Archivio di marzo 2010

Campidoglio 2, l’Architettura in svendita

27 marzo 2010

Sta per partire la gara per l’esecuzione dei lavori del Campidoglio 2.

Quest’estate ci sarà la pubblicazione del bando di gara, a cui seguirà l’approvazione della graduatoria a primavera 2011, e conseguentemente l’inizio dei lavori.

Il progetto non c’è.

O meglio c’era ma per il Sindaco evidentemente non è necessario.

Concorso

La giunta Alemanno sostenendo che i progetti che hanno partecipato al «concorso di idee» (12 progetti da ogni parte del mondo) non lo hanno “convinto molto” ha deciso di indire un’altra gara in cui sia il vincitore della gara a “offrire

il progetto”.

Vi invito a soffermarvi sulla bellezza della parola “offrire”; parola taumaturgica e magica, emblematicamente vicina al sentire comune (nel senso di condiviso) che rimanda ai luoghi familiari ed universalmente noti dei supermercati e dei centri commerciali; regni incontrastati dell’offerta speciale, paradigmi del 3×2.

Il pensiero è andato subito a Porta di Roma poi per identità tipologica a Parco Leonardo, infine per vicinanza alla Nuova Fiera di Roma, noto capolavoro costruito appunto grazie al progetto gentilmente offerto dal costruttore.

Non so perché ma mi immagino il nostro sindaco che entra in un negozio di scarpe, chiede al negoziante: “scusi devo comprare un paio di scarpe io le dico il numero di taglia lei sceglie il modello e il prezzo.” poi siccome il nostro sindaco è un grande furbacchione e non si vuole fare fregare: “nel prezzo mi raccomando la pago anche perché mi scelga un paio di scarpe che mi vadano bene. Sa! finora i suggerimenti dei miei amici non mi hanno convinto molto……”

Diciamo pure che il negoziante è onesto, Alemanno è un cliente di fiducia, in fondo ci tiene a fare bella figura con lui. Quindi si fa i suoi conti, valuta cosa ha nel magazzino, tira fuor tre paia di scarpe che ritiene idonee per soddisfare il suo cliente e le presenta ognuna corredata del suo prezzo. Il nostro cliente non deve fare altro che confrontare i tre modelli con i prezzi e scegliere.

Qui il nostro sindaco incontra il primo intoppo. Già perché i modelli non sembrano poi così malaccio, però invece di rispecchiare le sue effettive esigenze, si rende conto che rispecchiano più quelle del commerciante. Il primo paio è bello ma appare tropo sportivo, il secondo sembra costare decisamente troppo, l’ultimo non sembra male, però non si intona con il completo gessato che ha appena comprato per la cerimonia di domani sera (già perché ci eravamo scordati di dire che c’era anche un’esigenza di tempi da rispettare) e poi ancora non lo convince il prezzo che appare un poco più alto di quanto aveva previsto. Così Alemanno tergiversa, ci pensa, infine concorda con il commerciante di rivedersi il giorno dopo, poco prima della festa, in maniera da dare al commerciante il tempo di cercare altre soluzioni (rielaborare la proposta) mantenendo ovviamente fisso il prezzo.

Il giorno dopo Alemanno si presenta già vestito per la cerimonia, ai piedi porta le sue vecchie scarpe pronto a cambiarle di corsa. È un poco teso anche se non dispera che il negoziante possa trovare una soluzione accettabile; ne va della sua dignità, aveva promesso a tutti un paio di scarpe nuove ed ora non può presentarsi alla festa senza, noterebbero tutti la differenza.

Il commerciante si ripresenta con altre tre alternative. Stavolta va un po’ meglio; non siamo all’optimum ma che volete, con il budget che aveva proprio non poteva fare di più; inoltre c’è il poco tempo a disposizione per la ricerca. Un po’ sollevato il nostro Gianni sceglie il paio che gli pare più bello e che si intona meglio con il vestito.

In realtà vorrebbe dedicare più tempo a valutare le singole opportunità, vorrebbe confrontare i prezzi per vedere quale offre il miglior rapporto qualità prezzo; però sono tutte diverse, come si fa a verificarne i prezzi?

Dovrebbe andare in giro da altri commercianti e confrontare i prezzi sugli stessi modelli, ma ora non c’è tempo.

Vorrebbe provare i modelli, verificarne la marca, sentire il parere di amici (quelli che prima aveva snobbato, quelli esperti di moda e calzature), ma il commerciante ha solo quelli da offrire, non ci sono alternative.

