Lettere a Brunetta

LETTERA DELLA FEDERARCHITETTI

 

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Prof. Renato Brunetta

Palazzo Vidoni

Corso Vittorio Emanuele II

00186 Roma

r.brunetta@governo.it

Roma, 30 novembre 2009

 

Signor Ministro,

la Sezione di Roma di Federarchitetti, esprime profonda preoccupazione e sconcerto per il Disegno di Legge sulle semplificazioni a firma Sua e del Ministro Calderoli, approvato dal CDM il 12/11 u.s., in quanto riteniamo sia un grave errore ritenere che “semplificare” significhi “semplicemente” eliminare la DIA per i lavori di manutenzione straordinaria (di cui all’art. 3, comma 1, lettera b del DPR 380/2001) nel caso in cui i lavori previsti “ … non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento degli standard urbanistici.”

Questo è semplicemente un modo sbrigativo di confondere il giusto concetto di semplificazione con il più errato e manicheo principio di deregolamentazione.

Noi condividiamo quanto espresso, al riguardo, dall’Ordine degli Architetti di Roma che, nella nota firmata dal suo Presidente pone l’attenzione sull’aspetto più culturale e scientifico del tema, tralasciando la difesa ad ogni costo della “DIA”.

Eliminare la figura del tecnico dal processo edilizio (oggi con la DIA, prima è successo con l’appalto concorso, domani vedremo) è un impoverimento culturale e scientifico, che deve essere denunciato esplicitamente, un reale depauperamento che riguarda il Sistema Paese.

La sezione di Roma di Federarchitetti, da sempre in prima linea sul fronte della Sicurezza, è anche profondamente preoccupata per la conseguente perdita di tutte le tutele che un approccio del genere prevede, e che solo i tecnici possono garantire, ivi comprese quelle di cui al titolo IV del Dlgs 81/08 e s.m.i., e quelle in qualche modo legate alla correttezza tecnica degli interventi previsti, al rispetto delle condizioni di staticità dell’immobile, e, in definitiva, alla pubblica incolumità,.

Lei, Signor Ministro, come crede che si possano controllare gli interventi che si andranno ad eseguire?

Lei, Signor Ministro, come crede che si possa essere sicuri che non si tocchino componenti e/o parti strutturali di edifici già molto sollecitati?

Lei, Signor Ministro, lo sa che in alcuni edifici, spesso localizzati nei centri storici, anche i tramezzi hanno funzioni strutturali?

Lei, Signor Ministro, ha pensato agli effetti e alle conseguenze che il suo Ddl avrebbe nel caso di lavori di ristrutturazione che interessino interi edifici, anche di grosse dimensioni?

Lei, Signor Ministro, quale ruolo e responsabilità pensa che potranno avere le moltissime ditte individuali alle quali verranno affidati i lavori di ristrutturazione negli edifici storici o consolidati delle nostre città?

Lei, Signor Ministro, ritiene che il “capomastro”, ora diventato impresa artigiana, solo perché iscritta alla C.C.I.A.A., e il committente, abbiano le competenze necessarie per stabilire quali siano gli interventi possibili e quali no, e, soprattutto, ritiene che queste figure siano in grado di assumersi le responsabilità connesse ad interventi spesso di estrema delicatezza?

Lei, Signor Ministro, è veramente convinto che, specialmente in zone sismiche, e in fabbricati con struttura in muratura portante, il committente e l’impresa abbiano le competenze professionali per valutare quali siano le parti strutturali, e crede che per individuarle basti solo misurarne lo spessore?

Signor Ministro, la Sezione di Roma di Federarchitetti, nell’esprimere profondo disagio e preoccupazione per i motivi suesposti, Le chiede con forza e con convinzione di stralciare l’art. 7 del Disegno di Legge in questione, che è comunque condivisibile quando, sulla strada della semplificazione, impone la via telematica per la soluzione delle mille burocrazie che imbrigliano il nostro paese.

Riteniamo altresì che sia ora di smetterla con la pessima usanza di fare leggi che coinvolgono direttamente oltre mezzo milione di liberi professionisti (architetti, ingegneri, geometri, periti), tutti adulti, tutti elettori e tutti contribuenti, senza alcun tipo di concertazione preventiva con le Associazioni più rappresentative, tra le quali la nostra.

