ha avuto una grande sensibilità nell’accostarsi al villino preesistente, creando un nuovo corpo di fabbrica, la cui pelle è realizzata in acciaio corten, che lascia intravedere la pavimentazione interna in resine speciali ed i rivestimenti in corian.

Con un sapiente gioco di materiali egli riesce ad evidenziare gli elementi tipici dell’architettura olandese, fatti di grandi aperture, mettendo in risalto la purezza delle geometrie interne, trattate di bianco, in modo da concentrare l’attenzione sulle opere d’arte qui esposte.

L’altro intervento, il Toneelschuur Theater di Mecanoo, è un progetto ancora oggi all’avanguardia nel suo genere e nell’accostamento alla città storica, che gioca con la sua carica di novità per creare, all’interno di Begijnestraat uno spazio diverso: provenendo dalla Grote Markt, la pazza principale della cittadina di Haarlem, si rimane meravigliati dall’emergere del volume della sala rispetto al fronte continuo della città costruita, che crea una sorta di spazio semi pubblico, aperto-coperto, antistante al foyer. Una volta entrati nel teatro si accede ad un ambiente a tutta altezza, ricavato tra l’ingresso e la sala, e quasi a separare le differenti funzioni un setto appeso al solaio di copertura costituisce un filtro tra lo spazio a tutt’altezza dell’atrio e l’ingresso alle sale, ad una quota diversa.

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E’ chiaro qui l’intento di giocare con i volumi, fin dove lo permettono i materiali, in modo da accostarsi all’antico senza stravolgerlo, mettendo in mostra le nuove possibilità del cemento armato.

Il progetto del teatro nasce dalla collaborazione con un noto grafico e pubblicista, proprietario della collezione custodita nell’edificio preesistente, che contribuisce a rendere complessa l’idea progettuale manifesta nella dialettica che si instaura fra i vari materiali, il cui scopo diventa quello di individuare le funzioni loro proprie. Il vetro del foyer lascia intravedere all’esterno gli elementi di risalita: scale ed ascensori, il volume della sala in cemento colorato è caratterizzato da un asola vetrata che la scandisce dall’alto verso il basso, e sembra retta da un pilastro in lamiera scura; il volume dei servizi, trattato in lamiera verde, risalta rispetto ai tetti circostanti e costituisce un chiaro segno del nuovo intervento.

In tutti e due i progetti descritti appare evidente la volontà di mediare il rapporto con l’antico attraverso l’uso di materiali contemporanei: da una parte l’acciaio corten e dall’altra la lamiera colorata; in entrambi i casi l’utilizzo del vetro, con la sua leggerezza, riesce a mettere in luce le caratteristiche costruttive dei manufatti: a Roma serve a richiamare le aperture tipiche dell’architettura residenziale olandese, ad Haarlem serve ad accentuare il gioco di pieni e di vuoti che caratterizzano il nuovo intervento. In entrambi i casi dunque un sapiente uso dei materiali è sufficiente a mediare l’accostamento con la città consolidata; in entrambi i casi l’utilizzo di nuove tecniche riesce a rendere l’intervento raffinato nel suo complesso e perfettamente riuscito da un punto di vista architettonico; in entrambi i casi un esempio di come l’Architettura olandese possa dare lezioni di stile oltre che nei lavori di Architettura Contemporanea, anche nell’accostamento all’antico.

Lettera al Sindaco di Roma Alemanno

Il nostro movimento “Amate L’Architettura”, in occasione del convegno “Roma 2010-2020, nuovi modelli di trasformazione urbana” svoltosi a Roma l’8 e il 9 aprile, ha consegnato al Sindaco di Roma e ha distribuito a tutti i partecipanti al Convegno, una lettera di protesta contro la decisione di non affidare l’incarico di progettazione del Concorso “Campidoglio 2″ al vincitore, decidendo di farsi “offrire” il progetto dall’impresa appaltatrice delle opere, che sarà selezionata secondo la procedure dell’appalto integrato.

Riteniamo che questo atto, benché consentito dalla attuale normativa sui lavori pubblici, sia estremamente lesivo della dignità della categoria dei progettisti che spendono parte del loro tempo prezioso nei concorsi di progettazione.

Inoltre, a fronte di questo modus operandi, l’idea di organizzare un convegno sui nuovi modelli di trasformazione urbana, appare per lo meno ipocrita.

Non è un problema di stile architettonico, né di opporre una corrente di pensiero rispetto ad un’altra, ma di difendere il valore dell’Architettura nel senso più alto contro l’idea che il progetto di Architettura venga trattato alla stregua di un optional, un gadget da farsi offrire in omaggio.