Sarebbe utile infine provare un po’ i modelli, portarli per qualche minuto in più, sentirne la effettiva calzabilità ma non c’è tempo, la festa è tra poco.

Qualche dubbio affiora che forse la strategia non sia stata poi quella vincente. Ma è solo un attimo, non c’è tempo per tergiversare! È tempo di decidere! Lui è un uomo del fare!

Così si infila le scarpe, paga quello che deve pagare e corre alla cerimonia.

Già sulla strada cominciano i dolori. Nel senso letterale del termine! Perché le scarpe non calzano perfettamente, stringono un po’ sui fianchi e quel dolorino impercettibile che aveva avvertito all’inizio sta diventando ora sempre più forte.

Gianni ovviamente alla cerimonia non dirà nulla, si limiterà a sorridere a tutti sfoggiando il suo bel paio nuovo di pacca; vantandosi pure con gli amici della sua astuzia: “Visto? A che servivano i vostri consigli, io mi sono rivolto direttamente al fornitore e guardate qui che risultato! Così mi sono anche risparmiato la fatica di andare in giro a cercare le scarpe che volevo. Questa fatica me l’ha gentilmente offerta il commerciante…….”

La festa passa, con successo e soddisfazione di tutti; un po’ meno per i poveri piedi di Gianni, il quale il giorno dopo decide di tornare dal commerciante per esporgli il problema.

Si può fare qualcosa, ma bisognerebbe pagare un leggero sovrapprezzo per fare allargare la suola.

Di restituire il capo non se ne parla, ormai si sa che le ha usate tutta la notte e poi anche questo sarebbe un po’ come ammettere il proprio errore.

Gianni ci pensa su, sua moglie era stata categorica, non un euro in più per queste scarpe. Decide a malincuore di resistere al dolore sperando che con il tempo la scarpa si allarghi da sola.

Passano i giorni e le cerimonie, la scarpa continua a fare male e il piede anche.

Quando il dolore diventa insopportabile, Gianni decide di andare dal podologo per farsi mettere a posto il piede.

La parcella del podologo è salata, quasi quanto le scarpe stesse; per fortuna che questa spesa non passa nella categoria abbigliamento, altrimenti sai cosa direbbe la moglie; per non parlare degli amici.

Il podologo consiglia di cambiare scarpe.

Come? Ma se le ho appena comprate!

Il podologo è irremovibile; o la scarpa o la salute del piede.

Così Gianni a malincuore e di nascosto si reca da un altro commerciante. Così! tanto per capire se si trova ancora qualcosa a buon mercato, in fondo l’usura e la frequenza delle cerimonie potrebbero giustificare un secondo paio.

Ma grande è la sorpresa quando Gianni scopre in bella vista il suo stesso paio di scarpe ad un prezzo leggermente superiore, in un altro negozio……

Gianni reprime il moto di orgoglio e decide di godersi fino in fondo la soddisfazione. Si finge interessato e con la scusa spinge il commerciante a chiacchierare immaginando il suo trionfo mentre sente decantare le doti del suo paio di scarpe; quello che lui da solo senza l’aiuto dei suoi amici, è riuscito scegliere, per giunta ad un prezzo inferiore rispetto al mercato.

Così nel culmine del godimento, mentre il Gianni riesce a farsi passare per grande esperto in materia di calzature, il commerciante conclude:

“Dottò pensi che queste stesse scarpe le ho vendute sotto costo ad un amico che gli servivano per fare un favore a un cliente; dice che doveva cercare un paio di scarpe che gli andassero bene ma che il prezzo fissato non era sostenibile; inoltre stava girando come un matto inutilmente e doveva trovare qualcosa in tempi brevi; gli ho dato un paio difettato, il trattamento del cuoio era venuto male…… ma mi ha assicurato che era solo per una sera. D’altronde un esperto come lei si sarebbe accorto subito della differenza…….”

Che dite la morale è chiara?

Tutti padroni in casa propria

E’ con questo motto che è stato inserito, a sorpresa, nel “Decreto Legge incentivi a sostegno dei settori industriali in crisi”, approvato dal Governo il 19 marzo 2010, la norma che consente ai cittadini di realizzare senza denuncia di inizio attività (DIA) interventi edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria in casa propria.

In nome della libertà e della semplificazione ognuno di noi, d’ora in poi,  in casa propria potrà fare come gli pare, ci si dimentica che la libertà di ciascuno finisce dove inizia quella degli altri. Interventi di manutenzione straordinaria su un appartamento di un condominio senza la direzione di un Tecnico abilitato, possono avere delle gravi ripercussioni sull’intero immobile in cui vivono molte altre persone oltre al “padrone di casa propria”.