Le chiediamo quindi, signor Ministro, un incontro urgente per esprimere più compiutamente proposte e iniziative condivise nella direzione della semplificazione e per valutare la proposta di costituire un tavolo tecnico di concertazione, al quale invitare i rappresentanti delle forze sociali direttamente coinvolte nel comparto edilizio.

Il Presidente
Arch. Giancarlo Maussier

Il Consigliere delegato
Arch. Aldo Olivo

Il Vice Presidente Nazionale
Arch. Loredana Regazzoni

 

LETTERA DELL’ARCHITETTO ROBERTO ZOMPI’

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Prof. Renato Brunetta

Palazzo Vidoni

Corso Vittorio Emanuele II

00186 Roma

r.brunetta@governo.it

Roma, 30 novembre 2009

 

Caro Ministro,

da una persona della sua autorevolezza una esternazione tanto populista, banale e pressappochista davvero non me la aspettavo. Rinuncio a credere che Lei non sia in grado di comprendere la portata di quanto proposto nell’art. 7 del DDL approvato dal C.D.M. il 12.11.2009.

è mai possibile che non comprenda come l’eliminazione della Denuncia di Inizio Attività per le opere di manutenzione straordinaria comporti delle ricadute, prima che sul fatturato dei Professionisti: Architetti, Ingegneri, Geometri, sul livello di garanzia che questi assicurano ai cittadini con lo svolgimento stesso della loro attività professionale, nel momento in cui sono chiamati a far rispettare le regole democratiche?

Mi permetta di proporLe alcuni punti che, direttamente o indirettamente, la presenza di un atto autorizzativo quale la DIA partecipa a garantire e che, modestamente, ritengo di rilievo:

1. garanzie in merito all’esercizio statico degli edifici

2. garanzie in merito all’istallazione e funzionamento degli impianti

3. garanzie in merito all’igiene e alla salute dei locali abitabili

4. garanzie in merito al rispetto delle norme urbanistiche ed edilizie

5. garanzie in merito al rispetto delle norme di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro temporanei

6. garanzie in merito al rispetto del diritto del lavoro

7. garanzie in merito al rispetto degli obblighi di contribuzione fiscale

8. …

la lista potrebbe proseguire, La risparmio.

Lei forse non si è accorto che tutto questo passa attraverso la Denuncia di Inizio Attività e non si è accorto ancora che questo passaggio presuppone, al minimo, un Progetto e la presenza di un Direttore dei Lavori; procedimento il primo e ruolo tecnico l’altro, che sono posti a garanzia e tutela del Committente e della Popolazione.

Una volta spariti l’uno e l’altro chi garantirà tutto ciò? Gli impiegati degli uffici Tecnici Comunali, gli Ispettori del lavoro, la Polizia Municipale?

Siamo seri signor Ministro, sia serio ed un po’ meno populista, abbia il pudore di ammettere che fino ad ora il grosso del lavoro lo hanno svolto i Liberi Professionisti (PROFESSIONISTI LIBERI, sono certo che sarà in grado di comprendere il senso del maiuscolo). Le Istituzioni non hanno risorse e sono alle dipendenze, quando non sono propriamente ostaggio, dei poteri economici ed imprenditoriale dai quali dipendono -Anche Lei sig. Ministro è tra questi, anche Lei è asservito al mondo dell’impresa? Non è più libero di occuparsi del suo mandato in nome e per conto del POPOLO ITALIANO?- Lei che così bene conosce la macchina burocratica e amministrativa del nostro Paese e di questa dice di volerne combattere vizi e difetti, davvero pensa che le Istituzioni locali siano in grado di controllare e governare i processi che si svolgono quotidianamente nel “cantiere Italia”? Una costellazione di micro cantieri cosparso per tutti gli ottomila comuni d’Italia?

Ma è possibile che non sia colto da un pensiero, davvero, non Le punge vaghezza che si possa semplificare la vita al POPOLO ITALIANO eliminando molte delle competenze attribuite alla Pubblica Amministrazione, agli enti locali, delegandole ai Professionisti e rafforzando il ruolo sociale di questa enorme forza lavoro che, nonostante tutto, risponde al Ministero di Grazia e Giustizia e svolge funzioni di pubblico interesse (Perché non ne parla con il suo Collega il Sig.Alfano?).