LETTERA APERTA AD ALEMANNO

Egregio Signor Sindaco del Comune di Roma

On. Gianni Alemanno

Piazza del Campidoglio

00186 Roma

sindaco@comune.roma.it

Il Movimento Amate L’Architettura desidera manifestarLe il proprio disappunto per la Sua intenzione di non voler procedere all’affidamento dell’incarico al vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione denominato:”La Casa dei Cittadini Campidoglio 2”.

Riteniamo inoltre preoccupante il suo proposito di voler procedere all’esecuzione dell’intervento tramite appalto integrato, richiedendo alle imprese di “offrire” il progetto delle opere.

Non è nostro intento affrontare una battaglia di stile o di gusto architettonico ma è evidente che con questa scelta la Giunta Alemanno dimostra con i fatti di volere rinunciare ad essere attore coscienzioso e attivo nelle trasformazioni del territorio romano.

Riteniamo che la progettazione, costituisca il momento più importante nel processo di trasformazione del territorio e soprattutto che costituisca lo strumento indispensabile per il controllo e la guida di tale trasformazione da parte di un’Amministrazione che sia seriamente intenzionata a decidere e incidere sul futuro della propria città.

Da architetti riteniamo che la nostra categoria possa dare il proprio contributo positivo al miglioramento della qualità della vita delle città in cui viviamo e chiediamo di essere messi in condizioni di esprimere fino in fondo tutta la nostra professionalità, anche assumendoci pienamente la responsabilità sui risultati del nostro lavoro.

L’idea che la progettazione possa essere “Offerta” dalle imprese, dimostra oltre che scarsa attenzione al valore culturale delle tematiche architettoniche, anche la profonda ingenuità di chi si illude che un supposto risparmio iniziale non sarà puntualmente pagato in seguito dalla collettività per la mancanza di controllo sulle scelte di progetto.

Sarebbe stato sufficiente infatti esprimere con chiarezza e trasparenza le motivazioni che l’ hanno portata a non essere “molto convinto” del progetto vincitore, consentendo al progettista di riproporre nuove versioni sulla base delle osservazioni espresse, per dimostrare grande maturità e senso pratico, riuscendo, nell’intento di non dissipare le risorse spese fino a questo momento e contestualmente marcando il segno della discontinuità nella prassi consolidata dai nostri politici, di distruggere ogni cosa avviata dalle precedenti amministrazioni.

Appare quindi assolutamente scorretto oltreché ridicolo spendere risorse e denaro pubblico per organizzare Commissioni e convegni sui temi della trasformazione urbana quando all’atto pratico le occasioni concrete vengono disattese e soprattutto gestite in totale disprezzo del valore del progetto e del progettista.

La giunta Veltroni non ha certo brillato dal punto di vista del governo del territorio e i peggiori esempi sono derivati proprio dai casi in cui si è lasciato alle imprese e ai costruttori la possibilità di decidere liberamente sulle scelte di trasformazione, in totale assenza (forse) sia di una strategia generale che di un progetto, e il più delle volte eseguite sottotraccia senza una reale attenzione e coinvolgimento della cittadinanza.

Chiediamo quindi alla Giunta Alemanno un nuovo e lungimirante cambio di rotta, promuovendo da subito:

- L’affidamento dell’incarico di progettazione all’arch Cucinella, vincitore del concorso per il Campidoglio 2

- Il massiccio ritorno all’utilizzo dello strumento del concorso per tutte le iniziative previste dal Comune di Roma

- L’avvio di azioni a sostegno del progetto architettonico, attraverso la figura del progettista con l’obbligo di nomina di un architetto in ogni iniziativa di trasformazione urbana prevista all’interno del comune di Roma;

In sintesi, come connaturato da sempre nella storia di Roma, di restituire alla nostra città l’attitudine a FARE ARCHITETTURA!!!

AMATE L’ARCHITETTURA

Movimento per l’architettura contemporanea

Roma 06/04/2010

Leggi l’articolo del Riformista

Lettera al Corriere della Sera

L’insospettabile modernità del geometra (dai Romani a noi) è il titolo di un articolo a firma di Gian Paolo Prandstraller (Docente di Sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Alma Mater Studiorum di Bologna), pubblicato martedì 23 marzo sul Corriere della Sera (vedi link).

L’articolo, in particolar modo perché è firmato da un docente universitario ed è pubblicato su un giornale autorevole, dimostra la totale ignoranza in fatto di architettura che regna nel nostro paese, motivo per cui è nato il nostro Movimento amate l’architettura.