Al di là di questi principi base di educazione civica, quello che che più amareggia è constatare che in Italia non c’è ormai alcuna considerazione del ruolo di architetto o ingegnere, entrambi professionisti laureati ed iscritti ad un albo. Nella redazione della norma non sono stati minimamente consultati gli organi di rappresentanza nazionali delle due categorie, ciò avviene soltanto per la nostra categoria, tutti noi ricordiamo quello che è successo quando sono stati toccati i tassisti.

La nostra totale contrarietà alla norma, come avevamo già precedentemente affermato nella lettera al Ministro Brunetta quando era stato presentato lo stesso provvedimento sotto forma di Disegno di Legge, (vedi link), non scaturisce dalla volontà di fare una difesa corporativa della nostra categoria, né tantomeno dalla volontà di non combattere la burocrazia nella Pubblica Amministrazione (siamo i primi ad esserne danneggiati), ma deriva da una reale preoccupazione per la difesa della sicurezza di tutti i cittadini, è inutile ricordare il crollo di via Vigna Jacobini a Roma nel 1998 che causò la morte di 27 persone.

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha duramente attaccato il provvedimento del governo, il Consiglio Nazionale degli Architetti ha emesso, per la prima volta in tempi rapidi, un comunicato stampa (vedi link), in cui esprime la “totale contrarietà ad ogni insensata deregolamentazione nel settore edilizio”. Non basta fare un comunicato, bisogna chiedersi il motivo per cui il governo non consulta gli Enti coinvolti e che hanno il compito di dialogare con esso. Si chiede un tavolo di concertazione sulla semplificazione delle procedure in materia di edilizia, forse è troppo tardi, bisogna farsi un esame di coscienza e prendere atto che ormai noi architetti non abbiamo più alcun ruolo all’interno della società a danno di tutti i cittadini perché l’architettura non è più un valore con la conseguente distruzione dell’ambiente in cui viviamo.

La Federarchitetti ha inviato una proposta di emendamento  al dott. Carbone (gabinetto della Presidenza del Consiglio) (vedi link), ci saranno altri Enti e associazioni che si muoveranno, crediamo che sia arrivato il momento di unire le forze e far sentire la nostra voce, dobbiamo riappropriarci del nostro ruolo nella società.

Faremo presto una raccolta di firme on line e chiederemo a tutti di partecipare e diffonderla.

Per approfondimenti vedi link

intervento del Presidente degli Architetti di Roma Amedeo Schiattarella

Nuovo parcheggio a Termini. Il progetto? parcheggiati fuori!

12 marzo 2010

È stato annunciato dalle Ferrovie dello Stato l’avvio del primo parcheggio sopraelevato d’Europa costruito sopra i binari.

Si tratta di una piastra di 16.500 mq che consentirà di ospitare 1.400 nuovi posti auto contro la disponibilità attuale di 238 posti (180 in Piazza dei Cinquecento e 58 in Via Marsala) con un aumento del 588% della disponibilità attuale.

Termini

I lavori sono stati affidati all’ATI Ing. Claudio Salini Grandi Lavori SpA e IRCOP SpA, hanno un valore di 82 milioni di euro e dureranno circa quattro anni.

L’opera é compresa tra gli interventi infrastrutturali finanziati dalla “Legge Obiettivo”.

Secondo quanto dichiarato dal Sindaco Alemanno “Termini resta la porta principale di accesso a Roma”.

Potrei sollevare la questione del patrimonio architettonico moderno, costituito dal complesso della stazione termini già irrimediabilmente compromesso dalle incrostazioni che ingombrano gli spazi interni della biglietteria e dell’area centrale.

Potrei ricordare le battaglie popolari di Bruno Zevi nei primi anni della Ricostruzione italiana quando capeggiò l’azione dei giovani architetti romani per fermare la costruzione “archi e colonne” della testata della Stazione.

Potrei ricordare che ancora una volta il denaro pubblico (82 milioni di euro) sarà speso per un’opera importante, senza la benché minima ombra di un progetto. Alemanno stesso ha parlato di principale Porta della città non sarebbe stato il caso di approfondire un poco di più il tema architettonico.