Signor Ministro Lei io penso che Lei insieme al suo collega Calderoli vi stiate candidando quali correi in diverse possibili illeciti con buona pace della legalità. Io credo che, di fatto, stiate favorendo e vi state rendendo complici dei seguenti reati almeno per le ragioni sotto specificate:

– istigazione e favoreggiamento del lavoro nero:

nessuno più avrà la capacità di controllare le migliaia di imprese che lavorano nei cantieri temporanei di piccolo e piccolissime dimensioni; Lei sa benissimo, o dovrebbe sapere, che i professionisti Architetti, Ingegneri, Geometri, sono in prima linea nel contrasto al lavoro nero e sono obbligati a verificare sulla presenza in cantiere di personale in regola e adeguatamente trattato.

– reati contro la persona:

il prossimo operaio vittima di un incidente sul lavoro in un piccolo cantiere lo avrete sulla coscienza voi. Di fatto, state eliminando una forte leva sul coordinamento e la gestione della sicurezza sul cantiere temporaneo. Lei sa benissimo, o dovrebbe sapere, che i professionisti, Architetti, Ingegneri, Geometri, sono la prima fonte di informazione per il committente in merito alle regole di sicurezza a tutela dei lavoratori…. indipendentemente dalla nazionalità e dal colore della pelle, il sangue è sempre rosso;

– reati contro il patrimonio edilizio,

al prossimo crollo dovuto ad un errore di valutazione sulla efficienza strutturale di un elemento costituente il corpo di fabbrica, o al prossimo mal funzionamento di un impianto,i responsabili sarete voi…. i denari per ricostruirlo e risarcire le vittime ce li mettete di tasca vostra!

– reati fiscali

per il mandato gettito delle tasse connesse alla presentazione della DIA; per il mancato gettito dovuto a seguito del riaccattastamento dell’immobile…. a proposito signori Ministri, ma il vostro collega Tremonti lo avete avvertito?

Continuo?

Devo concludere, Sig. Brunetta, che non posso proprio permettere che tutto questo sia commesso da un Ministro della Repubblica Italiana. Non posso, in forza dei contenuti del codice deontologico degli Architetti, nel quale mi riconosco, che chiaramente sancisce l’interesse pubblico della professione e mi vincola profondamente alla tutela di tale interesse.

Pertanto non Le posso proprio consentire, in mio nome, di scialare un così alto mandato IO, per quanto mi riguarda, LA LICENZIO CON DISONORE PER NON ESSERE PALESEMENTE IN GRADO DI OTTEMPERARE AL SUO RUOLO NEL NOME DEL POPOLO ITALIANO.

Con il dovuto rispetto per la carica che ricopre la ossequio

Architetto (Socialmente Utile) Roberto Zompì

r.zompi@archiworld.it

 

LETTERA DELL’ARCHITETTO ANGELO CORTESI

Sig. Ministro,

ho 62 anni, sono Architetto dal 1978, con una laurea 110 e lode; la mia professione costituisce il pane per la mia famiglia.

Dopo la crisi del ’93 ho tentato altre strade: Direttore commerciale, Direttore marketing, Responsabile tecnico-commerciale, per varie aziende, assai qualificate, del settore delle costruzioni; ma la prassi di tutte è stata: usare – spremere – gettare. Quindi mi sono visto costretto, dall’inizio di questo anno, a riprendere l’attività professionale pensando che l’esperienza maturata in trent’anni (progetti edilizi, piani di settore, gestioni d’impresa, gestione di cantieri, esperienze in ambito specialistico) fosse un bagaglio sufficiente per poter lavorare. E invece mi sono sbagliato.

Come Lei ben sa, negli anni 80-90 l’edilizia pubblica trainava il mercato, ne costituiva il 23%, e tutti, in un modo o nell’altro, ne abbiamo beneficiato. Conosco anche i dannosi effetti provocati da questa politica sul debito pubblico. Ma ora che l’intervento pubblico, dal 2000 al 2009, si è ridotto al 5% di un mercato che non è certo quello di vent’anni fa, le cose sono assai diverse, patti di stabilità, conferenze di settore, etc. hanno ridotto enormemente la possibilità di avere degli incarichi.