L’articolo è vittima del disorientamento che predomina in Italia sul tema delle competenze professionali. Innanzitutto si fa confusione tra tecnici laureati iscritti ad un Ordine professionale come ingegneri e architetti e tecnici diplomati iscritti ad un Collegio e non Ordine come erroneamente scritto nell’articolo.

L’affermazione più preoccupante è la seguente: “Questa competenza è coerente con la tipologia di certe costruzioni della provincia italiana, chiamate col termine convenzionale di villette; oppure di condomini che non implicano particolari calcoli di cemento armato”.

Per prima cosa bisogna chiarire che in Italia, secondo la normativa esistente ( R.D. n. 274 del 1929, art. 16 per approfondimenti si veda il link), ribadita dalla recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009, i geometri non possono progettare edifici in cemento armato, le loro competenze in fatto di progettazione si limitano a piccoli manufatti che non pregiudichino l’incolumità delle persone.

La sentenza afferma in maniera chiara ed inequivocabile che non ci possono essere altre interpretazioni come spesso accade, che fanno riferimento ad altre normative come la L.n. 1086 del 1971 e la L. 64 del 1974.

La sentenza ha comportato negli ultimi mesi gravi problemi alla categoria dei geometri, che hanno cominciato ad avere, per la prima volta, qualche difficoltà nel continuare a contravvenire alla legge progettando qualsiasi tipo di edificio in tutta Italia.

Lo stato di difficoltà è dimostrato dal fatto che hanno pensato bene di presentare un Disegno di legge in Parlamento (DDL1865) che gli attribuisca competenze per progettare edifici anche di medie dimensioni, per occuparsi di restauro e di urbanistica (vedi link).

Non si può ridurre il tutto a una questione di competenze tecniche o di dimensioni, chi pensa che i geometri possano o debbano progettare i piccoli o minori edifici e gli architetti quelli grandi e importanti commette un gravissimo errore.

La chiesa di Roma S.Carlino alle Quattro Fontane di Borromini è un capolavoro dell’architettura, l’edificio è talmente piccolo che occupa lo spazio di uno solo die 4 pilastri che sostengono la Cupola di San Pietro, secondo le argomentazioni di Prandstraller la chiesa, date le modeste dimensioni, poteva essere progettata da un geometra.

Ciò che più colpisce e lascia tutti noi architetti sconcertati è il fatto che nessuno, anche un rispettabile docente universitario che scrive su un autorevole giornale, abbia la più pallida idea dell’importanza dell’architettura.

L’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano.

Non si tratta di stabilire se il geometra abbia o meno le competenze tecniche per progettare un edificio, (ci sono molti geometri con decine di anni di esperienza che sono tecnicamente più preparati di un giovane architetto), ma il problema è capire se un geometra abbia le competenze progettuali per fare un progetto.

Progettare non significa soltanto tirare su due muri, mettere un tetto e saper far stare in piedi un edificio.

Per progettare bisogna conoscere: la storia, la storia dell’arte, la storia dell’architettura, la filosofia, la sociologia, la psicologia, la geografia, la biologia, la scienza delle costruzioni, la tecnica delle costruzioni, la normativa, la fisica tecnica, i materiali e molte altre cose.

Bisogna saper ascoltare il luogo, capire il contesto, interpretare le esigenze del committente, convincerlo della bontà del progetto, bisogna inoltre avere sensibilità, cultura e intelligenza.

Gli architetti “veri” hanno dentro una complessità che gli permette di inventare, di guardare al passato, di sperimentare, di imporre le proprie idee, di innovare, di stupire, di emozionare………………

Sono doti che pochissimi architetti hanno e non basta l’esperienza, figuriamoci se può averle un geometra.

L’Italia è stata rovinata dalle “villette” dei geometri dagli abusi edilizi e dallo strapotere dei costruttori legati a doppio filo alla politica, se non si capisce l’importanza della qualità architettonica non si capisce quale dovrebbe essere il ruolo dell’architetto nella società, anche nella nostra professione, come in tutte le altre, ci sono degli incapaci, ma se si fa confusione tra architetti ingegneri e geometri che dovrebbero avere ruoli ben distinti derivanti dalla loro formazione, si continuerà a distruggere l’Italia.

Il nostro paese è riconosciuto da tutto il mondo come il più bello perché è stato creato dagli architetti, lo stiamo riducendo il più arretrato in fatto di architettura.

Badate bene l’architettura di qualità non deve essere soltanto delle grandi opere ma deve essere diffusa su tutto il territorio, anche nella progettazione di una cuccia per un cane è importante il ruolo dell’architetto.

dal cucchiaio alla città Walter Gropius (1883-1969)

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