Sorvolo sul fatto che forse invece dei parcheggi sarebbe utile insistere sul potenziamento dei servizi pubblici. Recitava una vecchia legge di economia urbana, che l’aumento di offerta di strade e posti auto genera un identico aumento della richiesta (ovvero del traffico veicolare) fino a saturazione; in altre parole, per soddisfare le esigenze di traffico veicolare occorre essere in grado soddisfare alla domanda del 100% del potenziale veicolare interessato all’area; conseguentemente per risolvere il problema del traffico 1 km di rotaia vale infinitamente di più di 100 km di strade e parcheggi.

Mi limito a segnalare che l’area di Termini è già una zona con il più alto livello di congestione veicolare e che il parcheggio costituirà fonte di ulteriore attrazione del traffico verso la zona che oltretutto si trova ai confini del centro storico.

Mi chiedo pertanto se, quando si parla di riqualificazione urbana, si sia considerato l’intervento all’interno di un piano di opere più generali e di largo respiro che consentano di limitarne l’impatto, o se come al solito siamo di fronte all’ennesima opera isolata, priva di qualsiasi strategia di gestione del territorio che non sia quella del “Mettemoce ‘na toppa!”.

Viaggio attraverso le architetture “vere”, presunte utopiche, ritenute fallimentari

8 marzo 2010

Come prolungato eco nelle coscienze continua a colpire Gomorra.

Più che evento mediatico dell’anno, configuratosi in forma scritta e in forma visiva, cinematografica, Gomorra non è solo un libro, nemmeno solo un film.

Ci si augura possa essere l’eco della coscienza comune, che talvolta affiora e trova coraggiosa espressione nelle capacità espressive e nella sensibilità di un gesto individuale lucido, sapientemente maturato e privo di retorica.

Gomorra è una realtà complessa che abbraccia aspetti molteplici che riguardano l’individuo, la comunità, le complesse innervature della società intera nelle sue diramazioni sociali, economiche, filosofiche, etiche, politiche, culturali, antropologiche, storiche, e, che abbandonando la dimensione che a volte ci è più estranea, quella puramente intellettuale, punta diritto ai vari ruoli e responsabilità che ciascuno di noi svolge e agli atteggiamenti, spesso così pacatamente colpevoli.

Colpisce profondamente il libro che tanto fluidamente ci guida nei percorsi della mente fin nei più riposti angoli delle logiche perverse del profitto, del potere, dove si consumano tutti i sentimenti e da cui molti sentimenti partono. E scuote in altro modo, per altre vie, il film, che ci introduce a visitare con i nostri occhi i luoghi fisici delle perversioni e deviazioni così spaventosamente vere, esistenti, da abitare luoghi. E ci si chiede che luoghi siano questi, chi li ha pensati, chi li ha progettati e realizzati. Come se fosse l’anima di quel luogo a permeare della sua negatività l’uomo. Ed in parte è vero, è vero che il luogo influisce sui comportamenti, accelera, o nega, impulsi.

Di Gomorra film colpisce il complesso delle Vele di Napoli, oggetto di lunghe dispute in materia di utopie architettoniche fallite ed in parte abbattuto e respinto da alcuni degli stessi abitanti.

I ragazzini di 12 anni giocano “a Scarface” impugnando armi tra i ballatoi semioscuri del grande ventre della Vela. Qualche scena dopo si ritrovano in quelle stesse viscere a fare da sentinelle, non visibili, come soldatini guerrieri lungo i camminamenti di ronda delle mura fortificate della rocca impugnata. Si ripropone il modello del feudo, con le proprie leggi, i propri dazi da pagare, i propri privilegi. Questa volta la rocca non è proprietà dei signori, ma è stata data in concessione dallo Stato, attraverso la legge 167 per i piani di edilizia economica e popolare, ai nuclei economicamente svantaggiati. La Roccaforte della malavita organizzata, dove si consuma la morte quotidianamente, dove al ballatoio inferiore ci si sposa, mentre a quello superiore si controllano i traffici di droga; dove la spazialità tanto complessa studiata per l’integrazione organica, funzionale di molte attività finisce per servire la rete intricata di una realtà socio-economica altra, modello funzionante, a suo modo alternativo, all’utopia dello Stato democratico, col gran finale della morte violenta.

Dunque concentrazione demografica = malavita? Dunque altezza, cemento e densità di popolazione = malavita, disagio, povertà, miseria, corruzione, sporcizia…ecc…?

La biennale di Venezia sembra essersi fermata a questo punto, dopo una lunga enunciazione di città e di numeri. Con immagini, che non mancano mai, e Suoni. Mancavano gli Odori però, quelli delle bidonville, dei ghetti, che, se non ci sei mai stato non puoi capire. Poi il silenzio totale, il non progetto, la non ricerca.