Nella nostra professione c’è chi, agganciato a vari carrozzoni politici, continua a viaggiare come e meglio prima, mentre per i “peones” come me, con tanta esperienza alle spalle, ma senza protettivi scudi politici e clientelari, non sa come tirare avanti.

Ora ci levate anche il privato: l’art. 7 del DDL collegato alla finanziaria, con la scusa della liberalizzazione stabilisce, di fatto, che in Italia i progettisti non servono più a nulla.

Non mi dilungo ovviamente sugli effetti dannosi per la sicurezza delle costruzioni, del cantiere e del lavoro, penso solo al fatto che, per conquistare una manciata di voti, si vada al depauperamento del patrimonio edilizio, ad un guerra fratricida fra imprese volte alla politica del ribasso, ad una nuova ondata di abusivismo edilizio ed infine ad un vertenzialismo che intaserà ancora di più i nostri tribunali.

Nel settore industriale assisteremo alla sparizione di milioni di tonnellate di fibrocemento da interrarsi chissà dove; nei centri storici, imprenditori poco scrupolosi, demoliranno pareti portanti, distruggeranno reperti storici, provocheranno crolli o mineranno la stabilità dei fabbricati; intere parti urbane cambieranno volto in barba alla valutazione del peso urbanistico dell’intervento; daremo la possibilità di espandersi a macchia d’olio alle imprese mafiose ; il territorio verrà saccheggiato e muterà, in peggio, il suo aspetto e la sua morfologia; aumenterà in maniera esponenziale il nero e l’evasione fiscale, e ciò in ragione di cosa?

Caro Ministro, non sono un catastrofista, è quello che ho visto con i miei occhi in anni ed anni di attività la dove non c’era un progettista che, pur nelle mediazioni imposte dal mercato, gestisse gli interventi nel rispetto delle leggi, delle normative e delle regole del Codice Civile, e quindi tutelasse oltre agli interessi del committente anche quelli della collettività.

Il risultato non sarà uno smagliante impulso alla ripresa economica, alla modernizzazione dell’edilizia ed all’uso delle nuove fonti energetiche. Sarà un problema che, creato dalla politica, la politica dovrà riaffrontare a breve termine con enormi costi per la collettività.

E poi mi scusi ma l’immagine che con questo ed altri provvedimenti state costruendo attorno alle figure professionali preposte all’attività edilizia ed alla gestione del territorio è quella di una setta parassitaria, dove architetti, ingegneri, geometri etc., costituiscono gl’impedimenti alla libera iniziativa ed è quindi bene farne a meno (creando nel contempo nuovi disoccupati).

Mi auguro che la Sua sensibilità per le problematiche esposte, L’induca a far ripensare al Suo Governo quanto si appresta a varare.

RingraziandoLa per l’attenzione riservatami, resto nell’attesa di un suo cortese riscontro.

Cordiali Saluti.

Arch. Angelo Cortesi

(Ordine degli architetti di Roma n. 4705)


2 Commenti a “Lettere a Brunetta”

  1. Alessandro De Sanctis scrive:

    La cultura, la scienza, la tecnica, la vera professionalità non sono priorità di questo governo, tutto qui.

    Si fa solo demagogia e intanto si cerca di salvare il Re dai processi, tutto qua, tutto il resto è solo fumo negl’occhi.

    Grazie a tutti

  2. Tutta questa storia mi sembra una commedia degli equivoci: gli architetti che si appellano una volta alla sicurezza, altre volte alla cultura ma che, in fondo vogliono solo salvare la burocrazia che dà un po’ di lavoro. Dall’altra una semplificazione inserita nel posto sbagliato e, probabilmente, molto a caso e generalizzata.
    La solita ipocrisia italiana!
    Chissà perchè la Federarchitetti ritiene, giustamente, che le imprese non sono affidabili per l’essere iscritte alla c.c.i.a,a. mentre ritiene, ingiustamente, bravi tutti gli architetti per avere una laurea e un’abilitazione! Mi spiace, ma se è vera la prima è falsa la seconda.
    Commedia, solo commedia.
    Pietro

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