Qualcuno forse e’ tornato a casa con l’immagine della densità madre della prostrazione dell’individuo, del fallimento della società. E con ancora impugnata l’idea ingenua e insufficiente della villetta con giardino, dimentica del villaggio africano progenitore.

Ma non è così. Grandi maestri dell’età moderna hanno dimostrato il contrario, con disegni certo, più che realizzazioni, ma quei disegni esprimevano idee politiche democratiche.

Ecco quello che la cultura architettonica contemporanea non è riuscita a comunicare, o comunque ha dimenticato, della ricchissima e senza eguali esperienza dell’architettura moderna, anni luce avanti in ipotesi di nuovi modelli abitativi, mai veramente applicati, ma relegati alla sfera della sperimentazione per poveri, per ghettizzati. L’ esperimento nell’esperimento. Dove la concentrazione edilizia e demografica ha servito la concentrazione dei diseredati, degli ineducati, dei disoccupati o i “diversamente occupati” (dalla camorra). Dove la comunità si stringe intorno ad altri “valori”, ma comunque si stringe e si identifica in un luogo, in un Organismo, che sono le Vele.

Ecco quello che l’architettura può essere: una stessa architettura abitata da una classe sociale diventa altro abitata da un’altra classe sociale. Può trasformarsi da simbolo di ricerca architettonica di lusso come nel caso dell’Habitat ’68 di Moshe Safdie a Montreal, a simbolo di cosa non farsi, quando le politiche soprattutto sono sbagliate e non ispirate a principi di democrazia. Molto illude la concessione fatta in segno di regalo ai non abbienti, che non è simbolo di democrazia ma di populismo che non incita al lavoro alla dignità individuale, ma al disprezzo. Corruzione nella corruzione.

E Gomorra ci dimostra che le vele di Napoli funzionano. Creano il senso di appartenenza, di identificazione. Si può nascere e vivere nella Vela. Si può uscire dalla vela, scappare, perché esistono i portali, i passaggi, gli spazi di comunicazione, gli spazi di sosta. Come in nessun altro habitat così ben delineati. La vela è un organismo ben identificabile, riconoscibile nel territorio, nel paesaggio. Sai da dove viene, chi viene dalle Vele.

E noi architetti non possiamo esimerci dal riflettere sul nostro ruolo determinante e su quello che la nostra professione significa per l’Uomo e la Comunità.

Ci si chiede se Gomorra sia anche architettura e città oltre che libro, film.

Gomorra insegna paradossalmente che le Vele permettono un’alta qualità del vivere, dalle terrazze-giardino, assolate, in parte utilizzate, agli spazi pubblici, dotati di “fontane”, come le piazze dei nostri borghi medievali, quello che nega la qualità sono le politiche, l’abbandono, la mancanza di infrastrutture, spina dorsale di qualunque habitat che voglia essere integrato al resto del territorio e non isolato e destinato alla deriva sociale ed economica.

La vera utopia che sbandiera quotidianamente sotto i nostri occhi a quanto pare è la democrazia. Basterebbe ammettere che non esiste e che non sarà mai.

E lasciare spazio ai propositori di risparmio del territorio, di modelli di abitazione a basso costo, che non significa per poveri, ma per tutti coloro che consapevoli del futuro e delle sfide che aspettano le prossime generazioni abbracciano con generosità le idee che quasi un secolo fa sono state elaborate sapientemente e progettate.

Sospeso il DDL 1865. Accolta dai Presidenti Nazionali la proposta di “Spazi Contemporanei” e di “Amate l’Architettura” per un tavolo tecnico

Tratto da : architetturacatania.blogspot.com

Sicuramente la maggior parte dei lettori del blog conosce il Disegno di Legge 1865 presentato lo scorso novembre dalla Senatrice Architetto Simona Vicari (e sottoscritto tra gli altri dall’On. Salvatore Cuffaro).
Per chi non avesse invece seguito la vicenda riassumiamo in breve quanto accaduto nelle ultime settimane:
lo sconsiderato disegno di legge recante “disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali con specializzazione in edilizia e dei periti industriali laureati nelle classi di laurea L-7, L-17, L-21 e L-23” avrebbe esteso le competenze dei geometri alla progettazione architettonica e strutturale in modo a dir poco sconsiderato per edifici fino a 3 piani e 5000 metri cubi.

Ovviamente tra gli Architetti ed Ingegneri d’Italia è nata una rivolta (una volta tanto in modo deciso e fortemente corporativo):
- Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Arch. Massimo Gallione, il 18 febbraio 2010 ha emanato un comunicato stampa con cui affermava, a nome di tutti gli iscritti una posizione “contraria a qualsiasi provvedimento di modifica e di ampliamento delle competenze professionali realizzato al di fuori di concertazioni e di tavoli tecnici che coinvolgano le professioni interessate e che abbiano l’obiettivo di analizzare in modo adeguato le competenze e le prerogative delle diverse categorie professionali e le conseguenze di tali provvedimenti.” - Su Facebook è nato un gruppo denominato “NO al DDL 1865…” che ad oggi ha quasi 7000 iscritti.
- Più di 100 giovani architetti ed ingegneri catanesi hanno sottoscritto una accorata lettera indirizzata ai Presidenti dei COnsigli Provinciali degli Architetti ed Ingegneri della Provincia di Catania chiedendo una forte iniziativa istituzionale contro il DDL.
- L’Associazione Spazi Contemporanei, insieme al Movimento Amate l’Architettura , per mano dei relativi rappresentanti Arch. Fabrizio Russo e Arch. Marco Alcaro, avevano avviato nelle scorse settimane due azioni:

- una petizione on-line che ad oggi ha raccolto più di 1500 firme per il ritiro del DDL 1865;

- una lettera aperta indirizzata ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri per invitarli ad avviare un tavolo tecnico al fine di scrivere una legge per il riordino e regolamentazione delle competenze professionali tra professionisti laureati nelle div erse discipline e tecnici non laureati.

Leggiamo oggi con piacere su lavoripubblici.it che è avvenuto l’atteso incontro a Palazzo Madama richiesto dai Presidenti delle Consulnte Nazionali degli Architetti ed Ingegneri d’Italia, alla presenza dei vertici nazionali di Geometri e Periti tecnici, al fine di far ritirare il Disegno di Legge che ad oggi risulterebbe quindi sospeso a seguito di una dichiarazione della stessa Senatrice Vicari. Durante l’incontro è stata proposta la costituzione di un tavolo tecnico fra le quattro categorie tecniche che si prefigga di affrontare in maniera organica e complessiva il tema delle competenze professionali nel settore della progettazione e delle prestazioni correlate. Secondo noi, una riforma delle professioni è esattamente ciò che c’è da fare e lo stesso invito avevamo rivolto al Presidente Arch. M. Gallione nella lettera aperta di cui sopra.

Riportiamo di seguito il testo per esteso della news pubblicata sul sito lavoripubblici.it in cui si segnala tra l’altro che la protesta siciliana è partita dalle azioni intraprese anche dalla nostra associazione Spazi Contemporanei:

“Dopo l’opposizione da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti (leggi news), arriva un comunicato congiunto da parte dei rappresentanti dei Consigli Nazionali degli Architetti P.P.C. e degli Ingegneri che, riunitisi a Palazzo Madama alla presenza dei presidenti dei Consigli Nazionali dei Geometri, dei Periti industriali, hanno ribadito con fermezza la loro opposizione verso il Ddl 1865, che stravolgerebbe in modo del tutto arbitrario e senza fondamento giustificativo le vigenti competenze professionali.

Architetti e Ingegneri hanno puntato il dito contro il provvedimento, che non prenderebbe atto delle “delle competenze e delle prerogative delle diverse categorie professionali coinvolte, coerenti con gli specifici percorsi formativi, a garanzia della sicurezza dei cittadini, della qualità degli interventi in un territorio di grande complessità morfologica e di forte criticità fisica, e a tutela del paesaggio”.

Per tale motivo i rappresentanti di Architetti e Ingegneri hanno ritenuto utile proporre la costituzione di un tavolo fra le quattro categorie tecniche che si prefigga, in tempi rapidi, di affrontare in maniera organica e complessiva il tema delle competenze professionali nel settore della progettazione e delle prestazioni correlate, con l’obiettivo di produrre un documento condiviso.

Segnaliamo, inoltre, la protesta siciliana partita dall’Associazione Spazi contemporanei e il Movimento Amate l’Architettura che hanno presentato una petizione contro il Ddl 1865 ed inviato una lettera ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Architetti, degli Ingegneri e dei Geometri affinché si affronti una volta per tutte il tema della presentazione di una disegno di legge per la riforma/riordino delle professioni e per la qualità dell’Architettura.

testo di Ilenia Cicirello da Newsletter di Lavoripubblici.it